L’Omsa non si piega!

5 Maggio 2011 Commenti chiusi

L’OMSA NON SI PIEGA  …e con l’Omsa non si piegano le lavoratrici , operaie, cassintegrate, precarie, licenziate,  disoccupate!

COMPAGNE, OPERAIE, LAVORATRICI,

Da che  il boss della calza e della Golden Lady,  Nerino Grassi ha chiesto e ottenuto lo stato di crisi dell’azienda,  con la convinzione di licenziare le 350 operaie e rispedirle a casa senza conflittualità,  le operaie  Omsa , respinti  al mittente i licenziamenti ,  lottano più che mai  per il posto di lavoro e il salario, che  solo di salario vivono.  Il Grassi  ha  giustificato   la chiusura della fabbrica con la sua ‘vocazione esterofila’,  delocalizzare in Serbia, che là, col trasferimento  delle  macchine  e il monte- salari delle 320 operaie  di Faenza,  può super-sfruttare ben 2000 operai serbi, a 200 euro al mese, senza oneri fiscali e l’ingombro di diritti sindacali.

Come la Omsa, chiudono  e de- localizzano migliaia di fabbriche,  piccole e grandi, a mano d’opera  femminile.  L’opinione  comune dà la colpa alla crisi, anche quando la crisi   non c’è, come nel caso Golden Lady, che  ha il monopolio del mercato della calza, (marchi SiSi, Filodoro, Matignon, Calzedonia, Nononsense, Hue, Serenella), è   presente in 40 paesi con  16 stabilimenti e 7.000 operai, 400 punti vendita propri   - i  Goldenpoint  –  e detiene il 51% del mercato internazionale della calza.

 Perchè  questa falcidie femminile,  anche là dove  non  c’è odore di ‘crisi , a tal punto  che oggi, in Italia, una donna su due è disoccupata?  

Lo impone la ‘Fabbrica Italia’ , modello Marchionne,  cioè il massimo profitto padronale attraverso de-localizzazione  degli stabilimenti  e  l’importazione  in Italia di giovane mano d’opera de-sindacalizzata , a costo zero, perchè  la sua formazione avviene nei paesi di emigrazione, e ai capitalisti non costa niente.

  La ‘Fabbrica Italia’  mira  ad  iniettare  nei lavoratori la paura  di perdere il posto di lavoro,  abbassando,  con  questi ricatti,  ancora di più i salari e   imporre in produzione   un ‘regime militare’  tale,  da far fuori la componente operaia e sindacale  più combattiva,  guidata oggi dalla FIOM.

A  noi lavoratrici,  in più, la  ‘Fabbrica Italia,  riserva un trattamento speciale.  La  perdita del posto di lavoro , più che con la crisi,  ha a che fare coi rapporti di produzione  determinati dal nostro essere donne-lavoratrici nella società capitalistica . In fabbrica assunte per ultime e licenziate per prime, in produzione,   forza-lavoro di scarto, dequalificata e sottosalariata.  A  casa,  tramite il ruolo di mogli e madri,  la ‘Fabbrica Italia’  vorrebbe scaricare sul gobbo di noi donne il ‘welfare’ domestico’ ,  puntello della famiglia, con l’erogazione di decine di servizi domestici servili, gratuiti,  per tenere a galla , anche così, la decrepita  baracca italiana.  Le zucche maschiliste  in macroeconomia liberista  van predicando il loro credo, a sostegno della ‘Fabbrica Italia’,  meglio  che le donne stiano a casa e rinuncino a lavorare, perché i costi   sociali  dell’occupazione femminile,  (nidi, asili,  scuole a tempo pieno, servizi socializzati)  sottraggono risorse ad altri ‘investimenti ‘  più proficui dell’occupazione femminile.  Tanta pseudoscienza per la vecchia solfa patriarcal-cattolica, il posto della donna è la casa!

 

Che ipocrisia! Ribelliamoci!

