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Archivio per la categoria ‘Società’

Chéri

14 Ottobre 2009 Commenti chiusi

L’esperta in misteri e in storie  maledette, Franca Leosini, s’è messa a scovare nelle carceri femminili  la ‘femme letal’. Dopo Rosa della Corte, la ‘Rosa di ghiaccio’, tocca ad Adele Mongello, sessantenne, che nove anni fa ha accoppato il giovane amante di 26 anni, Giuseppe. Prosegui la lettura…

Categorie:Società Tag:

Dove ci porterà il dibattito sulle radici cristiane dell’Europa

6 Novembre 2004 Commenti chiusi

(Un pò di relax …)

Il presidente europeo Buttiglione dichiarerà fuori legge l’omosessualità, il bacio con la lingua e i collant. E la Costituzione europea sarà divisa in versetti e … (di Michele Serra)

2004 Il dibattito sulle radici cristiane dell’Europa smette di essere puramente teorico. A cambiare la natura stessa della disputa è una clamorosa scoperta archeologica: durante i lavori di scavo della nuova complanare a sei corsie di San Giovanni Rotondo, una ruspa porta alla luce una lunghissima radice cristiana dell’Europa, di colore candido, luminescente, dal forte profumo di rose, e così profondamente ramificata che provando a tirarne con forza un’estremità, crolla una canonica in Francia, in un villaggio provenzale. Incredulo, il personale del cantiere constata che la radice cristiana funziona più o meno come le fibre ottiche: appoggiando un orecchio all’estremità italiana, si possono udire nitidamente le imprecazioni del parroco provenzale, rimasto travolto dal crollo, e della perpetua, che cerca disperatamente i suoi vestiti e quelli del parroco. Le autorità, subito accorse, si rendono conto che quella radice è solo uno dei tanti terminali di uno sterminato reticolo sotterraneo: collegandola a un portatile, e digitando la password ‘marcellopera’, è possibile connettersi con ogni luogo d’Europa, dal Camino de Santiago al Monte Athos, da San Pietro a San Pietroburgo, con la sola eccezione di Pigalle, degli studi di Cologno Monzese dove si registrano i varietà di Natalia Estrada e di una piazzola autostradale fuori Bologna usata dagli scambisti.

2005 L’Europa non è più la stessa. Portata in superficie in tutto il continente, la radice cristiana attraversa come un monito città e campagne, case private e villaggi, stadi di calcio e ristoranti. Profondamente mutati, al cospetto di quella che tutti chiamano la Santissima Rete, i comportamenti pubblici e privati: i politici continuano a rubare, gli amanti a fornicare, gli assassini a uccidere, la Estrada a ballare, ma tutti sapendo benissimo che è sbagliato farlo. In tivù furoreggiano il talk-show ‘La confessione’, il reality ‘Il chiostro dei famosi’ dove vip in disuso cercano di diventare vescovo o badessa con il televoto, e il format ‘Pater-Ave-Gloria’ che propone le preghiere più popolari interpretate dai rapper pentiti.

2006 Elezioni politiche in Italia: monsignor Tonini, candidato per il centro-destra e per il centro-sinistra, vince a mani basse. Vittorio Sermonti è interrotto durante la sua lectura Dantis da un gruppo di fanatici, che gli impongono di cambiare il testo di Paolo e Francesca facendoli figurare come marito e moglie. Il presidente europeo Buttiglione dichiara fuori legge l’omosessualità, il bacio con la lingua e i collant. Riscritta la Costituzione europea: non è più divisa in capitoli ma in versetti, e sancisce che l’Europa si fonda sulle Tre Virtù Teologali e sugli insegnamenti dei Frati Antoniani. Antonio Ricci lancia ‘Velette’, concorso per novizie. Il Gabibbo si converte e parte in missione tra gli indios Watanabe, che abbandonano il cannibalismo disgustati dal sapore del peluche. Berlusconi diventa papa e sposa in terze nozze Valeria Marini. Calisto Tanzi rinnova il miracolo della moltiplicazione dei bond.

2008 Primi problemi politici attorno alle radici cristiane. Possesso e manutenzione della Santissima Rete vengono rivendicati dai cattolici, dai protestanti, dagli anglicani, dagli ortodossi, dagli anabattisti, dai quaccheri e da una delegazione copta che arriva armata dal Cairo sostenendo che l’Egitto è da sempre il cuore della cristianità. I valdesi propongono un accordo e vengono sterminati in massa.

2012 Incidente di Sarajevo: un fanatico dell’Opus Dei, sostenitore della verginità della Borsa, spara al pope Ferdinando, sostenitore del Partizan di Belgrado. Scoppia la terza guerra mondiale, detta anche Guerra dei Trecento Anni per la sua durata, o Guerra dei Vent’anni per la durata della vita media degli europei. I protestanti conquistano Lourdes, i cattolici sbarcano in Inghilterra e costringono la monarchia a riconoscere ufficialmente Don Bosco e a nominarlo Santo Patrono.

