Archivio

Archivio Febbraio 2005

Giuliana, ridatecela, massa di ipocriti! Via dall’Irak, Armata Brancaleone!

28 Febbraio 2005 5 commenti

Non se ne vanno le truppe, non se ne va la croce ,i cappellani dello Buon Pastore, men che meno l’armata Brancaleone, lo sciame delle ONG, il ‘Ballarò’, il bazar italiano in Irak!
Dove truvasi Ierusilemme? Annemo! che lo Signuri è con noi!, sanza calzari, sanza pagnotta, sanza dinari, l’arme in pugno, la causa justa!

L’armata Branca-leone, lo zoppo, lo cieco, lo infante, lo nano,(1), in Irak, la ‘missione di pace’, che vive nella guerra e sulla guerra, meglio se infinita, chè la minestra non mancherà, manco al volontario senza divisa, al salariato della guerra (2).

Ridateci Giuliana, massa di ipocriti!

Via dall’Irak, Armata Brancaleone! Tutto da perdere, nulla da guadagnare, nulla da conservare!

Quale commedia recita il governo, dopo aver preparato, finanziato e rifinanziato la ‘missione’? Quali tranelli diplomatici, ora per la liberazione di Giuliana, la prigioniera politica?

In Italia, la lingua tagliata, l’informazione militarizzata, che racconta secondo istruzioni… e non ha raccontato,invece Giuliana, la mente sgombra, il cuore comunista!

Enzo Baldoni, il ‘ronzio’ continuo, -che fastidio!-, fu facile polverizzare l’ape pungente, polverizzarne il corpo.

Giuliana, -non è così facile-, polverizzarne il corpo, polverizzare il ‘colombo viaggiatore’, i suoi scritti, i suoi articoli, -che fastidio!- per le truppe di ‘pace’, in divisa e senza divisa, che bisognano di tranquillità, della ‘colomba della pace’!

In Irak, la lingua tagliata, dal governo del Corano,(3) la lingua che ha dato voce alle donne, alla ignominia della loro vita quotidiana, sotto il velo, il velo, il governo del Corano, la sharja (4), gli amici degli Usa e soci, Italia compresa.

L’avvocatismo tra ‘missione di pace’ e ‘missione di guerra’, (4) la libertà e la democrazia, il terrorismo e gli integralismi, il retrobottega delle concezioni platoniche, per noi, muti uditori della ‘politica’.

‘Niente di intentato’…’So molte cose..rivolgetevi alla presidenza del Consiglio dei ministri’… dal suo cesso, il gabinetto, del ministro Pisanu!
‘ Liberatela! Liberatela ‘!, il Presidente banchiere, in nome dell’insonnia della mia Franca, che di notte, non dorme più, povera donna!

Chi deve liberare Giuliana? Voi la dovete liberare e subito!

E’ cominciato il conto alla rovescia?

Ci ha già rimesso la testa Raida al Wazan,la coraggiosa giornalista irakena, ieri a Mossul…tocca a Giuliana, ora? a Florence? A chi per prima?

Via le truppe, via le truppe dall’Irak, via l’armata Brancaleone, ipocriti, ridateci Giuliana!

L’abbiamo dimostrata noi, la nostra volontà antimilitarista, nella piazza muta, di Roma.

Un rossore di rabbia, di vergogna, un rosso di bandiere rosse, al vento!

Alla coscienza proletaria, a noi donne, questa guerra ripugna

Noi stiamo al nostro posto, contro tutte le guerre, che i proletari in quelle, hanno tutto da perdere, nulla da guadagnare, nulla da conservare! (5)
——————————————-

1)Il film, con Vittorio Gassman, protagonista-il Mattatore – ‘Brancaleone alle crociate’.

2)Le ONG, Organizzazioni non governative, che proprio non-governative non sono. Le viandanti del Ministero per le politiche estere, garantite dalla legge nazionale 266, e la sua normativa, la legge 142/90.

L’impresa sociale, titolare dei ‘Progetti’ finanziati dall’UE, ONU, o statali.’Intercettare sul territorio i bisogni e trasformarli in domanda, offrire servizi qualificati , adottare forme di gestione democratica, essere presenti nella ridefinizione delle politiche sociali, conquistarsi un’autonomia rispetto al mercato mantenendo i propri valori.’

Ai ‘volontari’ si riconoscono i costi vivi del viaggio, dell’ assicurazione, del vitto e dell? alloggio, con un contributo riconosciuto da un ‘pool’, di cooperative sociali.

“Un ponte per Bagdad”, ha realizzato diversi progetti di ‘aiuto’ nel campo sanitario, della depurazione delle acque e nel campo educativo in collaborazione con la Mezza Luna Rossa Irachena (IRCS), con alcune agenzie dell’ONU e dell’Unione Europea.

Non manca l’arte- d’evasione- in tutti i sensi. La rivista Impresa Sociale, a cura del Centro Studi Cgm (Consorzio Nazionale della Cooperazione di Solidarietà Sociale Gino Mattarelli) ha dedicato il numero di settembre/ottobre 2000 all’iniziativa “Impara l’arte”.
L’arte non manca, la devastazione del Grande Museo di Bagdad, ognuno ha preso la sua parte di arte mesopotamica.

Alcune ONG, in ‘missione di pace’: Beati i Costruttori di Pace, Consorzio Italiano di Solidarietà – ICS, COSV – Solidarietà Italiana nel Mondo, Intersos, ISCOS – Istituto Sindacale per la Cooperazione allo Sviluppo, GVC – Gruppo di Volontariato Civile, Progetto Sviluppo,Le cooperative sociali aderenti a Legacoop (Consorzio Epta, Coop Anastasis, Coop Cadiai, Consorzio Sic).

L’ostilità degli iracheni verso l’occupazione si è ampliata fino a coinvolgere tutti gli stranieri: contractor, giornalisti, ‘lavoratori umanitari’.
Margaret Hussan, responsabile del CARE,- l’orrendo video, il suo appello a Blair – decapitata! Le due Simone, quanto sono costate, la liberazione, i quattrini fregati alle nostre tasche.
Il Care è presente in 65 paesi, con progetti, ‘aiutateci a salvarli dalla fame’, cioè la legge della fame, del capitalismo!

3) La coalizione irachena unita, che si è assicurata la maggioranza assoluta nelle elezioni del 30 gennaio, Jaafari, Abdul Aziz Hakim (leader del Supremo Consiglio per la rivoluzione islamica in Iraq, Sciri), Ahmed Chalabi (l’ex pupillo del Pentagono e della Cia poi caduto in disgrazia). Il supremo consiglio dei dotti sciiti a capo del quale c’è Al-Sistani, primus inter pares. Ha chieso all’Assemblea nazionale che il Corano sia nella Costituzione la fonte della legislazione e di rifiutare qualsiasi legge contraria all’Islam. Il premier sciita designato-almomento – è – il capo del Daawa ,Ibrahim al Jaafari.
I seguaci di Moqtada al Sadr si sono aggiudicati una trentina dei 140 seggi della nuova Assemblea nazionale irachena conquistati dalla Coalizione irachena unita, sostenuta dal Grande Ayatollah Ali Sistani. Il giovane ‘imam ‘ aveva in un primo tempo annunciato il boicottaggio delle elezioni, ma poi aveva sparpagliato decine di suoi sostenitori nei vari gruppi che formano l’alleanza, una dimostrazione di forza un monito al futuro governo, probabilmente presieduto da Jaafari, che avra’ anche il delicato compito di disarmare le milizie.
Jaafari, tornato in Iraq dopo la caduta del regime di Saddam Hussein,è l’indiscusso capo di del Dawa (Appello), il più antico movimento islamico dell’Iraq. Con la feroce repressione scatenata da Saddam contro il Dawa, , Jaafari è stato costretto a lasciare il suo Paese. Si è rifugiato prima in Iran e poi, nel 1989, in Gran Bretagna, dove è rimasto fino al crollo del regime, nel 2003.

