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Noi, indecorose e libere, non abbiamo alcuna intenzione di pagare la vostra crisi!

21 Novembre 2008

Il Nuovo Femminismo, nato dal movimento del 24 novembre 07, appena vista la luce, ha dovuto vedersela con la violenza maschilista più bieca, l’attacco al diritto di autodeterminazione della donna sulla riproduzione, l’attacco all’aborto.

Spacciata per campagna elettorale la criminalizzazione dell’aborto, Giuliano Ferrarara e la cricca clerico-fascista, è stata sbaragliata dalla nostra ‘democrazia del pomodoro’, a suon di legnate, in meno di 70 giorni.

Ma il messaggio elettorale femminista, non mettere mano a politiche reazionarie, antifemminili e antiproletarie, sembra non essere stato ben compreso dalle zucche maschiliste di governo, né dalle loro ‘bon- bon’, ora ministre giulive.

Il patriarcato nazionale intende risolvere la sua crisi scaricandola su noi donne.

In primis cancella anche la pur minima indipendenza economica che ci deriva dal lavoro precario e dal part-time. Queste due forme di utilizzo della nostra forza lavoro ad orario ridotto, non consentendoci di riprodurre il salario, vengono drasticamente ridotte, ricacciandoci a casa.

Anche nelle fabbriche, nei servizi, nei trasporti, si rimarca – in tempo di crisi – sempre più la divisione sessuale del lavoro, che colloca sempre la donna nella domesticità e nei compiti della riproduzione e l’uomo in quelli della produzione- per quanto è oggi possibile.

Nella scuola, terreno di occupazione femminile per eccellenza, la Gelmini decide la ‘strage’ delle maestre,  ben consapevole che la scuola è una nostra conquista di decenni di lotta.

In più oggi su di noi si scarica anche il taglio dei costi scolastici e sanitari, tutto il lavoro di cura ‘gratis’ e il taglio del salario dell’uomo, che non basta nemmeno a lui, aggrava la dipendenza della donna dal maschio, pompando anche per questa via la radice economica della violenza maschile. Così anche  ‘il naturale destino’ della donna, la famiglia, è luogo di pestaggi e accoppamenti, l’anticamera del cimitero.

Queste misure reazionarie sono anche coperte dall’ideologia del ‘decoro’ (femminile) affidata ad un’esperta, la ministra Carfagna, che di ‘decoro’ ne sa qualcosa, essendo stata la ‘frifri’ dei camionisti per i cui calendari ha posato per anni.

La ministra si è assunta l’onere del nostro ‘decoro’, di ‘regolare’ e ‘normare’ anche la nostra condotta sessuale. Ha cominciato a dar la caccia alle prostitute, colpevoli di fornicare per strada e di defraudare della rendita gli immobiliaristi, che come libere professioniste, invece, potrebbero affittare i loro lussuosi appartamenti.

La ministra ha detto di avere ‘orrore’ delle donne che vendono il proprio corpo, dimenticando che la prostituzione è la colonna dorica della sacra famiglia monogamica, di cui lei è la nouvelle Pulcelle.

Noi donne, il 22 novembre, ri-caliamo nella Capitale da ogni paesello d’Italia, per urlare, in questa grande manifestazione romana, che noi, indecorose e libere, non abbiamo alcuna intenzione di pagare la vostra crisi e che siamo anche pronte, per non essere legnate, a legnare!

  1. giusy p.
    6 Dicembre 2008 a 14:04 | #1

    mi chiamo giusy p. sono gay al femminile ovvero intelettualente e mentalemente, donna, ed essere donna e una cosa meravigliosa cosa che con i maschi, per quanto mi riguarda non appartengo in senso mentale e interiore, ritengo che stiamo vedendo una restaurazione fascista e patreiarcale che sfruttando la crisi economica, dove per altro stiamo assistendo alla fine del capitalismo, vuole riporre noi donne nelle case succubi dei maschi, e a questo dobbiamo ribellarci in tutte le forme

    donna e bello

    viva donna proletaria

    giusy p.

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