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Archivio Ottobre 2003

Togliere ai poveri per dare ai ricchi

31 Ottobre 2003 3 commenti


Gli orientamenti della legge finanziaria.

La demagogia berlusconiana e dei suoi servi consiste, come sempre, nel presentare provvedimenti di bassissimo profilo, tutti incentrati a fare pagare i costi della crisi economica al proletariato, come misure che dovrebbero aiutare i più poveri, i giovani disoccupati, i pensionati del futuro, e chi più ne ha più ne metta. Per fregare gli ingenui e le persone semplici disinteressate alla politica, e tutto viene studiato a tavolino come qualsiasi spot pubblicitario, il cavaliere si è dovuto presentare in prima persona in televisione col suo solito faccione sorridente per spiegarci che la riforma delle pensioni sarà un toccasana per tutti gli italiani.

Se da una parte il piccolo schermo viene usato propagandisticamente come fosse uno strumento privato, dall?altra denota la difficoltà di un governo ormai alla frutta, e di un capitalismo che per tirare avanti deve togliere anche i piccoli benefici concessi ai portatori di handicap e ai lavoratori a rischio esposti all?amianto, per intascare elargizioni ovunque sia possibile saccheggiare. Lo spirito della finanziaria del governo è questo, ma non si discosta nella sostanza dai predecessori del centro sinistra, se non nella forma più brutale e rozza, poiché chiunque deve gestire le necessità del capitale non può che farlo a discapito del mondo del lavoro.

Le misure prevedono tagli alla spesa pubblica e nuove entrate per 16 miliardi di euro. I risparmi deriveranno dai minori trasferimenti alle istituzioni locali, conseguentemente ci saranno meno risorse da destinare alla collettività. Le entrate, invece, saranno ottenute soprattutto con la svendita del patrimonio pubblico, e dalla miriade di leggine come i condoni edilizio e fiscale, che in cambio di un modesto incasso regolarizzano i furbi e i disonesti.

Per quanto riguarda le entrate 9 dei 16 miliardi dipenderanno dalle misure una tantum riguardanti la vendita del patrimonio immobiliare e di edifici adibiti ad uffici pubblici, questi ultimi saranno successivamente riaffittati. Oltre alla proroga del condono edilizio e del condono fiscale.

Gli altri 7 miliardi dovrebbero essere introitati dalle cosiddette riforme strutturali, cioè dai tagli ai trasferimenti agli enti locali e dal concordato fiscale preventivo concernente le piccole e medie imprese, in cui l?entità delle tasse da sborsare saranno stabilite anticipatamente presumendo un determinato guadagno per un certo tipo di attività. Un bel regalo per la piccola borghesia, in quanto gli utili saranno certamente stabiliti al ribasso, mentre verrà contemporaneamente abolito lo scontrino fiscale che in teoria potrebbe servire come riscontro. Anche qui si legittima il malcostume e le furberie, legalizzando l?evasione fiscale.

Con la scusa di favorire lo sviluppo 5 miliardi di quanto incamerato dallo stato andranno alle imprese, mettendo in campo tutta una serie di misure per ridurre le aliquote d?imposta, mentre sul fronte del costo del lavoro saranno concessi ulteriori tagli dei contributi pagati dalle imprese per i nuovi assunti.

Meritano di essere menzionati anche i 1200 milioni di euro stanziati per le missioni di pace internazionali, in altre parole lo ?imperialismo italiano si riserva la carta guerrafondaia, conformemente alle sue possibilità di imperialismo straccione, per far valere i propri interessi e ritagliarsi un minimo spazio tra i predoni del mondo.

Sommando le costanti bastonate subite dai proletari su tutti i fronti comincia a diventare sempre più visibile la crescente povertà e l?insofferenza per questo stato di cose. La borghesia ha sempre meno denaro da destinare alla pace sociale ed è costretta a smantellare il welfare, ridurre i salari, precarizzare i rapporti di lavoro, e non è in grado di dare una risposta al problema della disoccupazione.

Da almeno trent?anni le richieste di sacrifici per ottenere futuri benefici si sono scontrati con la crisi di ciclo dell?accumulazione capitalista che, seppure tra alti e bassi, non vuole saperne di allentare la morsa, traducendo quei sacrifici in boccate di ossigeno per la borghesia ma in costante depauperamento per i proletari. Fino a quando potrà continuare questo stato di cose?

