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Archivio Novembre 2003

"Israele è un lembo d’Europa ", dichiara solennemente Pera … ma quando mai?

30 Novembre 2003 7 commenti


La stampa nazionale ha presentato politicamente il viaggio di Fini in Israele, come un rafforzamento dell’asse Ue-Israele-Usa.

Le dichiarazioni di Fini, di Frattini, e ora di Pera: “Israele è un lembo d’Europa”, sembrerebbe avallare tale tesi.

A mio avviso, le cose sono molte diverse.

L’avvicinamento di Israele all’UE si inquadra nel processo di ‘sdoganamento’ degli alleati europei dagli USA.

In poche parole, è un’altra tappa della perdita, da parte degli Usa,
dei loro vecchi alleati internazionali.

Per ora è solo un processo in divenire: si manifesta come opposizione più o meno mascherata verso “l’Impero”: riflettendo sul carattere delle relazioni internazionali da parte di Germania, Francia, Corea del Sud, alleati del mondo arabo, mi convinco sempre di più che la sostanza politica è proprio questa.

La rosa degli “Stati canaglia”, allora, si allargherebbe anche ad alcuni paesi europei.

Mi chiedo se dietro la lotta al “terrorismo”, di cui gli Usa sono l’avamposto, non si preparino le condizioni di uno scontro frontale, più che con l’integralismo islamico, con l’Ue.

Questo processo si evidenzia, sotto il profilo economico-finanziario con il ruolo che vorrebbe svolgere l’euro nei confronti del dollaro, come moneta internazionale di pagamento, senza ancora riuscirvi, data la potenza economica Usa e i contrasti inter-statali europei.

Cercherò di sviluppare, in un prossimo articolo, il ruolo e il compito di noi donne, in questo complesso quadro internazionale, al fine di dare obiettivi concreti per il nostro, storicamente, inarrestabile processo di liberazione .
Riferimenti: v. anche: "Usa-Ue verso lo scontro finale"

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Giù le mani dal nostro corpo !

30 Novembre 2003 3 commenti


Bloccato dall’arrivo della Finanziaria e dal contrasto insorto nel centro-destra, il provvedimento che disciplina la procreazione medicalmente assistita torna giovedì 27 in Senato.

Riporto il testo approvato l’anno scorso dai deputati, in modo che ognuna di noi rifletta, con la propria testa, sui contenuti.

Sia chiaro che, qualunque iter percorrerà questo disegno di legge, i sostenitori di questa ennesima porcheria contro le donne, prima di appropriarsi del nostro corpo, dovranno passarci sopra!

SENATO DELLA REPUBBLICA —- XIV LEGISLATURA —-

DISEGNO DI LEGGE N. 1514

approvato dalla Camera dei deputati il 18 giugno 2002, in un testo risultante dall?unificazione dei disegni di legge d?iniziativa dei deputati GIORGETTI Giancarlo (47); CÈ, BALLAMAN, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, DUSSIN Guido, DUSSIN Luciano, ERCOLE, FONTANINI, GALLI Dario, GIORGETTI Giancarlo, GIBELLI, LUSSANA, MARTINELLI, MARTINI Francesca, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, ROSSI Guido, ROSSI Sergio, STUCCHI e VASCON (147); BURANI PROCACCINI (156); CIMA (195); MUSSOLINI (406); MOLINARI (562); LUCCHESE, BARBIERI Emerenzio, BIANCHI Dorina, D?ALIA, DRAGO Giuseppe, GIANNI Giuseppe, LIOTTA, MAZZONI e TUCCI (639); MARTINAT, BONO, MANCUSO Gianni e MAZZOCCHI (676); NAPOLI Angela (762); SERENA (1021); COSSUTTA Maura, PISTONE e BELLILLO (1775); BOLOGNESI e BATTAGLIA (1869); PALUMBO, MORONI, BAIAMONTE e STAGNO d?ALCONTRES (2042); DEIANA, VALPIANA, DE SIMONE Titti e MASCIA (2162); PATRIA e CROSETTO (2465); DI TEODORO (2492).

(Trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza del Senato il 19 giugno 2002)

Norme in materia di procreazione medicalmente assistita

Capo I: PRINCÌPI GENERALI

Art. 1.
(Finalità)
1. Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.
2. Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.

Art. 2.
(Interventi contro la sterilità e la infertilità)
1. Il Ministro della salute, sentito il Ministro dell?istruzione, dell?università e della ricerca, può promuovere ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e della infertilità e favorire gli interventi necessari per rimuoverle nonchè per ridurne l?incidenza, può incentivare gli studi e le ricerche sulle tecniche di crioconservazione dei gameti e può altresì promuovere campagne di informazione e di prevenzione dei fenomeni della sterilità e della infertilità.
2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata la spesa massima di 2 milioni di euro a decorrere dal 2002.
3. All?onere derivante dall?attuazione del comma 2 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2002-2004, nell?ambito dell?unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell?economia e delle finanze per l?anno 2002, allo scopo parzialmente utilizzando l?accantonamento relativo al Ministero della salute. Il Ministro dell?economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 3.
(Modifica alla legge 29 luglio 1975, n. 405)
1. Al primo comma dell?articolo 1 della legge 29 luglio 1975, n. 405, sono aggiunte, in fine, le seguenti lettere:
«d-bis) l?informazione e l?assistenza riguardo ai problemi della sterilità e della infertilità umana, nonchè alle tecniche di procreazione medicalmente assistita;
d-ter) l?informazione sulle procedure per l?adozione e l?affidamento familiare».
2. Dall?attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Capo II: ACCESSO ALLE TECNICHE

Art. 4.
(Accesso alle tecniche)
1. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l?impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonchè ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.
2. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono applicate in base ai seguenti princìpi:
a) gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività;
b) consenso informato, da realizzare ai sensi dell?articolo 6.
3. È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

Art. 5.
(Requisiti soggettivi)
1. Fermo restando quanto stabilito dall?articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.

Art. 6.
(Consenso informato)
1. Per le finalità indicate dal comma 3, prima del ricorso ed in ogni fase di applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita il medico informa in maniera dettagliata i soggetti di cui all?articolo 5 sui metodi, sui problemi bioetici e sui possibili effetti collaterali sanitari e psicologici conseguenti all?applicazione delle tecniche stesse, sulle probabilità di successo e sui rischi dalle stesse derivanti, nonchè sulle relative conseguenze giuridiche per la donna, per l?uomo e per il nascituro. Alla coppia deve essere prospettata la possibilità di ricorrere a procedure di adozione o di affidamento ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, come alternativa alla procreazione medicalmente assistita. Le informazioni di cui al presente comma e quelle concernenti il grado di invasività delle tecniche nei confronti della donna e dell?uomo devono essere fornite per ciascuna delle tecniche applicate e in modo tale da garantire il formarsi di una volontà consapevole e consapevolmente espressa.
2. Alla coppia devono essere prospettati con chiarezza i costi economici dell?intera procedura qualora si tratti di strutture private autorizzate.
3. La volontà di entrambi i soggetti di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è espressa per iscritto congiuntamente al medico responsabile della struttura, secondo modalità definite con decreto dei Ministri della giustizia e della salute, adottato ai sensi dell?articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Tra la manifestazione della volontà e l?applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non inferiore a sette giorni. La volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell?ovulo.
4. Fatti salvi i requisiti previsti dalla presente legge, il medico responsabile della struttura può decidere di non procedere alla procreazione medicalmente assistita, esclusivamente per motivi di ordine medico-sanitario. In tale caso deve fornire alla coppia motivazione scritta di tale decisione.
5. Ai richiedenti, al momento di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, devono essere esplicitate con chiarezza e mediante sottoscrizione le conseguenze giuridiche di cui all?articolo 8 e all?articolo 9 della presente legge.

Art. 7.
(Linee guida)
1. Il Ministro della salute, avvalendosi dell?Istituto superiore di sanità, e previo parere del Consiglio superiore di sanità, definisce, con proprio decreto, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, linee guida contenenti l?indicazione delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
2. Le linee guida di cui al comma 1 sono vincolanti per tutte le strutture autorizzate.
3. Le linee guida sono aggiornate periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto all?evoluzione tecnico-scientifica, con le medesime procedure di cui al comma 1.

Capo III: DISPOSIZIONI CONCERNENTI LA TUTELA DEL NASCITURO

Art. 8.
(Stato giuridico del nato)
1. I nati a seguito dell?applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi o di figli riconosciuti della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime ai sensi dell?articolo 6.

Art. 9.
(Divieto del disconoscimento della paternità e dell?anonimato della madre)
1. Qualora si ricorra a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all?articolo 4, comma 3, il coniuge o il convivente il cui consenso è ricavabile da atti concludenti non può esercitare l?azione di disconoscimento della paternità nei casi previsti dall?articolo 235, primo comma, numeri 1) e 2), del codice civile, nè l?impugnazione di cui all?articolo 263 dello stesso codice.
2. La madre del nato a seguito dell?applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita non può dichiarare la volontà di non essere nominata, ai sensi dell?articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396.
3. In caso di applicazione di tecniche di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all?articolo 4, comma 3, il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto nè essere titolare di obblighi.

Capo IV : REGOLAMENTAZIONE DELLE STRUTTURE AUTORIZZATE ALL?APPLICAZIONE DELLE TECNICHE DI PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Art. 10.
(Strutture autorizzate)
1. Gli interventi di procreazione medicalmente assistita sono realizzati nelle strutture pubbliche e private autorizzate dalle regioni e iscritte al registro di cui all?articolo 11.
2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano definiscono con proprio atto, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge:
- a) i requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture;
- b) le caratteristiche del personale delle strutture;
- c) i criteri per la determinazione della durata delle autorizzazioni e dei casi di revoca delle stesse;
- d) i criteri per lo svolgimento dei controlli sul rispetto delle disposizioni della presente legge e sul permanere dei requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture.

