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Il suicidio di Barbara: un delitto sessista nella sua forma più crudele …

13 Agosto 2004

Barbara B. era una giovane di 28 anni, di un paesino vicino a Milano. Soffriva di ‘depressione’ e dallo scorso 4 agosto era nell’ospedale psichiatrico di Aversa. Si era ricoverata spontaneamente perchè si sentiva ‘depressa’, perchè l’avevano convinta che questa terminologia psico-fisica della condizione femminile fosse una malattia da internamento. Si sentiva colpevole e senza speranza; non si sa come sia riuscita ad andarsene dopo una settimana, dal nosocomio.

Ha raggiunto pallida, trascurata, sconvolta, una località nei pressi, Pinetamare, fino all’hotel Costa Blu. Ha chiesto di salire sul terrazzo dove aveva appuntamento con Michele, così diceva, ma non l’hanno fatta salire e il direttore l’ha fatta allontanare. Nessuno l’ha aiutata, nessuno le ha chiesto niente, nessuno le ha teso una mano, nessuno ha voluto impicciarsi della sua disperazione. Barbara entra in un altro edificio, sale la rampa delle scale antincendio, e senza indugiare, si toglie le scarpe, posa a terra la borsa e il mezzo panino mangiucchiato, si lancia nel vuoto. Nella borsa c’erano delle lettere, scritte alla figlioletta di pochi anni, che i servizi sociali le avevano tolto, rubato.

Perchè proletaria, perchè depressa, i suoi pensieri, ansie, tormenti per la figlia rubata, scritti su fogli di carta, sono stati, dagli inquirenti, etichettati come sconclusionati.

Colpevole del suicidio, la depressione.

Non la condizione femminile, non la sua disperazione di essere sul lastrico, non il tormento perchè una società ignobile e violenta le ha rubato la figlia l’ha fatta morire: era depressa, poverina … e con questa etichetta, la coscienza maschile e con lei il suo apparato medico, giudiziario, giornalistico, si è messa la coscienza in pace. Già si tranquillizza, per dormire sonni tranquilli, come quando ci etichettano di frigide, ansiose, paranoiche, fobiche, indecise, inattive: si istituzionalizza la nostra oppressione e il nostro stato di inferiorità, la nostra sofferenza, sotto stupide terminologie psicofisiche!

La nostra oppressione non si è risolta nell’ “uguaglianza” … ma prosegue nell’uguaglianza, nelle sue forme più insultanti e crudeli. Siamo l’altra faccia della terra … non ce lo dimentichiamo.
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  1. pea
    16 Agosto 2004 a 15:46 | #1

    è da un po’ che non ti vengo a trovare. ho trovato questo tuo commento di risposta ad una mia riflessione sullo stupro di una (ennesima) donna:

    e.p. [Venerdi 23 Luglio 2004 ore 00:41:33]

    Pea, la politica del sesso non vuole altro che tu , come dici, ‘adori’ gli uomini! Smettila e rifletti, ti prego! Non c’è astio, c’è odio. Ciao.

    vedi DP io sono contraria ad OGNI forma di odio, rivolta in quaunque direzione. negatività genera negatività, sempre e comunque.

    sai benissimo che io apprezzo le tue informazioni (la realtà dovrebbe giungere sotto gli occhi di tutti) ma NON condivido il tuo pensiero estremista.
    perchè?
    perchè vengo da una famiglia dove uomini e donne hanno gli stessi diritti.
    certo a volte si ricade temporaneamente in qualche luogo comune, ma in linea di massima io SONO e VIVO come donna libera ed emancipata.
    il che non vuol dire che io me ne freghi delle altre, tutt’altro.
    credo solo che parossismo ed odio legati ad una questione delicata come il femminismo facciano spesso molti più danni che altro.

    io “adoro” gli uomini in senso lato.
    E’ talmente evidente che penso che tu mi abbia capito benissimo ma che rimarchi la cosa solo a scopo “educativo”. li adoro perchè, comunque, parte della nostra vita. nella loro SEMPLICITA’ spesso ci forniscono un apporto prezioso, come il rovescio della medaglia, no?

    accenno brevemente anche ai RISVOLTI SESSUALI.
    inutile negare che tanto le donne quanto gli uomini sentono spesso e volentieri degli stimoli CARNALI.
    io amo scopare (dirlo non è politically correct?….), sopratutto con gli uomini. sopratutto: si, perchè comunque di loro noi donne possiamo fare a meno, ma io con loro mi sento più completa, mi tirano fuori una carica di femminilità deliziosa da provare.
    comunque, anche se forse dal mio blog volutamente “malizioso” non si direbbe, io sono stata anche in ASTINENZA per anni. la mente sana non sempre necessita sesso, ma spesso questo è parte di un equilibro di vita.

    ma parliamo di FEMMINILITA’.
    l’essere donna è uno stato splendido, se ben vissuto in tutti i suoi aspetti.
    così come il termine “FEMMINISMO” si è caricato nella mentalità corrente di accezioni negative a causa di fanatismi ingiustificati, anche la parola “FEMMINILITA’” è stata spesso interpretata in maniera erronea.
    la donna è dotata di forze incredibili ma il suo più grosso fascino è racchiuderle in uno scrigno di dolcezza. NO! aspetta! non voglio dire che donna=dolce&remissiva, uomo=forte&indipendente! dico solo che non c’è nulla di male nel vivere la propria FERMEZZA in maniera a volte posata, a volte frizzante, a volte aggraziata e, si! a volte aggressiva. non facciamo come quegli uomini che mascherano la loro MISOGINIA con la parola MASCHILISMO!!

    il mio è forse il parere di una “sempliciotta”, ma anche tu rifletti, ti prego.
    ciao & buon lavoro.
    baci.

  2. e.p.
    19 Agosto 2004 a 4:23 | #2

    Cara Pea, ti ringrazio innanzitutto perchè mi leggi e colgo l’occasione per chiarire ciò che penso,prendendo spunto dalle tue osservazioni, che riassumo in cinque punti: 1) odio 2)femminismo 3)femminilità 4)emancipazione 5) sessualità.1)odio.Io odio, si,odio tutto ciò che tortura e opprime la donna, in quanto donna e lavoratrice. Nel mio blog cerco ovunque, in qualsiasi avvenimento o problema del passato e del presente, il rapporto con la nostra oppressione. E lo denuncio, senza mezzi termini, senza peli sulla lingua. Riguardo all’odio, come sentimento di avversione, sono gli uomini che hanno ripugnanza di noi.. Le donne non sanno quanto sono odiate,quando sono odiate e perchè. Una gamma di crudeltà e di barbarie è stata e viene commessa contro di noi:il sacrificio del ‘suttee’ in India, la storpiante deformità dei piedi bendati in Cina, l’ignomia del velo imposta per tutta la vita dall’Islam,il gineceo,l’harem,il ‘puddah’; mutilazioni crudeli, cliteridectomia,incisione del clitoride,infibulazione..barbarie atroci:tratta delle donne e delle bambine prostitute, spose- bambine, prostituzione, violenza famigliare e sessuale, compreso l’assassinio. 2)il femminismo è il rapporto del femminile (uso questa categoria astratta),senza storia,senza cultura, senza potere, con il maschile con la sua storia, la sua cultura, il suo potere, il suo assoluto. Storicamente il femminismo è la forma che la lotta femminile ha assunto contro l’oppressione per la liberazione. La donna è oppressa in quanto donna, a tutti i livelli sociali: non al livello di classe, ma di sesso. . A livello di classe, le lavoratrici, le operaie sono anche sfruttate: esprimono nella loro determinazione storica, la più esplosiva contraddizione nel sistema e al sistema patrircale-capitalistico. Femminilità:l’oppressione della donna come sesso si esprime nella cosidetta ‘femminilità’: questa categoria poggia sulla ecatombe della nostra intelligenza ,coatta nei secoli ,e sulla piattezza del quotidiano casalingo spacciato per nostro mondo naturale. La femminilità è la nostra differenza: 4000 anni di assenza dalla storia. Emancipazione:la nostra emancipazione è la demolizione della istituzione che ci ha oppresso e che ci opprime:la forma storica della nostra oppressione è oggi il capitalismo, con le sue istituzioni. Sessualità: la sessualità che il capitalismo di oggi ha liberato è solo quella maschile, con i suoi annessi di aggressività e violenza. L’ossessione genitale maschile ricerca stimoli sempre piuù efficaci,dal patetico al bizzarro fino a giungere al criminale. La donna che si crede ‘libera ed emancipata sesseualmente’ è stata preparata da tutta la ns. ‘cultura’ a diventare tutto ciò che un uomo desidera, e ad essere assemblata all’immaginario pornografico commerciale del maschile. Se una donna non riesce a subentrare alle scopate di fantasia del suo partner,o non risponde ai bottoni doverosamente schiacciati in ogni amplesso sessuale per l’orgasmo stereotipato, è scaricata nella immondezza delle ‘frigide’. La sessualità femminile non esiste: o meglio non si può sviluppare in una società di diseguali: c’è la sessualità della schiava, perchè solo questo può esprimere una società sessista.
    Per finire,Pea, il punto più interno, più profondo che ci accomuna è vivo e doloroso per entrambe: per ora è solo diverso il modo di percepirlo. Baci.A presto.

  3. stefania
    2 Settembre 2009 a 14:29 | #3

    cara e’la prima volta che ti scrivo saro’ breve perche’ mi trovi d’accordo che le donne non hanno una sessualita’ se non quella della schiava..purtroppo e’ cosi’.inutile cercare di indorare la pillola…colpa delle nostre madri che hanno sempre voluti che noi fammine dovevamo essere frustate come loro e colpa dei padri che non conoscono altro modo se non di dominare e basta.che schifo.

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