Il riformismo della sinistra borghese e dei sindacati fa sempre meno presa sui proletari che oramai ne percepiscono l?inconsistenza. Ad esempio sulla riforma delle pensioni appare evidente agli occhi dei lavoratori che uno sciopero generale di 4 ore a distanza di oltre un mese è una risposta assolutamente inefficace data la gravità della situazione. E che corrisponde più a dei calcoli parlamentari e a giochi di potere dei partiti piuttosto che a una reale volontà di chiamare alla lotta.

Intanto, con la solita impeccabile puntualità che fa seguito alle misure maggiormente antiproletarie, come in questo caso riforma delle pensioni e finanziaria, rispunta il terrorismo. Il governo per bocca del ministro Pisanu, con nessun riscontro o rivendicazione inerenti agli episodi dei pacchi bomba, ha immediatamente parlato di pista Br e anarco insurrezionalisti, ammonendo i partecipanti alle prossime manifestazioni di prestare attenzione ai provocatori e ai violenti. Quindi, di fatto, associando i cortei al terrorismo, e mettendo le mani avanti nel caso la protesta si radicalizzasse.

(da Battaglia Comunista)

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Le due facce della medaglia

31 Ottobre 2003 1 commento


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Fare la spesa …

30 Ottobre 2003 3 commenti


Tempo di vita sprecato, lavoro non pagato, conti che non tornano, borsellino vuoto

Per qualsiasi donna, oggi, fare la spesa, è sempre più stressante.

Ti tocca girare da un mercato all’altro in cerca del prezzo migliore, con uno spreco di tempo almeno di 60 ore al mese!

La rabbia poi, che stai facendo un lavoro utile, e nessuno te lo paga perchè non ‘vale’ niente. Il comperare il cibo, prepararlo, cucinarlo, non fa forse parte del processo di circolazione delle merci e del loro utilizzo finale?

Con l’euro, poi, i conti non tornano più. Questa maledettissima banconota è stata creata dai ricchi per i ricchi, per competere con il dollaro, per un movimento sempre più vertiginoso del capitale finanziario e delle sue transazioni (titoli, obbligazioni, opzioni, futures, ecc.). Ma quando fai la spesa sembra non valga niente.

Alla fine ti ritrovi con il borsellino pelato e nella borsa la metà delle cose che un tempo si comprava con la lira.

Se poi i soldi della spesa non sono nostri, ma vengono dal ‘lui’ che lavora, magari ti tocca pure ‘giustificarti’ di avere speso troppo…

Io dico che è troppo e che bisogna mettere la parola FINE al più presto a questa situazione!
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L’oscurantismo catto-clericale schiuma: verso un partito "neo-guelfo"?

27 Ottobre 2003 4 commenti


Via i crocifissi dalle aule scolastiche:
Castelli, subito un’ispezione!

Il ministro della Giustizia mobilita gli ispettori riguardo alla sentenza di un giudice dell’Aquila che ha ordinato di rimuovere i crocifissi dalle aule!

Il crocifisso dello scandalo, quello della scuola elementare di Ofena che un giudice dell?Aquila ha ordinato di rimuovere, rimarrà al proprio posto fino alla notifica della sentenza. Ma la decisione del magistrato, che tante polemiche ha suscitato nel mondo politico, non è piaciuta neppure la ministro della Giustizia Roberto Castelli. Il Guardasigilli incaricherà domani l?ispettorato di via Arenula di verificare che la sentenza sia stata estesa nel rispetto dell’ordinamento o se siano state ignorate leggi vigenti”. Il ministro fa presente che è sanzionabile ?dal punto di vista disciplinare chi emette sentenze abnormi?.

“Ricordo che anch’io ho ricevuto da Adel Smith una lettera in cui mi intimava di togliere il crocefisso dalle aule giudiziarie. Ovviamente non ho dato seguito a quella strampalata richiesta – sottolinea il ministro -. Domani darò incarico all’Ispettorato di verificare se tale sentenza sia stata estesa nel rispetto dell’ordinamento o se siano state ignorate leggi vigenti”.

