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Archivio Novembre 2004

Cacciare il contagio da Salò, nutrito in questa terra, e cesseranno i terremoti!

29 Novembre 2004 4 commenti

Prima del terremoto che ha colpito il bresciano, Zeus aveva mandato il suo messaggero celeste, Hermes, a Fini, per avvertirlo che la sua arroganza fascista disturbava anche la serenità degli dei olimpici.

“Se non la pianti, Zeus ti colpirà in quello che hai di più caro!”, le terribili parole del dio.

Ma Fini, che non ha alcun senso della ‘pietas’ dovuta agli dei, se ne frega. E Zeus ha mantenuto la parola e l’ha colpito in quello che ha di più caro. Il terremoto ha avuto il suo epicentro a Salò, e le scosse non si arresteranno, sembra, se Fini e camerati, con tutti i loro bagagli, non prenderanno la via dell’esilio, abbandonando la patria.

Cacciare il contagio da Salò, nutrito in questa terra, e di non farlo più crescere irreparabile, questa la volontà degli dei …

Speriamo che i cittadini di Salò, su cui grava, loro malgrado, il principio arcaico dell’ereditarietà della colpa, disfandosi dei fascisti, si liberino anche dai terremoti.
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Elezioni amministrative

Il Garda bresciano sceglie la continuità
(01/07/2004)

Con l?election day di metà giugno, oltre al rinnovo dei rappresentanti italiani al Parlamento Europeo, alla selezione dei componenti del prossimo Consiglio Provinciale, sono stati eletti circa 160 Sindaci per altrettante Amministrazioni Comunali della nostra provincia.

Il Garda bresciano, con le eccezioni di Desenzano, Lonato, Soiano, Moniga, Polpenazze e Toscolano è stato interessato da un impegnativo turno elettorale. Un appuntamento che a giudicare dalla elevata partecipazione al voto, (in alcuni comuni si è sfiorata una percentuale del 90% di votanti) dice quanto interesse e quanta passione susciti la scelta del primo cittadino e dei consiglieri nei comuni del nostro territorio. Un entusiasmo che in larga parte si è espresso nel segno della continuità, a testimoniare una rinnovata fiducia per amministratori apprezzati dai propri concittadini e come auspicio perché la continuità amministrativa possa consentire il completamento di molti lavori avviati.

Tra i risultati dei sindaci confermati spiccano per dimensioni di affermazione il plebiscito di Pozzolengo, dove il sindaco uscente Paolo Bellini è stato riconfermato con il 75% dei consensi. Significative anche le riconferme di Giampiero Cipani a Salò (62,76%); Massimo Ronchi a Roè Vociano (62,08%); Alessandro Bazzani a Gardone Riviera (61,28%); Manlio Eugenio Bonincontri a Tignale (60.11%); Giancarlo Allegri a Padenghe (58,23%) e Maurizio Ferrari a Sirmione (54,46%). Confermati inoltre Angelo Andreoli a Valvestino e Gianfranco Cominciali a Puegnago. Accanto a diverse conferme segnaliamo alcuni passaggi del testimone: cambia il primo cittadino a Gargnano (dove il sindaco sarà Gianfranco Scarpetta), a Limone (nuova nomina per Franceschino Risatti), a San Felice (che sarà guidato da Gianluigi Marsiletti) e a Tremosine, dove Francesco Briarava si è imposto con il 77, 09% dei voti validi. Due note rosa per completare il gruppo dei nuovi sindaci del Garda bresciano: Calvagese e Manerba hanno scelto rispettivamente Ivana Palestri e Maria Speziali alla guida dei propri comuni.

Un esito che sostanzialmente ha premiato la continuità e che si rispecchia nel voto espresso dal Garda per il Presidente della provincia. Seppur con una percentuale di votanti leggermente inferiore alla media provinciale, i risultati, in tutti i comuni del lago, hanno visto prevalere il presidente uscente Alberto Cavalli sullo sfidante Ernesto Bino.(1) Si va dal successo ?di misura? di Roè Vociano (50.78%) a comuni come San Felice, Calvagese, Desenzano e Pozzolengo dove la percentuale si è attestata vicina al valore provinciale (54%). Generalmente più alto il gradimento per Cavalli nei restanti comuni con punte record toccate a Tremosine (71,83%) e Limone (84,18%). Il risultato gardesano esprime il desiderio di continuità dell?elettorato e la sua poca disponibilità a sopravvalutare le polemiche anche acute che hanno accompagnato i giorni della campagna elettorale. Lontane pare debbano essere tenute le tentazioni di usare il voto a fini politici che non gli sono propri: ognuno faccia al meglio la sua parte nella sua posizione, i cittadini sanno scegliere valutando più i fatti che le parole.

1) Cavalli Alberto, camerata di AN, ha ottenuto 2907 voti.

Lascio agli insonni ll compito di annotare il numero di voti che i sindaci camerati di AN hanno ottenuto nel bresciano colpito dalla nemesi divina.
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Riferimenti: Proprio tu, Fini, figlio mio!

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Ministro Castelli, c’è una taglia anche per gli assassini di Romina e Giusy?

28 Novembre 2004 4 commenti

Ce lo faccia sapere, per favore … anche noi abbiamo le nostre morte assassinate, come il vostro benzinaio di Lecco.

Un esercito di donne si sta attivando per la caccia all’uomo.

Disoccupate, casalinghe, precarie: per 25.000 euro mica scherziamo! Dateci questo nuovo lavoro, la rabbia non ci manca, con due donne accoppate, ogni giorno! Per questa cifra offriamo anche ‘il supplizio’ come supplemento alla caccia!

L’aberrazione della Lega ha toccato il fondo.

La sua ideologia somato-biologica, razzista, è la stessa del sottofondo della violenza assassina su di noi.

Uomini che esaltano la ‘purezza’ di una razza, la padana, creata nel laboratorio della demenza leghista, mi fanno schifo. E che mettano una taglia sulla loro intoccabilità, mi fa ancor più schifo.

Io vorrei con queste parole esprimere i sentimenti veri della mia Milano, quella del ‘cuore grande così’, nella quale sono nata e cresciuta, nella quale hanno vissuto i miei genitori, la mia gente.

Vorrei esprimere l’amarezza della ‘gente’ milanese, cacciata dalle loro abitazioni negli alveari dell’hinterland, cacciata dalla sua città, diventata terra di conquista delle immobiliari, delle banche, degli uomini d’affari, del dio denaro!

Vorrei esprimere la rabbia di una città, occupata da una masnada di sudici politicanti che l’ha resa invivibile, la mia città, che per me, con la sua Senna, l’Olona, era la più bella del mondo!

Vorrei esprimere la gioia della mia stupenda Milano, quando, nella sua grande piazza, sotto la sua ‘bela madunina’, ci accoglieva in un grande abbraccio, con tutte le nostre lotte e i nostri cortei di ‘Inferiori’, di Operai, di Giovani, di Studenti, di ‘Diversi’, di Comunisti e di noi Donne, il ‘Passato del mondo’, l’Altra Faccia della Terra!
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Ultime ‘news’:

Ferrara

Giovane massacrata in casa con accetta, fermato ex marito

Ha confessato l’ex marito della donna di 26 anni massacrata in casa l’altra sera a Jolanda di Savoia, nella campagna ferrarese, con un colpo alla testa inferto probabilmente con un’accetta.

