Il "piacere" dell’infibulazione o del "buchino" piccolo piccolo
Il ginecologo somalo dell’ospedale di Carrugi (Firenze), Omar Abduldakir ha proposto di sostituire l’infibulazione (con taglio di clitoride, piccole e grandi labbra, e relativa cucitura, lasciando però un buchino piccolo piccolo per pipì e mestruo) -ma non solo- con un ‘rituale’ simbolico.
Pungere il clitoride delle bambine destinate al rito con uno spillo, fare uscire qualche goccia di sangue e salvare così rito e rituale.
E’ implicita la visione culturale del problema: “chez-nous, in un paese cattolico”, gli immigrati si educheranno, abbandonando i retaggi africani.
Nel frattempo, via libera alle punture sul clitoride !
Sono almeno 500 – dice – le donne che ogni anno ricorrono alle cure ospedaliere per le conseguenze della mutilazione e le cure, si sa, pesano sul traballante sistema sanitario, che ha già tanti problemi e non si può accollare le conseguenze dei crudeli riti tribali africani.
La trovata della puntura ha suscitato una baruffa tra psicoanalisti, ginecologi, preti, politici, specialisti di ogni genere, prodighi di pareri sui traumi, il controllo della sessualità, i diritti degli uomini e delle donne.
Anche qualche donna infibulata ha tentato di dire la sua, ma ha finito col prendersela coi suoi genitali e le tradizioni tribali del paese d’origine.
I più colti hanno tentato un approccio storico.
Siamo venute a sapere che anche le egiziane erano infibulate fin dai tempi dei faraoni della sesta dinastia (2340-2180) e che era un previlegio, non si sa perchè, legato alla magia.
Erodoto e Strabone, storici-geografi del mondo greco vissuti nel V e I sec. a.c., testimoniano che il taglio del clitoride veniva praticato dai fenici, ittiti, egizi, etiopi.
Qualche traccia di letteratura ‘medica’ chiarisce lo scopo: far diminuire il desiderio sessuale nelle donne.
Con la conquista del Nord-Africa da parte degli Arabi, che raccolsero questi usi, essi si diffusero in tutto il mondo islamico.
Non ci consoliamo nel sapere che da 6000 anni si infibulano le donne.
Vogliamo sapere dove e perchè si fa oggi
Le donne vengono infibulate in tutto il mondo. In Africa, Arabia, Paesi del Golfo Persico, Russia, America latina e centrale, Australia.
Anche negli USA e in Europa gli immigrati mussulmani, ebrei e cristiani, hanno portato questa usanza. In nome del tremendo Dio della loro fede.
Non che le tre religioni monoteistiche, alle quali la maggior parte dei gruppi praticanti appartiene, imponga come comandamento di infibulare le donne.
Ma il dogma dell’inferiorità femminile e della sottomissione è loro comune.
Sono 130 milioni le vittime e ogni giorno 5000 madri fanno lisciare come un biscottino la vagina delle figlie dalle ‘maman’.
Tra le spiegazioni ‘colte’ c’é anche quella del rito di iniziazione, come passaggio dalla pubertà all’età adulta.
La mutilanda, vestita a festa è chiamata ’sposa’ e festeggiata, e come ad un matrimonio, mentre la poveretta viene tagliuzzata dal vivo, gli invitati mangiano e bevono.
Poi ci sono le motivazioni igieniche ed estetiche: il taglio evita una malattia chiamata ‘verme’: si fa l’infibulazione come prevenzione sanitaria.
Si taglia il clitoride anche in nome della bellezza: i genitali femminili, cosi’ come natura li ha fatti, sono considerati bruttini, soprattutto il clitoride, un pene sottosviluppato.
Qualunque sia la ragione, chi la pratica deve andare in galera.
Si è concluso a Parigi un processo contro 28 immigrati africani, la cui principale imputata, una donna del Mali, Hawa Greou, ha ammesso di aver mutilato una cinquantina di bambine in 11 anni di “lavoro”. Imputati i genitori delle ragazze, che si sono presi dai dai agli otto anni di carcere, compresa la madre della giovane Mariatou che aveva avuto il coraggio di denunciarla.
Questa violenza é talmente radicata che nessuna cultura o legge riesce ad estirparla.
Anche perché le donne la chiedono e la vogliono.
Gli Inglesi, in Sudan nel 1946, imposero una legge che metteva al bando l?infubulazione, e furono travolti da una rivolta popolare capeggiata dalle donne che volevano infibularsi. “Ci togliete il pane”, gridavano …
In Egitto è dal 1997 che la si proibisce, ma le donne continuano a farla, con l?aiuto di personale paramedico che arrotonda lo stipendio.