2312 Gli europei sono quasi tutti sterminati. Attraversando lo stretto di Gibilterra in gommone un gruppo di beduini, guidati dallo sceicco Osama XVI, conquista il continente in una settimana.

(da l’Espresso, Satira preventiva)
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Riferimenti: Noi donne possiamo dirci cristiane?

L’emergenza famiglia

17 Settembre 2004 Commenti chiusi

Gli autori degli omicidi in famiglia sono in prevalenza maschi

Delitti in famiglia: uno ogni due giorni

E’ ancora emergenza per i delitti compiuti in ambito familiare: nel 2003 si registra un omicidio ogni giorno e mezzo ossia uno ogni 40 ore tra le mura domestiche dove si sono consumati 178 delitti con 201 vittime pari al 29,6% dei 601 eventi delittuosi complessivi, ed al 30,5% dei 658 decessi conseguenti. E’ questo il ‘family check-up’ sui quotidiani fatti di sangue svolto dall’Eures, il centro ricerche economiche e sociali, che ha presentato oggi il rapporto 2004 ‘sull’omicidio volontario in Italia’ dal quale emerge una crescita del 9,7% degli omicidi volontari ed in particolare degli omicidi compiuti dalla criminalita’ organizzata: dagli 84 del 2002 si e’ passati ai 154 del 2003 con un +83,3%.

L’emergenza famiglia non e’ affatto finita, anzi, resta alta sia perche’ non si riesce ad intaccare lo zoccolo duro dei 200 delitti domestici annui sia per l’incidenza delle vittime dei delitti familiari sul totale: 201 su 658, cioe’ il 30,5%”: e’ l’”ammonimento” che emerge dalla ricerca. Nel 2003 gli omicidi maturati nell’ambito dei cosiddetti “rapporti di prossimita’” (famiglia, lavoro, conoscenti e vicinato) superano nettamente quelli legati alla criminalita’ comune e organizzata: complessivamente raccolgono 301 vittime (cioe’ il 45,7% degli omicidi), di cui 201 in famiglia, 49 tra amici e conoscenti, 29 in ambito economico e lavorativo e 22 di vicinato. Sono questi i delitti definiti “normalita’ assassina” perche’ spesso l’autore e’ persona perbene, ineccepibile, con un perfetto rapporto con la realta’ materiale, ossia la capacita’ di intendere e di volere le cose. Poi pero’ un raptus (35 casi, pari al 17,4% del totale) oppure un fatto passionale (55 vittime pari al 27,4%) oppure disturbi psichici come depressione e schizofrenia (23 casi pari all’11,4%) generano l’evento delittuoso.

Tra il 2000 e il 2003 – precisa il rapporto – sono stato 88 gli omicidi compiuti da autori affetti da patologie mentali: nel 2003 le vittime sono state 27 contro le 19 del 2002. Inoltre su 60 gli autori di omicidio sofferenti di una forma di disagio psichico, il 63,3% risultano affetti da depressione, il 16,7% da forme psicotiche o schizzofreniche mentre l’11,7% risultano in cura presso un Cim o uno specialista del settore. Le vittime dei 658 omicidi dolosi – secondo il rapporto Eures – sono: 456 (69,3%) uomini; 202 donne (30,7%). Le fasce di eta’ a piu’ alto rischio sono quella compresa tra i 25 ed i 34 anni (147 vittime, pari al 22,3%) e quella tra i 35 ed i 44 anni (134 vittime, pari al 20,4%).

Gli autori degli omicidi in famiglia sono in prevalenza maschi (171 pari all’82,2%, contro 37 donne) con un’eta’ compresa tra i 35 ed i 44 anni, seguiti poi dagli over 64, con il 20,5% e con il 19,9% i 45-54enni mentre risultano 13 gli autori con meno di 24 anni di cui tre minorenni. Relativamente piu’ giovani invece sono le donne autrici di omicidio: il 37,8% e’ nella fascia 25-34 anni e il 21,6% in quella tra i 35 ed i 44 anni. (17 Set 2004)
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Riflessioni a caldo

La famiglia monogamica è storicamente in crisi. Rimane in piedi per pura convenienza, o costrizione, economica (casa, reddito, servizi femminili). I figli prolungano la permanenza in famiglia all’infinito, sia per le difficoltà di inserimento lavorativo, per i redditi sempre più bassi e precari, sia per il costo stratosferico delle abitazioni. Le coppie in crisi, convivono sotto lo stesso tetto, per gli stessi motivi. Il tutto si scarica di solito sulla donna (moglie, madre, nonna o sorella). Non appena la donna accenna ad un moto di ribellione, o anche solo di insofferenza, scatta la reazione violenta, il raptus, maschilista.