Senza lavoro e senza salario, qualsiasi discorso sulla ‘dignità sociale della donna’ è ipocrisia, pura retorica!

Invitiamo tutte le donne ad unirsi al Coordinamento Operaie  GoldenLady-Omsa-Gissi,  in difesa del posto di lavoro e del salario, e  al Collettivo Femminista  ‘il ruggito della Leonessa’ di Mi,  che condivide e sostiene la lotta, perché di  ‘ri-tornare a casa‘ a far le serve ,  non abbiamo nessuna intenzione!

Per contatti cell: 3299754906

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L’odore dei soldi…ma non per tutte le operaie Omsa!

1 Marzo 2011 Commenti chiusi

 

Care Compagne, vorrei fare un breve resumée, partendo dalla manifestazione di venerdì 25 febbraio. Per prima cosa un grazie, per il coraggio e la determinazione che sono in voi, che resistete da più di  un anno ai  siluramenti padronali e sindacali,  l’ultimo  ieri, i bigliettini  dati sottobanco  (1)- “ l’odore dei soldi” ,  per 96 forse, ma  non per tutte !

 Ma torniamo a venerdì.  E’ comprensibile il siluramento di padron Grassi,  che ha sospeso il turno delle 13 alla Golden per ‘non-contaminazione’ delle occupate con le cassintegrate, spiando dalla finestra  la fedeltà aziendale delle operaie del turno delle 5, le quali se la sono svignata, senza un minimo di solidarietà,  stupidamente convinte che il licenziamento delle operaie Omsa assicuri la loro  occupazione.

Meno comprensibile mi pare, il siluramento sindacale,  solo 4 rappresentanti, nemmeno uno straccio di cartello della RSU della Golden  né tantomeno delle RSU delle fabbriche della zona. Un comitato di benvenuto, insomma ridotto all’osso, ‘un gelo siberiano’,  che non ha però disarmato le operaie che si sono sobbarcate ore di pulmann, furenti e decise a  fare una  ‘visitina’ al Grassi, onde ricordargli che è ladro due volte.

 Ladro perchè rapina il monte salari delle operaie Omsa per portarlo in Serbia e assumere, coi loro salari , 3000 operai a 300 euro, ladro perchè le infrastrutture per le sue fabbriche gliele hanno pagate i cittadini, ed ora sbaracca, come se niente fosse con l’arroganza di chi ha le tasche piene del denaro altrui, e se ne frega, che tanto del suo non ci ha messo niente.   

 Per 4 ore le operaie hanno presidiato i due cancelli, urlando a squarciagola la loro rabbia,  anche con un tentato  affronto  alla  ‘proprietà privata’ del Grassi,  superare i cancelli ed  entrare in fabbrica, tentativo respinto da alcuni   figuri della Digos e carabinieri,  che facevano la guardia al Nerino,  a mo’ di mastini.

C’è stato anche un corteo che dalla fabbrica ha raggiunto la cittadina, Castiglione delle Stiviere, una cittadina di ‘anime morte’,  perchè  deserta,  deserta in quanto lì,  a quell’ora, lavorano tutti,  come ha gentilmente spiegato un sindacalista locale CGIL alle lavoratrici che non lavorano, esortandole a tornare un’altra volta (quando, alla domenica per la messa?) 

 In quel clima di ‘gelo’, tra la rabbia e lo sdegno, mi è venuto il tic di afferrare il megafono e di dire io due parole  alle operaie, il ‘ruggito’ che sentivo dentro ha travolto la  timidezza del mio carattere. Ringrazio tutte quante  le operaie Omsa per il generoso e caldo applauso rivolto alle mie parole, ma credo ,  rivolto giustamente,   - più a se stesse che a me,  per il coraggio dimostrato, avendo rovesciato ancora una volta ,  l’ennesimo tentativo di silurare la lotta,  scoraggiandola.

