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Archivio Aprile 2006

Il caso clinico di Rosa

30 Aprile 2006 6 commenti

Il caso clinico di Rosa, (1) in onda sui raitre.

Da non perdere, la seconda puntata, di ‘Ombre sul giallo’, i riflettori puntati su Rosa, condannata per aver fatto fuori il fidanzato, che le voleva tanto bene, ma che era tanto geloso.

La Leosini, ideatrice del programma, esperta in misteri, conduce l’esame clinico di Rosa (2).

La giovane napoletana, bellezza da zingara, mediterranea, occhi neri, capelli corvini, sopracciglia folte, labbra rosse, ardenti… ardenti come la sua sessualità primitiva, antropofaga.

La sessualità della proletaria, della classe inferiore, della classe che non è in grado di riscattarsi.(3)

Il fidanzato, Salvatore, un borghesino, un bravo ragazzo, l’alpino la voleva salvare, redimerla, questa anima inquieta, ma questo sesso inappagato – sempre – non voleva essere messo a riposo, rifiutava la colonizzazzione, la sottomissione domestica, dolce e devota per sottomettersi al fallo, che l’avrebbe reintegrata, che avrebbe soppresso la sua lussuria.

Lo tradiva, la malvagia, anche con le amiche, femmine, anche con gli amici di lui, fraterni.
Racconta il più caro amico – di lui- che nell’abbraccio Rosa cercava il membro eretto, contro il corpo, il richiamo della foresta.

Ogni maschio innocente lottava per la trascendenza spirituale, ma lei, Rosa, trascinava tutti nel mondo delle menadi, le donne fameliche che avevano decapitato e sventrato il poeta-cantore Orfeo, secondo il mito.

Ogni uomo, sedotto da Rosa, lo sguardo ipnotico del cobra fallicizzato.

E Salvatore, “..lo teneva legato, e lui non poteva sfuggirle.”(4)

Nemmeno la notte di Natale, il presepe, i pii genitori lo trattengono..deve raggiungere la donna, la vampiresca fanciulla, Rosa.

Avrebbero dovuto darle una botta in testa, scavare una buca, seppellirla, la vampira sessuale…ma le cose sono andate in modo diverso, quella triste sera.

L’esame di Rosa è nel luogo di clausura, il carcere di Perugia.
Tutto è monastico, il corpo della condannata, i capelli corti, le sopracciglia rasate.

Monastico anche il piatto della tentazione, il piatto con il ghiaccio, sul tavolo, – ci informa la Leosini-, Rosa ha questa anormalità, questa anomalia, il segno della diversità, succhiare il ghiaccio, irrefrenabilmente, fin da neonata.

Per placare i sensi, placare l’ardore per il fallo (5)

I segni della contrizione, mi chiedo, ma dove sono?

Ha imparato il segno della croce, le tre virtù cardinali, le tre virtù teologali, segue la lista dei comandamenti della chiesa, le opere di misericordia?

La Norma carceraria, questa perversione, questo affronto al patriarcato, questa Ribelle, saprà raddrizzarla?

E per dormire tranquilla, con questa angoscia, dopo ‘Ombre sul giallo’ e la Leosini, mi tocca pure prendere l’En.

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1) Il caso clinico di Dora.
Freud aveva iniziato l’analisi nel 1900, quando, nel diciottesimo anno, la riluttante paziente – in bilico tra innocenza e libidine – gli era stata portata dal padre.
Freud l’aveva esaminata, clinicamente, l’aveva diagnosticata costituzionalmente isterica.
Dora ricorse alla brutale pratica del coitus interruptus analitico defilandosi, visto il transfert di Freud, non proprio insensibile alla sua libidine.

2) Ombre sul giallo, ideato e condotto da Franca Leosini

Franca Leosini prosegue nella ricostruzione dell?omicidio di Salvatore Pollasto.
” E? una vicenda terribile e misteriosa, sulla quale permangono ancora inquietanti zone d?ombra.
In una strada isolata della periferia di Napoli, alle prime luci dell?alba del 4 aprile 2003, le forze dell?ordine rinvengono il corpo senza vita del giovane: 21 anni, militare in carriera negli alpini, un?esistenza irreprensibile e un unico grande amore, la sua affascinante fidanzata Rosa Della Corte.
La trasmissione ricostruisce l?appassionato, tormentato rapporto fra i due ragazzi, un?unione caratterizzata da una gelosia reciproca e a tratti morbosa, nella quale domina la personalita? trasgressiva della splendida Rosa.
Il 15 dicembre del 2004 Rosa Della Corte viene condannata dalla Corte di Assise di Napoli a 25 anni di carcere per omicidio volontario; pena ridotta a 18 anni dalla Corte di Appello.

Perche? Rosa Della Corte avrebbe ucciso l?uomo che amava? Manca il movente, manca l’arma dell?omicidio, manca la certezza che la ragazza fosse presente sul luogo del delitto all?atto della tragedia, mancano una serie di elementi fondamentali in un processo indiziario.

