Archivio

Archivio Agosto 2006

La strage dei caprioli, missione ‘ecologica’ dei rambo nazionali

28 Agosto 2006 Commenti chiusi

La Bresso, la paladina di gay, lesbiche, famiglie arcobaleno, minoranze oppresse, proprio la diessina ‘illuminata’, ha dato il via alla ‘missione ecologica’ nazionale, la mattanza, la caccia al terrorista-Bambi, cominciando dalla regione Piemonte.

Accusato di 1037 incidenti stradali in 12 anni (1), di occupazione abusiva del territorio, di devastazione della proprietà privata nei boschi dell’ovadese, dove ville, villette, villettine gli sottraggono lo spazio vitale.

Accusato di trasbordare da un un territorio divenuto sempre più ristretto, accusato di riprodursi come i conigli, di essere in sovrannumero(2).

Speciali corpi armati di cacciatori, in sintonia con il clima italiano delle ‘missioni’, in perfette tute mimetiche, fucile alla mano, si incaricano della missione ‘ecologica’, della ‘gestione ambientale del territorio’, cioè il massacro, lo sterminio, come unica soluzione.

E così anche su Bambi si accanisce la realtà distruttiva del sistema, la distruzione faunistica, la mattanza, crudele e insensata, per salvaguardare la proprietà immobiliare, la cementifera invasione dello spazio vitale dei caprioli.

Contro questa mattanza, è insorta la coscienza, la protesta, della parte più sensibile della società civile.

Essa è stata totalmente ignorata, e, così, sullo sterminio è sceso ben presto il silenzio, in primis quello mediatico.

Ma ignorare le istanze della società civile, che si è mobilitata, coraggiosamente guidata dalle associazioni animaliste, beffare, calcagnare in modo così arrogante la giusta protesta popolare (3), imporre con la forza bruta – come in Val di Susa, la TAV – una decisione talmente arbitraria e impopolare, segna a breve, non solo la fine della Bresso e della sua giunta, la fine del suo miserabile cadegrino di potere, ma la crescente odiosità del popolo verso questo sistema distruttivo, insensato, crudele, al cui salvataggio si è votata, nell’insieme, tutta la classe politica nazionale.
—————————————-

(1) Costerebbero circa un milione e mezzo di euro di risarcimento, questi incidenti, dovuti alla velocità delle auto su strade in cui i cartelli indicano chiaramente la possibile presenza di animali, con conseguente riduzione di velocità. Riguardo i morti/feriti, durante il periodo di caccia, si calcola, in media, un ferito/morto al giorno, tra cacciatori.

(2) ‘Sovrannumero’, triste etichetta! La popolazione umana considerata in sovrannumero, la femminile, è eliminata ancor prima della nascita. Vedi in Cina, India…

3) “Ridicola tutta la polemica sulla vicenda”, queste le parole della
Bresso.
Ha anche aggiunto che piuttosto dei caprioli, sarebbe meglio che gli animalisti si occupassero dei bambini libanesi.
Ma se già ci pensa lei, la ‘missione di pace’ dell’italo-imperialismo in Libano…cosa vuole da noi?

Riferimenti: Animalismo e mercantilismo

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

Hina sgozzata! Islam assassino, alla larga da noi donne, siamo islamofobiche

17 Agosto 2006 4 commenti

Le avevano teso il tranello, a Hina, padre, zio, cognato.(1)
Farla venire a casa per sgozzarla, il ‘giusto castigo’ per la Ribelle, l’anti-islamica fatta in casa.

Scaraventata nella fossa già scavata, il capo, – però – la direzione, ‘la quibla‘ verso la Mecca, in contatto, Hina, con l’universo, cielo compreso, dove l’ha spedita, a suon di coltellate, il padre.

Voleva vivere la sua vita di donna, Hina, voleva essere libera di disporre di se stessa, del proprio corpo, un attentato all’islam, Nushuz, ribellione contro l’autorità maschile, pena di morte, senza processo.

Si commenta il delitto con termini come misoginismo, patriarcato, leggi tribali, oscurantismo medioevale, ‘profonde e radicate convinzione religiose’ tali da resistere ad ogni ‘integrazione’.(2)

Qui non si tratta di versetti del corano, recitati in moschea.

Nessuna donna, nel sistema politico-giudiziario-religioso musulmano, ha il diritto di essere libera, di scegliere la propria vita, proprio perchè donna, perchè essere inferiore.

Inferiore perchè è proprietà, sempre e comunque, di qualche maschio(3).