Io direi di mandare, per questi fatti,  una ‘letterina’  a Susanna Camusso, segretaria Generale CGIL, denunciando il ‘gelo’ sindacale in un momento in cui c’è bisogno di grande solidarietà, di tutti, e ancor più da parte del sindacato. Un momento   cruciale,  in cui  c’è  l’odore dei soldi  del Nerino, per chi non ne può più e decide di ritirarsi,  ma c’è ancora tanta forza  in quelle che non demordano, che respingono la disoccupazione , come condizione di vita indignitosa per tutti, ma per noi donne ancor di più,  costrette  al ‘ritorno a casa’ , forzoso.  Bisogna ricordare alla Camusso il suo recente passato femminista, da ‘Usciamo dal silenzio’ alla recente manifestazione del 13 febbraio,  a Roma,  in cui si è impegnata a sostenere  la lotta  per la  ’dignità femminile’, dignità  impensabile senza un posto di lavoro che assicuri un minimo di autonomia  economica alle donne. Dunque si dia da fare!

L’ 8 marzo, se possibile, si  potrebbe fare davanti alla fabbrica di Faenza,  per dare una svolta decisiva  alla lotta. Essa è la  lotta  cui guardano tante lavoratrici cassintegrate o licenziate, fino a ieri senza speranza.  Con l’8 marzo si potrebbe promuovere uno Stato Generale delle Cassintegrate,  che coordini il fronte di lotta, individuale e frammentato, in un grande movimento di lavoratrici  che sia in grado di imporre al padronato - per rapporto di forza- che non c’è Serbia che tenga,  il posto di lavoro non si molla e le fabbriche devono rimanere  dove sono!

Un caro abbraccio a tutte voi, emma

1) la cosa è dubbia.  Alcune operaie hanno smentito, i bigliettini  sono stati dati per fare la fila ‘in ordine’  fin dalla domenica mattina.  Altre sostengono che ci sia sta una corsia ‘preferenziale’ sindacale nella consegna dei numeri.

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Dalle operaie Omsa …alle operaie, appello!

1 Marzo 2011 Commenti chiusi

Compagne, lavoratrici,

da che Nerino Grassi, boss della calza e di Golden Lady, ha chiesto lo ‘stato di crisi’ dell’azienda Omsa di Faenza, 320 operaie  sono senza lavoro e senza alcuna prospettiva  di lavoro.

Da più di un anno stanno lottando con coraggio e determinazione, sorrette dall’unico credo  delle lavoratrici:  senza lavoro non si ha dignità sociale, non si è persone libere,  si è schiave di scelte fatte da altri.  Le operaie non vogliono finire nel dimenticatoio che spesso accompagna il ‘ritorno a casa’  delle lavoratrici, come  se  ‘il ritorno’ fosse un obbligo, un tributo dovuto dalle donne  alla crisi,  in nome del  ‘naturale’  posto della donna , la casa,  la servitù domestica.

 Già  da un po’  Grassi, facendosi interprete  di quella parte del padronato che vuole smantellare la forza-lavoro femminile, ‘provocava’ le operaie.   

Le  accusava di tutto,  del  ‘delitto di maternità’ in azienda,  del ‘delitto di improduttività’ contro le   over-40,  e   altre colpe aziendali  di ‘defezione’, avere le giovani  la testa altrove;   le ‘poverine’  con figli  l’occhio  sempre all’orologio e non all’azienda; 2 piedi in una scarpa, uno in fabbrica, e l’altro a casa le donne con  sul gobbo il ‘welfare  familiare’;  insomma di essere  le operaie assenteiste, non motivate, non flessibili, non mobili.  Alla Gissi è stato anche  appeso in bacheca l’elenco delle ‘colpevoli’!

  In questo clima  di ricatti e intimidazioni, la Golden Lady comincio’ a smantellare la  Sisi in Veneto, la Gissi in Abruzzo, la Omsa a Faenza.

