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Archivio Aprile 2005

Accoppare la moglie, l’amen di una lite come tante, tutte le coppie litigano…

16 Aprile 2005 22 commenti

Bitonto, le 23 di sera, una sera come tante. Una ‘lite’ come tante, in casa di Maria. Tutte le coppie litigano…
Stupida! Cretino! L’insulto represso nel sangue, una sbarra di ferro il cranio martellato , fracassato.
L’insulto vendicato, nel sangue.(1)

Vincenza, Napoli. 17 anni, un bambino con uno sbandato, determinata a vivere sola, con suo figlio, togliersi quell’uomo dai piedi, cancellarlo dalla sua vita. Un colpo di pistola alla testa, sulla sua auto. Un sicario del marito le ha fatto saltare il cervello.
L’onore di lui, salvo.

Silvia, Bologna, 29 anni, psicologa. Il suo convivente ossessivo, geloso, soffocante. Basta, finiamola, le sue ultime parole. L’ha schiacciata con il fuoristrada.
Me l’ha pagata, giustizia è fatta.

Patrizia, Varese, 32 anni, infermiera. Si voleva separare dal marito, lui non voleva perdere il piacere della ‘persecuzione’. L’ha assassinata a coltellate, con la figlia di 8 anni.
Vedovo, separazione definitiva.

Adriana , Rovigo, 70 anni. Il figlio, 40 enne, non la sopportava più. Non ha trovato di meglio che sgozzarla con il coltello da cucina. Il disprezzo per la madre ha assunto una nuova dimensione.
Liberazione dal complesso edipico.

Ogni giorno una morta, ogni giorno una donna accoppata, un ‘raptus’, un problema di lessico per la quiete di tutti.

Il ‘raptus’ quotidiano che matura nel ‘nido’, nel ‘nido’ maturano i crimini contro noi donne.
L’assassinio, la violenza fisica, le botte, la violenza alla luce del sole.
I segni non visibili, le violenze quotidiane, domestiche, le ‘liti’, su cui maturano le botte, gli omicidi, chi ne parla?

Violenza psicologica, economica, sessuale. Terrorismo quotidiano, violenza senza sangue, chi osa parlarne?

Riti del nido, relazioni di coppia. Mariti violenti che prendono a calci mobili e porte, spintonano la moglie contro la parete, le tirano i capelli, le mani al collo, il coltello sotto il naso, ‘liti’, riti del nido, ‘relazioni di coppia’.

Un’amica, il marito la chiude fuori casa, se esce; esce lui, la chiude in casa. Le ha strappato alcuni vestiti, le ha fatto sparire il gatto perchè perdeva i peli. Lui è medico, una ‘persona per bene’, rispettato… un maltrattante violento, insospettabile.

La violenza psicologica, dopo l’assassinio, è la più perversa.

Le aggressioni sono sottili, mirano all’animo, al senso di sé. Una distruzione morale premeditata. Una violenza sfumata, minimizzata, ‘differenza di carattere’, il lessico usuale, la strategia di condizionamento, la perdita del proprio sé, per la donna.
Una prassi normale, un abuso orrendo, la donna se ne fa carico, una colpa meritata.
Quando torna a casa, lui ha sempre il muso. Prevedere, parare, una tensione continua per la moglie, ‘camminare sulle uova’, non disturbare.

‘Spero che lui cambi’, – dopo l’ennesima lite, a suon d’ insulti, Forse ha ecceduto, lei si sente in grave mancanza, non è ‘dolce’ abbastanza.
Lei è responsabile di lui. Un travestimento quotidiano- camerierina francese? – per l’uomo da cambiare, che non cambia, perchè è un violento, sessista.

‘Trovatene un altro che ti mantenga!’
, un pronome indefinito – un altro-uno qualsiasi- l’augurio di Buon Natale, per la moglie-palla-al-piede, non lavora, una vita dedicata a lui.
Dietro l’angolo, una più giovane.

‘Ma dai, scherzavo!’, l’ha insultata solo per un attimo, il sabato sera la porta al Mc Donald’s, qualche volta è anche carino, uno sbaglio di interpretazione, lei pensa, sono io in errore.

‘Ho tardato a pagare le bollette, i soldi non c’erano, lui si è arrabbiato, come al solito. Ma ha gettato sul letto con uno spintone, mi ha buttato in faccia le bollette, nient’altro di grave’.
La donna-vittima, abituata alla violenza, non la riconosce più, niente di grave.
E’ la prassi normale, è la vita.
Capirà in punto di morte, prima dell’ultimo colpo di sbarra, sulla testa?

‘Sono forte’, sopporto tutto. La virtù cristiana della sopportazione, la virtù femminile per eccellenza, non fare attenzione al proprio malessere, al proprio disagio, la dedizione assoluta ai ‘problemi’ di lui.
L’annullamento, insomma!

‘Non è un buon marito, ma è un buon padre.’ Una consolazione, forse, non riconoscere che un violento lo è anche con i figli.

Sono decine di migliaia i bambini che manifestano ansia, tic, difficoltà di linguaggio, incubi, aggressività…conseguenze dell’abuso, la violenza del ‘nido’, non perdona.
‘Lo sai che papà è così’ ‘E’ stanco, lavora tutto il giorno’ ”E’ nervoso, ha il mal di testa’, ovvero bambini non disturbare, toglietevi dai piedi, anche il’papà’ è un bambino, aspettate che cresca.

La forma ‘intellettuale’ di violenza psicologica, va al centro del bersaglio, la donna non si riconosce più. L’autostima sotto i piedi.

Lui ‘sa tutto’ , ha il diritto di punire ogni sbaglio, un giustiziere, convince di meritare il castigo.

E’ un giudice, ha il dovere dell’accusa, il potere dell’assoluzione.
Il rimprovero più ‘azzeccato’ l’educazione dei figli, poveri disgraziati nella vita, se lui non intervenisse, la correzione.

Se lei parla o commenta qualcosa, dice sempre enormità, si vergogna per le sue ‘stupidaggini’. Meglio tacere
.
Una selezione dei gusti, dei film da vedere, i gusti, i suoi.
Il permesso di guidare l’auto.

Il diritto della prima scelta, l’archetipo del pitecantropo, il meglio della caccia per sé?
No, solo sopraffazione, schifosa oppressione sessista.

Quante donne separate non conoscono la ‘persecuzione’?
Gli americani la chiamano ‘stalking’, un suono meno sinistro, il contenuto non cambia.
Telefonate mute, pedinamenti, presenza nei pressi del luogo di lavoro, uso dei bambini per messaggistica, minacce.
Non rinuncia alla preda, il maschio violento. Il tormento per non rinunciare al piacere del tormento.
Controllo infinito, la persecuzione si chiama così.

