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Archivio Luglio 2004

Successione anche matrilineare?

27 Luglio 2004 3 commenti

Verso la nuova famiglia del capitalismo parassitario

I figli potranno prendere il cognome della madre? Per ora in Italia non è ancora possibile, ma una sentenza della Corte costituzionale dovrà presto decidere se infliggere questo ulteriore colpo all?autorità declinante del pater familias . A creare un caso giudiziario in grado di cambiare radicalmente usi e costumi di una società che in molti casi (realtà locali per lo più arretrate) ancora si crede patriarcale, sono stati Luigi F. e Alessandra C., una coppia di coniugi milanesi che fin da quando la loro figlia era venuta al mondo avevano espresso al competente ufficiale dello stato civile la volontà di dare alla piccola il cognome della mamma. Richiesta che nel giugno 2002 è stata respinta da una sentenza della Corte d?Appello di Milano. La coppia non si è arresa e ha fatto ricorso in Cassazione. E il 17 luglio, con la sentenza 13298, la Suprema corte ha avanzato un forte dubbio di incostituzionalità su tutte le norme del Codice civile che impongono alla prole il cognome paterno, chiedendo l?intervento della Corte costituzionale.

Secondo la Cassazione è discriminatorio non consentire l?attribuzione del solo cognome materno, impedendo così «il maturarsi di una diversa sensibilità nella collettività e di nuovi valori di riferimento, connessi alle profonde trasformazioni sociali intervenute».

La Cassazione ricorda che «la Convenzione sull?eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna, adottata a New York il 18 dicembre 1979 e ratificata in Italia con legge 132/85, all?articolo 16 ha impegnato gli Stati aderenti a prendere tutte le misure adeguate per eliminare la discriminazione nei confronti della donna in tutte le questioni derivanti dal matrimonio e in particolare ad assicurare gli stessi diritti personali al marito e alla moglie, compresa la scelta del cognome». Nell?ordinanza della Cassazione vengono anche ricordate «le raccomandazioni del Consiglio d?Europa n.1271 del 1995 e n.1362 del 1998 in cui si chiede agli Stati ancora inadempienti di realizzare la piena eguaglianza tra madre e padre nell?attribuzione del cognome».

Secondo la Cassazione, l?articolo 2 della Costituzione, che tutela i diritti inviolabili della persona, deve essere inteso «nella duplice direzione del diritto della madre di trasmettere il proprio cognome al figlio e di quello del figlio di acquisire segni di identificazione rispetto ad entrambi i genitori e di testimoniare la continuità della sua storia familiare anche con riferimento alla linea materna». E aggiunge che, in contrasto con l?articolo 3 della Costituzione, «privilegiare il tramandarsi del cognome paterno è una discriminazione».

La Corte d?appello aveva respinto il reclamo dei coniugi milanesi sostenendo che «i figli, nel portare il cognome materno, potrebbero subire riflessi negativi, in quanto potrebbero essere individuati come prole naturale e non legittima».

La Cassazione critica questa sentenza, affermando che l’unità familiare non si rafforza con «la diseguaglianza tra i coniugi, ma al contrario quando i rapporti tra i coniugi siano governati dalla solidarietà e dalla parità».

Insistendo sulla «tutela dell?unità familiare» (articolo 29 della Costituzione), la Cassazione censura le norme che non consentono di dare ai figli il cognome materno, avanzando il «forte sospetto» che tale obiettivo non «appaia correttamente perseguibile attraverso una disposizione così marcatamente discriminatoria.

Il diritto di famiglia si adegua

Il ?nuovo diritto di famiglia?, approvato definitivamente nel 1974 dal Senato, aveva sancito la parità tra coniugi: sposandosi, la donna non rinuncia al suo cognome, e solo se vuole può aggiungere quello del marito; può abitare per esigenze di lavoro in altra sede rispetto a quella del coniuge; è comproprietaria dei beni acquistati durante il matrimonio; è tenuta al pari dell’uomo a contribuire ai bisogni familiari nei limiti delle sue possibilità; esercita la medesima potestà sui figli minorenni.

La questione posta ora dalla Cassazione va ancora oltre: pone un problema che ha risvolti di non poco conto. Il ?nuovo diritto? aveva adeguato la legislazione italiana alla trasformazione della famiglia monogamica, da ?patriarcale? (contadina, agricola) a ?nucleare? (industriale, urbana). Ora si tratta di adeguare la normativa familiare al modello di famiglia più adatto al capitalismo parassitario dei nostri tempi, nel quale il mero possesso di denaro (comunque acquisito) quale ?bene mobile? si vuole imporre sulla tradizionale categoria di ?patrimonio? immobiliare.

L?attuale famiglia monogamica nucleare è ancora di tipo ?patrimoniale?: il cognome dei figli è quello del padre, e i beni si trasmettono da padre in figlio. Con la possibilità di attribuire ai figli il cognome della madre, avremmo ? accanto alla successione patrilineare ? la possibilità di una successione matrilineare. In sé e per sé, nulla di sconvolgente, in quanto agli effetti pratici non cambierebbe granchè perché si tratta pur sempre di una scelta, di un optional, mentre resterebbe ferma la regola del cognome paterno e, quindi, della successione patrilineare. Il problema sorge in quelle famiglie, poche ma in aumento, nelle quali la moglie è più ricca del marito. Quindi, non riguarda certamente il proletariato e neppure la classe operaia. La moglie, diventata ricca per aver ereditato dal … padre (o perchè attrice, modella o cantante famosa), sposando uno meno abbiente di lei, può avere interesse a trasmettere il proprio cognome ai figli.

In generale, in tal modo si tende a dare meno risalto alla ricchezza immobiliare (il patrimonio per antonomasia), a vantaggio della ricchezza mobiliare (azioni, obbligazioni, quote di fondi, depositi bancari) attraverso la quale è possibile detenere quote di immobili e di imprese, senza esserne proprietari, mediante mere partecipazioni (fondi immobiliari e/o d?investimento; titoli societari). Dal punto di vista del capitalismo parassitario, in cui tendono a prevalere le attività speculative su quelle lavorative, o meglio le attività lavorative sono al servizio di quelle speculative, ogni intralcio di tipo patrimoniale tradizionale tende ad essere spazzato via. Il cognome paterno è uno di questi. La proprietà privata non viene, minimamente intaccata. Si adegua, anch’essa, alle esigenze di mobilità del capitale.

In particolare, è anche una misura di rafforzamento (o rattoppamento) della famiglia monogamica in crisi, evidenziata dall’estendersi delle coppie di fatto (anche dello stesso sesso), e dei single.