(da Il Nuovo)
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Crocifisso, il testo della sentenza

Ecco alcuni stralci del testo della sentenza con cui il giudice Mario Montanaro ha ordinato di togliere il crocifisso dalle aule di una scuola elementare di Ofena (L?Aquila)

“Nell’ambito scolastico la presenza del simbolo della croce induce nell’alunno ad una comprensione profondamente scorretta della dimensione culturale della espressione di fede, perché manifesta l’inequivoca volontà, dello Stato, trattandosi di scuola pubblica, di porre il culto cattolico ‘al centro dell’universo, come verità assoluta, senza il minimo rispetto per il ruolo svolto dalle altre esperienze religiose e sociali nel processo storico dello sviluppo umano, trascurando completamente le loro inevitabili relazioni e i loro reciproci condizionamenti.

La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche comunica un’implicita adesione a valori che non sono realmente patrimonio comune di tutti i cittadini, presume un’omogeneità che, in verità, non c’è mai stata e, soprattutto, non può sicuramente affermarsi sussistere oggi, e che, però, chiaramente tende a determinare, imponendo un’istruzione religiosa che diviene obbligatoria per tutti, poiché non è consentito non avvalersene, connotando così in maniera confessionale la struttura pubblica ‘scuola’ e ridimensionandone fortemente l’immagine pluralista.

La presenza del simbolo della croce nelle aule si pone in contrasto con quanto ha stabilito la Corte costituzionale, rilevando come il principio di pluralità debba intendersi quale salvaguardia del pluralismo religioso e culturale (cfr. Corte cost. 12 aprile 1989, n. 203 e 14 gennaio 1991, n. 13), che può realizzarsi solo se l’istituzione scolastica rimane imparziale di fronte al fenomeno religioso”. (Fonte ANSA)

(26 OTTOBRE 2003, ORE 18:55)
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Via i crocifissi, è subito polemica

Il giorno dopo la sentenza del Tribunale dell’Aquila che ha disposto la rimozione del simbolo sacro da una scuola, i cattolici insorgono. Maroni: una sentenza aberrante.

La risposta è di quelle secche, che poco spazio lasciano ai commenti: riguardo all’esposizione del Crocifisso nelle scuole, il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca “applica e continuerà ad applicare le disposizioni di legge del 1923, mai abrogate, che fanno, appunto, obbligo di esporre il crocifisso in tutte le scuole, così come in tutti i tribunali”. Ecco quello che si fa rilevare in ambienti del Ministero a proposito della decisione emessa da un giudice dell’ Aquila, che ha disposto di rimuovere il crocifisso nelle aule di una scuola. Ma anche nel mondo politico la sentenza fa discutere e suscita disapprovazione sia a destra che a sinistra. Da Veltroni a Maroni, da Storace alla Turco, un coro di no accompagna la decisione del giudice.

“Il mio giudizio è che si tratta di una forzatura del tutto sbagliata ? dice il sindaco di Roma Walter Veltroni -: non a caso la richiesta che ha fatto scaturire la sentenza viene dalle componenti più fondamentaliste del movimento islamico. La parte più responsabile del movimento contribuisce invece ad occasioni di dialogo, aiuta il dialogo. E quindi questa sentenza è una scelta sbagliata”.

Durissimo è stato il commento del ministro Maroni: “E’ una sentenza aberrante che deve essere cancellata al più presto Non si può accettare che un giudice cancelli millenni di storia” ha detto il ministro, intervenuto oggi a una manifestazione del Fai.

Ma ancora più duri sono stati i cattolici. Dopo la reazione infuocata di Monsignor Tonini, oggi è intervenuta anche la Cei, che insorge contro la sentenza. La sentenza – ha detto stamane il segretario della Conferenza episcopale italiana, mons.Giuseppe Betori – è in contraddizione con una legge vigente dello Stato, che nessun Parlamento ha mai cambiato né tanto meno la Corte Costituzionale”. La decisione del tribunale rischia di aprire la strada ai “fondamentalismi religiosi più estremi”. Il crocefisso non è solo un simbolo religioso – ha osservato – ma anche “l’immagine in cui il popolo italiano riconosce le radici stesse della sua civiltà”. Mons. Giuseppe Betori , in una dichiarazione rilasciata alla trasmissione di Raiuno A sua immagine, ha espresso “meraviglia per quanto successo. Ciò che non ha fatto l’anticlericalismo ottocentesco – ha commentato – viene oggi presentato come una conquista della tolleranza”. “In realtà – ha ammonito – in nome di una malintesa tolleranza non si fa altro che dare ragione ai fondamentalismi religiosi più estremi”. “E poi – ha aggiunto – vi è un richiamo da fare: qui non è una questione di concordati o di accordi tra Chiesa e Stato, ma si tratta dell’applicazione di una legge dello Stato, ovvero di applicare una legge vigente che nessun Parlamento ha mai cambiato né tanto meno la Corte Costituzionale”.

