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Ognuno ha un sogno, qualcuno lo raggiunge …

30 Dicembre 2004 5 commenti

Tanti, troppi lo hanno raggiunto quel sogno, sulle pire crematorie e nelle fosse comuni dei ‘pittoreschi’ paesi del sud-est asiatico.

Con questi zuccherini, l’agenzia Viaggiaria, una delle tante, solletica i vacanzieri desiderosi di rompere la solita routine e con qualche soldo in tasca per le vacanze.

Il ‘pacchetto turistico minimo tutto compreso’, circa 1.500 euro, ha fatto sognare casalinghe ossessionate dai fornelli del pranzo di Natale, pensionati che prima di morire volevano anche loro aver qualcosa da raccontare, intere famigliole i cui bimbi ospitati quasi gratis, avevano gratis anche la ‘baby’.(1)

L’euro forte ha fatto la sua parte, in questa Apocalisse. Un euro=52 bath, la moneta volatile di quei paesi, volatile dopo la crisi finanziaria del 1997, sempre più svalorizzata.

I viaggiatori del ‘sogno’, fatti quattro conti, si sono imbarcati sui voli per quelle spiagge lontane.

I ‘vip’, i ricchi e abituali viaggiatori, ‘gli esclusivi’, non si accampano sulla spiaggia, nei bungalow di fresche frasche.

Per questa clientela esigente alla ricerca di riservatezza e di ambienti lussuosi, ci sono appositi alberghi e appositi divertimenti(2).

Come mai, a quanto sembra, nemmeno uno ci ha rimesso la pelle?

Circa 8.000 italiani, invece, il popolo del ‘sogno’, quel sogno l’ha raggiunto, purtroppo, portandosi dietro anche tanti, tanti bambini accampati nelle costruzioni di cartone, quando è arrivata l’onda.

Quasi 2.500 sono stati rimpatriati, e gli altri?

Stanno facendo le riprese per un secondo ‘The Beach’, senza Leonardo Di Caprio?

Perchè tacere la triste verità? Per paura che il ‘turismo solidale’ non faccia presa?

Già, questa nuova trovata.

Ieri sera al TG1, si è consigliato a chi ha comperato i biglietti per gennaio, specie per lo Sri Lanka, di non rinunciare alla gioia della vacanza. Ci sono tante statue del Budda da vedere all’interno dell’isola devastata!

Dovrebbero andare in vacanza, questi italiani, sapendo che ci saranno scosse di assestamento per settimane e mesi, anche poderose, lungo la linea di frattura della crosta terrestre, su un fronte lungo quasi mille chilometri?

Si giunge a tanta demenza per una cosa sola: tentare di salvare capre e cavoli, gli ‘affari’ della Sofitel-Accor, dei gruppi turistici italiani che accampano i loro clienti sulla spiaggia, dove non c’è nemmeno una sirena, in caso di pericolo!

Pericolo apertamente denunciato anche dalla Conferenza di Rio sull’Ambiente, dove si è detto chiaro e tondo, che le isole del Sud Est asiatico sono turaccioli galleggianti, la cui precarietà geografica è stata messa ancor più in subbuglio, oltre che dalle conseguenze dei test nucleari, anche dalla proliferazione sconsiderata degli alberghi e del turismo di massa che ha sconquassato la barriera corallina.

Riporto il triste elenco dei morti e dei dispersi occidentali, quanti sono? 10.000?
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GERMANIA: 26 i morti accertati, ma di 1.000 turisti non si ha ancora notizia. La maggior parte si trovava in Thailandia. Secondo il bilancio delle autorità thailandesi sono 46 i turisti tedeschi deceduti. 4 cittadini tedeschi sono morti in Sri Lanka.

FRANCIA: tra le vittime accertate figurano 20 francesi, ufficialmente i dispersi sono 27, di altri non si hanno ancora notizie. Si stima in 4-5.000 il numero dei francesi in vacanza in quelle regioni.

GRAN BRETAGNA: almeno 20 britannici risultano deceduti, una settantina i feriti e numerosi i dispersi. Secondo quanto confermato dal Foreign Office 14 britannici sono morti in Thailandia, 3 nello Sri Lanka e 3 alle Maldive. Nel sud est asiatico si pensa vi fossero all’incirca 10.000 britannici.

SVEZIA: 10 turisti svedesi hanno perso la vita, 56 secondo le autorità thailandesi. Altri 1.500 sono dispersi. Il numero dei turisti svedesi presenti nella regione è il piu alto in assoluto, almeno 20.000.

NORVEGIA: fra i 3.000 turisti norvegesi si contano almeno 13 vittime e decine di feriti. Centinaia i dispersi. Il ministro degli Esteri, Jan Petersen, ha detto però di non essere in grado di confermare i decessi.

FINLANDIA: 2 finlandesi sono morti, 10 secondo la Thailandia, ma altri 300 mancano all’appello, una cinquantina i feriti. Lo ha detto il ministero degli Esteri di Helsinki.

DANIMARCA: il governo di Copenaghen ha denunciato il decesso di 3 cittadini danesi, nell’isola di Phuket, in Thailandia. Altri 5 turisti sono dispersi in altre località.

BELGIO: 2 vittime tra i turisti belgi a Phuket. Altri 20-30 belgi sono dati per dispersi.

AUSTRIA: 5 austriaci sono morti; altri 20 sono dispersi, di almeno altri 50 non si hanno notizie; quasi tutti si trovavano a Khao Lak, nell’isola di Phuket. Un centinaio i feriti, secondo fonti di Vienna. Circa 1.500 austriaci si trovavano nelle regioni colpite.

POLONIA: almeno 4 turisti polacchi sono morti e altri 56 risultano dispersi in Thailandia. Due turisti sono rimasti feriti e si trovano ricoverati a Phuket e a Krabi. Circa 2.000 polacchi potrebbero trovarsi nella regione.

SVIZZERA: 9 cittadini svizzeri sono deceduti, altri 22 sono dichiarati “dispersi”, di numerosi altri non si hanno notizie. Molti erano a Phuket.

CROAZIA: morta una bimba di tre anni, che aveva anche cittadinanza olandese. Nove dispersi.

ROMANIA: 2 turisti dati per dispersi a Phuket.

PAESI BASSI: 3 morti, altri 19 olandesi sono dati per dispersi in Thailandia, altri 53 sono rimasti feriti (3)
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1)Pacha Resort offre diversi tipi di stanze adatte alle famiglie:
Tre bungalows doppi fatti in teak e consistenti di due stanze separate ciascuno, con una larga stanza comune e veranda. Le camere sono fornite di aria condizionata e i bagni sono grandi e forniti di vasca …
Per richiesta, Pasha Resort offre letti a castello per i bambini.
Ogni stanza costa 2300 Baht inclusa la colazione per 2 persone.
Tutte le camere negli altri bungalow (singoli o doppi) possono essere fornite di un lettino pieghevole, e qualcuna anche un materasso aggiuntivo per i bambini piu’ piccoli. Qeste stanze costano 2000 Baht inclusa la colazione per due persone.
I bambini che dormono nel letto con i genitori saranno ospitati gratuitamente, mentre quelli che desiderano il lettino supplementare, pagheranno 450 Baht per notte.
La nuova piscina (7 metri per 14), si trova in posizione elevate 100 metri dalla spiaggia.
Dal bordo della piscina si puo’ godere una bellissima vista sulla spiaggia bordata dalle palme da cocco.
Mentre i bambini sguazzano nella kiddies pool, i grandi possono farsi un paio di vasche o rilassarsi nel jacuzzi corner.
NOVITA’:
Pascha Resort dispone adesso di un pezzo di spiaggia privata, bordata da palme e alberi di casuarina a circa 100 metri dal villaggio.
Sulla spiaggia funziona un ristorante e sono disponibili sdraio ed ombrelloni direttamente sulla spiaggia.

2)La prostituzione infantile e la pedofilia.
Bambini di vita, Marie- France Botte & Jean Paul Mari
edizioni Esperienze Sperling Paperback
L’autrice ha vissuto per 4 anni in Thailandia combattendo e smascherando il turpe commercio di bambini e racconta la sua esperienza con drammatica semplicità, ha voluto farlo perchè si possa fare qualcosa, perchè un giorno non basti più entrare in un hotel di Bangkok e allungare qualche dollaro al cameriere per vedersi arrivare in camera un bambino nudo, con lo sguardo da sonnambulo e il corpo coperto di cicatrici.
Si soffre leggendo questo libro ed essendo coscienti che non è una storia romanzata ma la pura realtà, non mi vergogno a dire che ho pianto. Il fenomeno della pedofilia assume dimensioni spaventose in questi paesi poveri, dove per pochi bath (moneta locale) si può comprare un bambino e la polizia locale chiude gli occhi perchè ha il proprio tornaconto.
Il 60% dei bambini interrogati hanno detto di aver avuto rapporti con pedofili occidentali, infatti quello che da noi potrebbe costargli la galera, là vale soltanto qualche dollaro, e loro lo sanno e se lo dicono l’un l’altro. Anzi: per giustificarsi, i pedofili hanno addirittura elaborato una teoria sul “nuovo amore”, un misto di fragili argomentazioni “culturali” che altro non è che un modo per legittimare un crimine.
Ma i bambini non si sono lasciati ingannare e hanno dato un nome ai pedofili: li chiamano “coccodrilli”.

3) Elenco fornito dalla Nazione, quotidiano di Firenze.
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Natura materna per i ricchi, natura matrigna per i poveri del mondo!

28 Dicembre 2004 16 commenti

Centomila sarebbero i morti dell’Apocalisse imperialista, di cui viene incolpata la Natura. Si scartabella, per l’occasione, una vecchia teoria della Natura, che fa punto comodo ora, nell’ora del disastro.

La Natura, esistendo in tre ‘stati’, in libertà, in errore, in vincoli, non può che comportarsi in tre modi.