Ma le operaie  dell’Omsa  si sono ribellate, e all’ultimo ricatto, la minaccia di perdere il posto di lavoro,  han detto un NO secco, rispondendo con la lotta, per dare al padronato la risposta femminile al ‘verdetto’ aziendale: non siamo esseri umani ‘esubere’, superflue, inutili, non-necessarie, indesiderabili, rifiuti da riciclaggio o discarica! Siamo operaie!!!

 Il boss della calza,  Nerino Grassi, ha allora chiesto e ottenuto lo ‘stato di crisi’ dell’azienda, aprendo la via ai licenziamenti legalizzati attraverso la mobilità, gli ‘esuberi’,  la cassa integrazione,  sostenendo che gli sono necessari nuovi investimenti all’estero per rialzare la “mala sorte” del profitto aziendale.

Il gruppo Golden Lady, di cui è presidente,  ha il monopolio del mercato della calza, in Italia e all’estero,  coi marchi SiSi, Filodoro, Matignon, Calzedonia, Nononsense, Hue, Serenella.

E’ presente  in 40 paesi  con 16 stabilimenti e più di 400 punti vendita di proprietà, i ‘goldenpoint’.  Progetta uno stabilimento anche a San Pietroburgo  per ampliarsi nei mercati dell’est europeo.  Dunque è in crescita, non in crisi.

 Perchè spostare Omsa in Serbia, allora? Perchè  buttare sul lastrico le lavoratrici, che hanno solo il lavoro e niente’altro per guadagnarsi da vivere?

 Perchè  Nerino Grassi è un capitalista avido di profitto, come tutti i capitalisti, ed ‘emigrando’ in Serbia fa profitti+sovraprofitti, senza spendere un euro in più di quello che spende in Italia.

Il capitale che dovrebbe spendere in salari Omsa,  ‘liberato’ dall’Italia  e investito ex-novo in Serbia  ha per effetto un sur-plus altissimo, in quanto lì i salari sono da fame – 250 euro al mese -, non ci sono oneri sociali né fiscali, tantomeno ingombranti diritti sindacali. 

Può così assumere, con lo stesso capitale,  anche 3000 operai serbi  e ottenere il pluslavoro di 3000 braccia, allo stesso costo di 320  operaie Omsa!

 In nome del super-profitto, padron Grassi ha  dunque dichiarato guerra alle lavoratrici italiane, colpevoli,  secondo la logica capitalistica,  di costare troppo e produrre  poco, e in più di avere coscienza di classe, ribellandosi.

 Il padronato non inganna più le operaie con i suoi attori, ‘globalizzazione’, ‘mercato’, ‘concorrenza’ ‘produttività’..nomi e indirizzi  di chi vuole devastare  con la miseria la classe lavoratrice  per toglierle la capacità di opporsi all’attacco capitalista!

 Ne abbiamo abbastanza dello smantellamento delle fabbriche,  di toglierci i modi con cui ci guadagnamo da vivere!

 Dalle Operaie alle Operaie!

 Seguendo l’esempio e lo sprone della Omsa,  facciamo appello a tutte le operaie  di dar vita ad  un Comitato Lavoratrici ‘Filiera Calza’, aperto a tutte le donne disoccupate o che stanno perdendo il posto di lavoro, affinchè si alzi sempre più alto il ruggito della classe lavoratrice femminile, contro lo smantellamento  delle fabbriche, la delocalizzazione, la perdita del posto di lavoro.

 Noi non abbiamo nessuna intenzione né di ‘ritornare a casa’, nè  di stare con le mani in mano,  cassintegrate – bollate come “scroccone dei soldi pubblici”,  né di perdere quella dignità sociale che con il lavoro ci siamo, con fatica, conquistate.