“Provo una fortissima indignazione per la sentenza dell’Aquila che è la logica conseguenza di una grave tendenza che punta alla negazione di valori che fanno parte della tradizione italiana ed europea”. Così il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace , per il quale “é bene che si cominci a dire forte e chiaro che i cattolici non possono essere considerati ospiti in Italia. Ci sono Paesi in cui non possiamo né votare né soprattutto pregare ed è davvero paradossale che ci si debba difendere nel nostro Paese. Altro che diritto di voto!”

Sentenze come quelle dell’Aquila sul crocifisso a scuola “interpretano in modo sbagliato il pluralismo religioso, non aiutano l’integrazione e sono un errore sul piano storico e culturale”. Questo il commmento dell’onorevole Clemente Mastella , segretario politico dell’Udeur-Popolari per l’Europa. Mastella ha ricordato che “nella prima Repubblica, quando ha governato la Democrazia Cristiana, la laicità è sempre stata rispettata e massima in quegli anni è stata la tolleranza nei confronti di chi non condivideva i nostri principi. Togliere oggi il crocifisso dalle aule delle scuole – ha aggiunto – significa non avere rispetto per valori che per noi sono fondamentali. Sono del tutto quindi fuori luogo i commenti di quei laici che plaudono alla sentenza. Per quanto ci riguarda le alleanze politiche non potranno non prescindere dalla riconferma, pur nel rispetto di tutte le posizioni, di quei valori cattolici che sono espressione di larga parte della società italiana. Ci siamo sempre schierati contro chi manifesta razzismo e antisolidarietà perché il tema dell’ accoglienza ci è sempre stato caro. Non dimentichiamo infatti che molte delle nostre famiglie, in anni passati, sono state costrette ad emigrare e accolte con generosità in paesi stranieri. Ma, così come hanno rispettato le norme e le tradizioni di quei paesi, chiediamo che altrettanto facciano quelli che oggi arrivano in Italia?.

“Togliere il crocifisso dalle aule scolastiche costituisce una forzatura che non aiuterà certo a fare amare l’Islam dagli italiani”. Lo dice Livia Turco, responsabile welfare dei Ds. “Non so quanto questa sentenza sia fondata sul piano costituzionale, non entro nel merito – dice l’ex ministro per la solidarietà sociale – Quello che mi pare certo è che rispetto alla cultura e alla storia del nostro Paese ciò è una forzatura che non serve a far crescere un processo di convivenza”. “Anche da un punto di vista laico – aggiunge la parlamentare – non si può dimenticare la peculiare storia del nostro Paese e l’influenza che ha nella cultura e nel sentimento diffuso la religione cattolica”. “Credo – prosegue – che il problema del dialogo e del rispetto delle religioni non sia nella battaglia sul mettere o togliere il crocifisso nelle aule”. L’obiettivo, invece, secondo Livia Turco, “deve essere quello di riportare nell’aula di Montecitorio la legge sulla libertà religiosa che il Governo, subendo il diktat della Lega, ha lasciato cadere”.

Il vicepresidente del Csm Virginio Rognoni, rimanda ai prossimi giorni per un giudizio più approfondito sul caso e si lascia sfuggire: ?Sono disorientato e preoccupato”.

(26 OTTOBRE 2003, ORE 14,35, ultimo aggiornamento alle ORE 17:30)
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Ciampi rivendica al Vaticano la laicita’ dello Stato.
Febbraio 2001

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Violentata … e impiccata!

21 Ottobre 2003 1 commento


Asfaneh Noruzi è una donna iraniana di 32 anni, condannata all’impiccagione, che avverrà tra pochi giorni, perchè nel 1997 ha ucciso, per difendersi, il suo stupratore, un ufficiale di polizia.