In libertà ha uno sviluppo spontaneo come essere ‘vivente’, – che solo i ricchi possono gustare con i loro viaggi nei paradisi naturali -; in errore è mostruosa, un’azione perversa della materia, – che capita solo ai poveri del mondo, dove tirar fuori una patata da un deserto richiede un anno -; in vincoli prende ordini dall’uomo e lavora sotto la sua autorità, – cosa che capita solo nei “paesi del benessere”, ad alta tecnologia -.

Questa melma filosofica può accampare pretese negli acquitrini del cervello di Feltri e dei suoi amici, che sotto sotto, dalle pagine di ‘Libero’, non sono tanto dispiaciuti se la natura ‘in errore’, la natura ‘matrigna’, con una sola ondata, ha spazzato in anticipo centomila disperati della terra.

Perchè sono una parte di quei due terzi degli abitanti del pianeta destinati ad un esodo forzato in non si sa quale parte del globo globalizzato.

Perchè tra le popolazioni rurali del Bangladesh, Thailandia, Indocina, Sumatra, Ceylon, Filippine, vivendo in zone costiere o concentrate nei delta fluviali, secondo le previsioni dell’IPCC, in un periodo non molto lontano, con l’innalzamento del mare di 40 cm. per il surriscaldamento del pianeta, raddoppieranno il numero degli alluvionati, da circa 50 milioni attuali a 100 milioni.

Paura che arrivino in anteprima sui sacri lidi d’Italia?

C’è invece molta preoccupazione, su ‘Libero’, per un migliaio di ricchi vacanzieri che erano sul posto, nelle isole ‘OASIS’, quelle che credevano far parte della natura ‘libera’, da godersi.

I ricchi vacanzieri non sanno che le popolazioni delle piccole isole del Pacifico e dell’Oceano Indiano, il cui livello del suolo è di pochissimo superiore a quello del mare, si sono organizzate in un movimento politico denominato AOSIS (Association of Small Island States), – il cui anagramma è OASIS-, per denunciare che quelle isole sono tutt’altro che oasis, ma piccole aree di terraferma circondata dalle acque, sempre più traballanti per i test atomici.

Natura matrigna …anche per loro, signor Feltri.

Non poteva avvisarli, dal suo giornale? I servi non servono, neanche a questo.
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Riferimenti: Imperialismo, il solo responsabile

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Imperialismo, l’ assassino mondiale, il solo responsabile dell’Apocalisse!

27 Dicembre 2004 10 commenti

Mentre si cercano cadaveri, decine di migliaia in tutto il Sud-Est asiatico, decine di migliaia di poveri travolti dalle onde dell’oceano inferocito, milioni di feriti e di senza-tetto, l’assassino mondiale, l’imperialismo, impallidisce, perchè ormai nel cuore di nessun operaio, donna, proletario onesto, non ci può essere più un solo dubbio, che questo sistema di morte debba essere distrutto al più presto, per potere almeno esistere!

Test atomici e terremoti

Il 23 settembre 1969, la Cina fece esplodere una bomba termonucleare sotterranea in un poligono nella parte occidentale del paese. Il 28 settembre, un terremoto colpì lo stato di Vittoria, nell’Australia sud-orientale. Le scosse furono accompagnate da una serie di boati e da apparizioni di luci verdi nel cielo.

Il 28 e 30 maggio 1970 vi furono test nucleari, ed il 31 maggio la città di Chimbote, in Perù, fu devastata da un terremoto che uccise 60.000 persone.

Il 27 luglio 1976, gli Usa fecero esplodere una carica da 20-150 chilotoni nel sottosuolo del Nevada. Il giorno seguente, la città di Tang-shan (Cina) e 800.000 persone furono distrutte da un sisma che fu valutato di magnitudine 8,2 nella scala Richter.

Il 13 e 15 settembre avvennero test nucleari sotterranei, il 16 settembre un terremoto (7,7 Richter) rase al suolo la città iraniana di Tabas, con 25.000 morti.

Il 5 novembre 1988 la Francia realizzò nelle acque dell’atollo di Mururoa un’esplosione nucleare di 50 chilotoni. Il giorno successivo, un violento terremoto (7,6 Richter) sconvolse la provincia cinese dello Yunnan, facendo circa 600 vittime.

Il 24 novembre dello stesso anno, la Francia eseguì un’identica esplosione. Un terremoto (6 Richter) colpì il Canada e gli Stati Uniti del Nord-Est il giorno seguente; mentre il 26 novembre ancora una volta una provincia cinese, Qin-ghai, fu scossa da un sisma.

E ancora: il 4 dicembre 1988, l’URSS fece detonare una bomba nucleare di potenza stimata fra i 20 ed i 150 chilotoni in una base del circolo polare artico. Il 7 dicembre, l’Armenia fu squassata da un terremoto (6,9 Richter) che uccise 60.000 persone e lasciò mezzo milione di senzatetto.

Il 22 gennaio 1989, una esplosione sperimentale (20-150 chilotoni) fu effettuata nel Kazakistan nordorientale; il giorno successivo un terremoto nel Tajikistan sovietico fece più di 200 morti.

Il 23 giugno 1992, gli americani fecero scoppiare l’ennesima bomba nucleare sotterranea; il 28 giugno, due terremoti di insolita violenza (7,4 e 6,5 Richter) colpirono il sud della California.

Curiose coincidenze? Per molti sismologi la risposta è sicuramente sì. Riley Geary, del Caltech, dichiara che i dati non rivelano un legame tra esplosioni e sismi, e per Robert-Carmichael, geologo della Iowa University, l’ipotesi di un nesso causale tra bombe sotterranee e terremoti, è “una frode scientifica, paragonabile alla magia o all’ astrologia”.

Eppure altri dati, del tutto scientifici, indicano che questo legame è molto più che una fantasia o una superstizione.

Il professor Gary T. Whiteford, docente di geografia all’Università di Brunswick in Canada, ha scoperto che i terremoti con magnitudine da 6 a 6,5 Richter sono più che raddoppiati da quando hanno avuto inizio i test nucleari sotterranei.

Infatti, tali sismi furono 1.164 fra il 1900 ed il 1949; sono saliti a 2.844 tra il 1950 ed il 1988.

Un significativo aumento è registrato anche per i sommovimenti tellurici di magnitudine compresa tra 6,5 e 7 Richter: furono 1.110 nel periodo 1900-1949; se ne contarono 1.465 tra il 1950 ed il 1988. Tali incrementi si sono verificati in tutte le zone particolarmente sismiche del globo. Ad esempio: la percentuale di tutti i terremoti (superiori o pari a 5,8 Richter) nelle Isole Aleutine era di 3,31 nel tempo precedente gli esperimenti nucleari americani nel Nevada. Tale percentuale salì fino al valore di 12,57 nel periodo dei test.

Le isole Salomone e Nuova Bretagna (Oceano Pacifico) erano sismicamente tranquille nella prima metà del nostro secolo: la percentuale dei terremoti era di 2,98. Nell’epoca delle bombe nucleari francesi a Mururoa questo valore è quasi quintuplicato: 10,08.

Anche l’isola di Vanuatu ha pagato un pesante tributo alla grandeur nucleare francese. La sua percentuale di terremoti era di 3,36 nell’arco di tempo 1900-1949; nel periodo seguente contrassegnato dai test, tale cifra è balzata a 9,30.

Nell’isola Novaya Zemlya non avvennero mai violenti terremoti nel primo cinquantennio del secolo; da quando vi fu costruita una base per esperimenti nucleari sovietici, si sono avute sei scosse telluriche di grandezza pari o superiore a 5,8 Richter.

In una visione globale si può rilevare che, nei primi cinquanta anni di questo secolo, sono stati registrati 3.419 terremoti di magnitudine uguale o superiore a 6 Richter, con una media di 68 all’anno. Dal 1950 al 1989, i terremoti in questione sono stati 4.963, con una media di 127 all’anno: il valore è quasi raddoppiato.

Il professor Whiteford ha compiuto inquietanti scoperte a proposito dei cosiddetti “terremoti assassini” (killer quakes), cioè sismi che provocano almeno 1.000 vittime. “Nel corso di 37 anni di sperimentazione nucleare, venti dei trentadue terremoti assassini, ovvero il 62,5%, avvennero lo stesso giorno o entro quattro giorni dal test”.

Dati allarmanti provengono anche da uno studio di due scienziati giapponesi, Shigeyoshi Matsumae e Yoshio Kato, della Tokai University di Tokio: “Fenomeni anomali meteorologici, terremoti e la variazione dell’asse terrestre sono notevolmente correlati ai test atmosferici e sotterranei. Essi hanno causato un aumento della temperatura dell’esosfera terrestre da 100 a 150 gradi, che cresce in modo abnorme immediatamente dopo un test nucleare.

Ad esempio, è stato scoperto che la temperatura assoluta salì da 70 ad 80 gradi dopo un test sovietico che fu rilevato dalla stazione d’osservazione da Uppsala, il 23 agosto 1975. Similmente, un continuo e drastico rialzo della temperatura fu osservato in occasione di una fitta serie di sei esplosioni sperimentali avvenute tra il 18 ed il 29 ottobre 1975″. E concludono: “La temperatura dell’atmosfera è cambiata dai test nucleari, un cambiamento che neppure il sole potrebbe produrre. Si può facilmente immaginare quali effetti abbia tutto ciò sulle condizioni meteorologiche della terra”.

Ovviamente, il potere negò sempre che le esplosioni atmosferiche potessero avere simili conseguenze: “Due scienziati dell’Ufficio Meteorologico di Washington hanno portato a termine una loro inchiesta sugli effetti delle esplosioni delle bombe A sull’evoluzione del tempo. Essi escludono che le particelle radioattive liberate dall’esplosione possano comportarsi, nella libera atmosfera, come nuclei di condensazione, e quindi non si può avere un aumento della piovosità. Essi non ammettono minimamente che i residui delle esplosioni proiettati nell’alta atmosfera possano portare ad una diminuzione d’intensità nella radiazione solare e tanto meno che gli scoppi possano influenzare dinamicamente l’oceano d’aria”.