La famiglia della putrefazione è il perno del capitalismo parassitario; e la violenza quotidiana sulla donna (morale e fisica) è il collante della famiglia. La casa familiare (“home, suite home”) è diventata una gabbia e il teatro degli orrori.

Acceleriamo la dipartita di questa società putrefatta, assieme allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e all’oppressione dell’uomo sulla donna.

Spezziamo la gabbia familiare, a favore del rapporto di coppia, libero (da legami matrimoniali e vincoli patrimoniali) e spontaneo (basato sull’amore reciproco).
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Riferimenti: Maschi assassini

Simona Torretta e Simona Pari

16 Settembre 2004 Commenti chiusi

Anatomia di un rapimento (in odore di servizi segreti…)

di Naomi Klein e Jeremy Scahil

Quando Simona Torretta ritornò a Baghdad nel marzo 2003 nel bel mezzo dei bombardamenti, i suoi amici iraqeni salutandola le dissero che era pazza: “Erano così sorpresi di vedermi, mi dissero, perchè sei tornata qui. Torna in Italia, sei pazza!”. ma Simona Torretta non tornò in Italia. Rimase durante l’invasione, continuando la missione umanitaria che aveva iniziato nel 1996, quando per la prima volta visitò l’Iraq con l’ong “anti-sanzioni” Un Ponte Per Baghadad. Quando Baghadad cadde nelle mani degli americani, Simona decise comunque di restare, questa volta per portare medicinali alla popolazione sofferente per l’occupazione militare. Sempre dopo che la resistenza iraqena iniziò a colpire gli stranieri e i giornalisti internazionali, mentre gli operatori umanitari fuggivano, Simona tornò ancora. “Non posso restare in Italia”- disse la giovane volontaria 29nne ad un regista di documentari . Oggi la vita di Simona Torretta è in pericolo, insieme alle vite della sua collega Simona Pari e dei due collaboratori iraqeni, Ra’ad Ali Abdul Aziz e Mahnouz Bassam. Ma qual’è la vera storia di questo sequestro?

Otto giorni fa, i 4 furono prelevati da un commando direttamente dalla casa/ufficio di Baghdad e da allora non si sono più avute notizie. In assenza di informazioni da parte dei loro sequestratori, le controversie politiche scoppiano attorno l’incidente. I sostenitori della guerra sono soliti dipingere i pacifisti come degli ingenui, che sostengono allegramente la resistenza che invece risponde alla solidarietà internazionali con rapimenti e decapitazioni.

Intanto un sempre maggior numero di leaders islamici affermano che il raid nella sede di Un Ponte Per Baghdad non è stata opera dei mujahidin, ma dell’intelligence internazionale, al fine di screditare la lotta della resistenza. Nulla riguardo questo rapimento costituisce un somiglianza con gli altri sequestri.

Molti sono stati attacchi occasionali perpetuati su strade. Simona Torretta e i suoi colleghi sono stati “freddamente” prelevati nel loro ufficio. E mentre i mujahidin iraqeni nascondono scrupolosamente la loro identità dietro ampie sciarpe, i rapitori erano a volto scoperto e sbarbati, alcuni vestiti in uniforme. Un assalitore era chiamato dagli altri “signore”. Gli ostaggi sono un uomo e tre donne.

I testimoni rivelano che il commando ha interrogato tutto lo staff della sede prima di identificare le due Simona per nome e che Mahnouz Bassam, la donna iraqena, è stata trascinata urlante per il velo; un oltraggio religioso scioccante per un’azione in nome dell’Islam. Molto strana è anche la dimensione dell’operazione: invece dei soliti 3/4 combattenti, 20 uomini armati e alla luce del sole, apparentemente incuranti di essere visti. La “Green Zone” è sorvegliata da molti checkpoint militari; il rapimento è stato effettuato senza alcuna interferenza da parte della polizia iraqena e delle truppe americane; benchè il periodico “Newsweek” ha svelato che un convoglio militare americano passò vicino alla sede della Ong italiana circa 15 minuti dopo il rapimento.

Le armi: gli assalitori erano armati con AK-47, fucili, pistole con silenziatore e armi che stordiscono. Armi difficilmente utilizzate dai mujahidin, dotati di rudimentali Kalashnikov.

Ancora più strano è questo dettaglio: i testimoni affermano che diversi sequestratori erano vestiti con le uniformi della Guardia Nazionale iraqena e si sono dichiarati come uomini di Ayad Allawi, primo ministro iraqeno ad interim. Un portavoce del governo iraqeno ha successivamaente smentito un coinvolgimento dell’ufficio del premier Allawi. Sabah Kadhim, portavoce del ministero degli interni, ha ammesso che i rapitori indossavano uniformi militari e giubbotti anti-proiettile.

