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Archivio Marzo 2005

Il Fallo falla, sempre più floscio…impotente!

31 Marzo 2005 10 commenti

Ogni anno dieci milioni di maschi italiani vanno con prostitute.
80 milioni di minuti, per gli amanti dei numeri.
Nel ‘budget’ familiare, questa ‘spesa’, il maschile, come la registra? Divertimento, svago, dopolavoro, forse …ristorante, “l’addition” al Mc Donald’s, riservato alla moglie proletaria, casalinga, il sabato sera, una volta al mese, tanto si accontenta sempre di poco, lei è senza pretese.

Qualcuno mi illuminerà.

La prostituzione è la schiavitù specifica del nostro sesso.
Essere in primo luogo oggetti sessuali destinati a fornire servizi sessuali agli uomini,- non cambia la funzione in ogni forma di patriarcato,anche se il luogo cambia, famiglia o strada che sia.
Primario valore del ‘maschile’, è la capacità di usura dell’oggetto sessuale donna.
Si salva, nell’Immaginario maschile, la Madre, la Musa, l’Angelo?
Sembra di no, queste tre figure sono le più sexy, le più vendute nel mercato pornografico, l’ideologia, la pratica del sadismo.

Eternelle poupée, ‘Femme absolue’, in tutte le varianti del ‘maschile’, femme-scorpion, papillon, bijou volant, colibri, Salomé… l’”Immaginario” pervertito,la tappezzeria mentale mascolina(1),la donna da coitare, altro non è la donna, l’uomo è anche altro, invece.

Con tutto questo ‘sesso’ a disposizione, tutto questo immaginario-porno, l’ universo di prostitute, anche bambine… la ‘femme-fatale’ è diventata fatale, il coma del pénis moribondo, l’estrema unzione.

La ‘disfunzione erettile’ colpisce piu’ di 150 milioni di maschi e si stima che nel 2025 saranno oltre 320 milioni.
320 milioni di maschi occidentali impotenti! (2)

Problema d’erezione del pene, e della testa- la zucca sessista- ha quel che si merita.

Che l’oppressione della donna, il boomerang, torna al mittente!

Coraggio, maschile impotente!

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“Induce un rilassamento del muscolo liscio del corpo caverneux, che favorisce il flusso sanguigno verso il pénis, che comporta allo stesso tempo una erezione”..

Il ciber-pene chimico-meccanico si drizza, l’enzima PDES è inibito, in 16 minuti il sangue affluisce nel fallo floscio,- incentivazione sessuale- tra 24 e 36 ore.

320 milioni di maschi impotenti possono tornare a sperare e far sperare le multinazionali farmaceutiche.(3)

Gli effetti indesiderati?

Céphalée, dyspepsie, dolore al livello della parte posteriore, mialgia, vertiges, soffi di calore, una congestione nasale, rossore della faccia, incipit di infarto…niente paura, c’è sempre qualche donna-flebo, protettiva e amorosa, cura e consola il suo pigmalione sofferente.

Coraggio, maschile ostruito!

“Il paziente può così prendere una pillola il venerdì per una relazione che avrà luogo il sabato o la domenica “, afferma il medico Costa, esperto in pratiche d’amore.

Il sabato sera, lo svago proletario per la moglie, Mac Donald’s e il dovere coniugale, lo svago sessista per il marito , il dovere coniugale e la prostituta.

L’orrore del mondo della prostituzione, la schiavitù sessuale femminile, che piacere per i 10 milioni di maschi italiani che ci sguazzano!(4)

Porci!
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1) La tappezzeria proposta dall’americano Charles Dana Gibson per la ‘garconnière’ di un giovane borghese: visi di donne, brune, bionde, giustapposti, così serrati che non circola l’aria tra le abbondanti capigliature. Una ‘allucinazione’, donne che si accavallano, sempre lo stesso motivo, lo sguardo seducente, il richiamo della femme-fatale al maschio impotente, sterile, bacato nella testa.
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2) ” Disfunzione erettile”, fino a poco tempo fa chiamata “impotenza”, “incapacita’ da parte del maschio di avere una erezione abbastanza efficiente da permettergli di penetrare nella vagina o di non essere in grado di mantenere l’erezione abbastanza a lungo per eiaculare dopo la penetrazione con conseguente interruzione del coito.”

Classificazione: (a scelta!- il commento in parentesi è mio personale)

PRIMARIA
Quando il soggetto non e’ mai riuscito ad avere nemmeno un rapporto sessuale efficiente, compreso quello omosessuale.(Anche la speme, ultima dea, fugge i sepolcri)

SECONDARIA
Quando la disfunzione erettiva si manifesta dopo un periodo di normale attivita’ sessuale, compresa quella omosessuale. (paralisi pénis)

PERMANENTE
In nessuna circostanza il maschio riesce ad avere un corretto sfogo sessuale. (estrema unzione)

SITUAZIONALE
Il maschio riesce ad avere uno sfogo sessuale con la masturbazione, altra partner sessuale o in rapporti omosessuali (libero arbistrio)

TOTALE
Quando il pene resta completamente inerte alla presenza dello stimolo sessuale (coma profondo)

PARZIALE
Quando il pene reagisce con un certo grado di tumescenza; occorre una tumescenza del 50% per superare l’ostio vaginale. (est modus in rebus)

PSICOGENA PURA
Quando la causa della disfunzione erettiva e’ o sono di natura psicologica.
(ad animam suam)

ORGANICA PURA
Quando la causa della disfunzione erettiva e’ o sono di natura organica.
(trapianto)

FORME ASSOCIATE
Difficilmente una patologia organica e’ esente da complicazioni psicologiche che amplificano la misura organica del problema (la Summa)

(COME ARCO RIFLESSO)
PATOLOGIA BRANCA AFFERENTE
Caratterizzata da forte desiderio cerebrale,con fantasie erotiche mal collegate alla corporeita’,con difficolta’ di erezione e ansia associata.
(fede in una missione divina)

PATOLOGIA CENTRALE
Caratterizzata da depressione, abulia, disinteresse e refrattarieta’ per gli stimoli sessuali; l’erezione per questi soggetti non rientra piu’ nelle loro aspettative.(ritiro a vita monastica)

PATOLOGIA DELLA BRANCA EFFERENTE
Caratterizzata dalla incapacita’ di elaborare gli stimoli sensoriali percepiti come stimoli erotici ( blocco del centro limbico che controlla il riflesso eiaculatorio; e’ situato nel cervello; gli altri due sono nel midollo spinale) (clonazione)

Natura matrigna, qualche rimedio

I naturisti provano la Turnera Aphrodisiaca, foglie di una pianta originaria del Sudamerica, per vedere se si rizza un pò.

Gli amanti dell’Oriente tentano uno Zen aggiornato, un risparmio energetico, in tempi di crisi

” L’Ohashiatsu si differenzia dallo shiatsu tradizionale soprattutto per l’atteggiamento dell’operatore e per il modo in cui sono utilizzate le tecniche”. (…) nel rispetto del principio zen del “non fare”, le pressioni non vengono effettuate utilizzando la forza muscolare, bensì la forza di gravità (…) Risultato: un risparmio energetico per l’operatore e una sensazione piacevole, assolutamente non dolorosa per chi riceve il massaggio.”

II più disperati tentano anche un allungamento del pene.

“Se hai un pene piccolo, incapace di mantenere o di completare un’erezione, oppure desideri aumentare la tua potenza sessuale, adesso disponi di un aiuto che ti dará risultati sicuri”…

Esperti in pratiche d’amore sono all’opera da decenni. Le partners, sono colpevoli di essere frigide, che l’impotenza del maschile viene sempre scaricata sul femminile.

La zucca sessista, non può ammettersi impotente!

Leggere e sbellicarsi dalle risa, la teoria costruita sopra l’impotenza, noti stregoni, gli impotenti degli impotenti.

Strategie di trattamento comportamentale! Esercizi di focalizzazione sensoriale!

” Il trattamento delle disfunzioni sessuali è stato rivoluzionato (!) dalla pubblicazione di Human Sexual Inadequacy (Master e Johnson, 1970). Il ginecologo William Masters e la sociologa Virginia Johnson sviluppano e descrivono un repertorio di strategie di trattamento essenzialmente comportamentali, che includono informazione ed educazione sessuale,incoraggiamento della comunicazione tra i partner e ricorso a tecniche specifiche come esercizi di focalizzazione sensoriale.”

Estrema ratio, una sostituta della partner, la surrogate-wife!(5)

Non ho capito se immaginaria o reale, nel letto,in ogni caso in tre, il triangolo borghese, vecchio, riesumato, aggiornato in contemporanea! Povera zucca sessista, che pena!

” Nascono le nuove terapie sessuali (Kaplan 1976) punto di incontro di molteplici influenze teoriche,dalla psicoanalisi alla medicina psicosomatica, dalla terapia comportamentale a quella di gruppo.
Rispetto a Master e Johnson viene recuperato il ruolo dello psicoterapeuta e quindi si crea un nuovo consenso rispetto a queste tecniche, non ben articolate, con il convincimento che alcune terapie comportamentali potessero risolvere il sintomo ed altre dinamiche potessero eliminare le cause. Il gruppo di auto mutuo aiuto” (A.M.A)
L’orgia?

Il sublime per l’impotente. Povera zucca sessista, che pena.

Cialis, viagra, prostitute, porno, anche la ‘surrogate wife’…niente va bene, non tira ,non funziona, non avanza lo sperma, non ‘torrefà’ di sè proprio niente, finita la guerra dello sperma con i suoi cannoni coronati di spine che zangolano la propria mitraglia…lo sperma, neanche una minzione!

