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Nuove professioni, imprenditrici del proprio corpo

27 Gennaio 2011

Una donna su due non lavora in Italia, è costretta a dipendere da qualcuno, se lavora il suo salario è da fame, non basta mai per essere autonoma, vivere per conto suo, mantenere i propri figli, provvedere spesso ai genitori.

Eppure per questa dipendenza, per l’ordinaria degradazione femminile,  su  questo arcano di non  potersi mai reggere sulle proprie gambe, si regge l’arche’ patriarcale delle donne proletarie,  che per vivere sono  costrette a lavorare e non trovano lavoro.

Onde rimediare, in Italia, si sono riaperte le porte delle  pari opportunità,  per le lavoratrici esubere quarantenni con rughe e figli, ritorno a casa, in famiglia, che la famiglia  va retta anche facendosi accoppare, per le lavoratrici  giovani,  invece, precariato stabile,  più  mobilità anche temporanea, in attesa di meglio, nel settore servizi sessuali, che qui, il mercato tira.

Il can can su  Berlusconi, ha sollevato un inferno di polemiche sulle giovani impegnate in questo settore, rappresentate da Ruby e le Altre.

Innanzitutto, nel marasma  generale, le donne oneste, capeggiate dalla loro leaderessa Conchita De Gregorio, hanno rimarcato la millenaria divisione patriarcale tra donne perdute e donne oneste, in difesa del loro perbenismo borghese, pur sapendo che l’esistenza di una ‘casta’ di donne perdute permette di trattare le  donne perbene  con riguardo.

Che ipocrite!

Certamente queste donne perbene,  per classe, condizione  economica e sociale, non  hanno la necessità, il bisogno  di lavorare per la michetta, se lavorano è per appagare se stesse, la loro personalità.

Come si permettono, loro che bisogno non hanno, di tranciare giudizi morali sulle  donne che come lavoro, vendono il proprio corpo per denaro?  Di tranciare giudizi  sulla  condizione di milioni di donne, condizione  che riassume tutti i simboli dell’oppressione femminile? 

Giudicano dall’alto dei loro quattrini e della loro posizione sociale, chiedendosi perchè queste giovani hanno scelto questa strada mentre potrebbero guadagnarsi  la vita con altri mezzi (tipo fare la serva in casa loro!).

Perchè  non avrebbero dovuto sciegliere questa strada,  dovrebbero chiedersi, visto l’ordinario degrado della condizione femminile in Italia, la generale condizione materiale di dipendenza economica e sociale  della donna, sancita da infami controriforme che  le condannano alla disoccupazione permanente e a salari da fame? La   prostituzione appare, a molte, tra i mestieri meno ripugnanti.

Perchè indignarsi tanto contro Ruby e le Altre? La prostituzione delle giovani è  coccolata da anni, con garbo, dal patriarcato capitalista nazionale,  come rimedio alla disoccupazione.  Non viene chiamata prostituzione, prostituzione,  parola volgare che suscita immagini indecorose di strade e vecchi bordelli, ha cambiato nome, dunque non è più tale.

In  buon neo-liberismo, si parla di ‘imprenditrici del proprio corpo’,  giovani  che potrebbero essere addette al servizio sessuale nazionale, una specie di welfare anche per  disabili  e reduci di guerra. Per quelle che invece si distinguono come femmine, bellezza, fascino, sexappeal e laurea, anche CEPU, si apre la via di alti destini,  tramite  il desiderio di vecchi pidocchiosi ma ricchi,  che  hanno il potere di  lanciare le più brave in ogni campo pubblico, spettacolo, TV,  giornalismo,  politica, regioni,  parlamento, euro-parlamento  e trionfo assoluto, il potere, addirittura come ministre 

Ma non basta. Le donne perbene se la prendono con Ruby e le Altre anche per la loro sfrontatezza e insaziabilità, unendosi all’orrore maschile per queste perfide creature , che pure ricattano i loro polli dopo averli spennati. Ma da noi spennare un vecchio pidocchioso e miliardario, mica è reato… Ruby e le Altre sanno che  la loro carriera  nel sesso ha la vita di una farfalla, che la concorrenza nel libero mercato, è tremenda. Prendono il più possibile e poi, chi si è visto, si è visto.

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