È fin troppo facile supporre che il potere negherebbe ogni credibilità ad altre gravissime conclusioni cui giunge lo studio di Matsumae e Kato. Tipo: “Le esplosioni nucleari spostano l’asse di rotazione terrestre”. I due ricercatori nipponici notano infatti che test nucleari di almeno 150 chilotoni fanno slittare sensibilmente la posizione dell’asse polare. Questo spostamento provoca una variazione nella durata della rotazione del nostro pianeta, che è nell’ordine del centesimo di secondo, ma rivela come l’intervento umano possa interferire con realtà vecchie di milioni di anni e di dimensione planetaria.

Le osservazioni scientifiche di ricercatori indipendenti dimostrano chiaramente che le esplosioni nucleari sperimentali hanno causato danni rilevanti all’equilibrio della struttura stessa del nostro pianeta. Diversi scienziati, tuttavia, lo escludono, soprattutto per il motivo che le energie sviluppate dagli scoppi termonucleari sarebbero troppo esigue e troppo brevi.

Eppure i fatti sono ben evidenti. Come si può negare un legame causale quando, anche all’analisi statistica, esso è più che verosimile? Come interpretare questa miopia scientifica?

Prima di tutto, occorre non tenere in alcun conto le opinioni di chi ha interesse a negare i pericoli nucleari. Non si può prestare nessuna fiducia, ad esempio, a quei due scienziati dell’Ufficio Meteorologico di Washington citati poc’anzi, perché essi lavoravano per lo stesso governo che voleva a tutti i costi i test nucleari. Essi non esponevano un parere motivato da ricerche scientifiche libere, ma servivano a tranquillizzare l’opinione pubblica.
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(tratto da Test nucleari: giocare col plutonio, di Paolo Cortesi, parte II: Test atomici e terremoti):

“… vorrei esaminare il delirio tecnocratico nucleare delle due superpotenze negli anni Cinquanta e Sessanta. Si tratta di storia recente, è solo l’altro ieri, eppure pochissimi sembrano ricordarsene, come se l’immaginario collettivo volesse rimuovere un terrore troppo opprimente.

La storia dell’umanità ha conosciuto ombre e orrori agghiaccianti, ma la storia dei test nucleari non ha neppure la cupa grandezza di un titanismo diabolico, ma piuttosto è una lunga parentesi di imbecillità generale, di cretineria feroce, qualcosa di paragonabile alla crudeltà laboriosa di un pazzo assassino.

Gli scienziati giocavano alle divinità, si sentivano onnipotenti e fremevano d’orgoglio contemplando le colossali bolle di fuoco nei cui vortici, a dieci milioni di gradi, si plasmava la materia come nel caos primigenio. A spese dell’intero genere umano, su cui piovevano tonnellate di scorie radioattive, i tecnocrati potevano far scoppiare a dozzine le loro bombe, disponendo di finanziamenti statali enormi.

Alla fine del 1955, gli USA investivano 12.000 milioni di dollari nell’industria atomica, che impegnava 130.000 tecnici ed aveva 10 stabilimenti per la produzione di uranio arricchito. Per tentare di dare una parvenza di umanità a questo abisso di follia, fu diffusa e imposta tramite una propaganda martellante la vergognosa menzogna dell’atomo di pace.

Si diceva che l’energia nucleare sarebbe stato un potentissimo alleato dell’uomo, uno strumento benefico di straordinaria efficacia per domare la natura e migliorare la vita. L’uso militare – si diceva – era solo un aspetto dolorosamente necessario, tragicamente inevitabile (ma perché?) di quella che era “una meravigliosa risorsa costituente patrimonio comune dell’umanità”; “una vera e propria rivoluzione scientifica e industriale, non meno profonda di quella che si determinò nell’Ottocento, forse capace di liberare l’uomo dal bisogno”. “Oltre che per la produzione di forza motrice in quantità sufficiente per tutte le esigenze e ad un costo irrisorio, l’utilizzazione dell’energia atomica si dimostra ancora più promettente per fugare lo spettro della fame”.

Ciascuna delle affermazioni precedenti racchiuse tra virgolette è falsa.

E nessuna delle previsioni citate si è avverata. Questa visione pacifica, persino idilliaca, dell’energia atomica è irreale, lo è sempre stata e gli addetti ai lavori lo hanno sempre saputo, anche se il solo supporlo era un’eresia, l’affronto al dogma della bontà sublime della scienza tecnocratica. Troppi interessi legavano fin dagli inizi delle ricerche atomiche gli scienziati al potere, ed il potere, nella storia della tecnologia nucleare, si è sempre espresso militarmente.

Di solito, la costruzione della prima bomba atomica è presentata come la conseguenza di un uso perverso della scienza. È ormai popolare la leggenda di una amara rassegnazione degli scienziati del Progetto Manhattan alle tragiche ragioni belliche: per mettere fine alla guerra, fu inevitabile usare la bomba A. Un necessario fine giustificò un terribile mezzo.

Tutto ciò è falso: la bomba atomica fu entusiasticamente, caparbiamente voluta dai fisici atomici.

Nel bel mezzo della discussione se impiegare o no un ordigno che, in un attimo, avrebbe spazzato via migliaia di persone, quel brav’uomo mite e sorridente di Enrico Fermi sbottò infastidito: “Lasciatemi in pace coi vostri rimorsi di coscienza! È una fisica così bella!”.

Questo è il livello di sensibilità morale dello scienziato tecnocrate: non dimenticatelo mai.

[per "tecnocrazia" si intende la tecnologia asservita alla plutocrazia, applicazione pratica della scienza incorporata nel capitale, n.d.r.]
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Riferimenti: La natura inumana

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Un’ idea per Natale

24 Dicembre 2004 4 commenti

Per Natale la ‘Fiera dell’Est’ tira e tanto

Il porno intendo, la tratta delle giovani povere ma belle, che il Natale lo vogliono passare anche loro, tra tanta miseria, almeno una volta all’anno, con un pranzo come si deve.

Nel ‘ricco Occidente’ a Natale circola qualche lira in più, in saccoccia.
Si usa fare e ricevere regali nella gioiosa festa cristiana della natività e della famiglia.

Le giovanissime ‘attrici’ per vincere la concorrenza, per far tirare di più la merce sul festoso mercato di Natale, si prestano a tutto.

A suon di megafono, ‘magistralmente’ dirette dal regista italiano e dagli attori, rappresentanti della virilità nazionale, all’urlo ” dateci dentro!”, le giovani ripetono centinaia di penetrazioni di gruppo, anche per 15 ore di seguito. Riprese in tutte le maniere inimmaginabili, coadiuvate anche da false lesbiche che per l’occasione si improvvisano.

Le più deboli, alle prime armi, dopo qualche settimana finiscono all’ospedale, per farsi ricucire, vagina, clitoride, grandi labbra. Come bestie da macello. Molte hanno ferite talmente gravi che viene loro asportato l’intero apparato riproduttivo. Non avranno mai più un figlio. Le più giovani, che non sospettavano un lavoro con ritmi tanto frenetici, percorrono, dopo un pò, la via del manicomio.

Ma il mercato tira … per Natale le richieste raddoppiano, bisogna darci sotto, si fanno gli straordinari notturni, non inclusi in busta-paga.

Il ‘maschile’ amante di quest’”arte”, per non cadere nella banalità del solito regalino, sotto l’albero di Natale, accanto al Presepe, al bambin Gesù, uno di questi filmetti ungheresi, adorabile nella sua luccicante confezione regalo, non ci starebbe male.

Costa poco e fa la sua figura.
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Riferimenti: Porno made in Italy

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Impiccarsi dovrebbero in massa i cittadini di Manfredonia,per la loro ipocrisia!

24 Dicembre 2004 2 commenti

Giovanni Potenza ha confessato di aver ammazzato Giusy.
La gente, i giornali, il p.m., ci avvertono subito che lo stupratore-assassino ha un posto nel mondo perbene della comunità di Manfredonia.

Un onesto-lavoratore-pescatore-sposato-famiglia-padre di due bambini, una femminuccia di otto anni e un maschietto di due.

Un giovane di 27 anni, non ancora uomo, a 27 anni, cugino del padre, un famigliare della vittima.

La città era in ‘trepidante attesa’, presidi, fiaccolate, preghiere, che la caccia degli inquirenti si concludesse con la scoperta del ‘mostro’, dell’”anormale”, del ‘degenerato’.

Con stupore si è trovato l’assassino nel tessuto sociale della sua cittadinanza perbene. Escluso il senegalese di turno, l’assassino è uno di loro.

Il pm, Vincenzo Maria Bafundi, nella conferenza stampa tenuta a Foggia dopo l’arresto ha avvalorato la versione-confessione dell’omicida, una verità scontata, perfettamente calzante con i valori della comunità, una verità tutta ‘maschile’, la colpevolezza della vittima.

L’opinione paesana che una ragazza virtuosa non può essere violentata e uccisa, perchè si comporta in modo diverso, non contamina con la sua lussuria, la ‘sacralità’ della famiglia, l’onore del paese!

Giusy “era molto innamorata dell’uomo che poi l’ha uccisa, voleva con lui una storia seria, voleva che Giovanni Potenza lasciasse la moglie e i due figli per continuare a stare con lei”.

“Il loro rapporto sentimentale … era assolutamente segreto ed era cominciato circa due mesi prima del delitto, pare all’inizio di settembre … tuttavia, negli ultimi tempi – Giovanni Potenza voleva troncare la relazione sentimentale, ma si era scontrato con la ragazza che lo ha ripetutamente minacciato di riferire tutto alla moglie”.

Ma guarda, un amore impossibile, che bel delitto, per il signor p.m! Quanta roba per i prossimi rotocalchi!

Dunque, di fronte alla personalità del giovane-onesto-lavoratore-pescatore-padre di famiglia-(stupratore e assassino!) si tenta di ‘ricostruire’ la personalità di Giusy, la vittima responsabile, la bambina capace di seduzione, la falsa mammoletta in bilico tra ‘innocenza’ e ‘libidine’, la passeretta vendicativa, l’animo di un usuraio che ha provocato il comportamento scatenante dell’omicida.