Numero due della lista unica sciita sostenuta da Sistani, Jaafari è considerato’ un moderato’ e ha sempre respinto, almeno a parole, l’ingerenza dell’Iran, con cui la maggioranza sciita irachena e lo stesso Dawa hanno però forti legami. Il travaso, negli ultimi trent’anni, tra élite sciita irachena e iraniana, è ormai saturo. Lo stesso Sistani era in esilio all’epoca del regime di Saddam Hussein in Iran.
L’ayatollah Ali Khamenei, massima guida spirituale iraniana dopo la morte di Khomeini, presidente della Repubblica sciita. ha studiato nella scuola coranica di Najaf, in Iraq, seconda città santa per tutti gli sciiti dopo la Mecca.

Nozze ‘mistiche’ dunque, con velo, burka e sharja, l’emancipazione delle donne, “l’Asse Iran-Irak” !

4)La sharja, la via da seguire!

Sono oltre 40 i PAesi, al mondo, che ispirano i propri ordinamenti alla religione musulmana. Islam, alla lettera, significa infatti “sottomissione a Dio” della condotta singola, comunitaria e politica. Per questo anche il diritto è regolato dai precetti religiosi e i ‘peccati’ diventano reati.

1) Innanzi tutto, Sharia alla lettera significa “via da seguire” e contiene le norme religiose, guiridiche e sociali direttamente fondate sui precetti del Corano – il sacro testo musulmano; norme teologiche e morali che investono la sfera privata, affiancate da quelle che in Occidente sarebbero definite norme di Diritto privato: norme fiscali e processuali.

Le fonti del Diritto, negli Stati – come, per esempio, Iran e Arabia Saudita – dove vige la Sharia sono 4: Corano, la Sunna, l’opinione comune, e l’interpretazione analogica.

Per la legge islamica, comunque, i peccati/reati sono di tre grandi categorie: gli hudud, i reati più gravi come l’apostasia, la bestemmia o l’adulterio e sono puniti con la flagellazione, la lapidazione o la decapitazione (come ancora oggi avviene in Arabia Saudita, in cui le esecuzioni capitali avvengono in piazza ad opera di un boia armato di scimitarra)

Poi seguono i qisas, cosiddetti delitti di sangue, puniti con la legge “del taglione”, anche se – in caso di acordo tra vittima e l’autore del crimine – il caso può essere risolto con un indennizzo in denaro.

Il terzo blocco di peccati, i tazir, comprende i reati più lievi e su questi è molto forte il potere discrezionale dei Giudici: furti, sodomia, il consumo di alcol (che oggi in Iraq è tollerato), la disobbedienza al marito e la falsa testimonianza.

Giuliana e Florence, in particolare, hanno dedicato le loro analisi all’universo femminile e alla condizione della donna nell’Islam.

5)I pacifisti che nel 2003 si sono opposti all’invasione anglo-americana in quanto priva della legittimazione Onu, o perché le sanzioni stavano funzionando. Il loro pacifismo, l’ostilità a Bush.
Ma Bush è una volpe. Il passaggio dei poteri a un governo iracheno con la benedizione dell’Onu e il coinvolgimento della Nato, come in Afghanistan… Parigi e Berlino si sono affrettate a ricucire le loro relazioni con Washington ed hanno approvato l’impegno della Nato per sostenere il suo regime a Baghdad. Questi pacifisti erano la ‘piazza muta’, a Roma.

6)Al nostro posto!, di Amadeo Bordiga, Avanti, 16 agosto 1914.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , , ,

Giuliana, compagna, forza, coraggio! 500mila, per te e Florence, in piazza!

20 Febbraio 2005 20 commenti

Giuliana, ti fanno vedere il video, i mandanti della sharja, gli aguzzini che ti vogliono morta? Gli aguzzini delle prigioniere politiche!

Le prigioniere politiche che hanno dato voce alle donne irakene, rese mute, la lingua tagliata sotto il velo!

Le prigioniere politiche- Giuliana e Florence- dell’ayatollah Ali al-Sistani e del suo nuovo governo, il governo del Corano.

Non senti niente, Giuliana, nel video… solo silenzio?

In silenzio, il ‘popolo della pace’.

Senza lingua, senza voce, dov’è l’attore, il protagonista? Senza voce, la piazza, il morto-vivente.

C’erano selve di cartelli, gli striscioni con il tuo nome e Florence,
fatti in casa anche, in casa dalle militanti di un tempo, i fantasmi riapparsi, senza ‘partito’, ‘Giuliana sei tutte noi!’ ma la voce non c’era, nemmeno la voce fantasma…

Non ti giunge l’Urlo(1), il boato dei 500mila che attraverso il deserto avrebbe potuto far tremare le sbarre della tua prigione!

La prigione che si apre, tu a casa, subito, libere, le prigioniere politiche… a casa, sbaraccare le truppe, a casa anche loro, via dall’Irak, subito, dal paese maledetto dagli dei!

Perchè questo Giuliana, non si poteva dire, ma solo scrivere, sui grandi striscioni, sui cartelli appesi al collo, anche mio.

L’agire senza voce, la calma obbligatoria, ci è stata imposta, da quelli che dall’Irak non se ne vogliono andare.

Dall’ignobile Simona Torretta, il loro simbolo, l’emblema, la staffetta ‘femminista’ che ha parlato in nome loro, usando il tuo nome.(2)

Lei, le volontarie come lei, in Irak per gli affari delle ‘associazioni’ non governative. Le merce-narie travestite da infermiere, le medicine scadute in dono ai bambini e alle donne ferite! Le crocerossine senza camice e crestina, le volontarie della semi-gratuità del lavoro.

Che calpestano, il diritto al lavoro delle donne irakene! Chè non sono in grado, le donne dell’Irak, di farsi infermiere – loro – della guerra contro di loro, di lavorare negli ospedali, di soccorrere i loro genitori, fratelli, figli, mariti, e di essere per questo pagate? Di uscire dal velo abitato, per lavorare, per emanciparsi? No, al loro posto, le volontarie, che hanno seguito i corsi di formazione! Le specialiste del lavoro sotto-pagato!

La loro indecenza, le ambulanti delle merci e degli affari dell’Occidente, le novelle gesuite della croce, le staffette mandate a tastare il terreno!

L’indecenza della Torretta, nuova star della platea, dal palco, che ti mette al suo fianco! Le ‘due Simone’ e quelle come loro, vermi striscianti dell’italo-imperialismo, vermi dei loro affari in Irak e non solo lì!

Tu compagna, che con i tuoi scritti hai chiamato le donne irakene alla lotta, a strapparsi il velo, pericolose siete per il loro Corano – per questo ti hanno rapito, ti sequestrano, per questo ti condanna a morte la sharja! Tu e Florence! Non loro, le ‘Simone’, cui bastò un pugno di dollari per liberarle.

Sì Giuliana, noi donne – la lingua – per parlare ce l’abbiamo, non siamo pesci mute, noi! Zittite di ‘pettegole’,- sempre- il gusto della chiacchiera, il nostro!

Adesso a casa, a casa… anche se il popolo della pace è senza voce, il suo grande cuore, 500 mila, è venuto però, da ogni parte, senza una lira, svenato per il costo del viaggio(3) e la fatica, Giuliana, per te e Florence, fuori dalle sbarre, dalla prigione in cui siete, a casa, subito!

Sì, ti senti un po’ meglio, sì, vero? Sì, ti tireremo via da lì, non piangere più così, disperata, come nel video dell’orrore. Hai visto quanti, quanti eravamo… nelle piazze, a Roma, a Parigi…

Io Giuliana, sì, sempre ‘anormale’- hai ragione – ero in cerca, di una voce, la mia e la tua insieme, una voce che si facesse “l’Urlo” della piazza per te, per Florence, contro la guerra!

Avevo il nostro fazzoletto rosso, quello che ci si metteva al collo ai vecchi tempi, ricordi? Femministe e comuniste, fuggite dal letto coniugale dei partiti!

