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Archivio Gennaio 2006

Vendo un rene per pagare i debiti e sopravvivere

20 Gennaio 2006 2 commenti

‘Vendo un rene per pagare i debiti e sopravvivere’, no, non siamo in Brasile,o in India,(1) ma in provincia di Cremona, nella celtica Padania.(2)

L’annuncio dell’organo in vendita, l’ha messo Stefania, 31 anni, disoccupata, una bambina di 5, il marito invalido.

Una donatrice vivente – c’è una marcata preferenza per gli organi ‘caldi’ -si farà avanti un trafficante di organi, nel mercato-ombra italiano, per il rene di Stefania?

C’è qualche ricca paziente ingioiellata, che non vuole fare la coda, in lista d’attesa?

In Brasile, al povero cui si toglie il rene, vengono offerti 1000 dollari, alle donne un pò meno, sono le più povere, spesso minacciate di morte dalla famiglia, se si rifiutano.

Quanto vale il rene di Stefania?

Valorizzato da una omelia del Papa, il rene di Stefania, l’amore, il sacrificio, la dedizione della donna alla sua famiglia, quanto varrà, – sul mercato – questo rene benedetto?

Noi donne, trabocchiamo..d’amore.

Se non cambiano le cose, per noi – ovvero lavoro, salario decente, servizi sociali – in nome dell’Amore – ci toccherà fare come le antenate del 1789, quest’aprile.. al grido di ‘Pane e armi’, scaraventarvi tutti quanti giù dal Quirinale, cari politici!

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1) Nelle zone interne del Brasile nord-orientale,in seguito ad un commercio di reni sviluppatosi alla fine degli anni ’70, la gente comune ha cominciato a considerare i propri reni come doppi, cioè uno dei due è superfluo, in sovrappiù.
“Sono disposto a vendere qualsiasi organo del mio corpo, non indispensabile alla mia sopravvivenza, (!) in cambio di una cifra di denaro tale da consentirmi di mantenere la mia famiglia” (Diario di Pernambuco, Brasile).
Inserzioni come questa sono frequenti.

In India è comune l’idea di vendere un rene per mettere insieme una dote, per la figlia ‘di troppo’. La tecnologia del trapianto dei reni ha rinforzato la pratica tradizionale della dote, anche là dove stava scomparendo.

La vendita di organi, può far ricordare il drammatico, inquietante, film di Vittorio De Sica, interpretato da Alberto Sordi, “L’occhio”, del 1963.
Qui il contesto non è la povertà, ma l’impossibilità di reggere un tenore di vita al di sopra delle proprie pocssibilità economiche.

Nel film, Sordi è Giovanni Alberti un neo-imprenditore edile senza capitali che si trova in grande difficoltà.
I suoi amici sono tutti costruttori e hanno un tenore di vita che Giovanni non può sostenere. Quando chiede prestiti, gli altri fanno orecchie da mercante.
Giovanni deve ridimensionarsi e la moglie, abituata all’agiatezza, non capisce, in sostanza lo lascia.
Giovanni incontra la moglie, non giovane, di un grande costruttore. Questa, ammiccante, gli dà un appuntamento.
Ma la ragione non è quella che Giovanni immaginava: la donna gli chiede se sarebbe disposto a vendere un occhio al marito, che lo aveva perso in un incidente.
Giovanni dapprima è furioso, ma poi capisce di non aver altra scelta.
Con l’anticipo dei duecento milioni pattuiti dà una grande festa, per l’invidia di tutti, e sana i suoi debiti.
La moglie torna a casa e tutto va a posto.
Adesso però c’è da vendere l’occhio.
In clinica Giovanni è terrorizzato, cerca di scappare ma viene ripreso.
E l’occhio gli sarà cavato.

2) Non sarà per colpa dei “culattoni” emigrati in Padania,-parole di Calderoli- il Nirvana del Testoterone Italiano - che non si trova più lavoro manco lì?

Mi risponderà il Ministro, il mascolino guerriero della vigilanza virile?

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Uscire-dalla-fame, uscire-dalla-povertà e anche dal silenzio!

18 Gennaio 2006 4 commenti

Non aveva i soldi per mangiare, né per sé, né per i figli, Rita, 22 anni, di Foggia.