Ma, allora è stato un rapimento condotto dalla resistenza iraqena o un’operazione segreta della polizia? O qualcosa di peggio: un ritorno del “mukhabarat”, il servizio segreto di Saddam che eliminava i dissidenti del regime, di cui non si è saputo più nulla? Chi può aver coordinato un’azione simile e chi può portare giovamento un attacco contro questa Ong da sempre contro la guerra?

Da lunedì scorso il governo italiano riporta una sola teoria. Lo Sceicco Abdul Salam Al-Kubaisi, autorevole esponente religioso sunnita in Iraq, ha riferito ai giornalisti di aver ricevuto una visita da parte di Simona Torretta e Simona Pari il giorno prima del rapimento. “Erano impaurite”- afferma lo sceicco -”Mi hanno detto che qualcuno le ha minacciate”. Alla domanda su chi vi fosse dietro queste minaccie, Kubaisi ha risposto “sospettiamo l’intelligence internazionale”.

Per Kubaisi, la rivendicazione del rapimento è inusuale; egli è legato a gruppi della resistenza ed ha mediato il rilascio di diversi ostaggi. Le dichiarazioni di Kubaisi sono state ampiamente riportate sui media arabi e su quelli italiani, mentre sono assenti sulla stampa di lingua inglese. I giornalisti occidentali sono contrari a parlare di spie e cospirazioni, soprattutto per paura.

Ma in Iraq, spionaggio ed operazioni segrete non costituiscono cospirazioni; sono la realtà quotidiana.

Secondo James L. Pavitt, direttore della CIA, l’Iraq è il paese con più basi d’intelligence Usa dai tempi della guerra in Viet Nam, con circa 500/600 agenti sul territorio. Allawi stesso ha collaborato con CIA, MI6 e Mukhabarat nell’eliminazione dei nemici del regime di Saddam.

Un Ponte Per Baghdad è sempre stato contrario all’occupazione militare. Durante l’assedio di Falluja in aprile, ha coordinato, rischiando in prima persona, diverse missioni umanitarie. Le forze americane hanno chiuso le strade per Falluja e vietato l’accesso ai giornalisti, mentre si preparaveno a punire l’intera città per l’orrendo assassinio di 4 mercenari americani.

In agosto, quando la marina statunitense toglieva l’assedio da Najaf, Un Ponte Per Baghdad andò dove le forze militari d’occupazione non volevano testimoni. E il giorno prima del loro rapimento, Simona Torretta e Simona Pari avevano detto allo sceicco Kubaisi che stavano progettando un’altra rischiosa missione a Falluja. Negli otto giorni dal sequestro, appelli per il loro rilascio sono giunti da ogni parte del mondo e da ogni comunità religiosa e culturale: Jihad islamica, Hezbullah, Associazione degli studenti islamici ed altr diversi gruppi della resistenza iraqena hanno condannato l’azione.

Un gruppo della resistenza parlando da Falluja ha detto che il rapimento lascia pensare ad un collegamento con le forze d’intelligence internazionali. Particolarmente evidente è l’assenza di importanti voci, come quella della Casa Bianca e dell’ufficio di Allawi. Nessuno dei due ha detto una sola parola sul sequestro.

Quello che vogliamo far saper è questo: se il rapimento finirà nel sangue, Washington, Roma ed il governo “fantoccio” iraqeno ne approfitteranno per giustificare la brutale occupazione dell’Iraq; un’occupazione per la quale Simona Torretta, Simona Pari, Ra’ad Ali Abdul Aziz e Mahnouz Bassam hanno rischiato la loro vita per opporvisi.

E noi non ci sorprenderemo se si scoprisse che il piano era questo da sempre.

Naomi Klein e Jeremy Scahil, 16 Sep 2004
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Fonte: The Guardian
Grazie a Cecile Landman

Jeremy Scahill, attivista di “Democracy Now”, è una giornalista free-lance e lavora negli Usa per stazioni radio e tv indipendenti
Naomi Klein, scrittrice, è l’autrice di “No Logo” e di “Fences and Windows”

(traduzione per Reporter Associati)
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Riferimenti: Donne e resistenza irakena

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Sessanta milioni di donne scomparse in un anno

10 Luglio 2004 4 commenti

In crescita stupri, mutilazioni genitali e prostituzione minorile

E va di moda il detto: la questione femminile è superata …

Il rapporto Unicef fornisce dati allarmanti sulla violenza contro le donne e contro le bambine. In gran parte si tratta di violenze in famiglia, di pratiche tradizionali e religiose, di discriminazioni legali o alla mancanza di leggi di tutela. Una raccolta di informazioni che diventa ancora più preoccupante se si pensa che la maggior parte di questi reati resta impunita, coperta dal silenzio delle vittime e garantita dall’assenza di una legislazione specifica.

* Circa sessanta milioni di donne sono “scomparse” a causa della discriminazione sessuale, soprattutto in Asia meridionale e occidentale, in Cina e in Nordafrica.