Ti faccio un pò sorridere… allora con la ‘lanterna’, come Diogene, a cercare l’uomo, nelle occupazioni di fabbriche e università, a cercare il compagno di lotta, a fianco nostro, l’unità donna-operaio, per la nostra liberazione, per la soluzione finale della ‘questione femminile’, la Rivoluzione!

Giuliana, 25 operai, oggi, della Fiom di Padova e di Verona, e un operaio di colore, di Brescia, che ha gettato nel cesso il Corano, – io e loro, a urlare, sette chilometri del corteo, insieme, l’Urlo nel grande silenzio, l’Urlo senza megafono!

L’urlo non-concesso alla classe operaia, nella piazza, senza nemmeno più un megafono.

L’Urlo da soffocare con la baraonda del ‘rock’, il ‘Concerto’, il fracasso musicale di chi è più forte di noi, per ora!

La voce straniera alla loro lingua, la voce che non può essere soffocata, l’Urlo, l’atto del gesto del corpo, fuori l’Italia dall’Irak, subito! nel pugno metalmeccanico combattente, nella tua amica, non soffocato!

Olè… olà… liberate-le… liberiamo-là, e la ‘nouvelle vague’ l’onda abbiamo fatto, anche quella,… con tutta la nostra forza, io, tu con me, gli operai che ti vogliono per quello che sei, la donna di lotta, la compagna Giuliana!(4)

Non riconoscono in te, queste avanguardie rosse, la giornalista della ‘libera’ informazione, nè la valletta volontaria, nè la donna della pace, ma tu e Florence, le compagne in pericolo di vita!

Giuliana, si, Giuliana io ero con loro, 1.600 km lo sai, dalla nostra ‘douce France’, a Roma, a Parigi , l’Urlo che unisce “Giuliana, Florence, compagne, libere, subito’”! “Fuori tutte le truppe dall’Irak” Subito!

L’Urlo che ha attraversato il deserto fino a te! Fino alla finestra della tua prigione, l’Urlo operaio, nella piazza!

L’Urlo che vi libererà, compagne!

Giuliana, Florence a casa, presto, sì, Giuliana, tornerai.

In Irak con la ‘valeureuse’, Florence, sì, sì, ri-tornerai, ma le mimose vi attenderanno, allora, le donne ‘nuove’ irakene, le assassine della sharja, le sorelle libere, sì, anche noi, – l’aiuto, – ma con le loro mani, loro, il velo strappato!
———————————-

1) L’Urlo. E’ il grido della piazza,l’”espressione”, l’atteggiamento volitivo, aggressivo, della ribellione sociale, al di là della ‘disobbedienza’ bambina.

2) Le due Simone. Nel mio post ho preso le loro difese, come donne, durante il rapimento. Come vermi striscianti dell’affarismo italo-imperialista, le disprezzo.

3) Il viaggio da tutta Italia, si è quasi totalmente autofinanziato dai partecipanti. Perchè sempre caro il costo del treno, e perchè le organizzazioni per la ‘pace’ non avevano messo niente o quasi, a disposizione, per noi – gratis o quasi! Non era una scampagnata, una gita in Vaticano! Ma forse per la gita in Vaticano… tutto gratis.

4) Per te, Giuliana, per la compagna, la nuova versione di Bella ciao: “o partigiano, porta-LE via, che io mi sento di morir!” Chi vi deve portare via? La Resistenza Rossa, l’ Irak Rosso, che vi salvi… che da qui, l’operaio rosso, – combattente – si sente impotente , si sente morire al pensiero di voi in mano agli aguzzini!
—————————————
Riferimenti: Giuliana, non colomba della pace, ma donna di lotta

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , ,

Giuliana, non colomba della pace, ma donna di lotta, femminista, compagna!

17 Febbraio 2005 14 commenti

Ti ho visto, oggi, Giuliana, nell’orribile video. Io ti riconosco, sei tu! Con il tuo sgomento, il tuo pianto di donna, la tua orrenda sofferenza!

Basta con il silenzio, con i pesci muti, basta!

Giuliana, non ho scritto nulla per timore che sentendo l’urlo del mio piccolo blog, gli aguzzini che ti tengono prigioniera ti potessero fare del male! A te e a Florence!

Ti hanno dato la parola, oggi, – in quale modo – loro, i bastardi che ti torturano, che ti avviliscono l’animo, il corpo, con il terrore, maledetti!

Lo so, Giuliana, dobbiamo liberarti in nome della pace, è l’unica speranza che ci resta. La speranza che tu invochi, dal video maledetto.

La loro sharja ha condannato a morte la donna di lotta, la donna di pace può essere salvata .

Lo so. Come donna di pace dobbiamo tirarti via da lì. In nome della pace, la salvezza della donna di lotta!

Tu non sei una donna “di pace”, ma di Lotta! Una femminista e una compagna della prima linea.

No, non una pacifista del movimento paralitico che non sa salvarti, che non ha nulla delle vecchie e combattive antenate! Un pacifismo senza anima, come potrebbe averla, – l’anima – se non osa nemmeno sfidare la piazza a suon di fiori?

Non si smuove questo governo senza la nostra furia, per le strade, nelle piazze, al Quirinale, l’assedio permanente!

Dove siete, Femministe? Fuori dalle tane universitarie, dal buco del “genere”, in piazza, per Giuliana e Florence!

In nome della pace, la salvezza della donna di lotta! Ti si accostano le vermi pacifiste, le volontarie dell’”Amore”, le innocue Simone.

Tu sei una donna di lotta, una compagna femminista.

Per questo ti hanno rapito, ti imprigionano, ti massacrano, torturano la tua anima di donna!

Tu Giuliana, hai avuto l’ardire nei tuoi libri, nei tuoi articoli di sfidarli, di denunciare l’ignobile sfruttamento e l’oppressione della donna musulmana, in tutto il mondo del Corano e non solo in Irak! Da sempre lo hai fatto, con Florence!

Per questo ti vogliono uccidere – i maledetti – Giuliana, perchè per loro, per tutto il mondo del Corano, è un pericolo la tua penna, il tuo ardire militante, il tuo coraggio di Donna, questo temono!

Hai alzato tu, nei tuoi scritti, il velo, lo sozzume che fanno ogni giorno alle loro donne! Tu e Florence, certo!

Per questo la volete uccidere, non per le truppe italiane in Irak, vero o no, quello che dico, mondo del Corano?!

Non lo potete dichiarare, ipocriti, che le volete assassinare perchè nemiche del Corano, del “velo”, del vostro “femminismo islamico!”

Che c’entra Giuliana con l’occupazione italiana, occupazione che la ripugna? Lo dice e lo scrive! E Florence? Ci sono truppe francesi in Irak, forse?, dove sono?

Volete, uccidendole, assassinare anche le Donne Nuove – , a casa vostra -le donne del ‘Cerchio’,(1) ma spezzato, per capirci. Le donne che hanno il coraggio di gettare il Corano nel cesso.

Per salvarti, si deve travestire la tua disperazione, fare di te, lì, in quel luogo orrendo dove ti hanno buttata, l’indomita guerriera che non conosce il dolore, la sofferenza, la disperazione del corpo avvilito dalla prigionia, l’animo torturato, una piaga.

Non la donna che piange per se stessa, per la sua vita in pericolo! Ma forse è necessario, Giuliana, in questo momento drammatico, inventare l’icona della donna in missione di pace, perchè solo così ti si può salvare dalla sharja, che ha condannato a morte la donna di lotta

Chiunque siano i rapitori, che non tocchino la tua vita. Tua e quella di Florence.

Io mi auguro che ne esci viva. Che ritorni a casa, e Florence nella ‘douce’ France. Ma se non avvenisse, Giuliana, noi donne, una vendetta più che divina, malefica. Non esisterà più nessuna Resistenza per noi, di qualunque colore sia.

Perchè – se ti toccano – è il mondo del Corano, tutto quanto che assassina la nemica del Corano.

Saranno schiacciati dagli invasori, sotto i nostri sguardi, muti, zitti. Senza una parola.

Questa sarà – se avvenisse a te qualcosa – la nostra tremenda vendetta.