Per quanto povero possa essere, al maschio-musulmano questo diritto di proprietà, il ‘ventre da arare’(4), gli è riconosciuto.

L’islam sancisce in modo aperto e chiaro questo diritto di proprietà, per questo l’uomo ha sulla donna un potere di vita e di morte.

La proprietà della donna, implica un rapporto servile-schiavistico di sottomissione personale all’uomo, sanzionata nella domesticità.

La donna è innanzitutto bene riproduttivo, la riproduzione forzata è la catena della donna musulmana, un vincolo quasi indissolubile, garantito dalla totale dipendenza economica, sua e dei figli, dal marito.

Questa catena, dopo diciotto o più secoli di storia, si sarebbe già spezzata, se non fosse sancita da leggi sociali anti-femminili terroristiche, la cui giustificazione è addirittura di origine divina, come la shari’à.

Questa matrice dell’islam è comune ad ogni sua componente, integrista, moderata, progressista.

E’ per questo, e non per ignoranza o ‘tribalità’, che il padre di Hina, e con lui, lo zio, il cognato, lo sposo ‘promesso’ in Pakistan, si sono arrogati il diritto di condannarla a morte, la ‘deviante’, la Ribelle.

Di che si deve pentire il padre?
Di aver esercitato un potere che il suo sistema politico-giuridico-religioso gli riconosce, in quanto maschio?
Un potere che ha il diritto di esercizio, indipendentemente dal paese in cui il maschio-musulmano vive.

Per l’islam, la terra di emigrazione è sempre e comunque dar al-harb, cioè area in precedenza musulmana entrata temporaneamente, storicamente parlando, in possesso degli ‘infedeli’.
E’ terra da riconquistare.(5)

Per questo la comunità islamica, si arroga il potere di sentirsi stato nello stato, e di far valere il proprio sistema politico-giudiziario,
il sistema assassino che ha sgozzato Hina,
che pretende di escludere le donne dalla società civile, rinchiuderle sotto il velo, ghettizzarle nella cella della famiglia!(6)

Islam assassino, alla larga da noi donne, ti detestiamo, siamo islamofobiche!(7)

Sì, siamo tutte ‘islamofobiche’, siamo tutte nemiche dell’islam, di questo sistema-politico-giudiziario-religioso che opprime, tortura, violenta, assassina milioni di donne del pianeta.

Ma nessuna violenza può fermare l’Autonomia Femminile, nemmeno lo sgozzamento islamico.

Perchè proprio dal seno stesso dell’islam, al suo interno, nascono le Hina, sarà un esercito planetario di ‘devianti’, di Ribelli, che nemmeno il vostro allah, alla testa delle mercenarie-bianche, le lanzichenecche occidentali neo-convertite, potrà arrestare!
———————————————

(1) Omicidio premeditato:
quello di cui è rimasta vittima Hina Saleem, la pakistana uccisa dai parenti nel Bresciano. Il padre stesso, infatti, avrebbe ideato una trappola per la giovane figlia ribelle. Le avrebbe telefonato per avvisarla della visita di un cugino proveniente dalla Francia: “Vieni a salutarlo, ha dei regali”. Poi l’avrebbe accoltellata mentre era immobilizzata. La stessa ragazza avrebbe confermato l’ipotesi parlando con uno dei titolari del locale dove lavorava, poco prima di sparire. “Vado da mio padre perché mi ha telefonato che c’è un parente che devo salutare”, ha raccontato. Intanto emergono alcuni particolari dell’efferato delitto. Stando alle prime indiscrezioni relative all’autopsia fatta sul corpo della 21enne, l’esame ha stabilito la compatibilità dello squarcio nella gola di Hina con il coltello da cucina recuperato in casa del padre.
Sempre secondo l’ esame autoptico la coltellata a Hina sarebbe stata inferta mentre la ragazza era immobilizzata.

(2) Chi parla di’oscurantismo medioevale’,formula rinascimentale, con la quale la civiltà della rinascenza si opponeva alla civiltà medioevale, sottolineandone l’”oscurità”, non fa altro che sposare l’eurocentrismo, la superiorità- creduta tale – dell’euro-imperialismo.

3) Ci si viene a raccontare che il potere maschile deriverebbe dal Sadq, la dote che gli uomini versano alle loro mogli al momento dell’atto di conclusione del matrimonio,e dalla nefaqa, la presa a carico nel matrimonio stesso, e non dal diritto di proprietà. Ma guarda! In una società in cui l’uomo è l’acquirente del bene-riproduttivo-donna attraverso il matrimonio, non può che nascere un potere di dominio e soggezione sulla stessa nella ‘domesticità’, e la sua completa esclusione dal sociale.