Perchè non c’è stata una mobilitazione internazionale come per Amina? Forse le organizzazioni della società civile, in primis Amnesty International, considerano un delitto difendersi da uno stupratore? Bombardiamo il sito di Amnesty per salvare Asfaneh, siamo ancora in tempo!

Anche in Pakistan, meglio non nascere, che nascere donna.
La situazione delle donne è al di là di ogni immaginazione. La legge permette al marito di ‘punire’ la moglie nel modo che ritiene opportuno, anche ucciderla, nel caso abbandoni il tetto coniugale. Alla caccia partecipa anche la famiglia di lei, che si ritiene disonorata …

Testimonianze terribili ci vengono da Lahore, dal Centro rifugio per la donna, Dastak. Arrivano donne giovanissime, vendute dai padri a vecchi degenerati, picchiate, bastonate … i segni rimarranno sul corpo tutta la vita.

Una giovanissima ,venduta a 13 anni e madre di 6 figli, stanca delle botte continue,ha cercato di fuggire: acchiappata dal marito e dal padre le hanno bruciato il volto: ecco a cosa serve il velo!

Più di 1.000 sono, ogni anno, le donne accoppate per onore.
Riferimenti: Dall’11/02/1979: 25 anni di "repubblica islamica"

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Bulimia femminile: alienazione e ferita immedicabile nella vita di molte donne

18 Ottobre 2003 2 commenti


Ho scritto che il rapporto uomo-donna è totalmente alienato.

Vorrei riflettere su una forma caratteristica della alienazione femminile: la bulimia. Bulimia vuol dire ‘fame eccessiva’. L’atto più elementare che c’è, l’atto del mangiare, in questa forma é considerata malattia. Un tempo il mangiare aveva due incognite, trovare il cibo e non divenire cibo per altri; oggi invece, dove ogni comportamento assume un nome, una etichetta, al fine di essere controllato e riconosciuto eventualmente come ‘deviante’, il mangiare ossessivo viene catalogato come “crisi bulimica”. Questa é, invece, una forma concreta in cui si manifesta l’alienazione della donna. Il ‘mangiare’ è lo scopo, il fine; il nutrirsi, rimane subordinato ad esso.

Perchè questa alienazione miete vittime soprattutto tra le donne? La posta in gioco é esistere : la crisi bulimica riempie di gioia intensa, selvaggia, anche se effimera, il corpo. Si ristabilisce un contatto con le proprie coordinate, contro l’angoscia del niente e del vuoto esistenziale causato da una insicurezza che non riesce ad ancorarsi.

Percepire di esistere in funzione del sesso e dei suoi aggiornamenti quotidiani alla moda maschile; non essere in grado di adempiere alla norma ‘magri e snelli’, per essere sessualmente desiderabili; non avere i soldi per le palestre, le diete, body-building, creme, linfodrenaggi, pillole ammazza-grasso, e via dicendo, porta molte donne a rifiutare tale modello e a pagare in termini personali e sociali il rifiuto , come alienazione e ferita del corpo non medicabile.

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In Bolivia, le donne proletarie in prima fila contro le stragi di massa

17 Ottobre 2003 Commenti chiusi


Il fronte contro il presidente Gonzalo Sánchez de Lozada è compatto. L’opposizione, i sindacati, la popolazione non gli perdonano il tentativo di svendita del gas naturale a Stati Uniti e Messico e ancora meno la dura repressione delle proteste di queste ultime settimane che ha causato più di 80 vittime e 400 feriti. Argentina e Brasile intervengono per mediare.

Le strade della capitale della Bolivia, La Paz, sono state invase ieri da una folla enorme che chiedeva a gran voce le dimissioni del Presidente della Repubblica, Gonzalo Sánchez de Lozada. Erano 50.000 i manifestanti, secondo la polizia, ma molti di più nelle stime della Central Obrera Boliviana (Cob), uno dei maggiori sindacati del Paese. Quella di ieri probabilmente è stata la manifestazione più imponente dei 21 anni trascorsi dal ritorno della democrazia in Bolivia.