La vendetta delle donne nuove, le combattenti silenziose occidentali, le combattenti di tutti i giorni della vita.

Giuliana, ti penso, ti pensiamo, sono vicina al tuo cuore, a quello di Florence.

Dove siete? In quale lager vi hanno gettato, questi bastardi?

Ascolta Giuliana, ti sta giungendo la voce delle sorelle, le compagne femministe, le sopravvissute alla deportazione degli anni ’80, la nostra ‘shoah’.

Hai in noi il calore di cui hai tanto bisogno, tu e Florence.

Giuliana, coraggio, forza! Non piangere, ti supplico … che fare?

Sabato, Giuliana, tutte in piazza, ti devono liberare, che Berlusconi tiri fuori i soldi, che Ciampi si offra al tuo posto! Che si offra il Papa come agnello sacrificale, per la colomba della pace!

Lo so, Giuliana, dobbiamo liberarti in nome della pace, è l’unica, la sola speranza che ci resta, – dio mio – di salvarti dalla sharja che ha condannato a morte la donna di lotta!. La speranza che tu invochi, dal video maledetto.

Ma non sei questo, tu! Noi donne ti dovremmo salvare! Noi, per quello che tu sei, per noi! Un nuovo tsunami che ti porti via, via dall’Irak, il paese maledetto dagli dei.

Con Florence, la tua amica di sempre, la valeureuse, … sorridi un pochino, vero, al ricordo? …

Sarete libere, presto, presto, lo sento, Giuliana …

Giuliana, Florence, compagne, coraggio, en avant! Vi abbraccio, strette.
——————————————

1) Il ‘Cerchio’ film del regista Jafar Panahi. Prigione, quella da cui alcune delle protagoniste sono scappate, quella in cui vivono quotidianamente le donne musulmane. Un ‘cerchio’, ma nel film sembra non spezzarsi. Nella realtà non è così. Il ‘cerchio’ si sta già spezzando … ne testimoniano le violenze orrende – le punizioni – inflitte alle donne ‘trasgressive’.
——————————————————

Qualche sincerità, dalla Francia. Il ministro degli affari esteri francese dichiara: “fin dal primo momento abbiamo fatto e ancora facciamo di tutto, con la stessa determinazione per Christian Chesnot e Georges Malbrunot. Ma, le circostanze e le ragioni di questo rapimento non sono le stesse … che per i giornalisti francesi …depuis la première minute, nous faisons tout ce que nous pouvons, comme nous l’avions fait et avec la même détermination que pour Christian Chesnot et Georges Malbrunot“. Cependant, a-t-il ajouté, “les circonstances et les raisons de ces disparitions ne sont pas les mêmes” que pour les deux précédents journalistes français.” … De Paris à Rome s’organisent des manifestations de solidarité avec les journalistes disparues en Irak.

LE MONDE | 09.02.05

Les noms de Florence Aubenas, de “Libération”, et de Giuliana Sgrena, d’”Il Manifesto”, sont désormais associés dans plusieurs initiatives
Rome de notre correspondant.

“Libérez-la, c’est une femme de paix.” Tel est le message vidéo que les collègues de Giuliana Sgrena, l’envoyée spéciale du quotidien de gauche Il Manifesto, enlevée le 4 février à Bagdad, ont fait parvenir, mardi 8 février, à la chaîne de télévision panarabe Al-Jazira.

Ce film de deux minutes montre la journaliste pendant ses reportages en Irak, mais aussi en Afghanistan et en Algérie, tandis qu’une voix off lit des extraits de ses prises de position contre “la plus absurde des guerres”. Sur l’immeuble du journal, au c?ur de Rome, flotte un immense portrait de Giuliana, avec cette seule mention : “Libérez la paix”.

Son visage est devenu très familier aux Italiens. On le voit à la “une” des journaux comme sur les affichettes brandies par des manifestants silencieux descendus, lundi et mardi soir, dans de nombreuses villes de la Péninsule, pour réclamer sa libération. Sa photo, placardée sur la façade de la mairie de Rome, est désormais flanquée du portrait de Florence Aubenas, la journaliste de Libération disparue avec son guide, Hussein Hanoun Al-Saadia, depuis le 5 janvier.

Da Parigi a Roma, la mobilitazione è la stessa

De Paris à Rome, la mobilisation est la même. Elle associe désormais les destins des deux femmes. Le portrait de l’Italienne sera accroché, vendredi 11 février, à côté de celui de la Française et de son guide irakien, place de la République, à Paris. Un grand concert, gratuit, de solidarité dédié aux trois disparus de Bagdad se tiendra, lundi 14 février à 20 h 30 à l’Olympia, boulevard des Capucines.

Rompant le silence qui règne sur le sort de Florence Aubenas, le ministre français des affaires étrangères, Michel Barnier, a répété, mardi soir sur France 3, que, “depuis la première minute, nous faisons tout ce que nous pouvons, comme nous l’avions fait et avec la même détermination que pour Christian Chesnot et Georges Malbrunot”. Cependant, a-t-il ajouté, “les circonstances et les raisons de ces disparitions ne sont pas les mêmes” que pour les deux précédents journalistes français. Et de conclure : “La discrétion est une condition de leur sécurité.”
————————————-

Documenti

Lettre à une amie irakienne (disparue) – Aubenas Florence, Bensedrine Sihem

(lettera ad una amica dispersa, in Irak, di Florence)

Deux mois après la fin de la guerre anglo-américaine en Irak, la Tunisienne Sihem Bensedrine est revenue à Bagdad, pour retrouver Nacéra, une amie ingénieur dont elle avait fait la connaissance douze ans plus tôt. Une femme courageuse, qui lui avait fait découvrir alors la férocité de la dictature de Saddam Hussein. Mais dans l’Irak ” libéré “, Sihem n’a pas retrouvé Nacéra. Bouleversée par ce qu’elle a vu, elle a décidé de lui écrire. Elle dit ici le choc qu’elle a éprouvé en découvrant une société détruite en profondeur par vingt-quatre années de terreur quotidienne. Il n’y a plus de femmes dans les rues, des bandes d’enfants abandonnés errent en quête de quelques dollars pour acheter des produits à sniffer. Les rues sont livrées aux immondices, Bagdad au chaos. ” Ce n’est pas notre job “, expliquent les nouveaux maîtres du pays. La confrontation avec Bagdad est douloureuse, car c’est aussi avec elle-même que Sihem Bensedrine a rendez-vous dans sa quête de Nacéra. Découvrant les fosses communes et les salles de torture suréquipées, elle mesure le sens de cette débâcle pour les sociétés arabes qui ont si longtemps fermé les yeux, au nom du projet mythique de Saddam de ” renaissance pour le monde arabe “. Cette Bagdad dévastée ne représente-t-elle pas le futur de ces sociétés, qui, de la Tunisie à la Syrie, sont elles aussi soumises au décervelage de dictatures au long cours ? C’est sa propre identité que Sihem a désormais à reconstruire.

Résister, c’est créer – Benasayag Miguel, Aubenas Florence

Depuis quelques années, dans les sociétés du Nord comme dans celles du Sud, une contre-offensive souterraine est en marche. Une contre-offensive qui est loin de se limiter à ses expressions les plus visibles, celles des mouvements ” antimondialisation “. Dans cet essai, le philosophe Miguel Benasayag et la journaliste Florence Aubenas en proposent une analyse originale, nourrie de nombreux exemples. Ils montrent que les formes de cette ” nouvelle radicalité ” sont multiples et très diverses : certaines sont éphémères, d’autres s’inscrivent dans le long terme ; certaines revendiquent une ” subjectivité contestataire “, d’autres se veulent simplement pragmatiques. Mais tous ceux qui les portent partagent, sans nécessairement en être conscients, des traits communs. Ils s’inscrivent en rupture par rapport à l’individualisme triomphant des dernières décennies et le néolibéralisme n’est plus pour eux un ” horizon indépassable “. Et ils rompent également avec les formes anciennes de la contestation : ils n’agissent plus en fonction de modèles de société prédéfinis ou de directives d’un parti à la conquête du pouvoir. C’est un nouveau ” désir de lien ” que recherchent aujourd’hui des millions de personnes à travers le monde. Des universités populaires en France et en Argentine aux expériences de psychiatrie alternative, des mouvements de paysans sans terre latino-américains aux mobilisations européennes pour les sans papiers, les auteurs montrent comment ce désir de lien a commencé à saper le projet majeur du capitalisme, celui d’un monde unique et centralisé. Et comment cette multiplicité joyeuse ouvre la voie d’une lecture alternative de l’économie.
———————————-

Giuliana Sgrena non è sposata e non ha figli, prima delle vicende irakene si era a lungo interessata dell’Afghanistan dove era stata più volte inviata, ma anche della situazione politica e sociale dei Paesi del Maghreb con particolare riferimento alla situazione femminile delle donne algerine.