De te fabula narratur, il Fallo falla, si affloscia sempre più. Impotente!

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4) Una storia ‘diversa’, di pietà e presa di coscienza maschile.

Otto minuti. Due per arrivare al parcheggio, quattro per il rapporto, altri due per tornare al marciapiede. Lo sfruttatore ha il cronometro in mano. In caso di ritardo, interviene con minacce e percosse. C’è una tabella di marcia: almeno quindici rapporti, almeno cinquecento euro a notte. Ma si può raddoppiare. Michela non aveva mai sgarrato. Ha rispettato i tempi anche il giorno in cui è comparso nella sua vita quel ragazzo italiano.

Aveva avuto pochi secondi per decidere se fidarsi o no. “Ho visto che piangevi – le aveva detto il ragazzo – Stai male?”. “Sì”, gli aveva risposto dopo un po’.

Salendo in macchina, calcolò che era già passato un minuto.

Un rischio. Aveva sentito di finti “liberatori” che segnalavano agli sfruttatori le prostitute disposte alla fuga. Ne avevano in cambio qualche rapporto sessuale gratis, per le ragazze erano pestaggi sanguinosi. Ebbe bisogno d’altri trenta secondi per trovare la forza di parlare.

Aveva diciannove anni ed era arrivata due mesi prima dalla Romania assieme ad un uomo, un vicino di casa. Lo conosceva fin da bambina. Le aveva detto d’essere padrone d’un ristorante in Italia, per lei c’era un posto da cameriera. Appena giunta a Roma, s’era ritrovata sul marciapiede. Sì, aveva pensato di fuggire, ma quello non le levava mai gli occhi di dosso. E se non c’era lui, a sorvegliarla era la sua compagna, romena anche lei. Abitavano tutti e tre in un albergo nei pressi della stazione Termini. Quattro minuti, tempo scaduto.

“Voglio aiutarti”, le aveva detto il ragazzo mentre la riaccompagnava sulla strada. Le aveva dato i trenta euro e un appuntamento per l’indomani.

Riconobbe subito la macchina e dovette frenare l’impulso di salirvi senza prima aver finto di trattare. Raggiunsero il parcheggio velocemente, guadagnando una ventina di secondi. Il ragazzo le porse il cellulare. Il giorno prima, le spiegò, aveva parlato con delle donne che erano in grado di aiutarla. Una di loro aspettava una sua telefonata. Quando finì di dirglielo, aveva già composto il numero. In un fiato Michela confermò a quella voce femminile che intendeva denunciare il vicino di casa. Ma aveva molta paura, perché quello spesso tornava in Romania e poteva fare del male alla sua famiglia. Però c’erano dei giorni in cui sempre era a Roma, in quell’albergo nei pressi della stazione. Tempo scaduto.

Il ragazzo era tornato anche la notte successiva, coi soliti trenta euro ma anche un notes. La mattina dopo avrebbe affidato gli appunti a quelle donne. Avevano un piano. Semplice: informare la polizia. Avevano già assistito migliaia di ragazze nelle condizioni di Michela. Quattro minuti scaduti. Un’altra notte ancora.

Ritornò puntuale, con la notizia. Gliela riferì in un attimo. Quando raggiunsero il parcheggio, Michela s’era già ripetuta molte volte quel giorno e quell’ora. Passarono i tre restanti infiniti minuti a dirsi che l’inferno stava per finire.

Di quel che accadde dopo, oggi ricorda una sequenza da film. Il ragazzo le aveva detto che sarebbero arrivati alle 20,30, ma davvero non immaginava tanta puntualità. Quella camera d’albergo dove dormiva da due mesi, forse in passato aveva ospitato delle piccole famiglie: c’erano un letto matrimoniale e uno singolo.

Solo che il letto singolo era per lei, quello matrimoniale per il vicino di casa e la sua compagna. A volte li sentiva fare l’amore. Quella sera cenavano con le solite scatolette, i piatti di plastica, il vino in cartone. Ebbe un brivido quando la donna dello sfruttatore s’affacciò alla finestra: “Ci sono dei motociclisti con dei lunghi guanti, sembrano poliziotti”. “Con questo freddo – riuscì a dire – tutti portano i guanti”. Erano le 20,28.

La porta s’aprì di schianto due minuti dopo. Il vicino di casa restò impietrito.

Michela vive a Roma e continua a vedere il ragazzo italiano. La denuncia del suo sfruttatore le è valsa il permesso di soggiorno, così come prevede la legge. Segue un corso di formazione per mediatori culturali. Il vicino di casa è in carcere.

Ogni anno dieci milioni d’italiani – tanti sono quelli che vanno con le prostitute – hanno ottanta milioni di minuti per salvare Michela dalla schiavitù.
(la storia di Michela ci è stata raccontata da Oria Gargano, del Centro Antiviolenza della Provincia di Roma).
30 marzo 2005
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5) La ‘surrogate wife’, versione ‘proletaria’…

La vicenda ha inizio alcune settimane fa in una casa di un quartiere periferico di Torino, quando l?uomo porta a casa l?amante per la prima volta. La donna è conosciuta da A.T. perché originaria dello stesso paese della coppia.
Al rifiuto della moglie, Cimatici risponde con le botte: schiaffi e pugni a ripetizione.
Per colpirla utilizza persino un bastone di ferro, procurandole contusioni così profonde che la donna è costretta a stare a letto cinque giorni.
Non solo: per tutto il periodo il marito la chiude in casa, sequestrandole i documenti e il cellulare.
Passata la burrasca, ricevute le scuse dal marito che nel frattempo ha allontanato l?amante, la coppia riprende il solito vivere quotidiano.
Una pace apparente, però, che ben presto viene infranta da un nuovo scatto di rabbia dell?uomo.
Accade quando si ripresenta a casa assieme all?amante. ?Sono stati novanta minuti d?inferno?, racconterà poi la donna ai carabinieri.
Il marito le si scaglia addosso, ?armato? di nuovo del bastone di ferro. Per coprire le urla, mette la musica dello stereo a tutto volume.
Non contento, la mattina successiva pretende che la moglie prepari a lui e all?amante la colazione.
Una volta che i due sono usciti di casa, A.T. trova la forza di scappare ma, indebolita dalle botte, sviene per strada.
Soccorsa da un?ambulanza del 118, è stata portata in ospedale dove i medici le hanno riscontrato un politrauma con contusioni ed ecchimosi.
Il marito, arrestato dai carabinieri, è finito in carcere.

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Il gusto dell’amore…

25 Marzo 2005 4 commenti

Il contratto sessuale nel matrimonio va rispettato

Così ha stabilito la suprema Corte di Cassazione, le ‘libere’ relazioni sociali hanno sempre la forma contrattuale nella società borghese.

Sulla subordinazione sessuale della donna si regge il contratto matrimoniale e la famiglia, ergo sia rispettato, il marito compensi la ‘verginità’ matrimoniale forzata con una congrua riparazione in denaro che nel ‘focolare’, a noi disoccupate, i quattrini fanno comodo.

Finalmente un giudice serio ci dà ragione!

Sentenza della suprema Corte nei confronti di un uomo di Trapani
“Responsabile del crac matrimoniale e di aver leso la dignità della consorte”.

Cassazione, condannato il marito che non fa sesso con la moglie.

ROMA – Il marito che rifiuta di fare sesso per anni con la moglie per la corte di Cassazione è colpevole due volte: non solo del crac matrimoniale ma anche per avere leso la “dignità” della consorte in quanto “donna” e come “moglie”.

La suprema corte, richiamando i coniugi ai loro doveri coniugali, prende spunto dal caso analizzato per stabilire che i mariti che rifiutano di fare l’amore con la moglie, in caso di separazione, si devono fare carico anche dei danni morali arrecati alle consorti con il loro ‘rifiuto’.

Per essersi rifiutato “per ben sette anni di intrattenere normali rapporti affettivi e sessuali con la moglie”, Francesco G., un uomo di Trapani, si è visto rendere definitivo l’addebito della separazione dalla moglie Piera N. Non solo, per la Prima sezione civile (sentenza 6276/05) l’uomo, avendo negato l’amore, ha arrecato “gravissima offesa alla dignità e alla personalità del partner”, causando una “situazione che oggettivamente provoca senso di frustrazione e disagio, spesso causa di irreversibili danni dell’equilibrio psicofisico”.

Invano il marito, cui già il Tribunale di Trapani (nel maggio 2000) e la Corte d’appello di Palermo (nel novembre 2001) avevano attribuito la colpa della separazione, si è difeso in Cassazione, sostenendo di avere interrotto i rapporti con la moglie perché “aveva preso le difese del fratello quando questi lo aveva ingiustamente accusato di essersi appropriato di somme appartenenti alla cooperativa edilizia da cui era stato realizzato l’appartamento coniugale e della quale era diventato presidente”.

La suprema Corte, allineandosi “pienamente” al verdetto dei giudici di merito che avevano sottolineato come anche il comportamento tenuto dalla moglie “non era certo confrorme ai doveri di solidarietà verso il marito”, non ha potuto fare a meno di evidenziare la “gravità” del comportamento del marito che rifiutandosi di fare sesso ha causato alla consorte “lesione alla dignità di donna e di moglie”.

Perché, come scrive il consigliere Sergio Del Core, non si può “dubitare che il rifiuto, protrattosi per ben sette anni, di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il coniuge costituisca gravissima offesa alla dignità e alla personalità del partner e situazione che oggettivamente provoca senso di frustrazione e disagio, spesso causa di irreversibili danni sul piano dell’equilibrio psicofisico”.