Art. 11.
(Registro)
1. È istituito, con decreto del Ministro della salute, presso l?Istituto superiore di sanità, il registro nazionale delle strutture autorizzate all?applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, degli embrioni formati e dei nati a seguito dell?applicazione delle tecniche medesime.
2. L?iscrizione al registro di cui al comma 1 è obbligatoria.
3. L?Istituto superiore di sanità raccoglie e diffonde, in collaborazione con gli osservatori epidemiologici regionali, le informazioni necessarie al fine di consentire la trasparenza e la pubblicità delle tecniche di procreazione medicalmente assistita adottate e dei risultati conseguiti.
4. L?Istituto superiore di sanità raccoglie le istanze, le informazioni, i suggerimenti, le proposte delle società scientifiche e degli utenti riguardanti la procreazione medicalmente assistita.
5. Le strutture di cui al presente articolo sono tenute a fornire agli osservatori epidemiologici regionali e all?Istituto superiore di sanità i dati necessari per le finalità indicate dall?articolo 15 nonchè ogni altra informazione necessaria allo svolgimento delle funzioni di controllo e di ispezione da parte delle autorità competenti.
6. All?onere derivante dall?attuazione del presente articolo, determinato nella misura massima di 154.937 euro a decorrere dall?anno 2002, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2002-2004, nell?ambito dell?unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell?economia e delle finanze per l?anno 2002, allo scopo parzialmente utilizzando l?accantonamento relativo al Ministero della salute. Il Ministro dell?economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Capo V: DIVIETI E SANZIONI

Art. 12.
(Divieti generali e sanzioni)
1. Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente, in violazione di quanto previsto dall?articolo 4, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro.
2. Chiunque a qualsiasi titolo, in violazione dell?articolo 5, applica tecniche di procreazione medicalmente assistita a coppie i cui componenti non siano entrambi viventi o uno dei cui componenti sia minorenne ovvero che siano composte da soggetti dello stesso sesso o non coniugati o non conviventi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 200.000 a 400.000 euro.
3. Per l?accertamento dei requisiti di cui al comma 2 il medico si avvale di una dichiarazione sottoscritta dai soggetti richiedenti. In caso di dichiarazioni mendaci si applica l?articolo 76, commi 1 e 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
4. Chiunque applica tecniche di procreazione medicalmente assistita senza avere raccolto il consenso secondo le modalità di cui all?articolo 6 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.
5. Chiunque a qualsiasi titolo applica tecniche di procreazione medicalmente assistita in strutture diverse da quelle di cui all?articolo 10 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100.000 a 300.000 euro.
6. Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.
7. Chiunque realizza un processo volto ad ottenere un essere umano discendente da un?unica cellula di partenza, eventualmente identico, quanto al patrimonio genetico nucleare, ad un altro essere umano in vita o morto, è punito con la reclusione da dieci a venti anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Il medico è punito, altresì, con l?interdizione perpetua dall?esercizio della professione.
8. Non sono punibili l?uomo o la donna ai quali sono applicate le tecniche nei casi di cui ai commi 1, 2, 4 e 5.
9. È disposta la sospensione da uno a tre anni dall?esercizio professionale nei confronti dell?esercente una professione sanitaria condannato per uno degli illeciti di cui al presente articolo, salvo quanto previsto dal comma 7.
10. L?autorizzazione concessa ai sensi dell?articolo 10 alla struttura al cui interno è eseguita una delle pratiche vietate ai sensi del presente articolo è sospesa per un anno. Nell?ipotesi di più violazioni dei divieti di cui al presente articolo o di recidiva l?autorizzazione può essere revocata.

Capo VI: MISURE DI TUTELA DELL?EMBRIONE

Art. 13.
(Sperimentazione sugli embrioni umani)
1. È vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano.
2. La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell?embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative.
3. Sono, comunque, vietati:
a) la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o di sperimentazione o comunque a fini diversi da quello previsto dalla presente legge;
b) ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell?embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo;
c) interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione precoce dell?embrione o di ectogenesi sia a fini procreativi sia di ricerca;
d) la fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diversa e la produzione di ibridi o di chimere.
4. La violazione dei divieti di cui al comma 1 è punita con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 50.000 a 150.000 euro. In caso di violazione di uno dei divieti di cui al comma 3 la pena è aumentata. Le circostanze attenuanti concorrenti con le circostanze aggravanti previste dal comma 3 non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste.
5. È disposta la sospensione da uno a tre anni dall?esercizio professionale nei confronti dell?esercente una professione sanitaria condannato per uno degli illeciti di cui al presente articolo.

Art. 14.
(Limiti all?applicazione delle tecniche sugli embrioni)
1. È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.
2. Le tecniche di produzione degli embrioni, tenuto conto dell?evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall?articolo 7, comma 3, non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre.
3. Qualora il trasferimento nell?utero degli embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione è consentita la crioconservazione degli embrioni stessi fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile.
4. Ai fini della presente legge sulla procreazione medicalmente assistita è vietata la riduzione embrionaria di gravidanze plurime, salvo nei casi previsti dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.
5. I soggetti di cui all?articolo 5 sono informati sul numero e, su loro richiesta, sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell?utero.
6. La violazione di uno dei divieti e degli obblighi di cui ai commi precedenti è punita con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 50.000 a 150.000 euro.
7. È disposta la sospensione fino ad un anno dall?esercizio professionale nei confronti dell?esercente una professione sanitaria condannato per uno dei reati di cui al presente articolo.
8. È consentita la crioconservazione dei gameti maschile e femminile, previo consenso informato e scritto.
9. La violazione delle disposizioni di cui al comma 8 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.

Capo VII: DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE

Art. 15.
(Relazione al Parlamento)
1. L?Istituto superiore di sanità predispone, entro il 28 febbraio di ciascun anno, una relazione annuale per il Ministro della salute in base ai dati raccolti ai sensi dell?articolo 11, comma 5, sull?attività delle strutture autorizzate, con particolare riferimento alla valutazione epidemiologica delle tecniche e degli interventi effettuati.
2. Il Ministro della salute, sulla base dei dati indicati al comma 1, presenta entro il 30 giugno di ogni anno una relazione al Parlamento sull?attuazione della presente legge.

Art. 16.
(Obiezione di coscienza)
1. Il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure per l?applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita disciplinate dalla presente legge quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell?obiettore deve essere comunicata entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge al direttore dell?azienda unità sanitaria locale o dell?azienda ospedaliera, nel caso di personale dipendente, al direttore sanitario, nel caso di personale dipendente da strutture private autorizzate o accreditate.
2. L?obiezione può essere sempre revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al comma 1, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione agli organismi di cui al comma 1.
3. L?obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificatamente e necessariamente dirette a determinare l?intervento di procreazione medicalmente assistita e non dall?assistenza antecedente e conseguente l?intervento.

Art. 17.
(Disposizioni transitorie)
1. Le strutture e i centri iscritti nell?elenco predisposto presso l?Istituto superiore di sanità ai sensi dell?ordinanza del Ministro della sanità del 5 marzo 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 1997, sono autorizzati ad applicare le tecniche di procreazione medicalmente assistita, nel rispetto delle disposizioni della presente legge, fino al nono mese successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.
2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le strutture e i centri di cui al comma 1 trasmettono al Ministero della salute un elenco contenente l?indicazione numerica degli embrioni prodotti a seguito dell?applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita nel periodo precedente la data di entrata in vigore della presente legge, nonchè, nel rispetto delle vigenti disposizioni sulla tutela della riservatezza dei dati personali, l?indicazione nominativa di coloro che hanno fatto ricorso alle tecniche medesime a seguito delle quali sono stati formati gli embrioni. La violazione della disposizione del presente comma è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 25.000 a 50.000 euro.
3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro della salute, avvalendosi dell?Istituto superiore di sanità, definisce, con proprio decreto, le modalità e i termini di conservazione degli embrioni di cui al comma 2.

Art. 18.
(Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita)
1. Al fine di favorire l?accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita da parte dei soggetti di cui all?articolo 5, presso il Ministero della salute è istituito il Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Il Fondo è ripartito tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla base di criteri determinati con decreto del Ministro della salute, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
2. Per la dotazione del Fondo di cui al comma 1 è autorizzata la spesa di 3,4 milioni di euro per l?anno 2002 e di 6,8 milioni di euro a decorrere dall?anno 2003.
3. All?onere derivante dall?attuazione del presente articolo si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2002-2004, nell?ambito dell?unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell?economia e delle finanze per l?anno 2002, allo scopo parzialmente utilizzando l?accantonamento relativo al Ministero medesimo. Il Ministro dell?economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
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Riferimenti: v. anche "Le streghe siamo noi"

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Senza ritegno. Il cane e la donna nell’immaginario della Grecia antica

30 Novembre 2003 3 commenti


L’accostamento dispregiativo della donna al cane nell’antichità, è tuttora presente nella osannata “civiltà giudaico-cristiana” della quale io non mi sento partecipe, e non mi dispiace affatto.

Inizia così la bella e chiara recensione di Gabriella Freccero al libro:

Cristiana Franco, Senza ritegno. Il cane e la donna nell’immaginario della Grecia antica. Il Mulino, 2003.

Con grande disappunto delle antichiste, la maggior parte dei riferimenti culturali che riguardano le donne nella letteratura greca sono fortemente misogini.

Esistono tuttavia due veri capisaldi della misoginia greca, il mito della creazione di Pandora in Le opere e i giorni di Esiodo e il passo dell’Odissea che narra l’incontro di Odisseo ed Agamennone agli inferi dove quest’ultimo ragguaglia l’eroe dalle mille avventure sul tragico destino che lo attese a casa: l’uccisione architettata dalla moglie Clitemnestra.

Esiodo racconta che nel creare la prima donna ogni dio offrì un dono al nuovo essere, ed Ermes per non essere da meno le infuse un’indole cagnesca (kyneon noon) e una natura ladra.

Agamennone non trova di meglio per definire la spietatezza e l’enormità del gesto della moglie che dire che non vi è nulla di più terribile e più cane di una donna che uccida il proprio marito.

Come spiegare l’accostamento ingiurioso di donne dalla natura perversa con l’animale che dalle stesse fonti letterarie greche è considerato – oggi come allora – come il migliore amico dell’uomo? Che significato ha dare della faccia di cane a qualcuno, e perché le donne incappano tanto spesso in questa ingiuria?

Cristiana Franco risponde all’interrogativo in questo saggio che costituisce il testo della sua tesi di dottorato. Occorre innanzitutto, premette, considerare la posizione del cane nell’immaginario greco. Poiché dare del cane a qualcuno significa denunciarne la mancanza di pudore e ritegno, perché considerare il cane l’animale più spudorato del bestiario greco?

