Archivio

Archivio Gennaio 2005

Abortire la nostra dignità di donne, l’aborto sacro , che fa comodo a tutti!

26 Gennaio 2005 4 commenti

Accanto all’aborto-profano, omicida, assassino, c’è l’aborto-sacro, la richiesta quotidiana di espellere dal nostro corpo il feto femminista, la crisi dell’ isterica, il suo delirio. (1)

Rifiutare di essere quello che siamo, le spose devote, le balie delle culle vuote, le badanti bianche di tutta la famiglia, gratis.

Il paradosso di un lavoro per guadagnarci da vivere, noi costrette a lavorare per vivere, per respirare un po’ di autonomia, di voler essere l’altra faccia della Terra.

La memoria, il principio della penetrazione-a-vite, di essere la costola di Adamo, creata per la sua solitudine, il chiodo doloroso di essere eternamente una metà.

La non-memoria di mille anni senza Storia, senza-anima, che ci è stata negata per secoli, l’atteso aggiornamento, ancor oggi, sulla nostra identità, ancora irrisolta tra la bestia, il demonio, la merce.

La pretesa di uscire dallo stato ipotassico, l’ipnosi che permette di fare di noi quello che si vuole, di privarci anche del nostro corpo, in affido al “potere che sa”, eterne analfabete di noi stesse, della vita che sappiamo creare, un mondo nuovo senza sfruttamento, che non si vuole che nasca.

L’aborto-sacro ci chiede di abortire l’embrione femminista, la dignità della donna.

Come per l’aborto-profano, 1500 euro per il rifiuto del delitto, anche per l’aborto-sacro, volontario, c’è un premio.

La sensibilizzazione del maschio moderno, l’impasto femmina-maschio, la muffa democratica, al nostro problema, l’inferiorità sociale.

Il maschio democratico, che non ha bisogno di essere ucciso, perchè la nostra oppressione prosegue nell’uguaglianza, l’uguaglianza offerta ai colonizzati sul piano delle leggi e dei diritti.

L’addestramento della cagnolina, per il maschile misogino, violento, chè si plachi con la leccata della mano.

Abortire o non abortire?

Espellere il feto femminista, per la gioia della cattolicissima Italia, ringraziare per i doni, rimanere quello che siamo, nel posto dove ci hanno messo.

Non-espellere il feto femminista, portare a termine la gravidanza, sì, sìì, sììì, … noi streghe anti-abortiste, sputiamo sui doni, tutte gravide, di femminismo, tutte, dalla neonata alla nonna, en avant!, in difesa della nostra dignità!
—————–

1) Ho scelto, nella piramide medica dell’isteria, questa definizione della vita dell’isterica “la vita delle isteriche non è che una perpetua menzogna, ostentano atteggiamenti di pietà e di devozione, arrivando a farsi passare per sante, mentre in segreto si abbandonano alle azioni più vergognose…” (J.Falret -Studi Clinici- 1890)

L’isteria, uno stato in cui si hanno sintomi di una malattia senza averne le lesioni organiche, è stata patologizzata, come malattia, da Charcot alla fine dell’800. Fu una forma di lotta, di resistenza al potere medico che si stava impossessando del corpo della donna.

Era ritenuta la malattia delle donne. Le povere, in Francia, erano rinchiuse, come folli, stipate nei manicomi, il più noto, la Salpetrière. La donna delle classi agiate, rinchiusa nella sua bella casa e nei suoi vestiti, stretti corsetti e lunghe gonne, non poteva facilmente muoversi, tranne che per la ‘passeggiata’. Vivendo nel ‘vuoto’, sviluppò anche lei, sintomi di malattie senza averle. La patologizzazione delle ‘isteriche’ costituì un ricco mercato di nuove malattie, per tutta la classe medica.

Uso il termine ‘delirio’ come metafora della donna che per esperienza, per scelta o per entrambe le cose, ‘devia’ dal tradizionale binario della vita femminile e si ribella. Le suffragette erano punto accusate di ‘delirio’, il diritto di voto per il quale si battevano!
Riferimenti: Aborto, malattia "organica" di noi donne!

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , , ,

Aborto, malattia "organica" di noi donne!

25 Gennaio 2005 4 commenti

Un delitto, l’urlo muto, il genocidio, il principio contrario alla pace, -vale a dire le donne che abortiscono sono per la guerra – il “club delle assassine”, le streghe con la loro malattia, la patologia dell’aborto.

Le ostinate del raschiamento che non serve all’affare del secolo, le cellule staminali, le embrionali, le sartine che riparano i tessuti, che si possono dividere all’infinito.

La blastocisti, le cellule totipotenti dell’embrione, le fabbriche dei muscoli, del sangue, dei neuroni, di tutto, … tutto ciò che serve a riparare il corpo, la ripugnanza di invecchiare, l’allungamento del tempo della morte, la vecchiaia sempreverde, i miti del tardo-capitalismo. (1)

Mi si accuserà di ignoranza scientifica, di non cultura. La non-cultura dell’analfabeta che non accetta di farsi espropriare il corpo, l’analfabetismo della donna sopraffatto dal potere che sa, il potere medico.

Mi basta, ci basta quel poco che sappiamo per esperienza d’aborto, noi le scampate alla galera, le sopravvissute alle tombe, le mani chiuse sul ferro da calza, non sulla croce.

L’aborto, il criminale che da 25 anni fornisce – gratis – milioni di feti alla domanda istituzionale del corpo medico e del suo coro di studenti. La materia prima per l’eugenetica, le tecniche della PMA, della caccia cellulare.

L’aborto, il criminale che nello scambio ospedale-industria, con il commercio di feti, embrioni, cordoni, placente ha tenuto in piedi il sistema sanitario nazionale.

Ma i vecchi affari non rendono come i nuovi.

I feti sono fuori moda, c’è bisogno di embrioni freschi, di pochi giorni.

A che serve l’aborto, se non rende? Se il guadagno non copre più la spesa? Una passività da eliminare. (2)

Ma le donne chiedono la nave dell’aborto (3), insistono, il lamento del malato, ancora, sempre la loro monomania femminile, la patologia senza vaccino.

L’aborto, la malattia organica della donna!

Vanno mutate le strutture, i vecchi consultori, il luogo del colloquio che era quasi un silenzio.

Confessavamo il ‘fattaccio’ della nostra vita, fisico, morale, sociale, l’intralcio alla gravidanza.

Il medico accennava, con la testa, la sua comprensione del problema.

Ci consentiva di abortire, in cambio di un posto fisso (il suo), garantito, nel consultorio.

Ora, per abortire, l’interrogatorio, il questionario, la scheda segnaletica che fruga negli aborti di famiglia, il focolaio ereditario della donna abortista, il catalogo dei giochi infantili , il sintomo soggettivo della modificazione dell’istinto materno primordiale, la crocifissione della bambola. (4)

Una pre-diagnosi alla ricerca del substrato organico, la malattia dell’aborto, che nessuno più vuole, che nessuno desidera, che tutti aborriscono, le donne stesse, le ‘pentite’, nello strangolamento della colpa, ora puntano l’indice minaccioso sulle ex-sorelle. (5)

La malattia organica che non si riesce a curare. La malattia che sta nel meccanismo del nostro sogno di sempre, nel nostro sistema nervoso, nelle nostre fibre.