Un rifiuto, quello della “prestazione sessuale” che, “ove volontariamente posto in essere non può che costituire addebitamento della separazione” in quanto rende “impossibile all’altro il soddisfacimento delle proprie esigenze di vita dal punto di vista affettivo e l’esplicarsi della comunione di vita nel suo profondo significato”. Francesco G., il cui ricorso è stato dichiarato “inammissibile” dovrà sborsare anche 3.100 euro per avere portato la moglie in giudizio.
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Sharia,ce la ridai viva, Florence,ora,dopo il ‘riscatto’e il’ricatto’,in France?

23 Marzo 2005 Commenti chiusi

Il ministro dell’interno francese Dominique de Villepin e i leader della comunita’ musulmana francese hanno firmato lo statuto per la creazione di una “Fondazione per l’Islam” che servira’ a finanziare lo sviluppo della religione in Francia attraverso donazioni private provenienti dalla Francia e dall’estero.

La Fondazione finanziera’ la costruzione e il restauro di moschee e sale di preghiera e la formazione di imam per la comunita’, che conta circa 5 milioni di persone. In conformita’ con la netta separazione tra Stato e Chiesa prevista dalla Costituzione francese, la Fondazione non ricevera’ fondi pubblici. Tuttavia, i suoi fondi verranno depositati nella banca statale Caisse des Depots et Consignations che ne garantira’ la trasparenza finanziaria.

I leader musulmani hanno definito la Fondazione come un positivo e importante passo per la “istituzionalizzazione” della seconda religione in Francia.

Due anni fa, era stato creato il Consiglio per la Confessione Musulmana in Francia (CFCM), il primo organismo rappresentativo dei musulmani di Francia riconosciuto a livello ufficiale, di cui fanno parte i quattro maggiori gruppi musulmani francesi.

Il ‘riscatto’ dell’Islam, in France!

Cosa volete ancora, islamisti, ‘resistenza’ irakena, per liberare Florence? Per ridarcela viva?

Le strategie più radicali per instaurare una ‘Stato’ islamico in Francia vanno avanti e bene. L’Islam rifornisce l’arcano della ricchezza capitalistica francese, l’usura.

Con i quattrini ‘islamici’ depositati della Caisse nazionale, che bonnes affaires, per i capitalisti francesi!

Non c’è più bisogno dell’ “underground”, la propaganda sotterranea coranica, in France.

Finita la ‘politica dell’integrazione’! La ‘France’ si è integrata, i quattrini coranici comperano sul marchè francese anche la République e la sua laicité! I bei discorsi non coprono più gli interessi nascosti.

“La legge coranica è superiore alla legge francese?”… Gli ‘stages’ di questi anni, hanno la risposta.

Tantum potest islamica pecunia!

” L’Islam vaincra! La France sera une République islamique “, il filo di Arianna che corre per la France…

I bambini coranici non se la prenderanno più con gli alberi di natale, i rappresentanti del FNMF, avranno il tappeto di preghiera al ministero dell’interno, con i neoconvertiti ministri, la preghiera, pubblica, alla luce del sole, per entrambi, verso La Mecca!

Il velo sarà riammesso nelle scuole e in ogni luogo pubblico francese? La charia non sarà più il bel sogno del ‘banlieue’ musulmano delle metropoli, già si pratica, ora è ufficiale.

Il ‘ricatto’ dell’Islam, in France!

Ce la ridarete, viva, ora, Florence, ‘sharia’ maledetta, ‘resistenza islamista’, governo del Corano?

Non avete ottenuto abbastanza?

Liberate Florence subito!, maledetti!

La collera delle donne francesi, con questa, i conti li avete fatti?

Non manca molto alla resa dei conti, islamisti, segnatelo sull’agenda dei vostri digiuni.
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30 marzo:AUBENAS: BARNIER OTTIMISTA, STIAMO LAVORANDO PER RILASCIO
Il governo francese sta cercando di stabilire un contatto con i sequestratori di Florence Aubenas, la giornalista francese rapita in Iraq, con il suo interprete, il 5 gennaio. “Siamo in procinto di stabilire un contatto con i rapitori di Florence Aubenas e Hussein Hanun. Speriamo che il contatto serva a ottenere il loro rilascio” ha detto il ministro degli Esteri francese Michel Barnier in un’intervista alla tv francese LCI, “I nostri uomini sono mobilitati a Parigi e Baghdad per liberarli. Devo attenermi alla massima discrezione perche’ questa e’ una delle condizioni per garantire la loro incolumita’”. Ieri il primo ministro Jean Pierre Raffarin aveva espresso un cauto ottimismo sugli sforzi messi in campo per liberare l’inviata di ‘Liberation’ e aveva detto di aver ricevuto “informazioni rassicuranti” sulle condizioni dei due ostaggi.

Riferimenti: Florence libera!

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Giuliana non si tocca! Museruola tutti quanti, Berlusconi, Fini e cicisbei !

10 Marzo 2005 4 commenti

Le jacqueries erano le rivolte contadine del XIV sec. Raggiunsero livelli di violenza e ferocia difficilmente immaginabili.

Anche il cannibalismo, in cui noi donne ci siamo distinte.

Nei mercati francesi c’era la vendita pubblica di carne umana durante le insurrezioni popolari. Ufficiali del re, carne ‘battezzata’, a sei pence la libbra.

Eppure i contadini francesi erano brava gente. Ma a tirar troppo la corda, succede.

Berlusconi, Fini, voi e i vostri evirati cantori, i vostri cicisbei, Bruno Vespa in primis, volete una ‘nouvelle jacquerie‘? (1)

Allora, museruola, tutti quanti, Giuliana non si tocca, lasciatela in pace!

E non le succeda niente, possa guarire in fretta e bene, andarsene dal Celio, l’ospedale ‘militare’ non è per lei.

Che la rabbia del popolo si potrebbe scatenare, noi donne ‘cannibali’, come le antenate ribelli, le contadine, tagliati i testicoli ai cicisbei del re, li davano in pasto ai cani.

Chi salverà Emilio Fede, l’abbronzatura permanente, Castelli, la zucca sessista, Fini, il Giano bi-fronte, Berlusconi, il Gige, che tutto quello che tocca, gli diventa oro?

Il Vascello Usa, l’armata americana davanti e dentro casa, forse, qualche brandello da conservare sotto sale, lo troverà.

Che noi, questa specie, la ‘Casa delle Libertà’, con tutte le sue libertà e i suoi cantori castrati, la vogliamo estinta!

Al più presto!
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1)Gasparri dichiara, 10 marzo “..tendenzialmente sarei per una linea di fermezza, ma se immagino cosa si sarebbe verificato in Italia con un epilogo drammatico, mi rendo conto che il nostro è un paese che deve fare i conti con questo tipo di emotività e di sensazioni..”
Un po’ di fifa, ce l’ha Gasparri, comincia a sentire aria di ‘jacquerie’!
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L’assassinio mancato, di Giuliana- 1 aprile 2005, secondo Reporter Associati.
Cecchini professionisti, contro Giuliana, la messinscena dei 300 colpi in aria.

Il giorno dopo il mancato omicidio di Giuliana Sgrena, Margaret Warner, conduttrice della PBS [Public Broadcasting Service, la televisione pubblica statunitense, ndt] rivelò un dettaglio che è passato quasi inosservato. Warner affermò che il checkpoint da cui si sparò a Giuliana Sgrena era stato installato solo 45 minuti prima del passaggio del veicolo in cui viaggiava. Quaranta cinque minuti prima? Perché? Anche il posizionamento del checkpoint è degno di sospetto, subito dopo una curva senza visuale a soli 700 metri dall’aeroporto, in un punto dove nessun posto di blocco era mai stato collocato prima.

Giuliana Sgrena disse inizialmente che circa 300 colpi erano stati esplosi, ma il veicolo mostra soltanto pochi fori di proiettili ben mirati.

I fori trovati nel veicolo non furono esplosi contro il motore, come affermato, né rassomigliavano alla raffica casuale che ci si aspetterebbe da un soldato nervoso. Invece, sembra quasi che i colpi dovessero provenire da assassini di professione che avessero preso di mira dei punti precisi del veicolo per arrecare il massimo danno: due proiettili ai pneumatici anteriori (per bloccare il veicolo), due attraverso il deflettore anteriore dal lato dell’autista (per uccidere quest’ultimo) e colpi attraverso il lunotto con una inclinazione tale da uccidere chi sedesse al centro del sedile posteriore. (Le immagini del veicolo sono state rese disponibili sul sito uruknet.info).

Questi non sono gli spari che uno si aspetterebbe da soldati ad un posto di blocco.

Il checkpoint e i trecento colpi sparati in aria erano probabilmente soltanto una messinscena per cecchini professionisti che hanno condotto a termine la loro opera da una posizione non nota. Pazzesco? Questa teoria è ulteriormente avvalorata dal racconto di Giuliana Sgrena del momento in cui i soldati aprirono la portiera posteriore e si sorpresero di trovare Nicola Calipari morto. “Oh, merda!”, esclamò uno dei soldati (secondo Sgrena). È chiaro che non si fossero resi conto di cosa era successo, ma credevano di aver colpito per sbaglio l’auto.

L’insabbiamento

Fino ad ora praticamente tutta la ricostruzione dell’esercito Usa è stata dimostrata falsa. Il veicolo non andava veloce e l’autista non fu messo in guardia né da “segnali con le braccia” né da “luci bianche intermittenti”. Il veicolo viaggiava lentamente e si fermò immediatamente al checkpoint, quando la sparatoria ebbe inizio.