Già secondo Lévi-Strauss la posizione del cane (che egli studia nell’età contemporanea) dipende dalla sua natura di soggetto metonimico, al confine tra la società umana e quella animale; nella gerarchia del mondo animale egli è senza dubbio ai vertici della classifica, in quanto gli si riconoscono qualità come la fedeltà, l’intelligenza, la devozione; ma nella società umana esso è collocato agli ultimi posti: si ciba di avanzi, dipende dalla volontà del padrone. La sua partecipazione alla vita degli uomini (metonimicità) lo coinvolge nel rispetto di un codice etico, mentre non esiste una simile aspettativa per altri animali che l’uomo tiene vicino (cavalli, asini, bestiame ecc), né tanto meno per le belve feroci. Dal cane ci si aspetta fedeltà, riconoscimento, spontanea collaborazione, a seguito di un patto che si è stabilito con il padrone attraverso il cibo che gli viene elargito. Ma la sua natura animale lo spinge a volte a comportamenti incontinenti, aggressivi, devianti, che ne fanno un ambiguo compagno per l’uomo.

Nei poemi omerici il cane è l’animale fidato per eccellenza (aiuta l’uomo, condivide la sua mensa, è aggressivo verso i nemici del padrone); rimane celeberrimo l’episodio del riconoscimento di Odisseo ancora travestito da mendicante da parte del vecchissimo cane Argo. Il cane è ammesso alla tavola dei padroni, consuma cibo cotto e derivati del grano come pane e focacce; è anche però il mangiatore di carne sanguinolenta, il necrofago spazzino cui si minaccia di gettare il corpo dell’avversario dopo averlo fatto a pezzi.

Altre devianze canine: Esopo racconta in alcune favole la disobbedienza del cane da pastore che si fa sedurre dal lupo che gli promette di spartire il bottino di pecore. Se nel cane prende il sopravvento la componente ferina si dice dominato dalla lyssa, la rabbia come malattia specifica della sua specie – prende il nome da lykos, lupo – come nel famoso mito di Atteone sbranato da suoi cani da caccia. Eppure Platone nella Repubblica paragona la virtù che dovrebbero possedere i governanti all’ assennatezza del cane, aggressivo solo coi nemici e benevolo con gli amici. Rimane però sullo sfondo il tratto canino aggressivo, se nella zoologia greca alcuni animali prendevano il nome dal cane, esistendo già i kynes thalattoi, o pesci-cani, e le scimmie testa-di-cane dette kynokephaloi (i nostri babbuini). Anche in botanica la mordacità del cane serviva a descrivere la rosa canina – kynosbatos o rovo del cane – e il pankynion un’alga acquatica, piante entrambe velenose.

Nell’episodio celeberrimo del riconoscimento di Odisseo da parte del cane Argo viene messo in rilievo che il legame tra i due si stabilì proprio perché fu Odisseo a nutrirlo giorno per giorno, e così il cane contrasse il debito di riconoscenza legato al suo nutritore. Il cane diviene così un philos, un appartenente alla ristretta cerchia familiare del padrone, non necessariamente costituita da uguali a lui, ma dove la subordinazione dei figli, della moglie, del cane, dei servi non impediscono l’esistenza di un legame di solidarietà.

Il cane occupa un posto molto in basso nella scala gerarchica familiare, ma ne fa comunque parte dopo la moglie e i figli e prima del maiale, come ci informa Aristofane nel finale delle Vespe.

Inizia ad essere più chiaro il significato dell’insulto che circola tanto spesso nei poemi omerici, nelle zuffe tra eroi ed anche nelle controversie tra dei. Dare del cane a qualcuno significa rimetterlo al suo posto, cioè umiliarlo pubblicamente e respingerlo in basso nella gerarchia sociale al posto previsto per chi occupa una posizione subordinata. Anche il sommo Zeus nell’Iliade apostrofa rabbioso Era dicendole che nulla è più cane di lei, infuriato per l’aiuto della moglie agli Achei e intendendo rintuzzare la sua presa di posizione.

Non sorprende allora che l’accusa di cagneria sia rivolto tanto spesso alle donne; donne e cani condividono nell’immaginario ellenico la posizione di metonimicità con la società degli uomini, ma appartengono a una diversa razza (le donne sono la race des femmes come l’ha individuata Nicole Loraux) che si vuole subordinata ma leale e collaborativa; aleggia però nei loro confronti il fantasma dell’insubordinazione e della rivolta.

Così la maschera canina si adatta bene alle dee e alle donne, in un giro di travestimenti sempre più inquietanti.

La maschera del cane folle è vestita dalle Erinni, terribili dee pre-classiche appartenenti al mondo ctonio; esprimono della natura canina tutta l’aggressività latente, l’amore per il sangue e la necrofagia; spietate inseguitrici alla caccia del terrorizzato Oreste dopo l’uccisione della madre nell’Orestea, fedeli come cani al defunto di cui chiedono la vendetta, sono anche i fedeli segugi della dea Dike, e difendono la sacralità dei confini e dei giuramenti. Rappresentano del cane l’aspetto furioso, folle, lupesco e inaddomesticabile.

La maschera canina meglio indossata dalle donne è però proprio quella del tradimento: donne e cani traditori sono un’associazione mentale inscindibile nello spirito greco. Così nell’Odissea Efesto che scopre la moglie Afrodite a letto con il bell’Ares non trova di meglio che definirla kynopidos koure, ragazza dalla faccia-di-cane, meditando di farsi restituire da Zeus tutto il prezzo che pagò per le nozze con lei. Afrodite come un qualsiasi cane non ha controllato i suoi impulsi invece di coltivare la suprema dote femminile della sophrosyne, la saggezza intesa come controllo dei sensi ancora prima che dello spirito.

E dopo le dee le donne: chi più cane della spudorata per eccellenza, Elena di Sparta, che abbandonò il marito per l’amante asiatico? Lo stratagemma retorico dell’Odissea consiste nel fare insultare l’eroina da se stessa invece che dai maschi protagonisti dell’azione; è sempre Elena a rivolgersi insulti dove si nomina ripetutamente “faccia di cane”, “cane agghiacciante”; secondo l’autrice questo espediente, che vivacizza il racconto, potrebbe nascondere una reale sottovalutazione delle responsabilità dell’eroina da parte dei suoi vecchi e nuovi parenti maschi, in quanto per il diritto greco in caso di tradimento era il seduttore l’obiettivo da colpire, mentre la legge non prevedeva sanzione giuridica esplicita nei confronti dell’adultera ma solo una regolazione domestica dei conti in sospeso. Menelao scatenerebbe la guerra per la violazione del diritto di ospitalità commessa da Paride, che gli seduce la moglie in casa propria, non per punire la donna.

Fantasmi di sbranamento canino evoca invece la sanguinaria Clitemnestra, che da fedele custode della casa – cane da guardia – si traforma in belva feroce e cane sedotto dalle lusinghe di un nuovo padrone, cambiando alleanza a tradimento. Seducibilità e insubordinazione giustificano il lamento agli inferi di Agamennone, che arriva ad accusare di tali perversioni tutta la razza delle donne, mettendo in guardia lo stesso Odisseo contro gli imprevisti di un ritorno amaro.

La terribile ira della cagna cui sono sottratti i cuccioli è impersonata dalla regina troiana Ecuba; dopo aver perso tanti giovani figli in combattimento, ormai schiava dei Greci deve assistere al tradimento dell’ex amico Polimestore presso cui aveva fatto rifugiare il piccolo figlio Polidoro, ucciso dall’ospite per brama di denaro. Ella accecherà l’ospite traditore che le predirà una misera fine in mare nel viaggio verso la Grecia. Il promontorio presso cui Ecuba affoga prenderà il nome di Kynos Sema, il segnale del cane – per l’esistenza di un faro – o la tomba del cane, giusta metafora ad indicare il possessivo amore materno.

Avere un kyneon noon, un’indole cagnesca, significa rivelarsi diversi dalle aspettative: infidi, furiosi, spudorati, incontinenti, seducibili, ma anche seduttivi. Pandora ha un’indole canina anche e soprattutto perché è bella e attrae irresistibilmente l’uomo. Come il cane, scodinzola e fa le feste per accattivarsi le carezze umane; la madre di tutti i mali con seducenti discorsi intrappola l’uomo nell’ingombrante fardello della riproduzione sessuata.

Nel vaso di Pandora, dopo che sono fuggiti tutti i mali e le disgrazie che attanagliano da allora in poi l’umanità, rimane solo la speranza, utile antidoto per lenire i dolorosi voltafaccia della non completamente domestica razza delle donne.

(Gabriella Freccero)
Riferimenti: v. anche: "Zob-pouvoir"

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Fini, dritto da Salò a Gerusalemme

29 Novembre 2003 2 commenti


Il viaggio di Fini in Israele e l’antifascismo del vice-premier

Si è concluso il viaggio di Fini in Israele e con esso si è aperto, sulla stampa e nei media un ‘serio dibattito’ sulla sincerità del pentimento, e sul cuore democratico dello stesso.

Si parla di ‘conversione’, ‘perdono’, rieccheggiando (ma per quali amanti?), temi del romanzo nazional-cattolico manzoniano ‘I promessi Sposi’.

In effetti, il ‘ pathos ‘ che ha accompagmato il viaggio è stato rafforzato da componenti suggestive e religiose, quasi fosse un pellegrinaggio purgativo, personale e nazionale, al fine di ottenere il perdono dal peccato di razzismo contro gli ebrei. “Non ci può essere alcuna giustificazione non soltanto per chi uccise, ma anche per chi poteva salvare un innocente e non lo fece …”, come a dire che non ci furono abbastanza Perlasca, visto che, in primis, i comunisti, erano stati assassinati, o per strada o in galera, o in ‘villeggiatura’ al confino.

Come esordio, mica male. Invasato dai suoi sensi di colpa, li scarica sugli altri: “ignavia, indifferenza, complicità o viltà fecero sì che tantissimi italiani, nel 1938, nulla facessero per reagire alle infami leggi razziali volute dal razzismo”.

Il tutto in un contesto sacrale, l’immensa Tenda delle Memorie, e alla fine dei riti … (testuale) “un ritorno alla luce, alla vita”.

Mi viene da ridere e da piangere, allo stesso tempo, ma di rabbia.

