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Archivio Settembre 2006

Il mercante di pietre, il terrorismo islamico "sessuizzato"

30 Settembre 2006 2 commenti

Due parole anch’io le voglio dire sul ‘Mercante di pietre’(1), ultimo film di Renzo Martinelli, regista esperto di terrorismo nazionale(2), e ora, anche internazionale.

La protagonista, Leda(3), borghese, bella, in carriera, moglie di un reporter-professore universitario, Alceo, mutilato, le gambe tagliate da una bomba a Nairobi, nel ’93.

Alceo ‘sente’ il terrorismo, vista la personale esperienza, ma non riesce a convincere gli altri, nemmeno l’anti-terrorismo, se non emotivamente, ed anche all’Università, le sue lezioni contano solo quattro studenti.
Con questa sua ‘mania’, non fa che angosciare Leda, più infermiera che moglie, la quale, però, cerca di adattarsi, compensando la magrezza coniugale con il lavoro, che la gratifica.

Per tamponare il rapporto, una brevissima vacanza in Turchia, Cappadocia, il paese delle fate.

E qui nel ‘jardin enchanté’ orientale, il suo incontro con il mercante di pietre, un convertito italiano, il quale oltre al corano, ha anche ben imparato l’erotismo islamico.

La carica onirica del posto – il paese delle fate – il mercante, le sue pietre, il sapiente uso del lessico, l’evocazione verbale-erotica della sessualità, la parola che rimanda all’immagine e in più una specie di ‘cabaret’, dove danzano giocosi pederasti (a me sembravano tali),
l’evocazione della sessualità… un tam-tam… senza nominarla, insomma, la Leda tutta avvolta nel conturbante abito orientale, non può rimanere indifferente, con quel povero mezzo-marito vicino, sotto l’infermiera, palpita ancora un cuore ardente, di donna.

Tornata in Italia, la trama della seduzione si svolge e si completa con la terza ‘M’ della sessualità islamica, il mujum, la lussuria di cui Leda ha proprio bisogno per trovare un pò di allegria.

L’assalto impetuoso del membro virile del mercante, la lancia che guerreggia nella vagina di lei, il duplice arco, penetrazione, strofinamenti, succhi, morsi, tra incensi e profumi, il capolavoro di carnalità che spoglia la Leda, totalmente, della sua volontà.

Non si sa se il membro meraviglioso del mercante è stato cosparso di sanguisughe macerate in olio extra-vergine – farmacopea erotica islamica – e la vagina della Leda cosparsa di camomilla e asfodelo, visto che ‘esplode’ di desiderio fino a quando non è completamente appagata.
Mah…

Purtroppo la Leda, oltre ad aver perso la volontà e la testa, è anche ingenua. Non sa che le donne, per l’islam, costituiscono il fondamento di ogni ‘fitna’, seduzione e sedizione, la trappola che induce alla perdizione, la rivolta contro Dio.

Il mercante-terrorista vacilla, chè la Leda-colomba della bomba, incarna con i suoi glutei tondi, la buona vagina e il corpo snello, l’evoluzione della concezione estetica pre-islamica della donna-grassa-vacca, e il buon mercante è invece, un musulmano moderno, evoluto. Si è preso una cotta.

Così mentre la Leda, dimentica della carriera e del mezzo-marito, sul traghetto che la porta da Calais in Inghilterra salta in aria, il mercante-terrorista, il perduto-innamorato, a terra, mentre inneggia ad Allah, – gli amici, crudelissimi, gli fan saltare il cervello con due colpi di pistola.

Dunque, se ho ben capito, le Leda borghesi , emancipate nel lavoro, sono – aihmé- frustrate sessualmente, depresse e bisognose di allegria, facile preda del terrorismo islamico sessuizzato , e, povere ‘colombe’, anche complici della fine dell’Occidente!?!

Senti, Martinelli, vai a ranare!
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(1) Rispettabile commerciante di pietre preziose, Ludovico Vicedomini è in realtà un cristiano convertito all’Islam e membro di una cellula di Al Qaeda che opera tra Milano e Torino. La sua specialità è sedurre le donne, “le colombe”, e usarle come strumento inconsapevole di distruzione. Ma questa volta qualcosa va storto. Il Mercante si innamora della “colomba”, Leda, una donna di successo che lavora per una grossa compagnia aerea e moglie di un docente universitario esperto di terrorismo.