L’agente speciale italiano Nicola Calipari, aveva notificato alle autorità competenti che stava dirigensosi all’aeroporto; questo significa che tutti i checkpoint devono aver ricevuto notificazione secondo il protocollo usuale. “Comunque, i quotidiani italiani La Repubblica e Il Corriere della sera riportarono il venerdì che le autorità Usa in Iraq sapevano della presenza di Calipari e di un collega ma non era stato rivelato che la missione era liberare Giuliana Sgrena”. (Al Jazeera)

Perciò, perché mai un professionista come Calipari avrebbe dovuto cercare di far uscire Sgrena dall’Iraq senza dirlo agli americani?

La sola spiegazione possibile è che Nicola Calipari credeva che Giuliana Sgrena sarebbe stata in pericolo se i militari avessero saputo che stava cercando di abbandonare l’Iraq. Il comportamento di Calipari rafforza le accuse che aveva fatto solo qualche settimana fa Eason Jordan della Cnn dicendo che gli Usa prendono di mira specificamente i giornalisti. Avevano una ragione speciale per far tacere Giuliana Sgrena, che aveva esperienza diretta dei crimini di guerra commessi a Falluja.

Non è chiaro il modo in cui gli americani abbiano determinato che Giuliana Sgrena viaggiava con Nicola Calipari, ma Wayne Madsen, giornalista d’investigazione, osserva che “i funzionari dei servizi segreti italiani credono che gli americani abbiano identificato il veicolo italiano perché i sistemi della National Security Agency (Agenzia di sicurezza nazionale) avevano intercettato il cellulare di Calipari e triangolato la sua posizione”.

Una volta che gli ufficiali Usa avevano scoperto chi fosse nell’auto, si misero in moto e realizzarono il loro piano. Che funzionò quasi, eccetto per il fatto che Calipari si piegò in avanti e prese il proiettile destinato a Giuliana Sgrena.

L’improvviso cambio d’idea di Berlusconi

Improvvisamente, il primo ministro italiano, Berlusconi, ha annunciato che l’Italia stava pianificando il ritiro delle truppe dall’Iraq. Forse Berlusconi, “lealista” verso Bush, ha scoperto qualcosa sull’attacco contro Giuliana Sgrena e Nicola Calipari che lo ha forzato ad agire d’anticipo ordinando un ritiro anticipato? Dovremo seguire le notizie dall’Italia per capire cosa possa aver messo il primo ministro italiano contro la guerra di Bush.

Un saggio avviso

Secondo Giuliana Sgrena, i ribelli che l’avevano rapita la misero in guardia dai militari americani, che avrebbero cercato di assassinarla. Sgrena pensava che fossero semplicemente “ideologizzati”, ma, come si è visto, la loro parola è stata molto più affidabile di quella di chiunque altro al Pentagono o alla Casa bianca.

Riferimenti: Fuoco-amico, licenza di uccidere Giuliana

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Castelli, il Belzebù politico, Scelli la formica-postnucleare, a Ballarò!

9 Marzo 2005 4 commenti

Tutti in mostra, stasera, a Ballarò, il ministro Castelli, il Belzebù della ‘politica’, Scelli, il ‘pezzo da 90′ della Croce Rossa, la “formica del post-nucleare!”

Ho ascoltato Giuliana, in diretta.
La sua voce, limpida, sincera, senza bavaglio, mai!
Giuliana, il corpo tumefatto, dal fuoco-amico, in un letto all’ospedale, immobile, all’ospedale militare del Celio.
Perchè militare, perchè non civile?
E’ forse un soldato di guerra, rimpatriato, o forse ‘ostaggio’ anche in Italia?
Non so, mi interrogo.

Il Belzebù politico, Castelli:
‘Ah, ma la Sgrena deve chiarire, ci deve rivelare, ci deve spiegare, dobbiamo sapere…’
Che cosa, zucca sessista, maschio arrogante? Cosa vuoi sapere, se era in villegiatura?
Cosa vuoi dire, che si è fatta sequestrare, che è colpa sua se il Governo ha sganciato – sembra – otto milioni di dollari ai rapitori, il riscatto?

Che problema, via! I soldoni ritornano allo Stivale, li ricicla il Governo del Corano, la sharja sciita, la dolce fidanzata col velo.

Che tornano in Padania, per pagare i fornitori, ‘les bonnes affaires’, degli industrialotti padani, in quel di Brescia, la ‘leonessa’ d’Italia, con le sue ‘fabbrichette’ di armi.
Alla domenica gli operai vengono mandati a casa per forza, il lunedì si comincia a lavorare!

Un buon rientro, questa volta, in Padania, ‘colpo’ grosso, da otto milioni di dollari.

Per le ‘Simoncine’, qualche dollaro, un pò di medicine scadute spacciate da Scelli.
Ed è seccato, con l’impegno che ci aveva messo, addirittura 30 minuti ostaggio pure lui con le simone, che magro affare.

Il compagno di Giuliana, Pierre- l’Innominato,- non ha diritto, alcuno. Niente matrimonio, niente ‘stato civile’, niente nome proprio.

Un certo ‘signor Scolari’!
Ma sì dillo, Belzebù politico, l’”amico” , l’”amante”, la parola scandalosa che offende la chiesa, la Lega, impronunciabile, le beghine padane lo sgridano.

Nassyria, un’oasi di pace, conviene andarci per Pasqua!
Con la colomba della pace, candita, per i soldati!

Meglio abitare lì che a Napoli, dice Castelli. Già, però lui non abita nè a Napoli nè a Nassyria. Ci manca ‘O sole mio’, e il mandolino.
Ma c’è divertimento a Nassyria, la ‘tarantella’, non manca.

La guerra, una missione di ‘pace’, di ‘antiterrorismo’, di ristabilimento dell’ordine.

A casa altrui, a ristabilire l’ordine, vero, a migliaia di kilometri dall’Italia!

Buffone!

Scelli, ‘pezzo da 90′ della Croce Rossa, la gigantesta ‘formica’ del post-nucleare! Un mostro.
Come sterminarla?

L’areonautica militare USA, in cenere la Croce Rossa di Scelli, col napalm, bombardandola dal cielo!
Scelli,la convulsione di stasera, la crisi della Verità, risolutiva.

‘Non ce ne andremo, non possiamo lasciare tutto!’
Cosa, non puoi lasciare, cialtrone, ‘les bonnes affaires’ delle case farmaceutiche, i soldoni che ti danno?

Infame!

Ma qualche Irakeno, qualche Resistente, qualche Donna, ci sarà pure in Irak per un agguato a questo ‘formicone’, un agguato giustiziere!

Possibile, che non mi riesce di vedere ‘in pace’ una trasmissione, manco Ballarò, adesso, in aria di siluramento, per non aver trasmesso la vita dell’oasi pacificata dal contingente di ‘pace italiano’, Nassyria.

Ci andremo per Pasqua, Castelli!

Con la colomba della pace, candita, almeno quella.

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8 marzo, ‘festa’ della donna, tempo di festa, tempo di ‘ Sabba sovversivo’!

8 Marzo 2005 1 commento

Nel ‘Sabba’, il tempo della festa, il ‘ludum Dianae’, si apprendeva l’uso delle erbe, ma “l’adunata sovversiva” poteva spingere alla rivolta contro l’ordine stabilito, patriarcale, sessista.

Perseguitato con la croce, il rogo, estinto.

Oggi è l’8 marzo.

Al rispetto dovuto alla ‘memoria’, al grande significato di questa ricorrenza, aggiungo la memoria di questo rito antico, ancestrale, la sua pratica quotidiana.

Per il Sabba dell’8 marzo arrivano donne, ovunque, da ogni angolo del pianeta. Ogni ‘Figura’ di donna, risponde all’appello, nella piazza, nella piazza del suo cuore, che alla metà del pianeta non è riconosciuto il diritto di mettersi in viaggio, da sola.(1)

La Selvatica, brandisce una clava, un albero sradicato, incivile, viene dalla ‘selva’, furente col maschile che tratta male la Natura, la Donna. La sua cultura, la cultura del ‘latte’, principio di vita, femminile.

La Selvaggia, senza grazia, gentilezza, pericolosa, rapace, lupa, orsa, civetta, i suoi animali, il marchio secolare. Tuona contro l’ingiustizia, è un Cuore di sentimento e di pulsione, incarnato in milioni di donne, una generazione dopo l’altra.

La Nomade, senza tenda, senza radici, senza casa, senza ‘partito’. L’erranza. La patria, il deserto senza mura e confini, dove non può nascere la differenza sociale e di sesso. Briganti, fuggiasche, criminali, ribelli, tutte rifugiate nel deserto, lo spazio-solitario, bello, senza catene, legami.

La Vagabonda, senza lavoro, ascendenza, appartenenza familiare.

La Pagana, extra-urbana, senza religione alcuna, come il suo ‘pagus’.

L’Eretica, la donna della setta, che non soggiace ad alcuna costrizione, non accetta l’autorità di un marito, di un uomo. L’albigese dalle ‘mani gentili’, capace di lapidare il maschio, infame.

La Guaritrice-sciamana, sovvertitrice di ogni forma di religione, l’Essere Supremo, il ‘Medico’, il persucutore storico, le ha rubato il mestiere.

La Madre, terribile, furibonda, non il giglio mistico, non la buona moglie, nè pacifica nè pacifista, nè indulgente nè amorevole. Muore di parto ogni giorno sul pianeta. Anti-edipica.

La Muta, museruola sul viso, imposta. La gogna, la berlina, la casa prigione, il marito secondino. La cosa mostruosa sfigurata dal suo mutismo, la parte inferiore del volto cancellata, priva della bocca, sfigurata. La donna che ha perso la parola, non sa più parlare, timida, la donna del soliloquio, chè a nessuna sua domanda viene data una risposta. Sotto la museruola, sotto il velo, la burka, la lingua mozza, la lingua tagliente delle donne, l’incubo del maschile.