Un ritratto ben diverso da quello dipinto il giorno dei funerali, dove Manfredonia ‘piange e applaude’ alla novella Maria Goretti!

Per la ‘ricostruzione’ di Giusy ci sono già tutti gli elementi. La ‘Psy’ (coanalisi-cologia-chiatria-copatologia …), scagiona la responsabilità diretta dell’omicida.

Si è stabilito – la ‘psy’ non ammette dubbi – che le giovani donne al primo risveglio sessuale della pubertà sono destinate a puntare gli occhi sui loro padri, attraverso il processo di transfert.

Il povero pescatore giovane-onesto-lavoratore-padre di famiglia stava rimpiazzando il padre nella immaginazione di Giusy. Si sa – dogma della ‘psy’- che il risveglio sessuale delle ragazze arriva in modo ciecamente istintivo e può assumere l’aspetto di un attaccamento indiscriminato per un qualsiasi membro maschile che capiti loro di incontrare …

Il pescatore, il caprone ringiovanito dalla passione di una quindicenne, che aveva provato per lei l’affetto per una sorella, ma che turbato da una falsa mammoletta desiderosa di conoscere cosa significava essere desiderata da un ‘vero’ uomo, conscia delle sue attrattive sessuali – lo aveva ridotto a schiavo sessuale, ha ucciso per necessità, per sfuggire alla strategia del ricatto di Giusy, per salvaguardare la sua immacolata famiglia, e anche quella di Giusy, e anche il paese, da una giovane ‘sgualdrinella’ dalla faccia di bambola.

Nel pieno rispetto dello stereotipo culturale del ‘maschile’ che vuole, sempre, la vittima colpevole.

Onore, reputazione, moglie, famiglia, paese … quel paese che aveva fatto il funerale alla castità di Giusy e che, ora, ridisegna la vittima come responsabile di aver incoraggiato un crimine che non ci sarebbe stato se si fosse comportata in modo diverso.

‘E’ il più bel regale di Natale … i genitori – pur nel dolore – sono felici’ dichiara la zia di Giusy, Lucia.
Ho letto che si terrà un concerto rock sulla piazza del paese, in memoria di Giusy…

Impiccarsi dovrebbero in massa i cittadini di Manfredonia per la vergogna, per la loro ipocrisia!

Riferimenti: Maschi bastardi

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Crocifisso in aula e Consulta, giudici atei e Castelli

15 Dicembre 2004 4 commenti

La Consulta non censura il crocifisso nelle aule scolastiche, ma precisa che non vi è alcun obbligo legale ad esporlo

La Consulta ha dichiarato che la questione “crocifisso in aula” scolastica è di carattere esclusivamente regolamentare e, quindi, non la riguarda.

Per il testo integrale del provvedimento: clicca qui. Era stato il Tar del Veneto a sollevare la questione.

Da un primo esame dell’ordinanza n.389/2004, emerge che la Corte Costituzionale, pur non avendo affrontato nel merito il problema, ha sottolineato che il fondamento giuridico dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche è meramente “regolamentare”.

Pertanto, se ne deduce che non vi è alcun obbligo legale ad esporlo.

Infatti, nella motivazione si legge: “gli articoli 159 e 190 del testo unico [n.297 del 1994, in materia di istruzione] si limitano a disporre l’obbligo a carico dei Comuni di fornire gli arredi scolastici, rispettivamente per le scuole elementari e per quelle medie, attenendo dunque il loro oggetto e il loro contenuto solo all’onere della spesa per gli arredi“; e ciò significa che vi è solamente un obbligo per i Comuni di pagare gli arredi scolastici, non di esporre alcunchè nelle aule.

Poco dopo si sottolinea che le norme regolamentari richiamate sono norme prive di forza di legge.

A buon intenditor poche parole.
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Disposta inchiesta dal Ministro Castelli contro il giudice Luigi Tosti del tribunale di Camerino

Il 10/12/2004, si è insediato presso il Tribunale di Camerino un ispettore che è stato inviato dal Ministro Castelli per indagare sul conto del giudice Luigi Tosti che il 26 ottobre scorso, in nome dell?eguaglianza e della pari dignità di tutte le ideologie religiose, aveva esposto il simbolo dell?Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) a fianco del crocefisso dei cattolici.

Il Ministro ha contestato al magistrato di Camerino di aver esposto il simbolo dell?UAAR in spregio al «principio» che l?unico simbolo religioso, degno di essere ostentato nelle aule giudiziarie italiane, è il «crocefisso» e, inoltre, che il quotidiano la Repubblica ha pubblicato, il 26/10/2004, parte del contenuto della lettera con la quale il magistrato ha esposto le motivazioni della sua iniziativa: per questi ?addebiti? il Ministro chiede il trasferimento per incompatibilità ambientale e il procedimento disciplinare nei confronti del Tosti.

Questo il commento, sarcastico, del Tosti:

«Debbo riconoscere che il Ministro leghista e i cattolici hanno piena ragione nel sostenere che il crocifisso sia l?unico simbolo di ?civiltà? che meriti rispetto e venerazione: c?è da rammaricarsi – come ha giustamente fatto il Vaticano – che gli Stati dell?Unione non abbiano consentito che nella Carta Europea si evidenziassero le ?radici cristiane? del vecchio Continente. Questo, tuttavia, non dovrebbe impedire che i ?frutti? di queste ?sane? radici cristiane vengano di nuovo coltivati e rispolverati, rievocando le pagine più gloriose della storia di Santa Romana Chiesa Cattolica e dei suoi papi.

Che si ripristini, dunque, il sacrosanto confino degli ebrei nei ghetti, che non fu disposto per la prima volta dai nazisti, ma dalla bolla papale Cum numis absurdum. Perché non ripristinare, poi, il pio obbligo, anche questo imposto per la prima volta agli ebrei dai cattolici (e non dai nazisti), ?di indossare, sempre, un emblema distintivo per farsi riconoscere come ebrei? (a Modena era un nastro rosso che dovevano portare ben in vista in cima al cappello), l?obbligo di assistere alle prediche coatte dei preti cattolici, il diritto di rapire i bambini degli ebrei che fossero stati ?battezzati di nascosto? all?insaputa dei genitori, per poi indottrinarli nella Chiesa dei Catecumeni? Perché non ripristinare anche quelle ?sante crociate? contro i musulmani, per cancellare dalla faccia della Terra questi ?infedeli?, che non hanno ancora capito che l?unica Verità è nel Verbo di Cristo, al quale bisogna convertirsi? Perché non far rifulgere a nuova e cristiana luce, sulla sommità dei roghi, gli eretici, gli atei, le streghe, gli omosessuali e gli scienziati, come fatto da Santa Cattolica Romana Chiesa per secoli? Perché non straziare, col ripristino delle torture dei Tribunali della Santa Inquisizione, le carni degli eretici e delle streghe, infilando nelle vagine di queste ultime quelle cristiane ?pere? metalliche, da divaricare poi ad arte, per far rinsavire queste ?indemoniate??

In attesa che la Comunità Europea faccia nuovamente sbocciare i fiori e i frutti di queste ?radici cristiane?, chiedo pubblicamente scusa al Ministro e ai Cattolici per aver osato esporre il simbolo degli Atei e Agnostici accanto al sacro simbolo del Crocifisso e, addirittura, per aver permesso a un quotidiano, non filo-governativo, di leggere e pubblicare il mio pensiero: la mia irriconescenza è grave, soprattutto in considerazione dell?alto senso di Tolleranza e di Eguaglianza che si è manifestato nei miei confronti, provvedendo alla rapida rimozione dell?immondo simbolo dell?UAAR.

In fondo si dice che Gesù abbia predicato, democraticamente e laicamente, l?eguaglianza: la colpa non è dei cattolici ma degli atei e degli altri credenti, che non hanno ancora capito che per essere ?uguali? bisogna essere tutti uguali ai cattolici».

(dal sito dell’UAAR)
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Regio Decreto 26 aprile 1928, n. 1297: “Regolamento generale sui servizi dell’istruzione elementare”

(Da Supplemento ordinario alla “Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana” n. 167 del 19 luglio 1928)

Art. 1.
E’ approvato il regolamento generale sui servizi dell’istruzione elementare, annesso al presente decreto e firmato, d’ordine Nostro, dal Ministro proponente.

(omissis)

Capo V – Arredamento scolastico.

Art. 119.
Gli arredi, il materiale didattico delle varie classi e la dotazione della scuola sono indicati nella tabella C allegata al presente regolamento.

(omissis)

TABELLA C (art. 119)

Tabella degli arredi e del materiale occorrente nelle varie classi e dotazione della scuola.

Prima classe.
1. Il Crocifisso.
2. Il ritratto di S. M. il Re.
(omissis)

[Idem per le altre classi]

Dotazione comune per tutte le classi in consegna alla Direzione.

1) Bandiera d’Italia, che sarà fregiata dei premi riportati dalla scuola nelle gare. (Obbligatoria).
2) Uno strumento musicale (possibilmente un pianoforte o un armoniun)
3) Uno o più armadi per la conservazione delle carte murali varie. (Obbligatorii).
4) Museo didattico comune alle varie classi di una scuola o a tutte le classi della città. (Obbligatorio).
5) Macchina pre proiezione fisse o animate.
6) Apparecchio per audizioni musicali, con dotazione di dischi educativi.
7) Possibilmente: strumenti per la fanfara del ricreatorio festivo. 8) Biblioteca di pochi libri scieltissimi, con molte copie di ciascun libro. (Obbligatoria)
9) Distintivi della scuola, per gite scolastiche (bracciali o altro).”
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Riferimenti: Croci e crocifissi

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Scuola e famiglia , il ‘cerchio’, diretto responsabile della morte di Giulia!

13 Dicembre 2004 5 commenti

Se ne è andata Giulia, 14 anni, impiccandosi ad un albero.