Pensavo che andasse in Israele per essere crocifisso dai superstiti dei campi di concentramento, o dai loro parenti. Invece no! Tra la commozione generale, lo stupore di qualche ‘ebreo’ mica scemo, viene acclamato come un eroe, sopravvissuto alla metamorfosi dell’ex Msi oltranzista, che finalmente ‘non sussurra’ ma può urlare apertamente tutto il suo disprezzo verso il razzismo.

Oltre a me, ma per motivi opposti, si è inviperita anche donna Assunta Almirante, anche a nome del defunto marito Giorgio, entrambe educatori spirituali di Fini.

“Proprio io che l’ho creato (la serpe in seno) … tra i morti insultati
c’è anche suo padre … contro le leggi razziali aveva parlato duramente già 20 anni fa mio marito, nell’83 … ma tirare in ballo Salò … se toglie la fiamma vado dal notaio e faccio un altro Msi”.

Sante parole, tradire il proprio DNA e i progenitori è un peccato mortale!

Vediamo di capire il ‘mistero’ della conversione, se c’è, o c’è mai stata; e perchè donna Assunta è così incazzata.

Fini non dice niente di nuovo sul razzismo, le persecuzioni, le pagine vergognose della storia d’Italia, e via dicendo; si limita a copiare ciò che gli serve da ciò che già esiste, soprattutto di sinistra.

Contemporaneamente, già prima dello ‘storico’ congresso di Fiuggi del ’95, che ha trasformato il Msi in An, era impegnato nella costruzione della sua verginità politica prendendo le distanze dalla componente squadrista, stragista, golpista, del Msi.

L’11 dicembre del 93, quando è in corsa contro Rutelli per diventare sindaco di Roma, fa sapere di essere andato ‘in segreto’ alle Fosse Ardeatine.

Sei mesi dopo al quotidiano Yediot Ahronot aggiunge che le leggi razziali del ’38 furono causa di atrocità.

Era a corto di soldi. I ‘reduci di Salò’ fedeli alle vecchie guardie del partito non mollavano più una lira, sognando più golpe che strategie parlamentari.

All’interno, veementi conflitti tra vecchie e nuove tendenze, tutte insoddisfatte: una vera diaspora di ‘destra eversiva’ bivaccava attorno al vecchio partito, intralciando i novelli benefattori, democristiani e forzisti, con la puzza sotto il naso nei confronti dell’”arditismo violento”.

A Fiuggi avviene il miracolo tanto agognato: travestimento del partito (“neri per caso”) e soldi a palate.

Da modesto partito reazionario (nel ’95 avevano 2 parlamentari) a forza di governo. Ci dimentichiamo, che proprio Fini, dopo 60 anni ha portato, sotto altro nome, gli eredi di Salò al governo?!

La sua carriera personale e politica sopravanza quella partitica: in breve da segretario dell’Msi diviene consocio di governo di Berlusconi, membro influente della Costituente europea, uomo di fiducia del papa, della curia e ora di Sharon in Europa.

Il papa va in visibilio quando Fini parla della ‘civiltà cristiano-giudaica’ da infilare dappertutto; la curia plaude al suo attaccamento al crocifisso, da esporre anche sui tram; la destra europea lo sta additando quale probabile leader anti-Prodi.

Ma donna Assunta, perchè si lamenta allora? Perchè ha ripudiato i principi? No, per quello che valgono … Perchè sta estromettendo, ufficialmente, i Tremaglia, i Serena, i vecchi amici che non lo riconoscono come duce e di cui, ora, non ha più bisogno.

Che se ne stiano buoni con le loro simpatie per Haider! Che noiosi con questo attaccamento alla fiamma … Che vada a far la calza la Mussolini … non capisce che “Parigi val bene una messa?”

Vediamo di ricapitolare, affinchè i miei quattro lettori non credano di aver a che fare con un nuovo democratico e che il fascismo sia scomparso dal parlamento e dal paese.

- L’antirazzismo di Fini è una forma mascherata del nazional-riformismo, componente strutturale del fascismo stesso. Attualmente è utilizzato in funzione anti-Bossi, affinchè alcune frange di imprenditori, che sfruttano gli extracomunitari e vogliono essere lasciati in pace, si avvicinino ad An, dato che ne hanno abbastanza del padanismo e dei suoi volgari risvolti razzisti.

- L’orientamento a sinistra è una vecchia pratica mussoliniana, usata soprattutto nel 1919, quando per far leva sul malcontento popolare, nel programma di San Sepolcro, Mussolini promise anche il voto alle donne!

- Le formazioni squadriste, stragiste e golpiste di destra, pur non chiamandosi ufficialmente ‘fasci’, vengono abbondantemente finanziate per utilizzarle a seconda di come tira il vento nella lotta di classe.

- Il ripudio della Rsi, con buona pace del padre di Fini, era necessario alla gestione della sua nuova ‘identità politica’, visto che si candida come possibile successore di Berlusconi, screditato sul piano personale, politico, giudiziario; ma non ‘ancora’ sul piano economico. Quindi quella di Fini è per ora, solo, una ‘aspirazione’, …

(Mi pare di sentire da qualche parte, forse è Berlusconi in persona,: “Quoque tu, fili mi”. Se è capitato al grande Cesare di essere pugnalato dal suo pupillo Bruto, può succedere anche al piccolo cesare.)

- Ricordo che la Rsi, avallò la pratica della decimazione, dando la caccia agli antifascisti e ai partigiani, insieme ai nazisti, in base alla quale “un tedesco ucciso vale dieci italiani”. Per la quale ragione 335 persone furono massacrate alle Fosse Ardeatine dopo l’attentato di via Rasella a Roma.

Se ci fu indifferenza italiana per le leggi razziste del’38, fu pagata, a caro prezzo, sulla loro pelle, dagli italiani stessi.

Il fascismo non è una storpiatura della storia, ma in tutte le sue sfumature, è presente nella storia d’Italia dalla guerra del 1915-18. E’ strettamente legato alla rendita, al capitalismo monopolistico di Stato e all’economia di guerra; come struttura permanente di sostegno a qualsiasi forma di governo borghese; irrinunciabile come mezzo, a seconda del momento storico, di controllo e repressione della lotta di classe.

Se oggi la borghesia dominante italiana si mantiene entro la forma riformistico-sociale e integrativa delle organizzazioni sindacali nell’economia, è solo per una tattica momentanea.

Se gli operai e i proletari cominceranno sul serio a dire ‘basta’, Fini, togliendosi la ‘burka’, farà vedere, oltre agli occhi, anche il suo vero volto.

Riferimenti: v. anche: "Il proclama di Fini"

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Bibliografia al femminile

28 Novembre 2003 Commenti chiusi

Studi sul matriarcato

- Bachofen, J.J.: Il matriarcato. Ricerca sulla ginecocrazia del mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici. Tomo I: Licia, Creta, Atene, Lemmo, Egitto. Ediz.ital. a cura di G.Schiavoni. Torino, Einaudi 2000
- Bachofen, J.J.: Il matriarcato. Tomo II: India e Asia centrale, Orcomeno e i Minii, Elide, Locri Epizefiri, Lesbo, Mantinea, i pitagorismi e i sistemi successivi. Idem, 1988.

I precursori del femminismo

- de Gouges, Olympia: Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1792).
- Wollstonecraft, Mary: Rivendicazione dei diritti della donna (1792). In “Tempo di rivoluzioni. Sui diritti degli uomini e delle donne”. A cura di Giannarosa Vivian, Edizioni Spartaco, Napoli 2004, p.189.
- Thompson, William: Appello di metà del genere umano, le donne contro la pretesa dell’altra metà, gli uomini, di mantenerle nella loro schiavitù politica, civile e domestica (1825). (A cura di Silvia Franchini). Guaraldi, Rimini-Firenze, 1974, p.189.
- J.S. Mill, H. Taylor: Sull’eguaglianza ed emancipazione femminile (1869), Einaudi 2001, trad. it. M. Reichlin, cura di N. Urbinati. Comprende 4 ?Saggi sul sesso e sull?eguaglianza?: Sul matrimonio e sul divorzio, Sul matrimonio (1832-1833); L’emancipazione delle donne (1851); L’asservimento delle donne (1861).
- Morelli, Salvatore : “La donna e la scienza o La soluzione del problema sociale” 3a edizione riveduta dall’Autore con cenno critico-biografico del Prof.Virgilio Estival, Napoli, Società Tipografico-Editrice, 1869, 296 pp.

Il marxismo e la “questione femminile”

- K. Marx: Il Capitale.
- Marx-Engels: Il manifesto del partito comunista.
- F. Engels: Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato
- F. Engels: Anti-Duhring. Sezione Terza (Socialismo), Cap.V: Stato, educazione, famiglia.
- Bebel, August: La donna e il socialismo. La donna nel passato, nel presente e nell’avvenire. Milano, Kantorowicz, 1891, p. 475.
II socialismo e la donna [idem]. Samonà e Savelli, Roma, 1971 (on line in francese).
- Zetkin, Clara: La questione femminile e la lotta al riformismo. Mazzotta, Milano 1972.
- Lenin, V.I.U.: Il contributo della donna all’edificazione del socialismo (1919), in L’emancipazione femminile, Edizioni Rinascita, Roma 1948 (prima edizione italiana).
- Kollontaj, Aleksandra: Autobiografia di una donna sessualmente emancipata. Milano, Feltrinelli Editore 1977.
- Tesi, manifesti e risoluzioni del primo e secondo congresso dell’Internazionale comunista. Samonà&Savelli 1970-71.
- Camparini, Aurelia: Questione femminile e terza internazionale. De Donato, Bari 1978, p.154.
- Aa.Vv.: Il marxismo e la donna. Milano, Il Formichiere 1977.

La donna nella lotta di classe

- Michelet J.: Le donne della rivoluzione. Bompiani, Milano 2003, pp.216.
- Frabotta B.: Femminismo e lotta di classe in Italia 1970-1973. Roma, Savelli 1975 .
- Safe House: Dossier sul femminismo rivoluzionario americano degli anni ’70. Milano, La Pietra 1978.