(2) Il film “La piazza delle cinque lune”.

(3) L’inusuale nome di Leda. Forse Martinelli ha pensato a Leda, madre di Elena, la rovina di Troia? E Alceo? Il lirico greco sempre ubriaco, per dimenticare i tiranni? Boh…

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Era bello come un angelo, Dino Buzzati, l’angelo dei bordelli di Stato

24 Settembre 2006 2 commenti

Oggi il Corriere della Sera, nell’anniversario della nascita, dedica un articolone a Dino Buzzati, suo giornalista e scrittore nazionale.(1) ” Era bello come un angelo…”

Sarà stato pure bello come un angelo – il Buzzati – l’angelo delle case chiuse, dei bordelli, della schiavitù sessuale della donna, eretta a sistema di Stato. Contro la legge Merlin, che fece abolire ufficialmente (legge 20 febbraio 1958, n.75) questo lenocinio statale, l’angelo della schiavitù sessuale delle donne, scrisse:

“…non riesco a vedere il motivo per cui uno Stato non possa, e non debba direttamente o indirettamente, fare l’intermediario di amore.
Si tratta in fondo di un servizio di alto interesse pubblico e di stretta necessità specialmente nelle regioni dove un giovanotto, se non si sposa, non ha modo di soddisfare i suoi naturali e insopprimibili bisogni…”

“Comunque ritengo che le case chiuse non fossero quell’abominio che molti hanno cercato di far credere.”

“Le ho frequentate per parecchi anni e sinceramente le rimpiango.”

“Pensate voi, o giovanotti che non avete fatto in tempo a conoscerle: in qualsiasi ora del giorno e, e con spesa ragionevole, poter avere, senza nessuna complicazione nè rischio, senza perdita di tempo, poter avere di colpo una ragazza giovanissima, di straordinaria bellezza… e di bravura superiore, quale nel regime attuale, richiederebbe – ammesso che esista e sia indispensabile – lunghe e tormentose manovre di approccio e il dispendio di parecchi milioni…”

“Aggiungo a mio modo di vedere, che il mestiere di donna pubblica è tutt’altro che spregevole e in sé disonorante… esse svolgono una funzione apprezzabilissima, la quale se adempiuta con gentilezza, umanità e sapienza, può divenire una cosa molto bella (2)..

“La legge Merlin ha troncato un filone di civiltà erotica, che nell’ambito delle case chiuse veniva trasmesso, con le parole e con l’esempio, di generazione in generazione, alimentando un’arte spesso raffinata (!)che temo si sia ormai dispersa per sempre.”

Quanto rendeva l’affare, l’industria della schiavitù sessuale della donna, l’industria di Stato, signor Buzzati?
Quale aliquota del PIL, il ‘lavoro sessuale’, nei bordelli?
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(1) Non mi addentro in tutta la sua produzione, mi limito solo a un ‘Un amore’ il suo cesso letterario - il suo merdaio più riuscito, vista la competenza personale dell’autore in materia di prostituzione.

Laide è una ragazza del popolo che fa la squillo a Milano. E’ interessata al denaro, ‘una teppista’. Si approfitta di Dorigo, cinquantenne architetto borghese, cotto di lei, facendosi mantenere e rassicurandolo che è il suo solo uomo, mentre se la fa con gli altri.

Il poveretto è geloso, soffre anche.

Però pensa che quando la cotta gli passerà, la lascerà come si lascia ‘l’ombrello’ dopo la pioggia.

Pretende di essere l’unico uomo per lei, pretende che la Laide lo ami, quando lui sa bene che prima o poi la mollerà. Della Laide il lettore sa tutto, corpo, gambe, ascelle, ventre, sesso, ma non non sa se pensa… forse non pensa!

Ha almeno ‘un barlume d’anima’ e per un momento è una ‘creatura umana’, ma poi ritorna ad essere la solita squillo, la popolana abbagliata dai miti della ricchezza nella città milanese.