La Sibilla, la maga dei veleni a distanza, per i mariti e il Papa, inquisita, arrostita sul rogo.

La Fata turchina,, il ‘potere’ della bacchetta, il ‘rispetto’, la deferenza di Pinocchio.
Vendicativa, se il Burattino è disobbediente.
Scomparsa anche dai boschi, con lo sviluppo della rete stradale.

La Strega, a cavallo della scopa, con la pomata del sabba, l’unguento verde per volare. La sovversiva, l’insubordinazione sociale.

Il nostra Sabba, fare gruppo. Via dall’isolamento, dal ‘convento’.
Il piacere del ‘proibito’, la sua pratica, ogni giorno.

L’osteria, bere, giocare a carte, il complotto contro il maschile sessista. Il piacere del ‘lavatoio’ pubblico, con in casa la superstar delle lavatrici.

Il piacere dei riti, i riti propiziatori.

I riti di passaggio, i riti della morte, la morte del capitalismo, il piacere della novena, la veglia religiosa per il riposo definitivo della sua anima, il sessismo.

L’ 8 marzo, l’Autonomia Femminile, libertà di movimento, pensiero, il nostro Essere, siamo, esistiamo, il nostro Divenire, rivoluzionare la Storia! Ogni giorno, nella nostra vita ‘s-quilibrata’, una sola certezza, la nostra lotta di donne, senza questa il potere capitalista non sarà cancellato, mai.

L’ 8 marzo, il nostro ‘Sabba’, oggi. Femminismo, Rivoluzione, Comunismo!
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Istanbul: La risposta sessista, islamica, alla lotta delle Donne, 6 marzo in piazza, 150 donne!

Pugni, calci in faccia, manganellate, violenze, gas lacrimogeni.
Le donne ferite, tumefatte, pestate, cacciate, dalla polizia.
Il ‘rogo’ del 2005.
Pagherete caro, pagherete tutto!
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Un caro ringraziamento a Michela Zucca, al suo bel libro ‘Donne delinquenti’, da cui ho tratto spunto.
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Riferimenti: Siamo smorfiose, non vogliamo le mimose…

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Fuoco-amico, 400 pallottole, licenza di uccidere Giuliana e … " l’ Altro?"

6 Marzo 2005 1 commento

All’oratorio ho visto 20 film dell’agente 007, l’istruzione di parrocchia sui servizi segreti.

All’oratorio, ho visto anche ‘Lo squalo’ ma non ero presente sul ‘set’, non ho sentito Steven Spielberg dire: ” Se riesco a farli credere a ciò che vedono per le prime due ore, crederanno anche al fatto che uno squalo addenti una bombola ed esploda come una raffineria di petrolio, crederanno a tutto quello che gli farò vedere in quei tre minuti, perché li avrò in pugno”

L’ho saputo da grande, che aveva detto così, Spielberg sul ‘set’, ma lo squalo assassino non mi aveva mai convinto, neanche da bambina.

Il fuoco amico, 400 pallottole, – una sola, mirata, precisa.
Lo ‘squalo assassino’ voleva Giuliana morta, la giornalista senza bavaglio, antiamericana, compagna.
Voleva morti anche gli amici di un tempo- gli 007 del SISMI,- Calipari e i suoi uomini, forse fastidiosi, forse invecchiati, certo scomodi, 400 pallottole, -400- mica si scherza! (1)

Non ci è dato di ‘sapere’.
Sappiamo che Giuliana è viva per miracolo,ferita, fratturata, Calipari morto, facendole scudo, forse, anche, per evitare i proiettili a lui destinati.
Cerco di capirci qualcosa anch’io, con la mia cultura di parrocchia, la cultura dell’agente 007, la cultura dello ‘squalo assassino’, che vorrebbe farmi credere a tutto quello che mi fanno vedere.

In Iraq, l’Italia ha una sua “tradizione informativa” risalente nel tempo.

Bagdad è piazza tutt’altro che sconosciuta al nostro controspionaggio militare.

Come Bassora, nel sud del Paese, dove nessuna mossa del regime sfuggiva al silenzioso network informativo sciita, sulle cui fonti il Sismi sapeva di poter contare (l’attuale Governo del Corano!)

Un frenetico lavoro con i servizi dei paesi alleati per preparare la strada al contingente italiano in missione di ‘pace’, in partenza per l’Iraq.

Ventidue giorni gli 007 nazionali, infiltrati nelle aree metropolitane di Bassora, Bagdad e Kirkuk, dediti alle operazioni di ‘intelligence’, attività sul terreno”, “ricognizione”, “anti terrorismo” su singoli sospettati, la caccia all’uomo, insomma, non solo la ricerca dei rapiti!

Dediti pure alla penetrazione nella struttura militare irakena, per ‘rubare’ le informazioni, tant’è che la qualità delle stesse hanno sorpreso, direi, preoccupato, gli Usa, sospettosi verso la più imponente operazione di intelligence e coinvolgimento militare sul terreno che il Sismi abbia conosciuto nella sua storia recente.

Infaticabili, iperattivi gli 007 nazionali!

Bassora, sepolto nella sua villa-fortino “Alì il chimico”, il generale cui Saddam aveva consegnato la resistenza di Bassora e dell’Iraq meridionale. Le informazioni che guidarono i caccia inglesi erano farina del sacco italiano, grazie agli amici sciiti.

Baghdad, la soffiata giusta, l’arresto di Abu Abbas, l’uomo del ‘Terrore’ nei giorni dell’Achille Lauro.

‘Scesi in campo’, gli 007, primi in classifica, come la squadra del loro presidente, Berlusconi!

Allo scoppio della guerra, il Sismi è stato in grado di comunicare in tempo reale informazioni che furono decisive nel teatro delle operazioni.

Il 20 marzo, alle 5,35 del mattino, Bagdad è stata investita dal raid aereo che segnò l’inizio della guerra. Sul reticolo della capitale irachena sono piovute bombe di precisione e missili Tomahawk lanciati da incrociatori e sottomarini Usa al largo del Mar Rosso e del Golfo Persico. Il Comando alleato immaginava una reazione irachena e fu il Sismi a indicarne luogo, tempo e modalità.

Il Sismi segnalò l’attivazione di batterie missilistiche irachene nell’area di Bassora. Informò dell’ordine di lancio e dell’obiettivo: Kuwait City. La controffensiva irachena fu spenta dalle forze anglo-americane all’origine, per le soffiate italiane!
Non un missile raggiunse i suoi bersagli, 50 obiettivi falliti, dice Garlasco, del controspionaggio USA.

Già le bombe, non sulla testa di Saddam e dei generali, ma sulla popolazione, inerme!

Le “fonti” e gli occhi del Sismi fecero il lavoro delle altre intelligence alleate, inglese, americana.

Videro quello che le colonne corazzate non riuscirono a vedere. Anche perché, lì dove non arrivavano le informazioni rubate agli stati maggiori iracheni, riescì ad arrivare la rete informativa sciita di cui gli italiani hanno guadagnato la fiducia.

È stata una guerra di notizie. E questa volta noi le avevamo. Buone.

Perché c’eravamo. Notizie importanti, come quella che ci assicurava che i ponti minati di Bagdad non sarebbero saltati. Ma anche notizie minute, come la consistenza numerica delle colonne corazzate irachene arretrate dal fronte di Kirkuk verso Bagdad. Molte di queste notizie sono servite ieri. “Altre serviranno domani”, dichiarò, con orgoglio, uno 007 italiano, non identificato.

‘Notizie’ che spiegano le ragioni della richiesta americana di una prosecuzione dell’impegno militare italiano in Irak e l’insistita gratitudine al governo, al presidente del Consiglio.

Fino a 24 ore fa. Ora la solfa sembra essere cambiata.

Perchè 400 pallottole non erano dirette ‘solo’ a Giuliana, ma a Calipari e ai suoi uomini.

Che sia diventato troppo fastidioso – agli USA -, questo Sismi, con i suoi sbacciucchiamenti con gli sciiti, con il Governo del Corano, con la sharja?

Gli analisti del Sismi, gli informatori quotidiani del presidente del Consiglio, avranno informato Berlusconi, il presidente del Consiglio, il loro ‘direttore’, del fuoco-amico? Possibile se ne siano dimenticati? Sono sempre così informati, di tutto!(2)

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Fonte: Repubblica, 23 aprile 2003, Così gli 007 italiani, in missione nel paese di Saddam, hanno aiutato sul campo l’esercito americano
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1)Il direttore del Sismi Nicolò Pollari, visibilmente commosso, ricorda nella basilica di santa Maria degli Angeli la figura del suo collega Nicola Calipari. “Nicola era un uomo. Un uomo buono. Un uomo corretto. Un uomo leale. Un uomo intelligente. Un uomo provvido. Un uomo determinato. Sapeva quello che voleva. Sapeva dei rischi che correva”, ha detto Pollari.

Calipari, buono, corretto, leale, intelligente, provvido…’al SISMI dal 2002. Con tutte queste qualità ‘umane’ forse il SISMI non era posto per lui.
“Lo diceva anche Cossiga, uno che di servizi se ne intende: “Il Sisde e’ composto da un terzo di ladri, da un terzo di protettori di ladri e da un terzo di persone per bene messe da parte”. “… tra gli addetti ai lavori si dice che dal servizio si esce davvero soltanto con i piedi davanti”,- Roberto Napoli, ex agente SISDE.

2) Il SISMI dipende dal Ministro della Difesa al quale compete di:
- a) stabilirne l’ordinamento;
- b) curarne l’attività sulla base delle direttive impartite dal Presidente del Consiglio;
- c) nominare, su parere conforme del CIIS, il Direttore del Servizio e i suoi diretti collaboratori.