La giornalista vanta un passato politico come militante del Pdup, esperienza che ha condiviso con alcuni fondatori del ‘Manifesto’.

Libri di Giuliana:

La schiavitù del velo: voci di donne contro l?integralismo islamico. A cura di Giuliana Sgrena. Roma: Manifestolibri, 1995.

Voci di donne maghrebine: “La schiavitù del velo”, a cura di Giuliana Sgrena. (Presentazione)

Un filo sottile, ma resistente, le separa dal mondo. Rappresentazioni stereotipate di corpi che impongono un’unica immagine di donna – sottomessa al potere maschile. Ma dietro gli higiab pullulano migliaia di storie, che a volte riescono a superare le barriere dell’integralismo. A loro, a queste donne costrette al silenzio, è dedicato “La schiavitù del velo” (ed. manifestolibri), a cura di Giuliana Sgrena. Voci maghrebine, soprattutto di algerine, si sollevano per denunciare il patto fondamentalista che, cancellando ogni traccia di democrazia, ricaccia le donne dentro le mura domestiche, le riduce alla dimensione biologica. Le ammazza in quanto peccatrici, colpevoli di una colpa originaria che solo la morte può cancellare. Sono loro quindi le prime a ribellarsi, a parlare in nome della libertà e dell’uguaglianza.

Come Pechino ha insegnato esistono valori e diritti universali che non possono essere stemperati con la scusa delle differenze culturali. Ma, nell’Occidente civilizzato, non sono pochi – spiega Djedjiga Imache nella prefazione – a scambiare la furia fondamentalista con una reazione alla cultura coloniale che così a lungo ha oppresso il mondo arabo. Si giustificano in tal modo le pratiche più misogine, come il velo o l’infibulazione, perché espressione della tradizione e della religione dei popoli musulmani. Non di emancipazione si tratta – obietta Imache – ma di fascismo, di un progetto politico teso a creare una repubblica islamica, dove viga la sharia, la legge coranica. Lo sanno bene le algerine che fin dall’84 subiscono le regole antiegualitarie del Codice di famiglia e come loro le egiziane, di cui parla Farida an Nakkash, e le marocchine, raccontate da Liana Khalil.

Eppure, ammettono dolorosamente le autrici di “La schiavitù del velo”, sono tante le donne che accettano, apparentemente di buon grado, di indossare il higiab e di sottostare alle regole degli integralisti. Come è possibile una tale abdicazione a se stesse? Per Chérifa Bouatta le giovani aderiscono all’islamismo perché offre loro un’alternativa alla legge paterna, permettendo di ricevere un riconoscimento sociale. Ma così agendo, scive Bouatta, l’adolescente riproduce il patriarcato a cui vorrebbe sottrarsi e vive un desiderio negato o contrastato in quanto conduce all’isolamento e alla chiusura. Secondo Farida an Nakkash l’adesione delle donne all’islamismo è una reazione. “Succede spesso – spiega la scrittrice – che la vittima, priva di alternative e di risorse, accetti l’immagine di sé che le propongono i suoi aguzzini, e consideri il posto che le viene assegnato quasi fosse di sua scelta”. Ma – sottolinea Nakkash – influenzando la coscienza che la donna ha di sé, la cultura dei Fratelli musulmani e del Gihad ne ha limitato fortemente le potenzialità e le energie.

Per fortuna, ci ricordano le testimonianze di La schiavitù, non tutte si sono piegate, hanno ceduto, sia pure per difendersi. Sono molte, molti, coloro che ogni giorno, per il fatto stesso di non abbandonare il loro paese, combattano una strenua battaglia per la democrazia. Come Wassini Laredj, unico scrittore ospitato in un libro tutto femminile, che parla della sua resistenza quotidiana, delle strategie che ha appreso per vivere ad Algeri, non rinunciando alle sue passioni e al suo sogno di uno stato libero. Come Naila Imaksen, che nel “Diario di Sara” esprime le angoscie di una donna che vince la morte e il terrore con l’esercizio della scrittura e della memoria. Mentre la stampa pro-integralista istiga alla violenza e al disprezzo delle genere femminile, molti giornalisti e molte giornaliste non smettono di credere in un’informazione libera, in un paese restituito alla popolazione civile e ai valori laici. E, leggendo “La schiavitù del velo”, ci sentiamo partecipi dello stesso progetto di civiltà.
———————————–

GIULIANA SGRENA

Gli algerini e altri musulmani sono emigrati in Francia da decenni, molte delle ragazze che rivendicano oggi il diritto di portare il velo sono nate in Francia, a volte anche le loro madri. La questione del velo è scoppiata, per la prima volta, una quindicina di anni fa. Perché? Una coincidenza suggerisce una risposta: la rivendicazione del velo è apparsa in Francia, e non solo, dopo l’apparizione e l’affermazione dell’islamismo radicale. La questione quindi più che religioso-culturale è politica. Qualcuno parla di tradizione – ma anche le nostre nonne portavano il fazzoletto e noi no – qualcun altro la nobilita chiamando la questione identitaria e a farlo sono soprattutto i maschi, che dettano legge a proposito. Ma perché i maschi devono costruire la loro identità sul corpo delle donne? Non c’è infatti dubbio che il velo simbolicamente rappresenta il controllo del maschio sulla sessualità della donna: il fazzoletto – l’hijab, il niqab, il burqa, a seconda delle versioni – viene imposto alla donna in età fertile – dopo la prima mestruazione – ed è esentata dal portarlo solo quando si trova in presenza di maschi con i quali un eventuale rapporto sessuale sarebbe incestuoso.

Non solo. L’identità del maschio si basa sull’onore e sulla virilità: l’onore dell’uomo (non solo il marito, ma anche il padre o il fratello) si costruisce sul pudore della donna, per questo il suo corpo deve essere nascosto, invisibile – si dice ipocritamente «protetto».Qualcuno obietta: ma se invece è la donna, autonomamente, a scegliere di portare il velo? Avevo rivolto la stessa domanda a un’amica algerina, che non ha avuto dubbi: «Come si può parlare di libertà di scelta quando una donna è considerata un essere inferiore?»

Giuliana Sgrena, Kahina contro i califfi. Roma: Datanews, 1997
—————————————–

Riferimenti: Il rapimento di Giuliana non è casuale

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , , ,

San Valentino e santa Valentina, il cuore e la cipolla!

14 Febbraio 2005 2 commenti

San Valentino, il giorno del Cuore, com’è fissato, nella sfera dell’Immaginario, il cuore, l’organo del desiderio.

Che farà il mondo, che farà l’Altro del mio cuore, del mio desiderio? L’inquietitudine di tutti i moti, i problemi, nostri, del cuore.

Ogni volta che questo cuore ci viene restituito,- viene restituito a santa Valentina – a noi donne, il cuore è ciò che ci resta, il cuore che pesa, greve.

San Valentino, il volume degli Amori, presenti, passati, perfetti, imperfetti, futuri, transitivi, intransitivi, riflessivi, attivi e passivi!

Anch’io, il mio san Valentino, nel giorno degli Amori, anche defunti!

A me la cipolla!