* Negli Stati Uniti, dove il numero complessivo dei reati di violenza contro le donne è costantemente in aumento negli ultimi 20 anni, ogni nove secondi una donna subisce maltrattamenti fisici da parte del partner.

* In India, oltre cinquemila donne vengono uccise ogni anno perché la loro dote è ritenuta inadeguata dai parenti acquisiti. Soltanto una piccolissima percentuale degli omicidi viene assicurata alla giustizia.

*Ogni anno circa due milioni di ragazze subiscono mutilazioni genetiche, con una media di circa 6000 operazioni al giorno. Il numero totale di bambine che hanno subito questo genere di mutilazione è di 130 milioni, in almeno 28 paesi. Si tratta spesso di pratiche di natura religiosa, molto diffuse in alcune zone dell’Africa e attuate anche quando la famiglia si è trasferita in altri paesi.

* In alcuni paesi del Medio Oriente e dell’America Latina, i mariti sono spesso prosciolti dall’accusa di omicidio della moglie, colpevole di essere stata infedele o di avere assunto atteggiamenti nocivi all’equilibrio della famiglia. Il motivo che consente il proscioglimento è spesso l’”onore”. In dodici paesi latinoamericani uno stupratore può essere prosciolto se si dichiara disposto a sposare la vittima e se lei accetta.

* Lo stupro come arma bellica è stato documentato in sette paesi negli ultimi anni, sebbene sia diffuso da secoli. Il caso più clamoroso è stato l’utilizzo della violenza sessuale durante la guerra in ex Jugoslavia contro le donne di altra etnia. I dati ufficiali dell’Onu indicano che circa 20.000 donne musulmane hanno subito lo “stupro etnico” in Bosnia-Erzegovina durante la guerra e che in Ruanda oltre 15.000 donne sono state violentate in un anno.

* L’impiego dell’acido per sfigurare il viso di una donna è talmente diffuso nel Bangladesh da giustificare una sezione a parte del codice penale.

* Ogni anno, oltre un milione di minorenni, in prevalenza bambine, è costretto a prostituirsi, soprattutto in Asia. A causa della diffusione dell’Aids, il mercato del sesso richiede bambini di età sempre più bassa, nella convinzione che non abbiano contratto il virus.

* La selezione del nascituro in base al sesso è pratica ormai vietata in Cina, Repubblica di Corea e India, ma ugualmente molto diffusa. Gli aborti di figlie femmine raggiungono le dimensioni dell’infanticidio in alcune comunità dell’Asia. Nei paesi in cui la popolazione gode di assistenza sanitaria e alimentazione adeguate, nascono in media 105 maschi ogni 100 femmine, ma il numero dei bambini che supera il primo anno di vita è inferiore a quello delle bambine.

(da Repubblica)
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Riferimenti: No a tutte le mutilazioni!

Animalismo e mercantilismo

1 Maggio 2004 1 commento

I problemi degli animali, almeno di quelli che vengono a contatto con l’uomo, sorgono, a mio parere, dalla loro mercificazione, in generale, e dalla schiavizzazione in particolare (quando vengono usati per lavorare o per lucrarci sopra in genere). La riduzione in merce (unione di valore d’uso e di valore di scambio) degli animali spiega e comporta tutte le nefandezze da parte dell’uomo “civile” nei loro confronti. Che si tratti di “abbandono” di cani e gatti; passando attraverso le varie forme di maltrattamento; l’allevamento in batteria; il trasporto compresso; l’allevamento artificiale a fini commerciali (es. pellicce); la caccia; il loro utilizzo come cavie da laboratorio; fino alla vivisezione e alla macellazione sistematica di massa; ognuna di queste aberrazioni (e tutte quelle non menzionate) trovano la loro origine nella mercificazione animale.

Fin tanto che si considererà il mondo animale come un immenso magazzino (inesauribile) di merci che si muovono, gli animali verranno venduti, comprati e, una volta entrati nel patrimonio dell’acquirente, usati come meglio si crede e, infine, “gettati” nella spazzatura, ad libitum.

Gli animali non fanno la storia, la subiscono. Non essendo in grado di produrre in modo associato, come fa l’uomo, le proprie condizioni di vita, hanno pochi o nessun mezzo per impedire la propria riduzione in merce. Pertanto, è dallo stesso uomo che, ad un certo livello di sviluppo delle forze produttive, della elaborazione e della sensibilità culturali, inizia a sorgere e svilupparsi prima un sentimento di ripulsa verso le forme più abiette di maltrattamento animale, fino ad una vera e propria concezione solidaristica che parte dal riconoscimento di “diritti animali”, per giungere ad immaginare (e favorire) una loro “liberazione”.

Tuttavia, sia i diritti sia, soprattutto, la liberazione animale, sono strettamente legati alla difesa dei diritti dei lavoratori (in quanto forza-lavoro mercificate) e alla lotta per l’emancipazione dell’umanità dalla schiavitù del lavoro salariato ed il superamento del sistema mercantile.