Compiti:

- a) è chiamato ad assolvere tutti i compiti informativi e di sicurezza per la difesa sul piano militare dell’indipendenza e dell’integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione;

- b) svolge compiti di controspionaggio;

- c) comunica al Ministro della Difesa e al CESIS tutte le informazioni ricevute o comunque in suo possesso, le analisi e le situazioni elaborate, le operazioni compiute e tutto ciò che attiene alla sua attività.

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Qualche ‘amenità’ sul SISMI

Viaggio non autorizzato dentro i segreti dei Servizi segreti

Parla Roberto Napoli, ex agente del S.I.S.D.E.:

I servizi segreti italiani sono un elefante fuori controllo?

I soldi, le armi e persino una costosissima flotta aerea, il tutto fuori dal controllo dello Stato, con inquietanti conseguenze.

In questo articolo si cerca di fare un quadro dei discussi metodi di lavoro dei nostri agenti.

Esistono trecentomila dossier ufficiali, oltre un milione illegali.

‘A Forte Braschi, sede del Sismi, ci sono quaranta postazioni di controllo telefonico. Eppure, nulla si potrebbe fare senza l’autorizzazione del magistrato.’

A disposizione dei servizi – unico caso al mondo – c’e’ una flotta aerea. I soldi circolano a volonta’. Tutto in nome della ”sicurezza”.

Ma al servizio di chi?

”Che panico in ufficio quando non esce “Il Manifesto”. I colleghi che spiano l’estremismo di sinistra cominciano ad andare da una stanza all’altra come anime perse. Se non leggono la rubrica degli appuntamenti, per quel giorno non sanno che pesci pigliare”

Roberto Napoli, ex agente del Sisde diventato famoso per essere il contatto della famosa “fonte Achille”, il servizio segreto civile lo racconta cosi’: confusione, pressappochismo, clientelismi: ”lo diceva anche Cossiga, uno che di servizi se ne intende: “Il Sisde e’ composto da un terzo di ladri, da un terzo di protettori di ladri e da un terzo di persone per bene messe da parte”. Da noi ogni anno salta un direttore del servizio. Ma i funzionari sono sempre li’. Sono loro la crosta da rimuovere. Invece, dopo la storia di Broccoletti e soci, hanno tagliato a caso, salvando i raccomandati e i culi di pietra”.

“Il dossier “Achille”

Attenzione, pero’, a non raccontare gli apparati d’intelligence soltanto come luoghi dell’italico tira a campare. Proprio Napoli ha raccontato al pm bresciano Fabio Salamone di aver raccolto – su incarico dei suoi superiori – informazioni su Antonio Di Pietro e sugli altri componenti del pool senza nessuna giustificazione: ”Ma se e’ per quello – spiega Napoli con disinvoltura – di informazioni ne ho raccolte su tutti i protagonisti della vita pubblica italiana. Il dossier Achille, dal nome della mia fonte, e’ lungo trecento pagine, e riguarda tutti i fatti importanti di questi ultimi anni. Se non ricordo male, la prima informativa di “Achille” riguardava un altro magistrato poi passato alla politica, Carlo Palermo. Ma ci sono notizie anche su Berlusconi e sui presunti rapporti di Marcello Dell’Utri con la mafia, o sull’affare Gemina. Di tutto un po’, insomma”. Prima della scoperta del “dossier Achille”, c’era stata la vicenda delle informative del Sisde custodite negli uffici romani di Bettino Craxi. Subito dopo e’ scoppiato l’affare Cogliandro, dal nome dell’ex ufficiale del Sismi che teneva in casa un fornitissimo archivio con dentro di tutto: dalle dettagliate informazioni su Ustica (trasmesse ai vertici del Sismi ma non ai magistrati), ai pettegolezzi sulla vita privata di Gianni De Michelis. Tutte vicende che hanno tenuto banco sui giornali per qualche giorno, ma che non hanno minimamente interessato i palazzi della politica, troppo distratti dalla crisi di governo e dalle intercettazioni telefoniche su Berlusconi e Di Pietro.

L’Ufficio Centrale Sicurezza

Cosi’ il ciclico dibattito sul ruolo dei servizi segreti e sulla loro effettiva utilita’ (soprattutto visto il rapporto tra costi altissimi e risultati mediocri o inesistenti) si e’ consumato tra gli addetti ai lavori. ”Un dibattito che fa ridere – estremizza Walter Bazzanella, ai vertici fino al 1988 dell’ufficio Ucsi (Ufficio centrale Sicurezza), quello che sovrintende al rilascio dei Nos, i nullaosta sicurezza a persone o aziende che entrano in rapporto con le strutture militari – cos’altro deve ancora succedere perche’ i politici prendano atto del fatto che i servizi segreti, cosi’ come sono, recano solo danno al paese, e che vanno sciolti. Faccio un solo esempio: in Italia non si puo’ intercettare nessuno senza l’autorizzazione del magistrato. E allora perche’ a Forte Braschi, esiste una intera divisione Telecomunicazioni, la quarta, con ben quaranta postazioni per il controllo di altrettante linee telefoniche?”.

Bazzanella ha 51 anni, e’ un ex ufficiale dell’aeronautica in pensione, corpulento e barbuto, ostinato come un mulo. Allontanato dal servizio nel 1988 per incompatibilita’ con i vertici dell’epoca, ha sostenuto battaglie contro i servizi su una piccola agenzia di stampa, “Punto Critico”, oggi costretta alla chiusura. E’ stato querelato, denunciato per divulgazione di materiale segreto, persino arrestato. Fu lui a denunciare per primo l’esistenza dell’ufficio “K”, una sezione supersegreta del Sismi, che l’attuale ambasciatore italiano all’Onu Paolo Fulci indico’ come il luogo di partenza delle telefonate della fantomatica “Falange Armata”. Con dotte argomentazioni giuridiche Bazzanella sosteneva, tra l’altro, che l’Ucsi e’ un ente non previsto da nessuna legge. Oggi, inaspettatamente, la relazione del Comitato Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza gli da’ ragione: ”L’assoluta discrezionalita’ e l’assenza di regole – si legge nella stesura finale del documento – hanno continuato ad essere i caratteri essenziali di questo ufficio, peraltro mai sottoposto finora ad un controllo parlamentare”. Sembra uno scherzo: un organo dello Stato non previsto da leggi e non sottoposto a controlli, che occupa una intera palazzina di Forte Braschi, nel cuore dell’intelligence italiana, ma che non dipende dai servizi segreti.

Ma la faccenda diventa seria se si pensa che l’Ucsi e’ il luogo dove si concentra la massima mole di informazioni riservate esistente nel paese: i membri del Comitato parlamentare sui servizi hanno contato 308.000 fascicoli su aziende e privati cittadini. Informazioni raccolte dai carabinieri o da altre strutture investigative in base ad un formulario che prevede la raccolta di ”…altre notizie che possano meglio lumeggiare la figura dell’interessato, comprese le cariche pubbliche ricoperte, gli ambienti, anche politici, frequentati, ed eventuali relazioni con persone controindicate che possano esercitare influenza o coercizione nei suoi confronti”. Basta poco per entrare nel mirino dell’Ucsi: avere un figlio, un marito o un fidanzato che aspiri alla carriera militare, lavorare in una azienda che partecipa a gare d’appalto bandite da strutture militari, essere assunti in un ministero o in una azienda di qualche interesse per la sicurezza delle istituzioni (alcuni settori della Telecom o dell’Enel, o molti ministeri, ad esempio). Negli anni 70 bastava ostentare nella tasca del cappotto una copia del “Messaggero” per essere classificati “di sinistra” e schedati come “negativi”. Oggi la discriminante la fanno i portieri dei condomini, che sono spesso la principale fonte di informazioni su moralita’ e buona condotta del cittadino sotto osservazione. Meglio tenerne conto, a Pasqua e a Natale, al momento delle mance.

I dossier “galleggianti”

Nel 1987, sotto la direzione dell’ex capo di Gladio Paolo Inzerilli, tutto l’archivio di Ucsi venne informatizzato. Riprodotti su pochi e maneggevoli dischetti, i fascicoli (all’epoca circa 250 mila) vennero copiati e trasferiti alla divisione Informatica del Sismi, la tredicesima. Trasloco quasi impercettibile in concreto, dal momento che Ucsi e tredicesima si trovano in due palazzine adiacenti di Forte Braschi, ma dagli effetti imprevedibili. In quel modo infatti le notizie raccolte per un ufficio civile che dipende dalla Presidenza del Consiglio, l’Ucsi, furono fagocitate in blocco dal Sismi, per usi non contemplati da nessuna normativa. Nel 1991 l’allora direttore del Cesis Paolo Fulci interruppe l’illegale collegamento tra gli archivi informatici di Ucsi e Sismi. Ma centinaia di migliaia di fascicoli sono rimasti, per sempre nella memoria di uno dei due mega elaboratori “3080″ presi in affitto dall’Ibm Italia per la modica somma di venti miliardi, e ancora oggi utilizzati al 10% delle loro potenzialita’. Gli elaboratori dovevano infatti collegare tra loro gli archivi di tutte le sezioni del Sismi. Ma le divisioni piu’ importanti non hanno mai immesso sul circuito informatico interno i loro archivi. Ognuna delle sedici divisioni del servizio ha una sua segretaria riservata, con un protocollo per l’archiviazione di fascicoli. E ognuno ha la sua produzione di dossier riservati. Un calcolo preciso e’ impossibile farlo. Ma e’ possibile ipotizzare che circa un milione di persone, nel corso degli anni, sia stata schedata dai nostri infaticabili 007.Molto in voga al Sismi e’ l’abitudine di archiviare fascicoli particolarmente delicati non a Forte Braschi, ma in uffici di copertura dislocati in tutta Roma. Una parte delle carte di Gladio, ad esempio, risultava custodita nel 1991 in via del Policlinico 131, nella sede di un fantomatico “Ente Zolfi”. Invece il Sisde, quando si interessa a personaggi su cui non avrebbe titolo per indagare, usa la tecnica dei “galleggianti”: si apre cioe’ un fascicolo genericamente intestato a un certo affare, o ad una fonte, e poi si allegano ad esso i fascicoli “galleggianti” sul personaggio che interessa. Per questo motivo negli archivi del servizio non c’era nessun dossier intestato a Di Pietro o Colombo: e’ stato l’agente Napoli ad indicare al magistrato che le notizie sui magistrati del pool erano archiviate – almeno quelle scoperte – come “galleggianti” del dossier Achille.