Storia del movimento femminile e del femminismo

- Pieroni Bortolotti, Franca: Alle origini del movimento femminile in Italia 1848-1892. Torino, Einaudi 1963.
- Pieroni Bortolotti, F.: Socialismo e questione femminile in Italia 1892-1922. Milano, Mazzotta 1976.
- Pieroni Bortolotti, F.: Femminismo e partiti politici in Italia 1919-1926. Roma, Editori Riuniti 1978.
- Rowbotham, Sheila: Donne, resistenza e rivoluzione. Torino, Einaudi 1976, 319 p.
- Spagnoletti, Rosalba (a cura di): I movimenti femministi in Italia. Roma, Samonà e Savelli 1978.
- Ravera, Camilla: Breve storia del movimento femminile in Italia. Roma, Editori Riuniti 1981.
- Parca, Gabriella: L’avventurosa storia del femminismo. Milano, A. Mondadori 1981. – 153 p.
- Odorisio, Maria Linda – Turi, Monica: Donna o cosa? Cronistoria dei movimenti femminili in Italia dal Risorgimento a oggi. Torino, Milvia 1986, 253 p.
- Bravo, Anna, et al.: Storia sociale delle donne nell’Italia contemporanea. Roma, GLF editori Laterza 2001, 207 p.

Scritti femministi

- Beauvoir, Simone de: Il secondo sesso (1949). Il Saggiatore, 1999, p.849.
- Ehrenreich, B., English D.: Le streghe siamo noi. Il ruolo della medicina nella repressione della donna. Roma, anni ’70
- Figes, E.: Il posto della donna nella società degli uomini. Feltrinelli, Milano 1970.
- Firestone, S.: La dialettica dei sessi. Guaraldi, Rimini 1971.
- Friedan, Betty: Mistica della femminilità (1963).
- Greer, G.: L’eunuco femmina. Milano, Bompiani 1972.
- Horney, K.: La psicologia femminile. Armando, Roma 1973.
- Irigaray, L.: Spaeculum – l’altra donna. Feltrinelli, Milano 1975.
- Lederer, W., Ginofobia: la paura delle donne. Feltrinelli, Milano 1973.
- Merfeld, M.: L’emancipazione della donna e la morale sessuale nella teoria socialista. Feltrinelli, Milano 1974.
- Millet, Kate: La politica del sesso (1969). Rizzoli, Milano 1971.
- Millet, K.: Prostituzione. Einaudi, Torino 1975.
- Mitchell, J.: La condizione della donna. Torino, Einaudi 1973
- Mitchell, J.: Psicoanalisi e femminismo. Einaudi, Torino 1976.
- Mozzoni, Anna Maria: La liberazione della donna. Milano, Mazzotta 1975.
- Saraceno, Chiara: Dalla parte della donna. Bari, De Donato 1974.
- La donna clitoridea e la donna vaginale. Scritti di Rivolta Femminile. Milano Libri, 1971.
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Per chi vuole scavare ancor di più:
- Bibliografia generale sui ruoli femminili.
- Marxists Internet Archive Library of Feminist Writers

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Riferimenti: V. anche "Bibliografia essenziale"

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Vita e lotte di donne rivoluzionarie

28 Novembre 2003 Commenti chiusi

Armand, Inessa (1874-1920)

Nacque il 8.5.1874 a Parigi, morì il 24.9.1920 a Nalcik (Caucaso), cittadina francese. Figlia di Théodore Stéphane (nome d’arte di Théodore Pécheux d’Herbenville), cantante d’opera, e di Nathalie Wild, attrice. Ancora bambina emigrò con la famiglia in Russia; ebbe una formazione quale istitutrice. Dal 1903 al 1904 soggiornò in Svizzera, dove scoprì gli scritti di Lenin e aderì definitivamente al marxismo. Militante socialista, al suo rientro a Mosca fu più volte arrestata. Dopo due evasioni trascorse lunghi periodi nell’Europa occidentale. Nel 1910 iniziò la sua collaborazione con Lenin, che divenne particolarmente intensa negli anni dell’esilio svizzero di entrambi (1914-17). Partecipò agli incontri del movimento di Zimmerwald e contribuì in misura determinante all’attuazione della Conferenza femminile internazionale di Berna (1915). Nell’aprile del 1917 fece ritorno assieme a Lenin in Russia, dove, dopo la Rivoluzione di ottobre, si dedicò soprattutto alla difesa delle rivendicazioni femminili. Fu membro del comitato del partito, del comitato esecutivo e della commissione femminile del comitato centrale, che presiedette dal 1919 alla morte, dovuta al colera.
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Kollontai, Alexandra (1872-1952)

Scrittrice russa femminista, tra le maggiori esponenti del movimento socialista russo dall?inizio del XX secolo. Prese parte alla Rivoluzione e alla guerra civile. Nata da una ricca famiglia di origine ucraina, russa e finnica, crebbe in Russia e in Finlandia. Visse molti anni in esilio, dove fu attiva come scrittrice e oratrice in Germania, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia e Stati Uniti. Grazie alle svariate conoscenze linguistiche acquisite durante la sua vita, ebbe l?opportunità di svolgere un?intensa attività diplomatica per il governo Sovietico. Giocò un ruolo fondamentale nel movimento femminista e fu autrice di gran parte della legislazione sociale della repubblica sovietica. Gli anni passati all?estero in qualità di diplomatica possono essere considerati come anni di vero e proprio esilio, anni durante i quali le sue istanze sociali e sulla questione femminile vennero praticamente ignorate dal governo staliniano.
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Krupskaja, Nadja (1869-1939)

Nadezhda Krupskaja, consorte di Lenin e una dei maggiori teorici della nuova pedagogia socialista e del sistema d’istruzione sovietico, nasce a Leningrado, in una famiglia d’elevata cultura che seppe educarla alle migliori tradizioni dell’umanesimo e dell’internazionalismo.

Conclusi brillantemente gli studi ginnasiali, si dedica all’insegnamento. Poco dopo si iscrive alla sezione di matematica dei corsi femminili superiori di Pietroburgo, partecipando, nel contempo, all’attività di un circolo marxista studentesco.

Ben presto abbandona i corsi Bestuzhev e comincia a svolgere, rischiando la galera o l’esilio, propaganda rivoluzionaria presso gli operai della città: gli stessi che seguivano le sue lezioni di matematica e geografia, assolutamente gratuite, in una scuola serale.

Improvvisamente le muore il padre e, per motivi economici, è costretta a dare lezioni private e a lavorare come copista in un ufficio. Alla fine del febbraio 1894 conosce Lenin in un incontro clandestino di compagni marxisti, ma l’amicizia fra i due sorge un po’ più tardi, fra le mura della biblioteca pubblica e in casa della stessa Nadja.

Lenin però finisce in carcere e i contatti fra i due si limitano a molte lettere scritte in codice, usando come inchiostro il latte. Finché lei stessa viene arrestata, benché rilasciata in seguito su cauzione. Lenin intanto, spedito in Siberia, scontava la sua pena. E’ appunto dal villaggio di Sciuscenskoje che le chiede di sposarlo e Nadja gli risponde cercando ostinatamente di ottenere, riuscendovi, la Siberia come meta del suo esilio triennale. E’ qui ch’essa compone, su consiglio di Lenin, il suo primo libro, La donna lavoratrice, edito all’estero nel 1901, inviato poi segretamente in Russia e diffuso tra le fabbriche. E’ la prima opera marxista sulla condizione della donna russa.

Finito l’esilio e durante i lunghi anni dell’emigrazione (dal 1901 al 1905 in Germania, Inghilterra e Svizzera, e dal 1907 al 1917 in Svizzera, Francia, Polonia e di nuovo in Svizzera), la Krupskaja svolge a fianco di Lenin il lavoro di Segretaria del CC del partito.

Lei era la prima a cui Lenin leggeva i suoi scritti, confidava i suoi pensieri, esponeva i suoi progetti. Dal 1901 al 1905 è segretaria della redazione del giornale bolscevico Iskra, e, come tale, era a capo di tutta la corrispondenza con gli organi di partito e con i compagni isolati della Russia: era lei che organizzava le spedizioni della letteratura clandestina e i passaggi illegali di frontiera. Oltre a ciò curava i rapporti con le donne dell’emigrazione russa e ha partecipato, come capo delegazione, alla Conferenza internazionale della donna a Berna (1915).

Nel 1917 pubblica uno studio di ampio respiro, molto apprezzato da Lenin, dal titolo lstruzione popolare e democrazia, in cui mette in luce l’inconsistenza della scuola borghese. Si può anzi dire che tutto il suo sistema pedagogico sia attraversato da una costante denuncia della pretesa “neutralità” del sistema borghese d’educazione e di istruzione, nonché da un forte richiamo a servirsi delle migliori conquiste scientifiche di pedagogisti come Pestalozzi, Montessori, Fröbel e altri ancora.

Rientrati in Russia, nell’aprile 1917, la Krupskaja prende a difendere il marito dalle molte calunnie degli antibolscevichi, pubblicando nella “Pravda dei soldati” il famoso articolo Pagine di storia del partito operaio socialdemocratico di Russia, nel quale, fra l’altro, viene fatta la prima biografia di Lenin, l’unica descrizione della sua vita politica ch’egli abbia mai approvato. Organizzazione di scuole, biblioteche, sviluppo d’una rete d’istituzioni d’insegnamento e culturali, attività di alfabetizzazione negli ambiti della gioventù operaia ecco alcune delle iniziative promossa dalla Krupskaja nel corso dei mesi antecedenti alla rivoluzione d’Ottobre. La sua maggiore preoccupazione riguardava le vicende e i destini delle donne e della gioventù.

I suoi articoli sulla “Pravda”, i suoi interventi ai meeting della gioventù, il progetto (da lei stessa elaborato) degli statuti dell’Unione della gioventù operaia giocarono un ruolo fondamentale nella creazione del Komsomol.

Quando Lenin dovette defilarsi per sfuggire al mandato di cattura del governo provvisorio di Kerenski, fu lei che lo tenne in contatto con il CC del partito. E più tardi racconterà con ironia che, andandolo a trovare a Helsingfors (Helsinki) in Finlandia, munita d’una carta d’identità intestata ad Agafia Atamanova, domestica, fu costretta a recitare la parte, lei che parlava quattro lingue, di una povera ignorante incapace persino di decifrare i nomi delle strade.