Quando il prodotto del lavoro associato sarà solo ed esclusivamente valore d’uso per tutta la società, e non merce privatizzata, gli animali verranno riconosciuti quali esseri viventi e senzienti, legati all’uomo, finalmente e veramente libero dalle catene del capitalismo, esclusivamente da vincoli d’affezione e/o quantomeno di rispetto, riconoscenza ecc.

Il tema è molto vasto, nonchè di estrema delicatezza, e coinvolge direttamente per es. la questione alimentare, in ordine alla necessità o meno delle famose “proteine animali”.

Parliamone.
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- V. anche: Vegetarismo e comunismo
Riferimenti: Marxismo e animalismo

Mercenari

15 Aprile 2004 2 commenti

Solo l’ipocrisia dei nostri tg puo’ chiamare eufemisticamente l’esercito dei 25.000 mercenari diffusi in Irak ‘agenti di sicurezza’. Del resto i reati contro le parole non si fermano qui, visto che un attacco aggressivo a un paese disarmato e’ stato chiamato: ‘esportare la democrazia’, le bombe a grappolo: ‘bombe intelligenti’, la distruzione indiscriminata: ‘colpire in modo chirurgico’, le potenze occupanti: ‘forze di liberazione’, i soldati armati che sparano su folle, case civili e moschee: ‘missione umanitaria’, un governo di invasori o collaborazionisti: ‘governo democratico’, la messa a fuoco di un paese senza acqua, elettricita’ e nel caos: ‘ristabilire l’ordine’, un popolo che si ribella difendendo se stesso: ‘terroristi’ e la violenta reazione in corso in Irak contro gli invasori: ‘guerra civile’. Anche l’ipocrisia delle parole e’ guerra, guerra mediatica contro i cervelli che sono bombardati e messi all’ammasso.

La stessa ipocrisia la vediamo per i mercenari. Non si tratta di figure difensive equiparabili ai vigilantes che sostano di fronte alle banche o alle guardie del corpo che proteggono i vip. Sono veri corpi paramilitari vietati dalle leggi internazionali, addestrati alla guerra in campi militari da ex generali, che combattono con armi letali, restando tuttavia al di fuori di qualunque controllo statale, fuori dall’obbedienza di codici militarie e delle leggi internazionali.

Questi corpi di milizie senza bandiera sono la logica appendice di una guerra scagliata al di fuori di ogni diritto internazionale e sottolineano ancor di piu’ l’illegalita’ di tutto l’intervento sull’Irak. A rigore non c’e’ alcuna differenza tra questi ‘soldati’ (messi al soldo di..) e i picciotti addestrati e utilizzati dalla mafia o dalla camorra, si allarga solo l’ambito territoriale, aumenta il potere dei mandanti, resta inalterato lo scopo di rapina privata e di potere. Queste figure sono al di fuori di ogni termine di legge. «Chiunque avendo ricevuto un corrispettivo economico… combatte in un conflitto armato.. senza far parte delle forze armate di una delle parte..è punito…»: recita l’articolo 3 di una legge del 1995 che reprime le attività dei mercenari.

L’ipocrisia piu’ grande e’ che i governi, i ministri della difesa, i generali regolari, i diplomatici, i presidenti di governo… sanno benissimo di questa illegale presenza ma, poiche’ riconoscerla creerebbe come minimo domande imbarazzanti nei loro elettori, tacciono o fanno nebbia. Ecco perche’ i 4 mercenari italiani presi dagli Iracheni sono stati una patata bollente per Frattini che li ha immediatamente disconosciuti. E’ lo stesso disconoscimento che abbiamo trovato troppe volte nei confronti del SISDI o del SISMI, i servizi di sicurezza (leggi di spionaggio) che spesso si sono trovati immischiati in oscure vicende di stragi, di attentati, di reati gravissimi contro la popolazione e che Berlusconi ha messo subito sotto il suo controllo diretto.

Le famigerate aziende di sicurezza che prolificano al di fuori di ogni controllo legale, non dicono i nomi dei loro mercenari ne’ i loro scopi, tengono i loro ingenti capitali al sicuro nei paradisi fiscali, si sottraggono a qualunque ispezione e verifica, agiscono al di fuori di qualunque contesto civile. Parlare a questo punto di campi paramilitari per presunti (altri) terroristi come se solo li’ stesse l’abominio e l’attentato alla pace del mondo diventa a dir poco equivoco. Se vogliamo lavorare per un mondo futuro di pace e legalita’ e’ anche contro questo tipo di abomini che dobbiamo lottare che non sono degni del futuro del mondo.

(da: Viviana Vivarelli, mercoledì 14 aprile 2004)
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v. anche: Il business internazionale della privatizzazione della sicurezza
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Riferimenti: Per il nostro governo in Irak non c’è la guerra …

Categorie:Primo piano Tag:

Appello agli animalisti, verdi, giovani della zona di Inverno e Monteleone (PV)

13 Aprile 2004 Commenti chiusi


Ultime notizie:

Tre dei cinque cavalli sono stati salvati! Grazie alla mobilitazione di animalisti della zona e, soprattutto, della Lav e di Alture.net, tre cavalli sono stati salvati, prelevati e sistemati presso cascine della zona di Piacenza e della provincia di Latina.

Due sono ancora tenuti in “ostaggio” e su di loro pende sempre il pericolo di vendita e di macellazione.

Occorre mantenere, pertanto, la mobilitazione e la pressione sulla cascina del Lupo di Monteleone, onde poter liberare anche questi ultimi due cavalli.
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Ci è giunta notizia che in Cascina del Lupo a Monteleone (Pavia), località sita tra Sant’Angelo Lodigiano e Terme di Miradolo, il padrone della cascina starebbe per vendere ad un macellaio cinque cavalli trotters non suoi, ma di proprietà di una signora animalista che per motivi di salute non gli avrebbe pagato le ultime pigioni. La signora in questione li avrebbe salvati dal macello e mantenuti per anni a sue spese solo per evitare a quei nobili (e stupendi) animali di diventare bistecche.

Ora, quel destino pare si stia avvicinando…

Questi cinque cavalli (quattro maschi e una femmina) sono, oltre che belli, simpatici e giocherelloni, e potrebbero fare la felicità di bambini sani e/o portatori di handicap. La signora in questione è disposta a regalarli, pur di trovare persone serie e veramente amanti degli animali (cioè disposte anche a fare qualche sacrificio per loro).

Occorre denunciare in tutti i modi e le forme possibili (manifesti nel paese, volantinaggio, passa parola, presidio della cascina, ecc.), per far desistere il proprietario della cascina dalle sue intenzioni.

Fate girare la notizia in tutti i modi possibile!
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Abbiamo lanciato una sottoscrizione per raccogliere nel più breve tempo possibile i 6.900 euro di arretrati, che sono il prezzo del “riscatto” dei cavalli tenuti in ostaggio! I contributi possono essere inviati sul c.c.p.31066814 intestato a “Sami Behare”, che è l’avvocato che tiene i rapporti tra la proprietaria e il “sequestratore”. Sul blog Donna Proletaria, vi terremo aggiornati, con le somme finora raccolte. Fate circolare in tutti i modi possibile!
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Riferimenti: Animalismo e mercantilismo

Appello agli animalisti, verdi, giovani della zona di Inverno e Monteleone (PV)

11 Aprile 2004 4 commenti

Ultime notizie:

Tre dei cinque cavalli sono stati salvati!

Grazie alla mobilitazione di animalisti della zona e, soprattutto, della Lav e di Alture.net, tre cavalli sono stati salvati, prelevati e sistemati presso cascine della zona di Piacenza e della provincia di Latina.

Due sono ancora tenuti in “ostaggio” e su di loro pende sempre il pericolo di vendita e di macellazione.

Occorre mantenere, pertanto, la mobilitazione e la pressione sulla cascina del Lupo di Monteleone, onde poter liberare anche questi ultimi due cavalli.
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Ci è giunta notizia che in Cascina del Lupo a Monteleone (Pavia), località sita tra Sant’Angelo Lodigiano e Terme di Miradolo, il padrone della cascina starebbe per vendere ad un macellaio cinque cavalli trotters non suoi, ma di proprietà di una signora animalista che per motivi di salute non gli avrebbe pagato le ultime pigioni. La signora in questione li avrebbe salvati dal macello e mantenuti per anni a sue spese solo per evitare a quei nobili (e stupendi) animali di diventare bistecche.

Ora, quel destino pare si stia avvicinando…

Questi cinque cavalli (quattro maschi e una femmina) sono, oltre che belli, simpatici e giocherelloni, e potrebbero fare la felicità di bambini sani e/o portatori di handicap. La signora in questione è disposta a regalarli, pur di trovare persone serie e veramente amanti degli animali (cioè disposte anche a fare qualche sacrificio per loro).

Per il momento occorre denunciare in tutti i modi e le forme possibili (manifesti nel paese, volantinaggio, passa parola, presidio della cascina, ecc.), per far desistere il padrone della cascina dalle sue intenzioni.