La cipolla, ‘allium cepa’: il risolvente della malattia dell’Amore.

Mangiata in abbandanza, cruda, favorisce la diuresi, gli edemi, la ritenzione dei liquidi , ‘maschili’.

Il cataplasma di cipolle pestate, per l’emicrania dell’amore, quasi sempre risolvente la crisi, evitando l’ingestione dell’En, la calma obbligatoria.

Azione risolvente per le scottature, per la puntura degli insetti amorosi, sulle ferite e sulle piaghe.

La poltiglia di cipolla, sul gelone della ‘frigidità‘.

Come infuso, per i vermi intestinali, evacuare.

Valentine

Non una rosa rossa
non un cuore di raso.

Io ti do una cipolla,
una luna, avvolta in carta bruna.

La debita eleganza,
all’abito smesso dell’amore.

Sì.
Ti farà piangere,
come un innamorato.
Lo specchio della mia immagine,
foto che vacilla dal dolore.

L’amore finito.

Non l’augurio di carta,
non l’atomo di un bacio.

Io ti do una cipolla.
Il bacio stampato sulle labbra,
il sapore del suo odore,
senza tregua.

Prendila.
La sua bionda polpa, una fede nuziale,
se ti piace.

Letale,
l’odore impregnato alle tue dita,
mortale,
il tuo coltello che l’affila.(1)
———————————————————–

1)traduzione ‘personalissima’, di Valentine, di Carol Ann Duffy. E’ femminista, mi vuole bene, mi lascia fare….

————————————————————————-
Perchè è il giorno dell’Amore, per rispetto alla Tradizione, riporto questo ‘scoop’.
Sarà vero?

Portland (Stati Uniti)
USA: SVENTATO PATTO PER SUICIDIO DI MASSA VIA WEB IL 14 febbraio, san Valentino.

Le autorita’ dell’Oregon sono riuscite a sventare in extremis il complotto ordito da un disoccupato per convincere un gran numero di persone a stringere via Internet un patto per un suicidio di massa, che si sarebbe dovuto realizzare lunedi’ prossimo, nel giorno di San Valentino.
Lo ha riferito lo sceriffo della contea di Klamath ove l’uomo, Gerland Krien di 26 anni, risiede; questi e’ stato rintracciato grazie a una segnalazione pervenuta agli inquirenti dello Stato Usa dal Canada: una donna aveva appreso da una conoscente che costei meditava di aderire alla funesta proposta di Krien, uccidendo i suoi due figlioletti e poi togliendosi la vita proprio alla data stabilita, il 14 febbraio. Per realizzare il diabolico piano, il giovane aveva allestito una ‘chat room’ apposita, presentata a chi vi entrava come ‘dedicata a persone interessate al suicidio’. Il computer di Krien e’ stato confiscato, ha precisato lo sceriffo Chris Montanaro, e si sta adesso cercando di risalire a tutti coloro che avevano preso parte alla ‘chat’, nell’intento di scongiurarne comunque l’eventuale realizzazione dei loro istinti auto-lesionistici.

(da Rebubblica, 13 febbraio 2005)

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Va’ al diavolo, cazzuto papa musulmano, tu , la tua sharja e il Corano!

12 Febbraio 2005 4 commenti

L’ ayatollah Ali al-Sistani,con i vertici religiosi sciiti, ha chiesto oggi che il Corano e dunque la “sharja”, la legge islamica su di esso fondata, divengano l’unica fonte normativa in Irak.
Rifugiatevi nella sharja-donne, tutte quante- sarete rispettate e protette! La sharja è la vostra bandiera, il vero ‘femminismo’, la vostra ‘Internazionale’, il velo la vostra dignità!
La ‘sharja’ tutela la donna e non la manda sul marciapiede, a prostituirsi, fin da bambina, come avviene in Occidente!
Punisce la pornografia, protegge i vostri corpi!

Ma va’ al diavolo cazzuto papa musulmano, tu, la tua sharja e il Corano!

Non c’è bisogno, che vada sulla strada, la donna musulmana.
E’ già sulla strada, come noi!
Senza lavoro, senza nessuna autonomia, senza dignità!

Dipendente in tutto dal marito, dalla famiglia del marito, e dalla sua famiglia!
Costretta allo straccio nero sulla testa, ad abitare il velo, a colpi di fucile! Che se sgarra, viene pure messa in galera, se non lapidata.
E non le venga in mente di innamorarsi, sotto il velo,-adultera- che dovrebbe incollarselo il velo sulla faccia, per coprire lo sfregio del vetriolo!

Che bisogno ha del bordello
, se si prostituisce in famiglia? E gratis. Cinque dita della mano, cinque donne per un uomo. Cambia la forma, mi pare, mica il contenuto.

La famiglia coranica, il matrimonio di gruppo, la comunanza delle donne, le più vecchie come badanti – gratis naturalmente – le più giovani come piacere e come ‘ventre’ da arare, così si espresse anche la buonanima, il capo di Al Fatah, Arafat.

E quale cliente troverebbe sulla strada, nel bordello, la donna musulmana, con la burka sulla testa?
I clienti- per pagare- vogliono vedere la merce nei particolari, che si comprano, il velo mortuario, il velo nero del funerale?

Come andrebbe sulla strada, nel bordello, la donna musulmana?
Con il quinto figlio, alla poppa! E chi la vuole?

Diciamo che non ha mercato, – per ora- la donna musulmana, nel bordello, per chiarezza.

La pornografia, ci mette pure, il papa musulmano.

Ma in Occidente è un mestiere per noi donne, chi non trova altro… bisogna pure passare la selezione , i glutei di roccia, il corpo un campo di battaglia, per il maschile occidentale impotente in amore!

Salciccia violacea, grossa, fra le gambe, lungo, enorme, orribile…la nerchia nerboruta che non sbaglia un colpo… che bisogno ha il maschio musulmano, cosi ‘virile’, dei giornaletti porno? (1)

Diciamo che non ha mercato,- per ora- il porno, nel mondo virile musulmano, per chiarezza.

Ci teniamo, noi donne, – per ora – il nostro ‘asparago’ floscio e la nostra merda …e voi tenetevi la vostra.

Lasciateci, però, il Corano, come carta igienica!

——————————–
1) Povere noi, che scelta! Tra il l’asparago floscio e la nerchia nerboruta!
Che schifo questa continua esaltazione della virilità, che linguaggio usare se non il nostro, il linguaggio selvaggio, il linguaggio della ribellione?

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

La politica del sesso, l’Alternativa, di Rifondazione , offerta alle donne!

8 Febbraio 2005 9 commenti

La nostra esclusione dalla politica, dal potere, la politica del sesso – per parlare chiaro - trova anche nelle icone la sua espressione. Una società che ha come bandiera l’uguaglianza, non può che spacciarla anche nelle immagini, come disinteresse della donna alla politica, apoliticità.

Novella offerta di Rifondazione Comunista, – su internet -, la sinistra della sinistra, ma il più ‘sinistro’ dei partiti per noi donne, se ci si ripropone il testamento funerario della politica del sesso anni ’70, la-compagna-del-compagno-Tizio-Caio-Sempronio, dipende dalla chiamata.

Il prato di periferia, l’emancipazione dalla camera da letto, il luogo tradizionale dell’amore borghese. Il prato, pur sempre un letto, anche se proletario. L’immagine oleografica di due giovani comunisti di Rifondazione Comunista.

Lui, villoso ombelico, jeans sbottonati, nessun dubbio sulla sua identità sessuale, virile. Tutto virile, i neri capelli della passione, in politica e in amore! Un ennesimo ‘gadget’, un altro carboncino dell’Ernesto, rosso il fazzoletto, impegnata la lettura senza distrazione, il ‘Che fare’ di Lenin, nella pausa guerrigliera, la donna di turno vicino, guarda altrove…

Il testo interrogato, per il VI congresso del partito, per le cento correnti, le ufficiali e le clandestine.

