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Archivio Dicembre 2006

Alberoni: la pelle della donna termina con la tappezzeria delle pareti…

29 Dicembre 2006 Commenti chiusi

… con le tende! Incredibile, ma vero!

Lo dice l’Alberoni, lo psicologo dell’amore-scienza(1).

La casa, il nido dell’accoppamento coniugale, è niente-popò-di-meno- che ‘il corpo oggettivizzato della donna’!

L’atto d’amore sublime, la casa! Non si capisce bene se come dono-di-sé l’acquisto tocchi alla donna; o se, come dono-di-sé, tocchi all’Altro.
Comunque sia, l’arredo è il femminile incarnato.

“Nella casa la donna, come atto d’amore, sceglie i mobili, gli oggetti, in modo che piacciano anche a lui, tutto è bello e pulito… come la donna ha orrore di puzzare per sé e per gli altri, così vigila in casa, sulla sporcizia… vede già, (nella sua mente, pre-vede) dove staranno seduti – lui e lei – a guardare insieme la televisione… nel bagno lo spazio per la sua barba e per lei, lo spazio per il trucco, per essere sempre bella, per lui… la camera dei bambini, con la moquette che non si facciano male… la cucina, lo spazio tutto suo… lo studio per l’attività intellettuale del marito e… la camera da letto, con le lenzuola, campi di primavera, il profumo del copriletto e lei che ‘distende il suo corpo’… la sua pelle termina con la tappezzeria delle pareti, con le tende…”

A questo punto del racconto, sembra che i sensi dell’Alberoni galopparono sul cadavere della morale, e che la fantasticheria erotica della pelle tappezzeria, fece nascere un prurito nella verga del socratico personaggio.

Il vecchio anacoreta, tenendosi in mano il cattolico uccello, poeticamente ispirato, si dice abbia declamato di se stesso:

” Non è mica il mio cazzo un qualche cazzo,
che star non possa a fronte gli altri cazzi,
anzi questo mio cazzo è pur quel cazzo,
che da tutti è chiamato
il re del cazzo !

Ma questo, di essere il re del cazzo, nel suo libro sull’amore, mica l’ha scritto!
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(1) Alberoni leader, miracolo della selezione naturale.
“Sono nato il 31 dicembre 1929 a Piacenza. A scuola ero un allievo modello, perfezionista. Non sopportavo invece la disciplina di tipo militare richiesta allora ai bambini dal regime fascista. In compenso ero un leader naturale”

Psicologo per vocazione, miracolo dell”Opus Dei. (è Ospite)
Dopo la laurea stavo per partire per gli USA, quando una circostanza fortuita me lo ha impedito e mi ha chiamato a lavorare con sé Padre Agostino Gemelli, che guidava il più importante istituto di Psicologia italiano”.

Psicologo del ‘consumo’, miracolo dell’argent (del Capitale).
“La tesi che sostengo è che i consumi sono un elemento essenziale della vita sociale( la Rivelazione!) e non si possono conoscere le motivazioni dell?agire umano senza studiarli. Con Pietro Barilla, con Piero Bassetti con cui ho seguito l?invenzione di prodotti come il Piumone e il lenzuolo Perfetto, con Anna e Carlo Bonomi alla Postal Market e alla Miralanza, con Giuseppe Stefanel per il lancio della sua catena, con Nicola Trussardi per la strategia di comunicazione. Insieme a Manfredi, Maestri, Allodi e Mambelli sono stato fra i padri di Mulino Bianco che ho seguito fino a pochi anni fa.”

Psicologo dell’amore, miracolo della scienza.
“Nel 1979 ho pubblicato il libro Innamoramento e amore (Milano Garzanti) sviluppando ed approfondendo il modello teorico già esposto negli anni precedenti: l?innamoramento è lo stato nascente di un movimento collettivo formato da due sole persone. [Urca!] Questo libro rigorosamente scientifico è stato tradotto in venti lingue con decine di edizioni che continuano tutt?ora.” Il mistero della coppia finalmente svelato, un movimento collettivo di due sole persone!
Ma il Nobel, gliel’hanno dato?