Franca Leosini ripercorre tutte le fasi di questa intricata vicenda, anche attraverso la ricostruzione filmata dei momenti più significativi e appassionanti del caso, nonchè avvalendosi inoltre del materiale fotografico allegato agli atti processuali.
Su tutto, l?emozione dell?intervista in esclusiva alla giovanissima Della Corte, ?la Rosa di ghiaccio?, rinchiusa attualmente nel carcere di Perugia dove sconta la pena.”

3) Della famiglia di Rosa ci vengono date solo immagini negative: violenza domestica, degrado, abbruttimento.

4) La ‘donna fatale’, il cannibalismo sessuale femminile, un’invenzione maschilista, l’esperienza sensuale senza limiti.
La determinatezza di Rosa non vuole significare forza di fronte a Salvatore, solo un cieco istinto sessuale, il marchio.
Lo stereotipo più in voga, per la donna proletaria, popolana.

5) La mantide, la ninfomane, stereotipi frequente della misoginia maschile come l’immagine della donna-guerriera del matriarcato, la donna amazzone, la virago, intellettuale, cerebrale, polemica, mascolinizzata, spigolosa, asessuata, che respinge gli uomini e ne è respinta.

Entrambi gli stereotipi tentano di restituire alla virilità quella supremazia considerata indispensabile per l’identità maschile, storicamente in crisi irreversibile.

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"Ho fatto un sogno"…racconta Paola, la mamma di Tommaso

4 Aprile 2006 6 commenti

“Quando ero incinta di Tommaso ho fatto un sogno al quale al momento non ho dato molto peso, ma che ho sempre portato con me e non mi ha mai abbandonato.
Mi era apparso un signore anziano, con una barba bianca, una persona normale.
Ricordati che non l’avrai per tanto tempo, mi ha detto. Io mi sono svegliata di soprassalto».

Perchè dall’inconscio di Paola, questo sogno? (1)

Una pre-monizione, uno sguardo- dall’inconscio- verso chi le stava accanto?
Verso il marito, il padre di Tommaso, che soddisfava con oscene foto di bambini, il suo tic pedofilo?,lontano dal tempio domestico, nella sua cantina?
Utente del cimiciaio pedofilo di internet, di quello schifo maschile, nel quale maschi ‘normali’, onesti padri di famiglia, appagano le loro pulsioni sessuali depravate attraverso lo sfruttamento sessuale dei bambini.
Un aberrante clima di disprezzo per l’infanzia, non favorisce forse, nel maschile bacato, l’idea che i bambini siano ‘giocattoli erotici’,e per estensione tutti i bambini, oggetti-mercificati da gettare, dopo l’uso, da accoppare? (2)

Non è forse Tommaso vittima di questo clima aberrante,(3) non è forse il suo indegno padre, pedofilo, complice indiretto degli infami che l’hanno assassinato?

“Queste persone hanno tradito la mia famiglia, venivano a prendere il caffè in casa mia, hanno tradito i loro figli, pensate che futuro potrà avere quel bambino di sei anni. Hanno tradito la loro famiglia, hanno tradito l’Italia intera»…” dichiara Paolo Onofri.

Ma chi ha tradito Tommaso per primo, chi ha tradito, per primo, Paola?
Risponda, sig. Onofri…

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1)’Il sogno esige di essere tradotto nella lingua della veglia…è la psiche che parla a se stessa..’(Hilmann)

2) 15/03/2006 – Paolo Onofri, il padre del piccolo Tommaso rapito 13 giorni fa a Casalbaroncolo e di cui non si hanno più notizie, questo pomeriggio ha rotto il silenzio ed è tornato a parlare per ribadire la sua innocenza: “Sono state costruite un sacco di fantasie. Non sono un mostro” ha dichiarato ai microfoni della Rai. Chiaro il riferimento alla cantina di via Jacchia, dove nei giorni scorsi gli inquirenti hanno rinvenuto nascoste nel computer, centinaia di fotografie e di filmini pedopornografici. “E’ stata costruita un’immagine che non posso sopportare” ha aggiunto Paolo Onofri con il volto visibilmente provato. “Sono immagini di ragazzini come ne hanno tutti”.

Tutti chi? I bacati come lui?

” Non ho niente da nascondere: alla fine i file proibiti, quelli per cui sono indagato, non sono 400, ma una trentina. Comunque uno sbaglio (!) di cui mi sono pentito».
Lo ha detto Paolo Onofri, il padre del piccolo Tommaso rapito il 2 marzo a Casalbaroncolo (Parma), in un’ intervista a Panorama, che ha diffuso un’anticipazione

3)Telefono Arcobaleno nel 2003 ha svolto quotidianamente un’attività di monitoraggio della pedofilia in Internet dalla quale ha potuto trarre i dati che riporto:.

- la crescita a ritmi elevatissimi della presenza di siti pedofili in internet (oltre il 70% in più rispetto ai dati del 2002)

- la quasi quadruplicazione dei siti pedofili pubblicati in Italia (423 siti) e la conferma, per il nostro Paese, del quinto posto nella classifica mondiale

- il primato italiano nell’Unione Europea per l’ISP/Host con maggiore concentrazione di siti pedofili pubblicati (?LIBERO.IT? con 284 siti)

- la proliferazione dei siti legati al pedo-business (oltre 13000 siti)

L?Interpol (l?Organizzazione Internazionale di Polizia) ha raccolto, dal 2001, circa 250.000 immagini pedo-pornografiche.

Chi sono i bambini vittime di pedo-pornografia?

Delle 150.000 foto e oltre 400 video, più della metà rappresenta bambine ritratte in attività sessuali esplicite e soggette a violenze sessuali: circa il 40% delle bambine e oltre il 50% dei bambini ha un?età compresa fra 9 e 12 anni, il 10% ha un?età ancora inferiore

Nella grande maggioranza dei casi i bambini sono bianchi dai tratti indo-europei; in genere i bambini asiatici appaiono in immagini dove assumono pose erotiche, più o meno esplicite.
Le immagini pedo-pornografiche vengono diffuse attraverso canali commerciali e non-commerciali.
I siti pedo-pornografici commerciali sono spesso indicizzati sui motori di ricerca oppure è possibile accedervi attraverso siti pornografici apparentemente legali e pubblicizzati attraverso lo spamming.

Esiste poi il canale non commerciale, utilizzato da chi ha come interesse quello di soddisfare le proprie pulsioni sessuali.
Il materiale prodotto e diffuso è quasi sempre “amatoriale”, ovvero consta di immagini prodotte con strumenti “artigianali” in ambienti “familiari”.

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Per gli stupratori ignorantelli, poveri fiori, poveri cuori..sconto di ‘classe’?

1 Aprile 2006 4 commenti

Se la scopavano da due anni entrambi, l’amico della madre e l’amico dell’amico, lei non aveva neanche 14 anni.

Ma non è violenza sessuale di gruppo?

Per i giudici sembra di no.

Forse perchè i due amiconi non l’avevano cavalcata riuniti,(1) forse il due non è un insieme, forse il due sarà un numero sacro, il numero della coppia, legittima, chissà cos’è.

Per i giudici, una storia infelice, di due popolani,-poveri fiori, poveri cuori! - nel livello sociale più basso, là dove essere popolo significa essere quotidianamente subordinati alla miseria.

Gli stupratori erano pure ignorantelli, -non sapevano l’età della vittima?- sine pecunia nella degradazione, sine sapientia,… la povertà la virtù cristiana, le attenuanti generiche ci sono tutte!

Sconto di ‘classe’?

Sine virginitate, ora anche sine pecunia et sapientia, sconto di pena per la violenza sessuale?

Niente sconto, nemmeno di ‘classe’, per la violenza sessuale, maschilista, che miete una morta, accoppata, ogni due giorni.
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1) 609, cod.pen: ” La violenza sessuale di gruppo consiste nella partecipazione , da parte di più persone riunite, ad atti di violenza sessuale di cui all’articolo 609-bis..”

Violenza sessuale, sentenza a Roma
“Meno grave se ambiente degradato”

ROMA – Se l’ambiente nel quale viene commesso è degradato, il reato di stupro, anche se su minore, è considerato meno grave.

Così ha deciso la corte d’appello di Roma, che ha concesso le attenuanti generiche, applicando anche uno sconto di pena, a due imputati accusati di aver ripetutamente violentato tra il ’98 e il ’99 una ragazzina prima e dopo il compimento del suo quattordicesimo anno d’età.

I due stupratori, all’epoca dei fatti convivente della madre di lei G. N., e marito di un’amica a cui l’adolescente si era rivolta, G.C., sono stati condannati rispettivamente a un anno e mezzo e due anni.

Nelle motivazioni della sentenza, il collegio presieduto da Afro Maisto, ha ricordato che “le degradatissime condizioni di vita nell’ambiente in cui i fatti sono maturati non coinvolgono, evidentemente, soltanto la parte offesa e sua madre ma anche gli stessi imputati,(!) ai quali non possono essere negate le attenuanti generiche”.

Una valutazione che non era stata fatta nella prima sentenza emessa dal tribunale nel 2003 che aveva inflitto sei mesi di carcere in più a G.N, e un anno supplementare a G.C. Nel rideterminare la pena la corte d’appello ha voluto fare esplicito riferimento alle “degradatissime condizioni di vita nell’ambiente in cui i fatti sono maturati”.

L’argomentazione non è piaciuta al difensore di parte civile: “Colpisce che l’unico parametro usato dai giudici per la concessione delle attenuanti generiche sia stato quello del contesto degradato che può essere anche un elemento di valutazione della gravità del reato, come previsto dall’articolo 133 del codice penale, ma non può essere certo quello assoluto, specie in un caso di violenza sessuale.

Se ogni volta un reato viene commesso in un contesto di difficoltà economica – riflette l’avvocato Domenico Battista – può sembrare quasi che l’ambiente degradato giustifichi le condotte illegittime.

In questa vicenda, non ci sono dubbi sul fatto che le violenze denunciate dalla ragazzina siano avvenute in un ambiente precario, dove più persone sono costrette a vivere in casolari, uno accanto all’altro anche privi di servizi igienici.

Ma è sbagliato ‘usare’ solo tale realtà per concedere le attenuanti generiche e garantire uno sconto di pena agli imputati”

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