Nei bigliettini lasciati, tanti sensi di colpa nei confronti della scuola, dei genitori, delle amicizie.

Non andava bene a scuola: in quel maledetto giorno i genitori erano a colloquio con gli insegnanti.

Era terrorizzata dal complotto scuola-famiglia: la sua morte rivela la verità di questo complotto, la brutalità sottile e drammatica, il controllo uniforme, stretto e duplice, il cappio che le ha stretto il collo su quell’albero.

Mi riesce terrificante pensare al cerchio scuola-famiglia che ha ucciso Giulia, perchè della morte di Giulia è il diretto responsabile.

La famiglia dove la libertà è libera di non essere libera, dove l’indipendenza è disobbedienza che deve essere schiacciata, dove l’educazione è una persecuzione.

La persecuzione di non deludere i genitori, cioè di essere come essi vogliono e l’angoscia di dover essere come non si è.

La scuola, l’alleata criminale della famiglia, dove si impara ad essere ciò che non si è.

Fin dalle elementari la scuola è il corpo insegnante, ordine e disciplina, il luogo che detta sempre i codici, la sinagoga, la congrega, la confraternita, tutto, tranne che un luogo di istruzione.

Un microcosmo di potere gerarchizzato nelle classi, con i suoi capi e sottocapi, il ‘segretario’, la spia di turno che scrive sulla lavagna della punizione il nome dei chiacchierini, il ‘distributore’, ‘il raccoglitore’, ‘il chiudiporta’, il volontario di turno che porta il caffè delle 10 alla Signora Maestra.

La scuola, un odioso sistema di selezione, di meritocrazia, che insegna ai bambini, fin dalla più tenera età, a distinguere gli ‘schiocchini’, i bambini- burattini che non possono crescere, perchè nascono burattini, vivono burattini, muoiono burattini; dai bambini-seri, ossequiosi, ubbidienti, disciplinati … che potrebbero agire in modo diverso, ma essendo ‘buoni’, non vogliono agire in modo diverso.

La scuola, la caserma dell’obbedienza appresa e dell’autocontrollo, che ha come solo criterio del bene e del male, dello sviliuppo della personalità, il grado della non-libertà inculcato come libertà!

Che schifo!

In questa stretta del duplice controllo famiglia-scuola, non può non maturare ogni forma di violenza e di rabbia repressa, dall’incapacità di ribellarsi, il suicidio e, al suo opposto, l’omicidio, la ribellione estrema.

Il cerchio famiglia-scuola, però, nonostante i suoi ingranaggi di potere, oggi traballa e non riesce più ad ottenere, come vorrebbe, l’incondizionata obbedienza, elevandola ad atto di libera volontà, di autodeterminazione.

Perchè anche i ragazzi ‘perbene’ che vanno volentieri a scuola e che ubbidiscono ai loro maestri e ai genitori, sono obbligati nella vita, all’”ozio”, alla bruttissima malattia da cui non si guarisce più, la disoccupazione e la precarietà permanente.

I due pilastri sociali sono marci, stanno crollando sulla testa di tutti.

E Giulia, con il suo dramma, ce lo ha detto.

Sensibile, emotiva, incapace di ‘fondersi’ con i propri genitori, bersagliata dai brutti voti inferti dai suoi zelanti insegnanti, stretta nel ‘cerchio’, troppo timida e dolce per reagire e ribellarsi, per riprendersi la sua vita ha dovuto togliersela, impiccandosi.

Vorrei sapere come, dove e quando un Tribunale giustizierà scuola e famiglia.
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La ragazzina frequentava il primo anno del liceo artistico
E’ scappata di casa con una corda e si è impiccata a un albero
Vicenza, si uccide a 14 anni, aveva problemi a scuola
I genitori erano andati a parlare con gli insegnanti

VICENZA – Una ragazzina di 14 anni, di Nanto (Vicenza), si è tolta la vita impiccandosi ad un albero poco distante da casa. Il suo corpo è stato trovato oggi da un cacciatore. La giovane era sparita da casa ieri, giorno del colloquio a scuola tra insegnanti e genitori. La ragazzina frequentava il primo anno del liceo artistico “Martini”, ma il suo rendimento non era buono. Nei biglietti che ha lasciato ai familiari, spiegherebbe la decisione di farla finita proprio con il dolore per le delusioni scolastiche procurate ai genitori.

Le ricerche della ragazzina, di nome Giulia, erano scattate ieri sera nella zona collinare intorno a Nanto, quando il papà e la mamma, rientrando a casa, avevano trovato sul tavolo un biglietto della figlia, dal contenuto agghiacciante: “vado via, mi butto sotto il treno”.

Subito sono stati avvisati i carabinieri che assieme ai vigili del fuoco e a volontari hanno battuto la zona palmo a palmo, senza esito. La giovane però, che si era allontanata da casa con una corda, aveva intanto raggiunto una collinetta nei pressi di Mossano, un paese confinante con Nanto, e qui davanti ad un albero ha messo in atto il suo tragico proposito. Un cacciatore stamane ha notato il corpo pendere da un ramo. La 14enne, vestita con jean, scarpe da ginnastica ed un giubbotto, aveva nelle tasche alcuni bigliettini, rivolti ancora ai genitori, nei quali spiegherebbe il suo stato di disagio a scuola, ma parlerebbe anche delle piccole delusioni nei rapporti di amicizia. Pare che l’adolescente, con un carattere un po’ introverso, avesse un’unica amica del cuore, con la quale si confidava.

La notizia della morte della ragazzina è giunta mentre al liceo artistico “Martini” di Vicenza erano già in corso le lezioni odierne. E’ stato il preside, Mauro Maria Pedrot, a comunicarlo ai compagni di classe di Giulia, che sono rimasti sconvolti.

(da Repubblica, 11 dicembre 2004)
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Riferimenti: Scuolamica (una scuola per amica)

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Sperimentazione su animali e poveri, cuore della medicina del Capitale!

11 Dicembre 2004 Commenti chiusi

Blitz contro gli animalisti: un arresto e 13 denunce.

Arresti domiciliari per la coordinatrice del movimento NoRbm, Marina Berati che da anni conduce una battaglia contro l’azienda del torinese.

Agli amici Animalisti, ai coraggiosi militanti che sfidano le multinazionali della vivisezione,tutta la mia solidarietà!

TORINO.’ Un arresto e 13 denunce per altrettanti animalisti. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a danneggiamenti nei confronti di un’azienda specializzata in ricerche biomediche con l’uso di animali. Agli arresti domiciliari è finita Marina Berati, promotrice del movimento NoRbm. I provvedimenti sono stati emessi dal Tribunale di Torino in seguito a 40 perquisizioni tra Torino, Alessandria, Cuneo, Milano, Padova, Varese, Roma e Firenze, in cui sono stati sequestrati computer, materiale informatico e volantini.
Tutti aderiscono al movimento animalista internazionale Alf (Animal liberation front)’
(da Repubblica)
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A cominciare dagli anni ’70 si è diffuso il dibattito sulla questione animale e si è cominciato a parlare di animalismo, espressione con cui si intende sia il movimento impegnato nell’affermazione dei diritti degli animali, sia quel settore di studi etico-filosofici che riguardano il rapporto con i ‘non-umani’. Al di là della questione, assai importante, su chi possa dirsi umano e chi no, l’idea di una giustizia tra le specie, la questione animale, dalle prime formulazioni nell’antichità ad oggi, non può essere elusa da chi si proclama almeno democratico.

La sperimentazione sugli animali non può essere un argomento da evitare, se si proclama anche solo la cultura del rispetto.

Grazie all’etologia si è eliminata la cesura tra gli uomini e gli altri esseri viventi e sono ineludibili oggi le questioni legate alla natura degli animali, al loro ruolo, al rapporto con l’uomo.

La propaganda della vivisezione, pratica dominante della medicina del capitale, anestetizza le masse andando a raccontare che gli animali non soffrono e che il loro sacrifico sull’altare delle malattie umane è, in ogni caso, indispensabile.

La valutazione della sofferenza: qui sta il punto. Per la filosofia capitalistica è fondamentale ridurre uomini e animali a macchine,affinchè il sistema dello sfruttamento continui in eterno.

La sofferenza di miliardi di esseri viventi, umani e no, lascia totalmente indifferente il Capitale.

Tutt’al più, la sua componente riformista, progetta correzioni a questa sofferenza additando per gli animali un egualitarismo interspecifico, soggetti degni di considerazione, ‘pazienti morali’ cui adeguare le pratiche della vivisezione.

Il problema dei limiti e della liceità di tali orrori non scalfisce la medicina del capitale. La visione tradizionale ‘specista’ – l’uomo è un essere superiore che deve servirsi degli esseri inferiori, sfruttandoli, uccidendoli e utilizzandoli come mezzi per il profitto – trionfa sempre.

E non tocca solo gli animali, ma anche la maggior parte dell’umanità, quella povera (espropriata).

Le grandi case farmaceutiche sperimentano sulle popolazioni dei paesi poveri perchè sono in genere meno abituate ai farmaci, rappresentando quindi ideali terreni vergini. La maggior parte dei farmaci sperimentati sono destinati alla popolazione dei paesi ricchi, alle loro malattie tipiche: obesità, ipertensione, malattie cardiache, renali, tumorali.

L’Africa è il continente previlegiato per la sperimentazione umana dell’AIDS; l’Asia e i paesi poveri dell’America Latina, i continenti previlegiati per l’espianto di organi vivi, perchè vivi devono essere i vivisezionati, per trapiantare loro gli organi destinati al ricco mercato occidentale.

Si producono molti farmaci, ma solo per i solventi.

Questo sistema economico deve essere raso al suolo. Non c’è via d’uscita.

Gli amici animalisti, nel loro nobile progetto, ci diano una mano a liberarci dal capitalismo e dal suo sistema della sofferenza!

Abbasso la medicina del capitale! Basta con la vivisezione! Vogliamo vivere sulla Terra, Madre di tutti i viventi, ognuno con i suoi diritti e con la sua dignità!