Lei, la presenza del corpo, la cecità della luce, lontana dal compagno politicamente-impegnato-a-sinistra. Gli occhi altrove, l’anima altrove… I segni di una identità passata, più la croce, che il cerchio spezzato, nello zaino alle sue spalle.

Il cordoncino al polso, e la mela alle labbra, il morso, il gesto di Eva, il frutto del bene e del male, a domani, il buon sesso, per la politica del sesso c’è sempre tempo, nella società dell’Avvenire! Oggi, le grandi declamazioni, dalle tribune del VI congresso del Partito.

Se ne frega lei, del ‘Che fare’, del compagno-impegnato… se ne frega lui, di lei… sono compagni, basta e avanza.

L’icona la taccia di passività, di disinteresse politico. Guarda altrove non si aggrappa al Manuale. Guarda altrove, ai nobili destini che l’attendono, di moglie di madre!

Guarda altrove anche perchè vorrebbe fare politica, a modo suo, di donna, sopravvissuta – forse – al dominio dell’ultimo Papa della sua vita. Vorrebbe fare spazzatura della politica sessista della sinistra, una persecuzione centenaria!

Guarda altrove, al suo nuovo lavoro di operatrice ecologica, di netturbina di questo laidume che si arroga sempre il diritto di parlare in suo nome, l’uomo-compagno, che “sa”, a memoria la poesia da recitare, la poesia dell’oppressione femminile.

In Rifondazione le resta da condividire, ancora con lui, il prato, l’alcova ritrovata dell’amore proletario.

A scuola mi hanno insegnato a leggere le icone, se sbaglio è perchè a scuola non si impara nulla, mai.

Se sbaglio, sarà perchè non conosco i cinque nuovi comandamenti dell’Alternativa, non so scegliere nell’abbondanza di tante alternative alla nostra oppressione.

Anche la giovane compagna – forse – non sa scegliere, non avrà trovato buoni motivi per darsi a Bertinotti, Grassi, Ferrando, Malabarba, Bellotti, Giardiello, con quel suo insistere, a rosicchiare la mela… il peccato originale, l’essere donna, l’eterna costola di Adamo che non trova, mai, un posto per se stessa.

Si vorrebbe, qualche volta, accedere al ‘sapere’ politico. Ma la difficoltà del linguaggio, dell’interpretazione, per noi analfabete, ristrette alla conta delle ‘De claris mulieribus’ (1), che pena!

Le parlamentari, le deputate, le donne della politica ufficiale. Sfogliamo il loro catalogo e non capiamo, parliamo lingue diverse. Per noi donne proletarie, la scienza infusa, la scienza priva di istruzione la conoscenza istintiva, dei segreti e dei disegni di Dio, la dove sta’ scritta, la Provvidenza.

L’ignoranza proletaria, con il fascino della profezia – la Sibilla, incarnata in noi!

Il ‘sapere’ politico non è per tutte, non è utile a tutte le donne.
A scuola, me lo hanno insegnato. Lo insegnano anche oggi, alle bambine, la riforma Moratti su misura, l’economia domestica.

Perchè è in rapporto con il potere.

Incoraggerebbe l’orgoglio di una intelligenza superiore, con le sue conseguenze incompatibili, la vocazione femminile, le ‘mariage’, le ‘menage’.

La donna istruita si rivolterebbe, a colpi d’ombrello, anche contro l’Alternativa, contro il “marito-compagno”, il suo disprezzo, una nuova insubordinazione.

Meglio la “dotta ignoranza”. Meglio ancora la cultura politica che non ha bisogno di tanti approfondimenti, la Santa Parola, che rivela alle donne semplici il Mistero, la filosofia di Cristo, avere fede, sempre, nel sole dell’Avvenire, in qualche nuovo partito sensibilizzato che si prenda a cuore le nostre lacrime, in nome, almeno, della compassione.

Torniamo ai cinque nuovi comandamenti, all’Alternativa, di R.C. dopo una notte insonne, di attenta applicazione, di studio di 40 pagine di documenti.

L’alternativa di società, la mozione di Bertinotti.

Il vecchio ‘guru’, contestato e incompreso, che pure ha dato un nuovo credo agli esuli dei vecchi partiti stalinisti e anti-stalinisti. La riconoscenza non fa parte della politica.

“Far vivere e costruire un soggetto collettivo che valorizzi la pratica delle donne, la differenza di genere”.

Non più l’uguaglianza con gli uomini, il rapporto di oppressione maschio-femmina, dunque, ma la polarità sessuale. Una declamazione di principio, d’obbligo, un omaggio alle vecchie militanti, le dovote dai tempi di Torino, l’occupazione della Fiat.

Mi sembra di capire, che come “moglie” anche la signora Bertinotti vedrà crescere i suoi incarichi, come ‘soggetto collettivo’, man mano che aumenterà – se aumenterà – la leaderschip del suo Fausto. Non si accontenterà più di visitare le detenute di Rebibbia, esigerà una personalità politica propria. (2)

Come la Nilde di “Palmi” Togliatti, dovrà aspettare, anche lei, la morte del marito. E’ la regola.

Poverina – la Nilde, – non poteva dire una parola, fare un discorso, che subito i maligni l’attribuivano a lui, al marito. La giusta punizione per essersi fregata il marito di un’altra compagna. L’operaia bruttina, dei tempi difficili, Rita Montagnana, dell’esilio a Parigi, così poco adatta a fare la parlamentare dell’Italia liberata! L’operaia senza cultura e con Aldolino, il figlio malaticcio, la sua colpa genetica. Un ripudio con tutte le regole, l’ospizio dei poveri, a morire, in solitudine, dimenticata da tutti.

La Nilde, ha dovuto anche lei fare i conti con l’oppressione, l’illustre Togliatti, rapito a Rita. Nemmeno il bambino, tanto desiderato, si è potuta tenere, costretta ad abortire clandestinamente in Svizzera, per ‘ragioni politiche’, per salvaguardare la moralità del capo del PCI, il modello, l’icona delle nuove generazioni!

Claudio Grassi, essere comunisti, la grande innovazione.

Per essere comuniste, noi donne, ci tocca fare di tutto. La difesa del lavoro, – quale, il domestico? – la critica della ‘fine del lavoro’, – quale,il precario? -, il controllo dal basso sui piani d’impresa (la famiglia, “l’impresa” di noi donne?), combattere l’Impero romano trasferitosi negli Usa, la resistenza antimperialista a fianco dei popoli e dei paesi antimperialisti, ma capitalisti.

Vada per i Palestinesi, senza patria e senza casa, ma pure il Brasile di Lula, eh, no, con la tratta degli organi, la tratta delle minorenni, il mercatino che tanto piace ai maschi italiani, lo sfruttamento sessuale per quattro monete!

Pure Cuba gli viene in mente, a Grassi, come modello, per noi donne, con le sue pasionarie sedicenni, che danno la caccia ai nostri mariti, il terrorismo del matrimonio, l’ultima speme!

Progetto Comunista, la mozione di Marco Ferrando.

L’eterno entrista, il chirurgo obiettore di coscienza, che si oppone al trapianto del partito in coma… Il ‘cuore’ dell’opposizione.

Non poteva mancare il richiamo agli Autori, l’indice di Verità del Medioevo, l’Auctoritas.

Marx e l’esponente del binomio inferiore, Engels, Rosa Luxemburg, Lenin, Gramsci, tutti insieme.
Un tempio bizantino, senza dubbio. Ma la coppia bizantina Giustiniano -Isidora, nell’icona, è sempre unita negli affreschi. Rispettare l’arte.

Se si parla di Karl, si parli anche di Jenny, la moglie. Non ha fatto niente di importante, dirà Ferrando. Forse. Ha fatto la moglie, i figli, ha amato appassionatamente il marito, ha sopportato una vita di miseria. L’amore sublimato, il massimo per un uomo. Non meritava il triste triangolo moglie-marito-amante, la cameriera proletaria, nel letto coniugale. Il figlio dis-conosciuto, la paternità attribuita al povero Engels. Per rispetto a lei, alla sua salute compromessa dalla ferita al cuore, infertale dal focoso marito.
Marx, quest’anima tutta impregnata dalla Rivoluzione, quale proloteria non lo ama? Ma il comunismo al femminile, ama di più Jenny.