Dopo l’Ottobre, il partito la invia a lavorare al Commissariato del popolo per l’istruzione pubblica, la cui competenza era vastissima: alfabetizzazione, università operaie, biblioteche, librerie, cinema, teatro, editoria, musei… Nadja è tutta intenta alla creazione della scuola politecnica per lavoratori. Redige le riviste “La comunista” e “L’operaia”, tiene discorsi e conferenze soprattutto nelle assemblee delle donne e dei giovani. Assai popolare, negli anni 20, fu il suo saggio Il diritto matrimoniale e familiare nella Repubblica sovietica. Preoccupata della formazione intellettuale della generazione più giovane, indirizzò nel 1922 una lettera al CC del Komsomol, sottolineando la necessità di fondare una organizzazione per adolescenti: fu così che nacque l’Organizzazione dei pionieri.

L’attentato a Lenin della terrorista Kaplan cadde come un fulmine a ciel sereno. Nadja cercò coraggiosamente d’aiutare il marito a superare il difficile momento, invogliandolo a scrivere con la sinistra. II mattino lo dedicavano ai giornali e alle riviste, talvolta Nadja gli leggeva dei racconti o delle poesie. Dopo la sua morte, avvenuta il 21 gennaio 1924, essa ebbe la forza di recarsi alla seduta funebre del II congresso dei Soviet, pronunciandovi un discorso.

A chi le chiedeva come avrebbe voluto un monumento per il marito, rispose di non permettere alla loro tristezza di trasformarsi in “venerazione esteriore” della personalità di Lenin. “Se voi volete onorare la sua memoria – disse testualmente – costruite degli asili nido, dei giardini d’infanzia, edificate case, biblioteche, policlinici, ospedali, ricoveri per invalidi e così via, e soprattutto mettete in pratica i suoi insegnamenti.

Si può facilmente immaginare, alla luce di queste parole, quanto dovette essere difficile, in seguito, il suo rapporto con Stalin. Non a caso il libro ch’essa pubblicò nel 1925, L’educazione della gioventù nello spirito di Lenin, fu tolto dalla circolazione. Difficilmente Stalin avrebbe potuto sopportare un’opera che relativizza il ruolo della personalità nell’ambito del processo storico e che indica nella formazione d’un soggetto liberamente pensante il fine dell’educazione.

Per quanto attivo membro honoris causa dell’Accademia delle scienze dell’Urss, la Krupskaja trovava il tempo di leggere tutte le lettere che le spedivano (fino a 400-450 al giorno) e di rispondere personalmente alla maggior parte di esse. Soprattutto amava rispondere ai bambini, inviando loro piccoli souvenir e regali. Le capacità di lavoro di Nadja erano assolutamente eccezionali: nel gennaio 1939 rispose a 240 lettere, intervenne 16 volte in 12 assemblee e scrisse 20 articoli. Questo un mese prima della sua morte…
(da Enrico Galavotti – Homolaicus)

V. anche:
- www.marxists.org/archive/krupskaya/
- www.spartacus.schoolnet.co.uk/RUSkrupskaya.htm
- www.aha.ru/~mausoleu/a_lenin/krupskaya
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Luxemburg, Rosa (1871-1919)

Nacque a Zamosc nella Polonia russa nel 1871. Era l’ultima di cinque figli di una famiglia ebrea poverissima. Nell’infanzia fu colpita da una grave forma di sciatica, di cui risentì per tutta la vita. A 15 anni aderì al movimento rivoluzionario polacco; non ancora diciottenne dovette espatriare clandestinamente per sfuggire all’arresto. A Zurigo intraprese gli studi di scienze naturali, per poi passare a quelli di scienze politiche. Si laureò con lode presentando una tesi di storia economica, poi pubblicata, sullo sviluppo della Polonia. Dopo la laurea contrasse un matrimonio fittizio (si separò dopo qualche anno) allo scopo di acquistare la cittadinanza tedesca e poter così lavorare nel Partito socialdemocratico.

La giovane diventò presto uno degli agitatori più popolari del movimento operaio tedesco.

Nel 1904 subì la prima detenzione, di tre mesi, per lesa maestà; tornò in carcere per qualche mese l’anno successivo, quando si recò a Varsavia in occasione della prima rivoluzione russa. Nel 1914 Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht (1871-1929) e altri, contrari alla guerra, uscirono dal Partito socialdemocratico tedesco che, come la maggioranza dei partiti operai dell’epoca, non si oppose alla politica di aggressione nazionalista realizzata dalle classi dominanti del proprio paese. Dalla scissione nacque nel 1916 la Lega Spartaco, che sarebbe diventata alla fine del 1918 il Partito comunista tedesco.

Rosa Luxemburg, già incarcerata nel 1915 per propaganda antimilitarista, fu di nuovo arrestata e detenuta per più di due anni senza condanna, come misura di sicurezza.

In carcere studiò e scrisse; intanto scoppiò in Russia la rivoluzione del 1917, cui seguì in Germania una grande ondata di scioperi culminati nel novembre 1918 con l’abdicazione dell’imperatore. Uscita dal carcere in precarie condizioni di salute, Rosa Luxemburg fu animatrice dell’organo di propaganda spartachista “Rote Fahne”. Ricercata dalla guardia civica del nuovo governo repubblicano guidato dai socialdemocratici, dormiva ogni notte in un albergo diverso, sotto falso nome.

Nel gennaio 1919, dopo l’insurrezione “di Spartaco”, i socialdemocratici posero una taglia di 100.000 marchi su Luxemburg e Liebknecht. Arrestati entrambi il 15 gennaio, furono assassinati durante il trasporto in auto al carcere. Rosa Luxemburg aveva 48 anni. Il suo corpo, gettato in un canale, fu trovato solo alcuni mesi dopo; le autorità riuscirono a impedire che fosse sepolto a Berlino, per timore di manifestazioni e incidenti.

La prima opera di Rosa Luxemburg fu L’accumulazione del capitale, pubblicata a Berlino nel 1913. L’autrice così ricorda:
“Il periodo in cui scrissi L’accumulazione è tra i più felici della mia vita. Vivevo come in uno stato di ebbrezza, giorno e notte non vedevo e non sentivo altro che questo unico problema il quale si sviluppava così bene davanti a me, e non saprei dire cosa mi dava più gioia: il processo del pensiero, quando rigiravo una questione intricata passeggiando lentamente su e giù (…) oppure la stesura, il fatto di dare una forma letteraria con la penna in mano. (…) Ho scritto l’intero libro d’un fiato, in quattro mesi”.

Questo modo di creare, tipico più di un’opera d’arte che di un saggio scientifico, ne fa un lavoro affascinante ma di difficile interpretazione.
Rosa Luxemburg non aveva altra intenzione che quella di divulgare il Capitale di Karl Marx (1818-1883), convinta del fatto che l’economia politica vi trovasse il proprio coronamento. Ma partendo dal modello della riproduzione allargata del capitale, la studiosa spinse la propria analisi oltre il punto in cui Marx si era fermato, considerando la possibilità che gli investimenti dei capitalisti risultino insufficienti rispetto al livello di equilibrio dinamico. Ampliò lo schema marxiano in due sensi. Da un lato, considerò i paesi non capitalisti (nuovi mercati di sbocco che rendono possibile l’espansione capitalista, data l’insufficienza degli investimenti interni); dall’altro, esaminò l’influsso dello Stato sulla produzione (tramite le spese belliche, finanziate con il prelievo fiscale). Fornì così materiali per un’analisi teorica dell’imperialismo.

Assieme a Tugan-Baranovskiy e a Nikolaj Lenin (1870-1924), Rosa Luxemburg è stata tra i primi a servirsi degli schemi marxiani di riproduzione del capitale, delineandone la validità universale e quindi anche per la pianificazione socialista. Ella ha anticipato l’analisi delle carenze di domanda effettiva degli economisti Michal Kalecki (1899-1970), che la studiò, e di John Maynard Keynes (1883-1946).

Malgrado la sua importanza, L’accumulazione del capitale fu accolto con ostilità dai marxisti contemporanei. Le esigenze della propaganda e della lotta politica contingente prevalevano su ogni considerazione scientifica, tanto più su un tema allora scottante quale la possibilità di evoluzione e crollo del capitalismo. Per questo i dirigenti socialdemocratici, impegnati a dare un’impronta moderata al movimento operaio, considerarono L’accumulazione un libro dannoso e irresponsabile.
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Meinhof, Ulrike (1934-1976)

Nata il 7 ottobre 1934 a Oldenburg (Germania), Ulrike Meinhof inizia la sua attività politica nel 1958, all?università di Munster, unendosi ad un gruppo d?azione studentesco contro l?atomica. Diventata editorialista per il giornale Konkret ne sposa l?editore Klaus Rainer Röhl. I suoi editoriali riscuotono un grande successo e le vengano affidati alcuni programmi radiofonici. Nel settembre 1962 diventa madre di due gemelli ma ciò non le impedisce di continuare la sua attività di polemista. Suo bersaglio principale il leader bavarese della Csu, Franz Joseph Strauss. Negli stessi anni inizia a girare l?Europa entrando in contatto con cellule sindacali e gruppi operaistici di tutta Europa comprese Milano e Torino Mirafiori.
Nel 1967 si separa dal marito e si trasferisce a Berlino Ovest. L?anno seguente si interessa al processo contro Andreas Baader, Gudrun Eislinn accusati di essere gli incendiari di un grande magazzino di Francoforte. Riesce a farlo diventare un caso nazionale ma la frequentazione con i due imputati la spinge a passare all?azione, convinta che l?attività giornalistica ormai non sia sufficiente. Partecipa quindi al progetto di liberazione di Baader del 14 maggio 1970 ed entrà in clandestinità.
Nel 1971 partecipa alla alla elaborazione del documento “Stadtguerrilla” in cui la Raf sancisce il passaggio alla lotta armata, ritenendo impossibile una rivoluzione pacifica.

Arrestata il 15 giugno 1972 Ulrike Meinhof viene rinchiusa in una cella di isolamento, anche acustico, per 237 giorni fino al 24 febbraio 1973. Poi nuovamente dal 21 dicembre 1973 al 3 gennaio 1974. Lei stessa nel febbraio 1974 descrisse la sofferenza di quei giorni che le provocavano “gli stessi effetti dell?elettrochoc: lo stesso tipo di lesioni, di devastazioni nell?organo dell?equilibrio e nel cervello” Tutto quano si manifesta è sproporzionato, esagerato. Un bisbiglio è come un grido amplificato, un cenno come una martellata, una breve frase come una manganellata”. (Dalle lettere agli avvocati del febbraio 1974).

