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Archivio Aprile 2007

La cura per gay alla ‘sindrome di deficit dell’identità di genere maschile’

23 Aprile 2007 3 commenti

I gay hanno un deficit maschile, lo dice J. Nicolosi(1), un esperto indovino di gaysmo, un terapeuta, che ha inventato la RTMO (reparative therapy of male homosexuality) cioè la Terapia Riparativa per gay. Ha scoperto, pensate un pò, che i gay sono affetti da ‘sindrome di deficit dell’identità di genere maschile’, la quale li fa orientare sessualmente verso il loro sesso!

Con la sua terapia, invece, gli omo si rivolgono ai maschi non come a partners d’amore, ma come a fratelli.

La cura consiste nell’inserire il gay in un gruppo di veri maschi, chiamato ‘coinvolgimento attivo (?) di membri maschili (!)’, cui il poveretto, sfuggito alla TAG (terapia di affermazione gay), dovrà confessare i crimini sessuali tipici dell’omo, ovvero il desiderio del corpo maschile e la masturbazione.

Infatti si sa che il gay si masturba per punire i genitori, che non gli hanno mai parlato di sesso, e anche per punire la chiesa, che in parrocchia non gli ha svelato il sesso.

Sorretto dal ‘gruppo veramente maschile’, il gay riconoscerà dunque i vantaggi di genere, in primis il matrimonio-etero, perchè la donna è-per natura- il sesso dell’uomo.

Nella cura si inserisce anche la donna salvifica (con padre alcolizzato e madre inadatta, emotivamente fragile), che gliela dà a scopo terapeutico, ovvero sostituire l’eccessiva identificazione del gay col matriarcato familiare (madre, sorella, zia, nipote, nonna) unico responsabile del suo stato di deficit mascolino.
A questo punto, l’ex-gay riabilitato dai membri veramente maschili, penso possa darsi allo stupro!

Ma come si fa a scrivere tante stronzate?

Si può, ogni merdata cattolica contro i gay, per le edizioni san Paolo, è il pane dello spirito!
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(1) J. Nicolosi: Oltre l’omosessualità, ed. San Paolo.

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Family Day: le cattoliche rilanciano la vita coniugale, la via del cimitero

20 Aprile 2007 2 commenti

12 maggio, manifestazione nazionale per ‘Più-Famiglia’(1), manifestazione nazionale per ‘Più vita-coniugale’ ovvero il rilancio alla grande della via al cimitero, l’accoppamento familiare, l’essenza della famiglia, per cui strabiliano quelle buffone delle donne cattoliche e il loro Maometto filosofico, Ratzinger!

Fanno finta di non sapere, le borghesone cattoliche(2), che solo nel 2006, due milioni 938 mila donne sono state percosse con schiaffi, pugni, morsi, minacciate con coltelli e pistole, hanno rischiato di essere strangolate, martellate, che sono state stuprate, e più di cento accoppate dai rispettivi sposini, e non per la strada, ma nel nel nido coniugale benedetto dal prete.

E ci vengono a proporre ‘Più famiglia’, le signorone cattoliche, ci propongono più vita coniugale, che proprio la vita coniugale è la prima strada del cimitero, alla tomba di famiglia, con sopra un bel crocifisso, magari, quel crocifisso cui dovrebbero loro, per prime, impiccarsi, se avessero un pò di decenza!
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1) Il Presidente Gianfranco Gambelli ha sottoscritto, insieme ad altre 22 associazioni, il Manifesto “Più Famiglia – Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese” per il Family Day che si terrà a Roma il prossimo 12 maggio e i cui portavoce saranno Savino Pezzotta e la giornalista Eugenia Roccella. Si tratta di un’iniziativa concepita dalle associazioni cattoliche che prevede la mobilitazione di circa 100mila persone non tanto per protestare “contro” i Dico, quanto per promuovere, in modo apolitico ed apartitico, la famiglia.

2) In primis Paola Soave, vicepresidente Forum Famiglie, borghesona visibile e Eugenia Roccella, ex-contestatrice-femminista , ‘transgender’ cattolica che si proclama laica!

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Casa di Bimba, la verità di Annamaria Franzoni

5 Aprile 2007 4 commenti

Non mi interessa l’aspetto giudiziario della vicenda della Franzoni, ci sono già i giudici al lavoro, la stanno giudicando per la seconda volta. Quello che mi colpisce, nella sua vicenda umana, raccontata nel suo libro,(1) è la ‘Casa di Bimba’, la casa di Cogne, la casa della felicità.

Il nido protettivo(2), che non le ha mai permesso di misurarsi con le difficoltà della vita, questo nido coniugale, che ha sostituito il patriarcale, dell’infanzia(3).

Da bambina e da adulta, per il padre e il marito, Annamaria è rimasta la ‘Bimba’, sembrerebbe un affettuoso nomignolo(4) in sè, se non significasse che non è mai cresciuta, non è diventata Donna, dato che Donna, in questa società, si deve pur diventare(5).

Questa casetta della felicità, arredata con gusto, i ninnoli artistici, i quadretti, gli oggetti di rame, senza però la piccola scrivania piena di ‘libri splendidamente rilegati’, dono per la Bimba, che almeno leggesse, come Nora, in Casa di Bambola(6).

Annamaria, era pure lei la lodoletta, la fringuelletta di casa che trillava, lo scoiattolino ruzzante, il passerotto sventato, la testolina vuota, il lucherino, la strana creaturina che, come Nora, riempiva la noiosità del suo tempo, il vuoto, con cosette, lavori di pizzo all’uncinetto?