Scienza naturale dell’Uomo, no sperimentazione!

Riguardo la ‘filosofia’ brutale su cui si regge il sistema della sperimentazione e della vivisezione, riporto qualche brano ‘letterario’.(1)

“Lo sperimentatore non è un uomo di mondo, è uno scienziato, è un uomo afferrato e assorbito da un’idea scientifica che egli insegue: non ode più i gridi degli animali, non vede più il sangue che scorre, non vede altro che la sua idea, scorge soltanto organismi che gli nascondono problemi che egli vorrebbe scoprire. Non sente che è in un carnaio orribile: sotto l’influenza di un’idea scientifica, insegue con delizia un filetto nervoso nelle carni fetenti e livide che per un qualsiasi altro uomo sarebbero oggetto di disgusto e di orrore …”

Così esordisce il gran sacerdote della vivisezione moderna, Claude Bernard, nella sua ‘Introduzione’. Si fece costruire, nel sottoscala di casa, un forno dal quale rimaneva fuori solo la testa dell’animale e descrisse minuziosamente la morte lenta di cani e conigli arrostiti vivi facendo la grande scoperta che un cane può sopravvivere alla cottura fino all’indomani, quando la testa rimane fuori dal forno.

In Italia aveva un fan in Agostino Gemelli, il famoso francescano che insegnava ai discepoli ‘la ginnastica del silenzio’, ossia il taglio delle corde vocali delle vittime.

Un altro ‘discepolo’ Elia Cyon, nei ‘Metodi’ scrive: ‘Il vivisettore deve avvicinarsi alla vivisezione con un senso di eccitazione gioiosa’

Il prof. Walter Meek aggiunge: “L’agonia più spaventosa inflitta a un numero infinito di animali è giustificata … se esiste la più tenue possibilità di aggiungere un qualsiasi dato alla somma di conoscenze umane, senza che importi sapere se ciò avrà un qualsiasi valore pratico“.

E Markowitz: “Sarebbe un esercizio interessante togliere entrambi i reni a un cane e tre giorni dopo, quando è in punto di morte, trapiantargli nel collo il rene di un altro cane … nessuno studio potrebbe dimostrarsi più affascinante e soddisfacente, e allo stesso tempo lucrativo” (manuale di vivisezione).

Malati mentali? No, medici falliti, come il loro sacerdote Claude Bernard, bocciato tre volte all’esame … sadici di professione nei lager dei laboratori, in attesa di essere impiegati nei lager umani, cioè gli attuali ricoveri per degenti poveri ed anziani, carceri, ospedali ed istituti psichiatrici, non ancora così numerosi per impiegarli tutti!

Queste nullità umane protesteranno per ciò che dico,accusandomi di stregoneria contro i miracoli della medicina capitalistica.
La solita litania … molte migliaia di vite umane vengono salvate … per merito di chi affonda il bisturi nel cuore di un cane, o di un gatto, di chi usa il Noble-Collip (centrifuga cilindrica), la Blalock Press (schiaccia-arti), la Collinson-cannula (chiodo permanente conficcato nel cranio degli animali) e simili giocattoli … tutti impiegati nella nobile missione di allungare la vita all’umanità occidentale e a sconfiggerne le orrende malattie che con il suo standard di vita essa stessa si procura!

La ‘ricerca di base’,-leggi vivisezione- è la fonte tutta d’oro,l’albero della cuccagna che fa cadere nelle mani delle baronie farmaceutiche una pioggia di miliardi di miliardi!

Sono la strega medioevale, io, che torvo le pupille agli addetti questuanti di turno, che rifiuto l’offerta alla ‘ ricerca’, la domenica, che rifiuto la piantina bagnata dal sangue degli animali sacrificati?

I trapianti sono la nuova alchimia della medicina capitalistica.

Agli anestetizzati cittadini si vuole dar da bere il titanico ideale del prolungamento continuo della vita. Perchè non giuntare un cuore nuovo, un fegato infantile, un polmone di cavallo al posto dei propri, marci organi, pur di vivere un giorno in più?
Chi entra in questo circuito medico ‘farmaco-dipendente’ si accorge purtroppo, di non poter far altro che stringersi attorno al Sacro Cuore di Gesù, la mummia piena d’amore e di speranza, il pezzo d’organo eternamente vivo.

I vivisettori sono perennemente a caccia di donatori di organi, per provare i progressi delle loro menzogne.

Ma chi sono i donatori di organi?

I condannati a morte cinesi (la Cina è la prima nazione sul ‘mercato’ degli organi), i bambini poveri, rapiti in tutte le parti del mondo, le donne che spariscono, i disperati che per pagare i debiti si vendono un occhio, come nel film di Alberto Sordi?

I morti-vivi, di cui si certifica la morte cerebrale, ma che per strappare loro gli organi devono essere comunque ancora vivi?

Chi sono gli acquirenti di organi?

Non certo gli operai, cui non è concesso nemmeno di godersi la miserabile pensione, dopo 40 anni di fabbrica o di cantiere. Si muore inesorabilmente nella classe operaia, la legge della classe sfruttatrice parla la lingua più inesorabile!

Lo stato di salute del ‘materiale’ da sfruttamento a buon mercato, a chi interessa? E’ oggetto di indifferenza la salute precaria, il logoramento prematuro, fisico e mentale, le migliaia di vite falciate sul lavoro. Anche la speranza di vita ha la sua gerarchia sociale: per un minatore e un manovale è sotto i 55 in Occidente, nel resto del mondo non si osa nemmeno parlarne.

Chi godrà dei prodigi dei cadaveri di Frankestein?

I ricchi che non vorrebbero mai morire.

Ogni giorno milioni di poveri e di diseredati, bambini, uomini e donne, per prolungare la vita di un manipolo di pasciuti occidentali, crepano di fame.

Per essi, in cambio, ci sono però le assicurazioni sull’aldilà, il Purgatorio e l’attesa del Paradiso!

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1) Hans Ruesch: Imperatrice Nuda – ed Garzanti.
Richard Ryder: Victims of Science
Ruth Harrison: Animal Machines
Peter Singer: La liberazione animale

Riferimenti: Animalismo e mercantilismo

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‘Figli maledetti di una madre odiosa, crepate insieme a vostro padre!…

4 Dicembre 2004 8 commenti

e tutta la casa vada alla malora!’

E’ ancora viva, Rosa, in coma per le coltellate che si è data, dopo quelle che ha dato alla sua bimba.

Che dire del dramma, nel confessionale dei blog, mio compreso?

Rileggersi la ‘Medea’ di Euripide per capirci qualcosa?
Ripassare l’antica tragedia per cercare la chiave di comprensione della nuova?

Medea, figlia del re della Colchide ha aiutato in maniera determinante Giasone a conquistare ilvello d’oro, oggetto della spedizione degli Argonauti. Per amore di Giasone ha tradito suo padre e ucciso suo fratello, abbandonata la sua patria. Ora Giasone la lascia,spinto da calcoli di profitto vuole sposare la figlia del re di Corinto, giovane,bella regale. Medea si fa assassina dei figli per annientare il marito che l’ha offesa nei suoi diritti di sposa, umiliata, degradata, tradita, cacciata dalla casa, condannata alla miseria.

“Non vedrà più vivi i figli che ha avuto da me..” I bambini, cosa c’entrano i bambini con le colpe del padre? Una necessità li condanna a morire, piuttosto che soffrano, che altri li uccidano, sarà la mano di chi li ama ad ucciderli.
“Ucciderò i miei figli..non c’è nessuno che può impedirmelo.
E quando avrò sconvolto tutta la casa di Giasone,lascerò questa terra, via, lontano dal sangue dei miei figli amatissimi, dopo aver osato l’azione più empia di tutte..” una tragedia famigliare antica e moderna…..

Ma no, questa è roba da mito, letteratura … lasciamo parlare la Scienza, la Scienza che sa!

La mano assassina di queste odierna tragedia è la ‘depressione post-partum’; a Rosa è stato decretato che le era saltata qualche rotella, dopo la nascita della bambina, una malinconia dietro l’altra, invece della gioia di essere mamma.

«A vederla così – aggiunge un vicino, – sembrava una coppia affiatata. Che qualcosa non andasse, però, era ormai chiaro. Rosa era triste, e spesso scoppiava a piangere anche per strada».

Una vicina: «Ho cercato di aiutarla, l’ho persino portata dal parroco perché le desse un aiuto psicologico». «Ma evidentemente … noi non ci siamo mai resi del tutto conto della gravità della situazione».

«È un brutto momento», commenta don Carlo, il parroco. Rosa, che era già profondamente segnata dal suicidio della mamma, avvenuto tempo addietro, era affetta da crisi depressive dalla nascita della figlia, ed era seguita dai servizi dell’Asl. Qualche volta i funzionari le facevano visita a casa, una palazzina alla periferia del paese …”

Una depressione che rifiutava il compatimento dei vicini, il parroco, la chiesa, che è sfuggita anche alla struttura di sorveglianza.

«Non riusciamo a capacitarci», ha detto Antonello Lanteri il primario del dipartimento di salute mentale di Settimo Torinese. Rosa era affetta da una «depressione profonda e complicata» ma negli ultimi tempi, rispetto all’ anno scorso, quando era necessario visitarla tutti i giorni, stava lanciando chiari segnali di miglioramento: vestiva meglio, andava al lavoro, progettava di comperare un’ auto. Niente lasciava pensare a un’esplosione del genere.

Perchè era ‘depressa’, Rosa? Che è successo nella sua vita?

La tragedia fa pensare che Tutto, per lei, si era disfatto. Forse ‘qualcosa’ non andava più come prima, nella coppia, come dicono i vicini.

Forse non faceva più l’amore o se lo faceva non era che rammentarsi di come le cose un tempo così belle, fossero degenerate. Per un pò si può pensare che le cose cambiano, l’amore cambia, si stabilizza; vivere insieme invece che essere innamorati, il matrimonio invece delle nozze.

