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Archivio Marzo 2011

L’odore dei soldi…ma non per tutte le operaie Omsa!

1 Marzo 2011 Commenti chiusi

 

Care Compagne, vorrei fare un breve resumée, partendo dalla manifestazione di venerdì 25 febbraio. Per prima cosa un grazie, per il coraggio e la determinazione che sono in voi, che resistete da più di  un anno ai  siluramenti padronali e sindacali,  l’ultimo  ieri, i bigliettini  dati sottobanco  (1)- “ l’odore dei soldi” ,  per 96 forse, ma  non per tutte !

 Ma torniamo a venerdì.  E’ comprensibile il siluramento di padron Grassi,  che ha sospeso il turno delle 13 alla Golden per ‘non-contaminazione’ delle occupate con le cassintegrate, spiando dalla finestra  la fedeltà aziendale delle operaie del turno delle 5, le quali se la sono svignata, senza un minimo di solidarietà,  stupidamente convinte che il licenziamento delle operaie Omsa assicuri la loro  occupazione.

Meno comprensibile mi pare, il siluramento sindacale,  solo 4 rappresentanti, nemmeno uno straccio di cartello della RSU della Golden  né tantomeno delle RSU delle fabbriche della zona. Un comitato di benvenuto, insomma ridotto all’osso, ‘un gelo siberiano’,  che non ha però disarmato le operaie che si sono sobbarcate ore di pulmann, furenti e decise a  fare una  ‘visitina’ al Grassi, onde ricordargli che è ladro due volte.

 Ladro perchè rapina il monte salari delle operaie Omsa per portarlo in Serbia e assumere, coi loro salari , 3000 operai a 300 euro, ladro perchè le infrastrutture per le sue fabbriche gliele hanno pagate i cittadini, ed ora sbaracca, come se niente fosse con l’arroganza di chi ha le tasche piene del denaro altrui, e se ne frega, che tanto del suo non ci ha messo niente.   

 Per 4 ore le operaie hanno presidiato i due cancelli, urlando a squarciagola la loro rabbia,  anche con un tentato  affronto  alla  ‘proprietà privata’ del Grassi,  superare i cancelli ed  entrare in fabbrica, tentativo respinto da alcuni   figuri della Digos e carabinieri,  che facevano la guardia al Nerino,  a mo’ di mastini.

C’è stato anche un corteo che dalla fabbrica ha raggiunto la cittadina, Castiglione delle Stiviere, una cittadina di ‘anime morte’,  perchè  deserta,  deserta in quanto lì,  a quell’ora, lavorano tutti,  come ha gentilmente spiegato un sindacalista locale CGIL alle lavoratrici che non lavorano, esortandole a tornare un’altra volta (quando, alla domenica per la messa?) 

 In quel clima di ‘gelo’, tra la rabbia e lo sdegno, mi è venuto il tic di afferrare il megafono e di dire io due parole  alle operaie, il ‘ruggito’ che sentivo dentro ha travolto la  timidezza del mio carattere. Ringrazio tutte quante  le operaie Omsa per il generoso e caldo applauso rivolto alle mie parole, ma credo ,  rivolto giustamente,   - più a se stesse che a me,  per il coraggio dimostrato, avendo rovesciato ancora una volta ,  l’ennesimo tentativo di silurare la lotta,  scoraggiandola.

Io direi di mandare, per questi fatti,  una ‘letterina’  a Susanna Camusso, segretaria Generale CGIL, denunciando il ‘gelo’ sindacale in un momento in cui c’è bisogno di grande solidarietà, di tutti, e ancor più da parte del sindacato. Un momento   cruciale,  in cui  c’è  l’odore dei soldi  del Nerino, per chi non ne può più e decide di ritirarsi,  ma c’è ancora tanta forza  in quelle che non demordano, che respingono la disoccupazione , come condizione di vita indignitosa per tutti, ma per noi donne ancor di più,  costrette  al ‘ritorno a casa’ , forzoso.  Bisogna ricordare alla Camusso il suo recente passato femminista, da ‘Usciamo dal silenzio’ alla recente manifestazione del 13 febbraio,  a Roma,  in cui si è impegnata a sostenere  la lotta  per la  ’dignità femminile’, dignità  impensabile senza un posto di lavoro che assicuri un minimo di autonomia  economica alle donne. Dunque si dia da fare!

L’ 8 marzo, se possibile, si  potrebbe fare davanti alla fabbrica di Faenza,  per dare una svolta decisiva  alla lotta. Essa è la  lotta  cui guardano tante lavoratrici cassintegrate o licenziate, fino a ieri senza speranza.  Con l’8 marzo si potrebbe promuovere uno Stato Generale delle Cassintegrate,  che coordini il fronte di lotta, individuale e frammentato, in un grande movimento di lavoratrici  che sia in grado di imporre al padronato - per rapporto di forza- che non c’è Serbia che tenga,  il posto di lavoro non si molla e le fabbriche devono rimanere  dove sono!

Un caro abbraccio a tutte voi, emma

1) la cosa è dubbia.  Alcune operaie hanno smentito, i bigliettini  sono stati dati per fare la fila ‘in ordine’  fin dalla domenica mattina.  Altre sostengono che ci sia sta una corsia ‘preferenziale’ sindacale nella consegna dei numeri.

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Dalle operaie Omsa …alle operaie, appello!