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L’ultimo saluto al combattente Welby

21 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Di più non riesco a dire. Pubblico da “Agire per capire, capire per agire“, ringrazio la redazione di aver dato parola anche ai miei sentimenti.

per il diritto ad una vita e ad una morte dignitose

Piergiorgio Welby è deceduto. Un medico gli ha staccato la spina dell’autorespiratore che lo teneva artificialmente in “vita”. ll decesso è avvenuto alle 23.59 di mercoledi.

La reazione della canea reazionaria non si è fatta attendere: Luca Volonté (Udc) chiede l’arresto dei “colpevoli di questo omicidio”. Parla invece di “barbara strumentalizzazione” da parte dei radicali Ignazio La Russa (An). L?ex sottosegretario dell?Interno, Alfredo Mantovano (An), punta il dito contro i ?criminali? che ?uccidono per propaganda politica allo scopo di invocare una legge che generalizzi la morte?. Enrico La Loggia (Fi) afferma perentorio: ?L’atto compiuto è illecito”. Gianfranco Rotondi, segretario Democrazia cristiana per le autonomie, ribadisce che ?nessuno può decidere di porre fine a una vita data da Dio, per chi crede in Dio, e dalla natura per chi non è credente?.

La Redazione del blog, nel rivolgere il proprio commosso ultimo saluto al defunto, esprime la propria piena solidarietà al Dr.Mario Riccio che ha avuto il coraggio di far cessare quella infinita tortura, imposta a Welby dalla lobby finanziaria medico-ospedaliera contro la sua volontà.

(Giovedi 21 Dicembre 2006 ore 17:37:20)
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Riferimenti: L’ultimo saluto al combattente Welby

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Welby chiama la Morte in aiuto, perchè non può morire senza permesso

13 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Piergiorgio chiama la Morte in aiuto, per morire(1).

Buttiglione, il babbeo filosofico, in TV, gli rimprovera la sua crudeltà pubblica, di non voler morire all’oscuro, senza che gli altri se ne accorgano, di turbare l’anestesia delle famiglie, con la sua immagine moribonda nelle case degli italiani.(2)

Piergiorgio vuole morire, ma non può scegliere quando. Non può scegliere quando morire, da quel maledetto giorno del ’97, quando il taumaturgo – la lobby medico-ospedaliera – gli ha bucato la trachea, lo stomaco (NIA), infilato un catetere nella vescica, imbottito di anestetici e psicofarmaci per ottenerne, se non il consenso, la passività del corpo.

La durata della sua morte, da allora, è dipesa da un accordo tra ospedale e magistratura, sottoposta alla decisione insindacabile del medico, il potere di decidere quando morire.

Quel giorno maledetto il potere medico gli ha rapinato il corpo, gli ha rapinato la vita, schiavo di una macchina, un ventilatore portatile.

Da allora, la vita non è più appartenuta al corpo intero di Piergiorgio, ma a quegli elementi bucati del suo corpo, tenuti vivi da tubi che rimandano agli strumenti di supplizio, codesti arnesi medici, le antiche macchine di tortura.

Sono torturato,(3) dice Piergiorgio, no, ti stiamo curando rispondono i taumaturghi di turno, parandosi dietro una patina falsamente etica, per gabellare l’opinione pubblica anestetizzata.(4)

Si, è torturato, la sua tortura, simile a quella di milioni di animali dietro le porte ermeticamente chiuse dei laboratori di vivisezione, delle lobby farmaceutiche.

Piergiorgio, incurabile(5), cavia umana, un possibile prototipo per il passaggio dal ‘modello sperimentale animale’ al ‘modello sperimentale umano’, la nuova ‘mission’ in cui le multinazionali farmaceutiche hanno triplicato gli investimenti.

Piergiorgio, un malato da gestire talmente bene da non morire mai, un ‘target dal vivo’ per la sperimentazione sulle masse, dei farmaci di ‘nuova’ generazione.(6)

Che i compagni di Piergiorgio possano mettere al più presto fine allo scempio di quest’uomo nobile, coraggioso, un eroico Dirigente radicale, che chiama in aiuto la Morte, per morire in pace, lui che doveva morire all’oscuro, senza che gli altri se ne accorgessero, per non turbare la ‘serenità’, l’anestesia degli italiani! (7)
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(1) Per due millenni la morte è stata ‘addomestica’, non si barava al gioco della Natura, sottrarsi all’avvertimento della morte era esporsi al ridicolo: “Andiamo, e senza discutere!”