Dopo quattro settimane di scontri in cui esercito e polizia non avevano esitato ad aprire il fuoco sulla folla – con il tragico bilancio di più di 80 morti e 400 feriti – questa volta la polizia si è tenuta a distanza e grazie alla mediazione dell’ex Difensore del popolo, Ana Maria Romero, i vertici dell’esercito si sono impegnati a non sparare sui manifestanti in assenza di esplicite provocazioni. I soldati si sono limitati a costruire un doppio cordone di protezione sulla strada che porta a Piazza Murillo, sede del palazzo presidenziale e del Congresso, che è stata chiusa alla circolazione di veicoli e persone.

Sei cortei sono partiti da diversi quartieri periferici per convergere nel centro della città. Nell’enorme corteo, file e file di anziane donne indie con il tradizionale cappello a bombetta e il bastone dei contadini sventolavano la bandiera inca, e uno slogan insistito: “Goni (soprannome del presidente) è un assassino”.

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Perchè donna proletaria

15 Ottobre 2003 9 commenti

Perchè questo blog? Perchè donna proletaria? Perchè non abbiamo  più niente da perdere, tranne le catene patriarcali!
Riferimenti: V. anche "Bibliografia"

La Francia si divide per il velo di due adolescenti

15 Ottobre 2003 2 commenti


Lila e Alma, 18 e 16 anni, sono state espulse dal Consiglio d’Istituto del Liceo perché propagandavano il velo islamico (oltre a portarlo)

PARIGI – Il papà è un ebreo, la mamma è una cristiana algerina, lui fa l?avvocato, lei l?insegnante di Economia. Entrambi sono non credenti: le loro figlie, Alma e Lila, 16 e 18 anni, stanno scuotendo gli animi e i pensieri della Francia. In un paese che fa della laicità una bandiera e che vieta l?ostentazione dei simboli religiosi ? di qualunque religione ? nelle scuole pubbliche, le due ragazze si ostinano a portare il velo.

E non il semplice foulard, leggero, trasparente, equiparato alle catenine con il crocefisso per i cattolici, ma un velo che copre loro tutta la testa, compresi i capelli che non si vedono. Così, appaiono in una foto che le ritrae dopo che è scoppiato il caso: l?unica concessione all?Occidente, il colore degli abiti, rosa.

Per quel velo che viene considerato una ostentazione, le due ragazze sono state espulse dal Consiglio d?Istituto della loro scuola, alla periferia di Parigi, il liceo Henri-Wallon d?Aubervilliers. Il padre, Laurent Levy, simpatie a sinistra, attivista del Movimento contro il razzismo, pur non condividendo la scelta della figlie, ha deciso di difenderle fino in fondo e parla di apartheid scolastico. “Che senso ha obbligare due adolescenti alla trasgressione dei loro principi?” – ha commentato.

Anche la madre che pensa a un plagio delle figlie, ad influenze magrebine, le difende: “Un giorno hanno deciso di non mangiare più carne di maiale, l?estate scorsa non hanno voluto fare il bagno. Poi hanno cominciato a vestirsi così. Sono certa che sono state plagiate, ma l?espulsione non potrà che radicare la loro scelta”.

L?intervento più struggente arriva dalla nonna ebrea delle due ragazze che ha messo per iscritto ? in una lettera per le nipoti ? tutta la confusione di pensiero per quella scelta: “Detesto la conversione e il velo, ma le amo e spero che crescano con dignità. Un giorno forse non avranno più bisogno dell?Islam che oggi per loro è necessario”.

Intanto, la Francia è scossa dalle polemiche: l?espulsione sarebbe avvenuta dopo che le ragazze avrebbero cercato di convincere le altre studentesse a coprirsi il capo, mentre fino ad allora sarebbe stato tollerato il loro abbigliamento. Le Figaro avrebbe pubblicato un dossier dei servizi segreti per cui le due ragazze sarebbe in contatto con gruppi di fondamentalisti islamici. Sulla questione sono intervenuti i socialisti che hanno chiesto una legge che vieti espressamente il velo islamico, mentre buona parte del centro-destra è contrario ad una legge specifica. Il Consiglio musulmano condivide, invece, il principio di laicità, ma condanna la durezza del provvedimento.

Ma il caso di Alma e Lila appare destinato a ripetersi, in un Paese in cui vivono cinque milioni di musulmani

(Da Il Nuovo, 14 ottobre 2003)
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Riferimenti: Abbasso il velo, viva la liberazione delle donne!

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