1 Marzo 2011 Commenti chiusi

Compagne, lavoratrici,

da che Nerino Grassi, boss della calza e di Golden Lady, ha chiesto lo ‘stato di crisi’ dell’azienda Omsa di Faenza, 320 operaie  sono senza lavoro e senza alcuna prospettiva  di lavoro.

Da più di un anno stanno lottando con coraggio e determinazione, sorrette dall’unico credo  delle lavoratrici:  senza lavoro non si ha dignità sociale, non si è persone libere,  si è schiave di scelte fatte da altri.  Le operaie non vogliono finire nel dimenticatoio che spesso accompagna il ‘ritorno a casa’  delle lavoratrici, come  se  ‘il ritorno’ fosse un obbligo, un tributo dovuto dalle donne  alla crisi,  in nome del  ‘naturale’  posto della donna , la casa,  la servitù domestica.

 Già  da un po’  Grassi, facendosi interprete  di quella parte del padronato che vuole smantellare la forza-lavoro femminile, ‘provocava’ le operaie.   

Le  accusava di tutto,  del  ‘delitto di maternità’ in azienda,  del ‘delitto di improduttività’ contro le   over-40,  e   altre colpe aziendali  di ‘defezione’, avere le giovani  la testa altrove;   le ‘poverine’  con figli  l’occhio  sempre all’orologio e non all’azienda; 2 piedi in una scarpa, uno in fabbrica, e l’altro a casa le donne con  sul gobbo il ‘welfare  familiare’;  insomma di essere  le operaie assenteiste, non motivate, non flessibili, non mobili.  Alla Gissi è stato anche  appeso in bacheca l’elenco delle ‘colpevoli’!

  In questo clima  di ricatti e intimidazioni, la Golden Lady comincio’ a smantellare la  Sisi in Veneto, la Gissi in Abruzzo, la Omsa a Faenza.

Ma le operaie  dell’Omsa  si sono ribellate, e all’ultimo ricatto, la minaccia di perdere il posto di lavoro,  han detto un NO secco, rispondendo con la lotta, per dare al padronato la risposta femminile al ‘verdetto’ aziendale: non siamo esseri umani ‘esubere’, superflue, inutili, non-necessarie, indesiderabili, rifiuti da riciclaggio o discarica! Siamo operaie!!!

 Il boss della calza,  Nerino Grassi, ha allora chiesto e ottenuto lo ‘stato di crisi’ dell’azienda, aprendo la via ai licenziamenti legalizzati attraverso la mobilità, gli ‘esuberi’,  la cassa integrazione,  sostenendo che gli sono necessari nuovi investimenti all’estero per rialzare la “mala sorte” del profitto aziendale.

Il gruppo Golden Lady, di cui è presidente,  ha il monopolio del mercato della calza, in Italia e all’estero,  coi marchi SiSi, Filodoro, Matignon, Calzedonia, Nononsense, Hue, Serenella.

E’ presente  in 40 paesi  con 16 stabilimenti e più di 400 punti vendita di proprietà, i ‘goldenpoint’.  Progetta uno stabilimento anche a San Pietroburgo  per ampliarsi nei mercati dell’est europeo.  Dunque è in crescita, non in crisi.

 Perchè spostare Omsa in Serbia, allora? Perchè  buttare sul lastrico le lavoratrici, che hanno solo il lavoro e niente’altro per guadagnarsi da vivere?

 Perchè  Nerino Grassi è un capitalista avido di profitto, come tutti i capitalisti, ed ‘emigrando’ in Serbia fa profitti+sovraprofitti, senza spendere un euro in più di quello che spende in Italia.

Il capitale che dovrebbe spendere in salari Omsa,  ‘liberato’ dall’Italia  e investito ex-novo in Serbia  ha per effetto un sur-plus altissimo, in quanto lì i salari sono da fame – 250 euro al mese -, non ci sono oneri sociali né fiscali, tantomeno ingombranti diritti sindacali. 

Può così assumere, con lo stesso capitale,  anche 3000 operai serbi  e ottenere il pluslavoro di 3000 braccia, allo stesso costo di 320  operaie Omsa!

 In nome del super-profitto, padron Grassi ha  dunque dichiarato guerra alle lavoratrici italiane, colpevoli,  secondo la logica capitalistica,  di costare troppo e produrre  poco, e in più di avere coscienza di classe, ribellandosi.

 Il padronato non inganna più le operaie con i suoi attori, ‘globalizzazione’, ‘mercato’, ‘concorrenza’ ‘produttività’..nomi e indirizzi  di chi vuole devastare  con la miseria la classe lavoratrice  per toglierle la capacità di opporsi all’attacco capitalista!

 Ne abbiamo abbastanza dello smantellamento delle fabbriche,  di toglierci i modi con cui ci guadagnamo da vivere!

 Dalle Operaie alle Operaie!

 Seguendo l’esempio e lo sprone della Omsa,  facciamo appello a tutte le operaie  di dar vita ad  un Comitato Lavoratrici ‘Filiera Calza’, aperto a tutte le donne disoccupate o che stanno perdendo il posto di lavoro, affinchè si alzi sempre più alto il ruggito della classe lavoratrice femminile, contro lo smantellamento  delle fabbriche, la delocalizzazione, la perdita del posto di lavoro.

 Noi non abbiamo nessuna intenzione né di ‘ritornare a casa’, nè  di stare con le mani in mano,  cassintegrate – bollate come “scroccone dei soldi pubblici”,  né di perdere quella dignità sociale che con il lavoro ci siamo, con fatica, conquistate.

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