Questo adeguamento può in qualche modo migliorare la condizione della donna? Temo di no, per le considerazioni fatte sopra. Per la massa della popolazione e, quindi, delle donne non cambia nulla. Per quelle poche donne ricche, l?emancipazione se la sono già comprata!
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Riferimenti: Debitori e creditori

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Abbiamo meno cervello degli uomini…sputiamo sulla scienza!

27 Luglio 2004 18 commenti

I maschi hanno il cervello più pesante delle donne, e sono anche più intelligenti: lo comunica Richard Lynn, dell’università dell’Ulster.

Gli uomini non solo hanno il cervello più pesante delle donne (+12%) ma sono anche più intelligenti. Analizzando i risultati di 10 mila test, Richard Lynn, insegnante di Psicologia all?università dell?Ulster, è arrivato alla conclusione che gli uomini hanno un quoziente di intelligenza mediamente di cinque punti superiore a quello delle donne. Secondo Lynn, le ragazze si sviluppano prima e più velocemente sia nel fisico che emotivamente. Questo le rende più intelligenti dei loro coetanei fino all’adolescenza. Dai 16 anni in poi, i ragazzi incominciano però uno sviluppo intellettivo che li rende in media più intelligenti già a 21 anni.

Gli daranno il Nobel? Un apostolo della “ricerca” britannica, un altro medico fallito che ha trovato la sua vera vocazione nella vivisezione, strombazza di quella cosa nella testa, chiamato cervello, sede dell’intelligenza.

E dopo un ‘lavoro scientifico’ di 10.000 test e innumerevoli squartamenti di animali, riscopre le vecchie teorie galeniche che la donna ha un cervello meno pesante dell’uomo, ergo è meno intelligente.

Se la mia tazza di donna contiene un quarto della tua di maschio, vorrà dire che per 10.000 anni la mia è stata compressa e oppressa e che tu mi hai impedito di riempire la mia parte.

Siamo inferiori, geneticamente, come i neri e gli animali … Per provarlo, questi falliti della medicina versano amalgami di metalli nella volta cranica di animali, ficcano nella massa grigia gli strumenti di tortura che hanno inventato, perforano loro il cranio: un’ecatombe di esseri viventi squarciati da operazioni chirurgiche al cervello .

Quanto rendono questo sadismo contro gli animali, queste canagliate contro le donne?

Un Nobel, come quello dato a Walter Hess che per compilare i suoi tre libri di idiozie sui 3500 punti irritabili nel cervello del gatto, ne ha maciullati 10.000?

Che cosa ha aggiunto di più a quanto descritto dal neurologo inglese Hughlings Jackson, in base alle sue osservazioni sui pazienti e sui cadaveri umani?

E che cosa ha aggiunto di più, il sig. Lynn, al discorso della medicina del capitale, perennemente chiamata in causa per giustificare il ruolo assegnato alla donna nella famiglia, nella società, nel lavoro?

Qualcosa di diverso dalla donna imperfezione di Aristotele, o la donna utero di Galeno?

Noi donne sputiamo sulla scienza, se questa è scienza!
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Riferimenti: Le donne e i medici

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Romina: un filo di speranza..

25 Luglio 2004 4 commenti

La sua mamma prega notte e giorno il Signore, attaccata al rosario, che il corpo straziato trovato nel boschetto non sia di Romina; io non credo, non prego, ma mi attacco, anch’io, al debole filo di speranza della prova del Dna.

Vorrei riscrivere tutto, vorrei soffrire per un’altra donna accoppata, vorrei sperare che non fosse lei.

Ma gli indumenti, i jeans, la maglietta, le scarpe da tennis celesti, i contratti Wind che stringeva al petto, la carta d’identità, il tesserino della società con il nome Romina, … mi stringono la gola.

Ma se c’è un Dio giusto e buono, quel Signore invocato dalla mamma di Romina, lascia che ti preghi anch’io, atea: falla ritornare a casa, sana e salva, da noi, che non vogliamo credere!

Riporto dal Mattino di Napoli, 24 luglio:

Nell?Agro il killer di Romina

Aversa. Restano concentrate ad Aversa e nell?Agro buona parte delle indagini sul barbaro assassinio di Romina Del Gaudio. E non solo perchè in tale città la giovane promoter della Wind è stata vista per l?ultima volta. I carabinieri stanno verificando la posizione di clienti o persone con cui Romina aveva avuto contatti di lavoro ma anche cercando qualche conoscenza che avrebbe potuto aver fatto in zona.
In caserma vengono ascoltate ancora persone «informate dei fatti» ma giungono pure i primi riscontri. Dagli indumenti repertati sul luogo dell?omicidio si dedurebbe che il barbaro assassino ha usato violenza alla ragazza prima di ucciderla. Una circostanza che accresce orrore all?orrore di una giovane vita spezzata con due colpi di pistola alla testa. Fin dal primo momento il reggiseno strappato, altri indumenti intimi disseminati lungo una sorta di calvario nel boschetto di Carditello, avevano fatto pensare ad un delitto a sfondo sessuale.
Ma ora sulle indagini in merito al barbaro assassinio di Romina Del Gaudio la consegna è il silenzio. Anzi gli ufficiali dei carabinieri e il magistrato Giovanni Cilenti del Tribunale di S. Maria Capua Vetere hanno ieri fatto la spola tra il comando provinciale di Caserta, la caserma di Aversa e la Procura. Quasi a celare anche il luogo in cui stavano lavorando.

Mattino di Napoli, 25 luglio:

Romina ha lottato fino alla fine per sfuggire al suo assassino

Non solo avrebbe tentato la fuga davanti alla violenza sessuale e alla morte. Romina Del Gaudio avrebbe anche lottato, una volta raggiunta e sopraffatta dal suo assassino, nell?estremo tentativo di trovare una via di scampo. Gli esami necroscopici, pur se fortemente limitati dalle condizioni in cui è stato rinvenuto il cadavere, avrebbero rilevato una ferita alla schiena. Il segno di una colluttazione, al termine della quale, probabilmente l?assassino ha premuto per due volte il grilletto e ucciso la promoter 19enne con due colpi alla testa.
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Riferimenti: Giù le mani, bastardi!

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Giù le mani, bastardi!

22 Luglio 2004 23 commenti


E’ morta ammazzata Romina, stuprata e assassinata con due colpi di pistola alla testa

Aveva solo 19 anni. Per guadagnarsi da vivere, andava porta a porta, a vendere contratti Wind.

Era ‘in trasferta’ ad Aversa; l’hanno ammazzata sul lavoro. Con le lacrime agli occhi e la gola chiusa, con dentro una rabbia assassina, scrivo per lei queste righe.