Cominciamo a capire solo se usciamo dal mondo dei riti.
E’ soprattutto per ragioni economiche che le donne si fanno infibulare.
Se non lo fanno, non trovano marito e ‘non hanno il pane’. Lo ricevono solo dopo la mutilazione, come dote: se sono povere avranno una capra, se ricche soldini, che fanno sempre comodo, e regali.
Tanto più il ‘buchino’ è piccolo, tanto più vale sul mercato del matrimonio
La penetrazione tanto più è difficile e lunga, tanto più prestigio dà alla donna. La sua considerazione è in funzione del godimento che sa dare al marito.
E viene ricompensata anche con la capra, se proprio non c’è altro.
Sembrano costumi totalmente opposti ai nostri, in cui il maschio si ritiene virile in funzione del godimento che procura alla donna.
Una sfilza di manuali sulla manipolazione della ‘potta’ e prodighi consigli di esperti e sessuologi, rassicurano che il piacere dipende dalla capacità di manipolare clitoride, vagina, tette, culo.
Spesso il meccanismo pavloviano funziona: quando si inceppa, si consiglia la donna a farsi curare la frigidità, altro male del cerchio femminile.
Il sesso, nella società di classe, rimane amaro.
E non puo’ essere diversamente in una società che dà al maschio, per diritto di nascita, un potere sulla donna.
La causa di fondo è la proprietà privata, in qualunque forma storicamente si presenti.
Nel modo di produzione nomade-pastorale, dato che la tenda non offriva garanzie alla segregazione femminile, si comincio’ ad infibulare.
Nello schiavismo mediterraneo, visto che le abitazioni erano pensate per garantire la segregazione delle donne “libere”, non ce ne fu bisogno. Dai padroni erano infibulate le schiave e gli schiavi, con uno spillone che trafiggeva il prepuzio, per controllarne la sessualità.
Nel Medioevo occidentale la cintura di castità non era proprio un ornamento genitale e il convento a vita annichiliva ogni forma di ribellione.
Nel capitalismo ‘la potta’ ha sempre il suo valore nel mercato del sesso, del matrimonio, della prostituzione.
Ne sanno qualcosa le prostitute nere che usano il buchino in “concorrenza sleale” con le bianche: mariti integerrimi e onesti padri di famiglia, clienti abituali delle prostitute di colore, assicurano che quella specie di verginità da deflorare fa “fottere” con gusto.
Meglio senz’altro della vagina della moglie , divenuta frolla dalle gravidanze.
Anche la cultura mediatica e letteraria esalta la penetrazione come forma di sottomissione della donna. Fa parte della politica sessuale borghese.
Sorbitevi, se proprio non avete altro di meglio da fare, qualche noto romanzo di celebri “letterati”, tipo Miller, Moravia, Lawrence: ne otterrete descrizioni artistiche sublimi.
Al di là delle diverse situazioni, un solo messaggio: la donna è una preda da possedere e se vuole cambiare vita deve andare con un uomo, che le da cultura e moralità se vive in sua funzione: vedi la storia di Carla negli Indifferenti di Moravia, o il ruolo di Silvio nell’ Amore coniugale. Le donne che rifiutano gli uomini, come Flavia, sono frigide, si masturbano, sono perennemente nevrotiche. In ogni caso, proletarie o borghesi, per Moravia, le donne sono puttane per inclinazione naturale. Un dono di natura.
Altra spazzatura, Miller. Nei suoi romanzi la donna è sempre in estasi davanti al fallo perennemente ritto dell’eroe che la domina: Ida Verlaine, si fa fare tutto, anche nella vasca da bagno, si contorce come “un verme all’amo” mentre lui la manipola per benino. Senza dire una parola, tanto Val è irresistibile e potente in misura quasi mistica. Tutte le scopate le accadono cosi’ rapidamente che non ha mai il tempo di ribellarsi. Come ogni brava donna sottomessa. Perchè è ninfomane.
Il massimo è Lady Chatterley di Lawrence. Qui la supremazia del maschio diventa religione. Come una brava catechista, la Lady celebra in tutto il romanzo il pene di Olivers Mellors, che l’ha redenta, con le sue formidabili erezioni.
Il fallo di lui si drizza in un’aureola di peli pubici fulvo-dorati che le fa esclamare “ma è adorabile davvero! un po’ terrificante! ma davvero adorabile … e viene a me …”.
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Riferimenti: Infibulazione in Italia



Accidenti, ho scoperto solo ora questo blog, interessantissimo!!
Me lo leggero’ con calma.
ciao, l’ospedale si chiama Careggi.