007 e famiglia

Il Sismi ha sedici divisioni. Le piu’ importanti sono le divisioni Controspionaggio (prima) che si occupa di neutralizzare le spie dei paesi avversari; la seconda, nota ancora col vecchio nome di ufficio “R” (Ricerche Estero), da cui dipendono i nostri 007 all’estero. La media e’ di uno in ogni ambasciata, in genere sistemato sotto la copertura di addetto culturale. La Divisione Situazione (terza) si occupa di tenere i rapporti con i servizi stranieri, in particolari tedeschi, americani e israeliani. Qui lavorano gli analisti che ogni mattina presentano al presidente del Consiglio i rapporti sulla situazione internazionale (ricavati, salvo eccezioni, dalla lettura dei giornali stranieri piu’ autorevoli). Ci sono poi da segnalare la divisione Tecnico-Scientifica (quinta), la Sicurezza Industriale (ottava), che si occupa soprattutto di contratti e forniture di armi all’estero, la divisione Informatica (tredicesima). Esiste anche una direzione Sanita’, nata come infermeria e poi allargatasi su una intera palazzina con attrezzati laboratori di analisi, radiologia, cardiologia, ginecologia (al Sismi lavorano circa trecento donne), psicologia. Un piccolo ospedale che ha assunto nel corso degli anni decine di mogli, figli e amici dei dirigenti del servizio. L’assoluta discrezionalita’ delle assunzioni ha alimentato infatti un nepotismo senza limiti.Una pratica molto in voga, tanto al Sismi quanto al Sisde, e’ quella di dimettersi dal servizio per far entrare al proprio posto il figlio o la figlia. L’agente dimissionario continua in realta’ a lavorare con il servizio (vedi il caso Cogliandro) intascando compensi che vanno dai tre ai cinque milioni al mese come “informatore”.

E’ per questo motivo che tra gli addetti ai lavori si dice che dal servizio si esce davvero soltanto con i piedi davanti. Su eccessi e sbavature del personale dovrebbe vigilare l’Ufficio Sicurezza, diretto fino al 1982 dal generale Pietro Musumeci, e sciolto quando si scopri’ che il capo era iscritto alla P2 e aveva depistato le indagini sulla strage di Bologna. Ma la divisione piu’ temuta, tra i dipendenti del Sismi, e’ sicuramente la decima, addetta al personale. I suoi archivi custodiscono i fascicoli personali di tutti e tremila i dipendenti attuali del Sismi, senza contare gli ex.[...] Il direttore della divisione Personale, tra l’altro, e’ l’uomo che firma le false tessere di polizia che gli agenti del Sismi – cosi’ come quelli del Sisde – utilizzano come “copertura”. Fu esibendo una di queste tessere che un uomo del Sismi piombo’, confuso tra i poliziotti veri, in casa di Mario Ferraro, l’ufficiale del servizio morto suicida in circostanze dubbie, e porto’ via il telefonino e l’agenda del collega.

Il caso Ferraro

Il caso Ferraro e’ una di quelle storie di cui al Sismi tutti parlano a mezza bocca. All’interno del servizio era considerato un onesto e tenace rompiscatole. Tra il 1986 e il 1988, insieme agli uomini dell’Ufficio Sicurezza, condusse una indagine interna su una decina di alti ufficiali del Sismi corrotti, e li incastro’ intercettando (per altro illegalmente) le telefonate in cui parlavano di forniture gonfiate e tangenti in lingotti d’oro. Poteva essere un Sismigate in anticipo di molti anni sullo scandalo che ha poi travolto il Sisde; invece l’inchiesta fu soffocata tra le mura di Forte Braschi: i militari corrotti vennero promossi di grado e rimandati ai reparti di provenienza, i miliardi rubati non furono mai recuperati. Una lettera di Mario Ferraro, trovata dopo la morte, descrive con efficacia la guerra interna e le gelosie tra componenti del servizio. Ferraro teme di essere ucciso e fa i nomi di tre “mafiosi” all’interno del servizio: tra essi, quello del tenente colonnello Luca Rajola Pescarini, ex capo della seconda divisione del Sismi e grande esperto di Somalia.Nel paese di Siad Barre, una sorta di feudo craxiano, il Sismi si e’ sempre mosso con massima disinvoltura: tutti a Forte Braschi ricordano quando, nel 1990, gli uffici furono invasi da giganteschi caschi di banane somale. Era il ringraziamento di Siad Barre per la fornitura di computer e programmi operativi del valore di un miliardo, che il Sismi aveva regalato ai somali su incarico di Craxi. Una regalia che fa il paio, per disinvoltura, con la famosa “operazione Lima”. Quella volta il Sismi, sempre sotto la gestione dell’ammiraglio Fulvio Martini, spedi’ uomini e materiali in Peru’, per allestire le misure di sicurezza intorno ad Alan Garcia, leader di quel paese e amico personale di Craxi. Per fortuna certe spese possiamo permettercele. I nostri servizi segreti sono tra i piu’ ricchi del mondo. Il Sismi, in particolare, e’ l’unico servizio segreto al mondo che possa disporre di una sua flotta aerea: cinque “Falcon”, valore 150 miliardi, piazzati all’aeroporto romano di Ciampino e in grado di volare senza presentare alcun piano di volo. In nome della sicurezza, d’altra parte, ai nostri 007 si permettono molte cose: per esempio, sono i soli in Italia a poter utilizzare armi portatili di qualsiasi genere, bazooka compresi, non registrate da nessuna parte. E quindi utilizzabili al di fuori di qualsiasi controllo.

DI MICHELE GAMBINO-
tratto da:www.criminal.it
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Riferimenti: Giuliana finalmente libera, liberiamo Florence

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Noi donne, siamo, esistiamo, rivoluzioniamo la Storia, anche la zucca sessista!

3 Marzo 2005 19 commenti

Fuori la Verità, via dagli intrighi politici!

Non solo Giuliana e Florence.

Fuori la verità anche dal cervello di tutti gli sclerotici, l’autoetichetta marxista, l’adesivo nella testa, la Sacra Famiglia di sinistra, che si chiede se è giusta ‘la tesi’ della sharja,- gli aguzzini di Florence e Giuliana, come io sostengo – la violenza organizzata, legalizzata, contro le donne, la loro emancipazione, la loro libertà!

La sharja del Corano, musulmana.

C’è anche la sharja bianca, non legalizzata, ma praticata in Occidente, 365 giorni l’anno. La violenza contro la donna, in ogni forma, contro l’autonomia del femminile, il divenire coscienza rivoluzionaria, nomade, che rifiuta il destino del passato.

Quante fans senza Festival di Sanremo, – per la douce soumission, un rendez-vous galant!

Le donne della ‘sinistra della sinistra’, ci sgridano. Noi, le senza-partito, lo scandalo inconcepibile.

Inconcepibile per l’imperialismo fallico, sedentario, monolitico, nostalgico della sua antica egemonia!

Sotto la tenda nerastra, dell’arabo beduino, il modello e la patria del vero amore!

Siamo nella Storia, nella Storia è scritto il nostro comunismo di donne, a morte ogni oppressione, ogni sharja, ogni proprietà, donna compresa!

Per le ‘impegnate’, a sinistra, non basta.

Ci vuole il matrimonio, il letto coniugale nel ‘partito’, l’apostolato benedetto, la ‘linea di classe’!

Cosa mai può insegnare un uomo, – anche comunista, – ad una donna, un uomo che gode dei privilegi di sesso, i vantaggi che la società del capitale, dello sfruttamento gli offre? Niente, proprio niente.

Donne delinquenti, streghe, ribelli, rivoltose, tarantolate.. (1), noi abbiamo qualcosa da insegnare, noi che non troviamo posto in nessuna tenda rossa, in nessuna tribù beduina!

Rivoluzionare la zucca sessista!

La nostra diversità, non è l’ossessione maniacale per la monolitica differenza sessuale, che copre tutte le altre differenze. Sono i millenni di assenza dalla Storia, i millenni di lotta silenziosa, taciuta, censurata, la lingua tagliata!

Il nostro a-politico, oggi, è il rifiuto alla gestione del potere, non abbiamo – noi – le capacità maschili, per opprimere.

Non siamo mascoline.

L’uguaglianza è l’offerta alla gestione del potere, ma il porci come donne, noi, questo potere che opprime e sfrutta, lo rifiutiamo.

La necessità, ci costringe a lottare, a scendere in piazza.

Il sessismo, la violenza, la discriminazione, i soprusi, le ignominie che subiamo, tutti i giorni, nella società di classe, in ogni classe, millenario.

La nostra liberazione parte da noi, la nostra lotta è nel quotidiano, forse spregevole per il ‘marxista’ libresco, il rosso-compagno, la rossa-compagna di partito. Anche noi abbiamo bisogno di unione, che amore, proprio non è.