Bastardi criminali, ovunque siete, siate maledetti: per voi non c’è giustizia, nè umana nè divina, che possa pagare questo delitto!

Maledetto il mondo del maschile e della sua cultura di conquista delle donne, i suoi miti, i suoi James Bond, i suoi Jack lo Sventratore, la sua pornografia, la sua sessualità violenta esaltata da libri e canzoni che glorificano l’uomo che li commette!

Tutto il maschile è colpevole di stupro e di assassinio!

Perchè non vi basta più la violenza sessuale: dovete anche ucciderci, assassinarci sadicamente per soddisfare il vostro desiderio di potere!

La nostra vendetta farà giustizia! Non ci fermerete: proseguiremo nel cammino della Storia per la nostra liberazione, per un mondo comunista.

Riporto dal Mattino di Napoli, la cronaca degli avvenimenti.

“Non compirà vent’anni tra tre giorni, perché l’hanno ammazzata. Ieri il corpo di Romina Del Gaudio, la ragazza napoletana scomparsa ad Aversa il 4 giugno scorso, è stato ritrovato nei campi che circondano a perdita d’occhio il real sito di Carditello, tra San Tammaro e Santa Maria Capua Vetere. Un cadavere in avanzato stato di decomposizione, ma accanto c’era ancora la cartellina blu della Wind, società per conto della quale lavorava come promoter e che l’ha portata al centro di Aversa 48 giorni fa. Da lì comincia il diario della sua scomparsa, che scandisce i giorni della speranza diventata nera come il lutto.

L’ultimo giorno. Romina deve vendere porta a porta contratti telefonici, soprattutto ai commercianti aversani. Insieme con lei ci sono il capogruppo e tre colleghe. Alle 10,30 vengono assegnate le zone di lavoro. A Romina tocca il settore che parte da via Garibaldi, prosegue per via Andreozzi e arriva all’incrocio di via Roma. Una veloce colazione in un bar di piazza Municipio e si parte per i negozi. Il gruppetto si dà appuntamento per ora di pranzo, proprio in via Roma. Ma Romina Del Gaudio non torna e non risponde al cellulare. I colleghi non si allarmano, credendo che la ragazza abbia preferito continuare il suo giro di vendite. Romina invece non si presenta neppure alla fine della giornata, alle 18, orario fissato per il rientro a Napoli. Il gruppo comincia ad allarmarsi, ma ritorna comunque a Napoli e solo verso le 20 viene avvertita la madre di Romina. Tra le 20 e le 20,30 il suo datore di lavoro la cerca a casa due volte, ma lei non ha fatto rientro nemmeno lì. L’ultima ad averla notata è Franco Candia, titolare di una pizzetteria e responsabile cittadino dell’Ascom. Le testimonianze dei negozianti sono però contraddittorie circa l’orario e la direzione che Romina avrebbe preso, ma concordano sul fatto che nessuno l’avrebbe vista dopo le 13.

Chi l’ha vista? Aversa viene tappezzata di foto di Romina. Si batte palmo a palmo il centro della città normanna e la ricostruzione muta leggermente: una signora residente in via Andreozzi, strada che costeggia l’ex campo profughi e dà su un’entrata secondaria, dice di aver visto Romina verso le 14, seguita da un’auto nera. Due le ipotesi dei carabinieri del Gruppo di Aversa: l’allontanamento volontario della ragazza oppure quella, più drammatica, di un rapimento, da collegare forse alla vicenda giudiziaria in cui è coinvolto il padre, trasferitosi in Germania e testimone in un processo per una truffa da 150mila euro. Una vendetta trasversale? Un contributo alle indagini arriva dalla trasmissione di Raitre «Chi l’ha visto». E ora l’inviata Rita Pedditzi mastica amaro: «Me l’aspettavo che le fosse capitato qualcosa di terribile – dice – I casi che trattiamo fanno registrare numerose segnalazioni fondate, invece per Romina niente; sparire nel centro di una città e in pieno giorno è una cosa tremenda e incredibile, mi colpiscono molto il luogo e l’orario in cui tutto è avvenuto. L’intera zona aversana mi è sembrata poco controllata, un luogo che si lascia vivere da solo, non sicuro». Non tutto è chiaro per la redazione di «Chi l’ha visto»: «Il cellulare di Romina – continua Pedditzi – è rimasto acceso fino a un certo punto della giornata, perché non localizzarlo subito?».

La fiaccolata. Mamma Maria Grazia non si rassegna e con l’aiuto di parenti e amici organizza due fiaccolate, una a Napoli e l’altra ad Aversa, tenutasi lo scorso 23 giugno. Raduno a porta Napoli, non c’è tantissima gente, in testa i familiari e le istituzioni con il sindaco di Aversa, Domenico Ciaramella, che tiene per mano la madre di Romina per tutto il tragitto in cui si ripercorre il luogo della scomparsa. Il primo cittadino lancia il suo appello: «Chi sa, parli e subito». Ieri, la notizia del ritrovamento del corpo di Romina ha sorpreso la città riunita in consiglio comunale. Il sindaco e i consiglieri hanno osservato un minuto di raccoglimento. Lavori sospesi e Ciaramella sussurra: «Penso al coraggio della mamma, alla giovane vita spezzata e anche a questa nostra martoriata zona, che oggi retrocede dopo anni e anni di lavoro; sembra inutile perdere tempo per migliorare la vivibilità qui, fatti del genere ti distruggono senz’appello». Si fanno sentire anche le amiche di Romina. Scrivono una lettera a un presunto rapitore: «Ehi tu, chiunque tu sia sappi che stai provocando solo dolore, ma ricorda che anche tu sei figlio di Dio; ti preghiamo dovunque tu sia e chiunque tu sia fai tornare a casa la nostra Romina».

Il precedente. Lunedì scorso «Chi l’ha visto» svela una storia inquietante: il giorno prima della scomparsa di Romina, una ragazza ha subìto un tentativo di rapimento a Parete, mentre si recava dal dentista. Somiglia a Romina e fa il suo stesso lavoro. Due uomini l’afferrano, cercano di caricarla in macchina. Solo le sue grida e l’intervento del dentista la salvano, mentre i due si allontanano con un terzo complice con tutta calma, quasi a voler essere visti. Siamo nel pomeriggio del 3 giugno. Romina stava preparando le cartelline di lavoro per il giorno dopo, quando avrebbe fatto tappa ad Aversa. E nel labirinto di strade della città normanna la sua vita si è persa per sempre”.
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Riferimenti: Donne scomparse

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Esercitiamo, con forza e rabbia, il diritto al controllo del nostro corpo!

21 Luglio 2004 Commenti chiusi

Per Tiziana Stifinelli, giovane vittima delle sperimentazioni chirurgiche

Non accettava il suo corpo, i suoi 120 kg, se stessa: qualcuno le avrà detto che la gente repressa o indolente è sempre stata grassa come manzi, e, con piccole violenze quotidiane, quasi una norma per chi è “diverso”, portatore di handicap, o anche solo timido, con scherzi o nomignoli crudeli, le hanno fatto odiare tanto il suo corpo al punto di porre la parola fine all’incubo della sua persona.

Così si è messa nelle mani dei medici, con ingenua fiducia e credulità tale da farle dimenticare il diritto al controllo del proprio corpo.

In nome della salute e della necessità di rimediare ad uno sbaglio di natura, i medici le hanno tagliato la pancia 4 volte in 20 giorni, infilandole un by-pass ‘miracoloso’ nell’intestino.

Non sarà sembrato vero, ai signori medici, l’occasione che Tiziana offriva loro: sperimentare una qualche nuova tecnica, che so, poterci scrivere anche qualche ‘saggio’ pseudo-scientifico sul by-pass miracoloso, su quell’arnese che fa dimagrire e ti trasforma e, con un sederino impertinente, ritornare nel mondo delle “curve” di moda!

Così Tiziana, che era in ottima salute, ci ha lasciato la pelle, nel reparto rianimazione dell’ospedale di Bari, il 16 luglio. E con lei è morto anche il suo grasso.

I medici hanno comunque raggiunto lo scopo.
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Riferimenti: Il corpo è nostro

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La XV conferenza sull’Aids

20 Luglio 2004 1 commento

L’Africa: valvola di sfogo del mercato dell’Aids

La Conferenza al servizio del business farmaceutico

Chiusasi con un appello alla ‘caccia’ al virus e all’apertura del mercato dei farmaci ‘salvavita’ a basso costo, la conferenza sull’Aids di Bangok, non si è discosta dalla versione ufficiale sulla natura del male e i mezzi per combatterlo(1). Unico dato interessante, il rapporto tra Aids e violenza sessuale, e la statistica del male, che sta colpendo, oggi, più le donne che gli uomini.

Al di là della versione ufficiale, ve ne è un’altra, sottoscritta da 700 scienziati mondiali di 23 nazioni, tra cui tre premi Nobel, “il movimento del dissenso”, tutti d’accordo nel denunciare la colossale mistificazione e speculazione imbastita attorno all’Aids.

Riassumo in quattro punti principali, l’interessante articolo di Laura Malucelli, che ci presenta la tesi del movimento del dissenso.

1) Nessuno finora ha dimostrato che l’Hiv provochi l’Aids, ma è dato per scontato che lo provochi

Premesso che la storia della medicina trabocca di virus inventati – lo Smon, una malattia che si sviluppò in Giappone nel secolo scorso colpendo 11.000 persone, venne attribuita ad un ‘virus’. Invece sparì improvvisamente, come era comparsa, quando venne ritirato un farmaco, il clioquinol, usato per la cura della malattia. Era il ‘farmaco’ a provocare la malattia!

La pellagra, altra malattia devastante, venne attribuita ad un contagio per più di 50 anni, fino a che si dovette riconoscere che era la carenza alimentare a generare il male, e non un virus.

In realtà, le malattie sono il prodotto delle condizioni materiali di esistenza, come lo furono, nel passato, la lebbra e la peste, o dei ‘farmaci’ messi in commercio.

I virus, dal canto loro, causano meno dell’1% dei problemi di salute degli occidentali, eppure ad essi vengono imputate quasi tutte le malattie, compresa l’influenza.

2) L’Aids: una colossale mistificazione e speculazione, un affare in cui gli Usa investono 15 miliardi di dollari in cinque anni

Il 27 maggio 2003, Bush firma un piano d’azione per combattere l’Aids all’estero in base al quale saranno spesi quindici miliardi di dollari e da mandato alla Cia (che non è una istituzione di ricerca!)di gestire il male.

L’Aids è un’immunodeficenza che può portare alla morte e che si manifesta con una grande quantità di mali, attualmente 29. Viene chiamata non polmonite, non diarrea, non herpes, non candidiasi, ma Aids quando ad un esame il singolo male risulta accompagnato dall’esito di un’indagine per rilevare l’esistenza non del virus Hiv, ma di anticorpi contro l’Hiv.

Se anche l’Hiv fosse un virus, è presente in molti, ma innocuo in una percentuale costante di persone.

Se uno si ammala di una delle 29 malattie classificate come condizione per determinare l’Aids e si verifica che vi è positività all’Hiv, costui è definito malato di Aids. Se una delle malattie o tutte insieme, addirittura, si verificassero senza la positività all’Hiv, si parla di polmonite, herpes, diarrea … e così via.

Stando così le cose, si muore con il nome della malattia decretata, polmonite o Aids, a seconda del test di sieropositività. Senza alcuno dei 29 mali, si è solo positivi al test, e se si sta anche bene si viene condiderati ‘malati asintomatici’. Concludendo: l’Aids è semplicemente una immunodeficenza; l’Hiv non è collegato ad essa e non è mai stato isolato, forse non esiste nemmeno e, se anche esistesse, la percentuale di persone positive a questo ‘virus’ è equamente ripartita nella popolazione, ed essendo un virus innocuo, è una creazione forzata e fittizia l’attribuzione di nocività.

3) Se così stanno le cose, stiamo parlando di uno dei più atroci crimini contro l’umanità

Non l’umanità in genere, ma contro l’umanità non bianca, gli omosessuali, i drogati, e aggiungo io – stando alle conclusioni della conferenza di Bangok – contro le prostitute e la sovrapopolazione femminile, una vera e propria pulizia etnica mirata.

Quando mai un virus si diffonde, se è tale, solo in certe categorie “a rischio?”. Non guarda in faccia a nessuno, … e invece l’Aids sceglie coloro che per alcuni possono anche sparire.

Tra gli eterosessuali non c’è mai stata la diffusione prevista. Sono meno di 100 i casi di sieropositività tra i partner coniugali di malati di “Aids”. E i milioni nel mondo? Qui sta il nocciolo.

Gli anticorpi all’Hiv determinano la sieropositività: sono presenti in una percentuale invariabile di persone sane che non diventano immunodeficenti, non manifestano, non si ammalano di ‘Aids’.

Solo se si trovano particolarmente indebolite, per situazioni dovute alle condizioni materiali di esistenza, e in particolare per consumo di droghe(2) manifestano la malattia, l’indebolimento o la distruzione del sistema immunitario.

Per far quadrare il cerchio, la ‘ricerca’ ha stabilito che vi sono due categorie: i sieropositivi a ‘tempo indeterminato’, e la categoria ‘a rischio’, che manifesta tutti i sintomi dell’Aids, sono immunodeficenti e periscono a causa di malattie caratteristiche del sistema immunitario fatto fuori.

Nel continente africano vi sono tutte le patologie tipiche della povertà, della malnutrizione, della mancanza del minimo di sopravvivenza; e il test per l’Hiv, risulta, in base ad uno standard studiato appositamente, positivo in presenza di qualunque patologia.

Così si fa il numero dei sieropositivi! Chi prima moriva di diarrea, o di stenti, le donne che morivano di infezioni sessuali, ora muoiono di Aids.

Una onesta infermiera africana ha dichiarato: “con i nostri canoni attuali per definire i mali, se una persona muore investita da un’auto viene catalogata come morta di Aids”. Il dottor David Rasnick, della Commissione Presidenziale Sudafricana, ha definito l’”epidemia” africana con queste parole: “Se si smettesse di usare il test Hiv, l’epidemia africana di Aids scomparirebbe”(3).

Invece negli Usa e in Occidente, i casi sono calati in modo impressionante. La scomparsa della minaccia, fa vacillare l’affare Aids: ogni malato è una previsione di spesa di quasi 100.000 dollari, e l’Aids è il ‘virus più finanziato del mondo’. Centomila ricercatori e medici hanno le loro carriere legate alla sua esistenza; migliaia di ignobili mercanti di animali, usati per la sperimentazione, si arricchiscono sulle loro atroci sofferenze; 100 miliardi di dollari ‘vale’ la “ricerca”, e 1.000 associazioni raccolgono ogni anno pozzi di denaro per finanziare la vivisezione e i profitti delle multinazionali che vendono i “farmaci salvavita” antiretrovirali! Aggiungiamo le uova d’oro dei test Hiv (Elisa, Western Blot, Viral Load) e gli organismi come l’Unaids, Usaid, Who che ricevono annualmente enormi stanziamenti. Non occorre una laurea per capire che l’Aids è un affare mica male, da incrementare con ogni mezzo.

4) Le “terapie” imposte.

I paesi africani sono costretti a comperare le terapie dall’Occidente, ma non hanno i soldi. Pas de probleme! La Banca mondiale concede prestiti appositi per acquisire le medicine miracolose salvavita, gli antiretrovirali, tossici, dannosi, letali, in primis l’Azt, il più famigerato farmaco anti-Aids, prodotto dalla Glaxo inglese.

Inventato come ‘cura’ del tumore, non fu commercializzato perchè portava inesorabilmente i malati di cancro alla tomba, prima della malattia.

Si trovò, però, che per i ‘froci’ poteva andare bene.

I sieropositivi che si sono ammalati di immunodeficenza totale, lo devono non al ‘virus’ ma alla terapia. L’Azt impedisce la duplicazione del Dna nelle cellule: non si riproducono i virus ma nemmeno le cellule responsabili della difesa immunitaria. Si arriva, così, ad essere completamente privi di difese.

Dove si è limitato l’uso degli antiretrovirali, con gli stessi tempi e con la stessa percentuale è calata la malattia … cioè, in Occidente.

E dove andranno smerciati l’Azt e simili? Ma in tutta l’Africa malata, e nelle zone ‘calde’ dell’Asia, naturalmente: insieme alla democrazia, da buoni cristiani, si deve esportare anche la speranza della salvezza dal Male, che vale ben 15 miliardi di dollari!
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Note:

1) Vedi il programma americano Confronting Aids: affrontare l’Aids, direttive per la sanità,la cura e la ricerca. Tra le altre cose, la più importante è “stanare gli infetti“, con esami a tappeto per Hiv e relativa schedatura!

2) Peter Duesberg, “Aids, il virus inventato”, ed. Baldini-Castoldi, cap. 11: dimostrare l’ipotesi droga-Aids vuol dire risolvere il problema” … e se fosse invece la droga a causare l’Aids? … la gente non dovrebbe più temere i microbi, ma la droga … solo dieci anni fa l’Aids era ancora considerato … un insieme di patologie acquisite con il consumo di droghe a fini di svago … quasi tutti i pazienti di Aids erano omosessuali che avevano consumato nitriti ed eticloruri inalanti, cocaina, eroina, amfetamine, fenilciclidina, Lsd, … questa ipotesi fu chiamata ‘dello stile di vita’ …

3) “Se dici che tuo padre è morto in un incidente di macchina è una sfortuna, ma se è morto di Aids c’è subito un ente benefico pronto ad aiutarti … chi lavora con le organizzazioni dell’Aids è diventato ricco … oggi qui vengono tutti, la Banca mondiale, le varie Chiese, la Croce Rossa, il Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite, la Fondazione per la ricerca medica in Africa, circa 17 organizzazioni con lo scopo dichiarato di fare qualcosa per l’Aids a Kagera. Questo porta posti di lavoro, automobili, il giorno in cui non ci sarà più l’Aids, se ne andrà una fetta di benessere … non c’è bisogno di avere malati di Aids per avere una epidemia di Aids al giorno d’oggi. Nessuno controlla; l’Aids esiste in sè e per sè.” P.Duesberg, Aids, il virus inventato, cap. 8.
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Riferimenti: Lo stupro, causa prima dell’Aids tra le donne

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Lo stupro, causa prima dell’AIDS tra le donne

15 Luglio 2004 4 commenti

La violenza carnale non solo devasta la vita della donna, ma espone il suo corpo, in altissima percentuale, alla contaminazione dell’AIDS.

Domenica scorsa Kofi Hannan, segretario dell’ONU, all’apertura della quindicesima conferenza internazionale sull’AIDS, a Bangok, si domandava come mai le più colpite sono le donne, nonostante che abbiano meno relazioni extra-coniugali degli uomini, e si iniettino meno droghe degli uomini.

La risposta gli viene da una sessione della stessa conferenza, “violenza sessuale e aids” nella quale sono state esposti i risultati di ricerche che abbracciano gran parte del mondo, dall’Africa, all’India, ad Haiti.

Si sono raccolte anche le testimonianze dirette di molte vittime della violenza.

La tesi emersa dalla conferenza è che la violenza sessuale, che colpisce le donne, è la causa prima dell’AIDS, il cui virus si amplifica sulle donne violentate. Le prime vittime sono le prostitute, costrette dai clienti a prestazioni “sans capote”. Riporto alcune testimonianze.

India

“Sono stata trascinata nel quartiere ‘caldo’ della mia città con la promessa di un lavoro. Non sapevo nulla della prostituzione, ero terrorizzata e non volevo andare con quegli uomini. Una donna, un giorno, mi ha portato 4 uomini che mi hanno violentato brutalmente; poi la donna mi ha tenuto ferma insieme a un uomo che mi impediva di uscire. Ho gridato per quattro giorni, piangevo. Ho provato a suicidarmi … non ce l’ho fatta. Così ho accettato la mia sorte.”

Ancora: “Molti dei clienti non vogliono usare il preservativo”, ha raccontato una prostituta indiana. “Vogliono che si renda loro il denaro, se si insiste, alcuni sono violenti, ti stuprano quando vogliamo il preservativo”. “Una volta ero all’ospedale, mi ero ferita al ginocchio. Quando il medico ha saputo il mio mestiere, ha smesso di ascoltarmi, e ha voluto che mi prestassi. Non mi sono mai sentita anche così ‘sporca’”. “Sono sempre terrorizzata. Nel mio quartiere c’è una banda che vuole fare sesso senza pagare, poi ti derubano. Non si può far niente.”

Una giovane ricercatrice indiana, la dott. A.Banerjee riferisce che durante nove mesi ha incontrato più di 200 “lavoratrici del sesso” nell’ovest del Bengala. Obiettivo, analizzare la violenza cui le donne sono sottoposte. Risultato terrificante: il 90% delle donne, afferma la ricercatrice, sono state aggredite recentemente, il 70% anche picchiate. Una su due è stata ferita con un coltello, il 20% violentato, il 30% picchiate dalla polizia negli ultimi mesi, il 7% violentate dai poliziotti.

Un giovane medico ha lavorato in 70 villaggi nella regione Transkai, per capire se una giovane, che ha subito violenza sessuale, ha più probabilità di essere a rischio Aids. Ha raccolto le testimonianze di 280 donne, tra i 16 e i 23 anni: il 26% avevano subito un rapporto sessuale forzato.

In un dispensario con più di 1000 donne ricoverate … una su due ha dichiarato che aveva subito almeno una volta violenza: il 51% a scuola.

Africa del Sud, il paese più toccato dal morbo: nel 2002-2003, le violenze sessuali su donne sono aumentate del 50%, ma per avvicinarsi alla realtà, dal momento che vengono tenute segrete, il numero di violenze toccherebbe il 250% in più rispetto al 2002.

Alcune riflessioni

1) La violenza sulla donna comincia da quando è bambina, in tutto il mondo, paesi occidentali compresi;

2) la violenza in una società sessista, è ineliminabile, perchè è utilizzata come mezzo di controllo sociale delle donne, ed è direttamente proporzionale al grado di oppressione imposto dal modello patriarcale del paese in cui si esercita;

3) il capitalismo, e la forma patriarcale ad esso corrispondente, sono i diretti resposabile della devastazione della integrità femminile, nel corpo e nell’anima; e l’aids, che oggi, come un flagello, si abbatte sulle donne, è lo specchio della degradazione del mondo maschile;

4) in questa situazione, tutte le teorie e gli appelli alla non-violenza, sono da rifiutare, perchè ci inchiodano all’impotenza, con la mente e nella pratica. Il diritto all’autodifesa, anche violenta, del nostro corpo è sacrosanto e intoccabile.
Riferimenti: Donne: carne da macello in tutto il mondo

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"Mi hanno dato gli otto giorni, come ad una cameriera …" dice Silvio…

14 Luglio 2004 2 commenti

… ma me la lego al dito, avrà certamente pensato!

Traduco l’articolo di Libération, del 13 luglio, sulla ‘bagarre’ tra Berlusconi e Follini, spiegata in modo talmente semplice, come da nessun giornale italiano è dato, invece, di capire.

La majorité de Berlusconi encore malmenée

“I centristi dell’UDC esigono una ‘svolta’ e minacciano di lasciare il governo”

Un mese dopo la ‘déconfiture’ elettorale alle europee, Silvio Berlusconi non è ancora riuscito a far ritornare la calma nella sua maggioranza di destra. Da dieci giorni sotto la pressione dei suoi ‘partenaires‘ di AN, il presidente del Consiglio era stato costretto a sacrificare il suo ministro dell’economia Giulio Tremonti. Ora sono i centristi dell’UDC che fanno salire la pressione.

Ultimatum: la settimana scorsa, Marco Follini, segretario di questo piccolo partito confortato dalle ultime consultazioni elettorali (5,9% dei voti) ha minacciato di ritirare i suoi ministri di governo se “un tournant” non fosse stato impresso nella conduzione “des affaires“. Il segretario dell’UDC, esige che Berlusconi, che per ‘interim’ ha assunto l’incarico di ministro dell’economia, abbandoni al più presto questo portafoglio.

Messo alle strette, Berlusconi ha dichiarato che resterà solo ‘quelques jours’ sulla poltrona occupata da Giulio Tremonti.

L’ultimatum ha provocato il corruccio del Cavaliere. “Mi hanno dato gli otto giorni, come ad una cameriera”, avrebbe confidato ai suoi collaboratori.

Da parte sua, Forza Italia, ha dichiarato che l’atteggiamento dell’UDC sarebbe un trabocchetto politico: “L’obiettivo: liquidare Berlusconi e rimettere in piedi un grande partito centrista, erede della democrazia cristiana”, ha affermato domenica Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi.

Attacco: domenica sera il Primo ministro ha riunito a Palazzo Chigi, sede del Governo, “l’ensemble” dei responsabili della maggioranza per tentare “de remettre les choses à plat“.

La rottura definitiva è stata evitata di poco, dopo un ‘violente passe d’armes‘ tra il presidente del Consiglio e Marco Follini: “Voi volete indebolire la mia leadership nel paese, senza comprendere che, senza di me, voi non esistete “, ha attaccato il Cavaliere e ha aggiunto: “Continua così, Marco, così vedrai il trattamento che ti riservano le mie televisioni”. “Dovrei lasciare il tavolo, ma è solo per senso di responsabilità che continuo la riunione”, gli ha risposto Follini.

Una nuova riunione di pacificazione a Palazzo Chigi era prevista per ieri sera. Altre riunioni sono ancora in corso …
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Riferimenti: I tagli del governo

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Una poverella del Sud diventata capitalista al femminile!

13 Luglio 2004 Commenti chiusi

Teresa Polti

Metà degli anni ’50. San Pietro in Guarano è una macchia di case al centro della Calabria. L’uomo di mestiere fa il minatore. Con gli scampoli di lavoro che si procura deve tirar grandi cinque figli. Teresa è la secondogenita e ha tanta voglia di studiare. Elementari, medie, superiori. Vince una borsa di studio e si iscrive all’università di Roma. I soldi bastano a malapena per il viaggio nella capitale in occasione degli esami. Il resto dell’anno lo trascorre a casa. In paese c’è un ragazzo bello. Viene dal nord e ha un fuoco dentro. Si conoscono, si piacciono, si sposano, partono e fanno fortuna.

La storia è tutta qui. Per raccontare una fiaba o un sogno non occorrerebbe altro. Ma questa non è una fiaba, è una realtà fatta di rinunce, sacrifici e conquiste, oltre che di speranze. E non è un sogno, poiché l’ambiente in cui è cresciuta «era tanto ristretto, che anche i sogni avevano un limite».

Non è nemmeno un progetto. Per esser tale avrebbe dovuto contemplare fin dall’inizio un obiettivo e un piano per raggiungerlo. Al contrario, «siamo partiti con un idea e abbiamo cercato man mano di svilupparla, non pensando all?opera finale, ma badando solo ad aggiungere mattone su mattone».

Teresa Napoli, maritata Polti, è partita così, dal non avere nulla. Un inizio tanto duro e spoglio da non esser neppure mitizzato ora che amministra un’industria con centinaia di dipendenti e con ancor più miliardi di fatturato. Delle sue umili origini Teresa non porta vanto o vergogna. Per lei, semplicemente, è un dato di fatto. Da tener presente con quel pragmatismo che la contraddistingue in tutte le parole che dice e in ogni gesto che compie.

Nel volgere di venticinque anni ha acquisito una posizione che farebbe invidia a molti, ma non lo rimarca. Avendo fatto un passo per volta, è rimasta estranea agli eccessi e alle vertigini che il successo è solito portare in dote. Guadagna molto, però non lo ostenta. Si veste elegante, senza mostrarsi appariscente. È sicura di sé, ma non al punto da rinunciare ad ascoltare gli altri. Non ha i tratti della modella, eppure possiede un fascino unico e accattivante.

«Senza mio marito non sarei mai diventata un imprenditore, lui invece lo sarebbe divenuto anche senza di me» ammette con limpidezza. «Forse poi non sarebbe durato», aggiunge però subito dopo, tra l?ironico e il convinto.

Cominciarono insieme, in una minuta cantina, sotto i due locali in cui abitavano.

Lei lavorava come impiegata al Comune di Como, lui faceva il rappresentante di macchine per lavanderia. Un giorno, invece di limitarsi a vendere accessori, lui pensò di produrli. Durante la prima delle tre maternità, lei tagliava e cuciva panno. Un pomeriggio pensò al modo migliore per sprecare meno materiale. Quando il marito tornò a casa, Teresa gli comunicò fiera la nuova scoperta. Lui non sorrise e chiese ?Va bene, ma quanti pezzi hai prodotto??.

Il segreto del loro connubio sta tutto qui. Due metà che si completano. Lui ha l’energia di una cascata, lei ha l’abilità di incanalare quella forza e saperla utilizzare al meglio.

«L’iniziativa parte quasi sempre da lui, io lo aiuto a consolidare. Questo è estremamente produttivo per l’azienda, anche se io non dipendo da mio marito, né lui da me. In vent’anni di esperienza, credo di aver consolidato una discreta professionalità».

Il successo, lo insegnano i testi, non dipende mai da un unico fattore. Teresa l’ha imparato da sola. Come per ogni buona ricetta, numerosi sono gli ingredienti che rendono appetitoso un piatto.

«Fondamentale è proporre qualcosa di nuovo, sia esso il ferro da stiro professionale adatto alle famiglie, da cui è cominciata la nostra fortuna, oppure il nuovo aspiratore ecologico, che rappresenta la più evoluta novità. Importante è che il prodotto raccolga un’esigenza vera. Poi va curata la qualità del prodotto, il design, il marketing. Col rivenditore bisogna creare un rapporto di fiducia, di correttezza, di sincerità. Il cliente va coccolato, senza mai promettere ciò che non si può mantenere. È così che siamo passati dal niente ad un’industria florida. Siamo arrivati fin qua velocemente, ma con gradualità. Non c’è stato un momento in cui ci siamo accorti di aver spiccato il volo».

Fabbrica e famiglia, famiglia e fabbrica. Dieci anni vissuti serenamente, ma senza svaghi o distrazioni.

«I primi anni sono stati tremendi, poi la fatica si è stemperata. Noi non pensavamo di diventare industriali. Badavamo solo a lavorare. La mentalità era ancora artigianale. Con i primi soldi risparmiati, invece di costruire un capannone, comprammo una villetta con un seminterrato da usare come laboratorio. Abitiamo ancora lì».

Dieci ore al giorno: il tempo che la signora Polti passa quotidianamente in ufficio o in viaggio d?affari. Dieci ore per tenere ancora salde in mano le redini della società, con un obiettivo preciso. «Oggi l’azienda necessita di una struttura più complessa rispetto al passato. Ecco perché spendo molto del mio tempo nella formazione dei collaboratori. Convoco spesso i responsabili, espongo loro i problemi, cerco di coinvolgerli nelle decisioni da prendere».

A leggere la storia di questa poverella del Sud vien da piangere, tanto è stata miracolata, graziata dallo spirito capitalista!

Andiamo per ordine. La Teresa Napoli è figlia di un minatore, nasce in uno sperduto paese nel centro della Calabria e mentre le sue coetanee vanno a raccogliere le olive, lei ha ‘tanta voglia di studiare ‘e caso più unico che raro,in quegli anni per la figlia di un operaio, per giunta meridionale, frequenta anche l’Università a Roma.

Una volontà accanita la spinge ad ‘uscire dai limiti troppo ristretti’ del paese,e giustamente, come donna a crearsi una vita indipendente. Da sola, però, non sarebbe mai diventata imprenditrice, senza suo marito, ‘il ragazzo bello che viene dal Nord e che ha il fuoco dentro”, cioè lo spirito capitalistico di fare soldi.

Così i sogni di emancipazione della poverella del Sud si uniscono al fuoco interiore del marito, e sbarcati a Como, iniziano a “spiccare il volo”.

Che fortunata la Teresa! Nel suo paese le ragazze stavano a guardare gli avanzi locali da dietro i vetri, lei invece, l’unta dal Signore, la graziata divina,riesce a pescare il nordico giovanotto, pieno di tanta energia volitiva, che le trasmette la sua passione per il denaro.

Andiamo avanti nella fiaba. Sbarcano a Como: lei ha un impiego sicuro, è impiegata al Comune, lui fa il rappresentante. Il lunario lo sbarcano discretamente.

L’avidità di denaro e lo spirito ‘dell’impresa’ che li univa, finalmente si fondono in un comune spirito capitalistico che anima le loro vite, il ‘segreto del loro connubio’.

“Badavamo solo a lavorare” e a risparmiare per comperare la villetta, con sottoscala adibito a laboratorio.

Lavoro e risparmio, secondo le virtù borghesi, sono la base del successo, oltre ad una certa inventiva, nata anch’essa dalla concezione masserizia,risparmiatrice dell’esistenza.

‘Perchè le donne devono mandare in tintoria i panni a stirare,con quel che costa, quando, risparmiando con il ferro a caldaia, possono fare tutto in casa?’ Che genio! Da allora ad oggi, un formicolare di trovate tecniche per perseguitare le casalinghe inadeguate.

Da far invidia ai ‘donneurs d’avis’ francesi, che nel diciasettesimo secolo brulicavano sui marciapiedi di Parigi, senza una lira ma con tante brillanti scoperte da vendere agli sprovveduti.

Avanti con la storia.

Durante la prima delle maternità lei tagliava e cuciva panno, pensando al modo migliore per non sprecare il tessuto. Il risparmio era la sua ossessione, perchè si diventa ricchi non soltanto guadagnando molto, ma spendendo poco; in particolare ad una perfetta economia del denaro,deve seguire una perfetta economia del tempo, che non va sprecato.

Che vita, poveretta! Non andava nemmeno al cesso per non sprecare il tempo: anche oggi ha imposto questa regola nelle sue fabbriche, ai suoi operai.

Per farla breve,finalmente ha spiccato il volo, dalla cantina alle sue fabbriche, al Nord e al Sud. E senza ostentazione, che una vita dispendiosa è una febbre maligna; è ricca sfondata, ma cerca di nasconderlo.

E qui sta il mistero , ma dato che la vita della Polti è tutto un miracolo, e il miracolo è di per se stesso un mistero, ci chiediamo: tutti quei soldi che ha, li ha fatti cucendo i panni nella cantina, con santa masserizia, senza sprecare denaro e tempo, facendosi addosso anche pipì!?

Eh, no, la furbona dimentica che sono stati i suoi operai, sfruttati prima nella cantina di casa, e poi , nelle cantite ingrandite, le sue fabbriche, a farle ‘ spiccare il volo’! Spremuti fino al midollo con ritmi di lavoro forsennati,con una una violenza psicologica perversa , inaudita, un vero e proprio ‘décervelage’ !

Che non ci venga più a raccontare le sue balle e a parlare di emancipazione al femminile! Che abbassi la superbia, e paghi il dovuto ai suoi operai del Sud, se vuole evitare che le facciano spiccare ben altro “volo “!

Dopo anni di’ decervellaggio’, si rivedono sventolare, finalmente, le bandiere rosse della lotta di classe!

(Dal Corriere di Como, 21 febbraio 1999)
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Riferimenti: Lotte operaie in Italia (e alla Polti)

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Sessanta milioni di donne scomparse in un anno

10 Luglio 2004 4 commenti

In crescita stupri, mutilazioni genitali e prostituzione minorile

E va di moda il detto: la questione femminile è superata …

Il rapporto Unicef fornisce dati allarmanti sulla violenza contro le donne e contro le bambine. In gran parte si tratta di violenze in famiglia, di pratiche tradizionali e religiose, di discriminazioni legali o alla mancanza di leggi di tutela. Una raccolta di informazioni che diventa ancora più preoccupante se si pensa che la maggior parte di questi reati resta impunita, coperta dal silenzio delle vittime e garantita dall’assenza di una legislazione specifica.

* Circa sessanta milioni di donne sono “scomparse” a causa della discriminazione sessuale, soprattutto in Asia meridionale e occidentale, in Cina e in Nordafrica.

* Negli Stati Uniti, dove il numero complessivo dei reati di violenza contro le donne è costantemente in aumento negli ultimi 20 anni, ogni nove secondi una donna subisce maltrattamenti fisici da parte del partner.

* In India, oltre cinquemila donne vengono uccise ogni anno perché la loro dote è ritenuta inadeguata dai parenti acquisiti. Soltanto una piccolissima percentuale degli omicidi viene assicurata alla giustizia.

*Ogni anno circa due milioni di ragazze subiscono mutilazioni genetiche, con una media di circa 6000 operazioni al giorno. Il numero totale di bambine che hanno subito questo genere di mutilazione è di 130 milioni, in almeno 28 paesi. Si tratta spesso di pratiche di natura religiosa, molto diffuse in alcune zone dell’Africa e attuate anche quando la famiglia si è trasferita in altri paesi.

* In alcuni paesi del Medio Oriente e dell’America Latina, i mariti sono spesso prosciolti dall’accusa di omicidio della moglie, colpevole di essere stata infedele o di avere assunto atteggiamenti nocivi all’equilibrio della famiglia. Il motivo che consente il proscioglimento è spesso l’”onore”. In dodici paesi latinoamericani uno stupratore può essere prosciolto se si dichiara disposto a sposare la vittima e se lei accetta.

* Lo stupro come arma bellica è stato documentato in sette paesi negli ultimi anni, sebbene sia diffuso da secoli. Il caso più clamoroso è stato l’utilizzo della violenza sessuale durante la guerra in ex Jugoslavia contro le donne di altra etnia. I dati ufficiali dell’Onu indicano che circa 20.000 donne musulmane hanno subito lo “stupro etnico” in Bosnia-Erzegovina durante la guerra e che in Ruanda oltre 15.000 donne sono state violentate in un anno.

* L’impiego dell’acido per sfigurare il viso di una donna è talmente diffuso nel Bangladesh da giustificare una sezione a parte del codice penale.

* Ogni anno, oltre un milione di minorenni, in prevalenza bambine, è costretto a prostituirsi, soprattutto in Asia. A causa della diffusione dell’Aids, il mercato del sesso richiede bambini di età sempre più bassa, nella convinzione che non abbiano contratto il virus.

* La selezione del nascituro in base al sesso è pratica ormai vietata in Cina, Repubblica di Corea e India, ma ugualmente molto diffusa. Gli aborti di figlie femmine raggiungono le dimensioni dell’infanticidio in alcune comunità dell’Asia. Nei paesi in cui la popolazione gode di assistenza sanitaria e alimentazione adeguate, nascono in media 105 maschi ogni 100 femmine, ma il numero dei bambini che supera il primo anno di vita è inferiore a quello delle bambine.

(da Repubblica)
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Riferimenti: No a tutte le mutilazioni!