Alla felicità, l’umiliazione.

Forse l’acrobazia per tenere tutto a posto, bambina, marito, lavoro, casa.

Non riuscire a fare proprio più nulla e l’angoscia di sapere che si dovrebbe fare, una indolenza, una disorganizzazione ‘criminale’ – prima era solo disordine – lo slancio che non c’è più. Non importa niente, proprio niente. La vita schiaccia, strangola.

Forse il dialogo con il marito era diventata una discussione continua, lui il capo, che prendeva le decisioni, responsabile di ogni punto della vita quotidiana, lei l‘assegnataria, che riceveva gli ordini senza nemmeno le guance in fiamme, cui si diceva cosa fare dal momento che era diventata ‘strana, dopo la nascita della bambina’, così incapace da essere criticata severamente anche se faceva qualcosa.

Lo schema di comunicazione, referente-ricevente, quello ‘normativo’ tra non-depresso e depressa, persuasivo e devastante!

La depressa è orribile, con i suoi pianti, la sua melanconia: se osa a volte sbottare si aliena e si fa odiare da chi si prende cura di lei.

‘Mi sto preoccupando’ … la parola più inquietante

Il tono del discorso con l’Altro cambia, chi comanda è sprezzante e superiore, un disprezzo, una prepotenza, una lama nella lingua che riesce a farti piangere, anche in strada, davanti a tutti, come succedva a Rosa,per quel senso di futilità che si prova.

‘Non hai la minima idea di …’ ‘Stai attenta a quello che fai …’ ‘Non farti saltare i nervi …’, già perchè se saltano, se si prende a schiaffi il marito, è un chiaro sintomo dell’assalto della malattia, un segnale di comportamento anomalo, nella sua forma opposta, la maniacale!

Forse il tono del marito era solo un pò sgarbato, il tono che si usa per i lavativi, per i deficienti. ‘Su, prendi, … io devo anche lavorare!’

Forse il marito era gentile, l’infermiera al capezzale del malato terminale. ‘Cara, bevi un pò di spremuta, ti fa bene …’, la quotidiana dose di fluoxetina sciolta dentro.

Forse anche i vicini, i parenti, il parroco con la loro sollecitudine ipocrita, il loro sorriso per l’incarcerazione che va sotto il nome di cura.

Chi può tiranneggiare così un’altra persona, come il non-depresso che tiranneggia il depresso?

‘Hai preso le medicine …? che sonoro ceffone! ‘Ti accorgi di comportarti in modo strano…?’

O Signore, aiutami, arriva la depressione, la sento circolare nel sangue, mi capita di tremare, di balbettare, non so più parlare …!

Ci si sente contriti e piagati, desiderosi di trascinarci davanti a un qualsiasi strizzacervelli, che decida lui chi ha ragione e chi ha torto, in famiglia, chi è ‘pazzo’ e chi no.

Mi consegno da sola alle Autorità, non complottate con lo Stato, non denunciate la ‘strega’ malata per il parto, non mettetemi questo marchio per tutta la vita, certo Rosa l’ha gridato!

Il ricovero volontario, come misura preventiva, senza battersi per la propria sanità mentale, senza infastidire la famiglia, con quel precedente, poi, di Rosa, la tara ereditaria, il suicidio della mamma, il dolore tramutato in ulteriore umiliazione.

La ‘struttura’, se ci vai volontaria, ti rilascia quasi subito, per ‘seguirti’ a domicilio, a casa.

Prendere tutto quello che ti danno, il pacchettino di Prozac, Valium, En, Xanax, va bene tutto, una roba che si dà persino ai bambini iperattivi in età scolare, che si ingoia docilmente, una forma di controllo sociale, a domicilio.

Marito, parenti, vicini, parroco, il cerchio tribale, i custodi dell’equilibrio mentale del depresso, i custodi di Rosa.

‘Prendi la medicina’, essere alla mercè di chiunque ‘sa’, conosce la sua storia … Annichilita, a Rosa, è stato facile farle credere che era un essere monco tenuto in piedi da quella roba, tra i vivi, i sani.

Quattro anni di dipendenza da farmaci che rendono inerti, ottundono la mente, sostanze che uccidono, la ‘cura di mantenimento’ che non è se non una sentenza differita per il male incurabile.

Gli inquisitori, gli strizzacervelli, se sopravvive, come in un processo di stregoneria, cercheranno nel suo passato le tare.

Una bambola fatta a pezzi, da piccola, la prova più convincente che già allora, nella sua mente, era presente il crimine della donna adulta.

Resa zombica, Rosa, come un morto resuscitato, senza riuscire più ad immaginare nessun’altra vita, l’impulso suicida, la sbronza fuori programma, arriva.

La disperazione, la nausea, la vertigine di lasciare la vita per la morte, la soluzione ogni giorno più ovvia, che fa cenni sempre più espliciti, che si impone.

E la bambina?, una soluzione anche per lei, nella via della fuga.

Ora nessun zelante telespettatore potrà telefonare a ‘Chi l’ha visto?’ per la cattura.
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P.S.: Rosa non può parlare, dire … riporto la versione ufficiale della tragedia.

Torino: bimba uccisa, arrestata la madre

Il padre tornando a casa ha trovato la figlia ammazzata e la moglie ferita. La donna ha cercato di suicidarsi

E’ stata la madre. I dubbi sono svaniti nella tarda serata di mercoledì ma erano sorti subito dopo la tragica scoperta. Una tragedia della depressione dunque. È questa la spiegazione che si profila per il delitto di Volpiano (Torino), un paesone di cinquemila famiglie in cui una bambina di quattro anni, Nausica Isabella Sellitto, è stata uccisa a coltellate. La mamma, che ha tentato di suicidarsi, è in stato di arresto per omicidio all’ ospedale torinese delle Molinette.

LA DINAMICA – A scoprire l’ accaduto, e a dare l’ allarme, è stato il marito della donna, Giampaolo Sellitto, impiegato alla Camera di Commercio di Torino, rientrando dal lavoro poco dopo le tredici: ai carabinieri ha detto di aver visto la figlioletta e la moglie, Rosa Sansone, 39 anni, l’ una accanto all’ altra, in cucina, in un lago di sangue. Tra di loro, un grosso coltello. L’ uomo ha chiamato i vicini di casa, poi il servizio di soccorso 118. Un conoscente della coppia, Diego Frerotti, 66 anni, ha visto la scena: «La bambina era raggomitolata su un fianco, come se dormisse, Rosa giaceva sulla schiena». Respirava ancora, e – dicono alle Molinette, dove è stata portata in elicottero – il pronto intervento del marito ha contribuito in maniera decisiva alla sua salvezza. Il medico legale, Roberto Testi, ha contato non meno di cinque coltellate sul corpo della piccina. Rosa Sansone si è colpita dieci volte, di cui una all’ emitorace sinistro. Operata da un equipe guidata dal dottor Pierluigi Filosso, versa in gravi condizioni in rianimazione ma non è in pericolo di vita. In ospedale ha ricevuto la visita del fratello, mentre i carabinieri del nucleo radiomobile e della compagnia di Chivasso, coordinati dal pm Giancarlo Avenati Bassi, svolgevano i loro accertamenti. In serata hanno compiuto un sopralluogo nella casa insieme a Giampaolo.

IL MARITO – «Sono uscito – ha raccontato l’ uomo agli inquirenti – alle 8,30. Rosa mi ha detto che a causa dello sciopero dei treni non sarebbe andata al lavoro, e che quindi avrebbe portato lei Isabella all’ asilo. A metà mattinata ho telefonato a casa. Non rispondeva nessuno, ma non mi sono preoccupato. Però ho deciso di rientrare per il pranzo. La porta era chiusa. Sono entrato e ho visto». I letti erano ancora da rifare, ma non c’erano segni di colluttazione. La piccina, quando sono arrivati i soccorritori, era morta da ore. La tragedia ha sconvolto Volpiano, già duramente provata da altri due episodi luttuosi: domenica sera una ragazza di 22 anni si è suicidata dopo essere tornata da una gita in montagna, e proprio nella stessa giornata di mercoledì una donna di 60 anni, malata terminale, si è tolta la vita.

IL PAESE – «È un brutto momento», commenta don Carlo, il parroco. Rosa Sansone, che era già profondamente segnata dal suicidio della mamma, avvenuto tempo addietro, era affetta da crisi depressive dalla nascita della figlia, ed era seguita dai servizi dell’ Asl. Qualche volta i funzionari le facevano visita a casa, una palazzina alla periferia del paese: una zona tranquilla in cui «la gente – dice Frerotti – lascia ancora la chiave attaccata alla porta». «Isabella – continua – era bionda e tanto carina. I genitori la riempivano di coccole e di regali. Le volevano bene». «A vederla così – aggiunge un altro vicino, Franco Aimar – sembrava una coppia affiatata. Che qualcosa non andasse, però, era ormai chiaro. Rosa era triste, e spesso scoppiava a piangere anche per strada». Teresa Aimar ha affermato: «Ho cercato di aiutarla, l’ ho persino portata dal parroco perché le desse un aiuto psicologico». «Ma evidentemente – conclude uno dei vicini di casa – noi non ci siamo mai resi del tutto conto della gravità della situazione».

CREMONA ? E? ricoverata con prognosi riservata nel reparto di terapie intensive dell’ospedale maggiore di Cremona Sabrina Notari, la donna 34enne che lunedì ha gettato dal quarto piano di un condominio di via Magazzini generali la figlioletta Angelica Sofia di due anni e mezzo uccidendola e che poi si è lanciata nel vuoto ferendosi gravemente. Alle 19.30 è terminato il secondo intervento chirurgico al quale la donna è stata sottoposta nel corso della giornata. L?operazione, che è durata tre ore e mezza, è riuscita. Intanto si apprende che da tempo Sabrina Notari era ‘depressa’.
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Perchè assassine dei figli? Perchè odiarli? Dove hanno trovato il coraggio necessario per avventare i colpi sui figli?
Che c’entrano i figli con le colpe dei padri?