Il 9 maggio 1976 Ulrike Meinhof viene trovata impiccata nella propria cella.

La commissione internazionale di inchiesta sulla morte composta da avvocati giornalisti ed intellettuali di mezza Europa stabilisce che Ulrike Meinhof non avrebbe potuto impiccarsi da sola e che sarebbe stata appesa già cadavere.
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Zetkin, Clara (1857-1933)

Nacque a Widerau, in Sassonia, nel 1857. Clara Eissen (questo il cognome da nubile) si iscrisse alla scuola magistrale a Lipsia, dove incontrò e sposò Osip Zetkin, uno studente di origini russe e con lui aderì al Partito socialdemocratico (1881). Poco dopo il partito venne ufficialmente sciolto dal cancelliere Otto von Bismarck; condannata all?esilio, trascorse otto anni in Svizzera e rientrò in Germania quando l?interdizione venne abolita (1890), per fondare la sezione femminile del partito. Leader tedesca del movimento femminista internazionale; fu per lunghi anni (1892-1917) redattrice del periodico femminile della socialdemocrazia tedesca Die Gleichheit (L?uguaglianza). Dal 1907 fu a capo del segretariato internazionale delle donne all?interno della II Internazionale. Nel 1907 fu una delle organizzatrici della prima conferenza internazionale delle donne e, nel 1910, in occasione di un incontro di donne socialiste a Copenaghen, propose di istituire la giornata internazionale della donna, che venne celebrata per la prima volta l’8 marzo del 1911. Poco prima dell?ingresso della Germania nella prima guerra mondiale, la Zetkin collaborò con Rosa Luxemburg nella campagna anti-interventista e aderì alla Lega di Spartaco. Nel 1917 si unì all?USPD e due anni dopo al neonato Partito comunista tedesco. Più volte arrestata, al termine del conflitto entrò a far parte del primo comitato centrale del Partito comunista e dal 1920 al 1932 lo rappresentò al Reichstag (il parlamento tedesco). Nell?ultimo discorso che vi tenne sollecitò la costituzione di un fronte unito che si opponesse al crescente Partito nazista. Negli anni 1920-1933 lavorò per il Comintern. Dopo l?ascesa al potere dei nazisti nel 1933, la Zetkin si ritirò in esilio in Unione Sovietica, dove morì poco dopo a Mosca nel 1933.
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Riferimenti: v. anche "Biografie"

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Proclama Fini: "Da sinistra voci irresponsabili …"

17 Novembre 2003 3 commenti


Il vice-premier, ispirato, declama: “Da sinistra voci irresponsabili, se fosse per loro Saddam sarebbe ancora lì”, commentando la strage kamikaze di Nassiriya

E’ vero: se fosse per noi sarebbero ancora vivi, visto che in Irak non vogliamo, e non volevamo, metterci piede.

Per due motivi:

1- Perchè noi donne proletarie ed operaie vogliamo ‘esportare’ la lotta contro il capitalismo e il suo potere per la rivoluzione comunista, non il capitale finanziario italiano mascherato da “valori democratici”.

2- Perchè l’Italia non può portare, da nessuna parte, alcuna ‘democrazia’, essendo il nostro paese stesso una “dittatura democratico-terrorista” che nulla ha da invidiare a quella di Saddam.

Mi soffermo sul secondo punto.

Dalla nascita della repubblica italiana, ad oggi, viviamo in un clima di ‘terrore’ permanente, che assume varie forme a seconda degli interessi contrastanti delle frazioni borghesi e del livello della lotta di classe.

Distinguo due tipi di terrorismo tipici in Italia:

1- Contro la classe operaia;

2- interborghese, per il controllo del potere politico atto a conseguire, nel modo migliore, il più alto grado di sfruttamento della forza-lavoro.

1) Terrorismo contro la classe operaia:

terrorismo mirato:

La “nuova” Italia liberata si battezza con il sangue di operai, contadini, donne e bambini a Portella della Ginestra, 1 maggio 1947. In questo giorno di festa vengono massacrate 11 persone, 27 ferite. La maggior parte comunisti e socialisti. Perchè? Il Blocco del Popolo, una lista formata appunto da comunisti e socialisti, aveva ottenuto una bella vittoria alle elezioni amministrative regionali, le prime dell’Assemblea siciliana.

Primo obiettivo di questo terrorismo è far fuori operai e comunisti, quando sono, o si credono essere, pericolosi.

All’inizio del 1947, firmato il trattato di pace e garantiti i lavori per la stesura della Carta costituzionale da un saldo compromesso tra le tre principali forze politiche, De Gasperi, nel crescente clima di guerra fredda a livello mondiale, decise di estromettere le sinistre dal governo.

L’eccidio doveva servire a paralizzare la lotta di classe: la grande preoccupazione della borghesia italiana e statunitense erano gli scioperi anti-fascisti nell’Italia del Nord che avrebbero potuto ‘degenerare’ in rivoluzione sociale.

Maggio ’68: ripresa alla grande della lotta di classe in Francia ed in Europa. “Autunno caldo” in Italia nel ’69, sviluppo crescente ed estensione delle lotte operaie 1970-74: bomba a Brescia in piazza della Loggia, 28 maggio 1974).

terrorismo indiscriminato:

Si studiano piani di ‘provocazione’ con una serie di grossi attentati dinamitardi per fare in modo che l’intervento armato di destra possa verificarsi in un clima di riprovazione generale nei confronti dei ‘criminali rossi e anarchici’. Piazza Fontana, Italicus, ecc.). “… le vittime innocenti in certi casi sono purtroppo necessarie”, dichiarò apertamente il golpista Borghese.

Maledetti assassini criminali!

2) Terrorismo inter-borghese :

- Le due forme di terrorismo anti-operaio, sono accomunate a svariate forme di terrorismo utilizzate sia in funzione anti-proletaria, sia come mezzo di sopraffazione tra le frazioni della borghesia .

Servizi segreti, strutture armate occulte, Gladio, destra estrema, golpismo, lobby segrete (P2), mafia.

Queste organizzazioni non esitano ad eliminare ogni ostacolo che intralci e rallenti i piani di potere della frazione borghese al momento dominante.

L’assassinio è la regola: omicidio Mattei, Sindona, Calvi, Moro

Loro compito è anche far rientrare il ‘dissenso’ nel ‘consenso’: pena la morte o la sparizione fisica.

Il giornalista Mino Pecorelli, tra gli altri, ha pagato con la vita le sue denunce di fatti scomodi.

Inoltre, assassinano testimoni che, a loro insaputa, risultano implicati in oscure vicende, soprattutto riguardanti le forze armate: 22 omicidi per insabbiare la verità sull’aereo ‘missilato’ ad Ustica.

Bilancio provvisorio: 150 morti. 652 feriti. 11 stragi. Un numero ancora indefinito di tentativi di massacro. Per 15 anni, dal 1969 al 1984, l?Italia è stato un paese insanguinato dalla logica del terrore.

Un ruolo di primaria importanza ha svolto e svolge la mafia, in particolare Cosa Nostra. Alla fine della seconda guerra mondiale, i calibri da novanta giunti in Italia ebbero il compito di preparare la Sicilia come trampolino di lancio USA per ‘liberare’ l’Italia. Durante la guerra fredda e il ‘pericolo rosso’, oltre a Portella per mezzo del bandito Giuliano, ci sono violenze di ogni genere, al sud e al nord, sotto copertura politica. Scongiurato il pericolo rosso, e cambiando politica la borghesia, la mafia se la passa male. La sua impunità diventa ‘capitale criminale’ e lo stato comincia con le ‘grandi purghe’. Perchè proprio allora e non prima?

Finita la guerra fredda era necessario smantellare tali strutture che non rispondevano ai nuovi interessi capitalistici, indirizzati verso le speculazioni dei mercati finanziari e desiderosi di liberarsi di una classe dirigente corrotta e discreditata. I nuovi politici dovranno essere ‘vergini’, senza ombre ‘mafiose’, orientabili alle nuove esigenze del capitalismo parassitario, ma dal volto telegenico. Viene utile una parte della magistratura che si occupa di eliminare la vecchia struttura politica italiana in modo violento (vedi Craxi, Cagliari, Gardini, ecc.).

Non tralascio di aggiungere un’altra forma di violenza che lo stato democratico-terrorista usa quotidianamente: la ricerca del ‘consenso’, o quantomeno della passività, attraverso il rincoglionimento collettivo ottenuto mediante la tele-spazzatura.
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v. sito Misteri d’Italia
Riferimenti: v. Spunti di analisi

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Ni una mas!

12 Novembre 2003 Commenti chiusi


Dal 1993, 370 donne sono state assassinate a Ciudad Juarez e Chihuaua

Almeno un terzo di queste donne erano state violentate prima di essere uccise. 75 corpi non sono stati ancora identificati. Secondo un documento di Amnesty International da agosto di questo anno, “la maggioranza di questi crimini non sono ancora stati risolti. Secondo le locali organizzazioni di diritti umani, altre 400 donne sono “scomparse” senza lasciare tracce”.

Molte delle vittime lavoravano in fabbriche vicino il confine tra Messico e Stati Uniti, dove erano sfruttate da compagnie straniere in cerca di lavoro a basso costo (v. nota successiva).

Solo da quando Amnesty International, quest’estate, ha dato inizio a una ricerca sul luogo per documentare i casi irrisolti e dare avvio a una campagna contro il governo messicano, qualcosa ha cominciato a muoversi.

Nel frattempo, sono iniziate le indagini per 288 casi, da quando molti incidenti simili sono cominciati a succeder anche nello stato di Chihuaua.
Inoltre, l’organizzazione “Nuestras Hijas de Regreso a Casa” [riportate a casa le nostre figlie] lamenta che le autorità non abbiano fatto nulla per molto tempo: “Ogni settimana almeno una donna scompare da Ciudad Juarez, e dopo non si sa più nulla di lei, a meno che il suo rapitore non decida di lasciarla da qualche parte senza vita, evidentemente brutalmente torturata e uccisa, crudelmente violentata, a volte mutilata o bruciata”.

Le organizzazioni della campagna “Fermiamo l’impunità: non più una donna morta” chiedono allo stato messicano di mettere fine all’impunità riguardo la morte di queste donne e il dolore e la sofferenza dei membri delle loro famiglie e degli attivisti dei diritti umani”. Le loro richieste al governo messicano, in una petizione online in spagnolo deve essere sottoscritta da più organizzazioni e persone possibili.

