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L'interrogativo amletico, se il pomodoro è democratico o no, sta diventando un tale tormento da non risparmiare nessun borghese, da Bertinotti a Marco Travaglio, che prontamente (Corriere 5-4-08) squalifica la 'violenza del pomodoro', sa di anni '70, dice, dietro il pomodoro potrebbe nascondersi l'eversione, per moralizzare il paese, in fondo basterebbe fare in piazza la lettura dei miei numerosi libri. No grazie Travaglio, Benigni basta e avanza! Si attendono risposte illuminanti dagli atenei universitari in merito alla sottile disquisizione filosofica del giorno, la 'natura' del pomodoro, se il povero ortaggio sia in Sé non-violento o se fuori-di-sé, ciliegino, cuore di bue o perino di san Marzano, scagliato dalle donne bolognesi inferocite contro Giuliano Ferrara, sia violento. Dopo Bologna, ogni politico si chiede anche quale sia la rappresentanza democratica di questo ortaggio nella campagna elettorale. Non solo il pomodoro teme di essere abortito in quanto ortaggio abominevole, ma pure un' erba aromatica, il prezzemolo, teme per la sua vita innocente, non si sa infatti se è reato questo omaggio floreale che le femministe dedicano ogni giorno alla pro-life . Noi femministe, che siamo per 'la vita', anche delle erbe aromatiche e degli ortaggi, vogliamo subito una moratoria per la pena di morte che il clerical-fascismo vuole infliggere al pomodoro e al prezzemolo!
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