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Misteri d’Italia:perchè ad Arcore entrano solo Ruby e le Altre e non donne ‘degne’ del terzo riccone d’Italia

18 Febbraio 2011 Commenti chiusi

Ma perchè nella villa di Arcore entrano solo Ruby e le Altre e mai donne degne di lui, dell’uomo che detiente il terzo posto in Italia, per ricchezza? Ma perchè non entra la nipote di mr. Nutella o qualche delfina della stirpe Agnelli?  Perchè non ci vanno, lo snobbano. Prosegui la lettura…

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La dignità ‘offesa’

15 Febbraio 2011 Commenti chiusi

 Il filo di Arianna del  13 febbraio, è stato la ‘difesa della dignità’ della donna, offesa da Berlusconi.  Questo messaggio, ben confezionato dal  sessismo di sinistra,      ha fatto una certa presa  sul   milione di donne  scese in piazza, chè ognuna, a modo suo,  si sente  offesa  dalla turpe politica anti-femminile  di questo governo. Prosegui la lettura…

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Perchè scendiamo in piazza il 13 febbraio? Perchè ne abbiamo abbastanza!

7 Febbraio 2011 Commenti chiusi

Il  13 febbraio scendiamo in piazza:

Perchè ne abbiamo abbastanza del distinguo patriarcale tra  ’donne perbene’ e ‘donne perdute’,  fatto proprio dalle donne perbene,  in nome della dignità  femminile e della ‘Patria’ offesa,  identificandosi  in un tuttuno. Prosegui la lettura…

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E se Bersani chiama, lasciatelo chiamare..

5 Febbraio 2011 Commenti chiusi

Sentito come s’infervora Bersani contro Berlusconi, in difesa delle mogli,  madri, compagne, figlie, nonne , tutte quante  donne  ’perbene’  ! E in difesa nostra,  donne senza   ‘status’, senza lavoro, precarie, sottosalariate alla fame, operaie cassintegrate, ‘esubere’,  mica dice una parola!  E ci chiama pure alla piazza per spallargli Berlusconi, per dargli quella spallata che a lui e soci, non riesce.  OHHH!  ma noi cosa ci guadagnamo?  Niente, proprio niente. Prosegui la lettura…

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Il ruggito delle Indecorose e Libere!

3 Febbraio 2011 Commenti chiusi
Si sta molto discutendo sulla partecipazione di noi donne alla manifestazione del 13 febbraio. Io dico un secco no, per le 5 buone ragioni che riporto. In particolare  perchè dal cambio di poltrona,  spallando Berlusconi, noi donne disoccupate, precarie,  nullatenenti,  operaie, non ci guadagnamo proprio un bel niente!  Nessuno dei partiti che invocano la nostra presenza  in piazza, contro Berlusconi,  fa una proposta a favore delle donne proletarie, in cambio della ‘spallata’! Dunque niente per niente! Ma  poichè non vogliamo essere ignorate, vogliamo ugualmente portare il ruggito delle Indecorose e Libere nel corteo di Milano, con uno spezzone tutto nostro che si sappia che noi non ci mettiamo al carro di nessuno di questi partiti,  di destra e ”sinistra’, ben determinate  a lottare per noi stesse! Prosegui la lettura…
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Nuove professioni, imprenditrici del proprio corpo

27 Gennaio 2011 Commenti chiusi

Una donna su due non lavora in Italia, è costretta a dipendere da qualcuno, se lavora il suo salario è da fame, non basta mai per essere autonoma, vivere per conto suo, mantenere i propri figli, provvedere spesso ai genitori. Prosegui la lettura…

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Ruby e le Altre

21 Gennaio 2011 Commenti chiusi
Visto come insorge il patriarcato nazionale? Al di là dell’indignazione verso Berlusconi, in tutte le salse…. mette a rischio la sicurezza personale, è immorale, non è il protettore delle povere, non si fa processare, è un cattivo esempio per le bambine, offende la comunione – questa è bella (è di Rosy Bindi) – oltraggia la patria e la famiglia, offende  le donne ‘perbene’ che devono pure manifestare in piazza per far sapere che ci sono anche donne ’perbene’ in questo paese, e altre solfe.
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