Poco prima delle nove di sera, esce di casa, lascia i bambini sul passeggino, fuori dalla tabaccheria, s’infila il passamontagna, armata di una pistola giocattolo, entra in una piccola tabaccheria, vuole l’incasso.

200 euro, quattro soldi, spintoni, morsi, accapigliamento con il tabaccaio e la moglie.
Arrestata, piantonata all’ospedale dove è ricoverata.
” Non lavoro, mio marito – muratore – lavora saltuariamente, i bambini devono pur mangiare, non abbiamo una casa, stiamo tutti da mia madre”.

Rita, una giovane proletaria, 22 anni, disoccupata, due figli… quante come lei, come noi, l’umiliazione della dipendenza, di una vita indignitosa ?

Si parla tanto di povertà femminile.

Donne sole, madri, anziane, vedove, separate, divorziate che non riescono a provvedere autonomamente al proprio sostegno e a quello dei figli.

La causa è l’espulsione dal mercato del lavoro e lo smantellamento dello stato sociale causati dalle politiche del governo di centro-destra, che altro non ha fatto che proseguire, in profondità, le politiche dell’allora governo Prodi-D’Alema.

L’oppressione, prima e vera, è la dipendenza economica, non poter lavorare per sostentarci, che la donna proletaria non ha altro mezzo, che il lavoro, per guadagnarsi da vivere, guadagnarsi da vivere è la sua dignità.

Dobbiamo fare le ‘bandite’, come Rita, improvvisarci rapinatrici di negozi?
O prendere ‘il mestiere più vecchio del mondo’ per la michetta?

Cosa ci proponete, politici, le quote rosa, per mangiare?

Ma c’è la Caritas, il servizio sociale della Chiesa, per i poveri…l’amore della Chiesa per l’Altro, il piatto di minestra distribuito in fila, non basta?

Sì, basta e avanza, per annichilirci!

Che noi donne non abbiamo bisogno di carità, ma di dignità, di rispetto e oggi il rispetto ce l’ha solo il ‘produttore di reddito’!

Ma quale amore, le baggianate papali dell’amore coniugale, ogni giorno qualcuna di noi è accoppata, martellata, badilata, nelle liti per i soldi, in famiglia.

Col cavolo, manco un voto, vi daremo, politici marci, parassiti!

Ci rapinate ogni giorno, tasse, carovita, euro, salari da fame.

In noi donne si sta radicando un odio, sempre più profondo, inestinguibile, contro di voi e tutta la riccona classe borghese italiana, di destra e di sinistra, contro tutta questa gente per bene, tutti ladri, senza tabaccheria.

Una ‘ricchezza infinita’ la vostra, solo per voi la felicità domestica, l’amore che spiritualizza la ‘capanna’, il castello di Prodi, la mega-barca di D’Alema, la Versailles di Berlusconi…(1)

Per noi donne, invece, ‘una povertà infinita’, manco uno straccio di lavoro, che a casa dobbiamo dondolare le culle vuote.

L’umiliazione della povertà, la conosco anch’io.
Un’infanzia e una adolescenza da povera, ancora mi brucia quella umiliazione, quei ricordi, a scuola con i vestiti rattoppati, “l’aparteid” delle ricche compagne di classe, il classismo dei professori, al Parini, a Milano.

La mia famiglia era nelle liste dell’ECA (Ente Comunale Assistenza) di Milano.

A Natale riceveva il pacco-dono dei poveri, olio, zucchero, pasta.
Mio padre non poteva lavorare, si era ammalato di TBC, mia madre era operaia a domicilio, quello che guadagnava non bastava nemmeno per l’affitto delle case popolari, eravamo sempre sotto sfratto.

Ma voleva, la mia mamma proletaria , che io studiassi ad ogni costo, anche rattoppata, anche mangiando solo pancotto, la sera, sognando un pranzo vero, come Rita.

E’ ora di reagire, uscire-dalla-fame, uscire-dalla-povertà, uscire-dalla-disoccupazione e anche dal silenzio!!

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1) Si veda il libro scritto dalla coppia Prodi ‘Insieme’.

da Rupubblica:

I FIGLI IN ATTESA,UNO IN PASSEGGINO,PER FAME,TENTA RAPINA
Non aveva i soldi per i suoi due bambini piccoli e per questo ha compiuto una rapina in una rivendita di tabacchi. Protagonista di questa storia e’ una ragazza di 22 anni, incensurata Rita Traversi che e’ stata arrestata, con l’accusa di tentata rapina aggravata dagli agenti della sezione Volanti della Questura di Foggia: gli stessi agenti che, dopo aver chiesto e ottenuto per lei gli arresti domiciliari, si stanno adoperando per risolvere i problemi della donna. Ieri sera, poco prima delle nove, la ragazza e’ entrata nella rivendita di tabacchi di via Testi con un passamontagna e armata di una pistola poi risultata giocattolo. Fuori la donna aveva lasciato i due figli piccolissimi, uno ancora nel passeggino. Dai titolari, marito e moglie, la 22enne si e’ fatta consegnare 200 euro pretendendo pero’ altro denaro. Al rifiuto del tabaccaio la ragazza si e’ diretta verso il registratore di cassa e ne e’ nata una colluttazione. Le vittime, capendo dalle mani e dalla voce che si trattava di una donna, hanno tentato di bloccarla: la moglie ha anche morso una mano della rapinatrice. Quest’ultima ha allora colpito alla testa con il calcio della pistola prima l’uomo e poi la donna dandosi quindi alla fuga. Proprio in quel momento sono giunte due pattuglie della Polizia i cui agenti sono riusciti ad intervenire ed a bloccare la donna che nel momento in cui stava per essere condotta in auto ha gridato “i bambini, i bambini”. Solo allora i poliziotti hanno scoperto i due piccoli che attendevano fuori alla rivendita. Una volta in ospedale la 22enne ha raccontato agli agenti la sua storia e il perche’ Il dirigente della Sezione Volanti della Questura di Foggia, Maurizio Galeazzi, si e’ interessato con l’amministrazione comunale della citta’ capoluogo per cercare di risolvere la situazione della famiglia. “Pur non dimenticando la gravita’ del gesto – ha commentato il dirigente della Polizia – non possiamo abbandonare la donna e la famiglia e per questo ci stiamo adoperando per aiutarla”.

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Sesso sbagliato, il cassonetto dei rifiuti, neo-culla delle neonate, in Italia?

16 Gennaio 2006 4 commenti

Spinetta Marengo, non una landa sperduta della Cina, ma un paesotto nei pressi d’Alessandria, ricca provincia piemontese.

“Sono stato io a buttare via quella cosa”, nel cassonetto dei rifiuti, dice il marito di Manuela, quella cosa era la bambina appena nata, il sesso sbagliato partorita nel gabinetto di casa.

Una famiglia normale, di operai, tutti normali, tutti all’oscuro della gravidanza, la sorella convivente, il padre, il marito, il paese.

All’oscuro anche lei, la madre, che dichiara non essersi mai accorta di essere incinta.

La terzogenita era femmina, in casa ce ne sono altre due, sette e undici anni, la terza era di troppo.
Il sesso sbagliato, che se fosse stato maschio, vivo o morto, nel cassonetto non ci finiva.

‘Era già morta”… quella cosa, dice il padre, il sesso sbagliato non ha diritto ad una cassa da morto, ad una sepoltura, ad un posticino nel cimitero.
La cameretta, alla nascita, il gabinetto di casa, la culla, il cassonetto dei rifiuti.

Ora si tira in ballo la depressione della donna.
C’è anche la depressione del marito, del padre, della sorella?

O piuttosto è la ‘sindrome cinese’, approdata in Italia?

L’eliminazione del sesso sbagliato, alla nascita, non c’è bisogno di aspettare, non c’è bisogno che cresca.

L’accoppamento, da adulte, è un po’ più complesso e costoso, coltelli, badili, martelli, qualche lira nelle armi bisogna pur spenderla.
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tratto da: Il Secolo XIX, 14/01/06

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Da porno-diva a casalinga, la bella fiaba di Anna Falchi

13 Gennaio 2006 2 commenti

Per gli insonni come me, ci vuole una bella fiaba.
Quella della Falchi mi farà ronfare, lo sento.

La Falchi, che prima era Cenerentola- ci tiene a dirlo -, è ora la signora Ricucci.
Che bello.. anche ogni casalinga potrà sognare, ora, il suo Sceicco Bianco!
Se è capitato a lei, una speranza ce l’avemo pure noi.

“Per il 2006, ci aspettiamo tanta serenità, tante cene casalinghe, sono molto felice.
Siamo in due più il gatto, io mi occupo della sabbietta, ma non è pesante: quelle confezioni che durano un week-end ma sono comode.

E’ fondamentale, ormai il gatto è il nostro figlioletto, trovato ad aggirarsi tra i rifiuti,si chiama Dino, il gatto Prenestino..

In casa io lavo e stiro, lui apparecchia e sparecchia: non è facile trovare un uomo così.
Sono abituati dalle madri ad essere coccoloni, non è che sono abituati a fare le faccende, bisogna abituarli.

E i piatti? Niente lavastoviglie per le cene a due: li faccio io al volo e faccio la spesa due volte la settimana al supermercato, ma la verdura la compro fresca..”

Che la Falchi fosse animalista, avesse il gatto- cenerentolo anche lui- e si occupasse della sabbietta, della lettiera e della cacca del gatto, è una sorpresa piacevole, brava, brava!

Che anche lavi e stiri, i piatti a mano, mi pare incredibile.
Ridotta a casalinga… ma non era meglio prima, quando faceva la porno-diva?
Mi risponderà?

E il suo Peter Pan, io mi credevo facesse l’immobiliarista, indagato e perseguito dalla Magistratura, invece no, apparecchia e sparecchia la tavola, fà le faccende domestiche, ma dove ce l’ha il tempo di infilarsi in tutti quegli ‘affari’, diamine!

Mah..è tardi, me ne vado a dormire.. Cenerentola, Peter Pan, stasera- forse – ronferò anch’io.(1)

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1) Intervista pubblicata dalla Stampa, giovedì, 12 gennaio ’96

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La differenza tra l’uomo e gli animali, noi conosciamo il Creatore, loro no!

13 Gennaio 2006 2 commenti

“In questo – ha spiegato Papa Ratzinger – noi ci differenziamo dalle fiere e dagli altri animali, perche’ sappiamo di avere il nostro Creatore, mentre essi non lo sanno”.

Ratzinger sarà un teologo, ma di animali non capisce proprio niente. Neanche l?a.b.c. dell?etologia, solo l’embrione-logia, in questo, il Papa, è un vero dotto.

Caspita, mica ci avevo pensato,.. perchè non glielo insegnamo, agli animali, che anche loro hanno un Creatore?

Un bel processo di apprendimento, una modificazione dei meccanismi fisiologici, il loro comportamento cambierebbe.
Imparerebbero a dire l’Ave Maria, nelle Treblinka degli allevamenti e dei macelli. (1)

Un bel riflesso condizionato, l’arco riflesso può funzionare, per conoscere e amare il Creatore.
Lo stimolo… il crocifisso, puntato negli occhi, la risposta…il Padre nostro, recitato sotto la vivisezione. (2)

L?uomo, non la donna, -lei è solo un derivato ‘costolare’- è il vertice della creazione, la specie dominante del pianeta, il ‘dominus’, a immagine e somiglianza di Dio.

In nome di questa superiorità ?divina? , razionale, si giustifica lo sterminio di migliaia di specie animali, l?uccisione razionale e industrializzata di ogni forma di vita sul pianeta.

Altro che rispetto della vita!

Ma và ad impiccarti ‘movimento per la vita’, insieme al tuo papa!

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1) Charles Patterson : Un’eterna Treblinka, il massacro degli animali e l’Olocausto, Editori Riuniti

2) Hans Ruesch: Imperatrice nuda, una denuncia contro la crudele pratica della vivisezione, Editore Garzanti

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Donne accoppate in casa, un assassinio quasi giornaliero,senza tregua

12 Gennaio 2006 2 commenti

Un altro accoppamento di donna, in casa, a Castelletto, Genova.

Claudio Pesci, tira fuori il coltello da sotto il cuscino, una lama di 22 cm comperata il giorno prima, e giù, sei pugnalate al torace, al fianco, alla gola di Gelsomina, la moglie, che dormiva nel letto, accanto a lui.
‘Ti amo, ma devo ucciderti..‘ che si è dichiarato, lui, l’assassino, pazzo di gelosia, alterato da una presunta relazione extra-coniugale di lei.(1)

L’altro ieri, Luigi Tosi- nel 1986 strangolò Elena, la moglie,e la buttò nel fiume Ticino,- uscito dal carcere, non ha trovato niente di meglio che accoppare a colpi di vanga la sorella, Maria Grazia, e tanto che c’era, anche il suo cane.

Sarà che le martiri cristiane , gli occhioni volti al Signore, sono un vecchiume, da rimpiazzare..le martiri del sessismo, 10 gennaio Santa Maria Grazia, badilata, 12 gennaio Santa Gelsomina, pugnalata, 30 dicembre sant’Elena, martellata, sul calendario, farebbero più moda.

Nella sfera dell’intimità e del privato, nella famiglia, si consuma in Italia, la strage di donne . (2)

Ogni due giorni un omicidio in famiglia.
In sette casi su 10 la vittima è una donna. Il maggior numero di omicidi domestici avviene nel Nord Italia.

Come mai, proprio nella casa, si scatena l’aggressività del maschio?
Ma perchè nel nido l’aggressività raggiunge il suo apice assoluto, nel nido non più luogo della ‘cova’ ma proprietà, la proprietà della casa, il mattone che si valorizza.

Ma non è la donna la regina del nido, della casa?

Forse lo era, quando il nido era in affitto e non una proprietà della coppia.

Che quando il matrimonio non funziona più e salta l’assuefazione, la tolleranza a vicenda, la ‘separazione in casa’ , il principio del legame formato dall’avere qualcosa in comune viene meno, il ‘conflitto d’interessi’ – la femmina scacciata che non vuole lasciare il nido,(4) -rende brutale il maschio con il suo ingorgo di aggressività.

Che la ‘proprietà’, per il maschio è un bisogno, un istinto patriarcale, nato dalla proprietà privata, dalla sua forma più elementare, la proprietà della casa, della donna, dei figli.

E se ciò che dico vi pare strambo, allora sono strambe anche le statistiche.
Dagli anni ’80 inizia “l’escalation” della violenza familiare, e nessuno può negare che la componente ‘proprietà’ della casa, non abbia la sua importanza. (5)

Certamente anche noi donne siamo cambiate.
Abbiamo smesso, nella maggioranza, di eseguire atteggiamenti di sottomissione davanti ai nostri maschi.
E perso qualche inibizione a mostrarci aggressive quel tanto che basta a farci rispettare.
Si è abbassata la soglia della ‘femminilità’, l’angelo consolatorio, paziente, dolce e buono, sempre, è in via di estinzione storica.

Non abbiamo cominciato, però, a darle di santa ragione ai nostri maschi, nè tantomeno accopparli, salvo qualche eccezione, che non fa la regola.

Al contrario.

Siamo noi donne l’oggetto dell’ aggressività maschile, il cui apice, il pericolo di morte – a mio avviso – è proprio il legame fondato dall’avere qualcosa in comune, la famiglia, tanto per parlarci chiaro.

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1) Sarà ‘gelosia’.. forse di più l’intenzione di Gelsomina di lasciare ‘tutto’ (la sua parte di casa?) alle figlie, “qualora mi capiti qualcosa”..
Così aveva scritto Gelsomina, su un foglio, lasciato nel cassetto, pochi giorni prima di essere accoppata dal marito,

2)E` stato ribattezzato «The Hidden Gendercide» , il genocidio nascosto delle donne ed è lo sterminio di massa più spaventoso e drammatico della storia: più micidiale, per numero di vittime, sia dell`Olocausto ebraico, sia di tutte le guerre e i conflitti armati del XX secolo - secondo gli storici il periodo più cruento della storia umana – messi insieme.
Ad occuparsi, per la prima volta, del problema è il Centro per il controllo democratico delle Forze armate (Dcaf) di Ginevra, una fondazione internazionale che si batte da anni per un mondo più sicuro. «La comunità internazionale sta assistendo inerte al massacro di Eva», punta il dito il Dcaf in un rapporto di 335 pagine intitolato «Donne in un mondo insicuro».
Mentre tra il 1992 e il 2003 il numero di conflitti armati «gravi» (con più di mille morti in battaglia) sono scesi dell`80%, la guerra quotidiana delle donne si è fatta ovunque più cruenta e mortale.