Denis Occhi, 29 anni, si è presentato la scorsa notte ai carabinieri della compagnia di Comacchio dichiarando – hanno reso noto i militari – di essere entrato nell’abitazione della donna dopo aver forzato una porta e di averla poi colpita a letto, senza che la vittima, Giada Anteghini, avesse modo di difendersi. L’arma però non è stata ancora ritrovata. Il giovane, dopo il primo interrogatorio è stato trasferito nel carcere ferrarese dell’Arginone in stato di fermo per tentato omicidio. La donna è ricoverata in condizioni disperate nel reparto di rianimazione dell’ospedale Sant’Anna a Ferrara.

Alessandria

Uccide l’ex moglie prima dell’udienza su affidamento figlio

Un impresario edile, Paolo Castellaro, ha ucciso stamattina con quattro colpi di pistola l’ex moglie architetto, Elena Imarisio, 36 anni, pochi minuti prima dell’udienza fissata in tribunale per l’affidamento del figlio. Secondo quanto si è appreso, l’uomo da tempo manifestava disturbi comportamentali e oggi, davanti al giudice, doveva essere valutata anche la sua idoneità a frequentare il figlio.

La coppia si era data appuntamento attorno a mezzogiorno in una piazzetta vicina al palazzo di giustizia. Forse in seguito a un litigio, Castellaro, ha estratto la pistola a tamburo e ha sparato quattro colpi contro l’ex moglie, che è morta all’istante. Poi si è affacciato al terzo piano del tribunale dove avrebbe dovuto tenersi l’incontro col giudice, e lì è stato bloccato dai carabinieri.

Le altre ‘news …’ a domani, purtroppo.
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Riferimenti: E la prossima?

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Violenza sessuale, burka e velo

27 Novembre 2004 7 commenti

Contro la violenza sessuale, il velo è la salvezza delle donne! Il tam-tam del ‘femminismo islamico’ batte il chiodo dove fa male, sull’ondata di violenza machista che ogni giorno fa una vittima.

Numerose giovani donne si stanno convertendo all’Islam. Nella nuova fede trovano, così dicono, il rispetto maschile che la donna occidentale non ha, o ha perduto.

Si sentono considerate, protette, soprattutto sotto una burka.

Sgombriamo il campo dallo ‘scandalo’ che suscita la conversione e dall’accusa di avviarsi su una via errata. Cambiare idea religiosa fa parte della libertà di ognuno (come il non averne alcuna), libertà alquanto ardua da realizzare, dal momento che tutti noi, fin dall’infanzia ci siamo formati sulle opinioni altrui. Dunque niente moralismo religioso.

Che l’Islam sia una via dell’errore, questa critica dovrebbe partire da una via della Verità assoluta, che non c’è. Dunque niente moralismo etico.

Vediamo le due argomentazioni più fini: 1) il rispetto della donna; 2) il velo come forma di protezione dalla violenza sessuale.

L’Islam, come fede, come legge, come religione di Stato, non ha alcun rispetto della donna.

La metamorfosi della donna musulmana, da oggetto velato, nascosto, emarginato, in soggetto di diritto riguarda pochissime donne del mondo islamico che ne conta qualche centinaio di milioni, il cui destino è già definito dalla nascita, dall’appartenenza al sesso femminile.

Le ‘femministe musulmane’, per convincere le donne che è possibile essere femministe anche con un velo sulla testa, si richiamano al Profeta e ad un suo presunto programma di eguaglianza tra i sessi che sarebbe stato profanato dai suoi successori.

Ma quello che conta è la parola del Profeta e le sue Hadith (descrizioni minuziose di ciò che Maometto ha fatto o detto, interpretate dai ‘talebani’ più in voga) sono la fonte delle leggi, il punto di riferimento e il parametro dei valori etici e sociali.

Poichè la Verità viene dal dio in persona, da Allah, ed egli l’ha rivelata una volta per tutte, la sua volontà è legge.

Nella teocrazia non c’è posto per nessun tipo di femminismo.

‘Mai conoscerà la prosperità il popolo che affida i suoi interessi a una donna’ è un dogma intoccabile di questa religione, tant’è che su questo hadith si sono spese milioni di interpretazioni, dai successori di Maometto a tutt’oggi. Con varie sfumature, ma tutti d’accordo nell’esprimere la Verità assoluta dell’affermazione.

Passiamo al velo, presunta forma tangibile del rispetto e della sacralità della donna.

La base economica essenziale della civiltà islamica è stato il modo di produzione feudale, non quello schiavistico. Nella normale produzione agricola non esisteva più lo schiavo e il ‘fellah’, anche se supersfruttato, era libero.

Le prestazioni non potevano essergli totalmente imposte. Ecco perchè Maometto e i suoi successori favorirono la tratta internazionale degli schiavi, impiegati nelle miniere, nelle saline, nelle piantagioni.

Le schiave erano utilizzate come balie, concubine e prostitute.

Proprio per differenziare le donne rispettabili, ‘il ventre da arare’ di proprietà dei ricchi, da queste categorie di donne, il velo fu imposto proprio dal Profeta in persona, in primis alle sue mogli. Affinchè ogni musulmano, senza errore, riconoscesse la donna ‘rispettabile’ rappresentante del ‘namous’, dell’onore sessuale dell’uomo e della sua casta, dalla donna non-rispettabile, la prostituta-schiava ad uso e consumo della comunità.

Il velo ha una storia di classe, una natura di classe, la sacralità, il rispetto era dovuto solo alle donne della classe dominante, le velate appunto.

Col tempo, le idee e i costumi dominanti, dominano anche i dominati che li adottano.

Quindi, le neo-convertite, che cianciano sul loro ‘doudou’, il velo, sono fuori strada. Quello straccio sulla testa testimonia, oltre alla proprietà di un uomo, la divisione imposta dal maschile nelle due categorie fondamentali di donne: quelle ‘perbene’ e quelle ‘perdute’. E proprio il loro amato Profeta, in nome del suo amore per le donne ricche e rispettabili, impose il velo!

Un’eredità di classe che le povere si ritrovano, loro malgrado, dopo 1.400 anni, ancora sulla testa!

Oltre al Corano, farebbero bene, le signore neo-convertite, a ripassarsi qualche manuale di storia, anche elementare.

Se proprio vogliono farsi una cultura più estesa, sulla considerazione che l’Islam ha di loro, consiglio il libro ‘I diritti della donna in Islam’ di Mohammed Arafa, noto intellettuale islamico, il quale sostiene che la donna non soltanto non ha alcun diritto, ma neanche esiste nella storia politica!

“… all’inizio dell’Islam la donna musulmana non svolse alcun ruolo negli affari pubblici, nonostante tutti i diritti che l’Islam le ha concesso, spesso simili a quelli accordati agli uomini. Nella riunione della Saqifat Bani Saa’ida, in cui, dopo la morte del Profeta, i discepoli si consultarono per designare il successore, non si fa alcuna menzione di una partecipazione femminile. Non abbiamo alcuna traccia di una partecipazione delle donne alla designazione dei tre altri califfi ortodossi. L’intera storia dell’Islam ignora la partecipazione delle donne al fianco degli uomini nella guida degli affari di Stato, tanto sul piano della decisione politica quanto su quello della pianificazione strategica …’

Mi si dirà che ignoro la vicenda di Aisha, la moglie femminista del Profeta, alla guida di un’opposizione armata contro il califfo allora regnante. Nella nuova fede, le neo-convertite, spesso ne assumono il nome, ripudiando il proprio. Ma quest’atto guerriero, la ‘battaglia del Cammello’, care mie, viene tuttora interpretato come esempio del ruolo nefasto della donna nella politica, causa prima dello scisma tra sciiti e sunniti!

Altro che velo e Corano! Buttare tutto al rogo, questa è la strada giusta!

La violenza sulla donna è di classe e machista . Di classe e machista come la violenza dei ‘pariolini’ romani al Circeo, il branco di fascistelli di ‘buona famiglia’ che, nel 1976, massacrarono Rosaria Lopez, e mutilarono per sempre, nell’anima e nel corpo Donatella, due figlie del popolo, due “sempliciotte, stronze” come Ghira, uno degli assassini, ancor oggi uccel di bosco, le definì.

Machista e di classe la schifosa violenza su Desireé, Giusy e Romina, ancor più odiosa, perchè maturata negli ambienti proletari delle vittime stesse.

C’è un solo modo per fermare il meccanismo che genera la violenza assassina sulle donne: la violenza delle donne, quella giusta, quella che fa saltare questo meccanismo.

Questa risposta, polarizzata tuttora nel ‘rifiuto’, in mille forme, del nostro ruolo tradizionale, se non si radica a fianco delle masse sfruttate e oppresse per scardinare il sistema, resta paralizzata nella ‘differenza’, nella ‘alterità’, nelle formule che mascherano la palude dell’infermità, il modello sterile della donna emancipata, l’aggiustamento della personalità femminile nel mondo del potere maschile.

L’oppresso dal capitale, come maschio, pone sempre la sua candidatura a oppressore della donna. Ma così innesca una bomba ancora più esplosiva nel sistema generale dell’oppressione, perchè l’”oppresso dall’oppresso”, la donna, deve far saltare in aria, demolire quella istituzione che l’ha resa schiava più a lungo degli schiavi.

La forza ci verrà dal presente e dall’avvenire, più che dal passato, cominciando a liquidare i falsi femminismi e a scegliere gli ‘amici’ non tra quelli che perorano la nostra causa, ma tra quelli che non si sono macchiati di colpe troppo grosse secondando il corso della repressione.(1)

La donna è l’altra faccia della terra; il movimento femminile non è internazionale, ma planetario.(2)

E la donna proletaria, per il ruolo oggettivo, produttivo e riproduttivo, che il sistema le assegna, necessariamente si trova in primo piano nel grande mutamento sociale che si profila in questo secolo.
Senza la sua partecipazione, cosciente, attiva e dirigente, non può svilupparsi nessuna lotta rivoluzionaria per il Comunismo.
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1) Liberamente tratto da Carla Lonzi: ‘Sputiamo su Hegel’ – estate 1970
2) C. Lonzi: ‘Sputiamo su Hegel’.
Riferimenti: La donna nel mondo

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Il funerale di Giusy: Manfredonia piange e applaude il ‘martirio verginale’ ..

24 Novembre 2004 2 commenti

Mi riferisco ai funerali di Giusy, al rito che ha canonizzato una violenza assassina in un martirio verginale.

Mi riferisco, in particolare, alle immagini trasmesse da ‘Chi l’ha visto?’, su Raitre, e alla cronaca dettagliata fatta da Repubblica il 16 novembre.

Manfredonia piange e applaude.

“… Prima della funzione, la bara bianca della ragazza è stata portata in corteo funebre dall’abitazione dei nonni materni fino all’ingresso della chiesa, dove è stata accolta da un lungo applauso.

Il corteo era preceduto da 15 ragazze, come gli anni della vittima, che portavano in mano cuscini di rose e gerbere bianche. Dietro c’erano la mamma Grazia, il papà Carlo e molti altri famigliari.

Poi, moltissimi studenti di tutte le età, ognuno dei quali aveva in mano un fiore, e la banda cittadina.

Durante il tragitto alla chiesa i ragazzi hanno letteralmente tappezzato il manto stradale con petali bianchi e gialli e piccoli confetti.

Durante l’omelia il parroco della chiesa di S.Michele, Sante Leone, si è rivolto prima a tutti i presenti: “Giusy ha conosciuto la distruzione, la violenza e la morte. Con la sua morte è stato strappato qualcosa ad ognuno di noi. Il Signore oggi si deve fermare a casa di Giusy, lui era in quei tristi momenti con lei e ora è lei con il Signore”.

All’uscita della chiesa ancora applausi, mentre venivano liberate colombe bianche …

Questa cerimonia funebre ha messo in scena, con la sua simbologia, in modo sconcertante, il concetto di martirio verginale, cui la folla evidentemente plaudiva.

Il corteo funebre è stato aperto da 15 giovani ragazze che, oltre a rappresentare gli anni di Giusy, rappresentavano qualcosa che non era detto, ma che veniva trasmesso alla folla: la verginità delle giovani come presupposto per una costante disposizione a comunicare con la divinità.

I fiori, rose e gerbere, sono i simboli, è vero, dell’amore che sopravvive alla morte; ma il colore bianco della rosa, la regina dei fiori, si ricollega sempre alla figura di Maria e alla sua verginità.

Nel medioevo, non dimentichiamolo, solo le vergini potevano indossare ghirlande di rose e la Madonna veniva spesso raffigurata nei roseti.

I petali che hanno tappezzato il percorso del corteo funebre, simbolo della caducità della vita … che l’abbiano proprio lanciati i ragazzi, forse anche qualcuno del ‘branco’, mi lascia senza parole. Come il lancio dei confetti, che solitamente accompagna la sposa, dopo il matrimonio: che c’entrano i confetti con la povera morta?

Si voleva sottolineare, forse, il matrimonio mistico di Giusy con Cristo, attraverso il martirio, nella sua nuova formula, aggiornata, dalla difesa della fede alla difesa del precetto cristiano verginale?

Per la Chiesa e i suoi devoti, le martiri cristiane preferirono il martirio all’alternativa di un atto sessuale coatto e ciascuna di loro patì una morte crudele per mantenere la sua fede cristiana e il suo stato verginale.

Ma nel tempo queste morti diventarono un pò leggendarie. La Chiesa, aggiornò nel 1950, il concetto di martirio verginale, con Maria Goretti, una contadinella di undici anni che ricevette 14 coltellate da un bracciante agricolo di 21, Alessandro Serenelli, in un tentativo di stupro.

La sua santità consiste nel non avere alzato una mano per proteggeresi dallo stupratore, ma di aver dedicato tutti i suoi sforzi alla protezione della sua virtù e al perdono del suo aggressore, prima di morire. Fu dunque santificata Maria per la sua resistenza al “peccato maschile“, per la difesa di un precetto cristiano anzichè della fede delle antiche martiri.

Quando nel 1947 Pio XII la proclamò beata, e santa nel giro di tre anni, la Chiesa compì una manovra politica formidabile, nel riproporre, aggiornati, i suoi precetti e al contempo per esaltare l’espressione più perfetta del ruolo della donna. Una folla immensa, gaudiosa e plaudente, si radunò in San Pietro per l’evento.

Si è voluto fare di Giusy, con questa cerimonia funebre, un’altra Maria Goretti?

Alla robusta contadinella, sebbene idealizzata nella morte come una fragile, delicata bellezza che stringe al seno dei gigli, vecchia immagine della ‘martire verginale’ nella psicologia popolare, si è sostituita un’immagine aggiornata, più moderna. Quella di una ragazzina del nostro tempo, che, questa volta, per la sua bellezza precoce e per la sua voglia di libertà, di disporre del proprio corpo, muore sulla croce del peccato maschile.

Il parroco, nella sua omelia, a coronamento di questa versione cattolica della violenza assassina sulle ragazze, ha sottolineato la ‘presenza del Cristo’ nel momento della violenza, della lapidazione di Giusy … del Cristo a cui, da morta, essa si ricongiungerebbe come al naturale sposo.

Il tutto festeggiato, all’uscita dalla chiesa, dai confetti dei giovani, che grandinavano sulla sua ‘bara bianca’…

E come ultimo atto, le colombe liberate, proprio la colomba, l’animale sacrificale preferito dalla popolazione più povera …

L’operazione, la trasformazione di una violenza assassina in un martirio cristiano, fallita con l’assassinio di Desirée, perchè i funerali si sono svolti secondo la cerimonia dei Testimoni di Geova, si è perfezionata qui, a Manfredonia, in questo funerale che doveva essere almeno l’addio a Giusy, perchè la promessa morale di ‘vendetta‘ di tutte le donne, in questa cittadina, non è proprio di casa.

Manfredonia, il suo prete e questa ‘folla cattolica’ hanno infiorato d’insulti il giorno dell’addio a Giusy, con la loro villania, l’oltraggio, il vilipendio, l’infamia contro la sua persona e la sua memoria.

Proprio questa Manfredonia, questa folla di 4000 persone che piange e applaude, questa folla di 4000 bocche chiuse, sul nome degli assassini, perchè nessuno sa, nessuno ha visto, nessuno ha sentito.
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Riferimenti: Ecco chi ha lapidato Giusy

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Proprio tu, Fini, figlio mio!

20 Novembre 2004 Commenti chiusi

Da ieri suonano le campane per il funerale politico di Berlusconi.

Quoque tu, Fini, fili mi!, dirà il povero Cavaliere trafitto a morte dal suo pupillo, dal figlio adottivo.

Il suo Delfino, raccattato a Fiuggi qualche anno fa, come fece con il padre adottivo Almirante, lo scaricherà quanto prima, alla magistratura e alle sue beghe giudiziarie.

Non perchè è contemporaneamente vice-premier e ministro degli Esteri, ma perchè in lui si ‘incarna’, ora, il nuovo Stato ‘etico’ che dovrebbe creare la nuova Italia – perchè non è una Nazione a creare lo Stato, ma lo Stato a creare la Nazione! -, e il Delfino, e il suo partito, non si possono ‘immerdare’ con i guai giudiziari dell’Eletto.

Ad ognuno il suo destino.

La nuova Italia, che tutta la canea fascista invoca, rinascerebbe dalle offese e dalle umiliazioni che finora ha patito, anche in Europa, nella sua ‘storica missione’ di difendere la frontiera della civiltà europea contro l’Islam galoppante.

Dovrebbe essere l’Italia della comunità nazionale, delle classi che convivono invece di aizzarsi l’una contro l’altra.

Una grande burka, la bandiera tricolore, avvolgerà la nuova Italia di Fini, di Ciampi, di An…

Questa Italia ‘fascista’, dovrà però, vedersela con l’anima veramente antifascista dell’Italia, i nuovi partigiani, le B.R., ad es.

Esse non rivendicano solamente il passato. Se così fosse non sarebbero realmente pericolose. Esse sono la sola organizzazione a porsi il problema del partito rivoluzionario armato; pur non volendo essere un partito – come dice la Lioce – si prefiggono di costruire gli strumenti del potere proletario armato. Molto chiaro.

Riuscirà la ‘pulizia etnica’ che Fini si prefigge? Per analogia, la si vorrebbe estendere anche agli anarchici che, per il solo fatto di essere a-narchici, senza-Stato, sono considerati socialmente pericolosi anche se esigui.

Operazione, molto, molto difficile, oserei dire impossibile.

La lancia che sanguina nel costato, le nuove B.R., non si possono levare, perchè proprio il fascismo ha generato e genera, l’antifascismo militante e armato.

La dea Teti, aveva previsto ad Achille che sarebbe morto nel fiore della sua gioventù.

Ma Fini non ha tempo, per ripassare la mitologia. E’ appena stato assunto a ruolo di capo ‘carismatico’ , anche se il carisma, inteso storicamente, come grazia di Dio, non gli compete.

La Russa , che attribuisce al suo camerata un grande ‘carisma’ farebbe bene a non usurparlo a Mosè, a Gesù e a Maometto.

Bisogna dire, però, che Fini si era finora circondato di segreto e quasi di ‘mistero’. Non ha il gusto berlusconiano della messainscena, della folla, della forma esteriore, dei simboli appariscenti. Il Profeta dietro la profezia, il creatore dietro la creazione, il camerata dietro ai camerati La Russa e Tremaglia.

Si è palesato quando la Nazione si è trovata ad una svolta decisiva del suo destino, la ‘Gloire’, continuare la guerra in Irak, continuare il massacro degli irakeni, di un popolo aggredito.

“Credere, obbedire, combattere”, nel vecchio atto di fede, tutta An esulta, si esalta, sogna. E, con lei, tutto l’italo-imperialismo.

Il tallone di Fini non è ancora al sole, allo scoperto, per essere vulnerabile così presto.

Si scoprirà quando dovrà scegliere, se anteporre la politica all’economia, se seguire i precetti del Corano fascista o meno.

Che farà, quando il capitale parassitario – la novella lupa dantesca- ‘che dopo il pasto ha più fame che pria…’ chiederà ancora da mangiare?

Che farà lo Stato ‘etico’? Per accontentare il branco di parassiti economicamente dominanti, se Fini vorrà continuare ad esercitare il suo carisma, dovrà accontentarli e scontentare quel nazionalismo di ‘umiliati’ che tale carisma gli sta conferendo.

In questo atto della rappresentazione teatrale, che è pur sempre la politica, mi auguro che il proletariato, che da due anni non è più dietro le quinte, possa recitare, finalmente, la sua parte.
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Riferimenti: Il fascista Fini ministro degli esteri

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Il fascista Fini ministro degli esteri della repubblica democratica italiana

19 Novembre 2004 5 commenti

“Espropri dei proletari”: Pisanu, dispone arresti in flagranza!

Una bella notizia, nella giornata di lutto nazionale e la bandiera a mezzasta per la nomina del vicepremier fascista Fini anche a Ministro degli esteri dell’Italia democratica, nata dalla Resistenza e antifascista.

Il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu ha detto in un’informativa al Senato sugli ‘espropri dei proletari’ da parte del governo che le forze dell’ordine devono procedere con l’arresto in flagranza di reato. Non è ancora però possibile effettuare tutti gli arresti in flagranza di reato ha detto il ministro, dalla Versailles dell’Eletto, perchè tutti quanti grattiamo in quella mangiatoia comune che è diventato lo Stato, ma ho dato disposizioni perché le forze dell’ordine procedano all’arresto in flagranza ogni volta che scoprono chi ha la mano più lesta.”

Meno male, un pò di giustizia per il povero ‘citoyen’ italien!
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Dal MSI alla Farnesina: la lunga marcia di Gianfranco Fini

Bolognese, 53 anni il prossimo 3 gennaio, sposato, una figlia, laureato in psicologia, giornalista professionista dal 1979, Fini inizia la sua carriera politica nel 1971 nelle file del Msi di Giorgio Almirante. Nel 1977 entra a far parte del Comitato centrale del partito e nello stesso anno il segretario gli affida la guida del Fronte della Gioventù, l’organizzazione dei giovani missini.

Passano altri sei anni e nelle elezioni politiche del 26 giugno del 1983 Fini viene eletto per la prima volta alla Camera, dove resterà ininterrottamente nei successivi 21 anni. Nel 1987 la prima svolta: il 6 settembre Almirante lo indica come suo ‘delfino’ e nel congresso del partito che si svolge a dicembre a Sorrento batte Pino Rauti e viene eletto segretario.

Ma due anni dopo la situazione si rovescia e alle assise di Rimini del gennaio 1990 è Rauti a prevalere. Una parentesi che dura poco, perchè il partito passa da una sconfitta elettorale all’altra e diciotto mesi dopo il Comitato centrale affida nuovamente a Fini la leadership del partito.

La seconda – e per molti versi decisiva – svolta arriva quando si candida, ancora da segretario dell’Msi, a sindaco di Roma. E’ l’autunno del 1993, Fini viene sconfitto, ma conquista molti voti. La sfida con Rutelli lo impone definitivamente alla ribalta della politica nazionale. Berlusconi dichiara: “Voterei per lui”. E’ l’inizio di un’alleanza politica: il Cavaliere entra in politica dopo pochi mesi.

Nel 1995, al congresso di Fiuggi, muore l’Msi e nasce Alleanza Nazionale. Rauti, il suo vecchio avversario, non accetta il passaggio dalla vecchia alla nuova formazione e decide di non entrare in An.

Nel frattempo, però, ci sono state le elezioni politiche del 27 marzo del 1994, la nascita e la crisi del primo governo Berlusconi, la formazione del governo Dini. Quando questi si dimette, sembra che si vada verso la formazione di un governo con Antonio Maccanico primo ministro, chiamato a realizzare le riforme istituzionali e anche quel presidenzialismo da sempre bandiera della destra.

Ma Fini si schiera tra gli avversari di questa operazione, spinge per andare alle elezioni anticipate, che segnano però la vittoria di Romano Prodi e dell’Ulivo. Per il centrodestra inizia la cosiddetta ‘traversata nel deserto’, durante la quale coalizione e singoli partiti cercano di riposizionarsi. In questa fase An e il suo leader conoscono il momento più difficile nella primavera del 1999, quando l’alleanza con Mario Segni sotto il simbolo dell’ ‘Elefantino’ porta alla sconfitta sia nei referendum per il maggioritario, sia nelle elezioni Europee.

Il centrodestra però sta per prendersi la rivincita. Vince le Regionali del 2000 e poi le politiche del 2001. Fini entra nel governo come vicepresidente del Consiglio, e da questa posizione inizia a muoversi sullo scenario internazionale. Partecipa ai lavori della Convenzione per l’elaborazione della Costituzione europea, e compie una serie di viaggi nei Paesi del’Est destinati ad entrare nell’Ue. E, dopo una lunga preparazione, riesce a recarsi in Israele.

In quella occasione definirà la Shoah e le leggi razziali del fascismo e del nazismo “male assoluto”. Parole che gli fruttano consensi, ma che suscitano anche polemiche nella destra, che sfociano nell’abbandono di An da parte di Alessandra Mussolini.

Ma ormai la strada è tracciata. Un viaggio negli Usa e poi, la settimana scorsa, un’altra visita in Israele da ministro degli Esteri ‘in pectore’. Fino alla nomina di oggi, ultima tappa dello ‘sdoganamento’ della destra e del suo leader.

La Repubblica, 18/11/2004
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Riferimenti: Fini, da Salò a Gerusalemme

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L’Eletto della Nazione: il ‘patto’ dà pane e lavoro a tutti, a 2 euro l’ora!

18 Novembre 2004 2 commenti

Riporto dalla Gazzetta del Mezzogiorno, 17/11/2004.
Operai schiavi
Questi operai non sono una anomalia di una economia ‘mafiosa’, sono la regola di come oggi si lavora per non campare.

Questa la realtà della situazione sociale italiana.

Ma all’”Eletto della Nazione” tutto questo non importa.

Dalla sua Versailles, lui e la sua corte,fascisci di AN compresi, pieni come porci , al popolo che chiede ‘pane’ consiglia di mangiare brioches!

La tranquilla schiavitù sotto l’Eletto, il ‘patto con gli Italiani’,insomma, che doveva garantire, oltre all’abbuffata dei ricchi, con le sue formule magiche anche il pane e il lavoro per i poveri, non è stato ai patti.

Quanto può ancora durare? Cercasi chiromante per una risposta.

NARDO? (LECCE) – Operai costretti a lavorare nei cantieri 12 ore al giorno, senza riposo settimanale, anche sotto la pioggia e per una retribuzione reale di circa due euro all?ora.

Così secondo la direzione investigativa antimafia di Lecce, i fratelli Sergio e Pietro Scorza, di 50 e 38 anni, imprenditori di Nardò, mandavano avanti la loro attività edile tenendo sotto ricatto di licenziamento i lavoratori, costringendoli a turni massacranti e condizioni di lavoro disumane.
I fratelli imprenditori, uno dei quali è anche consigliere dell?associazione degli industriali della provincia di Lecce, sono stati arrestati con l?accusa di estorsione aggravata, ma sono anche indagati per truffa aggravata in danno dello Stato, e per riduzione in schiavitù, reato previsto dalla legge sull?immigrazione e di competenza della Dda. Gli arresti sono stati eseguiti in base ad una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Vincenzo Scardia su richiesta del pm Carolina Elia. Con i due fratelli sono indagati per gli stessi reati anche due dipendenti delle loro società, un ingegnere direttore dei lavori e un ragioniere, responsabile amministrativo del personale.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri secondo cui sarebbero almeno 86 i lavoratori sfruttati e tenuti sotto ricatto. Erano state avviate l?11 luglio del 2003, quando un operaio, che lavorava ad Aradeo in condizioni – secondo gli investigatori – «disumane» in un cantiere degli Scorza per la canalizzazione del metano, fu colto da una crisi lipotimica e venne ricoverato nell?ospedale civile di Galatina: i medici lo giudicarono guaribile in 15 giorni.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, nelle società di Scorza si lavorava a partire dalle 5.30 sino alle 17.30, con una sosta di mezz?ora per la colazione. Gli operai erano obbligati a lavorare anche di sabato, giorno di chiusura dei cantieri, ma la giornata non veniva conteggiata ai fini della contribuzione Inps. Secondo l?accusa, i titolari dell? impresa imponevano ai lavoratori prestazioni che esulavano dalle loro mansioni come la raccolta di letame nella masseria di uno dei due imprenditori.
Quando pioveva, inoltre, l?attività dei cantieri non veniva sospesa come avviene in genere, ma la giornata lavorativa non veniva comunque fatta risultare in modo tale che scattasse la cassa integrazione guadagni per gli operai che prevede una indennità pari all?80% della paga giornaliera. Questa prassi ha fatto ipotizzare anche il reato di truffa a danno dell?Inps.
Sulle buste paga veniva inoltre fatto risultare un orario di lavoro regolare (dalle 7 del mattino), con una retribuzione di 800 euro al mese (e non 600 come effettivamente era).
Gli operai avrebbero anche sottoscritto ricevute di acconti non percepiti sulla retribuzione (proprio per documentare una retribuzione maggiore del reale) e dichiarazioni di assunzione di responsabilità per danni ai materiali e ai mezzi delle aziende, acconsentendo al prelievo delle retribuzioni degli importi a titolo di risarcimento danni. Infine, gli imprenditori costringevano i dipendenti a firmare dichiarazioni di dimissioni con la data in bianco per potere disporre quando ritenevano del loro trasferimento o licenziamento.

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La ‘sharia’ mascolina nostrana, ecco chi ha lapidato Giusy!

16 Novembre 2004 3 commenti

Oggi, Giusy, si fanno i tuoi funerali. Sarà presente tutta la città, anche i tuoi assassini, non solo quelli materiali.

Il tuo assassinio non appartiene né a qualcuno in particolare né ad un gruppo: chi ti ha picchiata, percossa, violentata nella persona, lapidata, il bastardo che ti ha uccisa materialmente, è ‘il maschile’ quella cultura della ‘mascolinità’, quel potere di correlazioni, scambi, punti d’appoggio reciproci tra maschi , una vera e propria ‘sharia’ mascolina, per sdradicare, eliminare, estinguere la nostra volontà di affermarci come personalità umane, di affrancarci come oggetti sessuali, la nostra attuale schiavitù.

Giusy … Romina, due giovani proletarie, colpevoli di voler essere libere, psicologicamente e socialmente, di essere persone …

La sharia mascolina le ha condannate a morte, lapidazione, stupro, sparo alla testa!

Oggi, io non piango una Maria Goretti; piango una di noi, una giovanissima del nostro immenso esercito, una delle tante silenziose combattenti quotidiane che ci stanno rimettendo la pelle.

Ma se questa società parassitaria, sessista, spera, attraverso il canale della violenza ‘mascolina’, lo stupro, la lapidazione e lo sparo alla testa, di riportarci all’anno zero, si illude, perchè questa è l’epoca più ‘femminile’ della storia, l’epoca in cui tutti i soprusi, le violenze, che storicamente ci sono state fatte, ora, come il Vajont, si stanno scaricando su tutti!

Nel generale ‘si salvi chi può’, nelle conseguenze di questo marciume sociale capitalistico, questa violenza dovrebbe essere scaricata solo su noi donne, imposta in ogni momento della nostra vita, a casa, scuola, lavoro, disoccupazione!

No, non ci siamo proprio, dal genocidio al ginecidio, per salvare tutto questo marciume!

Forza, donne, è proprio da questa ineguaglianza impostaci,da questo orrendo ginecidio, che tutta la nostra la forza si rimetterà in moto, lo sento, all’anno zero non ci torneremo!

En avant!

MANFREDONIA (Foggia) – Potrebbe essere a una svolta l’inchiesta sulla morte di Giusy Potenza. Antonio Lauriola, responsabile del commissariato di Manfredonia, è ottimista: “Le indagini stanno procedendo speditamente e in maniera capillare. Stiamo tagliando i rami secchi”. “Abbiamo ascoltato molti 20enni, 25enni e 30enni – ha aggiunto – e alcune persone anche tre volte. Come abbiamo sentito gli stessi parenti. Il cerchio si sta stringendo intorno a un gruppo ristretto e ben definito di persone, tutte di Manfredonia”.

I risultati dell’autopsia, effettuata ieri sera a Foggia, hanno fornito agli investigatori elementi importanti per la ricostruzione della vicenda. Il cadavere ha fratture incompatibili con una caduta accidentale sulla scogliera. Sul corpo ci sono segni di colluttazione, lividi e abrasioni, forse causati dal tentativo di sfuggire agli aggressori.

L’anatomopatologo degli Ospedali Riuniti Eleonora Turillazzi – che ha eseguito l’autopsia, insieme al collega della polizia scientifica di Roma, Antonio Grande – non ha fatto dichiarazioni ma, dalle poche parole strappate dai giornalisti a conclusione dell’esame autoptico, si è capito che la ragazza è stata uccisa sicuramente a colpi di pietra, anche perché nei polmoni non è stata trovata acqua. E’ stato anche accertato che Giusy non è stata violentata: probabilmente perché è morta subito dopo essere stata colpita con una pietra alla testa, mentre tentava di resistere alla violenza.

Gli investigatori stanno anche cercando di capire dove sia stata uccisa Giusy e, al contrario di quanto pareva finora, si starebbe facendo largo l’ipotesi che l’omicidio sia stato compiuto proprio sul luogo dove poi è stato ritrovato il corpo, cioè nei pressi del muro perimetrale dello stabilimento abbandonato dell’Enichem. Questa circostanza, però, dovrà essere confermata: si dovrà stabilire se la sabbia trovata tra gli abiti della ragazzina sia dello stesso tipo di quella che si trova nel luogo dove è stato scoperto il cadavere.

Le modalità dell’omicidio tra l’altro fanno supporre agli investigatori che a commettere l’assassinio siano state due o più persone. A questo punto diventerebbe importante, secondo alcune indiscrezioni, il particolare dell’ombrello che la ragazza ha perso venerdì pomeriggio, dopo essere uscita a comprare un cd. L’ombrello fu ritrovato in una pozzanghera, a pochi metri dal negozio di dischi dove Giusy si era recata: la ragazza lo aveva abbandonato forse perché era stata costretta a salire su un’auto.

Nel pomeriggio di ieri, una radio locale ha lanciato l’appello di un cittadino: “Donne controllate se i vostri mariti e i vostri figli hanno dei graffi sui loro corpi”.

Oggi alle 15.30 nella Chiesa di San Michele a Manfredonia si svolgeranno i funerali della ragazza. Il sindaco, Paolo Campo, ha proclamato lutto cittadino.

(da Repubblica, 16 novembre 2004)
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Riferimenti: Chi di noi è la prossima?

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Porno made in Italy

15 Novembre 2004 11 commenti

Riporto l’articolo dell’Espresso sulla International Fair Erotic chiusasi ieri a Milano Lacchiarella. Non so se la vamp-ira erotica che aveva preannunciato la sua discesa a Lacchiarella sia venuta o meno.

Comunque anche senza di lei, l’industria a luci rosse, marcia bene, venti case di produzione cinematografica, un milione e mezzo di euro fatturati, eserciti di aspiranti ‘starlet’, abbondanti offerte di ‘lavoro’ nel settore.

L’industria del ‘sadismo culturale’ che ha come tema il disprezzo della donna, alla portata di ogni mister Stallone, è pienamente in linea con le violenze sessuali e gli accoppamenti di donne tanto di ‘moda’.

(di Monica Maggi)

“Tutto quello che si vuole sapere sul sesso sarà presto a disposizione del pubblico italiano: appuntamento a Milano, dal 12 al 14 novembre prossimo, alla Fiera dell’Erotismo. Sono previsti 8.000 metri quadrati nella località commerciale “Il Girasole” di Milano Lacchiarella. Moltissimi saranno gli ospiti italiani ed internazionali, e durante la manifestazione verranno elette le nuove starlet dell’anno e Mister Stallone, che dovrebbe soppiantare (almeno si spera) il mitico e già rimpianto Rocco Siffredi.

La prima edizione della Fiera dell’Erotismo è targata Delta di Venere, il portale italiano sull’erotismo; la mente ideatrice è Giuseppe Sbarra, che propone la sua creatura come una vera kermesse, fitta di spettacoli e show di qualità per il grande pubblico.

In realtà questa Fiera renderà ufficiale la posizione, ormai sempre più di maggior rilievo, che l’Italia ha acquisito nel mercato della pornografia.

Il programma della fiera prevede 3 giorni di esposizione aperta al pubblico, con orari dalle 14 alle 2 di notte nei giorni di venerdì 12 e sabato 13, e dalle 10 di mattina fino a mezzanotte nel giorno di domenica 14. Durante l’apertura sono programmati spettacoli di intrattenimento che si terranno esclusivamente sul palco. Sono previsti stand che copriranno l’intera gamma dell’intrattenimento per adulti: home video, lingerie, oggettistica, riviste e libri, televisione e internet.

Nel resto dell’Europa non mancano, da anni, appuntamenti fondamentali per gli operatori del settore: a Londra con Erotica, a Barcellona con il Ficeb e a Berlino con la Venus-Eroticmesse, certamente il più importante evento business to business europeo del settore. Per non parlare dell’Avn-Expo di Las Vegas, l’evento degli eventi, la madre di tutte le fiere campionarie dell’hard, a ridosso del quale viene consegnato (parallelamente a Cannes) anche l’oscar della cinematografia hard.

L’ingresso dell’Italia nel gotha hard era atteso da tempo, considerati anche gli introiti di un mercato sempre più rampante e solido.

“E’ impossibile sapere i fatturati globali dell’hard made in Italy – dice Silvio Bandinelli, uno dei più affermati registi del settore, e produttore cinematografico per la Showtime – perché non esistono statistiche, non esistono leggi che riconoscono e regolamentano la pornografia.

Un’azienda di distribuzione leader può fatturare da 800.000 al milione e mezzo di euro l’anno”. Ufficialmente esistono circa venti case di distribuzione cinematografica, ma sono meno di dieci quelle strutturate come un’azienda.

Nonostante fatturati invidiabili, quello dell’industria hard italiana è ancora visto come un parente di serie B. “Il nostro è un settore anomalo poiché ha una distribuzione davvero limitata, solo attraverso videoteche, sexy shop ed edicole che però non possono mostrare il prodotto. Siamo ghettizzati dalla società civile e questo pesa assai dal punto di vista economico. In America, per esempio, una società come Vivid (produzione e distribuzione film hard) ha avuto un grande sviluppo, anche dal punto di vista del management e del marketing, da quando è riuscita ad inserire il prodotto nei grandi canali della distribuzione”. Il mondo della pornografia è contraddittorio: se da un lato suscita critiche, il successo (e il guadagno) che promette mobilita masse di aspiranti attori e attrici. Che si illudono di diventare Rocco Siffredi o un alter ego della scomparsa Moana. In realtà quella della porno star è una vita “dura”.

Ancora Silvio Bandinelli: “Un attore o un’attrice non percepisce stipendio, ma esercita una libera professione. Buoni professionisti possono arrivare ai 70/100mila euro l’anno. Alcune attrici particolarmente belle e popolari possono arrivare a cifre superiori, aggiungendo anche gli introiti derivanti dagli spettacoli. Non esistono figure professionali specifiche del porno: operatori, tecnici luci, macchinisti sono liberi professionisti che talvolta si prestano al porno”.

Anche la carriera di una porno star è breve: per gli uomini e con l’ausilio di Viagra o simili, afferma Bandinelli, l’età si sposta tranquillamente oltre i 40.

Più breve quella delle donne, perché dai 30 anni in su ogni giorno può essere buono per smettere. Interrogato sui suoi segreti, Franco Trentalance (uno dei più famosi pornoattori italiani) descrive un panorama da forzato del sesso: set con riprese da 2 a 6 ore ininterrotte, da 90 a 100 scene l’anno, e partner che a volte non scaldano quanto servirebbe.

Anche per le attrici la vita del set porno non è una passeggiata: raramente raggiungono il piacere, iniziano giovanissime (un esempio la nostra Federica Zarri, da segretaria a sexy star a soli 23 anni) e devono essere molto abili per varcare soglie di teatro, tv o cinema serio, come Selen, Eva Henger o Ilona Staller.

Pietro Adamo, docente di storia moderna, da anni segue il fenomeno della pornografia. Recentemente ha pubblicato il saggio Il porno di massa, edito da Raffello Cortina, nel quale propone una ricostruzione storica del porno: dal suo inizio negli anni ’70, fino alle recenti affermazioni più estreme e violente del genere. “La pornografia è stata sdoganata e anche sdrammatizzata. Propone feticci che fanno sorridere e sognare, e un mercato del tutto simile a tanti altri”.

Un porno buono e che fa anche bene. Diversamente dalla dura vita di chi ne fa una professione, l’hard può essere anche un rivitalizzante della coppia. Lo dice il regista produttore Claudio Greco, che con la sua Fucsia Time recluta coppie che poi fanno sesso per i film che produce. Lo dicono anche gli esperti, che un pizzico di porno fa bene: una ricerca condotta dall’università di tecnologia del Queensland (Australia) su 1000 utenti dice che il sesso coniugale, con un filmino hard ogni tanto, ha più sapore.”
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Riferimenti: Sesso amaro

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Avanti , maschi bastardi, coll’accoppamento di donne! Chi di noi è la prossima?

14 Novembre 2004 2 commenti

Giuseppina Potenza, 15 anni, accoppata, sembra, da più assassini che forse l’hanno uccisa lontano dal luogo di ritrovamento e poi buttata, come un sacco di pattumiera, dove è stata ritrovata, nei pressi di Manfredonia.

Chi è questa volta il ‘mostro?’

Quello stesso che ha accoppato Romina Del Gaudio o un altro?

Questa volta, si dice, è un ‘raptus’. Che ci sia o meno violenza carnale, il fatto che Giuseppina è stata lapidata, può essere solo il frutto di un ‘raptus’.

Quello stesso raptus, che si impadronì, alcuni anni or sono di un giovane parrocchiano, tutto chiesa e famiglia, e sulle rocce di Pinamare, vicino ad Andora, un bel giorno delle vacanze pasquali, accoppò a sassate una signora di mezza età, colpevole di prendersi il sole sulle rocce a seno nudo?

Gli assassini di donne non sono criminali, non odiano le donne, no, sono malati di raptus, che improvvisamente fa loro scagliare qualche pietra su un corpo femminile, o una sparo alla testa, caso mai non si trovassero sassi nei dintorni.

Nel recinto botanico in cui le specie di malattie ‘mentali’ sono suddivise in reparti, l’assassinio di una donna è un ‘disturbo’ che il potere psichiatrico definisce raptus, togliendo a questo atto infame e criminale contro di noi, la sua vera natura.

E trasferisce la relazione di potere tra uomo e donna, la cui violenza genera l’assassinio, nel campo della follia, dei malati di mente, ove il fenomeno della violenza sulle donne risulta comprensibile solo in un discorso ‘scientificamente’ accettabile, quello del raptus appunto, la temporanea incapacità dell’assassino di auto-coordinarsi, gli aspetti neurochimici dell’omicida, al ‘meccanismo di difesa tramite increzione adrenergica e cortisolica‘!

La malattia perfetta per gli psichiatri è la violenza assassina contro le donne!

Passiamo ai fatti.

Ancora una volta tutto il maschile, tutto dico, è responsabile di questo delitto!

Perchè questa violenza continua contro di noi nasce da una relazione di potere dell’uomo sulla donna, che trova nell’ambiente sociale, nella famiglia, nella sua cerchia, nelle abitudini, nei pregiudizi e soprattutto nella sua cultura sado-maso, la pornografia, una linfa vitale continua.

L’illustrazione della schiavitù sessuale della donna, ovunque, nei media, nei films, più o meno ‘snuff’, nella letteratura, è un settore definito e ben stabilito della cultura ‘maschile’. Questa forma di violenza, di sessismo, è inserita nella struttura della società e nel suo modo di essere, di vivere.

Questo sadismo culturale è il pane erotico quotidiano di ogni maschio.

Il tema dominante è il disprezzo della donna, che della condizione di cosa, di schiavo, appunto, essa, ne detiene la condizione di oggetto sessuale.

Chi ha il coraggio di negare la schiavitù sessuale della donna? Senza andare in Iran, o in Arabia, ma qui, da noi?

Chi può negare l’industria della prostituzione e della tratta delle donne? Quale maschio non ne apprezza, in fondo, l’utilità ‘sociale’? Quale maschio non consiglia alla ‘propria’ donna, depressa o momentaneamente ‘frigida’, una cura di film porno, magari ‘ensemble’, per eccitarsi?

Perchè la fantasia maschile si eccita nel credere le donne eccitate nel vedersi umiliate e usate come oggetti sessuali! Già perchè questo sadismo culturale maschile deve produrre due effetti: stimolare gli impulsi sadici e non solo in modo contemplativo, e soddisfare l’utente.

E l’utente si soddisfa, a seconda di quello che il convento gli offre: una masturbazione durante la visione o il proprio sadismo, soggetto protagonista di una storia simile a quella che gli è entrata nella zucca.

E la società attraverso l’immagine quotidianamente sfornata della donna, offre le vittime a questo sadismo culturale, senza arrecare un minimo senso di colpa, perchè questa immagine di donna conviene all’uso che il maschile ne fa, nell’ordine del discorso di potere, trasmesso ogni giorno, ovunque, senza mediazioni.

Non si può più parlare di semplice antagonismo tra i sessi; i due contrari non sono più affetti da semplice incomprensione.

E’ una contraddizione, quella tra uomo-donna, esplosiva che ora si sta solo deformando del tutto, ma non ancora trasformando in guerra dichiarata.

Ma questo avverrà, perchè è nella logica della maledetta relazione di potere-proprietà che ci soffoca, e che solo il Comunismo potrà spazzare via.
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Il corpo è stato abbandonato sul bordo di una strada
Figlia di pescatori, scomparsa da casa ieri pomeriggio.
Manfredonia, uccisa quindicenne.

Lapidata dopo un raptus sessuale
La zia: “L’hanno vista con un ragazzo che le dava fastidio”

Il recupero del corpo della ragazza

FOGGIA – Il corpo senza vita di una ragazza di 15 anni, Giuseppina P. figlia di una famiglia di pescatori, è stato ritrovato sul ciglio di una traversa della strada che da Manfredonia porta a Monte Sant’Angelo, nella zona industriale di Manfredonia dismessa dall’Enichem.

La ragazza sarebbe stata uccisa dopo un raptus sessuale. Era parzialmente svestita: i jeans erano abbassati. Ha subìto gravi lesioni al cranio provocate probabilmente da colpi di pietre.

La ragazza era scomparsa ieri pomeriggio dopo essere uscita per comprare dei cd: i genitori hanno trascorso la notte a cercarla. Hanno telefonato ai compagni di scuola, ai professori dell’istituto che frequentava, hanno ascoltato anche i negozianti dove Giuseppina comprava la merenda. Disperati, hanno denunciato la scomparsa al commissariato di Manfredonia quando oramai era già l’alba.

“Ieri pomeriggio Giuseppina aveva detto alla mamma che usciva per comperare dei cd in un negozio al rione Monticchio. Poi non l’abbiamo più sentita”. Piange la zia della 14enne quando racconta l’ultima volta che la ragazzina è stata vista dai familiari. “Ieri sera – continua la zia – siamo andati a parlare con il titolare del negozio musicale che ci ha confermato che mia nipote era passata da lui ma se n’è andata subito dopo”. Secondo alcune testimonianze non confermate sembrerebbe che con la ragazzina ci fosse anche un ragazzo che le dava fastidio. “Fuori del negozio abbiamo trovato l’ombrello di mia nipote. Non credo che se lo sia dimenticato. Ieri sera pioveva parecchio e non credo che sia andata in giro per la città senza ombrello. Forse voleva scappare da qualcuno”.

Il corpo di Giuseppina è stato trovato stamani, intorno alle tredici, da una pattuglia della polizia indirizzata da una telefonata anonima.

La ragazzina frequentava l’istituto magistrale ed aveva compiuto 15 anni lo scorso 14 settembre. In queste ore, il padre sta parlando con gli agenti della squadra mobile di Foggia che stanno indagando sull’assassinio.
E’ intenzione degli agenti convocare in questura anche le amiche della ragazza per ricostruire insieme a loro la lista delle persone che Giuseppina frequentava con più assiduità. Un poliziotto ieri suggeriva che il delitto potrebbe essere firmato da un amante rifiutato. Dirigerà l’inchiesta il sostituto procuratore della repubblica presso il Tribunale di Foggia Domenico Minardi.

Il corpo della ragazza sarà sottoposto ad autopsia forse già domani. Nel firmare la richiesta indirizzata all’Istituto di medicina legale di Foggia, la procura ha chiesto di accertare se l’assassino ha abusato della ragazza.

Il sindaco di Manfredonia, Francesco Paolo Campo, ha detto che quella dell’omicidio della ragazza è una notizia inquietante: “Sono allibito e senza parole. Questa è una comunità tranquilla, non si sono mai verificati episodi del genere, nemmeno episodi di molestie. La ragazza – prosegue il sindaco – viveva in un quartiere semiperiferico, il quartiere Monticchio e la famiglia, è una famiglia per bene, di lavoratori, un ambito famigliare assolutamente tranquillo”.

(13 novembre 2004) La Repubblica
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Riferimenti: Maschi assassini

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