(2) L’industria della ‘ricerca’, Telethon, ha sfruttato invece l’immagine moribonda di Welby, nelle case degli italiani, per arraffare 30 miliardi e 740 mila euro.
” E’ di 30 milioni e 740mila euro la raccolta per Telethon per la ricerca contro le malattie genetiche durante la maratona Rai sulle reti del servizio televisivo pubblico. E’ stato il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, a consegnare simbolicamente a Susanna Agnelli, presidente del Comitato italiano di Telethon, l’assegno con scritta a caratteri cubitali”

(3) Sì, tortura! Sepolto vivo, mutilato, cavia crocefissa nel letto, per scoprire qualcosa, non basta? A Piergiorgio non si riconosce nemmeno il diritto di chiamare con il suo nome, tortura, ciò che sta subendo, sul suo corpo!

(4) Anestetizzata, proprio! Si dubita del diritto fondamentale della persona, la libertà di decidere di se stessi. Eutanasia attiva, passiva, accanimento terapeutico, di chi è la vita, di Dio, del malato, i sofismi dell’anestesia pubblica. Questi ‘sofismi’ hanno una loro radice. Il tempo della morte si è allungato, è stato suddiviso: morte cerebrale, biologica, cellulare. Gli antichi segni, il cuore cessa di battere, il polmone non respira, non bastano più. La misurazione dell’attività cerebrale, allungata a discrezione medica, regola la durata, ritarda il momento fatale. Il rifiuto di sospendere le cure consentono a chi è quasi morto, di sopravvivere quasi indefinitamente.

(5) A Piergiorgio era stata diagnosticata una malattia inguaribile, la distrofia muscolare, fin dal 1963. Fino al 1997 aveva vissuto in modo normale, si sposa, gira per l’Europa, scrive, legge, dipinge… fino al giorno dell’operazione, nel 1997.

(6) La nuova ‘mission’, l’innovazione della ricerca. L’opinione pubblica, anestetizzata, ignora cos’è veramente. Le lobby farmaceutiche, poichè registrano per uso clinico solo il 5% dei farmaci sperimentati e solo l’1% entra nell’uso comune, si stanno orientando sempre più alla sperimentazione umana, finora limitata al continente africano. Il ‘modello sperimentale animale’, ovvero la vivisezione, da cui si estrapolano i dati da trasferire sull’uomo, da almeno 50 anni è riconosciuta come ‘errore metodologico’, ovvero i risultati applicati all’uomo non funzionano, sono falsi e devianti. Le torture sugli animali, continuano perchè, su di essa, si basa l’industria della malattia, più lucrosa dell’industria di guerra. Pochi medici onesti hanno il coraggio di dire la verità.

Il prof. Veronesi, dietro la sua patina etica, è particolarmente in malafede. Nel 1986, aveva affermato apertamente l’inutilità scientifica della vivisezione, ma dopo che le multinazionali lo hanno bacchettato, ha fatto marcia indietro, che rischiava grosso, così l’ex-ministro si è rimangiato tutto!

La sperimentazione umana consente un notevole risparmio dei tempi, tempi brevi, per l’approvazione del ‘dossier internazionale’, l’immissione in commercio dei farmaci. Abbassando i costi, crescono i profitti. In concreto, la nuova mission funziona così:
- raccogliere dati di tollerabilità su ampie popolazioni di pazienti, per costituire il dossier internazionale e l’immissione dei farmaci in commercio in tempi brevi;
- individuare la quantità vendibile ovvero le dosi da assumere in una malattia che deve essere prolungata all’infinito;
- potenziamento della diagnostica, in quanto individua dei sottogruppi di pazienti appropriati sui quali sperimentare con maggior possibilità di successo i farmaci;
- costituire target dal vivo, ovvero gruppi ampi di pazienti, per riportare in laboratorio i dati ricavati ‘dal vivo’, indispensabili per i farmaci di ‘nuova’ generazione.
I malati incurabili, come Welby, sono i più ‘pratici’ per divenire morituri nel tempo. In Italia ci sono 17.000 distrofici inguaribili, su cui il team multidisciplinare – biologi, medici, ingegneri, ricercatori – della medicina del Capitale, si orienta per la sperimentazione umana.