Il nostro ‘hashish’, la droga iniettata nella veglia, l’idea fissa, l’esperienza allucinatoria, l’impulso delirante … la liberazione del nostro corpo dal servaggio riproduttivo, la libertà di non dare figli alla Patria, perchè la Patria, a noi donne, non dà niente; la libertà di lasciare vuote, le culle, di lasciarle marcire!

Sì, è questa la nostra malattia organica, la nostra voglia di tossico, la libertà di figliare quando ci piace, dove ci piace, come ci piace, con chi ci piace, liberamente!

La maternità libera, la liberazione dalla schiavitù dell’istinto materno!La maternità, lo scambio naturale con la gioventù, il senso di gioia, piacere, divertimento che i tabù dell’organizzazione patriarcale ci permettono di trasferire, in ogni società di classe, solo nei figli! (6)

L’aborto che ci volete confiscare! La nostra libertà, la dignità femminile che non vogliamo abortire. La nostra malattia organica!
————————————————-

Note:

(1) Il rapporto Donaldson sull’uso degli embrioni e sulla ‘clonazione terapeutica’. Tento un breve riassunto, per noi analfabete della scienza. Il rapporto Donaldson – inglese -, asserisce che la cellula staminale è la madre da cui, per differenziamento, si generano le altre cellule. Questo differenziamento produce una cellula simile a lei, alla madre, la staminale, mentre l’altra, che non si rinnova per sempre, forma gli elementi differenziati di un tessuto. La staminale è la nuova operaia del sistema cellulare, capace di produrre, con stimolazione chimica, tessuti uguali a se stessa. Vengono formulate tre domande.
- a) Perchè ci ammaliamo? Perchè le staminali sono poche e diminuiscono con l’invecchiamento.
- b) Dove trovare queste cellule? Nell’embrione umano, più che nel feto derivato da aborto. Nell’ammasso cellulare, il bastoncino,- la blastocisti, – che origina l’embrione.
- c) Come convincerle a produrre i tessuti da riparare? Si stanno ancora studiando le tecniche, ma c’è fame di embrioni, anche di quelli congelati che la chiesa non vuole mollare.

(2) Gli anti-abortisti, tutti, da Sirchia ai liberisti, fanno due conti.
Per Gerolamo Sirchia, l’omicidio, l’aborto, è l’anticoncezionale delle immigrate. “Perchè non vanno a casa loro, ad abortire, invece di pesare su di noi?” – si chiede e non trova la risposta. Ma sono musulmane, scemo, al loro paese le lapidano! Per Antonio Gentile è un budget, in rosso. Passi il primo, ma il secondo, il terzo, il quarto aborto, il ticket, per piacere!

(3) La «Borndiep» la ‘nave dell’aborto’ olandese. Si tratta di una imbarcazione trasformata in una clinica galleggiante dal gruppo ‘Women on Waves’ (donne sulle onde), fondato dal medico Rebecca Gomperts nel 1999, che ha gia’ scatenato al suo arrivo in Irlanda, nel 2001, e in Polonia lo scorso anno, le proteste nei due paesi cattolici.

(4) Il nuovo-consultorio, la strutture-pilota del Lazio, lo Stato Pontificio di Storace. L’art.3 del nuovo testo prevede che i consultori redigano un modulo per ogni donna che intende abortire in cui «sono indicate le cause dichiarate per la richiesta dell’Ivg, le attività compiute al fine di prevenirla e l’esito dell’intervento consultoriale».

(5)In Usa, Norma Mc Corvey, ex-leader abortista, oggi convertita al cattolicesimo, guida la cordata delle donne “pentite di avere abortito” sotto lo slogan “riavremo indietro i nostri bambini” … “sono tornata in seno alla mia Madre Chiesa”, dichiara.

All’inglese, My Foetus, il mio feto, il titolo del video-terrorismo, con le telecamere che inquadrano una donna sottoposta a raschiamento
e le immagini di feti abortiti a 10 o 21 settimane, quando cioè il volto e gli arti dei “bambini” sono già perfettamente delineati.

La versione catto-italiana, la Madre Coraggio di Pompei, Michela Ingenito che ha partorito, pur privi della calotta cranica, due gemelli. Ha deciso di rifiutare l´aborto terapeutico, «per offrire» ha detto «gli organi dei miei bambini ad altri che ne avessero bisogno».
- Agrigento: il cimitero dei feti e degli embrioni, nel complesso di Piano Gatta. I funerali collettivi sono accompagnati dalle ‘nenie’ di prefiche prezzolate.
- La versione “laica”, se c’è una certa convenienza, si può fare a meno dell’aborto: nella Finanziaria un bonus da 1.500 euro per le donne che accettano di non abortire.

6) Da una riflessione di Carla Lonzi, che ci ha lasciato troppo presto, ma il cui pensiero è sempre, sempre vivo!
—————————————
Riferimenti: L’utero non è più mio

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Per chi ci hai preso , noi donne, caro Prodi? Per la pastorella padana?

21 Gennaio 2005 2 commenti

Una pastorella padana, in quel di Pontedilegno, le è apparsa … la Madonna? ma no, … le è apparso Prodi, il novello Messia, con una missiva sigillata.

Il quarto segreto di Fatima?

Ma no …, l’annuncio del nuovo nome della Grande Alleanza democratica, “Unione per la Democrazia”, il minestrone elettorale che va dall’Ulivo all’Udeur e a Rifondazione, battezzato finora “Gad”, e dai Ds alla Margherita, dallo Sdi ai Repubblicani europei, finora battezzato “Fed”.

“In hoc signo, vinces!”, in questo segno, vincerai! … (1) un terrificante boato divino ha accompagnato l’apparizione, la piccina subito internata in un convento padano di clausura, con il tremendo segreto del programma elettorale di Prodi, non ancora svelato.

Qualcosa, però, già trapela.

L’eterno “ideale” della ‘Terza Roma’, per la terza volta, Roma, nella storia, darà all’Europa una civiltà unitaria.

‘Il primato morale e civile degli Italiani’, la missiome provvidenziale dell’Italia, nel progresso della civiltà morale dell’Europa, ancorata ai principi del cristianesimo che solo la Chiesa può far valere.

La missione imperiale balcano-mediterranea, l’eterno sogno dell’italo-imperialismo.

E … le tre priorità: Giovani, Immigrazione, Mezzogiorno.

E noi donne, noi le …’anta’, la parte più disgraziata, che futuro avremo, in questa Italia del 2006, rinnovata dalla buona novella, dal nuovo Messia?

Avremo un posto? Sembra di sì.

A casa, ad aspettare il ritorno del guerriero, impegnato nella ricostruzione della Patria.

Non ci interessa. Noi, le ‘anta’ e passa’, la carrozza ritrasformata in zucca, le eterne precarie, le separate, le single, le casalinghe, le zitelle che a causa di un uomo o di un figlio hanno abdicato al diritto di essere se stesse.

Noi, le ‘anta’ della salla da ballo, le ridicole Marlène, che assistono al tango delle più giovani con il Cavaliere del lavoro di turno!!

Non mi interessa, non ci interessa, la donna del pos-domani, la terapia della ‘fuga’, la logica della corazza che non lascia trapelare il malessere, l’eterno sorriso, la fame di futuro mai appagata, la casalinga, la serva moglie e madre, mai ‘persona’, la donna-bambina che non può crescere, la burattina del sistema!!