Rosa Luxemburg, che c’entra con la teoria di Ferrando dell’opposizione continua? L’opposizione permanente nel partito fino alla presa del potere?
Ma non è una fesseria di Rosa, gliel’ha suggerita Leo Jogiches, il grande, appassionato amore di Rosa, mai ricambiato. Lui, giovane e bello, ricco transfuga, dell’amore non sapeva nulla. Nella sua ricca famiglia era sconosciuto. Alla ricerca della vita proletaria, si appiccicò a Rosa, non bella, piccola, un po’ zoppina… Una continua presenza spirituale, un ‘guru’, però bello. Le diceva cosa doveva fare, non fare, dire, non-dire… Non la voleva autonoma, la sgridava sempre, la correggeva… una furibonda gelosia per la potenza intellettuale di Rosa! (3)

Non poteva mancare l’austero Lenin, senza Nadja Krupskaja, fuori luogo, questo cono d’ombra della sua vita, educata alla disciplina rivoluzionaria. Disciplina che comprende anche l’accettazione della bella parigina, l’allegra, Inessa Armand, l’amore non represso di Lenin, ma taciuto, per riconoscenza alla devozione, alla vita che Nadja gli aveva dedicato. Lenin, forse la più grande personalità rivoluzionaria, che conosceva molto bene tutti i termini della ‘questione femminile’, non scampò ad una pratica maschilista ‘soft’. Ma Nadja era educata all’amore della sofferenza, al silenzio.

Un riferimento italiano, è d’obbligo, per Ferrando. Gramsci e il suo insegnamento.

Le Vergini di Borgo San Paolo, il gruppo torinese, fondatore del Pci, che si impegna alla verginità prima del matrimonio. Perchè sono intellettuali un po’ borghesi, e a contatto con le giovani operaie del partito, desiderose di piacere sessuale, non reggono a lungo ai loro amori precoci, passionali, travolgenti. L’amore passionale, impedimento all’attività dell’intelletto, all’attività di partito, l’impotenza in amore, teorizzata.

La concezione della famiglia, dei dirigenti di Ordine Nuovo, un mondo morale, nel quale la donna è una creatura umana, ha una coscienza di sè e una dignità.

La famiglia centro di elementare solidarietà umana, donne soccorritrici, consolatrici, spose e madri, non donne di passione, nè in politica nè in amore.

Sta’ di fatto che i padri del Pci hanno contribuito a costruire la morale sessuale bigotta della ‘sinistra italiana’, per non urtare tanto la chiesa, si capisce. Il sesso tabù, i suoi complicatissimi itinerari psicologici. Le ribelli al ruolo, facilmente soppiante da compagne più fresche, giovani, acculturate, adatte alla vita parlamentare, come Nilde Jotti, o semplicemente più tranquille, come Bruna Conti, una donna mite, la nuova ‘compagna’ di Luigi Longo, che aveva scalzato Teresa Noce.
In un baleno, Teresa, l’operaia tessile fondatrice del partito, fu espulsa, a 53 anni, si trovò in mezzo alla strada. E divorziata senza saperlo. Il suo ‘Luigino’, a San Marino, aveva falsificato la sua firma per l’annullamento del matrimonio.(4)

Almeno Bordiga, con la sua intransigenza, piuttosto che dire fesserie, si astenne. E fece bene. Sempre astensionista. In un breve scritto rimandò la soluzione dell’oppressione al dopo-rivoluzione.

Gigi Malabarba, un’altra Rifondazione è possibile.
Se il partito si dà al femminismo, a costruire una società femminista.

Fuga in massa delle donne, è sincero Gigi, fuga dalle strutture, decine di migliaia di tessere non rinnovate negli ultimi anni.

Alle donne, -lo sanno tutti- le tessere gliele fanno firmare i mariti, in cucina, mentre fanno il caffè. Una vera defezione femminile, tessere fantasma senza contenuto politico.
Alla declamazione di Fausto, l’invocazione di Gigi: ascoltare le voci diverse di un’altra storia, comprendere- almeno – il femminismo.
Un accorato appello alle infermiere femministe disoccupate, un ritorno delle volontarie, al capezzale del moribondo partito con qualche flebo. Qualcuna, senz’altro, arriverà.

Bellotti e Giardiello, ‘Rompere con Prodi, preparare l’alternativa operaia’.

Per la rigenerazione democratica. Ancora??? Lo strumento, il partito di massa, il radicamento operaio. La caccia a Berlusconi, guidata dalle donne inferocite,con in testa le 17.000 insegnanti terrorizzate dalla Moratti. In nome della scuola, del carovita, del caro-casa, dei nidi, degli asili, degli ospizi, dei servizi sociali, del futuro dei figli, chè le donne, per se stesse, non hanno nulla da chiedere, da desiderare, mai.

La via del rinnovamento complessivo, una riesumazione del Pci nell’anno del Signore 2005!

La giovane comunista, la sua mela rosicchiata…

Chissà perchè penso al ‘Filottete’ di Sofocle, guardandola. Scompare l’Eva biblica, mi sovviene la tragedia greca.

L’eroe greco da dieci anni abbandonato sull’isola di Lemno. Un cancro gli azzannava il piede, gli spurgava sempre. Non potevano concentrarsi sui riti, gli eroi. Con urlo bestiale, profanante paralizzava il campo.

L’esclusione, nell’isola deserta.

Sulla scogliera, a latrare, un buco di roccia, la casa, due stracci per la piaga. La flotta guerriera gli ha voltato le spalle, sparendo. Solo l’arco gli rimane, per il cibo, e la piaga- tremenda- compagna.

Ma Troia non cade senza l’infelice eroe, senza l’escluso.

Bisogna riportarselo a casa, con il suo piede, la sua cancrena puzzolente, le urla bestiali e con tutti gli onori dovuti! Destino, volere del Dio!
Come il femminismo, scaricato dalla flotta guerriera di ‘sinistra’, rudere smangiato da malattia bestiale.

Ma il capitalismo non cade, senza l’escluso.

Destino, volere del Dio.

Pas des Femmes, pas de Revolution!
———————————————————

Nota: Lo scandaglio – modesto – nel privato di grandi personalità rivoluzionarie, non toglie nulla al loro onore rivoluzionario. Volutamente, ho accostato rivoluzionari e contro-rivoluzionari.

Nei due opposti, una medesima pratica. Il rapporto uomo-donna che non gira.
Il mio punto di vista è femminista, il comunismo al femminile.
Che non tollera più la Religione, in tutte le sue varianti, in qualunque forma ci è propinata,con le sue icone, i suoi autori, i personaggi sacri.

Dall’infanzia veniamo educate alla religione dell’amore. L’amore è il fine primario del nostro destino di donne. L’amore per la famiglia, per la Chiesa, per il Papa, per la Pace, per il Marito, per il Compagno. L’amore sacrificio, devozione, sublimazione.

Non ci si concepisce senza una religione. Al ‘divorzio’ amoroso, si accompagna anche il rimprovero, la non-comprensione del libero amore. Morto un Papa, se ne fa un altro! Perchè senza Papa, senza guida, devozione, sacrificio, una donna non deve stare. Bisogna che la chiesa maschile stia in piedi, appunto.
———————————————————————–

1) De claris mulieribus, le donne illustri, di Giovanni Boccaccio, metà del’300, un catalogo di donne illustri, dall’Antichità. Forse il primo testo che affronta il problema dell’inferiorità intellettuale delle donne.

2) Vedi il post: ‘anche le donne oneste vanno in galera’, la visita della “moglie” di Bertinotti, solo in questa veste, alle carcerate di Rebibbia, 29 gennaio 2004

3) Rosa Luxemburg: Lettere a Leo Jogiches – Feltrinelli

4) Teresa Noce: Rivoluzionaria di professione – La Pietra, editore
———————————–

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , ,