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Le donne nella lotta armata

1 Dicembre 2003

Riporto l’interessante articolo di Marcello Fascella che testimonia l’importanza delle donne nella guerra civile spagnola, sul fronte antifranchista.

Mi viene in mente anche la lotta delle algerine contro il colonialismo francese: il capolavoro di Gillo Pontecorvo “La battaglia di Algeri” ne è testimonianza.

Nell’ultima scena del film, durante la grande manifestazione di piazza, ad Algeri, in massa le donne si strappano il velo e lo sventolano, come una bandiera …

Esauritosi l’eccezionale momento storico, sono state mandate a casa, con il velo.

Anche le antifranchiste spagnole hanno fatto la stessa fine: rimandate a casa, senza velo. Non servivano più.

Mi chiedo se dare il nostro appoggio ai movimenti nazionali, anti-imperialisti o antifascisti, alla fine, ci ripaghi qualcosa.

Mi sembra proprio di no. Solo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917, in Russia, ha mantenuto le sue promesse, prima della repressione stalinista e della svolta ‘nazionale’ chiamata: “socialismo in un solo paese”.

Oggi ci si pone la delicata questione dell’appoggio e della partecipazione attiva delle donne, alla lotta anti-capitalistica per il comunismo.

Solo con le idee chiare andremo avanti: chiarire cosa vogliamo, come ottenerlo, come mantenerlo. Storicamente, il nostro sesso ha subìto, con la fine del matriarcato una grande sconfitta: ora vogliamo una grande vittoria, per noi e per tutta l’umanità.
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Politica e lotte femministe durante la Guerra di Spagna (1931-1939)

di Marcello Fascella

Con la proclamazione della Seconda Repubblica spagnola ed in concreto con l?approvazione della Costituzione nel 1931 le donne acquisirono lo status di cittadine con un insieme di diritti e doveri definiti.

Nel primo titolo della Costituzione venne inclusa l?eguaglianza dei sessi, rifiutando almeno giuridicamente qualsiasi tipo di discriminazione. In questo senso uomini e donne avevano la possibilità di esercitare il loro diritto di voto a 23 anni, e di accedere a qualsiasi tipo di lavoro pubblico.

Nel 1932 fu approvata e promulgata la legge sul divorzio, che contemplava anche il divorzio di comune accordo tra i coniugi o attraverso la richiesta di uno di loro. Con queste misure la Spagna si situava all?avanguardia delle democrazie parlamentari dell?epoca.

La polemica sul lavoro salariato delle donne si diffuse in questi anni tra i diversi settori di opinione e tra le differenti forze politiche. La posizione dominante era quella di mostrarsi contrari alle attività remunerate delle donne fuori dalla casa, soprattutto se si trattava di donne sposate.

La riforma educativa che intraprese la Seconda Repubblica negli anni 30 garantì la creazione di scuole elementari e infantili che portarono il tasso di analfabetismo al 39,4% per le donne, e al 24,4% per gli uomini.

La lotta delle donne per affermare il principio di eguaglianza, il diritto all?educazione ed al lavoro, costituì la base rivendicativa che ha permesso lo sviluppo del femminismo e la partecipazione delle donne alla vita politica. Il femminismo spagnolo alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX secolo, assunse un carattere sociale invece che politico. Si richiedevano diritti sociali e non la partecipazione alla politica o l?eguaglianza con l?uomo.

La condizione sociale delle donne era quindi migliorata durante la Seconda Repubblica, perché venne eliminata una parte molto importante della legislazione discriminante che aveva mantenuto una subordinazione femminile nella politica, nel lavoro e nella famiglia.

Nonostante le riforme intraprese dal governo repubblicano continuava ad esistere, nei fatti, un modello di femminilità che considerava prima di tutto le donne come madri e “angeli della casa”. Questa concezione rendeva certamente difficile il cammino delle riforme repubblicane egualitarie, ed ostacolava l?entrata delle donne nella sfera pubblica e il consolidamento nel terreno della politica, e della cultura e del lavoro in piena eguaglianza con gli uomini.

La guerra civile spagnola ha trasformato la vita delle donne spagnole. Ha dato loro una maggiore autonomia di movimento e decisione. Nonostante le dure condizioni di vita, molte donne vissero la guerra civile come una esperienza emozionante che permise loro di sviluppare il loro potenziale in una società spagnola ancora molto arretrata.

L?immagine della donna e la sua rappresentazione ha acquistato una dimensione nuova. Esteriormente, una delle prime conquiste femminili fu la libertà di scegliere come vestirsi. Il “Mono azul”, o tuta d?operaio, diventava il simbolo della rivoluzione ed uno strumento per l?emancipazione femminile, poiché rendeva eguali esteticamente uomini e donne, uniti da un unico desiderio sconfiggere il fascismo.

Le donne parteciparono attivamente alla lotta contro il fascismo e ruppero il loro abituale isolamento dalla vita pubblica e politica. Costruirono barricate, curarono i feriti ed organizzarono i lavori d?ausilio e d?assistenza infantile. Mediante il lavoro volontario rifornirono i soldati di uniformi, di capi vestiari e dell?equipaggiamento necessario per la guerra. Altre ancora ruppero completamente con il loro ruolo di genere convenzionale e parteciparono attivamente alla guerra come miliziane, impugnando le armi e combattendo. La propaganda diretta alle donne richiese la loro presenza in modo esclusivo nella retroguardia. Dopo il 1937 la creazione dell?esercito regolare, e la scomparsa delle milizie, non permise la partecipazione delle donne alla resistenza armata.

L?educazione e la cultura erano considerati due fattori importanti per la liberazione delle donne e si convertirono nelle mete primordiali di un programma femminile collettivo. Tutti i gruppi femminili si occuparono dell?analfabetismo di migliaia di donne spagnole e affrontarono insieme la domanda urgente di programmi educativi per adulti. Le donne istruite diedero lezioni ed organizzarono attività culturali e artistiche così come servizi di biblioteca per adulti.

L?educazione e l?arricchimento culturale delle donne furono grandi conquiste del movimento femminile durante la guerra e la rivoluzione spagnola. Tutte le organizzazioni femminili rivendicarono il diritto delle donne alla preparazione professionale, e ad un lavoro garantito e pagato, a parità di condizioni con lo stesso salario dell?uomo.

Come collettivo sociale, le donne spagnole superarono il limite del silenzio storico ed imposero la loro voce. Espressero pubblicamente le loro opinioni sulla politica, sulla guerra, sull?antifascismo, sul femminismo e sulle necessità delle donne. Pubblicarono numerosi periodici e riviste come: Companya, Emancipación, Muchachas, Mujeres, Mujeres Libres, Noies Muchachas, Pasionaria e Trabajadora.

Queste pubblicazioni dimostrano che le donne avevano la capacità di organizzarsi con iniziative di carattere culturale e comunicativo. Riuscirono in molti casi ad elaborare in autonomia un programma politico per ottenere diritti e partecipazione politica.

La mobilitazione femminile allargò i limiti delle sfere pubblica e privata e ridefinì le frontiere della domesticità. Le donne repubblicane aprirono nuove prospettive nelle loro opzioni sociali, lavorative e personali.

La mobilitazione delle donne era canalizzata da una serie di organizzazioni femminili che riflettevano il panorama politico della Spagna repubblicana. Per cui spesso l?ostilità e la discordia reciproca segnarono le relazioni tra le comuniste dell?AMA (Agrupación de mujeres antifascistas), la UDC (Unión de dones de Catalunya) da un lato e le anarchiche di Mujeres Libres e le marxiste dissidenti del POUM (Partito operaio di unificazione marxista) dall?altro. Nonostante le differenze la creazione di organizzazioni formate da donne, anarchiche e antifasciste, che ponevano problematiche specifiche di genere fu una caratteristica importante del periodo rivoluzionario, rappresentando una rottura con il passato.

Gli interessi delle donne repubblicane erano quindi eterogenee. Le organizzazioni comuniste formarono un fronte unito con l?obiettivo immediato di lottare contro il fascismo.

L?organizzazione anarchica Mujeres Libres e le comuniste dissidenti riconoscevano la specificità dell?oppressione femminile e la necessità di una lotta autonoma per superarla.

Le organizzazioni femminili tracciarono il cammino verso l?emancipazione delle donne, attraverso l?educazione, la partecipazione politica, il diritto al lavoro, e il riconoscimento del loro valore sociale.

Una delle priorità delle organizzazioni femminili fu quello di risolvere il dilemma della prostituzione e dei rapporti personali, e di conseguenza elaborarono una riforma sessuale che prevedeva l?aborto, il divorzio, e l?assistenza medica sanitaria gratuita.

La partecipazione delle donne alla politica aumentò durante la guerra, e per la prima volta, le donne collettivamente cominciarono ad interessarsi al dibattito politico fervente di quel periodo.

L?antifascismo delle donne costituì un apprendistato politico decisivo dei valori democratici che per alcune fu un primo passo per riconoscere che la società spagnola necessitava di un cambiamento rivoluzionario. L?energica adesione delle donne alla battaglia antifascista acutizzò il loro compromesso politico globale con la Seconda Repubblica e, per tanto, con la democrazia, la libertà e i diritti umani.

Figure eccezionali come Federica Montseny (Ministra della Sanità e dell?Assistenza Sociale del Governo Repubblicano), Dolores Ibarrúri (deputata parlamentare), Margarita Nelken, Clara Campoamor, etc. conquistarono il riconoscimento delle donne nella politica e nella lotta antifascista, raggiungendo una fama internazionale.

La mobilitazione femminile non solo includeva una elite minoritaria di donne politicizzate, ma anche migliaia di donne spagnole fino ad allora emarginate dalle distinte dinamiche sociali e culturali della società, che si compromisero nell?impegno collettivo di combattere il fascismo.

L?esperienza storica delle donne spagnole antifasciste e repubblicane rivela come l?emancipazione femminile vista come riconoscimento e valorizzazione delle diversità di genere, è uno dei nodi cruciali, ancora attuale, della lotta per l?emancipazione stessa.

Nella rivoluzione spagnola venne affrontato un nodo centrale della modernità: l?emancipazione o/e la liberazione delle donne è un mezzo per raggiungere l?emancipazione generale dell?essere umano. E? questo uno dei principi che ha caratterizzato il movimento femminista più avanzato e che emerge dal ruolo delle donne nella guerra civile.

Bibliografia

1. Periodici e riviste:

- Emancipación, Organo del Segretariato femminile del POUM, Barcellona 1937. Fonte: Emeroteca Municipale, Madrid
- Mujeres, Portavoce delle donne antifasciste, Madrid 1936. Fonte: Emeroteca Municipale, Madrid
- Mujeres, Organo del Comitato nazionale femminile contro la guerra e il fascismo. Settimanale antifascista, Bilbao 1937. Fonte Emeroteca Municipale, Madrid
- Muchachas, Portavoce delle giovani madrilene. Pubblicato dalla Unión de Muchachas Madrileñas, Madrid 1937, Barcellona 1938. Fonte: Emeroteca Municipale, Madrid
- Mujeres Libres, Bollettino di informazione, s.d. s. l. Fonte: Fondazione Anselmo Lorenzo,. Madrid
- Mujeres Libres, Rivista dell?organizzazione anarchica femminile Mujeres Libres. Madrid e Barcellona 1936-1938. Fonti: Fondazione Anselmo Lorenzo, Madrid; Emeroteca Nazionale, Madrid.
- Trabajadoras, Pubblicato dalla delegazione del Comitato Centrale del PCE, Madrid 1938. Fonte Emeroteca Municipale (microfilm), Madrid
- Trabajadoras, Periodico quindicinale del PCE e del PSUC, Comitato nazionale femminile del PCE. Barcellona 1938. Fonte: Biblioteca Nazionale di catalogna, Barcellona

2. Opuscoli

- DOLORS, Piera. La aportación femenina en la guerra de la indipendencia. “Informe presentado a la primiera conferencia nacional del Partido Socialista de Cataluña 24 Julio 1937″, Barcellona.
Fonte: Fondazione Pablo Iglesias (biblioteca, emeroteca e archivio del PSOE), Madrid
- ELIAS, Emilia. Porqué luchamos las mujeres antifascistas. Gruppo delle donne antifasciste, Valencia 1937. Fonte : Biblioteca Generale dell?Università di Barcellona- Sezione riserva.
- GENERALITAT DE CATALUNYA, La reforma eugenica del aborto. Barcellona, 1937. Fonte: Archivio Nazionale di Catalogna, Barcellona (Diari oficial de la Generalidad de Catalunya)
- IBARRURI, Dolores, A las mujeres madrileñas. Pubblicato dal Comitato Centrale del Partito Comunista di Madrid, 1938? S. l. Fonte: Biblioteca Nazionale, Madrid
- KOLLONTAI, Alejandra, La juventud comunista y la moral sexual, Barcellona 1937, ed. Marxista. Fonte: Fondazione Pablo Iglesias, Madrid
- SANCHEZ SAORNIL, Lucia, Horas de la Revolución, Barcellona, Sindacato del ramo dell?alimentazione, 1937 Pubblicato da Mujeres Libres. Fonte: Biblioteca dell?Ateneo di Barcellona.

3. Memorie

- BERENGUER, Sara. Entre el sol y la tormenta, Treinta y dos meses de guerra (1936-1939). Ed. Seuba, Barcellona 1988
- DONA, Juana. Desde la noche y la niebla. Mujeres en los carceles franquistas. Novella testimonianza, Madrid 1978
- ETCHEBEHERE, Mika. Mi guerra de España. Ed. Tribuna de Plaza y janes, Barcellona 1976
- IBARRURI, Dolores, Memorie di una rivoluzionaria, Ed. Riuniti, Milano 1963
- ITURBE, Lola, La mujer en la lucha social. La guerra civil de España. Ed. Mexicanos Unidos, Mexico 1985
- JIMENEZ DE ABERASTURI, Luis Maria. Casilda, miliciana. Historia de un sentimiento, Ed. Texertoa, San Sebastian 1985
- O?NEILL, Carlotta. Una mujer en la guerra de España. Ed. Turner, Madrid 1979

4. Libri

- AA.VV. Mujeres Libres. Luchadoras Libertarias. Colleción Mujeres/1 Edizione Fondazione Anselmo Lorenzo, Madrid 1999
- ACKELSBERG, Martha Mujeres Libres. El anarquismo y la lucha por la emancipación de las mujeres. Ed. Virus Memoria, Barcellona 1999
- MANGINI, Shirley Recuerdos de la resistencia. La voz de la mujeres de la guerra civil española. Ed. Peninsula, Madrid 1997
- NASH, Mary Rojas. Las mujeres republicanas en la guerra civil. Ed. Taurus, Madrid 1999
- RODRIGO, Antonina, Mujer y exilio 1939. Prologo di Manuel Vazquez de Montalban. Ed. Compañia Literaria, Madrid 1999.
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Riferimenti: v. anche "Le guerrigliere zapatiste"

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  1. mellontatauta
    17 Maggio 2004 a 1:13 | #1

    non scrivi più?
    Phil

  2. Pablo
    25 Luglio 2006 a 22:47 | #2

    comunisti di merda

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