Il nostro programma elettorale cominciamo a farcelo noi, per noi!

Rimando la missiva alla pastorella padana, che alla prossima apparizione, la restituisca al mittente.
——

1) Un’antica tradizione cristiana che risale al “De mortibus persecutorum”, intorno al 320 d.c., un libretto in cui si narrano le persecuzioni subite dai cristiani nella storia, e ripresa anche da molti scrittori antichi e moderni. Cristo sarebbe apparso in sogno a Costantino, prima della decisiva battaglia di Ponte Milvio e gli avrebbe promesso la vittoria, se egli avesse combattuto nel suo nome. Costantino avrebbe creduto alla visione e avrebbe fatto incidere sugli scudi dei suoi soldati il segno XP, cioè le due lettere dell’alfabeto greco, corrispondenti alle nostre CR, le iniziali della parola Cristo. Combattendo nel segno di Cristo, avrebbe, secondo la visione avuta in sogno, ottenuto dal Dio dei cristiani l’aiuto necessario per sbaragliare Massenzio.
————————————–
Riferimenti: Partiti e appetiti

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

Il non-diritto ad un proprio letto, lo spazio-formicaio, gli alloggi proletari !

18 Gennaio 2005 Commenti chiusi

Il ‘caso’ di Eleonora e della sua mamma sembra essere, per tutte le forze politiche, una persecuzione.

Ventidue anni,la ‘ragazza perduta’ che ha vagabondato qua e là, marito e amanti abbandonati, la prostituzione, diversi figli senza certezza ‘biologica’, trascurati, nel più completo abbandono, per darsi al piacere, agli uomini.

Il ritratto, sui giornali, la faccia della donna ‘imbecille’, del ‘non-sviluppo’, dell’arresto di sviluppo all’istinto animale.

La correlazione corporale con il delitto, le stigmate permanenti in quel suo volto disfatto, nella serie di misurazioni, “alta, imponente, spalle larghe”..,l’elemento costitutivo, congenito del delitto, la dis-morfia del corpo, l’aberrazione del comportamento, la sindrome che vale per se stessa.

Anche Ballarò, martedi sera, alla presenza di illustri politici, di onorevoli parlamentari,- per forza- ha girato la spia delle telecamere su Bari, alla scoperta di Eziteto, il quartiere del fattaccio inconcepibile, innominabile, la bambina lasciata morire di fame.

Si sono viste tante Eleonore, tutte candidate alla “fame”, tante mamme di Eleonora, tutte candidate al “crimine” nel formicaio popolare,, l’oscenita del pubblco-incesto, l’arresto dello sviluppo umano, le tane di eternit e cartone, l’arredo, la griffe delle abitazioni proletarie.

La politica degli alloggi, l’anomalia proletaria, i lazzaretti delle grandi città, Bari, Napoli, Roma, Torino ed anche Milano, la città dell’alta finanza!

La camera comune, il letto comune per genitori e figli, il non-diritto ad un letto proprio, la “trappola dell’incesto” per far funzionare le istituzioni dell’inquadramento delle famiglie proletarie, la “protezione dei bambini in pericolo !!”, rubarli all’ambiente familiare, la decisione giudiziaria che sancisce pericolosi, per i bambini, i loro genitori e non la miseria, lo spazio del formicaio!

E’ stata consultata la Cassandra della famiglia, la Chiara Saraceno che da giovane era mezza femminista, e ora nella famiglia dell’Università di Torino, è docente di sociologia, archeologa di Stato del sapere sulla famiglia, i suoi inizi silenziosi, l’interminabile risalita ai primordi dell’umanità, la ridiscesa fino ad oggi, a Bari, la famiglia di Eleonora, il ‘documento’ dimenticato, la stortura della sua Verità libresca …

L’orfismo, il mistero rivelato: è la ‘concentrazione di disagio’, la scocciatura concentrata, la contaminazione da cui la società-bene, con in testa la sua sociologa, si deve ripulire, purificare.

L’addensamento in un quartiere, l’anello di Saturno attorno alle grandi città, l’accerchiamento della ‘canaglia pezzente’, disabili, imbecilli, idioti, anormali, miserabili, depravati, gli appestati del terzo millennio con le loro piaghe puzzolenti, il bubbone della miseria, che sfugge ad ogni controllo .

I ‘monatti’, gli assistenti sociali addetti ai servizi più penosi e pericolosi della pestilenza” … levar dalle case, dalle strade, dal lazzaretto, i cadaveri; condurli sui carri alle fosse, e sotterrarli: portare o guidare al lazzaretto gli infermi e governarli; bruciare, purgare la roba infetta e sospetta..” (1), si sono rivelati inefficienti.

C’è il rischio che gli ‘appestati’ escano dai confini dei loro lazzaretti.

Un poveraccio, uno di Eziteto, un ‘bruto’, presente a Ballarò come simbolo corporeo del quartiere, fuori da ogni schema, all’improvviso- la forza dell’istinto- urlando : Dagliiii agli untori, responsabili della nostra della miseria!” agguanta la testa del povero Tremonti, fiero pasto!

Breve oscuramento … non si è capito bene cosa fosse successo, presa di possesso del ‘bruto’, suo internamento, sta’ di fatto che tutti i politici presenti, da Rutelli a Tremonti, alla chetichella si erano defilati, sparendo dal video, insieme alla Chiara Saraceno!

Roba da matti!
———

1) Alessandro Manzoni” I promessi sposi” cap. XXXII. Si attribuiva il contagio agli ‘untori’ che spalmavano secondo il popolo, – così almeno dice il Manzoni – le mura delle case di “un veleno, un misto di rospi, di serpenti, di bava e di materia di appestati” … “tener d’occhio coloro che per il vestiario, la capigliatura, le bisacce, acccusavano di stranieri e, quel ch’era peggio, di francesi …”
Riferimenti: La sessualità della miseria

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , ,

La sessualità della miseria, la colpa della mamma di Eleonora

16 Gennaio 2005 5 commenti

Alba Sasso, l’onorevole diessina in visita alla mamma di Eleonora, per il rituale dell’esame di coscienza della donna, la penitente contrita da dare in pasto alle mamme-bene d’Italia, la sua benevola attenzione, ha fatto cilecca.

Se la mamma di Eleonora si fosse riconosciuta degenerata, l’odore di assoluzione delle mamme-bene avrebbe espresso almeno qualche parola pietosa. Non ci può essere contrizione per una vita nel sottoscala della degradazione femminile, solo rabbia, la sua, quella sì, ha infastidito!

Quest’orda – delusa – la vorrebbe lapidata, in nome dell’istinto materno. E’ convinta che la sua ‘malattia’ si trova sotto il peccato, sotto il crimine commesso.

Non la miseria materiale e morale in cui la mamma di Eleonora ha sempre vissuto, ma la lussuria, è la sua malattia, il suo stesso corpo, con i suoi piaceri carnali, quello di darsi agli uomini, lasciando morire di fame la figlia, i bambini trascurati dalla sua lussuria, che per questo le sono stati tolti.

Ma al catechismo, queste mamme-bene, queste bigotte cattoliche, non hanno imparato che il meccanismo della concupiscenza, il darsi agli uomini per puro piacere, è prodotto da Satana? Che vuoto di cultura!