Fate girare la notizia in tutti i modi possibile!
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StMicroelectronics delocalizza a Singapore: operaie in sciopero della fame

13 Marzo 2004 2 commenti

In Francia Alstom licenzia 7 mila persone

Che peso avrà la disperazione sociale, soprattutto nel mondo operaio francese, sulla partecipazione al voto e sui risultati elettorali delle regionali e cantonali del 21 e 28 marzo prossimi? Il mondo politico si interroga. A pochi giorni dalle elezioni, la preoccupazione cresce: quasi la metà dei francesi dichiara di volere «un voto sanzione» contro il governo, ma una buona percentuale assicura che non andrà a votare. Intanto, gli ultimi sondaggi danno l’estrema destra in crescita, al 17%. Astensione, voto per gli estremismi: sembra annunciarsi uno scenario simile a quello che, il 21 aprile del 2002, portò Jean-marie Le Pen al ballottaggio delle presidenziali, al posto dell’atteso Lionel Jospin. L’industria è al centro dei problemi: nell’ultimo trimestre, sono ancora stati distrutti 23.200 posti di lavoro, meno 0,6%, un calo che non fa che ripetere quelli dei due trimestri precedenti. In un anno, dicono le recentissime statistiche del ministero del lavoro, l’industria ha eliminato 92.600 posti di lavoro, un crollo del 2,4%. E’ il primo calo netto dell’occupazione dal 1993 (meno 51.700 posti di lavoro in tutto, facendo il saldo con i posti aumentati nei servizi). Già 965 mila francesi vivono con l’Rmi, cioè con meno di 500 euro al mese e tra breve, l’Rmi, finora gestito dallo stato, passerà sotto le competenze delle regioni, diventando l’Rma (reddito minimo di attività), obbligando il disoccupato ad accettare un lavoro qualsiasi, senza le geranzie legali (tra cui il versamento dei contributi per la pensione), pena la perdita del sussidio. 215 mila persone, a causa delle nuove norme, hanno perso il primo gennaio il sussidio di disoccupazione e saranno costrette ad entrare nel girone dell’Rmi, se non ritrovano lavoro.

La rabbia cresce e con essa gli atti disperati. Per esempio, tre operaie della fabbrica StMicroelectronics di Rennes, sono in sciopero della fame. Per Jocelyne, Annie e Nellie è «l’ultima lotta possibile»: hanno alle spalle 20-30 anni di lavoro in questa fabbrica e a settembre 2003 hanno saputo che avrebbe chiuso. Il gruppo franco-italiano, che fino a poco tempo fa era considerato un gioiello della tecnica europea, ha difatti deciso di trasferire la produzione di Rennes a Singapore.

Protesta al limite della disperazione anche in uno dei fiori all’occhiello dell’industria francese, alla Alstom, negli stabilimenti de La Courneuve e di Belfort. Alstom, nota per la produzione del Tgv, sta attraversando un momento di crisi, dovuto non alla mancanza di ordinazioni (addirittura, la rivale Siemens l’accusa di conquistare tutti i mercati, grazie a una politica di prezzi stacciati), ma quasi esclusivamente a difficoltà di rifinanziamento (entro il 2005, è prevista la soppressione di 7 mila posti di lavoro, 5 mila solo in Europa). E’ più o meno la stessa situazione che sta vivendo in questi giorni un altro colosso, il gruppo chimico Rhodia. Crollo in Borsa (l’azione Alstom ha perso il 20% in cinque sedute di Borsa), hedge funds anglosassoni nella veste di predatori, processo di indipendenza dai grandi gruppi a cui appartenevano fino agli anni `90 gestito male, per favorire esclusivamente gli azionisti di maggioranza (Alstom faceva parte del gigante Alcatel, Rhodia era una filiale di Rhône-Poulenc, che oggi si è trasformata in Aventis).

Del resto, anche Alcatel ristruttura: solo in Italia, sono a rischio due stabilimenti, a Rieti e a Battipaglia, 800 posti di lavoro potrebbero essere distrutti, perché la produzione sarà trasferita nella più attraente Cina (sia come costo del lavoro che come possibilità di mercato). Nello stabilimento Alstom de La Courneuve, alle porte di Parigi, oggi occupato dagli operai, sono previsti 300 licenziamenti. Alla Alstom Turbomachines di Belfort la prevista ristrutturazione del ramo «energia» lascerà 600 dipendenti a casa sui poco più di mille assunti oggi. «Abbiamo visto il risultato del precedente piano sociale che ha seguito la ristrutturazione, con 220 licenziati su 2 mila dipendenti – spiegano i sindacati – 100 persone sono ancora disoccupate» tra gli ex operai di Belfort. «Bisogna spaccare tutto. Fa male dirlo, ma è così» aggiunge un operaio. Quale via d’uscita? Per Alstom, dopo mesi di indifferenza, il ministero dell’economia sta prendendo in considerazione l’ipotesi di un riavvicinamento con il gruppo nucleare Areva, ma quest’ultimo non ne è per nulla convinto. Rhodia e Alstom sperano nella comprensione delle banche. Alstom spera anche che la Commissione europea non condanni gli aiuti pubblici ricevuti, perché questo potrebbe portare la società al fallimento.

(Dal Manifesto del 13.3.04, A.Maria Merlo)
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Riferimenti: Lotte operaie nel mondo