Quante casalinghe non conoscono il giogo della violenza economica? il potere del budget, il marito-ragioniere.
Comprarsi qualcosa, di nascosto, dire di averla pagata un terzo del prezzo.
La mia vicina lavora, versa al marito il suo mensile perchè lo depositi in banca. Deve elemosinare anche i soldi per il parrucchiere, li deve ‘far bastare’.
Nel budget, lui non segna il piacere dell’amore, il prezzo delle psostitute, con lei ha sospeso da anni il sesso, per risparmiare.

Alla violenza sessuale-coniugale, quasi nessuno ci crede.
Il sesso non è più una faccenda di amplessi.
La sessualità del nostro tempo è pornografia, la fuga dalla donna, la negazione maschile del sesso come fondamento di una relazione.

I poeti del sesso solitario alimentano il business capitalistico,il marché di stimoli sessuali, costruite sull’appetito masturbatorio.
L’immaginario maschile è satollo, impotente, incapace di amare, la sontuosa dieta porno ha i suoi effetti.

L’uomo ha sempre meno bisogno di una donna reale, troppe pretese rispetto alle donne fittizie, le partner delle fantasie, l’assemblamento porno-cerebrale.
Ogni donna , suo malgrado, deve condividere il partner con qualche donna fittizia.
Deve solo subentrare alle scopate di fantasia, in qualche ruolo assegnato, suora, prostituta, studentessa, -chissà cosa altro- lasciarsi usare come stimolatore sessuale.

L’animo sessista è bacato, non sa più percepire l’amore, il sentimento.

L’esperto in sessuologia raccomanda sempre, alla donna, una qualche pratica stimolante, per salvare la sua relazione, la ‘surrogate wife’, la ‘surrogate-mother’, la coppia aperta,la trio, la trans, la casa’chiusa’, il fantastico punto G da recupoerare o rassegnarsi!

Le mogli non sono sexy, la sessualità maschile richiede lo stimolo della novità.
Una moglie ha ‘il dovere’ di mantenere vivo l’interesse del compagno ma non ha alcuna possibilità realistica di riuscirvi.
L’ingresso nelle fantasie, gli ormoni sostitutivi in menopausa, per far fare sesso, al sesso declinante.
Che squallore!

Lei è tenuta a fare il Kamasutra, i giochi sessuali. Qualche filmetto porno per la fantasia, le fa bene.
Anche se per lei è sgradevole, anche se la sua sessualità è diversa, anche se della penetrazione coitale non gliene frega niente.

E’ già catalogata come ‘frigida’, la colpa è sua, ‘non è abbastanza brava’, non è ‘lo stimolo’ giusto del marito.

Un sessista è violento, sessualmente.
Sa quali bottoni schiacciare, li schiaccia ad ogni amplesso per provocare nella donna un piacere stereotipato che ricalca il proprio.
Se non ricalca il proprio, ‘non c’è pelle’, sessualmente incompatibili.
Punisce la donna che non si comporta come lui desidera, negandole l’intimità.

Questa tattica non può essere adottata dalla maggior parte delle donne, perchè i loro partners non hanno alcuna difficoltà ad ignorarle.
Una donna, trattata dal marito in maniera fredda e distante, è presa dal panico, capitola all’istante.
Pensa di non essere ‘stimolante’ per lui.

Può essere uno stimolo, per lui, anche l’elettroschoc, lei non ci pensa, non è più abituata a pensare con la sua testa.

‘Tu continua pure a dormire, basta che apri le gambe’..non sono poche le donne che conoscono questa frustrante, umiliante sessualità.(3)

Questa prassi si chiama violenza sessuale, senza botte e senza sangue, una relazione di potere, il sessismo di tutti i giorni.

Un sessimo che si sente forte sulla nostra debolezza, la forza-lavoro femminile è rigettata a casa, nel carcere del ‘privato’.

La dignità femminileè ai minimi storici, grado zero.

Ammettiamo di essere infelici, gettiamo la spugna, la solida vita familiare , il castello matrimoniale, sono le miserie del matrimonio, costruite sulla nostra sofferenza.
Il castello matrimoniale, la cella del castello, la famiglia, rischia di rivinare, perchè la nostra tolleranza, oggi, è in caduta libera.

Il termometro della nostra ribellione, il grado di violenza contro di noi.
La lite, la lite continua, la crisi della coppia, l’amen finale, qualche cranio di donna fracassato, ogni giorno.
Il sessismo ha minato ogni relazione umana con l’uomo, l’ha resa violenta, intollerabile.

La ribellione a questa forma di potere , di asservimento, di sopraffazione, il ‘privato’, non ancora nella piazza, la piazza è comunque vicina, ad un passo.

Stiamo tornando sobrie, uno sforzo per pisciare i litri di sedativi, la calma obbligatoria per la nostra ‘depressione’, la sofferenza insopportabile, l’oppressione insopportabile, nessun Prozac regge più.

Alla violenza sessista non risponderemo più con la mimosa, ci mancherà la grazia, la dolcezza necessaria alla tolleranza dell’intollerabile.

Abbiamo un mondo nuovo nel nostro cuore, siamo l’altra metà della Terra.

Indietro non si torna!

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La documentazione sul flagello della violenza domestica ci viene dalle Case di Rifugio per la Donna e dai Centri Antiviolenza.

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1)BITONTO (BARI) – Una dicussione tra marito e moglie, iniziata a Bitonto per futili motivi nella tarda serata di giovedì, è finita in tragedia: l’uomo ha ucciso la consorte. Secondo le prime ricostruzioni il marito della vittima, Giuseppe Pazienza, bracciante agricolo di 31 anni, durante la lite ha detto alla moglie: «Sei una stupida». E lei ha osato rispondergli: «E tu un cretino». A quel punto – stando alle prime indagini dei carabinieri – l’uomo è stato assalito da un raptus di follia. Ha afferrato una spranga in ferro lunga un metro e ha cominciato a colpire con forza la moglie, Maria Ruggiero, casalinga di 25 anni, fino a sfondarle il cranio.
Il delitto è avvenuto dopo le 23 nell’abitazione della famiglia, in via Pere Rosse, a ridosso della ferrovia e a poca distanza dal comando della polizia municipale. Al momento dei fatti, solo per caso, nell’ appartamento non c’erano le due figlie piccole della coppia, che dormivano a casa di alcuni famigliari.
Poco tempo dopo aver ucciso la moglie, l’agricoltore è andato dai carabinieri di Bitonto e ha detto, in stato di choc: «Ho litigato con mia moglie». Un sottufficiale dell’Arma lo ha invitato a raccontargli l’accaduto e ha proposto di accompagnarlo a casa. A quel punto, mentre i due stavano per recarsi nell’appartamento, il presunto assassino ha ammesso: «Ho ucciso mia moglie». L’uomo è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore di turno del Tribunale di Bari, Antonino Lupo.
15 aprile 2005

2) Ringrazio Giuliana Ponzio, per la documentazione, nel suo libro: Crimini contro le donne – Baldini editore

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Per grazia ricevuta, i miracoli di Wojtyla, in anteprima mondiale…

10 Aprile 2005 6 commenti

Alé, iniziano i miracoli di Wojtyla! Animo, disoccupate, precarie, fioccano i posti di lavoro, un miracolo del nuovo santo…preghiamo anche noi, la speranza è l’ultima a morire.

“Guarigioni inspiegabili e grazie particolari attribuite a Papa Wojtyla sono descritte in un dossier che in questi ultimi giorni va gonfiandosi a dismimisura nell’ufficio del Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Leonardo Sandri.

Dopo il racconto della grazia concessa al prof. Francesco Crucitti, il chirurgo che lo opero’ al Gemelli, risvegliato da uno stato di coma irreversibile per consentirgli di parlare un ultima volta con la moglie e i figli, arrivano ora notizie relative alla guarigione dal cancro di una signora gravemente malata, guarita inspiegabilmente due anni fa dopo aver partecipato ad una messa mattutina celebrata dal Papa defunto.

Il card. Lozano Barragan, presidente del Pontifico Consiglio per la Pastorale della Salute, e’ stato invece testimone diretto della guarigione avvenuta in Messico, del figlio piu’ piccolo di una famiglia della diocesi di Zacatenas. A 4 anni di eta’ e’ guarito da una leucemia che non aveva piu’ speranza, quando nel 1990, in occasione della visita in Messico, il Papa lo bacio’ in mezzo alla folla e gli sussurro’ qualcosa all’orecchio.

Sulla guarigione, la diocesi di Zacatenas dispone di documenti e si tiene pronta a fornire la propria testimonianza nel caso si aprisse il processo di beatificazione.

Tuttavia in questi giorni a San Pietro sono stati molti ad aver voluto andare soprattutto per ringraziare il Papa delle grazie ricevute.

Un militare indiano, Kados, che non poteva non venire qui e dire ‘grazie a questo santo uomo’.

Mentre una 37enne rumena racconta che quando e’ iniziata l’agonia del Papa, ha pregato con grande intensita’ e il giorno dopo ha trovato un datore di lavoro disposto ad offrirle un posto.“(1)

Dove? Un posto fisso sotto il colonnato di piazza San Pietro, in Vaticano? Sono curiosa…

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1) 9 aprile 2005- La repubblica

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Wojtyla, uno Stalin cattolico , il nuovo santo delle masse cristiane

9 Aprile 2005 4 commenti

I princìpi elementari del culto della personalità, Wojtyla li ha appresi da Stalin. Il culto della personalità, la capacità di dare rappresentanza alle istanze di restaurazione post anni’70, rielaborate in versione mediatica, la mobilitazione del consenso, l’educazione delle masse al ‘mito’ della potenza della chiesa.

Nel culto della personalità, Wojtyla ha superato Stalin, il maestro.

Dopo la morte, l’apogeo del ‘culto’, la salma semi-imbalsamata, il funerale, 5 milioni tra pellegrini e papa-boys ne sanciscono la santità immediata. Giovanni Paolo II, ‘il Grande’, come lo zar di Russia.

Un cupo stalinismo cattolico, Wojtyla, 27 anni di dittatura, la Chiesa potenza più temuta, dopo gli USA.
Da Stalin, Wojtyla, ha appreso la mentalità militaresca, i metodi di eliminazione fisica (1) degli avversari e di coloro che potevano minare il ‘politbjuro’ cattolico ultra-reazionario, l’Opus Dei, organizzazione criminale, rete di spionaggio e connivenza di vasti settori della società italiana, politici, banchieri, industriali, baroni in camice bianco, magistrati, docenti, giornalisti, una potente ‘loggia’ di affaristi, una cloaca reazionaria. (2)

L’arcivescovo di Cracovia era rimasto nell’ombra dei grandi dibattiti della Chiesa di papa Giovanni, la ‘teologia della liberazione’. Ma era la pedina del cardinale Ratzinger, una ‘protezione’ di tutto rispetto.
Entrato in contatto con l’Opus Dei negli anni ’70, questa organizzazione puntò le sue carte sul cardinale polacco che le avrebbe permesso in breve di scalzare ogni opposizione, conquistando definitivamente il vaticano e la chiesa.

Sotto i pontificati di Papa Giovanni XXIII e Paolo VI, l’Opus Dei non aveva ottenuto lo status di Prelatura, la conseguente occupazione di buona parte dei ministeri che contano, nell’impero della finanza vaticana.
Con la nomina di Wojtyla ebbe fine la ‘spinta innovativa post-conciliare’.

Erano ‘gli anni di piombo’, anni in cui masse di giovani, operai, donne scendevano quotidianamente sulle piazze, e non solo per il pane. Femminismo, potere operaio, rivluzione, comunismo, erano ‘segni’ di una comunicazione quotidiana.

C’era bisogno di ordine, di normalizzazione, di restaurazione.

La chiesa stessa, tramite l’opera di alcuni preti innovatori, tra cui Don Milani, era sottoposta ad una autocritica incalzante.
L’ordine fu ristabilito. Non senza ‘purghe’.

Un gemello di Stalin, Wojtyla, il nuovo santo delle masse cristiane.

Il paragone può reggere.

L’Opus Dei non ha niente da invidiare alla potente polizia stalinista, ne ha assimilato i metodi e la segretezza.

“Di tacere non ti pentirai mai: di parlare molte volte”, il motto fondamentale di questa organizzazione criminale.(3)

Sua base materiale, il ‘fondamentalismo laico’, il popolo di Dio, un immenso esercito, un belligerante mondiale, nelle file del volontariato.
Il volontariato è la potente organizzazione politica della Chiesa, il mezzo per abbassare ai minimi storici il valore della forza lavoro, utilizzando il lavoro-non-pagato, il lavoro volontario.

In Asia e in Africa, formicai di volontari e missioni controllano le esplosioni sociali, la pratica della ‘carità’, la ‘teologia della sofferenza’.
In America Latina, liquidati i preti guerriglieri , l’alleanza con Pinochet, benedetta dal Signore.
I ‘desaparecidos’ cileni, in Paradiso, il trionfo di Cristo, col martirio.

La pace mondiale, ‘lo status quo’, una giustizia sociale affidata al buon cuore dei potenti.

Una grazia, il pontificato di Wojtyla, nella crisi senza sbocco, del sistema capitalistico. 27 anni di ‘flebo’.

Rovinerà lo stalinismo cattolico? Si, nonostante le apparenze.

Il punto debole, le masse femminili, l’impero ‘mariano’ non reggerà.

La contraddizione più forte, i giochi di potere e di interesse. I gesuiti non sono proprio gli ultimi arrivati.
Cacciati da Wojtyla, armi in pugno, il dente avvelenato, ritornano con propositi di vendetta.

Morto un papa, se ne fa un altro..
Habemus nauseam.
Petrolio, petrolio alle chiese…, un vecchio canto anarchico, da non dimenticare.