Chi ha visto la foto segnaletica della mamma di Eleonora, pubblicata dal Giorno, neanche con la lente vi scorge la pin-up sensuale, ma la gladiatora, la lotta greca-romana.

“Seduta sulla branda, su un materasso sottile, la mamma di Eleonora, sembra enorme: è alta, imponente, spalle larghe. Una forma nera nella cella bianca. Neri sono i pantaloni, nero il maglione, nere le ciabatte che le ciondolano ai piedi. Ha 22 anni: si vede dalla pelle liscia, dai capelli lucenti, dalle guance tornite. Ma il volto non ha età. Potrebbe avere quarant’anni, forse più …”

Che si cerca in questo corpo-fortezza? Non si è trovata la battaglia dell’indemoniata, la volontà e la non-volontà, insieme, dei piaceri della carne, il marchio della possessione di Belzebù, sul corpo della strega.

Si cerca il ragno del suo essere, la sua sessualità proletaria, la sessualità della miseria che non conosce l’amore, la sessualità della bestialità che non odora di rosa.

La sessualità della coniglia, il delitto di abortire, il diritto di infilarsi nell’utero un ferro da calza, di nascosto.

Il Condillac nazionale, l’esperto della sessualità femminile, Rocco Buttiglione, ha dichiarato che la legge sull’aborto ha i giorni contati, in nome della libera maternità delle donne, dell’economia di spermatozoi e di quello volante, il siluro che riesce a penetrare nel nucleo dell’uovo, nomato “bambino”.

La legge sull’aborto ha dunque i giorni contati. Ma perchè? Che sia colpa della mamma di Eleonora, della sua sessualità della miseria, della sua prolificità?.

La fornicazione, il sesso bestiale, le fastidiose coniglie prolifiche, di cui oggi c’è bisogno, in tempo di vacche magre per gli uteri maligni, programmati a funzionare dopo la carriera, a 40 anni, ma che invece, non funzionano.

Le grandi leggi di natura sembrano non tollerare eccezioni.

L’ingiustizia di classe, chi troppo e chi niente.

Che serve il diritto d’aborto?

Non all’inventario delle sterili borghesi in lista PMA.

A chi serve il diritto d’aborto?

Alle donne proletarie. Allora questo diritto va abolito, perchè la sessualità della miseria, le coniglie prolifiche, oggi, devono funzionare nel paese più vecchio e più sterile d’Europa!

Con quel che c’è di buono nel male, quando si tratta di sopravvivenza, l’eliminazione del cucciolo più debole, la sua ripulsione, pur di salvare il numero, la quantità. L’eliminazione di Eleonora, per fame, perchè questa ‘legge della natura’ tocca solo ai poveri, tra gli umani!

Fa parte del sistema, anche il rubare i figli proletari, i cuccioli da ‘domare’, l’opera di bene per eccellenza, per soddisfare il ‘desiderio di maternità’ di chiunque, anche delle suore, le vergini in calore, le aguzzine degli istituti, delle case di accoglienza per i bambini poveri.
——————–

Riporto il rituale dell’esame di coscienza, messo in atto dalla Sasso, e la confessione della mamma di Eleonora, la sua malattia, la miseria materiale e morale che si potrebbe guarire con la cura dei contrari, il benessere al posto della miseria. Cura sconosciuta in Italia.

“Mia madre è morta quando ero molto piccola. A scuola sono andata fino alla quinta elementare, anche se ricordo che poi mia nonna mi faceva studiare a casa. Ho conosciuto il mio compagno quando ero una ragazzina. Lui mi voleva già quando avevo sedici anni. Io, però, ho sposato un altro uomo, che mi ha messo sulla strada”.

“Nel 2003 sono andata a vivere per sei mesi con un cliente, un uomo di Palermo, ma quando gli ho detto di essere incinta di Eleonora, lui mi ha lasciata. Sono tornata con mio marito, con cui avevo avuto due bambini, e che ha riconosciuto anche la piccola”.

Avevo già fatto tre parti cesarei e il medico mi disse che il quarto poteva essere pericoloso, forse era meglio abortire. Ma si può uccidere un bambino? A settembre è nata la più piccola” …

“Si rende conto di quello che è successo? Sa perché è qui?”, chiede Alba Sasso. “Sì”.

“Eleonora piangeva sempre perché voleva tornare dalla donna che l’ha tenuta un mese, quando dovevo partorire. Io ero gelosa. Il mio compagno, invece, era invidioso: tutti dicevano che Eleonora era la più bella e lui la odiava”. …Lui mi ha voluta e lui mi ha rovinato la vita“.

“Ma tu potevi ribellarti, potevi chiedere aiuto ai servizi sociali”, dice l’onorevole. “Ribellarmi, io?”

“Vada a trovare i miei bambini, devono sapere che la mamma li ama”.

I miei figli erano tutto per me, non potevo rischiare di perderli“.
———————————-

Parigi: grande manifestazione per il diritto d’aborto

Migliaia di persone in piazza per difendere legge aborto

Un’imponente manifestazione a sostegno della legge sull’interruzione di gravidanza, a trent’anni dalla sua approvazione, ha animato stamane le strade della capitale francese. Alla manifestazione, convocata dal Movimento francese per la pianificazione familiare (MFPF), dal Coordinamento delle associazioni per il diritto all’aborto e alla contraccezione, dall’Associazione nazionale dei centri di interruzione di gravidanza e di contraccezione, hanno aderito decine di migliaia di persone.
“Il diritto d’aborto è sempre minacciato” ha dichiarato Fatima Lalem del Mfpf in un’intervista al quotidiano Liberation perchè – spiega – il diritto è garantito ma resta lo stigma della colpa, che rende il percorso all’intervento nelle strutture pubbliche irto di ostacoli”.
——————————–
Riferimenti: Rubare i figli alle proletarie

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

Il diritto a osare, un forte bisogno fisiologico, il nostro, di menare le mani!

13 Gennaio 2005 2 commenti

Senza tregua gli assassinii di donne! Senza tregua la persecuzione quotidiana, la violenza assassina del sanguigno ‘machismo’ nazionale!

Passano come fatti di cronaca nera, i crimini contro il nostro sesso, noi donne, la metà del genere umano!

Ora basta!

Quest’ennesima merda mascolina, quest’”uomo”, ha martellato la donna da cui aveva avuto tre figli, l’ha uccisa a martellate, per gelosia!

Perchè gli apparteneva, come il carretto della sua verdura!

Io dico che siamo stufe di lacrime. Ed anche di funerali!

Anche noi donne abbiamo un forte bisogno fisiologico di menare le mani,proviamo a ristabilire il diritto a osare, falce in mano,forza, cominciamo a far saltare qualche palla virile, vediamo se cambia la solfa!

“Martino Fumarola, un fruttivendolo di 37 anni di Martina Franca, è stato arrestato da agenti del commissariato di polizia con l’accusa di omicidio volontario, sospettato di aver ucciso a martellate la propria convivente di 32 anni, Felicia Semeraro.

Secondo gli investigatori, pare per motivi di gelosia, l’uomo avrebbe colpito ripetutamente con un martello la donna durante un litigio avvenuto nella loro abitazione.

I fatti risalgono alla scorsa notte. La donna è morta nel tardo pomeriggio nell’ospedale di Monopoli (Bari), dove era stata portata dallo stesso Fumarola e ricoverata d’urgenza per le gravissime ferite riscontrate.

Nell’appartamento occupato dalla coppia con tre figli minorenni, i poliziotti hanno trovato suppellettili rotte, tracce di sangue sul pavimento della camera da letto, una coperta macchiata di sangue e un martello lasciato su un tavolo” …

(da Repubblica)
——————————-
Riferimenti: E la prossima?

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , , ,

Rubare i figli alle proletarie, efficace mezzo di controllo sul proletariato

13 Gennaio 2005 16 commenti

La mamma di Eleonora, nella sua cella, si racconta alla parlamentare Alba Sasso, diessina, venuta in carcere a farle l’esame, il rituale della visita, l’ispezione dello Stato sullo ‘status’ della donna, il dossier sociale, per individuarne i mezzi di controllo più efficaci per il ‘colera’ proletario, la miseria.

Per paura che gli assistenti sociali piombassero nel ‘nido’ proletario, la tana fatta di cenci e tavole di eternit, senza bagno nè finestre, e le togliessero gli altri tre bambini, la mamma di Eleonora si è tenuta alla larga dai servizi sociali.

“Volevo capire perché nel 2005 una bimba può morire di stenti, perché lo Stato Sociale non riesce a interrompere la spirale di violenza che trasforma bambini infelici in genitori assassini” – spiega Alba Sasso.

Signora parlamentare, proprio lei che è in Parlamento, si fa queste domande!

Lo Stato “Sociale” funziona per i ricchi, non per i poveri!

Senza lavoro, senza cultura, come ‘appestati’, stipati nelle tane popolari, anche in 10, sa, in due buchi!

Si stupisce se ogni perversità, è di casa? Marginalizzazione? No.

Un meccanismo di allontanamento, squalificazione, proscrizione, rigetto, privazione, rifiuto, disconoscimento, un arsenale di quarantena a vita, nei quartieri popolari, le tane dove non è nemmeno assegnata una finestra!

E gli assistenti sociali, che fanno, visto che paghiamo anche loro?

Con i vostri assistenti sociali raccogliete le informazioni sul grado di sopportazione proletario!

Per individuare i ribelli e togliere loro i figli!

Perchè non ci ribelliamo?

Noi appestati, abbiamo sulla testa una piramide di sorveglianza permanente e di ricatto.

Ci rubate i figli.

In nome del vostro concetto classista: “è per il loro bene”, che ci vuole per sempre miserabili!

La vostra ricchezza, il vostro lusso è la nostra miseria!

E ci ricattate togliendoci i figli, per non farci alzare mai la testa!

Lei vive nel lusso, cara signora, in una bella casa con minimo un bagno, i suoi bei bambini; con il suo lusso mensile, qua, una famiglia ci vive per qualche anno!

Noi, la canaglia pezzente, noi lo tsunami, noi l’onda ‘anomala’ della giustizia sociale, presto faremo piazza pulita.

Se ne ritorni, le conviene, sulle gradinate del Parlamento, al più presto, galleggiando su qualche poltrona forse potrà salvarsi!
——————————-

La ‘visita’ in carcere:

“Seduta sulla branda, su un materasso sottile, la mamma di Eleonora, sembra enorme: è alta, imponente, spalle larghe. Una forma nera nella cella bianca. Neri sono i pantaloni, nero il maglione, nere le ciabatte che le ciondolano ai piedi. Ha 22 anni: si vede dalla pelle liscia, dai capelli lucenti, dalle guance tornite. Ma il volto non ha età. Potrebbe avere quarant’anni, forse più.

Il primo pensiero va ad Eleonora: “Ci sono stati i funerali. Ho chiesto di andare, ma mi hanno detto di no. Volevo tanto salutarla. Almeno quello”. La sua voce è sottile. Poi chiede degli altri figli: “Dove sono i miei bambini? Come stanno? Cosa penseranno della loro mamma?”. E scoppia a piangere, per la prima volta.

E’ in una cella singola, alla fine di un corridoio al primo piano. C’è solo la branda e una bottiglia d’acqua poggiata sul pavimento. “Anche qui sono discriminata, anche qui nessuno mi vuole”. E’ in isolamento. “Non la lasciamo mai sola, perché potrebbe rischiare il linciaggio. Anche qui esiste un’“etica”, per le madri che uccidono i propri figli c’è la condanna peggiore”, dice l’assistente C., donna poliziotto del braccio femminile.

Non so cosa mi aspettavo, so solo che non ho trovato un mostro, ma una donna che non è riuscita a sfuggire al suo destino. In quella cella ho visto un’Eleonora di 22 anni: una donna vissuta nel degrado, vittima della violenza, dell’ignoranza e che ha abbandonato a tutto ciò anche sua figlia, senza lottare mai, né per se stessa, né per la sua bambina”.

La donna non si alza mai dalla branda. Tiene la testa bassa e i lunghi capelli biondi le coprono il volto. Si sente la voce ma le sue mani spiegano più delle parole: strette in grembo si sfregano l’una dentro l’altra in un mulinello inarrestabile. “Mia madre è morta quando ero molto piccola. A scuola sono andata fino alla quinta elementare, anche se ricordo che poi mia nonna mi faceva studiare a casa. Ho conosciuto il mio compagno quando ero una ragazzina. Lui mi voleva già quando avevo sedici anni. Io, però, ho sposato un altro uomo, che mi ha messo sulla strada”.

Ripete tre volte “sulla strada”, come un disco rotto, come se i ricordi facessero fatica a superare l’ostacolo della prostituzione da cui prima è nata lei e poi, come in un destino già scritto, Eleonora. “Nel 2003 sono andata a vivere per sei mesi con un cliente, un uomo di Palermo, ma quando gli ho detto di essere incinta di Eleonora, lui mi ha lasciata. Sono tornata con mio marito, con cui avevo avuto due bambini, e che ha riconosciuto anche la piccola”. E a 22 anni è arrivata la quarta gravidanza. Il padre è l’attuale convivente, finito in carcere con lei. “Avevo già fatto tre parti cesarei e il medico mi disse che il quarto poteva essere pericoloso, forse era meglio abortire. Ma si può uccidere un bambino? A settembre è nata la più piccola”.[ma l'aborto sta diventando un crimine, nel merdaio cattolico italiano! come poteva abortire? n.d.R.]

Non si rende conto delle sue parole: abortire è peccato, ma cos’è il lento omicidio di Eleonora, lasciata senza cibo né acqua nel suo passeggino rotto? “Si rende conto di quello che è successo? Sa perché è qui?”, chiede Alba Sasso. “Sì”.

Silenzio. Si tormenta le mani. Ancora. Poi riprende a parlare da sola: “Eleonora piangeva sempre perché voleva tornare dalla donna che l’ha tenuta un mese, quando dovevo partorire. Io ero gelosa. Il mio compagno, invece, era invidioso: tutti dicevano che Eleonora era la più bella e lui la odiava”. Un grido di rabbia: “Lui mi ha voluta e lui mi ha rovinato la vita”.

Ma tu potevi ribellarti, potevi chiedere aiuto ai servizi sociali“, dice l’onorevole. La donna la guarda: “Ribellarmi? Io?”. Poi abbassa lo sguardo: “Vada a trovare i miei bambini, devono sapere che la mamma li ama”.

La porta della cella si apre, l’onorevole esce. La mamma trasformata, come dice la Sasso, in genitrice assassina da una spirale di violenza, rimane di nuovo sola, con i suoi pensieri: “I miei figli erano tutto per me, non potevo rischiare di perderli“.

(13 gennaio 2005) da Repubblica
——————————————-
Riferimenti: La mamma di Eleonora, il "mostro"

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , , ,

La mamma di Eleonora, il ‘mostro’, la più disgraziata delle proletarie

12 Gennaio 2005 Commenti chiusi

Una vita sofferta sempre e non vissuta mai, quella della mamma di Eleonora, 23 anni, la più disgraziata mamma proletaria, la degenerata che ha fatto morire di fame e di stenti la sua bambina.

La natura-contro natura, il mostro.

Il can-can mediatico non ha avuto una parola di pietà per lei che nella vita ha conosciuto solo miseria e orrore. Uno squallore, tutto.

L’ex-marito pappone, i figli, uno in mano, uno al collo, uno in pancia, di chissà chi, di chissà quale cliente di turno cui si prostituiva, il ‘libero amore’, benedetto dal marito , per tirare avanti la baracca!

Un altro figlio, ancora, scampato ‘al prezzemolo’ dell’aborto procurato, regalo del nuovo padrone, il convivente di 43 anni, un pregiudicato.

Un altro figlio venuto fuori da rapporti sessuali in cui tutti i suoi uomini hanno cercato ‘lo sfogo’.

Il nuovo padrone la sequestava per settimane in casa, senza uscire, lei e i suoi figli, nella casa degli orrori, nel quartiere Eziteto, l’Auschwitz di Bari, la ‘favela’ cittadina, dove negli androni delle case popolari si ricavano buchi per dormire, con divisori di latta e cartone.

Ma i media, hanno deciso che il mostro del crimine non è quella degradazione, non è la malattia del corpo sociale, la miseria, in cui è sempre vissuta la mamma di Eleonora, da schiava, ma è lei stessa la criminale, il mostro, la iena, la donna depravata, che si abbandona alla libidine più oltraggiosa, il godimento più sconcio, – darsi agli uomini, con in seno una creatura, Eleonora, che non poteva nascere che così, come la madre, un misto dei due regni, la donna e la bestia.

Un prolungamento ereditario della madre, Eleonora, un futuro ritratto dei criminali di Lombroso, come la madre.

La foto segnaletica della mamma, pubblicata dai giornali, la correlazione somatica, non lascia dubbi all’atto ‘criminale’, già presente in quel viso da ‘idiota’, disfatto dalle violenze ,dalla miseria patita.(1)

E’ la fuorilegge permanente, con il suo substrato di mostruosità morale, l’anomalia della sua stessa vita, una forma primitiva di contro-natura, il modello di tutte le deviazioni del femminile.

Il mostro, l’abominevole della aberrazione più estrema, la donna cannibalesca avversa ai doveri di madre, la scellerata che lascia morire di fame la figlia, forse, addiritttura, per mangiarla, l’orchessa impietosa …, il misto dei due regni, la bestia e la donna, per la quale non vi è nessuna cura medica e nemmeno sociale.

Solo la soppressione pura e semplice.

Non possono funzionare, qui, nel misto dei due regni, tra i mostri della miseria, il raddrizzamento e la correzione, l’attrezzatura dei servizi sociali.

Per questo tutti si sono tenuti alla larga, nessuno è mai intervenuto, pur sapendo.

Perchè la società-bene ne aveva domandato la soppressione, la soppressione del mostro della miseria, la madre, e del frutto della miseria del mostro, la figlia, Eleonora.

Lasciarla morire di fame tra la indifferenza generale, perchè la tecnologia eugenetica, la purificazione della razza, nella miseria, nella povertà, nel proletariato, funziona da sola.
————————-

Note:

Al funerale di Eleonora è apparso il ‘padre biologico’, il frequentatore dei bordelli, uno dei clienti della mamma, che si riscopre padre. Che sollievo, per tutti, sapere che la figlia della colpa, il misto dei due regni- la donna e la bestia -, ha un padre!

Al funerale, in lutto, c’era anche la Prestigiacomo, la bella Signora Ministro, la donna sacralizzata dalla religione, dal matrimonio, dalla famiglia, il gioiello regale del suo perbenismo, della sua cultura assistenziale!

Al funerale, la città, lutto cittadino. In testa il sig.Sindaco e la Giunta, testimoni oculari, garanti, della definitiva sepoltura dei segni, della traccia, dell’odore di Eleonora, il prodotto anomalo, mostruoso, della fornicazione della madre, della mescolanza dei due regni, la donna e la bestia, il mostro madre e il mostro figlia, soppressi per non riprodursi, per la tranquillità, la sicurezza, la moralità, per il bene di tutti.

(1) Mi riferisco alla foto segnaletica pubblicata dal Giorno.
———————————-
Riferimenti: Piccoli martiri

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

Preferisco morire, che vivere così’ , il figlio no, non te lo lascio, poi….

9 Gennaio 2005 4 commenti

Anna – forse ti chiami così – te nei sei andata appesa alla corda della trave di causa tua, e volevi portarti dietro, nella morte, anche il tuo bambino di 8 anni, che hai, in un ultimo disperato gesto, liberato …
Avevi solo 36 anni.

‘Una ragazza triste, spesso depressa, non sopportava la solitudine’, le solite menzogne, le solite ipocrisie contro le donne sole, le donne disperate, le nuove povere.

‘Preferisco morire che vivere così. Il figlio, no, non te lo lascio …’il tuo dito accusatore, verso il tuo ex-marito, contro la società, cerco di farlo parlare io, se mi riesce, dal mio blog.

Eri una di noi, col tuo bambino, una del popolo delle separate, oggi ribatezzate, ‘gruppo madre-figlio’, nel punto della traiettoria chiamata la ‘nouvelle liberation’ femminile.

Una di noi, sotto i tentacoli del polipo cattolico (1), diversa, una anormalità appena suggerita, un’isola solitaria nella folla delle altre, le maritate felici, il pilastro delle famiglie ‘normali’.

Ovunque il messaggio sottile, discreto, ma continuo, l’accusa nella vetrina di un libraio, il nemico nella orrenda veste del bestseller che parla di solitudine, di donne incattivite, aride di sentimenti.

La colpa nei luoghi del disagio, al parco, sull’autobus, tra le coppiette che si sbaciucchiano, la colpa di essere sforforescenti, una serata, al ristorante.

‘Sola?’, scemo, non vedi che non sono accompagnata?

Sembra che la donna sola non sia bene accetta.

Non è nemmeno il caso di parlarne, a Natale e a San Valentino, nelle riunioni di famiglia, quando quel ‘quid’ che ci allontana dagli uomini, è un sospetto, anche, di inumanità, di incapacità di dedizione alla famiglia, di amore.

‘Non si è saputa tenere il marito’, un neo-celibato intollerato dalle maritate, dalle neo-spose, che come nelle tribù selvagge, giustiziano l’attentato ‘contro natura’, le donne che deviano dal binario tradizionale della vita femminile.

Contro di noi, povere sventurate, si mette in moto un’attivazione generale per obbligarci, almeno, a riaccoppiarci per forza, – se non a risposarci – dal momento che tutte cercano di sposarsi, anche se oggi trovar marito è la professione più difficile (2).

Ma la separazione e il divorzio sono legati al matrimonio, hanno lo scopo di perpetuarlo, perchè si scaldano tanto le cattoliche, le unte dal Signore, le spose felici?

La crescita dei divorzi non è un segno della crisi del matrimonio, ma un segno della sua floridità. Il divorzio non è stato inventato per sopprimere il matrimonio, ma per crearne altri.

Perchè per la sua base economica, questa società di classe, sessista, non può farne a meno.

Il matrimonio è una una istituzione attraverso la quale un lavoro gratuito è estorto ad una categoria della popolazione, le donne sposate, le proletarie, che non possono permettersi la colf. (3)

Questo rapporto di estorsione privata di lavoro non pagato, è la base della degradazione femminile nella famiglia e nella società, è la base del sottosalario, della violenza domestica e del disprezzo della donna ‘casalinga’.

Perciò si temono le separate con i loro figli, il nuovo cancro sociale, le nuove povere, (4) perchè le nuove povere, sfuggono anche all’obbligo del lavoro domestico gratuito per gli uomini, su cui si basa tutta la società, su cui ciucciano tutti.

Guadagnarci la vita con il lavoro che non c’è. L’alternativa? Chiedere l’elemosina, vendersi o suicidarsi.

Dunque, noi separate, noi nuove povere, bisogna che ci vendiamo in qualche mercato del sesso o che ci appendiamo a qualche corda della trave di casa, come Anna, per la tranquillità di tutti.(5)
——————————

Note:

1) “Non si può essere femministe e, allo stesso tempo, cattoliche. Femminismo e cattolicesimo sono inconciliabili, bisogna essere coerenti su questo punto. La chiesa è l’istituzione maschilista per eccellenza, con una gerarchia che esclude le donne dal potere. La politica criminale della chiesa nei confronti dei Paesi poveri, vieta alle donne l’uso degli anticoncezionali, il miglior mezzo per eliminare la
fame nel mondo. Le donne dei Paesi poveri desiderano il controllo delle nascite. La chiesa è violenta perché obbliga le donne a partorire figli indesiderati e a vederli morire di fame o in guerra. La chiesa è falsa, perché a parole dice di difendere la vita, ma in realtà ama la morte e tutto ciò che le appartiene: la sofferenza, il sacrificio, il dolore. Ovunque la chiesa è il principale nemico delle donne, anche nei Paesi ricchi: dove maggiore è la presenza e l’influenza cattolica, minore è l’emancipazione delle donne, la presenza di donne nel Governo e l’affermazione dei loro diritti. Per questo chiedo a tutte le femministe di chiarire bene la loro posizione nei confronti della chiesa e di tutte le religioni che calpestano i diritti fondamentali della persona. E’ importante sapere che la chiesa non ha sottoscritto la Dichiarazione dei Diritti Fondamentali dell’Uomo. Tra le altre cose, ricordo che il Vaticano e 5 Paesi arabi hanno chiesto il depennamento di tutti i reati connessi alla violenza domestica, quando rientrano negli usi e costumi religiosi. Per questi motivi le femministe devono unirsi ai movimenti anticlericali per abrogare il Concordato ed il potere temporale della chiesa.” (gennaio 2001, di Anna Costantin del WIA)

2) “Noidonne” ha realizzato, in collaborazione con l’Istituto di marketing sociale, una ricerca sui motivi che spingono le donne italiane a sposarsi.
Il campione, ben 560 neospose, intervistate in prossimità dell’evento, ha risposto in questo modo: il 27% dichiara che la motivazione principale è per andar via dalla casa paterna, questo non sorprende più di tanto, poichè il mezzo più facile per sfuggire alla famiglia è sempre stato, soprattutto in tempi passati, il matrimonio. Ben diverse appaiono le altre risposte, il 19% sceglie il matrimonio per non restare sola, il 16% per avere figli, il 12% per farsi mantenere, e l’8% per non essere estromesse dal gruppo delle amiche tutte sposate. E l’amore? all’ultimo posto.

3) Quanto viene pagato il lavoro di una colf, 8 ore al giorno? La forza-lavoro di una colf ha un prezzo, non è gratis, la forza-lavoro della proletaria maritata, vale solo 54 euro al mese di assegno ‘a carico’!?
Carico di cosa? Tutti vivono sul lavoro-non pagato della donna, il primo animale domestico attaccato all’aratro! In tutte le fasi dello sviluppo umano, la donna – in quanto tale – ebbe quella sorte particolare di essere considerata dall’uomo uno ‘strumento di lavoro’(cura dei bambini, del bestiame, cucire, filare, tessere, cucinare, costruire le capanne, coltivare i campi, fare ‘sesso’ e cosa altro volete, ancora da noi!)

4) Vale la pena ricordare, che in Italia le madri single sono più di 500.000, alle quali vanno aggiunte le donne separate e/o divorziate con figli, che ricevono dall’ex coniuge o dallo Stato un’irrisoria cifra di mantenimento. Di queste, molte non potendo che contare sulle proprie forze vivono in una condizione al limite della povertà, le donne separate con figli guadagnano meno di una filippina, di una colf. In Italia le madri sole a seguito di vedovanza erano nel 1994 il 64,6%, ora sono il 57%; le madri separate o divorziate erano il 27,2% ora sono il 35,2% mentre sono diventate appena il 7,8% le madri nubili. L?incremento delle separazioni e dei divorzi ha, insomma, consolidato questa tipologia familiare: le donne con meno di 35 anni che hanno sperimentato uno scioglimento dell?unione coniugale, solo nel 13,4% dei casi (contro il 30% degli uomini) rientrano nella famiglia d?origine, mentre più frequentemente diventano madri sole (il 24,1%). (*Remo Siza, sociologo, è stato per molti anni presidente dell?Osservatorio regionale del volontariato istituito presso la Regione Sardegna. È docente di programmazione sociale presso l?Università del Molise.)

5) Siamo stanche di partorire figli non voluti e di vederli morire di fame e di malattie: esigiamo la disponibilità di tutti i mezzi per il controllo delle nascite in tutti i Paesi poveri e ricchi!
- Siamo stanche della gerarchia cattolica maschilista, con la sua assidua ed intramontabile inquisizione contro le donne!
- Siamo stanche del potere quasi interamente maschile nei Paesi cattolici! — Siamo stanche di subire violenza dai padri, dai mariti, dai datori di lavoro e da chiunque, senza i mezzi economici, la giustizia e le strutture necessarie per denunciare e per difenderci dalla violenza!
- Siamo stanche di vederci portare via i nostri figli o di subire la minaccia del loro allontanamento!
- Siamo stanche di vendere il nostro corpo e la nostra anima costrette dalla povertà!
- Siamo stanche di dover fingere di star bene, per non essere ulteriormente umiliate ed emarginate dalla società!
- Siamo stanche di svolgere tanti lavori contemporaneamente, dentro e fuori casa, senza orari, senza asili, senza nessun riconoscimento economico e morale!

(dal manifesto di Anne Costantin)
——————————————

Allego un contributo di G.P., operaio simpatizzante femminista, che analizza il rapporto tra famiglia e oppressione della donna.

Sul Corriere della Sera del 18 dicembre 2004 compare un articolo alquanto inquietante e preoccupante per le donne e motivo di riflessione per noi femministe. Secondo l’istat quasi mezzo milione di donne subiscono violenze da parte degli uomini, e a questo si aggiunge che secondo alcuni dati dell’unione europea l’italia e il paese con il più bassa percentuale di occupazione il 33% contro il 61% degli uomini
.La causa principale di questi inquietanti dati risiede nel fatto che il peso maggiore e nella cura dei figli e nel lavoro domestico grava sulle donne. I dati dicono anche questo che il il 7% delle donne che ha lasciato il lavoro, lo ha fatto al momento del matrimonio, il 18% a causa di licenziamento o non rinnovo del contratto di lavoro, il 42% dopo la nascita del primo figlio.

Tutto ciò nasce da fattori di natura sociale e culturale, che aumentano nei paesi meno industrializzati, basti pensare che esistono ben 600 milioni di donne analfabete, per motivi tradizionali, religiosi e culturali creati dalla società capitalista e maschilista.
Ritengo che una una risposta vada cercata innanzitutto nella famiglia, dove il capitalismo borghese inizia a dividere la classe operaia creando il conflitto uomo-donna e dando così al sesso maschile un falso potere per poter controllare e gestire a suo piacimento i due sessi.

Così si sfrutta più agevolmente la classe operaia, e il sesso femminile, i veri motori della società,.. Anche se oggi la donna ha avuto secondo me una falsa uguaglianza: ha ottenuto dal capitalismo borghese posizioni nella società uguali all’uomo, in cambio, è stata plasmata come il borghese la vuole, a sua immagine: bella, scema e troia.

Innanzitutto è possibile individuare dove la disuguaglianza ebbe inizio, nella famiglia che incarna uno degli elementi basilari della organizzazione sociale capitalista.

Dopo il soddisfacimento dei propri bisogni, Marx ed Engels, cosi scrivono: “gli uomini cominciano a fare altri uomini, a riprodursi; è il rapporto fra uomo e donna, fra genitori e figli : la Famiglia.

Secondo la concezione materialistica, il momento determinante della storia, in ultima istanza, è la produzione e la riproduzione della vita immediata. Ma questa è a sua volta di duplice specie. Da un lato, la produzione di mezzi di sussistenza, di generi per l’alimentazione, di oggetti di vestiario, di abitazione e di strumenti necessari per queste cose; dall’altro, la produzione degli uomni stessi: la riproduzione della specie.

Le istituzioni sociali entro le quali gli uomini di una determinata epoca storica e di un determinato paese vivono, sono condizionate da entrambe le specie di produzione; dallo stadio di sviluppo del lavoro, da una parte, dalla famiglia dall’altra.” Engels però riconosceva che la società borghese e il modo di produzione capitalista cancellava ogni presupposto economico e sociale dell’ oppressione femminile nella classe operaia. Così continua “…. da quando la grande industria ha trasferito la donna dalla casa sul mercato del lavoro e nella fabbrica, e abbastanza spesso ne fa sostegno della famiglia, nella casa proletaria è venuta a cadere completamente ogni base all’ultimo residuo della dominazione dell’uomo; tranne forse un elemento di quella brutalità verso le donne radicatasi dal tempo dell’introduzione della monogamia.”

L’oppressione femminile nella società capitalistica si basa quindi sul lungo retaggio, millenario dominio patriarcale, ereditato dalle diverse società precapitalistiche . La sovrastruttura ideologica è molto più conservativa rispetto ai mutamenti, e la società borghese fondata sul dominio dell’uomo sull’uomo tanto quanto le società che ha rimpiazzato, tende a conservare ed alimentare quei rapporti oppressivi e quelle disuguaglianze che ereditate dai diversi metodi di riproduzione, bene si inseriscono nel sistema classista e fortemente gerarchizzato in cui il capitale stesso si sviluppa.

In parole povere, nelle nazioni borghesi potranno anche essere contro le discriminazioni razziali e sessuali, ma nei fatti il loro impianto sociale darà spazio a qualunque tipo di disuguaglianza e sfruttamento.
Riferimenti: Il suicidio di Barbara

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Noi casalinghe, disoccupate, divertimento osceno per la merda mascolina!

7 Gennaio 2005 5 commenti

Questa sera avrei voluto dire qualcosa di serio sul nostro esercito, 10.000.000 di donne a casa, angeli del focolare spento, casalinghe, disoccupate, serve.

Clicco su ‘google’ per cercare qualche dato sulla disoccupazione femminile. Cerco la prima parola che mi viene in testa, casa, casalinghe.

Che fanno le giovani casalinghe quando il marito esce di casa e va a lavorare?

Boh, che fanno? Puliscono la casa, lavano, stirano, faranno da mangiare che so, mi dico. Timidamente clicco.

Scopro che le casalinghe fanno di tutto, tranne le donne di casa.

Zoccole, porche, troie, troiette, lesbiche, bocchinare, sborre, madri e nonne in calore dedite al pompinaggio, al sesso orale, anale, alle orge, in cucina – naturalmente – accanto al frigorifero e al ferro da stiro.

Mi si informa che si fanno anche ‘inculare da animali’.

“… rendiamo reali le fantasie di giovani casalinghe annoiate dalle faccende domestiche mentre si concedono una pausa con un’amica, un amico , oppure sole, con le loro dita e la loro fantasia.”

Alla pag. 7 di ‘google’ il mio dito è in paralisi, non riesco più a proseguire.

Volevo dire qualcosa di serio, da dove ripartire, noi donne?

Io non riesco più a scrivere stasera.

Parlano solo le sozzure, le immagini che ci infamano.

L’ingiustizia della condizione sociale della donna!

L’oltraggio di perdere il lavoro, di stare a casa, forzate, disoccupate, precarie a caccia di qualche ora a cottimo, riconvertito in un bel ‘divertissement’ osceno per la merda mascolina!

Ci sarà anche l’offerta, – sul mercato – per questa merda mascolina, ma se non ci fosse la domanda, questi siti sarebbero già chiusi da un pezzo.

Ma gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi hanno considerato l’uso della prostituzione come un privilegio a loro spettante per diritto.

Per noi donne, le senzaniente, è un male ‘necessario’, invece, l’ultima spiaggia del mercato del ‘lavoro’.

Il filo conduttore di questo sconcio è l’idea che la casalinga è oziosa e che si deve anche lei dar da fare, guadagnarsi la michetta, perchè come ‘ménagère’, ormai è solo un costo improduttivo!

L’ultima spiaggia, la prostituzione, il porno, mi auguro possa essere il scisma sifilitico di chi quotidianamente sfrutta la disperazione di noi donne.

Volevo scrivere qualcosa di serio, stasera, da dove ripartire, noi donne.

Dal vergognoso sfruttamento del nostro essere donna, da qui ripartire, dal diritto di guadagnarci la vita con il lavoro, perchè nella nostra classe sociale, quella proletaria, non c’è altro mezzo per guadagnarci da vivere, per guadagnarci la dignità!

Da dove ripartire? Dal treppiede? Anche.

Dalla scopa, subito.

Dalla nostra fantasia reale, fare piazza pulita di ogni merda mascolina, i cui privilegi, i cui divertimenti, si basano sullo sfruttamento, sull’avvilimento, l’oppressione, il disprezzo del nostro sesso!
——————————————–
Riferimenti: Porno made in Italy

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,