Non è il figlio che ci ha reso schiave, ma il padre!
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I mariti

(di Lanfranco Caminiti)

Pietro Grivon è il marito di Olga Cerise, la donna che in un giorno di giugno ha provato a affondare in un laghetto della Val d’Aosta tenendo in braccio un bimbo di 21 giorni. Le cronache lo raccontano così: “Pierino è uno di loro, e tutti sono pronti a descrivere la sua laboriosità. Le aveva fatto la promessa di una casa loro e l’ha mantenuta: non importa quanti turni di notte gli è costata, alla Baltea Disk, la ditta informatica del gruppo Olivetti.”

Valter Pasini, 49 anni, è il marito di Elisa Barbato, la donna che a Imola in un giorno di maggio ha ucciso a coltellate la figlia di 7 anni e poi si è suicidata. La tragedia è stata scoperta dal marito della donna, di rientro dal lavoro. Le cronache lo raccontano così: “è considerato un gran lavoratore: oltre all’impiego come operaio all’Irce, grande azienda che produce cavi smaltati, coltiva anche un piccolo terreno a Dozza Imolese.”

Venanzio Compagnoni, 39 anni, operaio edile, è il marito di Loretta Zen, la donna che un pomeriggio di domenica ha afferrato la piccola figlia Vittoria e l’ha infilata nel cestello della lavatrice. Anche di Venanzio raccontano le cronache: “‘Un gran lavoratore’. Uno che per mantenere la famiglia e vivere con dignità si spacca la schiena in una impresa edile del paese, guidando gli escavatori.”

Mariti laboriosi, che si spaccano la schiena, nocciolo duro dell’Italia che lavora, che regge le crisi, che sta in trincea, in casamatte, in ridotti della vita, piccoli paesi con piccole fabbriche che punteggiano le valli, le pianure, le coste, dove la famiglia è ancora un vincolo potente e assillante e l’unico miracolo che si conosca è quello di una qualche madonnina che piange. E’ quello che si costruisce con le proprie mani. Ma impotenti di fronte alla crisi dentro le loro case.

Uomini, mariti, che per primi assistono inermi a quello che è ormai un movimento sociale, un male oscuro, un male nero che emerge, come mai si riuscirà a fare con il lavoro nero: fa impressione leggere la sequenza.

11 agosto 2000 – a Castel del Sasso (Caserta) una maestra di 36 anni si uccide con le tre figlie di sei, due e un anno, saturando l’interno della macchina con i gas di scarico.

18 aprile 2001 – a Inzago (Milano) un impiegato di 40 anni torna a casa e trova il figlio di 19 mesi morto e la mamma impiccata a una trave del soffitto. La donna si è suicidata dopo aver soffocato il figlio.

29 giugno 2001 – a Cretone, una frazione di Palombara Sabina (Roma), una donna macedone di 36 anni, sposata con un italiano, uccide con 30 coltellate i suoi due figli di 5 e 6 anni.

12 settembre 2001 – a Limidi di Soliera (Modena), un uomo di 43 anni, al rientro a casa, trova il figlio autistico di 14 anni ucciso, soffocato da un sacchetto di plastica stretto attorno alla testa e la moglie, Paola Mantovani, 39 anni, legata e gettata in piscina. La donna attribuisce la responsabilità ad una banda di rapinatori, ma il 16 ottobre è accusata di omicidio premeditato.

27 ottobre 2001 – a Nove (Vicenza), una donna di 28 anni uccide, strangolandola con una calza di nylon, la figlia di 7 anni appena rientrata a casa da scuola. Il 29 confessa l’omicidio.

2 dicembre 2001 – a Vittuone (Milano) una donna di 40 anni uccide la figlia di 7 anni, infilandole un sacchetto di cellophane sulla testa e stringendoglielo al collo con i suoi collant di nylon. Poi si siede sul divano di casa, attendendo l’arrivo del marito.

19 febbraio 2002 – a Novara, una donna di 21 anni uccide la figlia di poco più di un mese, cercando con violenza di farla smettere di piangere.

E poi Loretta, Elisa, Olga.

Donne che uccidono i propri figli, che uccidono o provano a uccidere se stesse, che non degnano minimamente di attenzione l’ipotesi di uccidere il proprio compagno.

E’ questa la cosa che più mi impressiona.

E pure: che odio puoi provare verso figure così sbiadite, insignificanti, “laboriose”?

Attenti pure, a modo loro: Valter Pasini avrebbe proposto a Elisa una visita da uno specialista privato; Pietro Grivon si era accorto che Olga “al cambio di stagione diventava depressa. Non è mai andata da nessun medico, nonostante le avessi detto che l’avrei accompagnata per farsi visitare.”.

Preoccupati pure, a modo loro: chiederebbero aiuto agli specialisti. Una qualche medicina miracolosa ci sarà pure. I mariti, sempre increduli, non trovano di meglio che ripetere come un karma un concetto solo: “Io non capisco”, patetiche figure di “razionale verità”, del tentativo di salvare il salvabile mentre tutto si muove come una coperta gettata addosso un covo di serpenti, la casa è sbilenca, sta per crollare e tu cammini in piano sul pavimento inclinato: come quell’assurdità costruita e piantata nel cuore del giardino di Bomarzo. Quella rivelazione.

La casa sta prendendo fuoco. Quella casa costruita a prezzo di sacrifici, di turni di notte, di straordinari, di orari massacranti – condivisi o imposti dalla necessità alla propria compagna. Di lavoro.

Quale prezzo sta pagando, ha pagato questo paese al benessere, ai modelli di consumo visti in tivvù? Dov’è l’amore? Ah, non ho proprio paura di dirlo: dov’è l’amore?

Quale prezzo stanno pagando le donne a quel loro rifluire dentro casa, al non riconoscersi nelle paillettes e nelle luci rutilanti, nel successo del lavoro, nel cercare faticosamente altri percorsi per resistere, per esistere?

Quali silenzi assordanti rimbombano nelle loro orecchie come insopportabili realtà, una vita che non vale proprio la pena d’essere vissuta così, che non vale la pena i nostri figli vivano così, che se la vivano quelli che ci credono, perché toglierli di mezzo?

Donne che tolgono il disturbo. Della loro inquietudine, della loro sofferenza, della loro irrequietezza che non si placa con la casa nuova dai bei tetti spioventi e le mura di mattoni a vista. Con rassicurazioni.

Che non sanno che farsene di medicine e specialisti [quelli, mandateli tutti in tivvù a ciacolare e rimpinguare il conto in banca].

Che non sanno che farsene dei loro uomini, dei loro mariti. Non sono buoni neanche per essere uccisi, questi.

La casa brucia. Succede questo.

Noi mariti, noi uomini, non lo capiamo. E’ già tardi. Ma resteremo in vita, per quel che vale.

Roma, 28 giugno 2002
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Riferimenti: Il suicidio di Barbara

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Le palle virili, il drago cinese e altre amenità di Forza Italia…

2 Dicembre 2004 3 commenti

Guido Crosetto, imprenditore, astro nascente della chiesa Forza Italia, dichiara sulla ‘Stampa’ del 1 dicembre: “… la pubblica amministrazione deve spendere ogni euro con la stessa attenzione con cui una vecchietta spende un euro della pensione. Ogni euro speso male è rubato alle fasce più deboli del paese”.

Ma le vecchiette, egregio industriale, non spendono quasi niente, chi glielo paga il funerale? Alla pubblica amministrazione, alla ‘vecchietta’ italiana, glielo farete voi il funerale, è questo che vuole dire, vero?
Avete sempre ‘Gladio’ nel fodero?

“…Forza Italia è un partito popolare perchè non ha preso i voti della élite intellettuale … è cambiato il clima del paese.”

Di voti ne avete persi pochi, se anche così fosse, egregio industriale, perchè è un vecchio comandamento della maggior parte della élite intellettuale di questo paese, di cantare e scrivere per chi comanda, per chi trionfa sulla scena politica.

Però, riguardo il partito popolare, lei ha ragione.

Forza Italia è un partito popolare, il popolo gli ha dato il mandato di bastonarlo … il clima del paese è cambiato.

“… Noi abbiamo preso sulle nostre spalle il peso del silenzio!
Grazie a questo silenzio il governo è andato avanti per tre anni e mezzo. Quando però si è reso necessario, abbiamo tirato fuori le palle … siamo il Drago cinese che quando si sveglia, si sveglia …”

Il silenzio, egregio industriale, l’avete comperato o imposto, a suon di legnate anche agli innocui, alla Enzo Biagi!

La congiura del silenzio … di quella stampa che ha imparato a leccare la mano di chi le dà il pane quotidiano!

Il silenzio lo avete imposto a Genova, con il sangue di Carlo Giuliani!

Il silenzio lo imponete tutti i giorni, con le vostre rapine alle masse, con la vostra presenza in questo paese, un paese che vi detesta e che vi caccerà a calci nel culo!

Che tirino pure fuori le loro palle virili, i maschi di Forza Italia … ma… le eleganti signore del vostro partito, più superbe dell’Alto Clero, e le vostre Virago, cosa tirano fuori, le loro fiche profumate?

Ci manca solo di abbacinarci, adesso, col Drago cinese, la fonte della forza, il simbolo della Fortuna, dell’imperatore del Sol Levante, l’elisir dell’immortalità! Il nuovo simbolo al posto della bandierina tricolore?

Siete proprio inebetiti da ciò che siete, da ciò che credete di rappresentare, avete anche dimenticato l’icona cristiana di San Giorgio che uccide il drago!

Mentre suonate le vostre fanfare, la vecchietta del risparmio, il peso del silenzio, il partito popolare, i duroni delle vostre palle, l’immortalità del Drago cinese, i vostri figli adottivi, raccattati all’ospizio di Salò, vi stanno preparando le Idi di marzo.

E noi stiamo preparando la ‘nave’ dei folli, per imbarcarvi, tutti quanti verso l’eternità!
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Riferimenti: Proprio tu, Fini, figlio mio!

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