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Il mio femminismo

20 Agosto 2004


Il mio femminismo è prima di tutto odio, si odio, per tutto ciò che tortura e opprime la donna in quanto donna e lavoratrice.

Come sentimento di avversione, il mio odio nasce dalle crudeltà e dalle barbarie che la proprietà privata, fino ad oggi, ha commesso contro il mio sesso: dal sacrificio del ‘suttee’ in India, alla storpiante deformità dei piedi bendati in Cina, all’ignomia del velo imposta per tutta la vita dall’Islam, alla “castrazione” cattolica, al gineceo, all’harem, al ‘puddah’ …

Mutilazioni crudeli, di massa, vengono eseguite contro il nostro corpo: cliteridectomia, incisione del clitoride, infibulazione. Non basta: alla crudeltà fisica si accompagna la crudeltà psicologica e mentale: migliaia di maschi scrivono e descrivono, dall’alto delle loro lauree psichiatriche, le patologie della nostra inferiorità sociale come se fossero naturali e tipiche del nostro sesso, per salvaguardare i previlegi sessisti.

Il nostro corpo è tuttora oggetto di mercificazione: la tratta delle donne e delle bambine prostitute,le spose-bambine, la prostituzione.

La sessualità che il capitalismo di oggi ha liberato è solo quella maschile, con i suoi annessi di aggressività e violenza. L’ossessione genitale maschile ricerca stimoli sempre più efficaci, dal patetico al bizzarro fino a giungere al criminale: il suo apice è la violenza famigliare e sessuale, compreso l’assassinio.

La donna è preparata da tutta la cultura ad essere sessualmente ‘adoratrice del fallo’, a diventare, cioè, tutto ciò che un uomo desidera, e ad essere assemblata all’immaginario pornografico commerciale del maschile.

Il termine ‘scopare’, o ‘chiavare’, esprime esattamente la cultura della penetrazione maschile, l’atto del cacciare dentro, del dominio.

Se una donna non riesce a subentrare alle scopate di fantasia del suo partner,o non risponde ai bottoni doverosamente schiacciati in ogni amplesso sessuale per l’orgasmo stereotipato, è scaricata nella immondezza delle ‘frigide’.

La sessualità femminile non esiste: o meglio non si può sviluppare in una società di diseguali: c’è la sessualità della schiava, perchè solo questo può esprimere una società sessista.

Nella ‘femminilità’ di volta in volta storicamente determinata, si espime la nostra oppressione in quanto donne, come sesso. Questa categoria poggia sulla ecatombe della nostra intelligenza, coatta nei secoli, e sulla piattezza del quotidiano casalingo spacciato per nostro mondo naturale.

La femminilità è la nostra differenza: 4000 anni di assenza dalla storia.

La nostra emancipazione è la demolizione della istituzione che ci ha oppresso e che ci opprime: la forma storica della nostra oppressione è oggi il capitalismo, con le sue istituzioni.

Il punto più interno, più profondo che accomuna noi donne è sempre vivo e doloroso per tutte: è solo diverso il modo di percepirlo.

Nel mio blog cerco ovunque, in qualsiasi avvenimento o problema del passato e del presente, il rapporto con la nostra oppressione. E lo denuncio, senza mezzi termini, senza peli sulla lingua.

Cominciando dalla cultura fallocratica e dal suo simbolo buono, forse, per giocare al volano!
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Riferimenti: Donna proletaria

Categorie:Senza categoria Tag:
  1. MI-MI
    20 Agosto 2004 a 15:44 | #1

    cara amica, perchè così mi sento di chiamarti, credo tu abbia detto, in modo raffinato e colto quello che io ho cercato di dire ieri nei miei post…. “professando” l’autocoscienza sessuale delle come forma di liberazione… mi stupisco di vedere che addirittura le donne, donne di oggi, che hanno avuti maggiori stimoli culturali, siano in realtà ancora schiave e forse in un modo più subdolo, delle nostre nonne… schiave non solo dei sistemi culturali di cui parlavi tu sopra, si può essere schiave, come dice fatima mernissi, della taglia 42… noi occidentali siamo schiave della taglia 42, delle depilazioni ecc ecc.
    ti ringrazio infinitamente per avere detto quello che io ierinon ho saputo dire, con così tanta forza, con tanto amore.
    ciao

  2. e.p.
    21 Agosto 2004 a 4:26 | #2

    Per MI-MI. Cara amica, grazie per il tuo spontaneo, genuino commento al mio post, che mi ha fatto felice. So che non sono sola, che mille occhi come i tuoi mi seguono, da lontano..e forse presto,prestissimo anche da vicino ! Ciao.Baci.

  3. f.pistolesi
    21 Agosto 2004 a 19:51 | #3

    Studiando sociologia dell’organizzazione ho avuto il piacere di approdare alle seguenti concettualizzazioni, elaborate da fior fiore di studiosi.
    a)il genere della produzione è il maschile in opposizione al genere femminile che è quello della riproduzione, perciò:
    b)la conseguente opposizione è quella tra luogo di lavoro (produzione) e luogo di riproduzione (casa). Dominio dell’uomo vs dominio della donna.
    c)da tali premesse deriva che uno sforzo immane serve al mondo della produzione per integrare nelle loro categorizzazioni tipicamente maschili una sempre più eccedente popolazione femminile (che se ne stiano a casa, checcazzo!), perciò si cerca di “fare genere”, locuzione elegante che esemplificherò nella tipica affermazione ” quella manager (donna) ha un paio di palle così!”. Ecco come il mondo maschile della produzione ci ha gentilmente integrato, anche se in sociologia dell’organizzazione si preferisce in quanto esempio la doppia intestazione delle comunicazioni ” a tutti i lavoratoti, e a tutte le lavoratrici ” etc etc
    Chiediamoci: quand’è che gli uomini aspireranno ad essere integrati nel luogo della riproduzione?

  4. e.p.
    22 Agosto 2004 a 13:35 | #4

    Per f. pistolesi. Cara amica, le tue osservazioni sulle ‘categorie’ di genere,sintetizzate in maschile=produzione,femminile=riproduzione credo che racchiudano,nell’essenziale, l’antagonismo dei sessi . Mi sembra ncor più interessante la categoria ‘integrazione’ applicata al mondo della produzione,oggi,in endemica crisi del capitale.Ci rifletto. Grazie. Ciao.

  5. giuseppe pulpito
    27 Agosto 2004 a 18:38 | #5

    Cara compagna sono pienamente d’accordo su quanti scrivi, ti rammento solo questa frase “gli uomini si comportano con le donne allo stesso modo con cui il capitalismo si comporta con gli operai.

    Viva il femminismo
    viva la rivoluzione comunista

  6. Dario de Judicibus
    9 Dicembre 2004 a 15:19 | #6

    Se sei disposta, da persona riformista e aperta, ad accettare anche critiche a quanto professi, non credo che una cultura dell’odio possa veramente far crescere una società. Una cosa è lottare per ciò in cui si crede, anche duramente, un’altra è odiare. L’odio porta odio, il quale porta violenza e la violenza aumenta l’odio. Io dovrei saperlo bene, perché a me hanno fatto una cosa terribile, che solo un genitore può comprendere. Mi hanno tolto mia figlia SOLO perché sono un uomo e l’attuale cultura maschilista-pseudo-femminista non ammette che un uomo possa cavarsela bene a crescere una figlai quanto una donna. Cosa dovrei fare? Odiare tutte le donne?

    Credo che questa società abbia ancora tanto da camminare prima di diventare matura. Pensaci, cercando di andare al di là delle tue idee, cercando di superare i tuoi pregiudizi, perché vedi, l’odio ha un effetto collaterale: ti trasforma in ciò che odi, e troppe donne che hanno lottato contro i pregiudizi maschilisti sono diventate a loro volta sessiste. Due ingiustizie, anche contrapposte, non fanno una cosa giusta e se credi nella vendetta, peraltro NON contro chi ti ha fatto del male, ma contro altre persone che magari la pensano persino come te, ma sono “diverse” da te (sesso, orientamento sessuale, colore della pelle, religione, poco importa, è sempre un pregiudizio) allora avrai solo dato loro motivo per odiarti a loro volta, in una catena infinita che non ha alcun valore, alcun sbocco.

    Pensaci, e se vuoi rispondimi, ma con il cuore, non con la testa.

  7. Dario de Judicibus
    19 Dicembre 2004 a 0:27 | #7

    Finalmente ho trovato il tempo di scrivere un articolo sui vari tipi di discriminazioni. Eccolo: http://lindipendente.splinder.com/post/3643021

  8. gildo
    10 Gennaio 2005 a 16:31 | #8

    perchè non vai a lavorare invece di passare tutto il giorno a scrivere cazzate?
    Se vuoi battere vai sulla strada come fanno tutte le altre e non rompere il cazzo in internet.
    Troia!

  9. paolaics
    10 Gennaio 2005 a 22:33 | #9

    Per quasi 40 anni ho ignorato la storia della condizione femminile, oggi mi ritrovo volontaria in un centro anti-violenza e qst mi aiuta a uscire da tante subdole microviolenze culturali sull’essere donna.Nn provo odio come te,io la chiamo sana collera o sacra indignazione.. quella ke fa muovere la passione x la giustizia e fa rifiutare le prevaricazioni, ma continuo a lavorare x l’armonizzazione dei sessi. Ne abbiamo abbastanza.. A ke serve odiare gli uomini?Temo ad allontanarci ancor più..Bisogna creare coscienza attraverso la cultura, nuovi paradigmi,l’equilibrio interiore di yin-yang e soprattutto fare politica, equiparare il numero di assessori, sindaci, parlamentari.Gli uomini e la loro insita competizione da spermatozoo stanno portando il baratro ma nn perché loro sono diavoli e noi angeli, ma xché manca l’equilibrio fra maschile e femminile nei governi del mondo.Qst è il tempo e donne come te sono preziose solo se escono dall’odio cieco.
    Mi disturba il tuo anonimato raffrontato al coraggio ke dimostri,esci allo scoperto, in Parlamento c’e'bisogno di te! Con sentita stima, paola

  10. e.p.
    11 Gennaio 2005 a 18:22 | #10

    Cara Paola, il sessismo non l’ho inventato io e nemmeno le donne, oppresse dalla creazione della proprietà privata,da millenni. L’odio per l’oppressione non può essere slegato da chi opprime, fosse anche il migliore dei padroni. Il’maschile’ ha questo privilegio di sesso, per nascita; la società di classe è per sua natura, sempre sessista. L’ultimo gradino è occupato dalle donne in genere. Le proletarie, occupano il sottoscala. Costrette a lavorare per guadagnarsi da vivere,perchè non hanno altro, per avere un’autonomia loro,oggi, precarie, disoccupate,con un salario appendice di quello del marito, sul piano della dignità sono diventate zero.Sole, con figli, costrette a sbarcare in qualche modo il lunario, sono le ‘paria’ della società. Le donne conigate,con il sorriso benevolo sulle labbra, non riescono più , nemmeno loro, nel ruolo di ‘pinocchie’, a recitare le loro bugie entro il’nido’, l’inferno della violenza coniugale di ogni tipo. Le donne a cui parlo non sono mie fantasie, ma donne concrete, non oggetto di studi sociologici e statistiche. Sono nata a Milano, la mia città, la Città delle Donne, dove ho lottato per i nostri diritti, per la nostra dignità, con tante altre come me, e spesso, anche vinto. Da vent’anni, la mia città è una ‘cloaca’ in mano a un branco di masnadieri,politicanti senza scrpoli, ‘per acquisto d’oro, usata’! Un monolocale a 900 euro d’affitto, il salario mensile di una call-center, 1.800.000 lire! La città della finanza! Se ne fregano tutti, i politici di turno, della della miseria in cui hanno gettato le donne milanesi, e con noi, accumunate nel destino , le donne italiane. Specie le donne del Sud, schiacciate anche dal retaggio dei pregiudizi ignobili, che le vorrebbero novelle suore della clausura famigliare! Il mio odio non è volto alla vendetta , ma alla Giustizia, al rivolgimento di questa oppressione, di sesso e di classe. Ciao, a presto.

  11. e.p.
    11 Gennaio 2005 a 18:30 | #11

    x Dario. Dario, se non ti si dà il diritto di stare con i tuoi bambini, non è colpa delle donne, ma della famiglia, da cui le donne e i figli sono le vittime. Che sia anche una ‘strega’ tua moglie, poniamo, ci sono tante donne che hanno fatto proprio il’parassitismo morale’ della nostra condizione millenaria di schiave e serve.Che considerano i figli loro proprietà, perchè oggi, se non si ha una qualche proprietà, anche umana, non è nessuno! Il contendersi i bambini, fare di loro uno strumento di ricatto, ti dovrebbe far riflettere sulla natura di questo male, sul cancro sociale, la famiglia. Ciao.

  12. e.p.
    11 Gennaio 2005 a 18:32 | #12

    x Gildo. Non ti posso denunciare per incitamento alla prostituzione, visto che per paura, resti nell’anonimato. Mi indichi un mestiere che evidentemente conosci, quanto guadagni come pappone?

  13. Dario de Judicibus
    21 Febbraio 2005 a 14:37 | #13

    Per E.P.

    Io non penso che il fatto di essere stato separato da mia figlia sia “colpa delle donne”. Innanzi tutto odio personalmente ragionare in termini di uomini e donne, quasi che si possa dividere il mondo in due e assegnare dei ruoli e dei comportamenti uniformi a miliardi di persone. Questo era proprio quello che faceva il maschilismo: assegnare ruoli, assumere che uno era o non era in funzione del sesso. Cerchiamo di superare questo metodo.

    Il fatto che io, come molti altri padri, sia stato *senza motivo* (questo è il punto importante) se non quello di essere maschio, tagliato fuori dalla vita di mia figlia, è stato causato da una legge vergognosa, dagli interessi di lobby professionali e da alcune veterofemministe che i pari diritti non sanno neppure cosa siano.

    Per quanto riguarda la famiglia, io credo che sia una cosa stupenda, ma non è detto che debba essere rappresentata nella maniera tradizionale. Per me la famiglia è qualsiasi accordo fra adulti (sesso diverso o stesso sesso, due o più, poco importa) basato sulla solidarietà, sull’affetto, sul rispetto e sulla cura dei minori, se ce ne sono. Come vedi è una definizione piuttosto ampia.

    Su quello che è o non è la mia ex, non faccio commenti. Quello che penso appartiene solo a me e comunque non è corretto esprimerlo in questa sede. Certo è che la mia ex non potrebbe fare ciò che fa se non ci fosse un alegge che glielo permette.

    Concordo sul fatto che i figli non siano una proprietà. Piuttosto sono un impegno, da prendere liberamente ma poi mantenere, qualunque cosa succeda. Separarsi non è un buon motivo per sostituire l’impegno di prendersene cura con un assegno mensile. Essere genitori è molto di più.

    Io credo che tu usi il termine “famiglia” riferendoti a una particolare concezione della famiglia. Credo e spero sia così. Il punto è che la famiglia in sé non è né positiva né negativa. Tutto dipende dal modo di porsi verso di essa e all’interno di essa. [continua]

  14. Dario de Judicibus
    21 Febbraio 2005 a 14:39 | #14

    [riprende] Se si fonda sull’amore, sul rispetto, sulla cura, sulla solidarietà, lasciando un margine di libertà individuale a ogni singolo componente (a un minimo di libertà rinunciamo sempre nelle relazioni con gli altri, dobbiamo esserne consapevoli e decidere in libertà), allora la famiglia, comunque sia essa composta, formalizzata o meno, è qualcosa che ci riempe la vita, ci dà molto. Altrimenti prende soltanto, e allora hai ragione tu.

  15. te lo mett in culoil mio IP
    26 Febbraio 2005 a 18:22 | #15

    La solita comunista troia che imposta la sua vita sull’odio.

  16. Sei uno STRONZO!
    24 Aprile 2006 a 14:33 | #16

    “La solita comunista troia che imposta la sua vita sull’odio.”

    Ma vaffanculo STRONZO!
    Devi fare una BRUTTA FINE! Tu e tutti quelli come te!

  17. Ceppa Totale
    9 Luglio 2006 a 18:58 | #17

    ahahaahahahahahahaahahahahaahahahahaahaha!!!!!!!!
    L’articolo è da cappottarsi dalle risate con tutta la sedia.
    Che dite di fare una colletta per questa zitella e trovargli un bel po’ di randolo africano?
    Sono sicuro che dopo le piacerà :)

  18. luigi
    21 Luglio 2006 a 19:15 | #18

    Cara donnaproletaria,
    mi trovo d’accordo con te sull’indignazione che provi per tutte le violenze che le donne subiscono nel mondo e nel nostro paese..tuttavia credo che il comunismo sia un’ideologia semplicemente criminale e da distruggere

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