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Dalle operaie Omsa …alle operaie, appello!

1 Marzo 2011

Compagne, lavoratrici,

da che Nerino Grassi, boss della calza e di Golden Lady, ha chiesto lo ‘stato di crisi’ dell’azienda Omsa di Faenza, 320 operaie  sono senza lavoro e senza alcuna prospettiva  di lavoro.

Da più di un anno stanno lottando con coraggio e determinazione, sorrette dall’unico credo  delle lavoratrici:  senza lavoro non si ha dignità sociale, non si è persone libere,  si è schiave di scelte fatte da altri.  Le operaie non vogliono finire nel dimenticatoio che spesso accompagna il ‘ritorno a casa’  delle lavoratrici, come  se  ‘il ritorno’ fosse un obbligo, un tributo dovuto dalle donne  alla crisi,  in nome del  ‘naturale’  posto della donna , la casa,  la servitù domestica.

 Già  da un po’  Grassi, facendosi interprete  di quella parte del padronato che vuole smantellare la forza-lavoro femminile, ‘provocava’ le operaie.   

Le  accusava di tutto,  del  ‘delitto di maternità’ in azienda,  del ‘delitto di improduttività’ contro le   over-40,  e   altre colpe aziendali  di ‘defezione’, avere le giovani  la testa altrove;   le ‘poverine’  con figli  l’occhio  sempre all’orologio e non all’azienda; 2 piedi in una scarpa, uno in fabbrica, e l’altro a casa le donne con  sul gobbo il ‘welfare  familiare’;  insomma di essere  le operaie assenteiste, non motivate, non flessibili, non mobili.  Alla Gissi è stato anche  appeso in bacheca l’elenco delle ‘colpevoli’!

  In questo clima  di ricatti e intimidazioni, la Golden Lady comincio’ a smantellare la  Sisi in Veneto, la Gissi in Abruzzo, la Omsa a Faenza.

Ma le operaie  dell’Omsa  si sono ribellate, e all’ultimo ricatto, la minaccia di perdere il posto di lavoro,  han detto un NO secco, rispondendo con la lotta, per dare al padronato la risposta femminile al ‘verdetto’ aziendale: non siamo esseri umani ‘esubere’, superflue, inutili, non-necessarie, indesiderabili, rifiuti da riciclaggio o discarica! Siamo operaie!!!

 Il boss della calza,  Nerino Grassi, ha allora chiesto e ottenuto lo ‘stato di crisi’ dell’azienda, aprendo la via ai licenziamenti legalizzati attraverso la mobilità, gli ‘esuberi’,  la cassa integrazione,  sostenendo che gli sono necessari nuovi investimenti all’estero per rialzare la “mala sorte” del profitto aziendale.

Il gruppo Golden Lady, di cui è presidente,  ha il monopolio del mercato della calza, in Italia e all’estero,  coi marchi SiSi, Filodoro, Matignon, Calzedonia, Nononsense, Hue, Serenella.

E’ presente  in 40 paesi  con 16 stabilimenti e più di 400 punti vendita di proprietà, i ‘goldenpoint’.  Progetta uno stabilimento anche a San Pietroburgo  per ampliarsi nei mercati dell’est europeo.  Dunque è in crescita, non in crisi.

 Perchè spostare Omsa in Serbia, allora? Perchè  buttare sul lastrico le lavoratrici, che hanno solo il lavoro e niente’altro per guadagnarsi da vivere?

 Perchè  Nerino Grassi è un capitalista avido di profitto, come tutti i capitalisti, ed ‘emigrando’ in Serbia fa profitti+sovraprofitti, senza spendere un euro in più di quello che spende in Italia.

Il capitale che dovrebbe spendere in salari Omsa,  ‘liberato’ dall’Italia  e investito ex-novo in Serbia  ha per effetto un sur-plus altissimo, in quanto lì i salari sono da fame – 250 euro al mese -, non ci sono oneri sociali né fiscali, tantomeno ingombranti diritti sindacali. 

Può così assumere, con lo stesso capitale,  anche 3000 operai serbi  e ottenere il pluslavoro di 3000 braccia, allo stesso costo di 320  operaie Omsa!

 In nome del super-profitto, padron Grassi ha  dunque dichiarato guerra alle lavoratrici italiane, colpevoli,  secondo la logica capitalistica,  di costare troppo e produrre  poco, e in più di avere coscienza di classe, ribellandosi.

 Il padronato non inganna più le operaie con i suoi attori, ‘globalizzazione’, ‘mercato’, ‘concorrenza’ ‘produttività’..nomi e indirizzi  di chi vuole devastare  con la miseria la classe lavoratrice  per toglierle la capacità di opporsi all’attacco capitalista!

 Ne abbiamo abbastanza dello smantellamento delle fabbriche,  di toglierci i modi con cui ci guadagnamo da vivere!

 Dalle Operaie alle Operaie!

 Seguendo l’esempio e lo sprone della Omsa,  facciamo appello a tutte le operaie  di dar vita ad  un Comitato Lavoratrici ‘Filiera Calza’, aperto a tutte le donne disoccupate o che stanno perdendo il posto di lavoro, affinchè si alzi sempre più alto il ruggito della classe lavoratrice femminile, contro lo smantellamento  delle fabbriche, la delocalizzazione, la perdita del posto di lavoro.

 Noi non abbiamo nessuna intenzione né di ‘ritornare a casa’, nè  di stare con le mani in mano,  cassintegrate – bollate come “scroccone dei soldi pubblici”,  né di perdere quella dignità sociale che con il lavoro ci siamo, con fatica, conquistate.

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