Con la classe operaia, quando lotta, nella piazza, possiamo stringere l’alleanza.

La classe operaia, incazzata con il Capitale, che la schiaccia. Che schiaccia anche noi, un ‘matrimonio’ imposto, l’alleanza, mica una libera unione!

Che nella casa proletaria, la proletaria è l’oppressa dell’oppresso!

Che la pianti – dunque – oggi, l’intellighenzia di sinistra, maschile e femminile, di chiedersi se la resistenza irakena può rendersi assassina di donne, che la resistenza è musulmana, sessista, e ogni sessismo è assassino di donne.

In più ogni resistenza ha incantato, incanta, con il piffero magico, le donne nella lotta armata, per poi scaricarle, finita l’euforia.. spedirle a casa o sotto il velo! In galera o al cimitero.(2)

Parole roventi, sì, nel clima rovente, per la sorte di Giuliana e Florence, ma per ora sufficienti, per il rispetto che ci si deve.

Affronteremo anche noi, le grandi analisi, dopo, quando le compagne saranno qui, a casa, quando la maledetta sharja ce le avrà ridate!
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1) Un grazie, di cuore, a Michela Zucca, per il suo bel libro ‘Donne delinquenti’ ed. Simone.

2) L’esperienza delle compagne brigatiste, donne coraggiose, delle vecchie e delle nuove BR, di cui mi riservo di dire la mia, in un prossimo post.
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Riferimenti: Governo del Corano

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Governo del Corano, sharja, voi gli aguzzini di Florence e Giuliana!

1 Marzo 2005 2 commenti

Florence, arriva il filo della tua voce, il viso crocifisso, in un orribile video… da pochi minuti, il pacco via posta, la raccomandata senza ricevuta di ritorno.(1)

Implori un aiuto che non viene, una liberazione che non c’è! Florence, coraggio, coraggio.., mobilisation venerdì sera, a Paris, la piazza, altro che silenzio, discrezione.. Fuori la verità!

‘Nous appelons les Parisiens e les Parisiennes à descendre très nombreux dans la rue à cette occasione!
Ils sont partis pour nous, ils rentreront grace à nous!

Sono partite per noi, noi le faremo rientrare! Parigini, Parigine, vi chiamiamo in piazza, molto numerosi in questa occasione, – l’appello di Liberation e di Reporters sans frontières!

La risposta agli intrighi, la risposta della piazza, del popolo che conta una ‘merda’!,

Vi deve liberare il governo del Corano, la sua sharja, maledetta!(2)

Non per le truppe francesi – che non sono in Irak – il martirio, gli aguzzini, – carogne – assassinano la prigioniera politica, per il ‘velo’!

Per il velo, per lo straccetto sulla testa che non è proprio uno straccetto, l’ignominia della donna, l’identità musulmana, che si vuole imporre anche qui, in Francia, da noi! Con le sue regole, a casa nostra!(3)

Florence.. voce che anela sotto il velo, questo sei, la donna del Corano, il suo anelito, l’urlo sotto il velo, vivere liberaaa!

Vivere liberaaa vuole la donna irakena, la fine del Corano, Florence, questo sei, la lingua mozzata delle donne irakene, che si fa voce, prende voce, si fa urlo.. incendiare il Corano, il suo mondo! Liberaaa la donna!

Per questo ti hanno condannato alla lapidazione psicologica, ogni giorno, della tua prigionia.

Maledetta, sharja, ce le ridarete morte, le nostre compagne, Giuliana, Florence?

Aguzzini, assassini di Raiza, pagherete caro, pagherete tutto!

Le donne irakene, per prime, si strapperanno il velo per strangolarvi, tutti quanti, maledetti voi, maledetto il vostro Corano!
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1)”Il mio nome è Florence Aubenas, sono francese. Sono una giornalista di Liberation… La mia salute è pessima. Anche la mia condizione psicologica. Aiutatemi, è urgente

Così come fece Giuliana Sgrena richiamando il suo compagno Scolari, la francese si è rivolta ad un parlamentare del suo Paese: “La prego, signor Julia, mi aiuti. E? urgente!”

Il ‘giallo’ del deputato francese Julia. Julia è deputato della Seine-et-Marne, del UMP, una coalizione più di destra che di centro, molte forte politicamente. E’ intimo di Philippe Brett, ex guardia del corpo di Gollnisc, numero due del fronte nazionale di Le Pen. Dunque ‘ambienti’ di destra, europea. Ha preso iniziative ‘parallele’ alle governative, nel sequesto dei giornalisti Chesnot e Malbrunot,’Grazie ai miei legami con il Baath, il partito di Saddam, sono in contatto con i rapitori, li farò tornare a casa’ ma dal governo – e da Malbrunot – fu poi sconfessato pubblicamente. Sembra dunque che la ‘destra francese’ in Irak abbia diritto di parola e non solo. Julia era amico di Saddam, ed è ‘titolato’ nel partito Baath, sunnita, affatto sbaragliato dai ‘liberatori’ USA.

Le nostre compagne, rapite, sono di ‘sinistra’. Davano fastidio anche a casa loro ? Una ‘villegiatura’ in Irak, per Giuliana e Florance, concertata dalla destra europea, insieme al governo del Corano,-la sharja- nella versione sciita o sunnita?
Non è finito, l’intigro sulla pelle delle compagne!

Le richieste fatte dai rapitori di Florence non sarebbero di “ordine politico”. Lo ha riferito il primo ministro del governo di Parigi, Jean Pierre Raffarin oggi in occasione della diffusione del video.

E quali sono queste richieste – non politiche – Monsieur Raffarin? Lo possiamo sapere? On le peut savoir, s.v.p.?

Il popolo è curioso, gli piacerebbe sapere!

Le peuple, le Francais, les Italiennes, n’est qu’une merde?

Nel video dell’orrore Florence implora Julia, di fare ‘qualcosa’, gli chiede aiuto. Perchè proprio lui? Per le ‘conoscenze’ che ha in Irak, sembra chiaro. Ancor più chiare le sue parole ‘I rapitori non sono bande sbandate, ma ‘nazionalisti’ . La ‘resistenza’, che difende la causa nazionale irakena’.
La resistenza ‘sunnita’, la resistenza ‘sciita’?

Qualunque ‘Resistenza’ sia, è il mondo del Corano, la sharja per le donne!

Non ci dimentichiamo le teste decapitate, donne che osarono comperarsi le calze di nylon!, a Falluja, nei sotterranei della moschea! Decapitate dalla sharja di Al-Sadr, altro novello imam sciita.

2) Il ‘governo del Corano’: La coalizione irachena unita,- benedetta da USA e soci, Italia compresa, che si è assicurata la maggioranza assoluta nelle elezioni del 30 gennaio, Jaafari, Abdul Aziz Hakim (leader del Supremo Consiglio per la rivoluzione islamica in Iraq, Sciri), Ahmed Chalabi (l’ex pupillo del Pentagono e della Cia poi caduto in disgrazia). Il supremo consiglio dei dotti sciiti a capo del quale c’è Al-Sistani, primus inter pares. Ha chieso all’Assemblea nazionale che il Corano sia nella Costituzione la fonte della legislazione e di rifiutare qualsiasi legge contraria all’Islam. Il premier sciita designato-almomento – è – il capo del Daawa ,Ibrahim al Jaafari.
I seguaci di Moqtada al Sadr si sono aggiudicati una trentina dei 140 seggi della nuova Assemblea nazionale irachena conquistati dalla Coalizione irachena unita, sostenuta dal Grande Ayatollah Ali Sistani. Il giovane ‘imam ‘ aveva in un primo tempo annunciato il boicottaggio delle elezioni, ma poi aveva sparpagliato decine di suoi sostenitori nei vari gruppi che formano l’alleanza, una dimostrazione di forza un monito al futuro governo, probabilmente presieduto da Jaafari, che avra’ anche il delicato compito di disarmare le milizie.
Jaafari, tornato in Iraq dopo la caduta del regime di Saddam Hussein,è l’indiscusso capo di del Dawa (Appello), il più antico movimento islamico dell’Iraq. Con la feroce repressione scatenata da Saddam contro il Dawa, , Jaafari è stato costretto a lasciare il suo Paese. Si è rifugiato prima in Iran e poi, nel 1989, in Gran Bretagna, dove è rimasto fino al crollo del regime, nel 2003.

Numero due della lista unica sciita sostenuta da Sistani, Jaafari è considerato’ un moderato’ e ha sempre respinto, almeno a parole, l’ingerenza dell’Iran, con cui la maggioranza sciita irachena e lo stesso Dawa hanno però forti legami. Il travaso, negli ultimi trent’anni, tra élite sciita irachena e iraniana, è ormai saturo. Lo stesso Sistani era in esilio all’epoca del regime di Saddam Hussein in Iran.
L’ayatollah Ali Khamenei, massima guida spirituale iraniana dopo la morte di Khomeini, presidente della Repubblica sciita. ha studiato nella scuola coranica di Najaf, in Iraq, seconda città santa per tutti gli sciiti dopo la Mecca.

Nozze ‘mistiche’ dunque, con velo, burka e sharja, l’emancipazione delle donne, “l’Asse Iran-Irak”

3) Les affaires sont les affaires! Gli affari del capitale francese con i paesi islamici, Iran in testa! La medaglia al valor nucleare! In Francia l’energia elettrica è quasi esclusivamente nucleare. L’uranio non è in Francia, ma in Iran. Les affaires font les hommes.. gli integralisti in Francia, infatti, dettano le loro ‘regole’.
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Riferimenti: Ridateci Giuliana, ridateci Florence!

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