(7) Roma, 13 dicembre 2006. I radicali italiani sono pronti “a staccare la spina” che tiene in vita Piergiorgio Welby non appena lui lo chiedera’. “Non vogliamo essere complici dei torturatori: non appena Piergiorgio ce lo chiedera’ interverremo a prescindere dai tempi e dalle scadenze del Tribunale”, ha detto Rita Bernardini segretaria dei radicali.
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‘Sei il diavolo!’ Accoppa la fidanzata e attende di diventare santo…

11 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Era il Diavolo, Valentina, e il fidanzato l’ha fatta fuori(1).

Il Femminile nemico, incarnato stavolta nel diavolo, la giustificazione dell’ennesimo accoppamento.(2)

Il diavolo è Lucifero, il più bello, il più potente, il più saggio degli Angeli, che non doveva niente a nessuno, tranne che a Dio, il suo creatore. Tramutato nel dolore di Dio, quell’angelo disobbediente, che si è rifiutato di ri-tornare tra le braccia del Padre, ribelle.

L’Incubo di Dio, ovvero l’incubo del Maschile(3), il diavolo, la donna-ribelle, che non obbedisce.

La Donna-Ribelle, l’avver-sione, l’orientamento errato, la diserzione storica al ‘destino biologico’, le braccia del Padre.(4)

Finirebbe l’ammazzatoio, il ‘femminicidio’, se tornassimo indietro?

Forse, ma l’Angelo Ribelle non ci può tornare, noi non torniamo indietro, che dopo la ‘caduta’ abbiamo cominciato a gustare l’Autonomia Femmminile, questo nuovo essere, questa nuova personalità dell’angelo de-caduto, il diavolo.
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(1) Milano ? Ha massacrato a coltellate la sua fidanzata sotto l’effetto dell’anfetamina Davide Folli, il 25enne milanese fermato subito dopo il delitto e ora rinchiuso nel carcere a San Vittore. Le analisi hanno infatti confermato che l’assassino, prima di uccidere Valentina Colangelo, 27 anni, aveva assunto un ingente quantitativo di anfetamina. Davide Folli durante l’interrogatorio era in stato confusionale, ha parlato di un litigio, poi ha detto che la sua ragazza rappresentava «il diavolo» e che gli «faceva paura».

(2) Il diavolo, il Nemico numero uno, non è mai inoffensivo e il suo riconoscimento difficile. Nell’immaginario storico maschile, la donna ha avuto due valenze, il Bene e il Male. Il ‘Bene’ è il ‘destino ‘anatomico’ della donna, l’angelo del focolare, il benigno, l’accogliente, il materno, la cura, la devozione, la pazienza, la sottomissione, l’immatricolazione nella stirpe del Maschile. Il ‘Male’ è la negatività, l’indipendenza, il rifiuto della propria ‘castrazione’, la ribellione al ruolo, il potere di seduzione. Nel simbolico, il femminile nemico assume varie connotazioni, mitologiche e storiche (Salomé, Circe, Amazzoni, Elena, Strega, Caterina de’ Medici, la torturatrice di Abu Graib, la kamikaze, la madre che ammazza il figlio…). Attorno al ‘potere sessuale’ – donna fatale, vampira, dominatrice – sembra oggi costruirsi l’immagine nuova del femminile nemico, il diavolo.

(3) Nei testi di persecuzione contro le Streghe, si faceva distinzione tra diavolo incubo e succube. Il diavolo incubo, che sta sopra, che domina, ha preso oggi la sembianza del Femminile. Il diavolo succube, che sta sotto, che è dominato, ha assunto la sembianza del Maschile. Una inversione di dominio nell’immaginario, la cui radice, forse, è nel ruolo svolto dalla sessualità femminile, il ‘potere sessuale’ delle donne.

(4) Il destino anatomico, oggi, il materno, la segregazione in casa, l’espropriazione del lavoro, la casalinga come destino.

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L’accoppamento di Adalgisa, una bella favola dell’amore, giornalistica

6 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Adalgisa, quella mattina di novembre, all’alba, prima di recarsi al lavoro, in fabbrica, è braccata in auto dall’ex-marito, Achille: le spara alla testa. Trascina il suo cadavere, in auto, per settanta chilometri, fino ad una capanna abbandonata, a Montespluga e lì, si spara.