La ‘maschietta’ di 30 anni più giovane di lui, ‘una puttanella’ strafottente, il giudizio dall’alto dei suoi soldi, della classe borghese del Dorigo. Ché lei non gli vende l’anima, mannaggia, ma solo il corpo.
‘Che cosa meravigliosa la prostituzione’ pensa Dorigo, come faccio a farmi anche il barlume d’anima della Laide?

Io mi chiedo, con tutti sti’ problemi, non poteva andare a letto con una donna perbene, una borghese? Non la trovava?

Eh no, il piacere sta nel denaro, nel comperare una ‘cosa’ bella e giovane, unaragazza del popolo, che si assoggetta come una schiava alle pratiche più sconce! La borghese va rispettata.

Così il povero borghesino, pieno di soldoni – si convince pure che ogni donna del popolo ha una istintiva propensione alla prostituzione, una natura di mignotta, che il denaro del borghese risveglia.

Ovvero i rapporti di denaro e potere, materia prima della sessualità maschile.

(2) La cosa molto bella, in una lettera inviata da una prostituta a Lina Merlin (L. Merlin, C.Barberis, Lettere dalle case chiuse, ed. Avanti, 1955)

“… attenta Signora (la Merlin) ai ‘padroni’ e a tutti coloro che vivono di noi; non solo sono forti, non solo sono ben inoltrati nel mondo dei potenti, ma hanno menti direttive molto abili, e la loro corruzione non è solo di denaro. La loro propaganda è sottile, diabolica: dal loro mondo nessuna di noi torna indietro, perchè come in una giungla migliaia e migliaia di fili sottilissimi e forti ci tengono prigioniere.

Guai a chi ha tentato di fargliela!…

Lei, Signora dimostra con la sua legge che crede in noi, e non a quello che dicono ‘se fa la prostituta è perché è nata così.

No. Signora, non sono nata così. Nè io né la maggior parte, anzi tutte le altre come me, ci siamo diventate perché è la società che ci ha fatto diventare, ci hanno fatte diventare così i signori per bene, e le varie benefattrici che s’incontrano su tutte le strade della gente che ha fame e che è ricattata su tutto…”

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L’"homo islamicus", fin’ amour del femminismo di sinistra

18 Settembre 2006 6 commenti

E’ venuta a galla, con la tragica morte di Hina, la passione, le fin’amour del femminismo di sinistra (1), l’homo islamicus, il culto devoto all’islam, in tutto il suo ripugnante ardore

Che alle femministe di sinistra, vacanziere, più che turbare le vacanze, premeva non turbare il tubare con l’”islam-buono” tanto da affermare che in questa tragedia “l’islam non c’entra per nulla”.

Si sa che le fin’amour è una passione nobile ed esigente, un vero culto, ma da parte di femministe recentemente ‘uscite dal silenzio’, questa sottomissione all’”homo islamicus”, proprio non me lo aspettavo.(2)

Nel turrito castello universitario, acculturato, dove si è ritirato, nelle tendopoli del pacifismo e del volontariato, sotto la lugubre veste delle ‘donne in nero’, questa aristocrazia femminile, ha preferito stare-nel-silenzio- sull’islam assassino e su Hina sgozzata, dicendo che lo sgozzamento di Hina è opera di un ‘oscurantismo -medioevale’ -, del ‘tribalismo’ dell’islam-cattivo che si contrappone al modernismo, l’islam-buono, illuminista.(3)

Poniamo sia così. Il padre di Hina è un’operaio che lavorava in Italia, da più di 10 anni, a 2.500 euro al mese. Se è tribale, significa che è pietrificato, che il suo ambiente tradizionale, nemmeno in Italia, è stato incrinato dall’industrializzazione.

Se non è tribale, allora si vuole mascherare la realtà, cioè l’islam vivente, in ogni sua variante, è un sistema economico-politico-giuridico-religioso fondato sul dominio della donna, la sua esclusione dal mondo del lavoro, il suo asservimento coniugale e domestico, il ‘ventre da arare’ garante della riproduzione di forza lavoro a ‘costo zero’, merce di cui, oltre al petrolio, ogni paese musulmano abbonda.

