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L’utero "maligno "

13 Dicembre 2003

Al di là di tutte le chiacchere sulla Pma, e sulla mistica della maternità, la realtà è una sola: la donna deve funzionare come matriarca per contare nella società borghese

Per le “sfortunate” il cui utero maligno non vuole o non può partorire, la Fivet (fecondazione in vitro con embrio-transfer), è l’istituzione statalizzata del complesso medico-industriale, che, per mezzo dei suoi terapeuti-ingegneri, manipola e martoria il corpo femminile onde dare soluzioni alla ‘crisi riproduttiva’ del sistema.

Per le matriarche a tutti i costi, ecco come funziona: tenete presente che al vostro partner, in termini fisici, non costa niente.

Gli accertamenti sulla donna sono normalmente i seguenti:

E’ prevista la laparoscopia per accertare se le ovaie sono raggiungibili per la captazione degli oociti; se occorre, si fa l’intervento di lisi di aderenze per liberare le ovaie. Si esamina poi la curva della temperatura basale per tre cicli, per accertare la regolarità della ovulazione.

Non è detto che sempre risulti prelevabile l’ovulo adatto alla fecondazione dalla donna sterile; il programma in questo caso dovrà prevedere un ovulo da donatrice.

Gli accertamenti sull’uomo riguardano il liquido seminale del marito in prima istanza.

Si congela una riserva di seme idoneo, nel caso che intervengano difficoltà nel produrre seme idoneo al momento della Fivet. Se il seme risulterà inutilizzabile, si prospetta l’ipotesi del donatore.

Una volta condotti gli accertamenti sulla donna e sull’uomo, si inizia il trattamento delle pazienti.

Di solito si induce farmacologicamente l’ovulazione, stimolando una ovulazione multipla al fine di prelevare e fecondare più oociti, considerando le difficoltà dell’impianto e dell’annidamento.

Questo momento della sperimentazione non è scevro da rischi: si segnala, infatti, una maggiore probabilità di insorgenza di neoplasie ovariche nelle donne trattate a lungo con clomifene.

Il timing dell’ovulazione è quindi un momento importante del programma e prevede il controllo ultrasonico e la laparoscopia per il prelievo degli ovuli.

L’ovulo prelevato viene posto in terreno di coltura e dopo almeno 5 o 6 ore viene fecondato.

Per il transfer si richiedono embrioni che abbiano uno sviluppo di 4-8 cellule o 8-16: si ritiene che dopo tale sviluppo l’embrione, eccedendo la misura di sviluppo tubarico, possa subire danni.

Il transfer avviene per via transcervicale e transuterina.

Dopo un riposo ospedaliero di 24 ore la paziente viene dimessa; dal 10° al 12° giorno si dà inizio ai controlli ematici di gravidanza.

La percentuale dei successi dipende dall’affinamento della tecnica, ma comunque comporta sempre una altissima perdita di embrioni.

Per quanto riguarda il momento della fecondazione dell’ovulo, esistono oggi numerose possibilità di intervento che vanno dalla creazione di “passaggi” attraverso la zona pellucida dell’ovulo (zona drilling) che consentano la penetrazione dello spermatozoo, alla perforazione meccanica della zona pellucida (partial zona dissection), alla microinseminazione e cioè all’introduzione, per mezzo di un micromanipolatore di uno o più spermatozoi nello spazio perivitellino, ed infine alla microiniezione con l’introduzione del singolo spermatozoo all’interno dell’ooplasma.

Con la tecnica della microiniezione si conclude il controllo dell’uomo sull’inizio della vita: si sceglie volutamente l’ovulo e lo spermatozoo, si introduce lo spermatozoo prescelto nell’oocita, dando inizio ad un ciclo vitale che potrà continuare nell’utero di donna, rimanere sospeso nella crioconservazione o concludersi come oggetto di sperimentazione.

In questo modo si instaura il completo dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana: lo scienziato sembra aver realizzato l’antico sogno, caro agli alchimisti, della produzione dell’uomo.

Nella Fivet, come abbiamo visto, si danno numerose combinazioni, potendo avere il seme del marito o di donatore, l’ovulo della madre o di donatrice, il feto nato dalla madre o da una madre sostitutiva.

Ai fini di una riflessione etica è necessario ricordare come nella Fivet è costante il problema degli embrioni soprannumerari: di quegli embrioni, cioè, che rimangono congelati in attesa di un possibile impianto e che talvolta vengono usati per la sperimentazione e l’industria.

L’articolo è stato tratto da ‘Embrione e fecondazione assistita’, di Massimiliano Marinelli, da Bioetica.

Vale la pena di regalare il nostro corpo ad una burocrazia medica adibita alla sperimentazione, sia umana che animale, ignobile sotto ogni profilo?

Perchè non rispettare il proprio corpo e voler essere madri a tutti i costi, quando la più alta dignità è quella di essere donna?
Riferimenti: V. anche: "La procreazione statalizzata è legge"

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