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1) La vicenda del Banco Ambrosiano, l’impiccagione di Roberto Calvi,a Londra, basta ma non avanza..

2) Opus Dei- Potere, denaro, castità- di Annibale Viscomi – Omnia Minima Editrice, un libro molto documentato su questa organizzazione criminale. Un libro coraggioso, che merita di essere letto attentamente.

Militanti, sostenitori, simpatizzanti e c., l’autore cita: il ‘duo’ Berlusconi, F. Confalonieri, Rocco Buttiglione, Giulio Andreotti, P. Casini, F. Cossiga, M. D’Alema, M. Dell’Utri, A. Forlani, A. Guidi, R. Prodi, F. Rutelli, la crema politica dell’Italia. Non mancano i banchieri, Fazio, Blasi.., imprenditori, ‘baroni’ in camice bianco, baroni universitari, magistrati, docenti di ogni specie e grado, pennivendoli al seguito, giornalisti.(pag.49-53)

3) Dal 1984 il direttore della sala stampa del Vaticano, il portavoce del papa ai mass-media, è uno spagnolo dell’Opus Dei, Joaquin Navarro Valls. Non è l’unico rappresentante della ‘prelatura personale’ operante al fianco del papa.

Questa organizzazione ecclesiastico-politica è divenuta la salvezza delle finanze vaticane, grazie a lei è stato spazzato via ogni strascico che in qualche modo oscurasse lo IOR, la banca vaticana, che ha avuto i suoi guai tra il 1982 e l’89 con il crack del Banco Ambrosiano e la morte di Roberto Calvi.
La gestione dell’8 per mille, la geniale trovata delle finanze vaticane. La gestione del volontariato giovanile, il lavoro gratuito, l’abbassamento mondiale del valore della forza-lavoro. (4)

Al funerale, un’ovazione generale, il valore della forza-lavoro ai suoi minimi storici – la ‘flebo’ della crisi capitalistica – la grazia del Papa!

4) Subito dopo il funerale di Wojtyla, si pensa ad ‘ammorbidire’la spesa per il volontariato, tagliando i fondi. 18.000 sono le organizzazioni, quelle che operano nel sociale,il Terzo settore costa più dello Stato sociale.
La Caritas, l’organizzazione cattolica, avrebbe così un vero monopolio, nel controllo e nella gestione della disoccupazione e della povertà di massa.
Ricordo che attraverso i ‘centri di ascolto’, siti in ogni parrocchia, si può accedere a qualche lavoro. Basta accontentarsi. Dalle 8 del mattino alle 19, 50 euro per una ‘badante’, la cui moralità viene garantita dalla parrocchia.
Quante donne sole, disperate e senza lavoro, salgono i gradini di una chiesa. E non sono di colore, nemmeno dell’Est. Sono italiane, cittadine del Bel Paese! Al di là di ogni immaginazione.

La rivolta del volontariato: Il governo ci taglia i fondi”
Le 18mila organizzazioni scrivono a Ciampi. In piazza contro
la nuova legge che riduce del 75 per cento la formazione

MILANO – Il mondo del volontariato dà battaglia al governo che vuole tagliargli i fondi. E lo fa con lettere al presidente della Repubblica, del Senato e della Camera, con appelli pubblici, presidi in piazza, conferenze stampa e incontri. Tutto per dire: giù le mani dai soldi che permettono alle organizzazioni che fanno volontariato (oltre 18mila quelle iscritte nei registri regionali, quasi altrettante quelle non iscritte) di esistere e lavorare.

Le associazioni – realtà nazionali e locali, consulte e anche sindacati – si stanno mobilitando infatti per bloccare una parziale modifica della legge quadro per il volontariato (la 266/91) che nei prossimi giorni approderà in Senato. Una modifica che decapiterebbe del 75 per cento i fondi destinati ai Centri servizio al volontariato (i Csv), organismi nati per formare, dare consulenza e fare aggiornamento. Sono state le stesse associazioni di volontariato a crearli, nel 1997, per avere un punto di riferimento locale che, gratuitamente, mettesse a disposizione conoscenze, esperienze e tecnologie alle centinaia di migliaia di volontari italiani. Tutti armati di buona volontà, ma spesso a digiuno della formazione necessaria per lavorare nel Terzo settore.

“Se approvati dal parlamento, i due provvedimenti comporterebbero la riduzione al 25 per cento delle risorse attualmente destinate ai 76 centri di servizio al volontariato”, è l’allarme lanciato dal documento che da giorni gira tra le segreterie e i coordinamenti delle associazioni. Una riforma silenziosa (perché non c’è stata ancora nessuna discussione nell’aula parlamentare) che verrà presentata e spiegata – anche per decidere quali saranno le prossime mobilitazioni – oggi a Milano, dove dalle 10 alle 17,30 il coordinamento regionale dei Csv ha organizzato un presidio in piazza San Babila, e domani a Roma, con una convocazione straordinaria di tutte le realtà del non profit, alle 9,30 nella sede del Forum permanente del Terzo settore. In sostanza, si parla di una drastica riduzione dei fondi che per legge, ogni anno, le fondazioni bancarie devono destinare ai Csv (lo stanziamento del 2003 è stato di 95 milioni di euro).

Un taglio che di fatto, dice Marco Granelli, presidente di Csv.net, “smantellerebbe le strutture nate per facilitare il lavoro dei volontari e per tenerli costantemente aggiornati, compromettendo di conseguenza la stessa qualità del lavoro delle associazioni”.
Una possibilità che ha fatto mobilitare tutti: Anpas, Arci, Auser, Avis, Telefono Azzurro, Legambiente, Confederazione nazionale Misericordie d’Italia, Società di san Vincenzo, Associazione Ong italiane, solo per citarne alcune. Da quando sono nati i Csv, tutte loro hanno potuto usufruire di servizi gratuiti che, altrimenti, avrebbero inciso di molto sui loro bilanci: più spese per formazione, aggiornamento, consulenza legale, fiscale, sostegno ai progetti, vuol dire meno soldi per “fare volontariato”, cioè per dare aiuto a chi ha bisogno. Le quote stanziate dalle fondazioni bancarie, ancora oggi, vengono date direttamente ai Csv, che provvedono poi a gestirle.

Ma il governo ha deciso ora di inserire in un maxi emendamento in discussione in questi giorni al Senato che riforma questo sistema di gestione: se il disegno di legge dovesse passare, la metà dei fondi destinati ai Csv dovrebbero essere gestiti direttamente dalle fondazioni bancarie per finanziare i progetti del servizio civile nazionale. “Una guerra tra poveri – spiega ancora Granelli – perché si riducono le risorse per i Csv a vantaggio di un servizio che invece andrebbe sostenuto attraverso adeguate e specifiche risorse pubbliche”.

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Mi riservo un tentativo di analisi, sull’”impero mariano”, forse mi riuscirà. L’ articolo di Mafro Obletter, tratto da Indymedia, è una attenta cronologia dei fatti più significativi della politica di Wojtyla.

“La stampa di regime, da sempre estensione dalla sala stampa vaticana, in questi giorni ammannisce al popolino l?immagine di un Karol Wojtyla alfiere dei diritti umani, della libertà, della lotta per la giustizia.

Vediamo se è vero, alla luce di essenziali eventi.

1978

Appena eletto papa, Wojtyla insedia nei posti-chiave del Vaticano personaggi noti per i loro orientamenti reazionari. Si tratta di prelati che da sempre perseguitano quella minoranza di preti che, nella Chiesa, predicano con coerenza il messaggio di Cristo e sono estranei alle comunelle di potere.

Tra questi personaggi codini spiccano i gerarchi dell?Opus Dei, associazione semiclandestina, da sempre sostenitrice dei regimi fascisti (a cominciare da quello del dittatore Francisco Franco) e ai limiti del sodalizio a delinquere.

Wojtyla esaspera gli aspetti più mediatici e populisti della Chiesa. I suoi continui viaggi-spettacolo in giro per il mondo (che, per inciso, portano nelle casse del Vaticano fior di quattrini, perché il papa ha un cachet multiplo di quello dei Rolling Stones), hanno lo scopo di abbagliare il popolino con messinscene rutilanti e di oscurare la sostanza della politica vaticana. Che è una politica di sostegno alle lobby dei potenti che ovunque generano povertà e violenza.

1981

In Vaticano si sparge la voce – che si rivelerà infondata – che Wojtyla voglia mettere in riga gli alti prelati che gestiscono lo Ior (Istituto per le opere religiose, cioè la banca vaticana), non tanto perché facciano affari sporchi, ma perché chiudono i conti in rosso. Qualche gaglioffo, forse coinvolto nei risvolti più penalmente discutibili dello scandalo, si spaventa al punto da incaricare Alì Agca di far fuori Wojtyla. All?indomani dell?attentato Carlo Calvi (figlio di Roberto, il banchiere ucciso dalla mafia degli affari), fu avvertito che, di lì a qualche giorno, il Vaticano si sarebbe inventato la pista bulgara, in modo da far sospettare dell?attentato i comunisti dell?Est. Anche di recente Alì Agca ha detto che «senza complicità in Vaticano non avrei potuto sparare al papa».

1982

Il papa provoca il generale Arrupe, capo dell?ordine dei gesuiti alle dimissioni. Motivo: Wojtyla privilegia l?Opus Dei a scapito di ogni altro ordine.

1983

Wojtyla va a sostenere quella minoranza di cattolici reazionari che in Nicaragua contrastano, con le armi e i soldi del Pentagono (che se li procura di nascosto dal Congresso, commerciando in prostituzione giovanile e in droga nel Sudest asiatico), il governo progressista dei sandinisti. E’ apertamente contestato dal popolo. Ovviamente giornali e televisioni di regime minimizzano.

Il papa si prenderà la rivincita nel 1996, quando i mercenari americani avranno ucciso o imprigionato tutti i nicaraguensi potenzialmente in grado di contestare Wojtyla, eroico annunciatore della Cattiva Novella dell?imperialismo delle multinazionali.

1985

Per far piacere all?Opus Dei, Wojtyla esilia in Sicilia padre Bartolomeo Sorge, uno dei gesuiti più intellettualmente vivaci della capitale.

Nello stesso anno, Wojtyla zittisce un altro gesuita, padre Pintacuda, reo di denunciare le collusioni tra mafia e potere a Roma.

1991

Wojtyla condanna a parole la Guerra del Golfo, ma ci manda i propri cappellani militari e affida loro una missione ben precisa: predicare alle truppe d?invasione dell?Iraq che questa è una guerra giusta, destinata a liberare gli iracheni oppressi da Saddam.

I soldati benedetti dal papa fanno un macello immane, utilizzando anche sostanze chimiche che in parte avvelenano gli stessi aggressori, che ancor oggi, tornati negli Stati Uniti, generano bambini deformi.

1992

Wojtyla beatifica, cioè addita ai fedeli quale fulgido esempio, un criminale: Josemaria Escrivà de Balaguer, il prete che fondò la citata e famigerata Opus Dei. Escrivà de Balaguer è stato consigliere spirituale e sostenitore del dittatore spagnolo Francisco Franco, di cui ha benedetto tutte le nequizie: arresti senza processo, torture, esecuzioni sommarie, repressione di ogni forma di dissenso, saccheggio delle risorse pubbliche per arricchire il regime fascista e i suoi puntelli, a cominciare dall?Opus Dei.

1998

Su ordine di Wojtyla, il cardinale Ratzinger annuncia la pubblicazione dei fascicoli più significativi sull?Inquisizione. Ma soltanto fino al 1902.
Hans Küng, prete perseguitato dal Vaticano, rivolge allora a Wojtyla tre domande scomode:
«1. Perché l?archivio viene aperto soltanto sino al 1902? Forse perché a partitire dal 1903 esso diventa più interessante, dato che in quell?anno il papa Pio X, appena salito al soglio, avvia una campagna antimodernista. Sarebbe invece interessante conoscere le attività dell?Inquisizione durante il fascismo e il nazismo. E ai tempi di Pio XII, che ha canonizzato Pio X e avviato una nuova campagna antimodernista (enciclica Humani generis), con l?interdizione dei preti operai e la destituzione dei più importanti teologi del suo tempo, dei gesuiti Teilhard de Chardin e Henri de Lubac e dei domenicani Yves Congar e Marie-Dominique Chenu.
2. Perché l?apertura degli archivi non si collega con la possibilità, per gli accusati di oggi, di conoscere le accuse che li riguardano? Il mio dossier presso l?Inquisizione è stato inaugurato nel 1957. In quarant?anni ho chiesto invano di saperne qualcosa. Stesso diniego hanno ricevuto Gustavo Gutiérrez, Leonardo Boff e altri… Soltanto quando verranno riconosciuti questo diritto (di un imputato a conoscere le accuse che lo riguardano) e gli altri diritti fondamentali, il Vaticano potrà sottoscrivere la Dichiarazione dei diritti umani del Consiglio d?Europa.
3. Perché l?Inquisizione continua tutt?ora, sostituendo al rogo fisico il rogo morale?»

Sempre nel 1998, a Torino, Wojtyla perpetua la truffa della Sindone, un lenzuolo che il popolino crede il sudario di Cristo e che invece è un falso realizzato nel 1200. Così, indirettamente, Wojtyla conferma l?avallo della Chiesa a tutte le pratiche truffaldine che profittano della credulità popolare e della propensione dei disperati ad aggrapparsi al miracolistico, dalla favola del sangue di San Gennaro che si liquefa una volta l?anno alle truffe delle madonnine piangenti. È un ritorno all?oscurantismo medievale, altro che papa moderno!

1999

Durante un viaggio in America Latina, Wojtyla dichiara ai giornalisti: «La teologia della liberazione non è più un problema». È vero: grazie alla persecuzione del papa, tutti i preti che si battevano per la liberazione dei popoli sudamericani sono stati messi in grado di non nuocere.

Sempre nel 1999 Wojtyla beatifica (e farà santo nel 2002) Padre Pio da Pietralcina, su richiesta della consorteria degli affari che sta sfruttando la leggenda e i falsi miracoli attribuiti al frate come una miniera d?oro e che non è molto diversa dalla ridda di maghi e maghe che infestano l?Italia spennando i superstiziosi disperati. Un altro passo verso il medioevo.

2000

Il Giubileo del 2000, il Giubileo dei ‘giovani’, l’esercito belligerante della chiesa, il volontariato della ‘carità’, che ha abbassato a livello mondiale il valore della forza-lavoro, in primis proprio la giovanile, il lavoro gratuito e semi-gratuito! Inizia da questo momento, la via crucis ‘ufficiale’ del precariato in Occidente. (mia nota)

A Fatima, Wojtyla ha un guizzo di onesta lucidità: prende per il culo il popolino dei creduloni dandogli a bere questa panzana: rivela che il ?terzo segreto di Fatima? (leggenda locale) gli ha consentito di prevedere l?attentato di Ali Agca, avvenuto 19 anni prima. Wojtyla è così il primo veggente al mondo a prevedere il passato. Si aspetta che il popolino, dinanzi a tanta sciocchezza, insorga, o quantomeno dubiti dell?equilibrio mentale del capo della Chiesa. Invece no, prendono il papa sul serio e lui rinuncia per sempre alla maieutica basata sugli eccessi.

Sempre nel 2000, Wojtyla beatifica Pio IX, il papa antisemita che rinchiuse nuovamente gli ebrei romani nel ghetto, che in precedenza era stato soppresso.

2002

Wojtyla, dopo aver coperto per anni le malefatte dei preti cattolici negli Stati Uniti, è costretto ad «accettare le dimissioni» di Bernard Law, cardinale a Boston, reo di aver difeso i connazionali pedofili.
Se avete un bimbo, pensateci due volte prima di affidarlo ai prelatissimi.
Quando gli americani lanciano nuove aggressioni all?Afganistan e all?Iraq, Wojtyla finge di condannarle con poche frasette di circostanza (che diventano titoloni sui giornali) ma in concreto le appoggia, elevandole a crociate e arruolandovi i propri cappellani militari, sia a sostegno delle truppe italiane sia di quelle anglo-americane.

Di recente Wojtyla riceve il capo del governo fantoccio insediato dagli Usa in Iraq e gli garantisce l?appoggio del Vaticano: in cambio chiede facilitazioni per future parrocchie cattoliche da fondare in Iraq, dove oltre il 98% della popolazione è musulmana”.©

giancarlo.scotuzzi@ilcronista.org
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Sintetica, questa panoramica della politica di Wojtyla:

Per ricordare il papa…

– adattato dal comunicato della F.A.I., 07.04.2005 13:35

“Venerdì 8 aprile, si celebrano in pompa magna i funerali del papa.

I governi di quasi tutto il mondo hanno decretato una giornata di lutto nazionale per la morte di Karol Wojtila.

Il papa, in quanto rappresentante di un’istituzione che nel corso dei secoli si è macchiata del sangue di milioni di innocenti, non è degno del nostro dolore e della nostra solidarietà.

Il più pesante bombardamento mediatico della storia dimentica di mostrare le immagini scomode del papa polacco e tace quasi totalmente su alcuni fatti, mettendoli nel migliore dei casi in secondo piano.

Noi vogliamo invece ricordare, anche se solo i più eclatanti, i crimini della lunga carriera di Wojtila:

- è stato corresponsabile della diffusione dell’AIDS in Africa, dove la pubblicizzazione e l’uso dei preservativi avrebbero potuto salvare dalla malattia milioni di persone, fra cui tantissimi bambini.

- ha dato copertura al dittatore, torturatore e genocida cileno Augusto Pinochet. Non una parola per le vittime della dittatura ma la benedizione per il carnefice e la sua famiglia.

- la sinistra osanna Karol Wojtila per il suo pacifismo in Iraq, ma dimentica che egli sostenne e giustificò le guerre che hanno insanguinato la ex Jugoslavia. Con la Croazia cattolica, contro musulmani ed ortodossi, il papa dell’”ecumenismo” religioso ha fatto santo Stepinac, il cardinale che a fianco dei fascisti croati si schierò con Hitler, “inviato da Dio” e benedisse le innumerevoli atrocità perpetrate dagli Ustascia, con la complicità delle truppe di occupazione italiane.

- ha protetto e sostenuto il cardinale Pio Laghi, già nunzio apostolico in Argentina ai tempi della dittatura che massacrò 30.000 persone. Laghi benedisse e coprì i torturatori e gli assassini.

- è stato il capo di una multinazionale con interessi ramificati in tutto il mondo (la Chiesa cattolico romana), che si è arricchita sulle spalle della maggioranza povera del mondo.

- ha sostenuto una cultura che vorrebbe la mortificazione della vita delle donne, condannate a partorire ad ogni costo bambini malformati o destinati alla morte per fame, una cultura che criminalizza i gay, che trasforma il desiderio e l’amore in colpa, che difende chi non è nato e perseguita i vivi.

- ha santificato i preti spagnoli che si schierarono in armi con le truppe del catto-fascista Francisco Franco.”

Materiali: Habemus Nauseam | Il fallimento papale | Il papato di Wojtila | Hans Küng, fuori dal coro | Mani sporche di sangue, di T. Eagleton | Testo della Federazione Anarchica Italiana (FAI) | Storia di un padre(non)eterno | Contributi di Wojtila alla cultura e alla civiltà

Siti interessanti: Unione Atei e Agnostici Razionalisti | antipapismo.it | anticlericale.net | nogod.it | luigicascioli.it | anticlericale.it | Circolo N. Papini | Associazione per lo sbattezzo
Riferimenti: La morte annunciata

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Dentro di me lo tratto da deficiente, aspetto che finisca le sue cose…

6 Aprile 2005 19 commenti

“Dentro di me lo trattavo da deficiente, aspettavo che finisse ‘le sue cose’,” dice Sabine, nel suo libro: ‘Avevo 12 anni..’ (1).
” Dentro di me lo tratto da deficiente, aspetto che finisca ‘le sue cose’” , il pensiero ‘carino’, per i clienti, mentre finiscono ‘le loro cose’, il pensiero delle donne addette al sesso , sul marché della prostituzione. Nessuna si vende per libera scelta.

Ci sarebbe mercato, senza consumatori?

La prostituzione riguarda gli uomini, noi donne, dopo di loro.

E’ l’esercizio del potere dell’uomo sulla donna ,senza veli, senza teorie, la donna degradata, l’uomo ancora di più.

Prima il compratore, il mercante, il suo ‘marché’, poi la merce umana, noi donne.

Perchè l’uso unilaterale del corpo di una donna, da parte di un uomo, per la sua propria soddisfazione, in cambio di denaro?

Perchè 10 milioni di italiani esercitano questa legge del diritto sessuale maschile, un diritto pubblico, gobbi, deformi, ogni letamaio accede, purchè paghi?

La soddisfazione “dell’impulso”, in-soddisfatto altrove.
L’eccesso di testoterone, prostituzione e ricerca di cibo, sullo stesso piano, andare di corpo e andare a donne, sullo stesso piano, un bisogno da soddisfare.

L’uso del corpo di una donna, è “l’essere uomo”, l’espressione contemporanea della sessualità maschile, l’esibizione della mascolinità.
L’atto sessuale garantito a tutto il maschile, purchè paghi.(1)

Nel marché c’è una forte domanda di ‘fantasie’, chi non si adegua, ‘perde il posto’.
I più potenti simboli, le relazioni di dominio, segno del potere, della subordinazione della donna, la metà del genere umano, l’altra metà della Terra.
Le attività connesse, servizi manuali, sesso orale, ‘tutto l’immaginabile’, dice una ragazza ungherese, 18 anni, ‘io’, lo devo fare.

Non c’è giorno, in cui una prostituta non venga assassinata, in modo atroce, barbaro. (2)
Quale altro ‘contratto di lavoro’ prevede la pena di morte?

Gli assassini le considerano ‘fonti di inquinamento’.
Sono uomini, le hanno usate poco prima.

Il numero delle assassinate è più grande dei morti sul lavoro.
C’è per loro un lutto di classe?

Maltrattamenti fisici, psicologici, una vera schiavitù per milioni di donne dell’Est e di colore. Un’industria internazionale del sesso, il porno, tutti i suoi luoghi di produzione e consumo, la pedofilia,la prostituzione infantile, milioni di adolescenti, in questo marché. (3)

La degradazione del maschile non spiega, se la subordinazione della donna, il cerchio che racchiude il ‘contratto’ di prostituzione, viene ignorato.

Il ‘maschile’ si giustifica, se non è l’impulso, il testoterone, un servizio, una prestazione sessuale, una terapia, in quanto tale, utile a tutti.

La prostituta non è una ‘lavoratrice’, nè professionista nè salariata. Il contratto di prostituzione viene stipulato con un cliente maschio, non con un datore di lavoro.
E’ ‘dipendente’, sì, da due poteri, i mercanti di schiavi ne controllano la vendita, il cliente maschio, stipula il prezzo, la ‘prestazione’ sessuale, il nome liberista della vendita del proprio essere donna.

Mercanti e clienti, un solo interesse, la vendita della merce, gli uni, l’uso, gli altri.

Il mercato dei surrogati del corpo femminile, le bambole gonfiabili,chi vede una forma di ‘rispetto’ della donna.
Un baco in più della zucca sessista.

Le bambole di gomma ‘surrogate wife’, di plastica,sostituzione reale del corpo femminile, sensazione di essere un padrone patriarcale, il prezzo imposto, andà sempre bene. Gli affari prosperano.

Il maschile bacato nella testa e nell’animo. Deformato, alienato, incapace di amare, di godere del sentimento, della sessualità che l’accompagna.
Per questo ‘maschile’ non c’è posto nella società che si prepara.

Dobbiamo farne spazzatura, qualche discarica, la troveremo.
Non è proprio una metafora.

Ogni giorno, in migliaia di vicende private, avviene qualche ‘discarica’ del maschile, nell’animo, nel cuore di tante donne.

Una presa di coscienza, un passo avanti, il ‘privato’ non è così privato.
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1) Avevo 12 anni, ho preso la mia bici e sono partita per andare a scuola…
Sabinne Dardenne, il diario di 80 giorni con il mostro di Marcinelle, lo finirò mai, questo libro, senza piangere?
“..mi viene a prendere per mangiare, mi trascina in camera sua, mi riporta giù in cantina e la cosa ricomincia. Tutti i giorni. Ed è una pena per me subirla. Quella camera maledetta, quel calvario, la televisione sulla quale guarda i film pornografici criptati su Canl+.I suoi commenti “Guarda! Fantastico!” Io non guardavo niente, rispondevo solo “Si, fantastico” fregandomene di tutto.
Dentro di me lo trattavo da deficiente. Aspettavo che avesse finito ‘di fare le sue cose”, formula personale per tradurre l’indicibile..”

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2) Per i musulmani, questa religione, garantisce il possesso di almeno una donna, a tutti.
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2)Un omicidio, tra i tanti, orribile,impunito.

La sedia.
Il 13 agosto Petra Vendikova, originaria della Repubblica Ceca, è stata brutalmente uccisa in un edificio abbandonato in località Madonna dell’Acqua (Pisa). Il suo corpo seminudo è stato rinvenuto in una stanza, sotto una rete metallica. Un giovane tunisino, che riposava nell’edificio, dopo aver udito un colpo di pistola sarebbe corso a telefonare ai Carabinieri. L’assassino ha esploso il colpo di pistola da breve distanza, poi le ha sfregiato il volto continuando ad infierire con atti di violenza compulsiva. Petra Vendikova, che si faceva chiamare Clara, doveva ancora compiere 25 anni. Era arrivata in Italia appena ventenne ed era finita a prostituirsi sulla via Aurelia. Sembra che, dopo essersi riscattata dai suoi sfruttatori, ultimamente lavorasse in proprio sperando così di riuscire a mettere da parte un po’ di soldi per ritornare nel suo paese.
Tutte le mattine prendeva la corriera per raggiungere quell’edificio abbandonato. In una tabaccheria a Torre del Lago Puccini (Lucca) l’avrebbero vista spesso comprare le sigarette, mentre in un altro bar della piazza acquistava i biglietti della corriera. Quindi sarebbe certo che la ragazza vivesse a Torre del Lago Puccini ma non è stato possibile scoprire quale fosse la sua abitazione. Anche nella circoscrizione non risulterebbe alcuna sua traccia documentata. Nonostante Petra Vendikova avesse un regolare permesso di soggiorno, rilasciato dalla questura di Lucca, la sua presenza nel piccolo centro alla periferia di Viareggio sembra avvolta da una nebbia impenetrabile.

Poco distante dal luogo del delitto, lo scorso luglio, sempre sull’Aurelia, un’altra ragazza di 25 anni, Evelin, di nazionalità nigeriana, è stata assassinata con un colpo di pistola alla nuca. Anche questo omicidio risulta tutt’oggi irrisolto.

Due volontarie del progetto Sally, patrocinato dalla provincia di Pisa per l’assistenza alle ragazze che lavorano sulla strada, hanno detto che Petra Vendikova si era rivolta a loro. Riguardo ai due omicidi hanno riferito: “Le donne pensano ad un serial killer o a qualche cliente”.

Petra Vendikova lavorava solo di giorno e all’imbrunire tornava a casa. Sulla sedia dove attendeva i clienti era rimasta l’ultima sigaretta da lei fumata. Dal giorno della sua morte tante mani anonime, per ricordarla, lasciano un fiore e una sigaretta spenta.
(da un servizio di ‘Chi l’ha visto?’)
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3) Gli uomini richiedono forme sempre più devianti di eccitazione sessule, aumenta la richiesta di prostituzione infantile. Bambine-vergini, sempre più giovani,usa e getta.
Questi bambini, e i loro coetanei, il binario “prostituzione”-schiavitù lavorativa-produttiva, 18 ore al giorno dall’età di 5 anni,un solo legame. I ‘turisti sessuali’..verrà uno tsumani, per loro?
Nel quadro dello sfruttamento sessuale, non mancano gli ‘Uraniani’ d’oggi. Uomini colti,’terza età’, prendono sotto la loro protezione giovani donne allo scopo di amarle, aiutarle, guidarle.(!) Il rapporto non è così languido o così elevato intellettualmente.
Sono vecchi libidinosi, il loro marché, le giovani disoccupate, le precarie.

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La morte annunciata ,il Vecchio sofferente ,cui non è dato di morire in pace

3 Aprile 2005 2 commenti

La morte di Giovanni Paolo II, il papa, il malato terminale, arrivato alla fine del viaggio della vita, non può essere repentina, improvvisa, deve essere un’attesa, annunciata, una grande operazione mediatica, costruita sulla sofferenza di un vecchio moribondo.

Una morte che ha tutti i connotati della ‘morte addomesticata’, un segno del soprannaturale che si riveli alle masse.

Da tempo tutti erano avvertiti.
Ora la morte di questo vecchio è regolata da un rituale descritto con compiacimento, per scaricare le emozioni, le sofferenze collettive dei dominati.

Moribondo, morto presente tra i vivi, davanti alle 70 mila persone stipate a San Pietro, 4 maxischermo, milioni di video in tutto il mondo.
Non si sa qual’è la demarcazione tra naturale e soprannaturale, è dato forse di far credere a tutti di vedere il Signore che se lo porta via.

La sua sofferenza fisica, pasto dei mass-media, della folla, in attesa. Di cosa? Perchè prega e alza le braccia al cielo, la folla? Perchè applaude?

La morte,intima, a cui tutti hanno diritto, la pietà muta, silenziosa, privata, è negata a questo moribondo sofferente, il successore di Pietro.
La vicenda più personale, l’ultima della vita di ogni individuo, la dipartita da questa Terra, per sempre.

Da mesi era una morte ‘annunciata’, una ‘esecuzione’ , un ‘supplizio’ del sofferente, violenza collettiva, uno spettacolo pubblico, per consegnare alla folla- fino alla fine -attraverso il corpo,il messaggio della ‘teologia della sofferenza’ e il suo rimedio, la carità ,nella sua forma moderna, l’obbligo nei confronti dell’”Altro”, il lavoro volontario gratuito, l’essenza della politica pontificale di questo papa. (1)

La sofferenza visibile a tutti, alle masse, l’accettazione del dolore, in questa epoca di grandi rivolgimenti, di rivoluzioni sociali.

Questa infinita agonia, manipolata, uno scambio volgare, laido, per barattare il dolore collettivo, mondiale delle masse, con la positività della sofferenza e della carità, l’affidamento al Dio della consolazione, alla sua rappresentante terrena, la chiesa, l’unica cui convenga il termine di ‘fiducia’, da parte dell’uomo.

Farsi tutt’uno con il corpo del vecchio ‘servo’ sofferente, questo il rituale ‘mediatico’, il ‘popolo’ riconosce di pagare amaramente il bene dell’esistenza, senza possibilità di riscatto, su questa Terra! E plaude, a lungo…

Vorrei che questo vecchio sofferente morisse intimamente, che si rispettasse il suo diritto umano.

Vorrei che ‘morto un papa’ non se ne facesse un altro, che di papi il proletariato e le donne, ne hanno avuti già tanti, troppi, sulle spalle.

Mi ripugnano le immagini della sofferenza personale , pasto delle ‘belve’ mediatiche, la retorica confezionata su un’agonia.

Agonia di un malato terminale, la cui morte deve avere l’eccezionalità del santo, per il grande ‘business’ preparato, i pellegrinaggi a Roma, per il nuovo santo aggiornato, ‘renderà’ all’Italia e alla sua chiesa, la finanza vaticana, potenza mondiale.(2)
Opus Dei:
” Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,
il luogo mio, il luogo mio, che vaca,
nella presenza del Figliol di Dio,
fatt’ha del cimiterio mio, cloaca…”
(Dante, Parad., canto XXVII, vv.22-25)

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1) Va sostituita l’immagine corporale del papa buono,’contadino’, papa Giovanni XXIII, nel cuore ancora, delle masse povere. La ‘teologia della liberazione’ è stata sostituita dalla ‘teologia della sofferenza’ e dal suo rimedio la ‘carità’. I viaggi frenetici di Giovanni Paolo II in tutto il mondo, durante il suo ponteficato, ovvero la prassi della ‘carità’, la politica dell’Opus Dei, la finanza vaticana, potenza mondiale.

La ‘teologia della liberazione,’ è nata in America Latina partendo dalla realtà di un popolo crocifisso da secoli. Alla luce di questa realtà, ha formulato una interpretazione della ‘Parola di Dio’ lontana da formule astratte, vedendo la divinità ed il suo piano salvifico inseriti nella storia degli uomini, e questi ultimi come popolo in cammino verso il Regno: non un Regno che trascenda la realtà umana, ma si realizzi a partire da essa.

La ‘teologia della sofferenza’ è l’accettazione della ‘provvidenza’ divina,
il male del mondo trova consolazione e soluzione nell’aldilà. Il rimedio terreno è la ‘prassi della carità’, verso i poveri e i sofferenti.
I milioni di volontari della Caritas, nel mondo. La ‘gratuità’ del lavoro, primo fattore della riduzione del valore della forza-lavoro sul mercato mondiale e del suo prezzo, il salario.

2) Wojtyla “santo subito” per i 300.000 in San Pietro
Hanno gridato più volte “Santo subito!” le centinaia di migliaia di fedeli che a San Pietro hanno assistito ai funerali di Papa Giovanni Paolo II, in una Roma gremita fino a un milione di pellegrini arrivati da tutto il mondo per l’ultimo saluto al Santo Padre, morto sabato scorso dopo un pontificato di oltre 26 anni.
5 milioni di ‘pellegrini’, evento mediatico in tutto il mondo(tranne in Cina), quantum per la finanzia vaticana? Una cifra al di là di ogni immaginazione.

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