Dall’alto delle loro origini europee e cristiane, irreprensibili, le non-silenzio hanno preferito tacere sull’islam assassino e su Hina sgozzata dalla sharia familiare, per non turbare il tubare con la variante moderata dell’islam.(4)

Se le non-silenti fossero anche non-vedenti, se si fossero innamorate per fama dell’homo islamicus, un amore lontano, remoto e inaccessibile, d’oltremare, potevamo sperare che questo becero fin’amour del femminismo di sinistra, spirasse, da sé, idealmente.

Invece no, che scalogna, non nel reame saracino, ma sotto casa, tutti i giorni, ci tocca di ascoltare questo ‘trobar’ ripugnante!
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1) Femminismo di sinistra: intendo il femminismo ‘in mobilità’, ex- vecchia e nuova sinistra, che ha trovato lavoro, nell’agenzia di collocamento imperialista, le ONG.

Il silenzio, su Hina sgozzata, delle recentemente uscite-dal-silenzio

«E? estate. Purtroppo questa terribile tragedia è accaduta in un momento ingrato, quando siamo tutte in ferie».

Letizia Paolozzi spiega così il silenzio di Emily sulla morte di Hina, la giovane pachistana accoltellata dal padre perché portava i pantaloni a vita bassa e conviveva col ragazzo.

Le fa eco Anna Maria Carloni, senatrice Ds e tra le fondatrici dell?associazione di cui fanno parte anche Franca Chiaromonte, Franca Bimbi, Giovanna Melandri e Rosy Bindi: «Purtroppo siamo con le nostre famiglie e in ferie – dice – Agosto è il mese che dedichiamo a noi stessi».

E poi conferma che su quanto accaduto ad Hina non hanno organizzato niente neanche per settembre, al ritorno dalle ferie.

Perché per Hina sono scesi in campo tutti, da Veltroni a Dacia Maraini passando per il ministro Pollastrini.

Tutti, tranne loro. Le associazioni femministe di sinistra.

Adduce «motivi logistici» anche Pina Nuzzo, responsabile nazionale dell?Udi.

«I nostri uffici sono chiusi per ferie – recita come una segreteria – e capisce bene che anche solo fare un comunicato avrebbe richiesto stare in sede e utilizzare il computer».

Ma sottolinea l?impegno dell?associazione «per la causa delle donne straniere», ricordando che «già nel 2002 l?Udi ha cambiato nome da Unione delle donne italiane a Unione delle donne in Italia».

Mentre Luisa Morgantini, europarlamentare Prc e tra le fondatrici del movimento Donne in nero, afferma: «Adesso è anche agosto, sa. Ma so che la cosa ha sconvolto tutte quante e sono convinta che al ritorno dalle ferie vedremo grande solidarietà».

«Non ci siamo occupati di lei perché lei non si era rivolta a noi – dice incredibilmente Emanuela Moroli, vicepresidente della Casa internazionale della donna e responsabile di Differenza donna, associazione che da 12 anni accoglie donne straniere e italiane vittime di violenza – Purtroppo Hina ha pensato di potersela cavare da sola».
E definisce «scandaloso» come la stampa si sia interessata tanto a una ragazza pachistana e quasi per niente al fatto che ogni anno in Italia circa 100 donne vengono ammazzate per mano della famiglia. «Sarà che visto che sono italiane non gliene frega niente a nessuno?». E poi aggiunge: «E? un errore prendere posizione per una storia singola. Le culture sono diverse, ma poi le donne sono un unico popolo sparso ovunque nel mondo».

Un po? di luce sul perché di così scarsa considerazione per la sorte della povera Hina la getta finalmente, suo malgrado, Francesca Koch, presidente dell?Associazione federativa femminista internazionale, che denuncia «la paura dei nostri movimenti che tutto si trasformi in un discorso troppo semplicistico».

E si scopre così che non di motivi logistici si tratta, ma politici.

«In realtà – dice – abbiamo deciso di comune accordo di non intervenire per evitare l?ennesima strumentalizzazione contro l?Islam e il mondo arabo. Perché l?Islam in questa tragedia non c?entra niente, ma si sa ogni scusa è buona».