Operacion Digna, oltre a organizzare una trasmissione internet live di una conferenza, sta anche organizzando una serie di azioni coordinate che avranno luogo in varie città tra le varie New York, Washington DC, El Paso, Phoenix, San Francisco, Portland, Oregon and Minneapolis, così come a Madrid, Valencia, Tokyo e Parigi.

Inoltre su questo sito web si sta organizzando un news forum, con la possibilità di scaricare diverso materiale informativo in diversi formati.

Per informazioni sulle donne di Ciudad Juarez: womenontheborder; escapinghades; angelfire.

Le Monde Diplomatique
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Molte donne lavoravano in fabbriche vicino il confine tra Messico e Stati uniti, dove erano sfruttate da compagnie straniere in cerca di lavoro a basso costo

In questa terra brulla, non è solo il traffico di droga l’unico responsabile per il tasso di criminalità estremamente alto. Vi si sono stabilizzate molte fabbriche maquila (così sono chiamate le fabbriche di assemblaggio, dove le grandi multinazionali americane o giapponesi portano avanti le fasi più intensive della loro produzione, come nel caso ad esempio dell’industria tessile).

Dato che l’investimento straniero porta nuovi posti di lavoro, il governo messicano considera le “maquilas” un importante fattore di sviluppo economico. Tuttavia, per chi e’ costretto a lavorare nelle maquilas, questo è decisamente in questione.

Gli stipendi delle maquilas sono miserabili e le condizioni di lavoro sono precarie. E dato che le maquilas sono situate nelle cosidette “free trade zones” i diritti che si possono permettere sono ben distinti: è proibito organizzare un gruppo all’interno delle maquilas, e le regole interne sono così dure che pochi lavoratori riescono addirittura a entrare in contatto tra loro.

La maggioranza degli impiegati sono donne, perchè possono essere pagate di meno. Inoltre, pochi uomini sono disposti a lavoro sotto simili condizioni dato che devono sfamare la famiglia.

La maggior parte delle donne, sia sole che con bambini, vengono attratte nella regione solo per il lavoro offerto dalle circa 300 maquilas che hanno colonizzato la zona. Altre lavorano come prostitute, o cameriere nei ristoranti. Molte scappano dai mariti o dalla famiglia sperando di trovare almeno un modo di sopravvivere.

L’isolamento, la povertà e i turni di lavoro, molti dei quali finiscono nel mezzo della notte, rendono ancora più facile il potenziale assassinio di queste donne. (da Indymedia)
Riferimenti: Le guerrigliere zapatiste

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Brutte, piccole, povere e ignoranti

7 Novembre 2003 Commenti chiusi


Le guerrigliere zapatiste

In Chiapas le donne sono le protagoniste. Si sono arruolate a migliaia. E hanno sacrificato la famiglia

Siamo brutte, piccole, povere, ignoranti. Ma il nostro cuore non è brutto, il nostro cuore è ricco: e siamo disposte a lottare per i nostri diritti. Lottare, fino a morire… Esther confessa timidamente di essere analfabeta, ma conosce bene le parole che scaldano i cuori della sua gente. Parole che solo pochi giorni fa hanno ridato coraggio e forza agli uomini dell’Ezln, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Esther, anzi il Comandante Esther: scarponi sfondati, una mimetica troppo abbondante per il suo metro e cinquanta, il volto nascosto da un passamontagna nero, si è arrampicata sul palco di Oventic, minuscolo pueblo sulle montagne dell’Altos Chiapas dove si celebravano i nove anni di autonomia della regione dallo Stato messicano. Indifferente al freddo e alla pioggia battente, ha suonato la carica ai quasi ventimila indigeni tzotziles che per tre giorni hanno atteso inutilmente l’arrivo del subcomandante Marcos, da un paio d’anni leader desaparecido della selva.

Esther ha parlato in nome delle oltre duemila soldatesse dell’Ezln, ma anche per conto di tutte le contadine tzotziles, tzeltales e tojolaboles del sud-est messicano. Perché adesso sono le donne, le vere protagoniste di questa guerra dimenticata o quasi, combattuta da ormai 20 anni nella foresta centramericana. Piccole, brutte, povere, invincibili amazzoni. Addestrate come e meglio degli uomini. Determinate come solo una madre, una moglie, una nonna può esserlo. Guidate da ufficiali (comandante, maggiore, capitano) che rispondono ai nomi di Fidelia, Trini, Irma, Iolanda. Donne che hanno sacrificato la loro famiglia e i loro affetti più cari per arrampicarsi sulla montagna ed imbracciare il fucile di una guerra che pare non finire mai.

Jaime Aviles, scrittore e giornalista messicano che per anni ha vissuto in Chiapas a contatto con i rivoluzionari (in Italia sta per uscire il suo ultimo libro sull’argomento, ‘Il tonto del villaggio’, Sperling & Kupfer), ha una spiegazione precisa per tutto questo: “Intanto, il movimento zapatista ha rappresentato da sempre la sola, concreta opportunità di riscatto per questa gente oppressa dalla miseria e dalla totale mancanza di diritti. Tutti non potevano che diventare zapatisti, il movimento ha finalmente dato una dignità a questa gente. All’inizio, le donne hanno immediatamente abbracciato le idee di Marcos perché vietava l’uso di droghe e soprattutto di alcol: da un giorno all’altro non c’era più da fare i conti con mariti, padri o figli che tornavano a casa ubriachi di tequila, mescal, o posh, che da queste parti è il liquore più a buon mercato. Niente più liti, niente più botte, niente più denaro buttato in una bottiglia. E questa era già una prima, decisiva rivoluzione”.

Poi, nel ’93 il subcomandante ha promulgato la Ley Revolucionaria de Mujeres. “In pratica, le donne dell’Ezln sono state equiparate agli uomini. Stesse opportunità di gestire posti di comando, di combattere. Stesse responsabilità. E, soprattutto, la possibilità di scegliere cosa fare del proprio corpo e della propria sessualità. Fino a 20 anni fa nel Chiapas operavano solo fattucchiere, curatori e sacerdoti cattolici. In una parola, mamme con almeno dieci bambini, famiglie sterminate e padri che il più delle volte se la davano a gambe, emigrando al nord o negli Usa con la scusa del lavoro.

Marcos e i suoi collaboratori hanno insegnato i principi dell’educazione sanitaria e sessuale. Uno degli aspetti socialmente più moderni è stata l’introduzione della possibilità di abortire. Fantascienza, rispetto non solo a queste terre ma a tutto il Messico. Le donne hanno preso coscienza di loro stesse. Il movimento garantiva una mutua assistenza soprattutto per chi decideva di entrare nell’esercito, e così si sono moltiplicate le donne-soldato che hanno affidato i loro figli alla comunità indigena”, spiega Aviles.

Da militari a comandanti: come Trini, che un giorno mostrandogli i pugni sfidò pubblicamente il governatore del Chiapas che non riconosceva i diritti degli indios, e lo prese in giro in dialetto tzotzil (“Non capisci quello che dico, vero? Ma neppure noi capiamo il significato delle tue parole”). O come Esther, la prima ed unica indigena che al termine della grande marcia zapatista su Città del Messico, due anni fa, prese la parola davanti ad una sbalordita e timorosa Camera dei Deputati. E che da Oventic ha incitato tutte le donne messicane – lei, piccola e povera campesina dal cuore della foresta- ad emanciparsi e a far valere i propri diritti.

O ancora come la capitana Irma, la sola cui sono state fatte ‘concessioni’ per meriti militari rispetto al severissimo regolamento dell’Ezln. Nella prima guerra, quella del gennaio ’84, Irma fu gravemente ferita ad una gamba, braccata dalla polizia messicana, riuscì prima a nascondersi nel paese di Ocosingo e quindi a fuggire nuovamente, riguadagnando la selva. Come ‘eroina’ gode oggi di un trattamento particolare: fidanzata con un altro guerrigliero, Salvador, ha chiesto ed ottenuto di entrare nel suo stesso reparto di guerriglieri. La notte li mettono sempre di guardia insieme. E questo le basta. È una vita di sacrifici e rinunce: le soldatesse non possono avere figli e tantomeno sposarsi, quelle che già hanno un marito e dei bambini li vedono di rado.

“Ma questo”, ricorda il Comandante Esther, “non è mai stato un problema, per le donne donne della foresta. Siamo madri, mogli, contadine, militari e dirigenti politici. Sappiamo lottare e combattere meglio degli uomini. Le nostre antenate hanno resistito agli oppressori per più di cinquecento anni. Noi faremo altrettanto”.

di Massimo Calandri (l’Espresso, 7/11/03)
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Comandante desaparecido

Il subcomandante delude la sinistra latinoamericana. E si eclissa

La crisi del movimento la si legge nelle espressioni perplesse degli indigeni e degli irriducibili europei che ad Oventic hanno atteso quattro giorni l’arrivo di Marcos, e si sono dovuti accontentare di un originale intervento registrato in cui il Subcomandante ha alternato l’annuncio della riorganizzazione burocratica della regione (addio alle cosiddette Aguascalientes, simboli di autorità e centri culturali; largo alle cinque Caracoles, le ‘chiocciole’, prefetture da cui dipenderanno militarmente gli zapatisti). La crisi c’è. È legata indissolubilmente alla decadenza politico ed economica del Messico, all’amicizia sempre più stretta tra il presidente Vicente Fox e George W. Bush, alla morbosa attenzione con cui gli americani guardano al Chiapas ed ai suoi giacimenti, al moltiplicarsi delle scorribande sanguinarie di misteriosi gruppi paramilitari. Il Chiapas, il Messico, tutto il Centro e Sudamerica attendevano un intervento forte di Marcos, identificato come il nuovo potenziale leader della sinistra dell’intero continente. E invece il subcomandante ha scelto il basso profilo, preferendo rafforzare la sua presenza in Chiapas e disinteressandosi di temi più globali (uno su tutti, il vertice Wto a Cancún).

(da l’Espresso, 7/11/03)
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Riferimenti: Bolivia: le donne proletarie in prima fila

Il mio femminismo

6 Novembre 2003 1 commento


v. nuovo post: Il mio femminismo
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Riferimenti: Le streghe siamo noi

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