Giocava coi bambini, ballava con essi, si nascondeva sotto la tavola coi suoi piccoli, i suoi tesori, i suoi buoni piccini, anche lei come Nora, sotto gli occhi benevoli del marito, che con orgoglio maschile ammirava tale felice intimità, la sua Bimba e i suoi bimbi, tutti quanti sereni e felici nella casetta tranquilla?

Avrà proibito pure lui, alla Bimba, come Torvald a Nora, di rosicchiare gli amaretti, per paura che le guastassero i denti?

Come poteva concludere qualcosa, Annamaria, in questa sua vita insulsa? Guidata, corretta, la piccina di casa, sempre con l’aiuto del marito? Fino a quella mattina del gennaio 2002…

Forse, dopo… lui le avrà gridato: ‘Disgraziata, cosa hai fatto? La Bimba, la mia gioia, il mio orgoglio per tanti anni… che risveglio terribile! Una criminale, sei, che orrore! Ma tutto dovrà essere immutato, naturalmente solo agli occhi del mondo, bisogna salvare i resti, i relitti della nostra famiglia cristiana, le apparenze(7).

Forse, dopo… lui le avrà detto: ‘Io avrei voluto che un pericolo ti minacciasse per poterti dare il mio sangue, la mia vita, sacrificare tutto per te… ora mi sei ancor più cara, perchè incapace di difenderti, appoggiati a me, sotto le mie ali robuste come una colomba inseguita, strappata agli artigli dello sparviero, acqueta il tuo povero cuoricino di Bimba, che uomo sarei se questa tua femminile incapacità non fosse per me, motivo di perdono?

Che infinita dolcezza nel perdono maritale cattolico, che indicibile soddisfazione della coscienza, nel ricreare una seconda volta la Bimba doppiamente sua, figlia e madre!

Come poteva Annamaria smettere di essere Bimba, porre fine al tempo dei giochi?(8)

Forse quella mattina del gennaio 2002, la fine del tempo dei giochi, dell’allegra bimba-madre, del marito e del padre.

Forse quell’atto, essere presa sul serio da qualcuno, che fino ad allora nessuno, l’aveva mai presa sul serio. (9)
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1) La verità, di Annamaria Franzoni.

2) ‘… questo nido in mezzo al Gran Paradiso…’ Annamaria dichiara spesso di vivere per l’amore, del marito e dei figli.

3) ‘Il brutto della vita, prima del 30/1/02, lo avevo visto solo in televisione, quando davano le notizie dolorose’

4) ‘La famiglia di mio padre (a Monteacuto Vallese, Bo) è soprannominata ‘i galett’, una razza forte, autoritaria. In casa ognuno ha un nomignolo (11 figli), un modo affettuoso di chiamarci, io ‘Bimba’, dato che ero nata dopo due maschi… ho dovuto renderne conto ai giudici, come se fosse indice di immaturità’ ‘… stare in casa, aspettare il proprio compagno di vita… mi sono realizzata solo da quando sto con mio marito e i miei bambini. Non so immaginarmi di non dedicarmi completamente a loro’. L’indispensabile giustificazione della sua esistenza, l’unico termometro del suo valore.

5) Da ‘Il secondo sesso’ di Simone de Beauvoir (1949): “Donne non si nasce, si diventa”

6) ‘Casa di bambola’, dramma naturalista di H. Ibsen (1879): Nora, dopo otto anni di matrimonio con Torvald, in cui ha recitato la parte della bambina spensierata, vezzeggiata e protetta dal marito, lo lascia, rendendosi conto di quanto sia meschino ed egoista, perchè per lui lei non è mai stata più che un giocattolo.

7) ‘Nel luglio del 2001, il papa Giovanni Paolo II venne a trascorrere le ferie a Les Combes. Stefano aveva in braccio Samuele con l’intento di far benedire il bambino da Wojtyla. Un addetto alla vigilanza prese Samuele e lo diede in braccio al papa, il bambino piangeva, il papa disse: ‘poverino come piange questo bimbo’ e gli fece una dolce carezza sulla testa’.
8) La sciagura della morte di Samuele, la condanna, forse, di lei innocente, tutto ciò che è stato detto tragico, nel senso comune del termine, non è tragico, è solo triste. E’ il destino personale di Annamaria che è tragico. L’eccessivo valore all’appagamento dei suoi bisogni, la rinuncia che dà rilievo a ciò cui si rinuncia, sé stessa, per i vincoli creati dai bisogni degli altri, padre, marito, figli, le cui leggi sono diventate la sua libertà astratta, con la quale, inconsciamente, è venuta in conflitto.

9) I giudici di primo grado hanno preso sul serio Annamaria, condannandola a 30 anni. Più dei giudici, è Annamaria ad essersi presa sul serio, per la prima volta, forse, nella sua vita, rifiutando con forza, giustamente, la perizia psichiatrica, l’accusa di stregoneria dei moderni Inquisitori-Psichiatri contro le donne che sopprimono i figli. Questa ‘perizia’ dovrebbe stabilire la ‘pazzia’, di Annamaria,’ il suo doppio’, ovvero una variante contemporanea della teoria medioevale cattolica della possessione, la coabitazione (nel medioevo nell’anima, ora nella mente) di un ospite satanico, demoniaco, che spinge le donne ‘stregate’ ad uccidere i figli. Dagli inquisitori di Annamaria è stata anche spacciata come scienza un’ulteriore variante della possessione, la teoria del ‘sonnambulo’, l’elaborazione cristiana della psicologia di Aristotele. Una parte della sua mente, autonoma, relegata nelle forme basse dell’animalità, ma integrata nella sua personalità, sollecitata nella veglia da fantasie omicide, avrebbe agito di riflesso, per soddisfare le fantasie, in uno stato di ‘sonnambulismo’, che è stato rimosso poi nel ‘crepuscolo della memoria’.

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