DESAPARECIDAS - Le statistiche parlano chiaro: circa 200 milioni di donne, ragazze e bambine sono «demograficamente scomparse». Un eufemismo che nasconde uno dei più scioccanti crimini contro l`umanità: la sistematica eliminazione delle femmine, solo in quanto tali, vittime di omicidi, fame, povertà e discriminazioni di ogni tipo. L`inoppugnabile «soluzione finale», per molte, inizia già prima di nascere….. In Paesi quali Cina, Corea del Sud, India e Nord Africa le pratiche anti-bambine sono all`ordine del giorno. Tanto che nell`ultimo censimento cinese il rapporto maschio-femmina era di 119 a 100, mentre le normali percentuali biologiche sono di 103 bambini ogni 100 bimbe. Lo stesso avviene in India, dove il commissario del censimento stima che «parecchi milioni di feti» sono stati abortiti negli ultimi due decenni «in quanto di sesso sbagliato».

VIOLENZA- Ma la «condanna in base al sesso» prosegue anche dopo la pubertà. Ogni anno 3 milioni di donne e ragazze sono uccise perché femmine. Ovvero più dei 2.8 milioni di individui stroncati dall`Aids e dei 1,2 milioni falciati dalla malaria. Per non parlare delle 5 mila donne che ogni anno muoiono bruciate in «incidenti di cucina» provocati dalla famiglia dello sposo, quando la dote è giudicata «insufficiente».

LA VIOLENZA DOMESTICA Dalla Cambogia agli Usa e dalla Thailandia alla Svizzera, resta, in assoluto, la più diffusa.
Tanto che dal 40% al 70% delle donne assassinate intorno al mondo sono vittime di mariti e fidanzati.
La maglia nera appartiene ai paesi islamici. Il 47% delle donne uccise in Egitto sono eliminate da un parente dopo uno stupro che «infanga la reputazione della famiglia». E in Pakistan almeno tre donne vengono freddate ogni giorno in «omicidi d`onore» che restano impuniti al 100% perché, come denuncia l`attivista Nahida Mahbooba Elahi, «la polizia li giudica affari privati e si rifiuta regolarmente di perseguirli».

STUPRI E SALUTE - Nel 2005 la violenza sessuale contro le donne continua ad affliggere una donna su cinque, e non solo nei Paesi in via di sviluppo, portando il totale delle donne violentate ad oltre 700 milioni; 25 milioni delle quali solo negli Stati Uniti.
Un netto peggioramento si è registrato anche nel commercio illegale di «schiave del sesso» che oggi affligge tra i 700 mila e i 2 milioni di donne e ragazze, vendute ogni anno attraverso i confini internazionali. Un incremento del 50% rispetto a cinque anni fa.
Nonostante le tante crociate internazionali, in aumento un po` ovunque sono anche i casi di mutilazione genitale: 6 mila al giorno (oltre 2 milioni l`anno per un totale di 130 milioni nel mondo).
E nei Paesi dove solo i maschi hanno un adeguato accesso alla sanità, sono 600 mila le donne che muoiono durante il parto: una cifra uguale al genocidio del Rwanda nel ?94, ma ripetuta anno dopo anno.

Secondo il Dcaf questo quadro sconcertante è strettamente legato alla mancanza di potere politico-economico «rosa» in un mondo dove le donne costituiscono oltre i due terzi dei 2.5 miliardi di persone costrette a vivere con meno di 2 dollari al giorno, nonché il 66% degli analfabeti.

3) l’81% delle case familiari è di proprietà, in Italia.

4) Dove va la donna – disoccupata o casalinga, con neanche 2 dollari al giorno, suoi?
Dove va la ‘regina’ della casa?
Solo all’inferno possiamo andare, lì c’è posto per tutte, il nido riscaldato, gratis!

5) Si vedano · La legge n. 168/1982
· La legge n. 118/1985
· La legge n. 75/1993
· La legge n. 243/1993
La legge n. 549/95

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Donatella , martire sì, ma della violenza di classe, sessista !

10 Gennaio 2006 2 commenti

Donatella Colasanti non vive più.

La nostra commozione, sopraffatta dalla retorica ufficiale. Donatella, ‘martire’ ufficiale, vittima sopravvissuta al suo carnefice, alla ‘barbarie’, alla ‘bestialità’.

La sua morte, per alcuni, anche un’eutanasia – “ha finito di soffrire e tormentarsi per sempre”. Prova di verità, la sua morte, anche per le ‘scienze esoteriche’, bandite dalla scienza ufficiale.
Donatella è nata sfortunata, era scritto nel quadro astrale della sua nascita, il 12 maggio del 1958.(1)

Di ‘delitto di classe’, al Circeo, 30 anni fa, non se ne parla, solo un accenno, sul Manifesto.

Che di ‘delitto di classe’ si tratta, questo, la retorica ufficiale nasconde.

Donatella e Rosaria, 17 e 19 anni, due ragazze romane, delle popolose borgate di periferia, due giovani proletarie. Ghira, Guido e Izzo, i tre assassini, figli della Roma bene, fascista, quella dei Parioli.

Nella loro ‘filogenesi’ borghese, tra gli istinti innati, anche lo stupro delle donne, ma non di tutte, di quelle del popolo , da loro definite ‘stronze, ignoranti e puttane’, meno di vermi – contro cui sfogare il loro ingorgo sessuale.(2)

Che l’uccisione delle loro simili, le signorine per-bene, borghesi, parioline, della loro classe, non è mai passata per la loro zucca!

La sotto-specie femminile proletaria era invece divertente, – per lo stupro – che i gemiti della povera Rosaria (3), mentre l’annegavano, rendevano ancor più eccitante lo stimolo, l’eiaculazione fascista, elitaria.

Il massacro del Circeo, – dunque – non un crimine di folli, non un agghiacciante fatto di cronaca nera, ma una ‘lezione’ maschilista, sessista, di classe, perpetrata da bastardi fascisti, contro noi donne, proprio nel 1975, l’anno acmé, in cui in tutte le piazze d’Italia, ci battevamo con un coraggio fino ad allora sconosciuto, contro la sottomissione, i ruoli, l’immagine stereotipata e mercificata del nostro sesso, per la nostra autonomia, i nostri elementari diritti di donne!(4)

A Brescia la bomba fascista, la strage in grande, contro gli operai, al Circeo la strage fascista, in piccolo, ma non meno efferata, contro di noi, contro noi donne, noi proletarie!

In tutti questi anni, Donatella non ha mai cessato di lottare.
Dallo Stato non ha avuto giustizia, la giustizia è di classe, borghese.

Che giustizia avrebbe potuto ottenere Donatella, in Italia, con al governo i fascisti di Alleanza nazionale e il vice-premier, nonchè ministro degli esteri, Gianfranco Fini, ‘delfino’, pupillo di Almirante? (5)

Ghira, non ha mai fatto un giorno di carcere.
Izzo, ‘recuperato’ dagli psicologi e semilibero – ha potuto ammazzare altre due donne (6).
Guido non se la passa male, tra un’evasione e l’altra.

Vendetta femminista e giustizia di classe… Rosaria, Donatella, non dimenticheremo mai!
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(1) “Abbiamo esaminato il quadro astrale di nascita di Donatella Colasanti (12 maggio 1958, ore 1.30, Roma secondo il database CIDA) e i transiti relativi agli eventi accaduti, alla ricerca delle connessioni e delle sincronicità tra i fatti e le configurazioni planetarie. Osservando il quadro radix, si nota già la presenza di una configurazione che può rappresentare, tra le altre cose, anche una predisposizione ad essere coinvolti di fatti di violenza, in particolare a sfondo sessuale come in effetti è accaduto.”
Anche la morte per tumore, sembra, fosse scritto nel suo destino.
‘In questi giorni, a distanza di tanti anni, vediamo come l’evento della morte, causata da un tumore, abbia coinciso nuovamente con l’attivazione degli stessi fattori radix da parte dei pianeti in transito, come a suggerire la presenza di un oscuro (o forse chiarissimo, se consideriamo il fattore psicosomatico) legame tra i due eventi.
Da: Le Scienze Esoteriche. Notizie, commenti e recensioni

(2) In una intervista Angelo Izzo, il ?mostro del Circeo?, – invece di stare in galera, faceva “l’Angelo” Azzurro in un telefono-amico di Campobasso, dopo aver ammazzato e seviziato la Maiorano e la sua figlioletta, ha così ricordato il suo primo delitto: ?Lo stupro non è impotenza. Il dominio assoluto di un altro corpo diventa una droga. Si stupra, si tortura, si uccide per sentirsi padroni del destino degli altri. Ho chiesto perdono alle famiglie delle vittime del Circeo? Per quel che vale ho chiesto perdono in tutte le occasioni. Ma sono parole?. Ed aggiunge: “Era una prassi consolidata nel nostro gruppo stuprare le ragazze. Io avevo ricevuto una proposta da un fratellino, così chiamavamo i camerati compagni di stupri…”

(3) Rosaria Lopez venne stuprata mentre la facevano affogare.

(4) Autonomia femminile, 1974-75:
- Primo incontro femminista a Pinarella di Cervia con la partecipazione di oltre 500 donne.
- Passa il Referendum per dire si alla legge sul divorzio il 59,3% contro il 40,7% dei voti.
- Viene approvato il nuovo Diritto di Famiglia.
- 13 Novembre Trento: Il Procuratore della Repubblica incrimina per procurato aborto 273 donne, i cui nomi figuravano nelle cartelle di un ginecologo. Il movimento delle donne organizza subito a Trento una Manifestazione Nazionale per la legalizzazione dell?aborto.
- Firenze: la polizia fa irruzione nella sede della CISA e arresta 40 donne. Poco dopo viene arrestata Adele Faccio mentre tiene un dibattito presso il Cinema Adriano di Roma.
- Nascono in varie città i ?Centri per la salute della donna? e i ?Consultori autogestiti?.
- Milano: nasce la pratica politica dei gruppi ?dell?inconscio? presentata su ?Sottosopra?.

(5)Il fascista Fini ministro degli esteri della repubblica democratica italiana

Dal MSI alla Farnesina: la lunga marcia di Gianfranco Fini
Bolognese, 53 anni il prossimo 3 gennaio, sposato, una figlia, laureato in psicologia, giornalista professionista dal 1979, Fini inizia la sua carriera politica nel 1971 nelle file del Msi di Giorgio Almirante. Nel 1977 entra a far parte del Comitato centrale del partito e nello stesso anno il segretario gli affida la guida del Fronte della Gioventù, l’organizzazione dei giovani missini.

Passano altri sei anni e nelle elezioni politiche del 26 giugno del 1983 Fini viene eletto per la prima volta alla Camera, dove resterà ininterrottamente nei successivi 21 anni. Nel 1987 la prima svolta: il 6 settembre Almirante lo indica come suo ‘delfino’ e nel congresso del partito che si svolge a dicembre a Sorrento batte Pino Rauti e viene eletto segretario. (cfr. il mio post su D.P.)

6) “Ma non era in carcere? Perché non era in carcere? Sono anni che chiedevo che Izzo venisse sottoposto a un carcere duro. È incredibile. Adesso i magistrati che lo hanno fatto uscire devono pagare, pagare duramente. Come facevano a considerarlo un collaboratore di giustizia mentre lui continuava a confessare altri delitti? E i giornalisti, tutti giocavano allo scoop facile. Sono sette anni che scrivo al Consiglio superiore della magistratura, ai ministri, ai parlamentari, al presidente della Repubblica, a Gianni Letta. Letta mi ha scritto di tenerlo aggiornato. Ma ora deve intervenire il governo?. Così ha commentato Donatella.

Si vedano i miei post:

- Pronto? Città futura? Sono Izzo, l’Angelo, il filosofo dello sfascio, ti ascolto…

Angelo Izzo, cinquant’anni, stupratore omicida del Circeo, teorico dello ‘sfascio’, lo stupro e l’accoppamento di donne, aveva un lavoro nel ‘sociale’ allo sportello di ascolto per giovani disadattati, nell’ associazione culturale “Città futura” a Campobasso.

- Izzo, ‘rinsavito’, riprova il piacere dello ‘sfascio’, accoppando madre e figlia

Il fior fiore degli psichiatri ha creduto che Izzo fosse cambiato, guarito.
Aveva rinunciato ad essere folle, accettato di essere obbediente, si guadagnava da vivere, si riconosceva ‘nell’identità biografica’ tracciata per lui, dai medici, dai preti, dal potere psichiatrico.

Una donna ‘salvifica’ (una kapò, una nobile romana pariolina?) ha redento Izzo. “Amo, infatti, riamato(!), una ragazza romana che conobbi nel ’92 godendo di un permesso premio. Oggi posso dirle che se lei decidesse di lasciarmi mi si spezzerebbe il cuore naturalmente ma continuerei a benedire il cielo per il fatto di averla conosciuta e amata”.

Le confessioni di Izzo in tema di solidarietà e di scoperta del vero amore sono state decisive per ottenere la semi-libertà ed accoppare così la povera Maiorano e la figlioletta, dopo averla stuprata e seviziata.
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