(2) Le principali tappe della sottomissione del femminismo di sinistra all’homo islamicus:

- a) il velo
Chi dissente e considera il velo segno tangibile della inferiorità femminile, è tacciata di mentalità colonialista e imperialista; di non tener conto della diversità culturale; di osare criticare le musulmane quando le nostre tv sono piene di donne seminude, la cui immagine offende le donne più che il velo.

- b) la legge francese sul velo
L’anatema: come si permette lo stato francese di imporre alle donne come si devono vestire? Multiculturalismo, rispetto per le differenze!

- c) la non-violenza.
Le donne sarebbero – per natura – non-violente. Dunque, contro la guerra. Tanto più contro la guerra giustificata dagli Usa e soci per non soccombere all’integralismo islamico. Non si può criticare l’islam che armi in pugno, si batte contro l’imperialismo USA (anche se l’islam si fonda sulla segregazione e discriminazione della donna!).

- d) la puntura simbolica al clitoride
Nel dibattito sulla proposta del ginecologo, in Toscana, sulla puntura simbolica al clitoride al posto della mutilazione dei genitali, le femministe di sinistra si sono dichiarate ‘possibiliste’.

- e) la scuola islamica
Come esercizio della libertà culturale, pagata dalla cittadinanza!

(3) Carattere peculiare del tribalismo del padre di Hina, sarebbe il delitto d’onore, il rifiuto del matrimonio combinato, punito con lo sgozzamento. Hina era giudicata dai componenti maschi della famiglia, quasi un’apostata, più volte esortata a cambiare vita. Anche la madre ha ammesso che non era ‘una buona musulmana’. C’erano tutte le premesse per il suo assassinio, in quanto considerata corrotta. Lo sgozzamento ‘ha lavato il suo onore’.

In Olanda secondo Hirsi Alì, si contano, in difetto, 50 omicidi all’anno tra le giovani che si vestono ‘impropriamente’. L’aspirazione ad una vita normale diventa una condanna a morte.

(4) Mi riferisco all’islam moderato, cioè tutelato dall’occidente, con cui le femministe di sinistra tubano. In realtà questo islam sta solo nella testa di tutti i fiancheggiatori dell’italo-imperialismo, nella versione socialisteggiante.

Sia l’islam ‘moderato’ che integralista – sciita o sunnita -, cercano in modo diverso e con strumenti differenti, dal ‘basso o dall’alto, di utilizzare le masse oppresse e affamate del mondo musulmano per scagliarle contro l’occidente, come possibile soluzione, per allentarne la pressione sociale e le rivolte ad essa connesse, proprio negli stessi paesi musulmani. L’ideologia della guerra santa serve a questo.

Questa ideologia ha la sua base sociale nel fallimento della borghesia sottosviluppta – cioè non capitalista nè finanziaria – che ha guidato i movimenti di liberazione coloniale, incapace di sviluppo industriale nei loro paesi. Il grande sistema dell’elemosina, una specie di “stato sociale” che finora ha tenuto a freno le masse povere, sembra non funzionare più.
L’accumulo di ricchezze inimmaginabili per un pugno di ricchi e il conseguente parassitismo sociale, ha dato nuovo impulso
alla guerra santa, e al radicalismo islamico, sfruttando il bisogno di affrancamento dall’oppressione e dalla povertà del proletariato, delle masse oppresse e diseredate del mondo musulmano. Le borghesie nazionali, ricche e corrotte, – ovvero l’islam moderato – gestori degli interessi dell’imperialismo occidentale, fanno parte dell’asse del Grande Male.
In ogni caso, a mio avviso, è il terrore di rivoluzioni sociali nel mondo musulmano, che fa dell’islam, radicale o moderato, un blocco borghese musulmano anti-proletario.

Ma l’ibernoterapia delle masse povere, non funziona più.

Sono qualche centinaia di milioni i disoccupati, i fellah, gli affamati delle terre del petrolio. Questo mutamento si profila come uno scontro decisivo, che non può trionfare se non gettando sulla bilancia ogni mezzo, compreso la violenza, ovviamente. Non c’è più spazio per il dialogo sui ‘valori’. Le masse sono impermeabilizzate alle chiacchiere dell’occidente, questi valori, li vomitano.
Riferimenti: Hina sgozzata, Islam assassino!

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