Un altro accoppamento, un’altra violenza sulla Donna, cui non si vuole dare il suo nome, in questa guerra civile di parole.(1)

Prima del ritrovamento dei cadaveri si parlava del ‘giallo d’autunno’, ora si parla di Giulietta e Romeo, di amore sbagliato, infelice, immenso.(2)

Giulietta e Romeo, dice il fratello di Achille, – la sua ignoranza letteraria è comprensibile – ma quella dei giornalisti, no! – che ripetono e scrivono dei novelli amanti, dimenticando che Romeo era amato ed amava a sua volta, che non ha accoppato Giulietta e che entràmbi i protagonisti della tragedia si sono suicidati.(3)

Quante menzogne per dissimulare intenzionalmente ciò che non si deve dire, che si deve nascondere, una favola d’amore abbellita, questo ennesimo accoppamento, l’ennesima violenza contro di noi.

Giornalisti conformisti, vigliacchi, senza alcun principio di onestà, di decenza, mentitori dal linguaggio truffaldino, pontificano l’assassinio di una donna con la mistificazione, riesumando amore e morte.(4)

Perchè? Siamo forse in pieno ‘contagio fantastico’, si crede e non si vuole dire, l’accusa magica, la giustificazione della violenza contro le donne, perchè percepite come responsabili del Male, della crisi strutturale del sistema, di cui è giusto vendicarsi?

Forse è per questo che l’accoppamento di donne assume valenze molto ‘soft’, raptus-possessioni, destino tragico, amore e morte oppure l’estremo, l’indignazione morale, che nasconde tutti i pregiudizi maschili in quanto proprio essi determinano la percezione della Donna che giustifica, inconsapevolmente, almeno per ora, la sua persecuzione omicida.

Torniamo a quest’ultimo accoppamento, come ci è stato presentato. Achille, il marito, l’amava, ci si dice – non poteva fare a meno di lei che lo aveva lasciato da un anno, dopo quattordici, di liti e botte.

Era geloso (l’amore non si nutre di gelosia, di possesso?), non la voleva lasciare al ‘rivale’, il cugino, il lontano parente che corteggiava l’Adalgisa.

L’”amava”, per questo la ri-voleva, l’amava, confessò anche al suo datore di lavoro che ‘presto, l’avrebbe fatta grossa’, per amore, s’intende, di lei.

Cos’è questo ‘amore’ assassino, cos’è questa violenza spacciata per amore?

Ma quale amore, questo è un crimine, lui, violento, ha accoppato la moglie, Adalgisa, non perchè l’amava, al contrario, lei gli era indifferente, affettivamente, perchè lui era indifferente a tutto, tranne alla propria violenza, assassina.

Indifferente affettivamente anche verso sua figlia, tanto indifferente da costruire su di lei, quindici anni, la giustificazione del crimine, lasciandole un breve scritto, un rito, l’inversione da assassino della moglie, in ‘vittima’ della moglie . ” Tua madre mi ha rovinato la vita, un giorno se ti sposi, non fare come lei…”(5)

Un monito che sa di persecuzione dall’aldilà, contro la figlia, qualora si infetti della colpa della madre, l’abbandono, del marito, l’orfano, privato della società coniugale.

Società coniugale forzata e garantita da chi tirava avanti la baracca, proprio dall’Adalgisa, con il suo lavoro di operaia, mentre Achille, l’uomo dei boschi, il pastore, il taglialegna occasionale, cui faceva comodo quella vita, non la voleva perdere, e le botte da orbi alla moglie erano il terrore che gli garantiva la sistemazione permanente in casa, da violento.

Ma Adalgisa, un anno fa, si era separata, quattordici anni d’inferno. Per questo l’ha distrutta, assassinata.

Come altri maschi violenti, dopo l’omicidio, si è ucciso, sparandosi alla testa.

L’omicida-suicida, lungi dall’essere l’amore infelice, il rimorso, il pentimento, non è altro che l’ampliamento della violenza maschilista, che giunta a questo stadio di non-ritorno, trascina con sé anche chi l’incarna, il maschio stesso, attraverso il meccanismo del suicidio, accompagnato dall’estremo inganno, il darsi la morte, per costruirsi anch’egli come vittima , di un qualche ‘complotto’, una nascosta violenza provocatoria femminile che conduce all’atto estremo, degno anch’esso del compianto sociale, della pietà.