“..mai conoscerà la prosperità il popolo che affida i suoi interessi ad una donna” recita un hadith (hadith = ciò che il profeta ha fatto o detto).

Gli imam, che dedicano la loro vita a spiegare la volontà divina(!), avrebbero potuto accentuare l’aspetto egualitario del corano a partire dai versetti che Umm Salma diceva di aver ottenuto dal cielo, sull’eguaglianza tra i sessi. Invece – invocano l’intero versetto 34 della sura delle Donne, quello di Omar – che insiste perchè Maometto legittimi il diritto di picchiare le donne, in caso di Nushuz, ribellione contro l’autorità maschile. Alla faccia del profeta, del corano gli imam hanno preso tutto ciò che giustifica l’opressione femminile!

(3)’Il ventre da arare’ metafora cara ad Arafat, per un musulmano, la donna è essenzialmente, un bene riproduttivo.

(4) La Repubblica islamica conosce una categoria specifica di violenza criminale inflitta alle donne: il «delitto d’onore».
Il «delitto d’onore»: alla minima trasgressione sessuale, al minimo sospetto di adulterio, si uccidono mogli, figlie, sorelle e madri.
La lettura della stampa locale, a Lahore, a Peshawar e a Islamabad, dà un’idea della dimensione del fenomeno. La sola accusa di illecite relazioni d’amore o sessuali è vista come un intollerabile oltraggio all’onore della famiglia in genere, e a quello dei suoi uomini in particolare, i quali sono giustificati se si fanno giustizia da sé. Non c’è distinzione tra una donna colpevole di relazioni sessuali illecite e una donna sospettata di tali relazioni. L’uomo è colpito nel suo onore da ciò che gli altri percepiscono, dal sospetto di infedeltà. Un «delitto d’onore» non è dunque considerato un reato ma un giusto castigo. In un tale contesto, non stupisce più la storia, spesso citata, di un uomo che sogna di essere tradito dalla moglie che gli dorme accanto, si sveglia e la uccide a coltellate. Nella maggior parte dei casi, sono i fratelli, il marito e gli zii che si incaricano delle esecuzioni. Con una scure, sulla pubblica piazza, o a colpi di rivoltella, a seconda delle regioni.

«La stampa di Lahore riporta un caso al giorno per la sola provincia del Punjab. Ciò rappresenta presumibilmente il 10% di un totale che ammonta, annualmente, a migliaia di vittime nell’insieme del paese» è l’opinione di Tanveer Jahan, della Commissione dei diritti umani in Pakistan. Questa macabra contabilità è tanto più complicata in quanto questo genere di crimine non riguarda unicamente le relazioni sessuali. Rifiutare un matrimonio coatto o chiedere il divorzio può scatenare rappresaglie mortali. (tratto da Le Monde diplomatique)

(5) La vittoria sugli infedeli è concepita come sottomissione di questi ultimi all’islam, non come conversione.
Forse è meglio cominciare a parlare di islamo-petro-imperialismo…

6) Anche in Germania, nel 2005, sei donne islamiche sono state assassinate da parenti perche’ si vestivano e comportavano come le tedesche e i responsabili celebrati come eroi nella comunita’ musulmana .

7) Uso il termine ‘islamofobiche’,in questo senso. Noi donne non abbiamo né paura né una visione ‘chiusa’ dell’islam. Questo termine, coniato in Gran Bretagna nel 1997, indicherebbe un’ostilità infondata verso l’islam ed anche le conseguenze pratiche dell’ostilità, odio, avversione, pregiudizio, discriminazione.
L’islamofobia femminile non ha niente da spartire con forme di ‘razzismo’, o di xenofobia, che non si tratta di razza o di stranieri. Qui si tratta di una concezione del mondo e del rapporto tra i sessi basata sulla inferiorità della donna, giuridicamente e socialmente.
Dunque non si tiri in ballo il tema dell’alterità, del marginalismo, dell’out-sider, del ‘confine’( si veda il libro di Monica Messari: Islamofobia, ed. il Mulino) Si tiri in ballo, piuttosto, la difesa della dignità femminile, la lotta quotidiana, nel mondo, di noi donne, per affermarci come esseri umani!

———————————————–

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , , , ,