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Archivio Giugno 2004

Ciampi : la lotta dei poveri per il diritto alla salute, è egoismo!

29 Giugno 2004 Commenti chiusi

Ciampi, appena la lotta di classe intacca la visione dell’Italia, unita e fraterna, si riempie di fiele e livore contro le masse e gli operai. Oggi si è scagliato contro i cittadini di Montecorvino, da quattro giorni sui binari, donne, bambini, vecchi compresi, per impedire la riapertura della discarica.

A tutti è nota la sua tossicità: il tumore è una spira che avvolge le popolazioni che le vivono accanto.

Ma che gliene frega a Ciampi? Mica abita a Montecorvino lui! Lui non ha una discarica sottocasa, che lo appuzza, purtroppo…

Non sono accettabili posizioni egoistiche di rigetto pregiudiziale da parte di singole comunità…”
Traduzione in termini comprensibili: non posso tollerare che quattro paesani facciano perdere alla Fibe-Spa del mio amico Romiti, che ha appaltato la gestione rifiuti per la Campania (un giro d’affari di 550 mila euro al giorno), in nome di un antiquato diritto alla salute! Già erano pronti 400 agenti in assetto di guerra, di quelli visti a Roma il 2 giugno alla sfilata della festa della repubblica …

La salute, cari cittadini di Montecorvino, non è un problema se avete i soldi per curarvi decentemente; se non li avete potete sempre cantare che vi passa. Avete a disposizione l’Inno di Mameli, da imparare a memoria anche sui banchi di scuola.

L’Italia operaia, della povera gente, sta rispondendo alla arroganza padronale e dei suoi rappresentanti: queste canaglie della speculazione e del profitto, queste sars della salute pubblica, la pagheranno cara!

Ogni lotta , ogni battaglia, anche se momentaneamente sospesa, lima la coscienza di classe, individua meglio il nemico; e la forza d’animo, il coraggio, la fermezza dei partecipanti, sono una miccia, che spenta da una parte, si riaccende più esplosiva da un’altra. Niente potrà fermare la lotta di classe in Italia!
Riferimenti: Quando le donne scendono in piazza

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Quando le donne scendono in piazza, non c’è diga che tenga!

28 Giugno 2004 Commenti chiusi


Le madri coraggio [e non solo madri, n.d.r.] di Montecorvino Pugliano, all’alba di ieri, si sono incatenate ai cancelli dello sversatoio di Parapoti e, poi, hanno bloccato le ruspe che all’interno del sito erano in azione per rendere la discarica nuovamente funzionante

E’ scoppiato il finimondo ieri mattina, intorno alle 11,30, quando una cinquantina di cittadini ed i componenti dell’associazione Natura Nostra si sono accorti che nonostante avessero impedito l’ingresso dei lavoratori in discarica due pale meccaniche erano in funzione e stavano eseguendo dei lavori di sbancamento. Rosetta Sproviero, presidente dell’associazione Natura nostra, ha lanciato la carica e con gli altri manifestanti ha spalancato i cancelli della discarica ed ha raggiunto le pale meccaniche ancora in moto. Attimi di tensione quando dinanzi le ruspe sono piombati gli inviperiti cittadini. Rosetta Sproviero ha tentato di salire su una ruspa mentre le altre persone hanno bloccato la strada ad un altra pala meccanica. Per calmare gli animi sul posto sono giunte due pattuglie dei carabinieri della compagnia di Battipaglia, diretti dal sottotenente Gianfranco Di Sario, e gli uomini della Digos della Questura di Salerno. Botta e risposta tra i manifestanti e il direttore della discarica Michele Marino che è stato costretto a far ricoprire di terra l’invaso che le due ruspe avevano già ricavato. «Piuttosto che assistere alla riapertura della discarica di Parapoti – ha detto Maria Pepe – mi ammazzo. Non consentirò che i miei figli ed i miei nipoti a causa della discarica possano ammalarsi e morire di tumore come è già accaduto a molte persone di Parapoti». L’ordinanza di riapertura dello sversatoio di Parapoti, firmata martedì dal Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania, Corrado Catenacci ha choccato i montecorvinesi. «Non abbiamo nessuna intenzione – dice Rosetta Sproviero, presidente dell’associazione Natura nostra – che ci scavino la fossa. Per questo di qui non ci muoveremo nemmeno quando arriveranno i camion carichi di rifiuti». Non più di 750 tonnellate al giorno, provenienti dall’impianto di Cdr di Battipaglia, potranno essere smaltite nello sversatoio di Parapoti. All’interno della discarica è stata individuata un’area di 15.000 metri quadri dove potranno essere depositati circa 100.000 metri cubi di Fos e sovvallo sempre provenienti dal Cdr di Battipaglia. In questo modo si dovrebbe fronteggiare l’emergenza rifiuti che riguarda il salernitano e gran parte della Campania. «Tutto il territorio di Montecorvino Pugliano – continua Rosetta Sproviero – è stato martoriato dalle discariche attive per anni. Adesso basta. Catenacci dovrebbe spiegarci perchè non apre il sito di Campagna già ritenuto idoneo dai tecnici del Commissariato di Governo ed, invece, riapre la discarica di Parapoti sequestrata nel 2001 dopo le nostre battaglie». Intanto, la gente a Montecorvino Pugliano è esasperata e non intende per nulla abbandonare la protesta. Nel frattempo, i muri di Montecorvino Pugliano, Rovella e Bellizzi sono stati tappezzati di manifesti che annunciano la riapertura del sito di Parapoti ed invitano la popolazione a mobilitarsi.

(Dal Mattino di Napoli)
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Riferimenti: Rifiuti, finito il blocco treni: la lotta continua!

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Di chi è la colpa del flop della Nazionale?

24 Giugno 2004 1 commento

Ma è evidente: la colpa è della Chiesa che ha elaborato un breviario per i calciatori italiani, una specie di catechismo sessuale chiamato ‘Codice di comportamento per Euro 2004′ , per rendere il calcio italiano, attraverso la castità, il primo calcio cattolico d’Europa .

Subito trasmesso all’allenatore gesuita Trapattoni, è stato fatto rigorosamente rispettare: castità assoluta per tutti, ovvero sbarramento per mogli e fidanzate; divieto di masturbazione per non far piangere San Luigi, fioretti e preghiere continue a Nostro Signore perchè facesse il miracolo di farli vincere.

Alcuni, come Totti e Vieri, hanno sentito il bisogno (con le spilungone di fidanzate che si ritrovano!) di unire anche esercizi spirituali, così sono andati fuori di testa del tutto: uno si è messo a sputare su un giocatore avversario, l’altro a ‘sputare’ sui giornalisti che volevano sapere se la ‘cura’ stava funzionando.

Purtroppo il peggio è avvenuto in campo.

Con tutta quella astinenza, i giocatori non riuscivano a stare neanche in piedi, tanto erano deperiti e depressi.

Così sono stati rimandati a casa, nel belPaese , con il consiglio di una buona cura ricostituente, non avulsa da sana attività sessuale, onde potersi ripresentare decentemente alle prossime competizioni internazionali.

Voci di corridoio parlano di tentativi di linciaggio da parte di alcuni tra i più virili giocatori, contro Trapattoni. E anche di conversioni all’ateismo.

Meno male che stavolta la colpa non è delle mogli e delle fidanzate!

(Chi vieta di dire la verità, ridendo ?)

Usa: Wal Mart discrimina le donne

23 Giugno 2004 4 commenti

Processo storico: 1,6 milioni di lavoratrici contro il colosso

Wal Mart, il maggiore colosso mondiale della vendita al dettaglio, rischia di vedersi sommergere da una class action per discriminazione sessuale ai danni delle proprie dipendenti. La corte federale di San Francisco ha dato infatti il via libera alla richiesta di trasformare in causa collettiva (class action, per l’appunto) l’azione legale che sei lavoratrici intrapresero nel 2001. La Wal Mart è accusata di non concedere alle dipendenti pari opportunità, né salariali, né per quanto riguarda le possibilità di carriera. Il provvedimento del giudice potrebbe portare alla più grande causa collettiva contro un’azienda privata negli Usa. Secondo le stime, sarebbero infatti ben 1,6 milioni le lavoratrici che potrebbero «accodarsi» alla causa sollevata nel 2001. La sentenza prevede il diritto di aderire alla class action per tutte coloro che hanno lavorato in Wal Mart a partire dal 26 dicembre 1998. L’azienda, da parte sua, ha comunicato che, entro i dieci giorni previsti dalla legge, presenterà ricorso contro la decisione della corte federale. Nel caso in cui esso non fosse accolto il processo partirà entro un anno.

Wal Mart è la più grande compagnia privata statunitense. I dipendenti a libro paga sono quasi 1,3 milioni, per un fatturato astronomico di 256,33 miliardi di dollari ed un utile fiscale di 9 miliardi. L’azienda, inoltre, risulta essere una vecchia conoscenza della giustizia americana. I record che detiene non si fermano ai bilanci: sarebbe difatti oggetto di una trentina di cause da parte di dipendenti che la accusano di non aver pagato loro gli straordinari, oltre che sotto inchiesta del Grand jury federale per eventuali irregolarità nell’utilizzo di manodopera immigrata.

Nella storia delle grandi imprese americane, comunque, il caso Wal Mart non è una novità. In passato anche altri colossi si sono misurati con delle class action, tutte chiuse, peraltro, in via extra giudiziale con maxi risarcimenti. Accusata di discriminazione sessuale, nel 1997, la Home Depot ha risolto con un «rimborso» di 104 milioni di dollari la pendenza che riguardava 25 mila proprie dipendenti. Stessa strada intrapresa da Coca Cola (2000) e Texaco (1996), che hanno staccato assegni per circa 100 milioni di dollari per chiudere cause collettive aperte nei loro confronti.

(dal Manifesto del 23.6.04, di FEDERICO SALLUSTI)
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Riferimenti: Wal-Mart

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La lotta per pescare un marito, non fa più parte del nostro destino

23 Giugno 2004 Commenti chiusi

Vi espongo la vicenda delle donne di Trentola Ducenta, un paese del Casertano di 6,6 km quadri, 14.145 anime, 4.930 famiglie e ben sette chiese, sul piede di guerra contro un manipolo di donne migranti dell’Est, accusate di sedurre i loro mariti, rubare i giovanotti alle ragazze del luogo e infine di voler affossare le famiglie

Come mai delle belle ragazze, ucraine e polacche, si sono proprio stabilite in un paese di quattro anime? Non potevano andare altrove, nelle grandi città? Perchè proprio lì, con i loro corpi slanciati, le loro tette e chiappe sode come uova, i loro tacchi a spillo, le loro minigonne da capogiro?

Perchè come stereopiti “dell’Eterno Femminino”, il cui unico valore risiede nel desiderio che sa provocare nel maschio, anche nel più ammuffito, qui, nel paese, non trovano alcuna concorrenza.

Al loro confronto, le donne del luogo, non reggono la competizione. Anche se potessero aggiornarsi sulle nuove mode, e fornirsi dell’armamentario della seduzione, corsetti, reggicalze, tacchi a spillo, ecc. non appagherebbero i feticismi dei loro maschi, perchè esse sono solo mogli e riproduttrici, e il loro corpo, e i loro abiti neri, esprimono solo questo ruolo.

I loro mariti, rincorrendo ‘quelle dell’Est che ci sanno fare’, a casa non portano più un soldo e le loro mogli, casalinghe e disoccupate croniche, saltano i pasti. E non possono nemmeno mandarli a quel paese, perchè non hanno un soldo, nè una casa propria.

In più, le belle straniere, che sono spregiudicate, riescono spesso a farsi sposare o vanno a convivere coi mariti delle altre. Le povere giovani del luogo, che per anni hanno custodito la loro ‘castità’, dote non disprezzabile per un buon matrimonio, si trovano a bocca asciutta.

Non sono risparmiati nemmeno i vecchi, purchè siano pensionati: anche a 84 anni trovano un angelo biondo che da loro la buonanotte in cambio della pensione.

Questa amara vicenda di un piccolo paese, mette in luce, oltre la spietata concorrenza tra donne povere, l’orrore della miseria, della degradazione, dell’ignoranza che pesa sulle spalle di milioni di donne.

Innanzitutto, ancora oggi il matrimonio è il destino imposto per tradizione alla donna dalla società.

I diritti che si acquistano compiendo i doveri di sposa, si mutano in obblighi al quale il maschio si trova sottoposto. E per la donna senza prospettive, è pur sempre qualcosa.

Le donne sposate, mogli e madri, il cui servizio nel matrimonio è la riproduzione,e la cura del marito, in nome dei figli e della pace domestica, sono disposte a tollerare le scappatelle dei mariti, ma non possono tollerare che non portino a casa i soldi, spendendo nei giochi d’amore tutto il denaro della famiglia.

Per loro la vita coniugale è diventata un inferno di litigi e di botte.

Infine le belle migranti, la casta delle donne perdute, perchè dalle donne del paese vengono tacciate come ‘puttane’.

Ma la differenza tra loro e quelle che si devono vendere o sottostare per necessità al matrimonio consiste unicamente nel prezzo e nella durata del contratto. Gli insulti sono fuori luogo!

Dove infuriano la miseria e la disoccupazione, non appena si apre un indirizzo ‘professionale’ per le donne, è preso al volo, tanto più che questi mestieri rendono più di molti altri, senza chiedersi perchè lo si sceglie, ma piuttosto chiedendosi perchè non lo si dovrebbe scegliere, dal momento che la società stessa richiede i loro servizi.

Quando si migra dal proprio paese in cerca di un lavoro dignitoso, magari come operaie, e ci si trova, se fortunate, a fare le donne di servizio o le badanti, sfruttate, soggiogate, trattate come oggetto, spesso costrette a subire i capricci del padrone, senza una vita propria, senza speranza in nessun futuro, scivolare da una schiavitù domestica ad un’altra schiavitù, non è difficile.

Molte preferiscono, allora, migrare nei piccoli paesi, come Trentola Ducenta, dove la subordinazione della donna è pari al degrado sociale degli uomini desiderosi di novità, di feticci e di carni femminili giovani e fresche.

Valorizzate dal desiderio maschile, riconosciute nella loro singolarità, non si sentono affatto puttane, ma nobili etere: tant’è che il loro ventaglio può spaziare dalla ‘cocotte’ al matrimonio.

Le donne di Trentola non se la prendano più con le belle sparviere dell’Est. Non è con la concorrenza che si vince. Entrambe sono vittime di uno stesso destino, di questo si deve prendere coscienza. La lotta per il maschio, probabile marito o sostenitore della famiglia, non fa altro che rafforzare l’appartenenza al maschio, nocciolo della società patriarcale. Che si dipenda perchè si è disoccupate, o perchè l’unico modo di sopravvivenza è trasformarsi in oggetti sessuali, non cambia la natura della dipendenza, ma solo la forma.

I maschi sono liberi di godere la sessualità perchè altre donne cedono alle loro voglie trasformandosi in oggetti di piacere.

La solidarietà femminile al primo posto!

Cominciamo a lottare per noi stesse!

Il legame materiale che ci inchioda alla casa è la disoccupazione, e la dipendenza dal salario dell’uomo, è fonte di umiliazioni, litigi, botte, soprusi nei nostri confronti.

Perchè la qualifica ‘casalinga’ è la più bassa, la più degradata, la meno considerata.

Passare ore e ore a fare la spesa, girare come trottole nei mercati per risparmiare un euro, caricarci sul groppone le borse, dedicare tutto il sabato pomeriggio per approvvigionare la famiglia, non è la stessa cosa dell’allegro shopping della borghese, che ha la cameriera. La sera le gambe sono gonfie come palloni (e le braccia penzoloni).

Cucinare, inchiodate per ore al focolare, modernamente chiamato piano cottura, con il suo stock di pentolini per il neonato, e padelle e tegami per il resto della famiglia, è un castigo della Bibbia per aver morso la mela.

Lavare i piatti eleva lo spirito, specie senza lavastoviglie, ci sembra di rifarci il battesimo, grattando il grasso delle padelle come peccati da togliere.

Spolverare poi, implica uno sforzo mentale di meditazione cosmica: non riusciamo a capire come la polvere, appena tolta dai mobili, ricada subito dopo. L’armamentario multimediale, è causa di incidenti sul lavoro: per pulire buchi e buchini, ci si rimette un dito e le unghie. Come per i vetri, coi loro interstizi.

Ordinare, riordinare, comporre, sistemare, raccogliere, mettere via, e non manca il bagno, la stanza adibita agli escrementi, che non viene mai pulita bene da nessuno, tranne che dalla casalinga, l’addetta ai lavori.

Poi c’è il lavoro di accudimento, del marito e dei figli, e come se non bastasse, per farci impazzire, ora lo Stato ci accolla anche la cura degli anziani, meglio se malati, data la nostra attitudine al mestiere di infermiera.

Tutto gratis!

Aggiungiamoci l’emarginazione della casa, superiore a quella delle carceri. Ognuna sta nelle sue quattro mura, nella sua cella di isolamento, il suo nido.

Almeno i detenuti, tra loro possono parlare, anche nell’ora d’aria; noi no: armate di scopa dobbiamo difendere il nostro miserabile spazio dalle aggressioni delle ‘lupe’ e delle ‘sparviere’, guardarci in cagnesco per paura che la concorrenza ci freghi il marito su cui siamo costrette a pesare!

Anche noi come i carcerati, siamo carcerate, e senza colpa:
buttate fuori dai posti di lavoro, o senza aver potuto mai vedere un lavoro in vita nostra per accudire gli altri, sempre in bolletta, in nome del crocefisso, di Dio, della famiglia, del nostro ruolo missionario, siamo più alienate dei pazzi dei manicomi.

Basta! E’ ora di cambiare! Siamo stufe!

Innanzitutto vogliamo essere pagate per quel che facciamo, non meno di 800 euro al mese, e visto che i detenuti delle carceri costano allo Stato in media 150 euro al giorno, noi detenute della casa, non siamo neppure esose!

Non ci sono i soldi? Che Berlusconi li vada a prendere dai ricchi e ricconi come lui che hanno il portafoglio pieno!

Fuori il portafoglio per le casalinghe proletarie!

Una prima libertà economica, serve a sollevare la testa, a togliersi gli abiti neri, (al diavolo le Donne in Nero, la Morgantini e il suo pacifismo), a guardare avanti, a prendere coraggio, a preparare la guerra contro la nostra degradazione, per la nostra dignità, umana e sociale!
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Il Papa lancia l’anatema sull’Europa che disconosce le radici cristiane

22 Giugno 2004 2 commenti

Il nostro governo che mira a fare dell’Italia la più grande potenza cattolica d’Europa, è stato severamente richiamato dalla santa sede perchè nella Carta Costituzionale dell’Unione Europea non è passato il principio delle ‘radici cristiane dell’Europa’.

Grazie ai tradizionali Stati laici, e alla Spagna di Zapatero che finalmente si scuote di dosso la millenaria tonaca nera dei preti. Anche se a caro prezzo, perchè la tangente imposta dalla Chiesa cattolica [apostolica romana, amen] per il mantenimento del clero spagnolo, è pesante, molto pesante.

Secondo la visione papalina e italiana dell’Europa, l’Italia e l’Occidente sono inseparabili dalle religioni nate dal tronco del cristianesimo la cui supremazia intellettuale, morale e civile sulle altre religioni è fuori discussione.

“Le altre” potranno al massimo essere tollerate, nel senso di malsopportate, a seconda della necessità di reperire mano d’opera a basso prezzo nel mercato dell’immigrazione.

Questa idea del ‘primato’ del cristianesimo non è nuova.

Nel 1843, tale Gioberti Vincenzo, prete torinese, pubblica un libro destinato a divenire un best-seller: ‘Del primato morale e civile degli Italiani’.

Oltre all’idea mazziniana che l’Italia debba conseguire la libertà e l’indipendenza per realizzare una missione provvidenziale nel progresso della civiltà morale dell’umanità, il nocciolo del libro è la cosiddetta ‘Terza Roma’.

Vale a dire? La missione dell’Italia è quella di elevare la civiltà umana ancorandola ai principi del cristianesimo, che soltanto il papato è in grado di esplicitare e di far valere.

E’ implicito che la Chiesa sia la guida religiosa e morale, oltre che dell’Italia, del mondo intero.

Anche Mazzini aveva il pallino della ‘Terza Roma’: l’Italia una e repubblicana per la terza volta nella storia, darà all’Europa una civiltà unitaria, dopo la Roma dei Cesari, che le ha dato il suo diritto, e la Roma dei papi che le ha dato il cristianesimo.

Questa giustificazione ideologica dell’italo-imperialismo, camuffato, urta gli altri stati imperialisti, in primis Francia e Germania, ed ora anche la Spagna. Per cui sono stati rispediti a casa a mani vuote i sostenitori delle ‘radici cristiane’ e invitati a non rompere più le balle.
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Riferimenti: Europa … Europa!

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Beatificato Gentile, ministro delI’Istruzione nel primo governo fascista

22 Giugno 2004 Commenti chiusi

Giovanni Gentile, prima di essere filosofo, era fascista e come massimo rappresentante dello stesso venne giustiziato dai partigiani fiorentini il 15 aprile 1944.

Il presidente del Senato, Pera, nel sessantesimo della sua morte, l’ha riabilitato ufficialmente, alla faccia di tutti i partigiani sopravvissuti.

Non possono certo mancare le riabilitazioni, visto che i fascisti fanno parte del quadrumvirato governativo. Questa volta, a mio avviso più che riabilitazione, è una beatificazione, in quanto Gentile ha legato il suo nome alla riforma della scuola, quando fu ministro dell’Istruzione nel primo governo fascista.

I principi ispiratori della riforma Moratti vengono proprio da lui.

Pera, da abile prete, non dice apertamente che la Moratti ha rivisitato il filosofo fascista, ma ciancia sul nocciolo della filosofia gentiliana che era liberale, “bisogna studiare e approfondire la sua filosofia, valutarne meglio l’opera …”, imporla insomma come il battesimo, agli studenti.

Riguardo il suo liberalismo, lo ha chiarito il Gentile stesso, che ignorava l’ignoranza di Pera.

Quando chiese l’iscrizione al partito fascista il 31 maggio 1923, con una lettera al ‘duce’ si dichiarò liberale per profonda e salda convinzione, ma aggiunse di essersi persuaso che il liberalismo in Italia non era rappresentato dai liberali, che erano contro Mussolini, ma da Mussolini stesso.

In breve: il succo della sua ‘filosofia’ consiste nell’aver fatto confluire nel fascismo il liberalismo conservatore, come parte del blocco borghese a sostegno della dittatura fascista contro la classe operaia e i comunisti.

Torniamo alla riforma Gentile della scuola e ai suoi motivi ispiratori, ripresi dalla Moratti senza alcun pudore.

Innanzitutto la necessità della riforma, ispirata al concetto della più alta libertà, che si può ottenere solo con la ‘convivenza civile’: per Gentile la più alta libertà era il fascismo, per la Moratti il berlusconismo.

La convivenza civile è l’accettazione ad essere sfruttati tutta la vita, senza protestare.

Affinchè le scuole possano funzionare, nella più ‘ampia libertà’ non devono accogliere tutti, ma solo quelli che vengono a cercarvi “la cultura per la cultura”, sarebbe nel linguaggio della Moratti, il sublime ‘portfolio delle competenze individuali’, meta dei previlegiati che riusciranno ad arrampicarsi fino alla cima della piramide, secondo il principio classista che il diritto alla cultura spetta solo alla classe dirigente, destinata a ‘ servire ‘ la società con il suo talento !

La scuola è classista e i principi classisti non hanno bisogno, per essere attuati, di tutti: c’è posto per pochi, per i figli degli eletti, dei fortunati, dei ricchi che fino ad oggi si sono contaminati vicino ai pochi poveri arrivati al liceo: “i molti” non solo non servono, ma sono di intralcio.
La scuola scaderebbe in qualità e si commetterebbe ingiustizia nei confronti di chi ‘si rivolge ad una scuola che non è per lui’ facendogli perdere tempo e denaro, per cui è necessario ridurre la popolazione scolastica, e l’organico statale di migliaia e migliaia di lavoratori della scuola.

Le masse popolari non hanno bisogno di cultura, ma di formazione, finalizzata a risolvere il problema domestico e personale del proprio avvenire
E siccome l’avvenire delle masse è rivoluzionario,bisogna impedirne il progresso mediante la religione e l’ignoranza.

In nome della più ampia libertà, per le masse operaie e popolari è sufficiente la scuola primaria prolungata nella secondaria di primo grado: la loro formazione è la religione, per la cui assimilazione la Moratti ha scelto il metodo catechistico delle schede domanda/risposta, che esclude ogni senso critico essendo già implicita la risposta nella domanda posta. Si tratta di inculcare il dogma della convivenza civile, di educare le masse ad accettare la loro povertà, che fa parte di un disegno provvidenziale che non è dato di conoscere. Insomma fare entrare nella struttura psicologica degli studenti la necessità dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e la sua accettazionein sintonia con i metodi repressivi usati ,per questo fine, ‘all’esterno’, nella società.

Per ottenere ciò si falsifica anche la storia, la letteratura, la scienza; si boicottano e diffamano darwinismo e marxismo, in quanto non inquadrabili in nessun catechismo. A distruggere la storia del movimento operaio, la grande Rivoluzione d’Ottobre, la Comune di Parigi, le lotte delle donne e il loro anelito di liberazione dal patriarcato e dal capitalismo, ci penseranno, oltre ai docenti cattolici appositamente messi in ruolo (15.000) anche libri di testo, studiati da canaglie del settore.

In questo contesto reazionario, confessionale, putrido, chi ci smena di più sono le ragazze.

Esse devono apprendere, anche a scuola, il loro ruolo, ‘a diventare donne’, dal momento che nel futuro del lavoro, alle ragazze spetta questa particolare carriera. Il destino della donna viene ribadito : è consacrata al matrimonio, alla famiglia, alla riproduzione. Per far meglio comprendere alle giovani il loro futuro, si è inserito un bel programmino, di economia domestica, incentrato sul ricamo, il cucito, la cura della casa, del marito, dei figli, dei vecchi, degli invalidi, degli handicappati, cioè i mestieri millenari delle donne,cioè i servizi domestici non pagati.

Saper rammendare i calzini è, dunque, la prospettiva più reale del futuro lavorativo delle ragazze!

Una sola voce, una sola parola d’ordine: via questa spazzatura, abrogazione di questa legge, subito!
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Riferimenti: Scuola statale o confessionale?

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Post-elezioni: un labirinto di chiacchiere nasconde gli appetiti dei politici

20 Giugno 2004 3 commenti

Dopo le ultime elezioni, la bagarre e i ricatti tra i partiti, strombazzati da stampa e televisione, ci hanno frastornato: oltre le chiacchiere si vede che chi ha preso più voti, alza la cresta e si fa avanti. Da buoni cortigiani, servili e insipidi, della corte belusconiana, ora, invece, con una manciata di voti in più, minacciosi, alzano la voce, “a ciascuno il suo”, urlano: la testa di Tremonti, il federalismo immediato, la salvezza di tutti gli embrioni, congelati o meno, crocefisso su ogni banco di scuola (anche nei gabinetti?), finanziamento pubblico degli oratori e, prima di tutto, una nuova spartizione delle poltrone, chiamata ‘rimpasto’.

Berlusconi è dato come il grande perdente, stando al risultato elettorale. Ma se guardiamo al compito che si è assunto, cioè non già di impedire per sempre la rivoluzione comunista, che è impossibile, ma di tenerla in iscacco per quanto gli è possibile, per questa ragione potrebbe restare al governo a vita, essendo tutti, destra e sinistra, d’accordo sul punto.

Ciò premesso, vediamo quali appetiti, e quali forze, si nascondono sotto la pioggia delle chiacchiere.

Come partito, mi sembra che Forza Italia rappresenti fondamentalmente tre frazioni della borghesia: i grandi proprietari di immobili e terreni, (cioè la rendita), una parte della aristocrazia finanziaria che ha come scopo la smania di arricchirsi, non con la produzione, ma rubando le ricchezze altrui già esistenti; una parte di liberi professionisti, che attraverso le loro cosiddette ‘capacità’ si sono arricchiti in modo sproporzionato. Giornalisti fino a ieri ignoti, commercialisti, dirigenti d’azienda, docenti universitarie e in particolare, avvocati gaudenti e miliardari (vedi Pecorella e Taormina) rispetto alla massa dei loro colleghi che, senza protezione, marciscono nei tribunali di provincia.

La rendita e l’aristocrazia finanziaria, invece, vivono principalmente sul disavanzo dello Stato che è il vero e proprio oggetto della loro speculazione e la fonte principale del loro arricchimento: vedi le cartolarizzazioni e lo svaligiamento dello Stato attraverso prestiti usurai, con il ricatto della bancarotta. Quant’è il debito pubblico? Non riescono più a calcolarlo …

Alleanza Nazionale, a mio avviso, è il partito della borghesia ‘nazionale’ industriale, ovvero di quegli ‘imprenditori’ che durante la ricostruzione del dopoguerra si sono arricchiti in modo ignobile sullo sfruttamento operaio ma che dagli anni ’90, non trovano più spazi, sia perchè l’organizzazione produttiva non è più indirizzata al consumo di massa, sia per l’alta concentrazione di capitale che la concorrenza mondiale richiede.

Il sig.Luca Cordero di Montezemolo, ne è degno rappresentante. Nel suo discorso inaugurale come presidente della Confindustria, ha dichiarato che tutti hanno avuto troppo. Male interpretato anche dalla ‘sinistra’, si è capito che rinunciava a parte dei privilegi estorti per riequilibrare le classi sociali. E’ imperativo categorico di ogni imprenditore non mollare una lira del profitto per cui ha tanto ‘rischiato’: cosa evidente ad ogni operaio. E’ missione dell’imprenditore guadagnare il più possibile sulle spalle degli operai: cosa ancora più evidente a chi lavora. A mio avviso il ‘troppo’ era riferito a quegli industriali-finanzieri, giocatori di borsa, che si arricchiscono senza investire, e alle banche assassine che strangolano i loro debitori (vedi Parmalat).

Questa borghesia industriale è psicologicamente fascista in quanto vede la soluzione dei suoi guai intrappolando gli operai in forme di corporazione mussoliniane, chiamate modernamente ‘concertazioni’ che hanno come scopo l’ottenimento dela pace sociale. Lavorare tutti insieme per la Nazione, per il nostro posto al sole! Una sottocasta di AN sono gli avvocati, numerosissimi, legati alle vicende civili e penali dei “perseguitati” dalla giustizia. Anche medici, proprietari di cliniche private, manager, architetti, direttori didattici e di liceo hanno una forte rappresentanza. Gli ideologi di una nuova organizzazione del lavoro, e giornalisti pennivendoli, hanno spazio in questo partito.

La Lega Nord è il partito della “rabbia”, di chi non riesce ad arricchirsi decentemente: una frazione della piccola borghesia imprenditoriale e commerciale, che grida alla corruzione: “abbasso Roma ladrona!”; “Federalismo”; “Non-contaminazione ” con il sottoproletariato in cui ha orrore di cadere. Leggi dunque contro ogni categoria sottoproletaria, dagli immigrati alle prostitute. Ha il compito, inoltre, non secondario, di stimolare la fantasia popolare aizzandola contro gli appetiti malsani dei loro alleati berlusconiani e contro la loro ricchezza gaudente scaturita dal gioco di borsa che ha mandato in malora tanti piccoli risparmiatori. Sono un pò i tafani di Forza Italia.

L’UDC è essenzialmente il partito dell’apparato militare e scolastico dello Stato, nei suoi ranghi inferiori, s’intende. Fanatici di Buttiglione e di Follini sembrano essere anche parte del personale paramedico degli ospedali, a partire dalle suore, e pedagogisti di tutte le tendenze, agenti dello spettacolo, ricchi contadini, e non da ultimo i frequentatori degli oratori, per i quali è stato presentato un disegno di legge di finanziamento statale, riconoscendo loro un alto valore educativo! Aggiungiamo gli anti-abortisti, gli anti-divorzisti, i numi della famiglia, e i razzisti anti lesbiche e gay.

L’Ulivo raccoglie ciò che rimane: costituisce un argine per deviare l’onda operaia che ha compreso che il capitalismo è un cancro mortale. Ha dalla sua buona parte della magistratura che come una potente diga, deve servire, per prima cosa, a incanalare la violenza di classe nell’alveo democratico.

Rimpolpano l’Ulivo anche quella turba di avvocati senza lavoro che a 35 anni non hanno ancora gettato la toga alle ortiche, e che per salire un gradino, visto il sovraffollamento della categoria, venderebbero la famiglia. Costoro sono costretti a baciare la toga di qualche collega importante purchè passi loro una causa, o a pulire con la propria toga i corridoi dei tribunali.

Per Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi un discorso a parte: Gli operai che militano in queste formazioni, decideranno, a seconda della posizione che assumeranno nell’orientamento di classe della lotta rivoluzionaria, la sopravvivenza o meno di questi partiti.

Ormai è chiaro a tutti che le lotte operaie di quest’anno hanno apportato elementi decisivi per la costruzione del partito rivoluzionario: la volontà di lotta, la fermezza, la coscienza di classe, la fiducia che la lotta paga, la determinazione di cambiare la qualità della vita, ovvero il rapporto capitale-lavoro.

Per concludere, questo post-elezioni ha contribuito, al di là delle chiacchiere, a mostrare i fatti: era ora, a ciascuno, il suo.
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Una nota biografica, brevissima, sul Montezemolo: responsabile delle relazioni esterne del gruppo Fiat, il pupillo di Giovanni Agnelli, nell’85, è invischiato nel giro del finanziere – bancarottiere Maiocco, e accusato di avere percepito delle mazzette nascoste in un libro ‘vuoto’ di Enzo Biagi (che finezza!). Salvato dall’Avvocato, dopo esere stato silurato alla Juventus, in attesa di vedere ‘che cosa saprà fare da grande’ viene parcheggiato alla Rcs Video, con esiti infelici, e di li spedito alla Ferrari.
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Riferimenti: Governo, partiti e classi in Italia

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Berlusconi perde l’amante: la Francia è la prima amica di Bush

8 Giugno 2004 6 commenti

Alle solenni cerimonie francesi in memoria dei caduti americani, Bush dichiara: “La Francia, prima amica dell’America nel mondo …”

Povero Silvio, fino a ieri credeva di essere lui il preferito di Bush, così innamorato e devoto! Tacchinerà altrove.

Così il presidente Usa ha dovuto cedere qualcosa: era talmente evidente che senza l’imprimatur di Francia e Germania nessuna risoluzione americana sull’Irak sarebbe passata. Ma Berlusconi insiste, invece, sull’importanza del suo ruolo personale e dell’Italia diplomatica, in relazione alla ‘svolta’ irachena … Stando ai fatti, mi sembra che entrambi siano stati alquanto scaricati dal potente alleato Usa, che si è improvvisamente sentito preso da una grande passione per Chirac che gli ha dato via libera in Iraq.

Non certo per l’amore che si sono improvvisamente scoperti l’un l’altro. Chirac in cambio, ha preteso la gestione diretta degli ‘affari’ francesi in Iraq, senza “il pizzo” imposto a tutti dagli USA; inoltre, di conservare i rapporti di preferenza in Siria e in Libano (vale a dire: guai a chi me li tocca, sono roba mia ) e ancora l’appoggio Usa su “pezzi d’Africa” sui quali la Francia esercita con difficoltà la sua influenza, minacciata da crisi e rivolte sociali. Primo fra tutti il Congo, con tutte le sue ricchezze di materie prime.

E alla Francia i buoni affari non sono costati neanche un morto!

‘Scusa se è pooco …!’ esclamerebbe il “disadattato” sottoproletario pugliese, quell’esilarante personaggio di Abatantuono veramente indimenticabile.

I guerrafondai italiani, di destra e di sinistra, dovrebbero almeno riflettere se il gioco vale la candela visto che i loro colleghi francesi, standosene a casa, bei tranquilli, hanno ottenuto più dell’Italia. Certo il peso economico e politico della Francia va considerato, ma l’Italia non è da meno, visto i crediti che ha nei confronti degli USA, e che è pur sempre, la settima potenza imperialista mondiale, dopo la Cina, però.
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Riferimenti: Smembrare l’Irak?

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2 giugno: lo Stato schiera l’apparato del terrore capitalistico

4 Giugno 2004 10 commenti

Per pacificare l’Irak o l’Italia ?

Lungo la via dei Fori Imperiali hanno sfilato 6.026 tra uomini e donne (708 ufficiali, 1.168 sottufficiali, 3.623 militari di truppa e 527 civili) ma anche 257 cavalli, 111 moto, 135 veicoli multiruolo, 96 mezzi speciali, 6 autocarri. In cielo, a sottolineare i vari passaggi della sfilata, 45 aerei e 39 elicotteri.

Schierati, superbi, boriosi, pieni di sè e di applausi, i massimi rappresentanti della borghesia italiana, lacchè di ‘sinistra’ compresi: il presidente Carlo Azeglio Ciampi, i presidenti di Senato e Camera, Marcello Pera e Pierferdinando Casini, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il vicepremier Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, i ministri della Difesa, Antonio Martino, dell’Interno, Giuseppe Pisanu, degli Affari esteri, Franco Frattini, dei Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, degli Affari regionali, Enrico La Loggia, degli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia. Nutrita anche la rappresentanza dell’opposizione con, tra gli altri, Piero Fassino, Francesco Rutelli, Willer Bordon e Arturo Parisi.

Si è voluto dare una dimostrazione pubblica che lo Stato guerrafondaio è più ricco di mezzi di distruzione fisica e di repressione di quanto lo siano i ‘terroristi’?

Cosa si intende per terrorismo, in Italia, è piuttosto oscuro.
Ai capitalisti nostrani piace etichettare anche le attività del proletariato dirette contro i loro interessi, come terrorismo.
I tramvieri dell’ATM, gli operai Fiat di Melfi ne sanno qualcosa …

Lo sciopero, in particolare, per i borghesi, è un metodo terrorista, inteso come organizzazione di picchetti e blocco delle merci. Intesa in questo modo, come ogni azione che ispiri paura o arrechi loro danno, l’intera lotta di classe viene etichettata come terrorismo.

E l’apparato statale, allora, con le sue leggi, la sua polizia, il suo esercito, i suoi mezzi blindati non è nient’altro che l’apparato del terrore capitalistico!

Se si è voluto, con questa mega-parata, mandare anche un messaggio alla classe operaia, esibendo i mezzi di repressione che lo Stato può utilizzare per pacificare non solo l’Irak, ma anche l’Italia, i nostri capitalisti , superbi e ignoranti, è meglio che facciano marcia indietro.

Gli scioperi operai non potranno mai essere stroncati, come metodi di lotta, perchè scaturiscono direttamente dal ruolo produttivo del proletariato nella società moderna. Questo alla borghesia fa proprio paura!

Nascono dalla natura dei rapporti di classe, dai rapporti di sfruttamento, e ogni sforzo reazionario, per porre loro fine, è sempre, ovunque, fallito.

Questo è il nostro messaggio per il 2 giugno.
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Riferimenti: Nassiriya e stragismo

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