Dunque dovremmo confessare la nostra colpa, la responsabilità della mattanza contro di noi, attraverso questa inversione, il ruolo di vittima del maschio che ci lincia e poi si suicida?

Quanto manca per una nuova caccia alle Streghe?(6)
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Note

(1) Scrive Silvia Ballestra: “… siamo alla mattanza, l’accoppamento più la firma ‘splatter’… non centinaia di casi di violenza, ma un enorme, planetario ‘Caso’, un pogrom… ogni giorno si massacrano le donne, non una stranezza del momento… faccende tribali, mutilazioni, siamo di fronte ai mariti, fidanzati,… la coppia nella loro quotidianità“.

2) MONTESPLUGA (Sondrio) ? Morti abbracciati. Come Romeo e Giulietta
Trovati in una mansarda dai parenti i corpi di Achille Martignoni e della moglie, i coniugi scomparsi due settimane fa nel Comasco. Giacomo non riesce a smettere di piangere, urla si dispera. Ha appena trovato il corpo del fratello, avvolto in una trapunta in quella casetta abbandonata, accanto al cadavere della moglie. Lo abbraccia, sussurra «Achille, Achille». Poi si allontana, scende dalla mansarda e tra le lacrime dice: «Sono morti abbracciati. Sembrano Romeo e Giulietta. Lui l’ha amata tanto ed è stato così sino alla fine». (Corriere della Sera)

(3) Si riferiscono alla tragedia Giulietta e Romeo, di W.Shakespeare, il quale ha preso spunto da un testo del Bandello, che aveva a sua volta rielaborato un racconto del vicentino Luigi da Porto, l’Istoria novellamente ritrovata di due nobili amanti, scritta nel 1529.

(4) Il cadavere di Achille accanto a quello di Adalgisa, ha suggerito addirittura l’attrazione tra i due coniugi e la loro unione fisica, una interpretazione menzognera, un’invenzione deliberata, della tematica ‘amore e morte’ per dire altro da ciò che è vero. Ciò che è vero era il conflitto tra Adalgisa e l’ex-marito, la persecuzione, la violenza di lui in vita e in morte!

(5) Le nostre colpe, le nostre sofferenze, possono essere trasferite su qualcuno che se ne faccia onere, come scaricare un carico di legna sulle spalle di un altro. Questo meccanismo della ‘sofferenza vicaria’, è tirata in ballo da molti maschi assassini, che scaricano sulla donna i loro problemi.

(6) In questo accoppamento sono presenti rituali che ricordano la caccia alle Streghe.
- Il marito accusava Adalgisa, pur da lui separata e quindi sciolta dall’obbligo di fedeltà coniugale, di in-fedeltà. Era l’accusa tipica rivolta alla Strega: apostata della fede, in-fedele, uscita temerariamente dallo stato di fede e di obbedienza alle norme. Lo stato di fede era per lui, il matrimonio.
- L’in-fedeltà, Adalgisa, la mostrava pubblicamente frequentando il ‘rivale’, un lontano cugino di lui. Adalgisa mostrava dunque, nella sua vita, pubblicamente, di aver abbandonato l’intenzione di ri-tornare alla fedeltà, al marito. Insomma non abiurava, di lui non ne voleva più sapere. Il che le è valsa la condanna a morte.
- Due giorni prima dell’accoppamento, il marito l’aveva preso a botte in pubblico, in strada. Questa degradazione puzza di quei tormenti cui era
sottoposta la Strega prima dell’estremo supplizio.
- Nel biglietto lasciato alla figlia, la ammonisce sulla scelleratezza della madre, la colpa si trasmette e con essa anche la punizione. Il peccato della figlia – in futuro – deriverà dalla scelleratezza della madre. Ovvero il ‘contagio’ di cui era accusata la Strega, che giustificava la sua eliminazione.
- Lui l’ha assassinata nella sua auto, in pieno paese. Poi ha portato il cadavere fuori, lontano settanta chilometri dallo stesso, nella baita abbandonata, difficile da trovare. Anche il paese, centro dell’omicidio ma lontano dal cadavere, viene purificato dalla contaminazione, rito questo, l’espulsione del cadavere, assai frequente, dopo che la Strega era stata accoppata.

(In tanti accoppamenti c’è anche la trasfigurazione del volto e del corpo, per renderlo irriconoscibile alla comunità, una delle pratiche più in voga sulla Strega assassinata.)
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